venerdì 31 luglio 2009

La pillola abortiva sbarca in Italia ed è subito polemica e scomunica per tutti.

La Ru486 , la famosa pillola abortiva , è finalmente arrivata anche in Italia da oggi è ufficiale, ne è stata approvata la commercializzazione .
Lo ha deciso l'agenzia italiana del farmaco, dopo una riunione di quattro ore e dopo estenuanti polemiche durate anni.
La Ru486 è nata ben 27 anni fa ed ha avuto, è proprio il caso di dirlo, fin dalla nascita, vita difficilissima.
Tuttavia , pur tra polemiche, scontri, battaglie giudiziarie, clamorose pressioni politiche, è ora in commercio nella maggior parte dei Paesi europei, in Russia oltre che, negli Usa, in Cina e in India.
Ogni anno sono 600mila le pillole Ru486 somministrate in Europa, ma a queste vanno aggiunte le somministrazioni che avvengono negli Stati Uniti , in India e in Cina, ove il farmaco ha altre denominazioni.
La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, visto che la legge 194 così prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza.
La Commissione ha , proprio in tal senso, raccomandato il massimo rispetto della legge anche "prevedendone l'utilizzo entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana".
Ma chi pensava che con la decisione avessero termine le polemiche ha dovuto subito ricredersi.
Si è dato inizio ai fuochi con una prima dichiarazione preoccupata del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella che ha ribadito come "La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486e".
Si avete capito e letto bene, il sottosegretario parla di 29 morti nel mondo.
Seguendo questa "logica" dovrebbe preoccuparsi di abolire e vietare non solo ogni vaccinazione, ma anche l'aspirina , la tachipirina, gli anestetici e gli antibiotici.
Ma ancora prima che l'Aifa si pronunciasse, il Vaticano si era già schierato in prima fila, ed era già tornato all'attacco sostenendo  che "Sulla  sicurezza della pillola abortiva, persistono molte ombre"
Non si trattava solo di preoccupazioni, e per meglio spiegare le intenzioni e le stesse dichiarazioni, onde non lasciare dubbio alcuno, interveniva subito monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che "l'uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico.
Appena sbarcata nel "bel paese" la Ru486, si è subito trovata scomunicata.
Ma in questo si trova in buona compagnia, visto che analoga sorte viene riservata al medico, alla donna e a tutti coloro che spingono per il suo utilizzo.
Chissà se anche i giornalisti che ne scrivono, o i tanti amici che ne parlano nei blog, sono coscienti  di essere "di fatto" già scomunicati.
Uomo avvisato mezzo salvato si diceva un tempo; naturalmente vale anche per il sottoscritto.
Ma le minacce per  la chiesa non si fermano qui, "monsignore" prosegue dichiarandosi allibito dall'atteggiamento dell'Aifa (agenzia italiana per i farmaci).
In cuor suo - afferma - nutre "solo la speranza , che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti, perché la pillola abortiva RU486 non è un farmaco, ma un veleno letale".
Come dire, visto che non credo nei miracoli, e neanche sul fatto che gli italiani la pensino come me , si affrettino i politici ad intervenire, vietando il farmaco.
Le ultime considerazioni del presule sono le migliori, quelle più rivelatrici, quelle più subdole e dette tra l'altro in malafede.
Tuona il prelato "sono solo pressioni politiche ed economiche quelle che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco".
Capito da quale pulpito viene la predica.

giovedì 30 luglio 2009

40 frustate perché indossava i pantaloni, questo capita in Sudan a Lubna Ahmad Hussein giornalista e rappresentante Onu

La giornalista sudanese Lubna Ahmad Hussein  è finita sotto processo. Sarà giudicata il prossimo 4 agosto.
Rischia 40 frustate per aver semplicemente indossato , in un pubblico locale,  i pantaloni , una tenuta che è normalmente considerata indecente secondo la tradizione ed i canoni islamici.
Alcune settimane fa la stessa sorte era toccata ad altre 10 donne , trovate con lei e con lo stesso abbigliamento, in un locale di Khartoum.
"Le autorità mi hanno detto che devo comparire davanti al giudice - ha annunciato ieri Lubna Ahmad che scrive per il giornale di sinistra Al-Sahafa e lavora per l'Unmis, la missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unmis), e io considero importante " che la gente sappia tutto quello che accade", ha aggiunto la donna.
Lubna  sa che la pena prevista per lei è di 40 frustate, oltre ad una multa di 250 sterline sudanesi, avendo lei già rinunciato ufficialmente ad  avvalere dell'immunità diplomatica di cui avrebbe diritto.
Le dieci donne trovate nel locale con lei sono già  state punite,  con "sole" dieci frustate perchè hanno dichiarato di essersi pentite.
Lubna invece non lo vuole fare, anzi vuole che il suo diventi un caso internazionale, proprio per questo ha distribuito 500 inviti ad alcuni suoi colleghi e a politici, in vista dell'applicazione della sentenza, affinchè assistano all'orrendo spettacolo, documentando la fustigazione.
Mi pare utile e doveroso quindi che la notizia venga ripresa da più fonti, non solo per mostrare al mondo il coraggio di Lubna  ma anche per rendere palese  a tutti la crudeltà e l'insensatezza di una simile legge islamica.
Personalmente credo fondamentale il principio che ad ogni cultura, ad ogni tradizione o costume , venga riconosciuta legittimità e rispetto.
Ma ogni uomo poi deve arrogarsi il diritto, quando queste siano in contrasto con i diritti fondamentali di ognuno o addirittura crudeli e barbare , di denunciarle, criticarle, ostacolarle e combatterle con ogni mezzo lecito a sua disposizione.     

mercoledì 29 luglio 2009

10mila persone scomparse in una sola notte in Cina, lo denuncia la leader degli uiguri.

Rebiya Kadeer, la più nota attivista uigura che vive da tempo in esilio ha denunciato ufficialmente la scomparsa di circa 10mila uiguri durante la sanguinosa rivolta nello Xinjiang, la regione nord- occidentale della Cina.
Gli  uiguri sono una popolazione di religione musulmana  culturalmente affine e vicina alle popolazioni dell'Asia centrale ed alla Turchia.
Durante i violenti scontri etnici nello Xinjiang, avvenuti il 5 luglio scorso, gruppi di uiguri, stanchi di essere discriminati , aggredirono dei cittadini cinesi.
Pochi giorni dopo, gruppi armati di cinesi , spalleggiati dalla polizia locale, effettuarono attacchi di rappresaglia.
Negli scontri persero ufficialmente la vita 192 persone.
La Kadeer, in visita in Giappone , ha affermato che molte vittime uigure non sono state in alcun modo considerate nei conteggi: "Le quasi 10mila persone che parteciparono alla protesta sono sparite da Urumqi in una notte. Se sono morte, dove sono i loro corpi? Se sono arrestate, dove si trovano?".
La Kadeer chiede ora con insistenza , lanciando proprio per questo un accorato appello alla comunità internazionale, la costituzione di una commissione d'inchiesta internazionale ed indipendente per accertare , nella maniera più dettagliata e veritiera possibile, cosa sia realmente accaduto nel paese.
Intanto la Cina, come consuetudine, ha immediatamente convocato l'ambasciatore Giapponese a Pechino per protestare sull'accoglienza riservata alla Kadeer, che il loro governo considera come una terrorista , responsabile di aver fomentato, in più occasioni, gli scontri tra i due gruppi etnici.
Grande paese come si sa la Cina, sterminato , popolosissimo, sempre all'avanguardia in tutto, pronto a primeggiare nel commercio, nella produzione industriale ed agricola, nella pesca.
Come non manca di dimostrare in ogni occasione però, sempre disposto anche a porsi in prima fila ed a reprimere nel sangue ogni anelito alla libertà o alla democrazia, in ogni parte del mondo in cui questa avvenga, e dove la Cina veda messi in gioco, o in forse, i suoi enormi interessi economici.
In questo a onor del vero quel grande paese non è molto dissimile da tante "piccole" e "grandi" democrazie occidentali che, seppure non esposte in prima persona, tuttavia  sono spesso pronte a volgere il loro sguardo altrove, quando questo accada e attente, in queste occasioni, a non offendere il gigante cinese con cui amano fare affari.
Di questo il governo cinese ne è ben cosciente e ne approfitta.
Per questo chiunque faccia informazione è tenuto a non  deve abbassare la guardia, per questo non è possibile tacere, per questo mi è parso giusto riportare i fatti.

Con un misto di qualunquismo , provocazione ed ignoranza, la Lega ora vuole professori che parlino il dialetto.

La cosa più inverosimile è che Bossi e la Lega scelgano proprio la "cultura" e la scuola come tema di scontro con gli alleati e come provocazione al paese.
Lo fa con quella che , solo con eufemismo , si potrebbe chiamare una stravaganza  e che invece si dimostra proprio per quello che è una emerita demenzialità
Che ai docenti si chieda di essere informati su tutto è doveroso ed significativo, un segno di profondità e vastità culturale, importante nel momento della globalizzazione.
Ma il pretendere, come sta facendo la Lega Nord in commissione Cultura della Camera , che passi per legge il principio che gli aspiranti professori, per guadagnarsi il diritto a salire in cattedra, superino un  "test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare" , sembra non solo un po' troppo, ma anche una vera provocazione oltre che un'emerita e demenziale sciocchezza.
Così capita che i lavori della commissione vengano sospesi in attesa di chiarimenti nella maggioranza.
La Lega si difende sostenendo che loro "puntano ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al Nord sia meridionale".
In sostanza la Lega dirà si alla riforma soltanto se fra i requisiti essenziali per diventare professore verrà inserito anche il superamento del test sul dialetto e la cultura della regione nella quale si dovrà insegnare.
In caso contrario sono pronti a bocciare la riforma.
E pensare che esistono al mondo paesi in cui ad un docente si richiede unicamente di conoscere bene la loro materia e di insegnarla, se possibile, ancora meglio, anche se sono stranieri e provengono da lontani e diversi paesi, con usi, dialetti e costumi diversi.
Queste nazioni hanno l'onore di ospitare sul loro territorio, nelle loro scuole,  i migliori rappresentanti del sapere umano, senza distinzione alcuna, nè di lingua , nè di religione, si vedano ad esempio gli Stati Uniti o l'Inghilterra.
Queste nazioni hanno a cuore, in genere, unicamente il sapere e la conoscenza.
In Italia invece ,  mentre Fini richiama gli alleati "al rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale", piano piano e nel silenzio assenso di tanti, se ne va a catafascio non solo la nostra unità nazionale, ma anche il sapere e la cultura, quelle vere, quelle che hanno fatto grande questo paese nel rinascimento, e che già da tempo vivacchiano in affannosa sofferenza, e e ora, addirittura, rischiano di sparire e di annegare in un mare profondissimo di oscura ignoranza , di localismo becero e di ottuso qualunquismo.   

martedì 28 luglio 2009

Il partito del Sud contro tutti, Berlusconi in fibrillazione, Bossi sornionamente silenzioso mentre il federalismo avanza.

