mercoledì 15 luglio 2009

Alessandro di Lisio , un'altra vittima di un'altra sporca guerra.

E' morto il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, vittima dello scoppio di un ordigno bellico a circa 50 km da Farah in  Afghanistan.
Alessandro era nato nel 1984, viveva a Campobasso, in missione da soli 4 mesi era un esperto artificiere dell'Ottavo genio guastatori della Folgore.
A casa lo piangono i genitori e due sorelle, oltre naturalmente ai tanti amici e conoscenti.
Tutta l'Italia si può dire che lo onori e lo pianga.
Con Di Lisio salgono a 14 i militari italiani morti in Afghanistan e, come consuetudine, la procura di Roma ha aperto un fascicolo sull'accaduto.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa riferirà domani pomeriggio in Parlamento.
E' con piacere che si apprende come il ministro abbia subito richiesto che si faccia di più per meglio salvaguardare e proteggere le vite dei nostri militari impegnati  nelle "missioni di pace" all'estero; avremmo preferito un ministro che avesse riconosciuto che di più di quanto già fatto non era umanamente  possibile fare.
E strano poi come si parli sempre di "missioni di pace" e lo si faccia solo quando ci si trova con qualche morte di troppo sulla coscienza, è strano anche come lo si faccia sempre con le armi in pugno, impegnati in operazioni di "guerra", che richiedono sempre più vittime e sangue.   
"Mancano soltanto tre mesi ..", scriveva Alessandro sul suo profilo di Facebook agli amici.
Tre mesi solo, di quella che lui stesso definiva una "sporca guerra"che qualcuno deve pur fare, necessaria per alcuni , inutile per altri, sempre più sporca per tutti.
L'inferno dell'Afghanistan ha voluto purtroppo l'ennesima sua vittima, a voluto lui.
Ci si augura sia l'ultima, ma nessuno ci crede.
Il 20 di agosto  in quel paese si terranno nuove elezioni presidenziali. Dai risultati di quelle colsultazioni dipenderà il futuro di quel paese.

Se in quei giorni il popolo afghano avrà votato liberamente ed eletto, con una parvenza di democraticità, un nuovo presidente allora si sarà raggiunto un primo importante obiettivo che da solo giustificherà quanto fino ad ora fatto e non rischierà di rendere inutili tante morti e tante sofferenze.
In caso contrario i talebani potranno incominciar a cantare vittoria, l'Afghanistan sarà un inferno che potrà solo ed ancora peggiorare.
Non si può far altro per ora che attendere quella data, ma comunque andranno le cose, il contingente militare alleato deve lasciare quel paese, anche gli Stati Uniti ed Obama lo hanno compreso.
A tutti i costi si deve lavorare , in questo poco tempo, per trovare una via d'uscita che non rappresenti una precipitosa fuga di fronte alla barbarie.
Dobbiamo aver ben chiaro che la vita di tanti nostri militari si è consumata sulla difficile strada della pace e della riappacificazione, nella ricerca di un mondo migliore o della libertà per tutti.
A volte questa vita è stata sacrificata per inseguire profondi ideali, o per la libertà, a volte per soddisfare crude necessità.
Ma con altrettanta chiarezza si deve riconoscere che non è possibile imporre nulla che non sia voluto dal popolo Afghano, possiamo operare per rendere possibili delle scelte o la stessa democrazia, ma la decisione ultima sul suo futuro compete a quel popolo.
E questo futuro va costruito con il coraggio dei suoi uomini e non dei nostri , con i loro valori ideali e non con i nostri , con i loro sogni, come con i loro desideri o le loro necessità. 
La nostra permanenza in quel paese, per tanti motivi, non ultimo questo,  non può andare molto oltre quella fatidica data del 20 agosto, se non vogliamo più altri morti in questa sempre più sporca guerra.