martedì 30 giugno 2009

Berlusconi eviti le sciocchezze, almeno fino al G8 e non cominci la solita storia del complotto e della sinisitra per ogni dissenso.

E' difficile essere disoccupati  e non essere tristi ed incazzati.
Certo si ha un bel dire di essere ottimisti,  di sorridere alla vita , ma poi i problemi della quotidianità ti sovrastano e ti sommergono sotto una sfilza di bollette, quella della luce, del gas, del mutuo o dell'affitto.
Allora te la prendi con la società , con la sfortuna e la cattiva sorte, con il Presidente del Consiglio , come con il Papa o con il mondo intero.
Ai disoccupati Napoleani non è sembrato vero di potersela prendere niente popo di meno che con Berlusconi e con il suo governo.
Così il Cavaliere è stato accolto al teatro San Carlo di Napoli, dove ha partecipato a un'iniziativa di Confindustria per premiare i napoletani eccellenti nel mondo, dai fischi e dagli insulti.
Una moltitudine di disoccupati e di cassaintegrati lo ha accolto al grido di "buffone, buffone".
Lapidaria e scontata la risposta del Premier, segnale inequivocabile, non della comprensione o della partecipazione ad un fenomeno o ad una situazione, comunque dolorosa per chi la vive, ma della mediocrita intellettuale e della pochezza dell'uomo, nonchè del politico.
"Quelli che sentite sono gli organizzati dalla sinistra, sono quelli che conosciamo bene e questa sinistra si dovrebbe vergognare. Abbiamo, ahimè, questa sinistra che in effetti è la nemica del Paese".
L'Italia è sempre più un paese strano, un paese in cui i disoccupati sono di sinistra, lo sono i magistrati e lo sono i giornalisti. E'  irreale ed inconsistente oramai questo paese, così pronta a capire il suo Premier ed a farsi ammagliare dai suoi richiami elettorali, ma sempre più incompresa ed incomprensibile al Premier forse a causa delle diversità abissali che separano la società italiana dalle frequentazioni tipiche di Palazzo Grazioli e di villa Certosa.
E' sconfortante considerare come basti in fondo pochissimo qui per essere disprezzati, tacciati di catastrofismo o di appartenere alla sinistra, basta perdere il lavoro o protestare per una vita grama o difficile, oppure farlo per le proprie ragioni come per i propri diritti, basta solo pensarla diversamente da come la pensa Berlusconi o il suo governo , ci si sente subito emarginati ed esclusi; alla faccia della democrazia ed alla faccia del libero pensiero..
basta in fondo pensarla solo diversamente da Berlusconi e dal suo governo. 

Esiste un problema morale in Italia ? Bernard Madoff "il bancarottiere" condannato a 150 anni di carcere.

Finalmente è arrivata per Bernard Madoff, il più grande bancarottiere di tutti i tempi , la severa condanna. Centocinquant’anni di carcere aveva chiesto l’accusa venerdì sera e Centocinquanta ne ha confermati il giudice pronunciando una sentenza durissima, per tanti versi simbolica ed esemplare.
Queste sono state le sue dichiarazioni "Oggi ho voluto lanciare un messaggio. I crimini commessi dal signor Madoff erano straordinariamente malvagi ed equivalgono a una strage senza sangue". Sono stati una stupefacente manipolazione del sistema e fatti di questa portata non possano e non devono più ripetersi.
E subito in aula è scoppiato un applauso , prolungato , intenso liberatorio.
Bernard Madoff non è uno stupratore, ma come questi ha coscientemente e violentemente approfittato di tante persone.
Madoff non è un assassino per la legge, ma al pari di un pluriassassino ha molte vite umane sulla coscienza.
Madoff , che tempo addietro era il grande finanziere, ora per la società e la morale americana è un mostro, al pari di un pluriomicida, al pari e peggio di un violentatore.
I giornali d'oltre oceano sono ricchi delle numerose testimonianze delle sue disperate vittime, dei loro pianti , delle loro urla e delle loro imprecazioni  in aula.
Tutte le vittime, nessuna esclusa, hanno maledetto Madoff augurandogli le peggiori sofferenze.
Le dichiarazioni di una di queste incarnano al meglio il senso della sentenza ; "Ha rubato ai ricchi, ha rubato ai poveri, ha rubato alla classe media. Quest’uomo non ha nessun valore, deve sentirsi in trappola per il resto della sua vita come lo siamo noi".
E Madoff , secondo la giustizia americana verrà trattenuto in carcere per il resto della sua vita.
Dicono abbia ascoltato in piedi e senza apparente emozione la sentenza.
Non hanno scalfito la sua imperturbabilità, nè le urla, nè gli insulti delle migliaia di vittime.
Madoff ora sarà d'esempio a tanti, ma Madoff  per molti anni è stato il simbolo di  un capitalismo trionfante senza regole, senza morale, senza alcun sentimento.
Ora gli U.S.A. hanno deciso di voltare pagina, di cambiare le regole punendone esemplarmente uno per educarne 1.000.
Ma hanno anche segnato e marcato chiaramente un'inversione di tendenza, culturale ed etica, un cambiamento profondo di mentalità , di sentimenti , di idee.
Ora proviamo invece e solo per un attimo a pensare ai "furbetti" nostrani, ai nostri "bancarottieri", ai nostri finanzieri,  sempre impuniti, sempre protetti , sempre "galleggianti a pelo d'acqua" e pronti nuovamente al mare aperto appena lo permettono nuovamente le condizioni.
I cambiamenti sono figli della storia , come si vede richiedono atteggiamenti nuovi, mentalità e regole nuove, un'etica ed una morale diversa, ma vogliono anche leggi severe ed esemplari per tutti, non solo per gli immigrati cladestini.
Come si vede , sono ancora troppe le cose che mancano nel nostro paese perchè quanto accade oltre oceano possa accadere a breve anche qui , in  questa paese di furbi , dove ancora prosperano , per reati finanziari, leggi consenzienti , vaste coperture politiche , e diffusi  sentimenti di connivenza e comprensione.