E' una vera e propria sfida al governo oramai quella che stanno attuando i deputati "autonomisti del sud".
Il Sud ora sembra intenzionato davvero a  contare di più, è stanco delle imposizioni della Lega al governo, vuole essere lui il vero ago della bilancia.
La maggioranza, è così in fibrillazione, in attesa degli eventi. 
La nascita di una Lega del Sud rischia di far fallire l'intero progetto politico del Cavaliere.
Altro che riammodernamento del paese, altro che federalismo, innovazione e progetti nuovi, la politica fa un passo indietro di decenni.
Qualsiasi proposta rischierebbe ora davvero di trovarsi impigliata tra i veti del sud e quelli del nord, il paese sarebbe esattamente diviso in due , anche politicamente, sarebbe finita veramente la leadership Berlusconiana nel paese.
Bossi per ora tace, ha già capito perfettamente i rischi che anche la sua politica sta correndo , accoglie le proposte di Berlusconi e approva con il silenzio , ma nel contempo avverte.
Per ora il Cavaliere rimane il punto di mediazione, apre al meridione, sciorina il suo intero piano per il sud , parla di sblocco dei fondi  Fas, di progetti da realizzare, delle infrastrutture strategiche da  avviare, di fiscalità di vantaggio che possa rimettere in moto l’economia meridionale.
Brucia ancora nella maggioranza e sulla pelle del premier , il voto della camera di ieri, dove il governo è stato battuto ed il Parlamento ha individuato , contrariamente a quanto richiesto ,  la città di Palermo come sede del Forum permanente sullo sviluppo nell’area del Mediterraneo.
Come si vede diventa sempre più difficile governare in un'Italia di fatto già divisa.
La Lega e Bossi, sono per ora i veri, anche se per il momento silenziosi,  trionfatori.
Dopo tanti anni , comunque vadano le cose, hanno già vinto la loro battaglia, sono riusciti a dividere il paese tra nord e sud, ora sembra gli possa riuscire anche di dividere politicamente il Pdl.  La strada del federalismo è sempre più aperta ed in discesa.
Sull'altro versante Micciche e Lombardo si dimostrano a loro volta soddisfatti , per loro si è semplicemente trattato di minacciare di costituire un nuovo partito al sud per ottenere quanto diversamente non avrebbero mai ottenuto.
Questa "linea dura"   non è però per nulla piaciuta a Berlusconi che ha bollato la loro azione come dettata da "recriminazioni e richieste di potere di tipo personale che si è invano cercato di coprire come fossero attenzioni verso il destino del Mezzogiorno”.
Il Pdl ed il Cavaliere hanno perfettamente capito la portata del fenomeno e cercheranno l'impossibile pur di non far nascere un nuovo partito meridionalista.
Solo l'atteggiamento e le recenti aperture di Bossi al sud potrebbe sembrare, ad un'analisi superficiale, strane.
In realtà la Lega sa bene che nell'immediato si dovranno definire le regole per l'applicazione del federalismo fiscale e non vuole trovarsi , per nulla al mondo, in conflitto con Berlusconi proprio in quel momento.
Per tutto il resto poi si vedrà , ottenuto quanto era possibile cominceremo davvero a vedere un Berlusconi strattonato a destra e sinistra, tra nord, centro e sud, fino al punto in cui ogni politica di mediazione nazionale risulterà impossibile.
In quel momento lo stato unitario potrà vivere solo se federato e con Regioni ampiamente autonomie.
Ma tutto questo è un'altra storia , ancora da costruire e poi, c'è ancora un po di tempo.
 

lunedì 27 luglio 2009

Berlusconi dribla anche se la Lega insiste , "Vogliamo la Lombardia ed il Veneto".

Nel marzo 2010 si svolgeranno le prossime elezioni regionali.
I partiti i si stanno già preparando, affilando i coltelli e pensando alle candidature.
Conquistare la Lombardia, la più ricca regione d'Italia, non è cosa di poco conto, si possono capire le ambizioni e anche qualche bruciore di stomaco.
Berlusconi sembra aver già messo le mani avanti e anche qualche ipoteca sul futuro.
Il Presidente del Consiglio, inaugurando i lavori della Brebemi, è stato esplicito , rivolgendosi a Formigoni lo ha definito "il Presidente a vita della Lombardia".
La dichiarazione non è stata casuale, sopratutto perchè fatta davanti a Bossi, che qualche maledizione deve essersela lasciata sfuggire.
Anche perchè Bossi, da un po' di tempo a questa parte, e l'ultima volta è stata sabato scorso, non fa mistero delle sue richieste. In più di un occasione il Senatur ha affermato che la Lega "Vuole le presidenze di Veneto e Lombardia".
Si è forse concluso , o si sta concludendo , l'idillio tra Bossi e Berlusconi ?
Forse Bossi non è più soddisfatto delle cene ad Arcore ?
Nulla di tutto questo , Berlusconi e Bossi stanno semplicemente giocando una partita complessa.
Il Cavaliere, vivendo un triste momento , deve impedire ad ogni costo che la sua "autorità" venga messa in discussione nel centro destra .
Per nulla al mondo può cedere in questo momento ulteriori spazi, alla Lega, proprio quando l'ala meridionalista del Pdl, sembra disposta persino alla secessione pur di difendere gli interessi del sud.  Il Cavaliere non può correre il rischio di concedere le regioni del Nord a Bossi avendo già la Sicilia in mano all'autonomista Lombardo, sarebbe la fine , non solo del suo potere, ma anche del suo partito.
Bossi però sa bene, da politico navigato ed esperto, che può tirare la corda a seguito dei suoi successi elettorali, ma lo può fare fino ad un certo punto.
Se per caso il filo si dovesse rompere non gli resterebbe proprio più nulla in mano, neanche l'arma del ricatto.
Che accadrà allora ? Nulla. O almeno nulla didiverso di quello a cui oramai ci siamo abituati , per ora qualche qualche scaramuccia e poi tranquilli, rivedremo Formigoni, al pari di un monarca "governatore a vita" della Lombardia e un Bossi , che dopo aver sparato qualche cannonata a salve molto in alto, si accontenterà di qualche cosa in meno, ma neanche tanto.

venerdì 24 luglio 2009

Vicenza e il no ai presidi del Sud , ennesima provocazione o un modo di dare voce ad una giusta protesta ?

A Vicenza si insiste , e così viene mantenuta ferma una mozione del Consiglio Provinciale per cui i posti disponibili come Presidi nelle scuole vengano riservati solo ai veneti.
La mozione approvata di sicuro farà discutere ancora per un po' di tempo anche perchè è stata approvata con il consenso di 26 consiglieri su 27, opposizione e Pd compreso.
Ma questa volta non si tratta del solito becero razzismo leghista, neanche dell'ennesima provocazione del Carroccio che nessuno, per non alienarsi il  consenso popolare, si è sentito in dovere di contrastare.
Neanche si parla di diversa professionalità, a secondo delle regioni di provenienza.
Anzi tutti si ostinano a dire , compreso il governatore Galan, che nella regione sono già impiegati presidi "meridionali" di compravate capacità.
Questa volta non è sul merito, sulla bravura, sulla preparazione o la capacità che si sta discutendo.
A Vicenza dicono " che è una questione di rispetto della normativa. E se la normativa è uguale per tutta Italia, tutti la devono rispettare. Altrimenti ogni Regione decida per sè, e noi saremo ancora più contenti".
Ma cerchiamo di capirci un po' di più, di fare almeno chiarezza, poi ognuno i farà le sue idee.
Per farlo si deve tornare al 2004 quando, dopo oltre un decennio, venne bandito un concorso per dirigente scolastico, gestito dalle varie regioni.
Il bando aveva assegnato ad ogni regione un certo numero di posti disponibili, con una percentuale di abilitati che poteva superare  il numero dei posti messi a concorso al massimo del 10 per cento.
Alcune regioni , in genere al nord, furono virtuose e si attennero alle disposizioni, in  altre come in Campania o in Sicilia, gli idonei furono parecchi di più di quello che prevedeva il bando.
Ora , quando venne concessa la cosiddetta mobilità interregionale, in 6 regioni settentrionali (Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna) su 118 poltrone disponibili vennero nominati ben 108 neodirigenti provenienti dal Sud.
Altrettanto dovrebbe accadere ora, dove, per una copertura di 647 posti autorizzati qualche giorno fa dal ministero dell'Economia per il 2009/2010 si è scoperto che esistono ancora 660 candidati da collocare nelle vecchie graduatorie, tutti concentrati  in Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, mentre nelle restanti regioni le liste sono esaurite da tempo.
Come si vede oltre che cornuti anche mazziati.
Proprio le Regioni più virtuose sono quelle che dovrebbero essere più penalizzate.
Inutili questa volta nè le lamentele nè le invocazioni al ministro, superflue le dichiarazioni dell'Assessore all'Istruzione della Campania, Corrado Gabriele, che commentando la vicenda dichiarava "Siamo alla dichiarazione di secessione se addirittura organi di rappresentanza democratica come il consiglio provinciale di Vicenza votano unanimi di chiudere le porte in faccia ai presidi del Sud, incaricati ufficialmente di fare il proprio lavoro nelle scuole della provincia vicentina. Il Paese è davvero sull'orlo di una pericolosa deriva antidemocratica".
Non è così, il paese è questa volta chiamato , tutto assieme, a rispettare identiche regole, è solo questione davvero di democrazia e di  non permettere che, ancora una volta, l'Italia sia davvero divisa in due , non tra nord e sud, ma tra chi è furbo e chi è mazziato.

Cocaina; è oramai una piaga, sempre più diffusa, come l'ignoranza su di essa.

La crisi rallenta l'economia ed il mercato , ma il mercato della droga non pare risentirne gli effetti negativi.
I dati che escono da studi di settore sono estremamente allarmanti e, mostrano come la cocaina si confermi «una piaga sociale».
Nel 2012 si scopre che, statisticamente, i consumatori delle cosiddette dro­ghe «da discoteca» "arriveranno a circa un milione (700 mila snifferanno cocaina e 270 mila cercheranno lo sballo con l’ec­stasy e gli anfetaminici)".
Quello che rende il fenomeno ancora più preoccupante è l’abbassamento dei prezzi delle droghe, per una dose di pol­vere bianca nel 2012 si spende­ranno 13 euro.
Solo 7 per una di eroina
brown . Meno, molto meno, di una serata in pizzeria.
Come si può constatare un mercato sempre meno selettivo e veramente alla portata di tutti.
Tra l'altro, sulla cocaina , esistono tutta una serie di diffuse convinzioni che la rendono droga per così dire "diversa". E' passata per anni, e tutt'ora vige l'idea che questa sia una droga per ricchi, per classi elevate.
Ora la si scopre di colpo interclassista, droga di tutti, e veramente per tutti , senza distinzione sociale.
Ma esiste ancora una ulteriore e diffusa convinzione che rende questa droga ancora più pericolosa ed è la falsa idea della sua non pericolosità. L'idea ed il messaggio sono estremamente semplici, se tanti la usano, sopratutto tra i ricchi e gli abbienti, se è diffusa tra gente dello spettacolo, tra gli imprenditori ed i politici vuol dire che non fa  male ed è solo un semplice aiuto a superare lo stress e le difficoltà della vita.
Ecco allora di colpo passare il messaggio che se si vuole essere sempre attivi ed in forma, è normale fare uso di "stimolanti" come la coca.
In questo substrato di falsità e di ignoranza , prospera così tutto il mondo malavitoso che che vive, ruota e prospera attorno alla vendita della droga; grandi e piccoli spacciatori , malavita, paesi produttori.
Anche la guerra in Afghanistan è diretta conseguenza di questa concezione.
E invece a lungo termine gli effetti della cocaina sul corpo umano sono devastanti , variano dalla depressione, all'ansia, dall'irritabilità alla paranoia ed a altre psicosi, dalla perdita di peso alla distruzione del sistema immunitario ed alla perforazione del setto nasale.
In caso di assunzione prolungata poi si può arrivare  a forti allucinazioni, alle convulsioni,all'ipertermia, all'infarto, alla paralisi muscolare e della respirazione, per giungere poi alla morte.
E' facile per quanto detto accorgersi come non basti , per contrastare seriamente il fenomeno, una lotta combattuta contro i grandi trafficanti internazionali , contro i piccoli e grandi spacciatori o contro i consumatori, se poi davvero non si riesce a diffondere ed a veicolare una mentalità nuova , che sostituisca all'ignoranza una maggiore informazione , alla voluta e qualunquistica superficialità una maggiore responsabilità.
Solo se cambia il diffuso sentimento di "accettazione" e di "normalità" nei confronti di questa droga si può sperare davvero di contrastare il fenomeno avendo qualche speranza di riuscita.
In caso contrario dovremo aspettarci, con gravi danni per  tutti, statistiche sempre peggiori, droga sempre più diffusa città sempre più invivibili.

giovedì 23 luglio 2009

Prima ammissione di colpa di Berlusconi "Non sono un santo". E chi se ne frega , glielo avevano forse chiesto i suoi elettori ? ?

