venerdì 31 luglio 2009

La pillola abortiva sbarca in Italia ed è subito polemica e scomunica per tutti.

La Ru486 , la famosa pillola abortiva , è finalmente arrivata anche in Italia da oggi è ufficiale, ne è stata approvata la commercializzazione .
Lo ha deciso l'agenzia italiana del farmaco, dopo una riunione di quattro ore e dopo estenuanti polemiche durate anni.
La Ru486 è nata ben 27 anni fa ed ha avuto, è proprio il caso di dirlo, fin dalla nascita, vita difficilissima.
Tuttavia , pur tra polemiche, scontri, battaglie giudiziarie, clamorose pressioni politiche, è ora in commercio nella maggior parte dei Paesi europei, in Russia oltre che, negli Usa, in Cina e in India.
Ogni anno sono 600mila le pillole Ru486 somministrate in Europa, ma a queste vanno aggiunte le somministrazioni che avvengono negli Stati Uniti , in India e in Cina, ove il farmaco ha altre denominazioni.
La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, visto che la legge 194 così prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza.
La Commissione ha , proprio in tal senso, raccomandato il massimo rispetto della legge anche "prevedendone l'utilizzo entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana".
Ma chi pensava che con la decisione avessero termine le polemiche ha dovuto subito ricredersi.
Si è dato inizio ai fuochi con una prima dichiarazione preoccupata del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella che ha ribadito come "La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486e".
Si avete capito e letto bene, il sottosegretario parla di 29 morti nel mondo.
Seguendo questa "logica" dovrebbe preoccuparsi di abolire e vietare non solo ogni vaccinazione, ma anche l'aspirina , la tachipirina, gli anestetici e gli antibiotici.
Ma ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano si era già schierato in prima fila, ed era già tornato all'attacco sostenendo  che "Sulla  sicurezza della pillola abortiva, persistono molte ombre"
Non si trattava solo di preoccupazioni, e per meglio spiegare le intenzioni e le stesse dichiarazioni, onde non lasciare dubbio alcuno, interveniva subito monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che "l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico.
Appena sbarcata nel "bel paese" la Ru486, si è subito trovata scomunicata.
Ma in questo si trova in buona compagnia, visto che analoga sorte viene riservata al medico, alla donna e a tutti coloro che spingono per il suo utilizzo.
Chissà se anche i giornalisti che ne scrivono, o i tanti amici che ne parlano nei blog, sono coscienti  di essere "di fatto" già scomunicati.
Uomo avvisato mezzo salvato si diceva un tempo; naturalmente vale anche per il sottoscritto.
Ma le minacce per  la chiesa non si fermano qui, "monsignore" prosegue dichiarandosi allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci).
In cuor suo - afferma - nutre "solo la speranza , che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti, perché la pillola abortiva RU486 non è un farmaco, ma un veleno letale".
Come dire, visto che non credo nei miracoli, e neanche sul fatto che gli italiani la pensino come me , si affrettino i politici ad intervenire, vietando il farmaco.
Le ultime considerazioni del presule sono le migliori, quelle più rivelatrici, quelle più subdole e dette tra l'altro in malafede.
Tuona il prelato "sono solo pressioni politiche ed economiche quelle che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco".
Capito da quale pulpito viene la predica.