lunedì 29 giugno 2009

I giornali inglesi "irrompono" su Berlusconi con notizie piccantissime e divertenti, ma li seguono a ruota i francesi e gli spagnoli.

Se non ci fosse la stampa inglese a ricordarci ogni tanto i nostri scandali , avremmo l'innata tendenza, vista l'assuefazione, all'oblio.
Di certo oramai pare una vera e propria guerra dichiarata quella tra i giornali inglesi e Silvio Berlusconi.
Nessun colpo , per quanto basso, sembra escluso tra i contendenti.
Forse è l'assenza di scandali a corte che obbliga i giornalisti di quel paese ad emigrare all'estero, oppure l'attitudine ad attaccare i potenti ed i loro vizi, fatto sta che oltre Manica sono sempre informatissimi su questo pruriginoso scandalo tutto italiano.
Ieri ha iniziato nuovamente il Sunday Times ad occuparsi del caso sostenendo che il "fedelissimo, sottosegretario alla presidenza del Consiglio , Gianni Letta, il più fidato collaboratore del Cavaliere, "avrebbe preso le distanze da lui tanto che da alcuni mesi declinerebbe anche i suoi inviti a cena".
Se fosse vera la notizia , il Cavaliere sarebbe veramente un'"anatra zoppa", faticherebbe non solo a districarsi nella politica italiana ma persino nei ragionamenti.
Il Sunday Times prosegue poi sottolineando, con un severo accenno moralista, "come fonti dall’interno (del governo ) ritengano che Berlusconi si sia trasformato nell’opposto del re Mida, sporcando tutto ciò che tocca".
Ma poi il Sunday si lascia andare un po' di più , entra nel privato e nel piccante, a me pare sinceramente cadere un po' nel ridicolo, quando riferisce le ricostruzioni dell'incontro del Cavaliere con la D'Addario.
Difficile credere a quanto riferisce la escort raccontando la sua notte con il Premier.
E' ridicolo ed inspiegabile quel "non ho mai dormito perchè il Cavaliere era un toro instancabile".
Non mettiamo in dubbio la notizia in sè, solo la "naturalezza" dell'atteggiamento del Premier.
Anche se si conoscono farmaci che fanno miracoli e che per ben tre giorni sanno rendere amatori instancabili, non siamo sfiorati , come italiani, dal dubbio amletico che le famose "corna" immortalate nella foto di Berlusconi con i "grandi" fossero una sorta di "autopromozione" del Premier.
Ci sganasciamo letteralmente dalle risate pensando come spesso per qualcuno la pubblicità sia giudicata l'"anima" del "commercio", o più realisticamente a volte , per altri, sia facilissimo esagerare un po' nell'uso di "medicinali" come di "allucinogeni".
Tocca però al britannico Telegraph richiamarci , con toni più seri, alla triste realtà dei fatti , sottolineando amaramente come "l’Italia sia ormai talmente abituata agli scandali che nessuno ci fa ormai più caso".
La tesi è condivisa anche dal francese Nouvel Observateur che aggiunge, però, che «da quando Berlusconi è tornato al governo, è la prima volta che il suo gradimento scende sotto al 50%».
Lo spagnolo El País , per non essere da meno , e con molto maggior sconforto, richiama gli episodi per sottolineare come il prossimo G8 sia destinato ad occuparsi più di scandali che di altro.
Come si vede quindi, il nostro Premier, può, a ragione e giustamente, vantarsi di essere il leader italiano più conosciuto all'estero e di aver reso unnbuon servigio al suo paese rendendo l'italia un po' più famosa e "nominata" nel mondo.
Con altrettanta ragione sincerità noi italiani invece siamo costretti a ricordargli come di questa sua "meritata" o "immeritata" fama , ne avremmo fatto volentieri a meno.
Non siamo fra quanti sostengono che, ne parlino bene o ne parlino male, l'importante è che ne parlino.
Ci sarebbe piaciuta un po più di sobrietà , una maggiore serietà, e in fondo un pizzico di stile in più.

