Tutti i "guai" del Presidente Berlusconi.
Qualcuno afferma sia colpa del caldo che gioca brutti scherzi, altri ancora ironicamente la giudica un'inconscia speranza degli sconfitti, certo è che ha notevole risonanza il fatto che oggi D'Alema affermi con convinzione che "presto la maggioranza di governo sarà interessata da scosse. Per scosse, ha poi precisato, lui intende "momenti di conflitto, di difficoltà anche imprevedibili, che richiedono un'opposizione in grado di assumersi le proprie responsabilità". Sulla stessa lunghezza d'onda di D'Alema oggi se ne esce anche l'Annunziata recisando però di non aver mai sentito D'Alema sulla questione ma di esprimere solo alcune sue personali convinzioni. E' interessante notare coma anche Gad Lerner, poco tempo fa sul suo blog, fosse pronto addirittura a scommettere che il governo Berlusconi sarebbe al massimo durato ancora un anno e poi i suoi stessi alleati avrebbero dato il benservito al Presidente. Si dirà che tutti gli "opinionisti " qui presi ad esempio hanno la caratteristica comune di appartenere tutti alla sinistra, si potrà anche dire che tutti , chi più chi meno ha forse un qualche motivo per non "amare" eccessivamente il Cavaliere , ma certo non passano inossevate tante simili convinzioni e neppure l'estrema debolezza politica in cui si viene a trovare , pur nel successo delle elezioni, il nostro Presidente del Consiglio.
Certo è verissimo che la destra vince e stravince , conquistando molte amministrazioni comunali e provinciali e che l'opposizione non vive un momento felice, ma non sfugg a nessuno che il vero trionfatore all'interno della maggioranza di governo non è Berlusconi ma Bossi. E' il Senatur che con un filo di voce definisce ed approva programmi, stabilisce i tempi ed i modi, ne da le direttive e si presenta come arbitro indiscusso di ogni contenzioso. Se il suo silenzio vale oro, è solo con il suo consenso che il governo può continuare a vivere.
Che la'ria si stia surriscaldando all'interno della maggioranza, che , dopo i mugugni ed i distinguo su tanti argomenti, non ultimo il referendum, in lontananza si sente già il leggero sferragliare delle armi che precede sempre ogni battaglia. Non si riesce, neanche con tanta buona volontà, a presagire nulla di buono o a pensare che queste siano solo le solite "esercitazioni".
Ora il Cavaliere deve sentirsi come un pollo , messo dai suoi sempre più affamati alleati, a rosolare su uno spiedo a fuoco lento, tra un Bossi sempre più pretenzioso ed un Fini sempre più interessato ed alla ricerca di un suo posto, o nella succcessione o ,come spera con il consenso della sinistra, pronto ad aspirare alla Presidenza della Repubblica nel momento opportuno.
Berlusconi tutto questo lo ha capito benissimo, ci hanno pensato Letta e Ferrara , a spiegargli in due minuti la situazione, tanto è vero che comincia a parlare di "complotto" e di progetto eversivo; avvisa tutti , come è suo solito nei momenti in cui gli pare di vedere un qualche pericolo , che senza di lui non cade solo il governo ma vi è solo il nulla più completo e totale.
Il Cavaliere deve ora passare tra queste forche caudine , non a caso la sua prima preoccupazione, subito dopo il voto, è stata quella di ridefinire un nuovo programma su cui inchiodare o aggregare i suoi alleati, seguita da una ricerca sempre più affannosa di un consenso popolare che gli desse le tranquillità che non riesce a dargli la sua compagine.
Un solo enorme neo basta però a deturpare l'immagine del premier , scuote sempre più forte il castello delle sue fortune o delle sue certezze politiche ed è la naturale predisposizione a mettersi da solo nei guai , passando imperterrito da uno scandalo all'altro, tra processi , sentenze e veline che avrebbero già costretto alle dimissioni qualsiasi premier europeo.Per ora al contrario lui resite, fino a quando sarà ncessario ai suoi alleati, fino a quando riuscirà a sodisfarli tutti, conciliando La Lega con Lombardo che ora scalpita al Sud o fino a quando ,uno scandalo più grande o rumoroso degli altri , lo abbligherà ad inevitabili decisioni, obbligandolo a salvare se non l'immagine del paese, almeno la propria. Come si vede il tempo stringe.


















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