mercoledì 29 luglio 2009

Con un misto di qualunquismo , provocazione ed ignoranza, la Lega ora vuole professori che parlino il dialetto.

La cosa più inverosimile è che Bossi e la Lega scelgano proprio la "cultura" e la scuola come tema di scontro con gli alleati e come provocazione al paese.
Lo fa con quella che , solo con eufemismo , si potrebbe chiamare una stravaganza  e che invece si dimostra proprio per quello che è una emerita demenzialità
Che ai docenti si chieda di essere informati su tutto è doveroso ed significativo, un segno di profondità e vastità culturale, importante nel momento della globalizzazione.
Ma il pretendere, come sta facendo la Lega Nord in commissione Cultura della Camera , che passi per legge il principio che gli aspiranti professori, per guadagnarsi il diritto a salire in cattedra, superino un  "test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare" , sembra non solo un po' troppo, ma anche una vera provocazione oltre che un'emerita e demenziale sciocchezza.
Così capita che i lavori della commissione vengano sospesi in attesa di chiarimenti nella maggioranza.
La Lega si difende sostenendo che loro "puntano ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al Nord sia meridionale".
In sostanza la Lega dirà si alla riforma soltanto se fra i requisiti essenziali per diventare professore verrà inserito anche il superamento del test sul dialetto e la cultura della regione nella quale si dovrà insegnare.
In caso contrario sono pronti a bocciare la riforma.
E pensare che esistono al mondo paesi in cui ad un docente si richiede unicamente di conoscere bene la loro materia e di insegnarla, se possibile, ancora meglio, anche se sono stranieri e provengono da lontani e diversi paesi, con usi, dialetti e costumi diversi.
Queste nazioni hanno l'onore di ospitare sul loro territorio, nelle loro scuole,  i migliori rappresentanti del sapere umano, senza distinzione alcuna, nè di lingua , nè di religione, si vedano ad esempio gli Stati Uniti o l'Inghilterra.
Queste nazioni hanno a cuore, in genere, unicamente il sapere e la conoscenza.
In Italia invece ,  mentre Fini richiama gli alleati "al rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale", piano piano e nel silenzio assenso di tanti, se ne va a catafascio non solo la nostra unità nazionale, ma anche il sapere e la cultura, quelle vere, quelle che hanno fatto grande questo paese nel rinascimento, e che già da tempo vivacchiano in affannosa sofferenza, e e ora, addirittura, rischiano di sparire e di annegare in un mare profondissimo di oscura ignoranza , di localismo becero e di ottuso qualunquismo.