venerdì 26 giugno 2009

Addio al controverso re del pop Michael Jackson.

La notizia rimbalza , per i suoi fans peggiore di un cataclisma , da una parte all'altra del pianeta; è morto, ad appena 50 anni, Michael Jackson, "la più grande icona del pop americano", personaggio per tanti aspetti controverso e discutibile ma sicuramente una delle più grandi "stars" del secolo.
Le sue canzoni ed i suoi brani , al pari del suo personaggio leggendari, hanno accompagnato la vita di tre generazioni.
Il suo album più famoso "Thriller", del 1982, è stato il disco più venduto al mondo.
Un album che divenne il simbolo di una rivoluzione, non solo musicale ma culturale e sociale , nei confronti di un'America, appiattita e repressa, all'interno di una cupa e reazionaria società reaganiana.
Fu subito la "rivelazione", il risveglio, un aprire gli occhi al suo scattante passo di danza , un "rimettersi in movimento" e in "gioco" per una intera generazione che non chiedeva altro se non una profonda rottura con il qualunquismo intransigente che pervadeva non solo la società americana.
Fu subito creatività, ritmo e gioia, isteria collettiva e frenesia, pianti e urla, al pari dei Beatles, e come per i Beatles.
Il nostro secolo ci ha oramai abituato al fatto che le rivoluzioni sociali sono precedute da grandi rivoluzioni musicali.
E Jackson divenne la bandiera di una "rivoluzione", non solo americana ma mondiale, ed entrò ben presto nel mondo della leggenda, fu lui stesso leggenda.
Ma Jackson fu anche profonda contraddizione, lui nero e simbolo stesso della "vitalità" nera, non riusci mai ad accettare pienamente la sua storia e le sue origini, si sottopose così ad una serie interminabile di delicate operazioni per "diventare" bianco.
La sua eccentricità non si fermò qui, e non fu solo e tanto nell'abbigliamento , nel trucco, nel suo modo di porsi o di essere.
Jackson fu anche trasgressione, non solo musicale; seppe ad esempio portare al parossismo ed agli estremi livelli quella ricerca di un'"eterna bellezza e giovinezza" che è così tipica dei nostri tempi e della società moderna.
Poco importa se negli ultimi tempi la sua mentalità e le sue idee, i suoi desideri come le sue voglie , sembravano stridere, in un corpo in decadimento, ed il rischio per lui era di trasformarsi in un triste ridicolo pagliaccio, in una orrenda maschera di ciò che non sarebbe più potuto essere, un eterno ed immaturo Peter Pan.
Ora Jackson, il re, è morto, a noi ha lasciato in eredità le sue cose migliori, tutto il resto, le sue manie , le sue ossessioni, gli scandali e la sua presunta depravazione, finiscono con lui.

giovedì 25 giugno 2009

"L'affare di Berlusconi" "si ingrossa".