"Ci sono in giro un sacco di belle ragazze e di imprenditori solidi" esordisce Berlusconi " e io non sono  santo, speriamo se ne accorgano anche quelli di Repubblica ".
Si tratta come si vede delle prime ammissioni di colpa, sono tutte racchiuse in quel sottinteso.
Ma evidentemente nessuno pretendeva nè tanto meno pensava che Berlusconi fosse un santo.
Ancora una volta nelle parole del Presidente del Consiglio , che pur tuttavia rappresentano un primo riconoscimento di colpa, si nasconde però tanta di quella superficialità da lasciare inorriditi.
Non era forse lui quello che diceva di essere scelto dal Signore ? Non aveva forse detto lui di essere un santo ? Che dire poi dell'immagine di buon padre di famiglia , rispettosissimo della moglie e della sua onorabilità , che lo stesso presidente aveva preteso di "accreditare" a tanti italiani, assieme ad una difesa spasmodica ed ossessiva della famiglia tradizionale.  Era tutto falso ? ipocritamente e volutamente falso ? Crediamo di sì.
Semplicemente appare ora come il frutto di una "politica" che sperava di riuscire a conciliare segreti  vizi privati con "spacciate" pubbliche virtù
E semplicemente svanita nel nulla proprio l' immagine pubblica del Premier.
Ancora una volta però Berlusconi fa finta di non capire, forse per non pagare il dazio.
A nessuno italiano importa un bel fico secco delle prestazioni sessuali del "Signor Berlusconi",  neanche importerebbe se si dovesse incontrare una notte dopo l'altra con tutte le squillo d'italia.
In fondo i soldi sono suoi o di qualche suo amico.
Agli italiani, almeno a quelli seri, non interessa per nulla poter sentire i sospiri, le urla, le affermazioni compiaciute sulla virilità del Presidente.
Importa ancora meno , sapere se queste sono più o meno veritiere, frutto della ricerca farmacologica oppure semplicemente comprese e richieste nella "prestazione". 
Quello che stona in tutta la questione, è che a fronte di una vita personale , indiscutibilmente sua, ma alquanto libertina e licenziosa, come presidente del consiglio, Berlusconi, pretenda poi di far approvare leggi che prevedono addirittura l'arresto per chi viene trovato in compagnia di una prostituta. Come pretenda lui , che offende con i suoi comportamenti la moglie Veronica , che dichiara di non essere un santo lasciando sott' intendere di essere uso a frequentare , lo dico con eufemismo delle escort, e poi difende in pubblico, a spada tratta la famiglia tradizionale, la sua indissolubilità, la sua eternità.
E' in fondo la sua vita privata che non si "acconcia" per nulla con il suo ruolo pubblico.
E'  l'immagine pubblica che proprio il premier ha voluto veicolare che ne esce malconcia , che dimostra di essere falsa, ipocrita, inappropriata.
L'interrogativo che tutti si pongono in fondo è solo uno , è possibile essere ipocriti e falsi in privato e moralmente ed eticamente ineccepibili nel proprio ruolo pubblico ?
Il Presidente è uomo onesto e tutto d'un pezzo , oppure è "uno, nessuno e centomila", a secondo delle convenienze e degli interessi ? 
E sopratutto, un uomo così, con una moralità così elastica, è adatto a ben governare un paese ?
Sono queste le risposte che chiedono gli italiani onesti, quelli che non riescono a capacitarsi, quelli che ancora si pongono dei problemi.
Se il Presidente ha ora deciso di mostrare la sua vera immagine, il suo vero volto, gli italiani non possono che apprezzare.
Ma non può pretendere di farlo semplicemente con una battuta, tra l'altro superficiale.

mercoledì 22 luglio 2009

Antonio , ragazzo del sud, che non sopporta più di essere emarginato e deriso nella sua città, Treviso.

Antonio è ancora un ragazzino ma , pur essendo italiano, ha già sperimentato sulla sua pelle cosa siano la discriminazione, l'emarginazione ed il razzismo.
Non ha provato solo questo in realtà, è riuscito da solo e in pochi anni, a comprendere come la stupidità, il qualunquismo ed il conformismo, possano rovinare delle vite, ottenebrare la mente e la ragione, a volte rendere completamenti sciocche e scontate proprio quelle persone che sono convinte, in cuor loro, di avere raggiunto livelli di democrazia e di civiltà elevati.
Antonio non è un rumeno e neanche un pachistano, non è cinese e nemmeno africano, ma con questi ha avuto tratti di sofferenza comuni, a dimostrazione che il dolore , al pari della stupidità e della cattiveria, è molto diffuso,   colpisce in vasti strati della popolazione, senza distinzione di razza, di pelle o di religione.
Antonio dicono sia   un ragazzino timido, più alto dei suoi coetanei, che ama leggere e che ha , come tanti altri suoi coetanei, la cameretta piena di peluche, forse i suoi unici veri amici.
Nella moderna Treviso, splendida e "civile" città del nord, accadeva che alcuni suoi compagni  di scuola si prendessero gioco di lui , perchè meridionale,  definendolo  , solo per questo , "figlio di camorrista".
Dicevano che "puzzava" perché era "del sud", e in classe, i suoi compagni, gli cantavano il "coretto" , divenuto oramai famoso grazie alle grandi doti intellettuali e canore dell' eurodeputato Matteo Salvini, : "Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani". Pulivano e strofinavano persino le biro che Antonio utilizzava.
Il piccolo Antonio ha trascorso così un periodo d'inferno, è stato anche bocciato alla prima media di Treviso; lui che alle elementari dicono fosse una "promessa".
Non riusciva più a sopportare che gli altri studenti lo insultassero in quella maniera, non sopporta più neanche quella vita, anche se amava la sua città.
In quella scuola Antonio non andrà più, ma non è detto riesca a risolvere il suo problema.
Da solo non può risolverlo, se altri , prima di lui non risolvono i "loro" di "problemi", se non dimostrano davvero nei fatti e nei comportamenti quella civiltà e quella ragione che pensano e si illudono di possedere.
Si dice spesso che i ragazzi siano a volte istintivamente cattivi, e che di questo non se ne possa far loro una colpa, almeno non eterna, visto che poi dovranno crescere e maturare.
Ma spesso i ragazzi imitano, apprendono e scimmiottano proprio i comportamenti degli adulti, della società che li circonda, di quelli che giudicano loro "maestri", i loro educatori ; lo fanno per darsi un tono, per sentirsi grandi, partecipi della loro cultura, del loro mondo.
Questi modelli rischiano di diventare quelli della loro intera vita.
Non possiamo permettere che questi comportamenti diventino modelli per i nostri figli o per la nostra nostra società.
Treviso è sicuramente una bella cittadina del nord, moderna e ricca, abitata da cittadini laboriosi .
La civiltà però è un'altra cosa; per essere civili bisogna anche dimostrarlo , tutti i giorni , con tutti, in tutte le occasioni, senza oscure e tollerate zone d'ombra.

martedì 21 luglio 2009

Qui si parla ancora un po' di Berlusconi , di Putin, di qualche prostituta, e della verità.

Aveva oramai superato indenne, e non senza alcune soddisfazioni, anche un difficilissimo G8; pensava di essere salvo , oramai lontana la bufera sperava di navigare sereno verso una verifica di governo con gli alleati, forte di un buon consenso popolare.
Ma i "guai non finiscono mai" , si potrebbe dire in rima baciata, sopratutto per chi se li va cercando.
E pensare che le ultime parole famose del Cavaliere erano state : "ormai la gente  ha superato queste cose, queste cavolate. È finita, è una storia che non porta a niente, nessuno gli va dietro, nemmeno gli altri giornali. Si ritroveranno da soli. Sono alla ricerca di qualcosa che non trovano semplicemente perché non c'è. Non hanno capito che è un argomento fi-ni-to".
E invece, come per incanto, ecco riapparire , dapprima pubblicate sull'Espresso, per poi essere riprese da tutti i giornali italiani, e non solo, le intercettazioni riguardanti la D'Addario e  le allegre "compagne", nonchè i loro presunti "incontri" a Palazzo Grazioli , sede del primo Ministro, o a villa Certosa. Vi si parla di letti di Putin, di attese trepidanti e di pagamenti di prestazioni "professionali"  per donne esercitanti il mestiere più antico del mondo.
Le scene descritte ed i dialoghi sono piccanti, ricche di sottintesi, di sfumature ammiccanti, sicuramente ed inconfutabilmente esplicite , indipendentemente dal fatto che si dimostri , come sembra, la loro veridicità.       
Ne esce l' immagine di un Berlusconi  indifendibile, non solo come politico.
Nessuno in questo paese pretende un Premier eunuco ma anche la politica pretende una morale, vuole un'etica anche nei comportamenti.
Non è più possibile trastullarsi nell'idea che agli italiani non importa nulla della vita privata del Presidente del Consiglio.
Non è così, e anche se non si dovesse scoprire nulla di penalmente rilevante, non entusiasma comunque nessuno il fatto di avere un Premier ricattabile persino da "quattro donnine" , e che , con sfrontatezza inaudita e facilità estrema, sembra mentire anche di fronte all'evidenza dei fatti. Non è più possibile pensare di salvarsi con un silenzio che non serve ad altro che a "dilatare" ed ingigantire i sospetti.
E giunta l'ora di decidere anche per il Cavaliere, o si cosparge il capo con umiltà, chiedendo scusa agli italiani per comportamenti a dir poco discutibili, o la sua parabola, fino ad ora ascendente, inizierà a muoversi verso il basso, in un precipizio di fango senza fine.
Certo si può ancora dire , con molta incoscienza, che "Il governo non si farà intimidire e che continuerà imperterrito per la sua strada" , ben sapendo che così non sarà, e che una volta terminato con Noemi e con la D'addario, ne rispunteranno altre, che già aspettano con impazienza di essere ascoltate.
E' facile accusare sempre una sinistra "mestaiola" intenta a sguazzare nel fango, dimenticandosi che è lo stesso fango in cui il premier si rotola da anni, così come è facile dire, cercando una difesa improbabile ed impossibile ,che  «Anche questa “bufera, montata ad arte, finirà nel dimenticatoio.
Ma se poi davvero venissero fuori le foto che la D’Addario ha promesso alla stampa, come sarà possibile  continuare a dire che è tutta «un’invenzione»?
Non è più solo questione di etica e di moralità , ora la questione diventa anche politica.
 I numerosi nemici ,all'interno dello stesso Pdl ,  si può esserne certi stanno già pensando di sfruttare a loro vantaggio le difficoltà del Cavaliere, mentre la minaccia costituita dalla nascita di una Lega del Sud agita l'intera maggioranza ed il governo, facendo presagire momenti di duro scontro tra opposti interessi ed aree geografiche diverse.
I problemi del paese non possono essere risolti negli intervalli di tempo libero tra uno scandalo e l'altro.
E poi non era forse Berlusconi quello che sosteneva la necessità di firmare un patto di fiducia con gli italiani , non era forse lui che sosteneva che  "La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità" (2 marzo 1994).
E' arrivato ora finalmente quel momento signor Presidente , non è più il tempo di attaccare o di negare sempre e comunque , è giunto il momento di dire non una "sua" verità, ma "la verità", ammesso che oramai non sia troppo tardi.

