La rabbia dei terremotati che rivogliono L'Abruzzo che conoscono, quello che era nei loro occhi, quello che è nei loro cuori.
Finita la manifestazione davanti a Montecitorio, andati in onda tutti gli slogan, cosa resta della rabbia dei terremotati dell'Abruzzo ? LI abbiamo sentiti chiedere al governo di "cambiare strategia " se davvero vuole ricostruire la città e non solo 15 mila casette. Lo scontento della popolazione dell'Aquila, come si è visto, è tanto si può riassumere tuttavia anche questo per slogan "forti e gentili sì, fessi no!", "100% ricostruzione, partecipazione e trasparenza" e poi quel "Buffoni, buffoni", urlato sempre più forte a testimonianza di una rabbia non più trattenuta.
Chi protesta non chiede più una "sistemazione" qualsiasi, quella va bene per le emergenze, chiedono di ricomonciare una vita, chiedono vengano ricostruite, non delle "case", ma città e paesi, un intero territorio, un tessuto sociale andato perso, una regione devastata.
Come dargli torto e come non accorgersi che chi pensava di poter ricostruire nuovi insediamenti abbia sbagliato progetto e programma. Certo non sempre sarà possibile ricostruire come prima, alcune volte sarà necessario farlo in luoghi diversi, ma i terremotati vogliono la "ricostruzione", non una semplice costruzione che li farebbe sentire sradicati dal territorio, stranieri in "patria", o nella loro case.
E' stata un'enorme superficialità non aver capito quali erano le esigenze vere della popolazione al di là della immediatezza e dell'urgenza di una sistemazione. Il lavoro da fare come si vede sarà ancora enorme, la strada lunga, i fondi probabilmente scarsi od insufficenti, ma qualche cosa si dovrà pur fare od inventarsi ,perchè resta, per gli abruzzesi, solo la certezza che l'Aquila e L'Abruzzo vanno ricostruiti come prima, meglio di prima.
Se si vuole far questo per davvero, è evidente come non possono essere credibili le parole di chi ancora pensa che a settembre, o tra un anno o due ,tutti gli abruzzesi avranno "una casa".Gli Abruzzesi rivogliono l'Abruzzo , le "loro case" e non un alloggio qualsiasi in un albergo, in un campeggio, in un luogo sconosciuto e non loro, neanche chiedono impossibili e fantastiche crociere ai caraibi.
Rivogliono semplicemente la "loro vita" non ne chiedono un'altra, anche se nuova, vogliono il loro Abruzzo , più sicuro più moderno, ma rivogliono l'Abruzzo che conoscono, quello che era nei "loro occhi" , quello che resta nei loro cuori.


















1 commenti:
"...come non accorgersi che chi pensava di poter ricostruire nuovi insediamenti abbia sbagliato progetto e programma..."
Come aver potuto credere che certe promesse potessero essere vere?
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