mercoledì 10 giugno 2009

"Gheddafi no camping": La sua tenda la pianti a Villa Certosa , lui non è amico degli italiani ma di Berlusconi.

E' un Gheddafi irriconoscibile quello che oggi è atterrato a Ciampino per la sua prima visita ufficiale in Italia.
Solo la foto che portava sul petto ci ha riconfemato le sue "smargiassate" ed i suoi modi di "capo tribù".
Sulla divisa nera infatti , proprio all'altezza del petto, portava , in bella mostra, la fotografia del «leone del deserto» Omar al-Mukhtar, l'eroe della resistenza anti-italiana, catturato e impiccato dai fascisti nel 1931.
Dal punto di vista diplomatico la visita di Gheddafi è sicuramente importante per l'Italia, non pone solo ufficialmente fine ad un contenzioso eterno sui danni di guerra tra i due paesi, ma potrebbe aiutare scambi commerciali e accordi che in tempo di crisi potrebbero essere importanti ed utili al nostro paese.
Solo dovrebbe avvenire un po' in sordina, quasi vergogndosi e scusandosi di essere costretti ad accettare, per vivere in questi tempi grami, o per sbarcare il lunario, anche simili compagnie.
Invece in questi ultimi periodi il Colonnello Gheddafi gode, da parte del governo Berlusconi, di una considerazione notevole ed immeritata, per il semplice fatto che ha accettato di fare da argine in terra libica agli immigrati.
In fondo al Colonnello, in cambio di bel po' di soldi è stato chiesto di sporcarsi quelle mani che al contrario noi vorremmo mantenere ben pulite, di fare quello che noi non oseremmo mai fare e di utillizzare quei metodi che in fondo noi non potremmo mai utilizzare.
Niente di pù quindi di un nostro "impresentabile" braccio armato in terra africana , un "lanzichenecco" prezzolato posto a difesa dei confini , che deve essere d'ostacolo allo sbarco di clandestini sul nostro territorio , proprio per il governo che ha fatto di questo principio una delle sue bandiere ideali.
Si capisce quindi tutta l'importanza che il nostro governo dà alla visita.
Si può comprendere quindi il dovere istituzionale del pranzo con Napolitano oltre che l'incontro con Berlusconi e il soggiorno a villa Pamphilij per una serie di colloqui.
Il paese che ha dato i natali al Machiavelli e che ha fatto del suo "Principe" una dottrina di base per i suoi politici è sufficentemente smaliziato e non si meraviglia più di nulla, riesce a digerire tutto avendo uno stomaco allenato da secoli di assuefazione.
Ma, detto questo , non si dovrebbe andare oltre nella cortesia , non è possibile turarsi il naso più di tanto e fare di Gheddafi un ospite gradito all'Italia ed agli Italiani.
Con l'esclusione del sindaco Alemanno, non sono in molti a vedere con piacere Gheddafi a Roma, mentre sono moltissimi quelli che hanno rifiutato di incontrarlo e si preparano a scendere in piazza per dimostrare contro di lui.
Amnesty International, ad esempio, ha chiesto allo Stato italiano di porre fine alla "cooperazione poco trasparente e priva di garanzie in materia di diritti umani, che ha sinora contraddistinto le relazioni tra Italia e Libia.
Human Rights Watch nel condannare “l'amicizia” tra Italia e Libia rimarca come "la visita del Colonnello Gheddafi in Italia celebra un accordo sporco tra il premier Silvio Berlusconi e il colonnello Gheddafi.
Per il suo sporco "lavoro" la Libia viene ripagata dall'Italia con 200 milioni di dollari l'anno per i prossimi 25 anni per infrastrutture nel Paese.
Gheddafi, inutile nasconderlo, è un feroce dittatore nel suo paese, reprime i diritti fondamentali dell'uomo in maniera spietata e governa un paese che non conosce democrazia nè alcuna libertà.
Per questo al colonnello dovrebbe essere sì permesso di avere colloqui con il governo Italiano, ma a Gheddafi non dovrebbe mai essere concesso l'onore ed il permesso di parlare davanti al Senato della nostra Repubblica.
Se Gheddafi vuole coltivare amicize italiane lo faccia con Berlusconi e con il suo governo , questo è riuscito persino a Putin , l'"innata simpatia del nostro premier" forse potrebbe sembrare divertente anche a lui.
Se poi proprio gli si vuole accordare il permesso di piantare la sua tenda sul suolo italiano , non lo si faccia concedendogli in uso Villa Pamphilij , un luogo pubblico degli italiani, ma gli si conceda Villa Certosa, forse lì riuscirebbe anche a divertirsi un po' di più, e ci sarebbe permesso di salvare anche la nostra reputazione, sopratutto tra le tante e vere amicizie di cui gode ancora il popolo italiano.

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