lunedì 20 luglio 2009

Caccia agli untori in Inghilterra, fermati quanti mostrano sintomi influenzali ; nuova pandemia o male antico, vecchio come il mondo

Quando sentiremo ancora riecheggiare anche a Milano il famoso grido manzoniano "dagli ,dagli all'untore " ?
Per ora si comincia dallo scalo Heathrow  di Londra , dove un apposito incaricato scruta, con occhio attento  i passeggeri, alla ricerca di un minimo segno, rivelatore di quella nuova "peste bubbonica" che è il virus influenzale di "origine suina".
A Londra può quindi capitare che uno starnuto vi veda costretti a prolungare, si fa per dire,  le vostre vacanze.
Tutti i passeggeri sono avvisati , vietato soffiarsi il naso, vietato tossire, vietato asciugarsi gli occhi.
Possono essere improvvidi, e costare caro , anche anche gli occhi arrossati e le lacrime versate solo perchè costretti ad abbandonare sul suolo inglese un promettente amore estivo.
Da ieri tutti i casi  giudicati "sospetti" di aver contratto la nuova influenza, vengono attentamente passati in rassegna e, se del caso, viene impedita la loro partenza.
E' una vera e propria squadra di controllori sanitari quella che è stata predisposta, forse con qualche eccessiva fretta, dalla British Airways e dalla Virgin, dopo che in Gran Bretagna, quella che a livello mondiale viene definita una pandemia, ha raggiunto cifre e numeri consistenti in poco tempo: 29 morti per 60mila casi accertati.
Dicono che i passeggeri siano però più infastiditi che rassicurati dalle nuove misure.
In Italia si preferisce, per ora, rimanere in prudente attesa, forse perchè memori  delle manzoniane letture a cui ci ha educato una "vecchia" scuola, o semplicemente perchè più preoccupati della diffusione del panico tra la popolazione che di quella del contagio.
Si è solo per ora parlato, non senza qualche polemica, di un ritardo nella riapertura delle scuole. 
Certo è che ancora non si è capitato bene se la nuova influenza possa davvero essere considerata "la nuova peste del millennio, oppure se ancora una volta non si tratti del sistema, oramai collaudato da parte delle case farmeceutiche, per fare "cassa" ed aumentare così una produzione di medicinali che è in calo consistente, assieme ai guadagni.
Basta in fondo poco per avere ingenti  finanziamenti, basta diffondere un po' di panico, creare un clima di allarme generalizzato e, per la salute dei cittadini, ogni governo apre i cordoni della borsa, e così giu vaccini, uno dopo  l'altro. 
Peccato non si sia ancora trovato un vaccino risolutivo, quello contro la morte , che tra l'altro ci permetterbbe anche di risparmiare e di fare un investimento vero e definitivo, "per la vita" si direbbe..
Quanto fatto in Inghilterra comunque, al di là della facile e scontata ironia, e anche ammesso si tratti di una vera pandemia in corso, non è nè logico , nè utile.
Ci si chiede perchè fermare i casi sospetti in Inghilterra e non impedire il loro sbarco in patria ricoverandoli qui davvero in strutture adeguate.
Che senso ha poi trattenere quanti mostrano "evidenti sintomi clinici" quando tutti sanno che il virus ha un periodo di incubazione di tre giorni.
Come si vede per ora è più facile essere scettichi che preoccupati , in attesa di ulteriori conferme o smentite dal mondo scientifico, allarmati solo quel tanto che basta per essere comunque vigili ed attenti senza farsi trovare impreparati.
Certo è che negli ultimi anni abbiamo troppo spesso sentito parlare di "pandemia" e di "nuove pesti" per non accorgerci che il "male" vero, reale e scontato , è sempre quello , quello antico, vecchio come il mondo e che permette e pochi di arricchirsi sempre sulla pelle dei molti, sulla loro salute come sulle loro paure.
Che non siano davvero questi i veri unturi quelli per cui vale la pena, tutti assieme, di gridare  forte "dalli, dalli all'untore".         

venerdì 17 luglio 2009

Brunetta prosegue, da buon generale, la sua guerra contro i fannulloni; ma la statura da sola non basta a rendere tutti come Napoleone.

E' un Brunetta gongolante quello che comunica i dati; "Quattordici milioni di giornate lavorate in più, allo stesso prezzo , e le assenze sono scese del 38%, con un recupero di giorni lavorati pari appunto a 14 milioni".
Come si vede i dati sono buoni e penalizzando ancora di più l'assenza per malattia dei dipendenti pubblici i dati potrebbero ancora migliorare.
Ma anche Brunetta sa perfettamente che dei dati positivi sulla diminuzione delle assenze, non necessariamente si traducono in un aumento di produttività della pubblica amministrazione.
Comunque sia qualsiasi dato positivo è da tutti bene accetto, anche se sostanzialmente qualche dubbio rimane.
 Il primo e più evidente è che viene registrato lo stesso trend positivo anche nel settore privato, dove tra il primo quadrimestre del 2009 e lo stesso periodo dell'anno scorso, si registra su un campione di imprese, una flessione delle assenze per malattia di circa il 18%.
Qui francamente risulta difficile seguire l'entusiasmo del ministro o condividere le sue conclusioni.
Con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce proprio a pensare, come lui, che il settore pubblico stia oramai diventando d'esempio anche al settore privato.
Qui si è più propensi a credere che molto dipenda dalla crisi in atto e dalle sue conseguenze, anche psicologiche, come la paura di perdere il posto di lavoro o la necessità di lavorare di più proprio perchè il partner ha già perso il proprio posto di lavoro.
C'è da dire che questa impari lotta di Brunetta, combattuta sia sul campo che a forza di proclami pubblici, merita di essere seguita, se non altro per poter giudicare alla  fine se non sia stata una fatica di Sisifo o la solita battaglia di un moderno Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Il desiderio di tutti, al di la dei riusltati sulle assenze, rimane sempre quello, e cioè avere una pubblica amministrazione efficente,  non solo "presenzialista".
Questo non si raggiunge solo con i proclami o con le guerre di immagine, servono progetti, risorse e mezzi, produttività , preparazione, tenacia, unite ad un controllo periodico del grado di soddisfazione degli utenti.
Ma serve sopratutto dire, allargando la battaglia e lo scontro in atto , che gli uffici pubblici vengono creati per soddisfare le necessità dei cittadini e non per venire incontro alle esigenze elettorali e clientelari di questo o quel partito, di questo o quel ministro.
Così  facendo i pubblici dipendenti perdono di vista gli obiettivi e faticano poi a capire i motivi per cui sono stati assunti.
E qui francamente mi pare che , non solo la "battaglia non sia ancora cominciata, ma che neanche si trovino grandi generali pronti a combatterla.
A volta la statura rende simili a Napoleone, ma la statura da sola non basta a far di un uomo un generale, e neanche un grande condottiero, e così si finisce per combattere le battaglie più facili o meno difficoltose, quelle che non fanno certo vincere le guerre.

giovedì 16 luglio 2009

Napolitano si tura il naso e firma; noi possiamo solo turarci il naso e mantenere i nostri dubbi.

Napolitano alla fine firma , ma con tante perplessità e dubbi.
La lettera di Giorgio Napolitano sulla legge-sicurezza era già stata preannunciata a grandi linee attraverso il sottosegretario Gianni Letta, ma Silvio Berlusconi non si aspettava sicuramente un ontenuto così duro e cosi tanti rilievi.
Ma il Presidente del Consiglio tiene sul caso un profilo bassissimo, fa dire ai suoi che "i rilievi del Presidente verranno presi in considerazione".
In fin dei conti l'ordine di scuderia è di non polemizare per nulla e di far finta di niente, esprimendo addirittura "soddisfazione e apprezzamento" anche perchè in fin dei conti poteva andare anche molto peggio qualora il Presidente avesse deciso di rimandare la legge alle camere.
Certo è che i rilievi del presidente sono pesantissimi e durissimi.
Napolitano afferma che «Il presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità e evidente delicatezza solleva, per taluni aspetti, specie sul piano giuridico".
Si riferisce sopratutto al reato di clandestinità , non solo per motivi umanitari, ma anche per le evidenti ricadute che l'introduzione del reato avrà sui nostri già sovraccarichi uffici giudiziari, e poi , all'introduzione delle tanto chiacchierate ronde, sulle quali credo avremo molto da discutere e da preoccuparci anche in avvenire.
Certo, in molti osservano l'irritualità della mossa presidenziale; in fondo la Costituzione assegna al Presidente la facoltà di firmare o di rinviare le leggi alle camere, se ne sussistono i motivi.
Ma proprio al presidente della Repubblica è affidato il compito di garante delle istituzioni e come tale, Napolitano non poteva non farsi carico , non solo dei suoi dubbi e delle sue critiche ma anche di quelle, legittime, di una cosi larga parte , non solo del'opposizione ma del paese, visto che anche nelle schiere della maggioranza il decreto aveva creato dubbi e dissensi. Si pensi ad esempio alle perpessità della Mussolini sulla clandestinità o le critiche del presidente della Camera Fini alle ronde.
Ma il segnale più importante che Napolitano ha voluto lanciare al mondo politico con la sua decisione odierna è la necessità di un dialogo franco e leale anche tra opposti schieramenti e pensieri, senza strappi , senza violente contrapposizioni, senza arroganza alcuna.
Questa strada presuppone un dialogo intenso tra le parti e tra i poteri dello stato per poter portare alla realizzazione di quelle riforme anche costituzionali necessarie al paese.
Ma se questo è il messaggio più profondo di Napolitano, resta da vedere quale accoglienza riceverà sul fronte opposto, da parte di un Presidente del Consiglio sempre pronto alle contrapposizioni ed allo scontro politico e personale con tutti, opposizioni ed istituzioni comprese.
I successi ed il peso politico della Lega dopo le elezioni non lasciano ben sperare in questo senso neanche sotto il profilo del programma. Il "segnale" di Napolitano pare così destinato a cadere nel vuoto, lasciando inalterati tutti i suoi ed i nostri dubbi.

mercoledì 15 luglio 2009

Una Cina sempre più ossessivamente e nervosamente vicina ammonisce l'Australia: no al documentario sugli uighuri.

La Cina è sempre vicina, sopratutto quando si tratta di reprimere i diritti civili, soffocare la libertà ed ogni aspirazione democratica nei popoli in ogni parte del pianeta, criticare e minacciare l'occidente per le sue comprensibili aperture.
Questa volta il governo cinese, prendendosela con la cultura, ha chiesto agli organizzatori del Festival internazionale del cinema di Melbourne di togliere dalla loro programmazione un documentario sulla leader in esilio degli uighuri Rebiya Kadeer.
Rebiya Kadeer è considerata da Pechino una terrorista ed è stat accusata di aver istigato e sobillato i sanguinosi scontri nello Xinjiang.
Il film australiano "The 10 Conditions of Lovè" è in programma per l’8 agosto.
Il direttore del festival Richard Moore, ha rivelato in una intervista al quotidiano "The Age" di aver ricevuto una minacciosa telefonata dal consolato cinese in cui , senza mezzi termini, gli si chiedeva la rimozione del film sull’imprenditrice che vive negli Stati Uniti. Lo stesso governo cinese ha poi obiettato anche sul fatto che la stessa Kadeer fosse stata invitata a parlare per prima del film. 
Nel film oltre a narrare la storia della Kadeer, che , negli anni raccontati, era direttrice aziendale e una delle donne più ricche della Cina, si narra anche della vita degli 11 figli della donna  e del loro impegno civile per una maggiore autonomia e libertà, anche religiosa, per i 10 milioni di Uighuri in Cina.
Tre dei figli della donna sono tuttora incarcerati.
Come si vede, una Cina sempre più vicina e presente negativamente in ogni aspetto della nostra vita, da quella commerciale, a quella spirituale o culturale, a quella democratica, nel contempo , un paese sempre più lontano da ogni aspetto di vita democratica e di libertà.