Il presunto giro di feste e di ragazze che ruota, secondo le accuse , attorno a Palazzo Grazioli ed al premier , sta assumendo una dimensione nuova, drammatica e grottesca assieme.
Pare che gli investigatori stiano ascoltando nuovi testimoni, nel giro pare cominci ad entrare , secondo indiscrezioni di stampa, anche un po' di cocaina, che si da sempre per scontato serva a mantenere certi ritmi o certe prestazioni.
La stampa estera attacca , in crescendo costante il nostro Premier , aserendo che in Italia esiste "un problema morale" in politica.
I giornali italiani, almeno quelli non schierati con il centro destra o non di proprietà della famiglia Berlusconi, seguono da vicino l'inchiesta con dovizia di particolari.
Intervengono persino i vescovi e Famiglia Cristiana, mai così all'unisono, invitando il Cavaliere a fare chiarezza. Da più parti si asserisce sia giunto il momento di smetterla di rotolarsi nel fango.
Solo per i telegiornali della Rai (con esclusione del Tg3) e di Mediaset l'inchiesta sempre non esistere , semplicemente svanita, scomparsa dai notiziari. In qualche altro paese avrebbe fatto crollare il governo.
E di oggi la notizia che nella notte è stata bruciata l'auto di Barbara Montereale, la modella coinvolta nell'inchiesta e che ha testimoniato, assieme alla D'Addario, di aver partecipato alla festa a Palazzo Grazioli.
Pare si tratti di incendio doloso, minacce o casualità ? difficile pensare al secondo caso.
Inutile dire che le battute sul premier e sulla politca italiana si sprecano.
C'è chi sostiene sia necessario al più presto istituire nuovi ministeri , uno per la moralità e uno per la censura.
L'altro giorno alla notizia che Berlusconi non poteva prtecipare ad un convegno perchè trattenuto a palazzo Grazioli si sono potuti vedere i sorrisi complici degli astanti , gli sguardi preoccupati dei sostenitori, un fuggi fuggi dei giornalisti.
Con un po' di spirito , doveroso perchè oramai questo governo sta sprofondando nel ridicolo, oggi potremmo anche noi concludere che, a seguito degli ultimi fatti , ancora una volta, l'"affare" di "Berlusconi" si sta ingrossando, per assumere proporzioni diverse.

Iran è guerra civile; migliaia di studenti dispersi, morti e feriti per le strade di Teheran.

Lo scontro in Iran sembra avvitarsi su se stesso e assumere una dimensione nuova man mano che passano i giorni.
La protesta, nata a seguito degli evidenti, e oramai accertati brogli elettorali, sembrava mettere in discussione la sola vittoria di Ahmadinejad senza osare mettere in dubbio l'autorità politica e religiosa di Khamenei.
Ora invece , nonostante la "guida suprema" si sia schierata apertamente con il Presidente uscente e abbia minacciato i manifestanti, le proteste non hanno avuto termine.
E' la prima volta che questo accade in Iran ,ed il fatto non può passare inosservato.
Quanto accade nel paese non è più una lotta tra opposte fazioni di uno stesso regime, tra conservatori e riformatori come all'inizio si poteva supporre.
Piano piano la protesta si è trasformata , è diventata una vera e propria lotta aperta al regime iraniano, alla sua autorità religiosa, a Khamanei stesso.
Basta guardare quelle strade sempre più insanguinate, migliaia di donne e uomini che scandiscono le loro proteste o le loro ragioni, e i tanti ragazzi , in un paese in cui i due terzi della popolazione ha meno di 30 anni.
E' difficile immaginare come il regime teocratico iraniano non abbia percepito nè ancora visto il baratro verso cui è destinato; come ancora non si sia accorto dello scollamento profondo tra il suo potere e la volontà popolare.
Era parso in un primo tempo che Moussavi attendesse un solo cenno di Khamanei per riunificare il paese, per far rientrare le proteste.
Così non è stato, Khamanei ha scelto l'intolleranza di Ahmadinejad precipitando il paese nel baratro, creando una frattura oramai insanabile tra gli opposti schieramenti.
Teheran è una città sotto assedio , vi si combatte oramai una guerra civile aperta che avrà termine solo con la sconfitta di uno dei due contendenti, non è più possibile alcuna pacificazione o mediazione.
E se la vittoria toccherà a Moussavi non ci sarà più posto nel paese per Khamanei e per i conservatori.
Il regime ha mostrato la sua faccia peggiore ha scelto la repressione e lo scontro , instaurando il terrore e l'odio tra la popolazione.
Circa 2000 sono , secondo i blog, gli studenti dispersi di cui si sono perse le tracce; la qual cosa rende questa dittatura che si proclama religiosa molto simile alle peggiori del Sud America.
In questo momento ancora non è ragionevolmente possibile fare una previsione a breve sull'esito dello scontro in atto.
Quello che è oramia certo è che la situazione è rapidamente peggiorata e degenerata fino a diventare drammatica.
Il regime sta lottando aspramente proprio perchè ha capito che in gioco vi è il suo potere e la sua stessa sopravvivenza.
La diplomazia e la politica sicuramente devono attivarsi, non è possibile non condannare quanto accade in Iran , non è pensabile non ascoltare le voci angosciate dei tanti giovani, delle tante Neda che muoiono ogni giorno nel paese sotto i colpi di un regime cieco e feroce.
Ma la diplomazia e la politica devono muoversi in punta di piedi, senza fare troppo rumore, scegliere l''atteggiamento più consono e più produttivo, non solo al fine di essere d'aiuto alla battaglia dei riformatori , ma anche per non aggravare il sanguinoso scontro già in atto.

mercoledì 24 giugno 2009

Al Nord, la Lega va all'incasso e chiede al Pdl 3 Regioni come "pagamento" per la vittoria elettorale, chissa se Berlusconi sorride ancora.

