mercoledì 22 luglio 2009

Antonio , ragazzo del sud, che non sopporta più di essere emarginato e deriso nella sua città, Treviso.

Antonio è ancora un ragazzino ma , pur essendo italiano, ha già sperimentato sulla sua pelle cosa siano la discriminazione, l'emarginazione ed il razzismo.
Non ha provato solo questo in realtà, è riuscito da solo e in pochi anni, a comprendere come la stupidità, il qualunquismo ed il conformismo, possano rovinare delle vite, ottenebrare la mente e la ragione, a volte rendere completamenti sciocche e scontate proprio quelle persone che sono convinte, in cuor loro, di avere raggiunto livelli di democrazia e di civiltà elevati.
Antonio non è un rumeno e neanche un pachistano, non è cinese e nemmeno africano, ma con questi ha avuto tratti di sofferenza comuni, a dimostrazione che il dolore , al pari della stupidità e della cattiveria, è molto diffuso,   colpisce in vasti strati della popolazione, senza distinzione di razza, di pelle o di religione.
Antonio dicono sia   un ragazzino timido, più alto dei suoi coetanei, che ama leggere e che ha , come tanti altri suoi coetanei, la cameretta piena di peluche, forse i suoi unici veri amici.
Nella moderna Treviso, splendida e "civile" città del nord, accadeva che alcuni suoi compagni  di scuola si prendessero gioco di lui , perchè meridionale,  definendolo  , solo per questo , "figlio di camorrista".
Dicevano che "puzzava" perché era "del sud", e in classe, i suoi compagni, gli cantavano il "coretto" , divenuto oramai famoso grazie alle grandi doti intellettuali e canore dell' eurodeputato Matteo Salvini, : "Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani". Pulivano e strofinavano persino le biro che Antonio utilizzava.
Il piccolo Antonio ha trascorso così un periodo d'inferno, è stato anche bocciato alla prima media di Treviso; lui che alle elementari dicono fosse una "promessa".
Non riusciva più a sopportare che gli altri studenti lo insultassero in quella maniera, non sopporta più neanche quella vita, anche se amava la sua città.
In quella scuola Antonio non andrà più, ma non è detto riesca a risolvere il suo problema.
Da solo non può risolverlo, se altri , prima di lui non risolvono i "loro" di "problemi", se non dimostrano davvero nei fatti e nei comportamenti quella civiltà e quella ragione che pensano e si illudono di possedere.
Si dice spesso che i ragazzi siano a volte istintivamente cattivi, e che di questo non se ne possa far loro una colpa, almeno non eterna, visto che poi dovranno crescere e maturare.
Ma spesso i ragazzi imitano, apprendono e scimmiottano proprio i comportamenti degli adulti, della società che li circonda, di quelli che giudicano loro "maestri", i loro educatori ; lo fanno per darsi un tono, per sentirsi grandi, partecipi della loro cultura, del loro mondo.
Questi modelli rischiano di diventare quelli della loro intera vita.
Non possiamo permettere che questi comportamenti diventino modelli per i nostri figli o per la nostra nostra società.
Treviso è sicuramente una bella cittadina del nord, moderna e ricca, abitata da cittadini laboriosi .
La civiltà però è un'altra cosa; per essere civili bisogna anche dimostrarlo , tutti i giorni , con tutti, in tutte le occasioni, senza oscure e tollerate zone d'ombra.