Alessandro di Lisio , un'altra vittima di un'altra sporca guerra.

E' morto il caporal maggiore Alessandro Di Lisio, vittima dello scoppio di un ordigno bellico a circa 50 km da Farah in  Afghanistan.
Alessandro era nato nel 1984, viveva a Campobasso, in missione da soli 4 mesi era un esperto artificiere dell'Ottavo genio guastatori della Folgore.
A casa lo piangono i genitori e due sorelle, oltre naturalmente ai tanti amici e conoscenti.
Tutta l'Italia si può dire che lo onori e lo pianga.
Con Di Lisio salgono a 14 i militari italiani morti in Afghanistan e, come consuetudine, la procura di Roma ha aperto un fascicolo sull'accaduto.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa riferirà domani pomeriggio in Parlamento.
E' con piacere che si apprende come il ministro abbia subito richiesto che si faccia di più per meglio salvaguardare e proteggere le vite dei nostri militari impegnati  nelle "missioni di pace" all'estero; avremmo preferito un ministro che avesse riconosciuto che di più di quanto già fatto non era umanamente  possibile fare.
E strano poi come si parli sempre di "missioni di pace" e lo si faccia solo quando ci si trova con qualche morte di troppo sulla coscienza, è strano anche come lo si faccia sempre con le armi in pugno, impegnati in operazioni di "guerra", che richiedono sempre più vittime e sangue.   
"Mancano soltanto tre mesi ..", scriveva Alessandro sul suo profilo di Facebook agli amici.
Tre mesi solo, di quella che lui stesso definiva una "sporca guerra"che qualcuno deve pur fare, necessaria per alcuni , inutile per altri, sempre più sporca per tutti.
L'inferno dell'Afghanistan ha voluto purtroppo l'ennesima sua vittima, a voluto lui.
Ci si augura sia l'ultima, ma nessuno ci crede.
Il 20 di agosto  in quel paese si terranno nuove elezioni presidenziali. Dai risultati di quelle colsultazioni dipenderà il futuro di quel paese.

Se in quei giorni il popolo afghano avrà votato liberamente ed eletto, con una parvenza di democraticità, un nuovo presidente allora si sarà raggiunto un primo importante obiettivo che da solo giustificherà quanto fino ad ora fatto e non rischierà di rendere inutili tante morti e tante sofferenze.
In caso contrario i talebani potranno incominciar a cantare vittoria, l'Afghanistan sarà un inferno che potrà solo ed ancora peggiorare.
Non si può far altro per ora che attendere quella data, ma comunque andranno le cose, il contingente militare alleato deve lasciare quel paese, anche gli Stati Uniti ed Obama lo hanno compreso.
A tutti i costi si deve lavorare , in questo poco tempo, per trovare una via d'uscita che non rappresenti una precipitosa fuga di fronte alla barbarie.
Dobbiamo aver ben chiaro che la vita di tanti nostri militari si è consumata sulla difficile strada della pace e della riappacificazione, nella ricerca di un mondo migliore o della libertà per tutti.
A volte questa vita è stata sacrificata per inseguire profondi ideali, o per la libertà, a volte per soddisfare crude necessità.
Ma con altrettanta chiarezza si deve riconoscere che non è possibile imporre nulla che non sia voluto dal popolo Afghano, possiamo operare per rendere possibili delle scelte o la stessa democrazia, ma la decisione ultima sul suo futuro compete a quel popolo.
E questo futuro va costruito con il coraggio dei suoi uomini e non dei nostri , con i loro valori ideali e non con i nostri , con i loro sogni, come con i loro desideri o le loro necessità. 
La nostra permanenza in quel paese, per tanti motivi, non ultimo questo,  non può andare molto oltre quella fatidica data del 20 agosto, se non vogliamo più altri morti in questa sempre più sporca guerra.

martedì 14 luglio 2009

Questo blog alza la voce.

questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.

I gatti che ascoltano il Papa sono passati da quattro a otto.

Scoppia subito la polemica dopo il servizio del  Tg3 andato in onda ieri sera ed avente per oggetto la partenza del Papa per le vacanze.
Dice il vaticanista Roberto Balducci che " Il Pontefice troverà il fresco delle montagne, un pianoforte nuovo, un ombrellone sotto cui mangiare e leggere, un barbecue e due gatti gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole".
Sottilmente ironica la frase ma che non sconta come , l'unico "Spirito" tollerato in vaticano, negli intransigenti ambienti religiosi, e nelle segreterie dei partiti italiani che si dichiarano di estrazione cattolica sia quello "Santo".
Prova ne è che Giorgio Merlo , il vicepresidente della vigilanza Rai se ne esce subito dichiarando come  "sia singolare ed inconsueto che una testata importante come il Tg3 scivoli in questa anacronistica, e volgare, deriva anticlericale".
Parole dure come si vede , tanto che hanno richiesto l'intervento del Direttore Di Bella costretto a riconfermare come,  "La linea editoriale del Tg3 sia sempre stata caratterizzata da grande attenzione e rispetto per il magistero della Chiesa e per la figura del Pontefice".
Questione chiusa quindi, dopo  le rassicuranti dichiarazioni, tra Tg3 e vaticano.
Pare di sì, anche perchè ora vi è , non solo la speranza, ma anche la certezza, che i gatti che ascoltano il papa, dopo questa ulteriore polemica, sono in aumento e passano da quattro a otto.

lunedì 13 luglio 2009

Anche Grillo scende in campo e si candida nel Pd ove pare sia stato accolto da un caloroso "ma Vaffa.."

Ed ora i candidati alle primarie del Partito Democratico dovrebbero essere cinque.
Sembra infatti che, dopo le candidature di Dario Franceschini, Pierluigi Bersani , Ignazio Marino e Mario Adinolfi , anche Beppe Grillo abbia deciso ufficialmente di scendere in campo e di candidarsi, naturalmente dopo essersi iscritto al partito e raccoltro le 2000 fime necessarie.
E questa volta sembra che il comico abbia tutta l'intenzione di essere serissimo e non abbia alcuna intenzione nè di ridere e nemmeno di far ridere.
La notizia è apparsa ,per prima cosa proprio nel suo blog, poi sono arrivate le conferme e le interviste ad alcuni giornali.
Il Pd , inutile nasconderlo è entrato subito in fibrlllazione.
Di guai e di candidati ne aveva già a sufficenza, tra capo e collo gli capita ora anche questa che rischia di essere per loro una candidatura dirompente, più un impiccio che un vantaggio.
Per prima cosa le alleanze. Il comico pone subito alcune condizioni, di Udc non ne vuole sentir parlare, è un partito già vecchio, composto solo da nostalgici democristiani che non hanno futuro e neanche meritano attenzione.
Poi tocca anche alla "sinistra".
Nessuno pensi di poter fare accordi con la sinistra radicale perchè a Grillo subito si gonfiano le tonsille e diventa paonazzo e furibondo.
Un'intesa con Nichi Vendola, Ferrero e Diliberto è decisamente impossibile ed impensabile, per lui "questi" sono il vuoto, proprio quello più totale.
Le alleanze si faranno, secondo Grillo, solo con Di Pietro, come lui integerrimo e fiero oppositore del  "regime" e con cui , da anni, ci sono "obiettivi comuni". 
Per il programma è subito detto, basta poco in fondo per riempire con idee il nulla generalizzato a cui si sono abituati gli elettori.
Si comincia con il chiedere un Parlamento pulito, una legge seria sul conflitto di interessi, l'abolizione della legge Gasparri .
Poi si scende , si fa per dire, a parlare di energia, di acqua pubblica, di wi-fi libero e gratuito, in pratica tutte le " idee di sempre" e che tra l'altro troveranno ascoltatori seri ed interessati a sinistra.
Inutile nascondere che è bastata la notizia della candidatura di Grillo per far venire una forte emicrania collettiva a Fassino , a Marino ed a Bersani ma anche a Franceschini ed a  D'Alema.
Qualcuno giura persino di averli sentiti urlare un forte "vaffan..", non si capisce se rivolto all'emicrania o alla candidatura di Grillo.
Volete saperne il motivo ? è subito detto, basta sentire quello che dice poi Grillo quando spiega le motivazioni per cui ha deciso di candidarsi a sinistra per capirlo.
lo ha fatto dice, per riempire "Un vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Questa è "una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano".
Penso bastino queste poche parole per poter dire che nel prossimo congresso il dibattito e lo scontro politico rischieranno di lasciare sul campo morti e feriti in ogni schieramento.
Le lacerazioni e le divisioni si faranno sicuramente sentire e questo non sarà solo a tutto vantaggio della democrazia interna al partito.
Ecco perchè molti sperano e si augurano che anche questa nuova uscita di Grillo, sia solo una "cosa da ridere", una battuta e una boutade da comico esperto , dettata dal clima estivo, un sintomo della calura estiva e dalle ferie, ma destinata a sparire con i primi geli invernali.
I dubbi purtroppo sono tanti e le speranze poche, i medici che attornano il paziente ferito sono già troppi e, con cure tanto diverse, rischiano di far morire il "paziente, già comatoso, per "overdose" di medicinali.
In attesa del Congresso chi può spera, e chi ancora nutre speranze si affida a qualche murmore preghiera, non solo a Dio, ma a tutti gli uomini ancora "dotati di buona volontà".
Tanti, al contrario e per ora, non riescono proprio ad andare al di là dei semplice auguri, anche perchè sembra che questa volta ce ne sia veramente bisogno.    

venerdì 10 luglio 2009

La nascita delle Lega del Sud e l'inevitabile contrapposizione con quella del Nord rischiano di dividere il paese.