La vittoria del centrodestra nella tornata elettorale appena terminata è stata sicuramente innegabile ed indiscutibile. Si potrà dire che le aspettative erano sicuramente maggiori nel Pdl, e che a conti fatti la buona riuscita dipende più dal successo della Lega che da un'avanzata complessiva del nuovo partito, ma poi qui ci si deve fermare.
Al di là del voto europeo, molte sono state le amministrazioni provinciali e comunali passate dal centrosinistra al centrodestra.
Quello che però ha fatto pendere la bilancia dei consensi verso destra è stato il successo pieno di Bossi e della Lega.
 E' tanto evidente questo per tutti, che Bossi ed i suoi colonnelli gongolano mentre si ripetono, sornionamente ad alta voce per essere da sentiti da tutti, anche e sopratutto dagli "Siamo determinanti e per questo vogliamo di più".
E se Berlusconi ha di che sorridere per il successo complessivo del suo schieramento, proprio la buona performance del Carroccio pone il Cavaliere in seria difficoltà politica.
Il sorriso del Premier rischia di essere più d'immagine ed obbligato, che sincero e sentito.
Il primo problema per il Pdl rischia di partire proprio dal cuore stesso della Lombardia, dalla capitale del Nord divenuta simbolo di una strisciante richiesta complessiva che diventa questione di principio.
Proprio a Milano infatti il Pdl arranca e il centro destra vince solo di misura su Penati grazie ai voti dei Leghisti.
Ma non si tratta solo della Lombardia oramai , una valanga verde ha ridisegnato la mappa politica del nord.
Nel Veneto i candidati del carroccio hanno fatto scintille ed il pieno di voti e consensi è stato tanto eclatante da permettergli di espugnare anche città come Venezia e Belluno, tradizionalmente considerate roccaforti del centrosinistra.
Ora Bossi ed i suoi vogliono tirare un po' i remi in barca, ritirare le reti con i "frutti" della buona pesca, mettere all'incasso quella cambiale in bianco , che prima era saldamente nelle mani di Berlusconi.
Memore del suo trascorso socialista Bossi ha imparato che i voti non si contano ma si "pesano", ed i suoi, proprio perchè determinanti, sono più preziosi dell'oro.
Mi pare di vederlo il Cavaliere, con un sorriso che si smorza e si trasforma in ghigno , la fronte, imperlata di nervoso sudore e che cede un po' di cerone in eccesso, mentre un Bossi serafico , guardandolo dritto negli occhi, gli ripete che questo successo e questa valanga di voti sono "sicuramente il viatico migliore per avere un governatore leghista in Veneto". Ma non solo , visto che il "popolo apprezza i "nostri uomini e le nostre donne", li apprezzerà ancora di più , come dice Calderoli, anche in Lombardia e in Piemonte".
E pensare che proprio ieri Berlusconi aveva scherzosamente e, secondo lui spiritosamente, detto a Franceschini che si sarebbe augurato nella sua vita ancora molte di queste "sconfitte".
Be auguri presidente per la sua "bella vittoria", in democrazia si dà sempre l'onore dell armi, e se in fondo tutti noi non fossimo così pensieroso e preoccupati, saremmo persino tentati di dirle : "contento lei ed i suoi elettori contenti tutti".  

martedì 23 giugno 2009

Neda l'iraniana , simbolo del suo popolo che sfida un regime teocratico che si crede infallibile ed eterno.

I risultati dei referendum sconfiggono tutti, non solo i referendari.

Gian Franco Fini parla di "Cronaca di una morte annunciata, commentando l’esito del referendum. Come si sa non è stato possibile raggiungere il quorum abrogativo , la qual cosa accade oramai da 14 anni per tutti i quesiti referendari. Naturalmente i giudizi e le interpretazioni politiche si sprecano, si differenziano solo a secondo delle convenienze e delle opportunità. Per Pier Ferdinando Casini, «gli italiani hanno detto un secco no al bipartitismo». Bossi e le Lega gongolano. Maroni addirittura pretende, dimenticandosi le sue colpe e quelle dl suo partito per non aver voluto aggregare il voto refendario alle europee, di mandare il conto delle spese a Segni e Guzzetta.

lunedì 22 giugno 2009

Inchiesta di Bari e "Berlusconi"; i silenzi dei telegiornali ed i buoni consigli al Cavaliere.

venerdì 19 giugno 2009

Feste e ragazze; Berlusconi chiarisca al paese, agli avversari come ai suoi sostenitori.

giovedì 18 giugno 2009

La rabbia dei terremotati che rivogliono L'Abruzzo che conoscono, quello che era nei loro occhi, quello che è nei loro cuori.

mercoledì 17 giugno 2009

Un lucido disegno politico accompagna la vita degli italiani, per qualcuno scandisce i tempi delle leggi per altri quello delle inchieste

Da alcuni giorni erano già iniziate le grandi manovre di accerchiameto del Premier , prima sospetti, poi sussurri , interventi e richieste varie, infine le grida, sopratutto quelle del Cavaliere.
Si rischia ora di capire tutta l'urgenza e la fretta di approvare una legge che impedisse, non solo le intercettazioni telefoniche ma anche la pubblicazione delle stesse.
Naturalmente, ed era scontato, il Premier ancora una volta parla di complotto.
Riassumiamo brevemente i fatti, riportati oggi da ogni giornale italiano. Pare che , nel corso di un indagine su presunte tangenti che riguardano la Tecnohospi­tal, un'azienda che si occupa di «tec­nologie ospedaliere», sarebbero state intercettate conversazioni che riguardano alcune feste organizzate a palazzo Grazioli e a Villa Certosa.
C'è di più , i personaggi coinvolti avrebbero fatto cenno al versamento di soldi alle ragazze invitate a partecipare a questi "festini" , e qui pare che i magistrati siano intenzionati a verificare se si tratti di "millantato credito" oppure se vi si possa configurare addirittura il reato di induzione alla pro­stituzione.
Ad aggravare la situazione ed i sospetti , giunge anche la notizia che uno dei titolari della ditta possieda una splendida villa a Portorotondo , nelle immediate vicinanze di Villa Certosa.
Questi come si vede i fatti essenziali, così come raccontati e riportati dagli organi di stampa, ma c'è di più e di peggio.
Sempre il Corriere della Sera riporta un'intervista in cui una candidata nelle liste di Puglia prima di tutto, schieramento inserito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni comunali a Bari, asserisce di essere stata messa in lista perchè ha partecipato a due feste a palazzo Grazioli, la prima volta, "a metà dello scorso ottobre" dietro un compenso di 2000 euro di cui, dice, ne ha ricevuti solo "mille perché non ero rimasta" per la notte.
Cosa che invece, secondo la donna accadde in un'altra occasione, la sera dell'elezione di Barack Obama.
Credo che le notizie possano bastare a rendere , l'idea e l'immagine dello squallore in cui siamo caduti.
La magistratura ancora una volta farà il suo corso ed il suo dovere.
Noi qui non vogliamo riportare giudizi, in fondo per ora sono tutti tranquilli.
Il Premier è salvo, protetto dal lodo Alfano e tra poco anche dalla nuova legge sulle intercettazioni che impedirà la pubblicazione di notizie, presunte vere o false, riportate a seguito delle intercettazioni stesse.
Il Paese ancora una volta si divide tra innocentisti e colpevolisti. Tutti però sembrano convergere su una cosa, poco più di un sospetto, un pensiero fisso, che unisce e divide nello stesso tempo proprio perchè parte da due presupposti diversi per arrivare ad una stesa conclusione.
Ognuno riesce a cogliere nella vita politica italiana un lucidissimo disegno politico.
I sostenitori del Premier vi leggono un disegno eversivo volto a portarlo alle dimissioni o ad impedire a Berlusconi di proseguire nel suo mandato, la sinistra invece sembra osservare come vi sia una logica evidentissima nel calendario delle leggi del nostro parlamento che le porta ad essere approvate in base alle inchieste della magistratura ed a solo vantaggio o tutela del Premier.
Ad ognuno lasciamo le personali convinzioni o quelle di comodo , a noi pare conseguente in questo momento una sola considerazione, questo doveva o voleva essere un governo dei "fatti" e purtroppo sta diventando, nella spasmodica difesa del suo leader sempre più un governo che si occupa di soli pettegolezzi. Doveva occuparsi della rinascita del paese , della sua modernizzazione, per definire un futuro certo agli italiani, si sta occupando sempre più spesso di veline e di inchieste giudiziarie.
Aveva cominciato occupandosi del problema dei rifiuti di Napoli, non si è più mosso da lì , come si vede è costretto dai fatti ad occuparsi sempre di questo problema.
Sempre di spazzatura si tratta , solo leggermente diversa dalla precedente, e questa non si elimina con la costruzione di un inceneritore , ha bisogno di molto di più o di meglio.

martedì 16 giugno 2009

Preghiamo Allah, il grande e misericordioso ,perchè protegga il popolo Iraniano.