Lo scenario politico italiano in cui i partiti sembravano vivere nell'ingessatura dei rispettivi ruoli è , negli ultimi periodi in netta scomposizione, in rapido movimento.
Gli obiettivi  sembrano meglio delinearsi strada facendo, dapprima alcuni segnali, per poi affidarsi a rapidi accellerazioni. Per prima cosa il fallimento del referendum elettorale che avrebbe portato definitivamente l'Italia verso un sistema fortemente maggioritario.  Gli stessi risultati elettorali delle europee e delle amministrative hanno decretato il rinascere e il rafforzarsi dei partiti intermedi, la Lega, l'Idv, lo stesso Udc.
Nei due partiti maggiori , Pd e Pdl, con il passare del tempo, ma anche a seguito di un'attenta analisi del voto, aumentano le insofferenze e, assieme al disagio anche i distinguo.
An fatica ad integrarsi e riconoscersi compiutamente nel Pdl, non a caso Fini cerca ininterrottamente di mantenere alto il dissenso interno e le differenziazioni con il  Pdl.
Sul fronte opposto , un Pd comatoso, non riesce proprio a mantenere unite le anime interne del partito e lo scontro tra i vari e presunti leader aumenta con l'avvicinarsi del congresso.
Berlusconi si è collocato fino ad ora esattamente al centro di questo sistema politico ; è riuscito ad unificare la destra ed a mantenerla unita e nel contempo ha funzionato da collante anche della sinistra.
Esiste però in molti il dubbio che il tempo politico del Premier sia al termine e che stia per finire non solo il suo indiscusso ruolo politico ma anche la sua leadership all'interno della maggioranza.
Gli scandali che accompagnano la sua vita pare ne stiano anche accellerando la caduta.
Il sistema politico a cui ci hanno abituato gli ultimi anni sembra entrato decisamente in crisi.
I tanti analisti politici che , come Gad Ledner, l'Annunziata o lo stesso D'Alema prefigurano, a breve, la caduta del Premier danno l'impressione di aver colto decisamente nel segno.
Che cosa aspetterà l'Italia dopo Berlusconi non è ancora dato sapere, sicuramente però è utile ci si prepari al passaggio sia a destra come a sinistra.
Ma la politica , anche se scienza non esatta, non si sottrae ad alcune leggi fondamentali della fisica ad esempio a quella legge che vuole che ad ogni azione se ne contrapponga una uguale e contraria.
L'avvento del fascismo ad esempio unifico e coagulo il comunismo , le stragi periodiche in italia unirono alternativamanete la destra come la sinistra, all'estero il nazionalismo serbo si è contrapposto a quello croato.
In Italia gli indiscussi successi della Lega ed il suo inesorabile avanzare accrescono in molti le inquetudini e preparano la reazione.
Il Cavaliere fino ad ora è riuscito a mantenere coesa la maggioranza , ma An vede con sempre maggiore preoccupazione l'asse Berlusconi - Bossi - Tremonti.
L'avanzare della Lega non divide sola la maggioranza , divide anche il paese, ed è questa a mio avviso la maggiore fonte di preoccupazione.
Il governatore della Sicilia Lombardo non fa più mistero delle sue intenzioni politiche, così come il Sud sente sempre più la necessità della nascita di un partito autonomo solo per il Sud.
Quella di Lombardo è sempre più una rivincita, non interna al Pdl, ma un vero e proprio riscatto del Meridione  nei confronti di un settentrione che alza in continuazione non solo la voce ma la posta del gioco.
E' un vero e proprio partito del Sud quello che Lombardo pensa di costituire, un partito che difenda gli interessi del sud del paese e che raccolga attorno a sè personaggi scontenti sia a destra che a sinistra.
Non si tratta più ora solo di un progetto , il nuovo partito sta nascendo, negli ultimi giorni è un vero e proprio pigiare sull'accelleratore, cominciano a circolare già i primi nomi, si pensa alla Prestigiacomo, a Micchichè ma anche a Bassolino.
E' fondatissimo il dubbio di quanti pensano che il partito che ci si appresta costituire, ed il conseguente ed inevitabile scontro tra Nord e Sud , più che una felice novità rischi di diventare un' incognita, un ulteriore motivo di divisione  e di contrapposizione, un nuovo e più preoccupante segnale di crisi non solo del sistema politico in sè ma anche di tutto il paese.
La situazione politica è in evoluzione come si vede, non è detto però che sia in miglioramento.

giovedì 9 luglio 2009

Sulla stampa estera la fama personale di Berlusconi precede i risultati del G8.

La stampa estera non demorde e, nonostante l'interesse vero che dovrebbe trovare il terremoto sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo, continuano inesorabili gli attacchi a Berlusconi, che, ora si scopre essere il leader europeo più squalificato ed odiato.
I temi all'ordine del giorno sempre gli stessi, le prime pagine dei giornali occupati da Escort e minorenni.
Senza preoccuparsi minimamente nè delle minaccie del Premier nè dello spirito del G8 all'Aquila, i media mondiali , senza distinzione , continuano a puntare i riflettori su Silvio Berlusconi.
"Showmanship, perhaps; leadership, no". Capacità di fare spettacolo, forse; capacità di leadership, no è il titolo del New York Times, che non cambia idea nonostante gli interventi di Obama , preoccupato di salvare un G8 tentennante.
Persino Al Jazeera parla di un G8 offuscato dagli scandali.
La Cnn , pur registrando anche le smentite del cavaliere, si affida alle argomentazioni della D'Addario, e alla sua, dichiarata, piccante notte con Berlusconi, ma ricorda anche i molti dubbi, a livello internazionale, sulla capacità del premier di guidare l'Italia.
Il Guardian , incurante delle polemiche, rirprone oggi un editoriale che rilancia le perplessità sul premier italiano: "Se l'Italia vuole Berlusconi come primo ministro, dovrebbe il G8 volere l'Italia trai suoi membri?".
I leader del G8 che oggi arrivano all'Aquila possono chiedersi se sono arrivati in un paese del primo mondo o del terzo. Finché l'Italia non esigerà standard più seri dai suoi leader, forse non è il paese più giusto per ospitare un serio summit internazionale".
Il Times, altro quotidiano londinese, pubblica una vignetta in cui Berlusconi tiene in mano un simbolo del G8: solo che il numero 8 è un reggiseno tenuto in verticale, e altri indumenti intimi femminili gli escono dalle tasche della giacca.
Il titolo più offensivo è forse del settimanale francese L'Express, che mette in copertina una foto del nostro premier presentandolo così: "Berlusconi, il buffone d'Europa, è un'anomalia".
Come si vede una bella rassegna stampa, che fa onore all'Italia ed al suo Premier , che di colpo occupa la scena internazionale, indipendentemente dai risultati del G8.
Si capisce in fondo il forte imbarazzo dei grandi del mondo.
E pensare che doveva essere un vertice che si apriva con buone prospettive.

mercoledì 8 luglio 2009

Il poco Onorevole Salvini e le sue "finte" dimissioni.

Il poco Onorevole Salvini non si pente, Salvini non si scusa, Salvini non si rende nemmeno conto, per  farlo bisognerebbe avere almeno una testa con dentro anche qualche pensiero che si agiti una volta ogni tanto.
Ma Salvini evidentemente possiede i neuroni del cervello scollegati dalla terminazione della bocca, per cui può parlare a ruota libera e le cazzate possono uscire così, quasi senza nemmeno rendersene conto.
Ora Salvini , tanto per mantenere il ritmo, precisa che le polemiche sul coro anti-napoletani sono "tanta panna montata" e le sue dimissioni (dalla Camera, visto che comunque ha optato per l'Europarlamento) le aveva gia' decise. Bravo Salvini, neanche il ritegno di tacere.
Se "qualche Napoletano si è offeso" , e come potrebbe non essere, "le mie piu' sincere e sentite scuse", in fondo dice lui tutti dovrebbero riuscire a distinguere tra ruolo privato e quello pubblico.
In fondo anche Bossi è intervenuto "pubblicamente" a difenderlo e sostenerlo.
Neanche "gli" sfiora, al nostro poco onorevole, l'idea che le dichiarazioni private di un parlamentare non possono essere diverse da quelle pubbliche.
Forse non è colpa sua, ma sempre di quei famosi "neuroni". 
In fondo gli italiani non si devono preoccupare troppo di lui , delle sue affermazioni come delle sue idee, Salvini alla fine   non è nessuno nemmeno nel suo partito.
In fondo è "solo" direttore di 'Radio Padania' , è stato per cinque anni consigliere comunale a Milano, ora è parlamentare europeo e per un anno lo è stato anche italiano.
Matteo Salvini , classe '73, appassionato di Milan, dei dialetti e dei tortelli di zucca, responsabile, del gruppo giovani della Lega di Milano dal 1994 al 1997, segretario provinciale dal 1998 al 2004, e poi di nuovo dal 2006, dal 1993 siede in consiglio comunale e oggi a Palazzo Marino ricopre l'incarico di capogruppo della Lega.
Salvini , eletto con i voti di 70 mila italiani che forse la pensano come lui, che lo eleggono a loro rappresentante.
Salvini che propone vagoni separati per gli immigrati  nella metropolitana di Milano.
Dovremmo forse preoccuparci di un Salvini qualsiasi ? Sicuramente no.
Un vecchio proverbio sostiene che "la mamma degli ignoranti è sempre incinta".
Forse è giunto il momento di parlare seriamente  e ampiamente anche di aborto, e se non fosse poco cristiano di prevederlo su "scala".

G8: I preoccupanti buoni auspici di Berlusconi.

Un Berlusconi sorridente annuncia che "questo G8 si apre sotto buoni auspici". Analizziamoli.
Il presidente cinese Hu Jintao ha rinunciato a partecipare ai lavori del G8 all'Aquila e sta rientrando precipitosamente in patria, si dice per far fronte alla crisi nel Xinjiang e dirigere la repressione in atto.
Solo per inciso si ricorda che , nella regione del nordovest della Cina, già 200 persone hanno perso la vita negli ultimi scontri tra la  minoranza etnica degli uiguri e le forze dell'ordine.
Come sia possibile raggiungere accordi sul clima e sulle emissioni inquinanti nell'atmosfera oppure definire nuove regole dei mercati internazionali senza coinvolgere la Cina , la più grande economia del mondo, rimane un mistero.
Scosse di assestamento continuano a interessare il martoriato l''Abruzzo, intralciando ed ostacolando la ricostruzione per primo, e preoccupando non poco gli organizzatori del G8 oltre ai grandi della terra.   
La stampa internazionale continua negli attacchi al nostro Premier.
Il Financial Times sostiene che Berlusconi  "è una figura controversa che irrita gli alleati".
Il Daily Telegraph titola , con sottile ironia, che "Berlusconi sceglie l’ex modella Mara Carfagna come accompagnatrice del G8".
Lo spagnolo El País, per la prima volta nella sua storia, si schiera con i vescovi contro il "libertinaggio allegro e irresponsabile", mentre El Mundo si chiede addirittura se "il Cavaliere sopravviverà al vertice del G8".
Ma un affondo sostanziale, quello peggiore perchè coinvolge l'intero nostro paese, arriva dal Guardian che ipotizza l’Italia, a breve, fuori dal G8 e sostituita dalla Spagna.
Tutto questo avviene mentre il nostro Cavaliere ci parla , con ottimismo tipico, "dei buoni auspici con cui si apre questo G8".
Se queste sono le premesse aspettiamo di vedere i risultati.
E' vero che l'ottimismo rende a volte più sereno e migliore il mondo, ma quando questo impedisce di valutare la realtà delle cose e dei fatti rischia di diventare pericoloso, anche per il paese che si rappresenta.
Più realisticamente del Cavaliere , raccogliendo tutto l'"ottimismo" di cui sono capace,  mi pare si possa dire che questo G8 inizia sotto "preoccupanti buoni auspici".
  

martedì 7 luglio 2009

Canzone razzista di Salvini ; pochezza culturale e mentale di un parlamentare della Lega o mentalità diffusa ?

Colpa del vino o colpa delle cattive abitudini ? Ancora non si hanno notizie certe, qualcuno dirà sia una goliardata con un sottofondo di idiozia. Forse è un segno dei tempi, del livello culturale dei nostri rappresentanti in Parlamento o semplicemente del livello culturale dei notri elettori , visto che all fina ognuno ha i parlamentari che si merita. Siamo alla Festa di Pontida , anno 2009 dopo crsito.
Il deputato ed europarlamentare della Lega Matteo Salvini, con un bicchiere di vino in mano ed il resto nello stomaco , si intrattiene con un folto gruppo di persone. La serata è allegra, si è parlato dei successi elettorali, dei programmi realizzati e quelli ancora da realizzare , ma il clima conviviale lo fa partire con un ritornello tipico di quelle latitudini , di quei luoghi e di quelle teste : «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...».
Il video finisce su YouTube.
Non pare il caso di aggiungere altro , il fatto e la notizia si commentano da se.
Se fosse stato un minorenne o uno studente a comportarsi in tale maniera si sarebbe parlato di bullismo o di immaturità.
Inutile rimproverare i figli se questi sono i padri .
Inutile parlare di sottocultura se questi sono gli esempi.
Superfluo chiedere le dimissioni di chi rappresenta così bene una mentalità diffusa che troverebbe subito un nuovo rappresentante, come suo degno sostituto.
Senz'altro è sconfortante, non solo la pochezza culturale ma anche quella mentale, certamente indegna di un parlamentare della Repubblica italiana.
A fine mattinata lo stesso Salvini prova a placare la bufera con una dichiarazione all'Ansa.
La dichiarazione è forse più sconfortante della canzone stessa e non lascia adito più ad alcun dubbio.
 "Qui la politica non c’entra nulla - dice Salvini - , non c’entra nulla il razzismo, e chi si stupisce o si scandalizza vuol dire che sono almeno 30 anni che non mette piede in uno stadio..".
Qui finalmente Salvini dimostra di aver centrato il problema, di aver colto la sua vocazione, la sua essenza, certa gente può sedersi tranquillamente in uno stadio o in una osteria, ora può trovare spazio anche nelle feste della Lega, ma sicuramente si fatica e ci si rammarica di vederle simili personaggi occupare gli scranni delle aule parlamentari. E' un segno di quanto siamo caduti in basso invece di progredire.
Costa dabvvero fatica pensare che qualcuno possa chiamare Salvini "Onorevole"; di "onore" in lui se ne trova davvero poco, meno ancora nei suoi comportamenti.

lunedì 6 luglio 2009

L'insostenibile "pesantezza" di Berlusconi in vista del G8.

Proprio alla vigilia del prossimo G8 dell' Aquila , numerose testate giornalistiche Europee preannunciano la pubblicazione di nuove fotografie scattate a villa Certosa.
Naturalmente le reazioni del Cavaliere sono quelle tipiche del personaggio e che sembrano funzionare e reggere così bene in Italia.
Berlusconi parla ancora una volta di complotto, non più solo italiano, ma addirittura internazionale; accenna neanche tanto velatamente a nuove invidie ed a vecchi rancori di Murdoch.
Nemmeno rientra negli schemi logici di Belusconi che la stampa estera in fondo stia facendo solamente il proprio mestiere, incurante del vertice, incurante dei problemi del nostro premier, attenta solo a pubblicare ed a diffondere, nel momento opportuno, tutte quelle notizie che permetteranno, ai rispettivi giornali, di vendere il maggior numero di copie possibili.
E anche un cieco si accorgerebbe delle difficoltà e dei problemi del nostro Presidente del Consiglio, di quella insostenibile "pesantezza", morale ed intellettuale, che si porta dietro come uomo e come politico. Una sorta di pesantissima cappa che grava sul Cavaliere , sul G8 e sull' intero nostro paese.
A poco possono servire, sul piano internazionale, quelle minacce del Cavaliere che invece erano sembrate così utili ed opportune in Italia, e che tentavano di chiudere definitivamente la bocca all'opposizione ed alla stampa ostile
Si vedano ad esempio gli attacchi alla "sinistra" definita sempre "comunista" ed "irresposabile" , o l'esplicito invito, rivolto agli industriali , di non fornire più pubblicità a certi giornali definiti catastrofisti, oppure basterebbe guardare le nuove misure punitive, preparate e predisposte, per i giornalisti e gli editori riguardo alla pubblicazione delle "intercettazioni".
Sul fronte interno le cose sono andate un po' meglio , in soccorso del Cavaliere è sceso in campo , con tutta la sua autorevolezza proprio il Presidente delle Repubblica, che aveva invitato tutti a porre termine , almeno nel periodo del G8 ,ad ogni polemica.
Ma la tregua temporale italiana non reggerà all'estero.
Il fuoco di fila sarà numeroso e farà parecchio rumore, animerà il vertice, in maniera negativa e rischierà di far passare notti insonni e giorni tormentosi al Cavaliere.
I nodi prima o poi vengono al pettine, la leggerezza dei comportamenti rischia di diventare pesantissima, il mondo in fondo non vive della stessa provincialità o ingenuità Italiana.
E' impossibile non vedere come questo vertice rischi di essere già morto prima di nascere, sarà il vertice del gossip, se non interverranno scosse sismiche a movimentarlo e ad interessare i media.
Paradossalmente il nostro leader in questi giorni può contare solo sulla natura , può solo augurarsi e ne è cosciente, che alcune scosse di assestamento, che tutti si augurano non gravi, riescano a richiamare un'attenzione internazionale che invece rischia di essere tutta concentrata sui suoi veri o presunti scandali.
Avere un Presidente del Consiglio così esposto, costretto a districarsi tra il caso Noemi e quello della D'addario, tra il processo Mills e le polemiche sulle veline, sarà motivo di imbarazzo, non solo personale del Cavaliere, ma dei suoi alleati e dell'intero paese.
Fose ha veramente ragione D'Alema, quando sostiene pubblicamente, che la caduta di Berlusconi non è molto lontana e che non sarà indolore ma rischia di essere catastrofica, non solo per lui, ma per l'intero paese.

sabato 4 luglio 2009

Legge sulle intercettazioni: irragionevole, gravemente dannosa per lei indagini e anticostituzionale.

Come molti si aspettavano il Presidente della Repubblica Napolitano non intende rimanere silenzioso al Quirinale in attesa che gli venga inviata, già approvata, la legge sulle intercettazioni.
Al contrario il Presidente, proprio cercando di evitare quello scontro istituzionale che potrebbe derivare da un eventuale rinvio alle camere tenta già da ora la strada della mediazione e della persuasione.
Non si tratta qui di usare mezzi termini , di tentare sfumature dialettiche, sottigliezze giuridiche inutili, la legge in sè è giudicata, dalla stragrande maggioranza degli italiani, "irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa, già pronta allo sciopero del 13 luglio", e con l'intero mondo dei blog e di internet pronto al primo sciopero della sua storia.
In pratica la legge, così come è stata pensata proprio non va.
E così ieri , il Presidente Napolitano, rompendo ogni indugio, ha convocato al Quirinale il ministro Alfano a cui ha manifestato tutte le perplessità dell'intero mondo della giustizia, della stampa, dei normali cittadini, oltre che le sue.
Pesa sulla legge un legittimo ed evidente vizio di incostituzionalità che ha obbligato Napolitano a puntualizzare allusivamente al ministro che se questa legge "dovesse passare così come è al Senato" , lui si troverebbe "costretto a fare un passo che di certo non sarebbe gradito al Governo".
Ma sulla legge pesano fortemente i tanti e manifesti dubbi.
Che ne sarà di tante inchieste su ignoti assassini, di quelle sulla corruzione, sulla mafia, sull'usura, sul racket ? Come si conciliano le indagini e le intercettazioni con quegli "evidenti indizi di colpevolezza" necessari per ottenere un ascolto ?
Quando si può veramente dire che gli indizi sono evidenti ? quando si ha già il colpevole e le intercettazioni sono superflue ed inutili.
Proprio in questi giorni, al Csm stanno protestando i più noti procuratori antimafia.
E come è possibile che in un paese civile, i giornalisti che pubblicano intercettazioni , possano rischiare fino ad un anno di carcere e gli editori multe salatissime ? Neanche fossero stupratori e ladri.
Le motivazioni sono evidenti, non si vogliono qui solo impedire le intercettazioni, si vuole imporre anche un evidente bavaglio alla stampa ed all'informazione, giudicate "nemiche".
Se si dovesse approvare la legge non sarebbe solo la morte della giustizia, come dice l'Associazione magistrati, ma anche la fine dell'informazione e della libertà di stampa.
Napolitano, per ora, ha buttato un macigno sulla strada della legge, ma la sua approvazione dipenderà anche dalla consistenza delle proteste che da qui ad oggi ne potranno seguire.
Pe questo non è auspicabile, per nessuno degli interessati, abbassare i toni e le proteste, questo vale per i magistrati , per i giornalisti, per ogni blog che si occupi di informazione , e per tutti quei cittadini che ancora credono in uno stato di diritto, che abbia a fondamento della sua esistenza sia la giustizia che la libertà di stampa.

venerdì 3 luglio 2009

Maroni critica il Vaticano , tanto le elezioni sono lontane ed il clero ha già cristianamente apprezzato i soldi dati alla scuola cattolica.

Il governo ha approvato , nella giornata di ieri, il tanto discusso ddl sulla sicurezza.
Inutile dire che sono rimaste inalterate tutte le precedenti posizioni dei due diversi schieramenti politici.
Il Pd e l'opposizione criticano e parlano di un provvedimento inutile, disumano e dannoso. La maggioranza al contrario esulta soddisfata.
Sullo sfondo, sempre defilato, pronto alle critiche ma attento a precisare e successivamente a puntualizzare o smentire il Vaticano.
Questa volta le critiche sono affidate a monsignor Marchetto che giudica disumana e cristianamente discutibile la legge.
Piccata e scortese la risposta di Maroni "dal Vaticano la solita liturgia".
Nessuno però si preoccupi di un presunto scontro tra potere spirituale e potere temporale.
In fin dei conti è il solito balletto, una sorta di tango rituale.
Le agenzie non avevano fatto in tempo a battere la risposta del ministro che subito, il portavoce  della Santa Sede, affermava che "Non consta che ci siano state critiche che si debbano qualificare come critiche del Vaticano, ma solo opinioni personali, espresse dall'arcivescovo Agostino Marchetto, numero due del Consiglio per la pastorale dei migranti.
Lo scontro come si vede tra stato e chiesa è rimandato a data da destinarsi, in fondo, per mantenere dei buoni rapporti tra i due poteri , si può sacrificare anche un pò di carità cristiana.
Maroni può sentirsi così libero di esprimere taglienti giudizi sulla chiesa, visto che le elezioni sono lontane, anzi si sono appena concluse.
Il Vaticano al contrario può ritenersi soddisfatto dei molti soldi che ha ricevuto per la scuola privata, in fondo non si è trattato di " carità" , questi sono stati soldoni, sonanti e consistenti, a testimonianza che di  solo "amore" o di "carità"  non si vive, non si va da nessuna parte.

Sto con la la Serracchiani proprio perchè è simpatica e moderna. C'è qualche cosa di male ?