Per una botta di culo è filato via liscio anche l'incontro tra Obama e Berlusconi. Grazie presidente.

lunedì 15 giugno 2009

Tutti i "guai" del Presidente Berlusconi.

venerdì 12 giugno 2009

La guerra contro le mazzette ha avuto più sostenitori e maggior successo in Libia che in Italia. Gheddafi avverte gli industriali.

Continua con successo la visita di Gheddafi in Italia.
Il leader libico ha incontrato questa mattina una folta delegazione di industriali italiani nella sede della Confindustria.
A questi Gheddafi ha confemato che la Libia assegna all'Italia un ruolo privilegiato dal punto di vista economico e politico.
D'altronde Gheddafi non fa altro che spendere  in Italia, facendo affari, i nostri soldi.
Il Governo Berlusconi ha infatti accettato di pagare la bellezza di 5 miliardi di dollari in 20 anni come risarcimento per i danni di guerra.
Tale cifra dovrebbe essere destinata a costruire , in Libia, infrastrutture, che si spera vengano affidate a società italiane.
Avremmo davvero raggiunto il massimo, non solo dell'assurdo ma anche del ridicolo, se lo si dovesse anche ringraziare più di tanto o addirittura ci si riducesse a sperare davvero che non spendesse i nostri soldi finanziando ditte straniere.
Ma Gheddafi a volte mostra di avere idee ed obiettivi più chiari dei nostri.
Il suo messaggio al mondo industriale Italiano è chiaro. Forse "ci" conosce bene o forse la "nostra" fama ha superato, da tempo, proprio quelle frontiere che noi vorremmo inviolabili ed invalicalibili ai migranti.
Il colonnello ha ricordato come la mazzetta sia una costante di ogni transazione economica nel mondo arabo , ci sentiamo di aggiungere "onestamente" che le abitudini italiane non differiscano in questo campo da quelle  Libiche.
Dice però Gheddafi che "chi continuerà con la corruzione se ne andrà dalla Libia".
Il colonnello ricorda come la rivoluzione Libica, sotto questo profilo sia stata completa "La Libia ha fatto la rivoluzione oltre che contro il colonialismo ed il fascismo anche contro la corruzione".
Siamo molto sensibili su questo aspetto. L'impresa che vincerà è solo quella che soddisferà il popolo libico. Non dite di essere all'oscuro, vi ho avvertito", ha concluso minaccioso Gheddafi.
Si capiscono le motivazioni che spingono Gheddafi a lanciare questo ammonimento , spiace tuttavia essere costretti ad accettare " lezioni di moralità" anche da lui.
Spiace però ancora di più capire in un attimo come la nostra "lotta", a differenza di quella LIbica sia stata solo parziale , monca, incompleta.
Abbiamo si combattuto , come loro, contro il fascismo, ma ci siamo fermati a metà strada, ancora ci manca una vera lotta alla corruzione e oltretutto ben pochi politici ci invitano o ci invogliano a farla.  

Chi sono i franchi tiratori che hanno votato il decreto intercettazioni ? forse intercettati o inquisiti. Peccato abbiano perso un'occasione

Come sia possibile che una cattiva legge venga votata non solo dalla maggioranza ma anche da un pezzo dell'opposizione rimane un segreto tutto Italiano.
E' capitato però che, nel trado pomeriggio di ieri ci si sia accorti che la maggioranza favorevole alla legge potesse contare su 318 voti a favore, 21 in più rispetto alla maggioranza.
Misteri che si consumano nel segreto delle urne , che rodono ed assillano non solo le coscienze ma anche le intelligenze, dibattute nel labirinto delle interpretazioni.
I sospetti avanzano , si ipotizza che si tratti di "alcuni ex dc, ex margheritini, più qualche udiccino, più qualche radicale garantista".
Chi più ne ha più ne metta.
C'è persino chi avanza il sospetto si tratti dell'inizio della lotta all'interno del Pd .
Qualcuno afferma che quando si chiede il voto segreto poi lo si dovrebbe accettare in silenzio e rispettare. Dovrebbero però per primi cominciare loro a rispettare il loro ruolo , la loro autonomia e le loro funzioni.
Dovrebbero, a volte, ricordarsi che sono stati chiamati a rappresentare gli italiani alla luce del sole, con il coraggio delle idee e delle posizioni.
Oggi non resta altro che sperare nelle parole di Napolitano che "valuterà - ha detto - il decreto intercettazioni.
Per noi che già lo possiamo valutare , liberi da ogni imposizione e da qualsiasi preconcetto , rimane una pessima legge, anche se votata dalla maggioranza e da un pezzo dell'opposizione.
Poco  importa scoprire chi siano "i franchi tiratori" , forse sono solo inquisiti o "intercettati" anche loro, ecco perchè hanno votato la legge, non ci interessa più di tanto, ancora una volta quel Parlamento ha perso un'occasione.