Non aveva ancora finito di pronunciarle quelle parole  "Sto con Franceschini perché è il più simpatico. Di qua c'è il progetto del Pd, dall'altra parte c'è D'Alema. Io sto col Pd" che subito una marea di critiche ha sommerso la povera Debora, la neo eletta eurodeputata che è riuscita a superare preferenze persino Silvio Berlusconi.
Le sue parole hanno scosso l'intero apparato del partito sopratutto i sostenitori di Bersani e D'Alema.
Qualcuno, con aria di sufficienza, ha parlato di "infelice dichiarazione di una giovane e ancora inesperta eurodeputata".
Parlavano con sufficienza anche di Berlusconi questi, pontificavano sul "voto di protesta", senza neanche immaginare o capire quanto questa fosse grande e diffusa nel paese.
Anche ora , in fase precongressuale , è facile immaginare che le battute saranno al vetriolo. In fondo all'interno di questo partito c'è ancora gente che si appassiona e si infiamma del duello tutto immaginario e cerebrale tra D'Alema e Veltroni, ritornato a rilasciare dichiarazioni, che tra l'altro dovrebbero essere tenute in seria considerazione. Ecco allora che le parole di quella che è diventata il simbolo del rinnovamento del partito irritano l'intero stato maggiore del Pd. Le battute si sprecano, "sapete perché preferisco Bersani? perché sa cantare" è l'ironica replica di Barbara Pollastrini, d'alemiana di ferro.
Persino Follini e la "pasionaria" Rosy Bindi  , che d'alemiani non sono, non riescono a dimostrare neutrlità alcuna e intervengono pesantemente ; il primo affermando , tra lo spiritoso ed il dotto , " che ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici. Un argomento così significativo da consegnare finalmente agli archivi le frivole opere di Tocqueville e i superficiali dibattiti della Costituente del '46" .
La seconda, allargando le braccia sconsolata, forse con un pizzico di gelosia tutta femminile, se la cava parlando dell' "inconsistenza della Serracchiani".
Eppure anche se nel Pd in pochi se ne sonoi accorti , mai come in questo congressso si vive la necessità di un ricambio generazionale. Non solo nel partito ma nel paese intero vi è una diffusa "voglia di nuovo", di idee nuove al di fuori dei vecchi schemi. Le vecchie ideologie vivono oramai di nicchie, mai come ora si sente la necessità di un partito moderno, realista e pragmatico.
E in fondo se la Serrachiani decide di stare con Franceschini perchè tra i due mali ha deciso di scegliere il male minore, o semplicemente perchè Francescini è simpatico, o sa comunicare meglio la sua voglia di nuovo, che male c'è. Si sono mai chiesti nel Pd perchè gli italiani hanno scelto Berlusconi ? O hanno deciso per caso di rimanere a vita partito di opposizione in attesa di un messia che diffonda una nuova verità rivelata ?
E se io personalmente , e come me molti altri , abbiamo deciso di stare con la Serracchiani perchè è la "cosa" più nuova, più "simpatica", più moderna e più vera, che vediamo , o semplicemente percepiamo, a sinistra, che male c'è ?
In fondo un leader deve fare bene alcune cose, avere idee chiare, programmi seri, carisma induscusso, ma alla fine deve raccogliere voti  e consensi.          
Da qui al congresso è certo che la battaglia e lo scontro diventeranno durissimi, le battute al vetriolo si sprecheranno, nella speranza che non si sprechi tutto un congresso e le sue opportunità.
E' certo normale che il dibattito e lo scontro possano essere anche aspri e le contrapposizioni dure sopratutto in un partito che non ha più un leader indiscusso (ammesso lo abbia mai avuto) .
E' anche questo segno e indice di vivacità e di vitalità, oltrechè di democrazia.
Ma fino a un certo punto, se poi il dibattito si chiude e diventa solo interno, incomprensibile al paese, ed agli elettori:
Si deve capire che vi è necessità di rinnovamento , anche generazionale.
Dove andrà il Pd ancora non è dato sapere, ma l'importante è rimettere a nuovo la nave , uscire dalle secche , spiegare le vele al vento e riprendere il largo, navigando di nuovo in mare aperto,  il timone ben saldo nelle mani di un nuovo comandante , nonostante le tempeste, nonostante i venti contrari.
Ma dietro l'angolo vi è anche il rischio di uno scontro sterile, tra funzionari di partito, piccole beghe o gelosie, incomprensibile ad un paese che ha sempre più bisogno di realtà e di fatti; vi è il rischio che questo scontro, tra vecchio e nuovo, sia solo per la supremazia in un partito che "non c'è" , che ha una storia ed un passato , gloriosi finchè si vuole, ma che rischia ora di non avere più un avvenire.
"Dum Romae consulitur , Saguntum expugnatur" diceva Tito Livio.
Con molto meno autorevolezza della sua, anche io  vorrei ricordare che il rischio è proprio questo , che a "Roma" ci si perda in discussioni inutili mentre il paese è già nelle salde mani degli avversari politici, ed il partito ha iniziato il suo inesorabile declino, la sua lenta agonia, nonostante i buoni consigli, nonostante i tanti soccorritori, nonostante tutte le cure prestate, lasciando di colpo orfani di una "rappresentanza" tutti i suoi tanti elettori.  

giovedì 2 luglio 2009

Berlusconi a cena con i giudici che dovranno decidere del lodo Alfano.

Berlusconi una sciocchezza la fa e l'altra la prepara.
Non se ne è ancora uscito indenne dai casi Noemi e D'Addario che subito si butta a capofitto in un nuovo e più preoccupante scandalo, che non coinvolge  come i precedenti , solo aspetti della sua vita privata, ma rischia di screditare alcuni organi istituzionali.
Motivo del nuovo scandalo una cena a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella; presenti il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, il ministro della Giustizia  Alfano, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano.
Una cena, normalmente è un conviviale incontro tra amici, ci si diverte, si parla del passato o dei progetti del futuro, a volte di politica e anche di calcio, si stringono amicizie o si fanno affari.
Nulla di male si dirà, ma lo strano e il fatto scandaloso è che a questa cena siano stati presenti, oltre al ministro Alfano, anche due dei giudici che il 6 ottobre prossimo dovranno decidere sulla costituzionalità o meno del lodo Alfano. Puerile e ingenuo è pensare che a quella cena non si sia parlato anche di questo.
E come era inevitabile subito scoppia il caso politico e istituzionale.
Di Pietro ed il Pd criticano e mettono sotto accusa il ministro della Giustizia Alfano e i due giudici della Corte costituzionale.
Si chiedono apertamente le dimissioni, non solo dei giudici ,ma anche del ministro.
Inutile chiedere le dimissioni a Berlusconi, visto che non le hai mai date per nessun scandalo.
Questa seconda Repubblica ci ha oramai abituato a scandali che la prima nemmeno sognava, e se Di Pietro, nelle aule parlamentari, ha accusato Berlusconi e Alfano di aver "infangato la sacralità della Corte che vediamo totalmente minata" , una qualche ragione ce l'ha.
Inutile ricordare, al Ministro e a Berlusconi, che in casi simili i magistrati ordinari  "possono essere ricusati" in qualsiasi causa.
In un colpo solo, non si capisce se con estrema superficialità o per una precisa volontà , si sono calpestati sia l'etica che il diritto.
Certo ognuno è libero di invitare a cena, a casa propria, chi vuole, almeno così dicono i sostenitori del Premier, ma opportunità avrebbe voluto che quella cena non ci fosse mai stata, perchè non solo non "sta decisamente bene invitare a casa propria una persona sulla quale si dovrà decidere", ma anche perchè , qualunque saranno poi le decisioni dei giudici sul discutibilissimo lodo Alfano, agli italiani rimarrà sempre il leggittimo sospetto, che quella cena abbia agevolato o favorite la decisione, tanto più se rimarrà vivo il dubbio , come dice Di Pietro, "che i risultati siano frutto di una cena carbonara e piduista".
Come si vede una brutta storia dietro l'altra, in un crescendo senza fine.

mercoledì 1 luglio 2009

Sarà anche un Bergamasco che lavora come un toro, ma Roberto Micheletti è sempre un golpista.

Dicono che il nuovo Presidente delll' Honduras sia un bergamasco che "lavora come un toro, duro, determinato e senza troppi scrupoli". E su questo non abbiamo dubbi.
Appartiene certo anche lui a quella commovente, poetica e sofferente parte d'Italia che se ne andò a cercare fortuna nel­le Americhe e pare che la sua famiglia sia riuscita nell'impresa.
Rober­to Micheletti, 65 anni, il nuovo presi­dente dell’Honduras, che nes­suno ha ancora riconosciuto e che pare susciti simpatie solo nel nostro paese, potrà essere di origine italiano e "bergamasco", potrà per tanti aspetti avere alle sue spalle una vita interessante e commovente, ma non dimentichiamolo è pur sempre un golpista , anzi "l’ultimo gol­pista", che ancora non ha capito che nemmeno gli U.S.A , con Obama Presidente , lo tollereranno o lo lasceranno tacitamente fare.

Niente scuse per la strage di Viareggio. Individuiamo tutte le colpe, non nascondiamo nessuna.

Come sempre accade in Italia appena avviene un disastro, ha subito inizio con il balletto delle accuse anche quello dello scaricabarile.
Lo si è visto ultimamente con il terremoto.
Ad un grande disastro naturale si è risposto con l'urgenza dei soccorsi, ma si è scoperto che anni di disattenzione e di superficialità nel costruire costano poi moltissimo in vite umane ed in risorse.
Anche la strage di Viareggio inevitabilmente seguirà un medesimo scontato copione.
Come sempre sarà difficilissimo trovare i colpevoli materiali di quanto accaduto. Al contrario, per una sorta di dovuto rispetto alle vittime ed ai loro famigliari , si dovrebbe cercare con ogni mezzo di andare fino in fondo.
Tutti danno per scontato che le colpe e le responsabilità vadano accertate e  che , se qualcuno ha sbagliato, anche involontariamente, questi deve pagare.
Ma già ci si sente dire che che "le ferrovie italiane so­no fra le più sicure d’Euro­pa" e, proprio per sostenerne la tesi si mostrano le statistiche ufficiali.
Si dice, e gli sprovveduti scoprono, che il "tra­sporto delle merci su rota­ia è decisamente più sicu­ro di quello su gomma" e che poi , le morti che avvengono sulle strade non sono nemmeno paragonabili a quelle avvenute sulle rotaie.
Tutte cose vere naturalmente ma non sufficenti ad inquadrare una situazione ed un problema che non si può far finta di ignorare.
In Italia gli incidenti sono sicuramente pochi rispetto al resto d'Europa, ma come non vedere che il nostro trasporto merci su rotaia è striminzito, asfittico, ridotto all'osso, rispetto a quello di altri paesi che in questo settore hanno investito tecnologie e risorse. All'incirca il 90 per cento del nostro trasporto di merci avviene ancora su strada , con tutti i danni che ne conseguono.
Se solo si guardasse un po' più a fondo si scoprirebbe che tutto il nostro materiale ferroviario è vecchio, spesso vecchissimo, e per trovarne di simile a volte è necessario far riferimento all'India.
Come non accorgersi che la nostra "linea ferroviaria", tolto alcune tratte, è altrettanto vecchia e decisamente insufficente a sopprtare un traffico che tendenzialmente aumenta, e che liberalizzato permette ai privati di arrichirsi e di guadagnare, mentre il trasporto pubblico arranca e mantiene solo costanti le perdite.
Si ha a volte il dubbio che nessun amministratore pubblico abbia mai visto viaggiare , dato l'orario, quei treni pendolari che assomigliano sempre più a lager in cui vengono stipate le "vittime" incolpevoli dell'inefficenza pubblica ed amministrativa del nostro paese.
Ecco allora che qualche riflessione va fatta ad alta voce.
Senza ombra di dubbi va detto allora che è ora di investire risorse nel settore del trasporto pubblico e locale, ma è giunto il momento di riconoscere chiaramente che le società pubbliche vanno gestite con criteri manageriali e non clientelari; è ora di dire che amministratori e consigli di amministrazione incompetenti ed inefficienti, mentre servono a parcheggiare politici "trombati" , portano  inevitabilmente al disastro tante società pubbliche che servono al paese ed ai cittadini.
Certo ora si debbono trovare  i colpevoli di quanto accaduto, lo meritano le vittime , ma proprio l'amore della giustizia e quello della verità ci obbligano ad alzare un po' gli occhi per inquadrare e scoprire anche le colpe di una classe politica incompetente, che da ben dieci anni non prepara un piano nazionale dei trasporti.
Le colpe appartengono certamente al passato, ma i disastri e le tragedie peggiori sono sicuramente quelle che non servono nemmeno ad evitarne altre. Questo sarebbe ancora più tragico e naturalmente ancora più colpevole.