giovedì 11 giugno 2009

Il Pdl e la Carlucci si leggano la sentenza del Consiglio Costituzionale francese sulla legge antipirateria e poi meditino

Per i tanti sostenitori, anche nostrani , che vogliono limitare o impedire l'accesso a internet a chi viene scoperto a scaricare illegalmente file pirata dalla rete arriva un'altra doccia fredda.
Come si sa, una legge estremamente restrittiva al riguardo era stata predisposta dal governo francese e sostenuta dallo stesso Sarkosy.
Tale legge prevedeva per chi venisse scoperto a scaricare illegalmente file coperti da diritti di autori multe salatissime oltre che , dopo la terza segnalazione, anche la sospensione della connessione.
Alla legislazione francese si erano subito ispirate, con proposte di legge più o meno simili, anche altre nazioni europee come la Svezia e, guarda caso anche l'Italia , ove il Presidente del Consiglio e la sua famiglia nutrono notevoli interessi nel settore della distribuzione cinematografica e dei diritti di autore.
Il Pdl infatti si era fatto subito aftto promotore di una legge al riguardo, presentata dalla Carlucci e visibile sul suo sito, per provvedimenti restrittivi del peer to peer.
In Svezia l'ira dei cittadini e dei fruitori di internet si è subito riversata nelle urne elettorali, penalizzando i partiti sostenitori di leggi restrittive dello sharing, e permettendo che un partito , nato solo per "liberalizzare" gli accessi a internet, si conquistasse il 7% dei consensi.
Ora si pronuncia anche il Consiglio Costituzionale francese, stabilendo che la connessione a internet è uno dei diritti fondamentali del cittadino e quindi nessuna autorità può alienarlo.
La decisione del Consiglio Costituzionale francese è destinata a fare storia ed a segnare un punto decisivo a favore di quanti sostengono che non debba cambiare il peer to peer, ma che al contarrio si debba provvedere al più presto, in un mondo globalizzato, ad una nuova "legislazione universale" sul diritto di autore.
Fino ad ora come si vede i sostenitori di normative restrittive dello sharing non hanno trovato nè molti consensi nè molta fortuna.
In Italia già ora , cittadini e stampa devono mobilitarsi per difendere il diritto all'informazione ed alla libertà di stampa , non vorremmo doverci presto mobilitare, assieme ai nostri giudici, per difendere anche, in un paese ogni giorno un po' meno libero, anche il diritto al libero accesso alla rete.

I nostri Onorevoli, sempre più inquisiti....

Sono 4 i senatori inquisiti , l’accusa è concor­so in corruzione , aggravata dal­ fatto di aver favorito l’associazione mafiosa.
Si tratta di  Car­lo Vizzini , del Popolo della Libertà e presidente della commissione Affari costituzionali, Salvatore Cintola, Saverio Romano e Sal­vatore Cuffaro dell'Udc.
Le indagini e le accuse provengono dai magi­strati della Procura di Palermo che indagano sul cosiddetto «te­soro » di Vito Ciancimino, l’ex sindaco della città condannato per mafia e morto nel 2002.
Ad accusare apertamente i politici è il figlio ultimogenito di Ciancimino, Massimo, già condannato a 5 anni e 8 mesi di carcere per riciclaggio dei soldi del padre, che secondo gli inquirenti sono di provenienza mafiosa.
Secondo le sue affermazioni vi erano però personaggi ben più importanti di lui coinvolti nel­la gestione dei soldi lasciati dal padre.
I rapporti con questi erano mantenuti dal tributarista Giorgio Lapis, condannato anche lui nel processo per riciclaggio.
Pare, secondo quanto sostenuto dagli investigatori, che tra gli «ingenti quantitativi di denaro» elargiti da Lapis per conto di Ciancimino una buona fetta sarebbe finita a Vizzini, ex leader socialdemocratico poi entrato in Forza Italia e agli altri indagati.
La giustizia, come dovrebbe essere normale in ogni paese democratico, farà anche in questo caso il suo corso se non interverranno leggi o leggine ad hoc ad ostacolarla.
Certo è che l'elenco dei nostri onorevoli, inquisiti o già condannati si allunga ogni giorno a dismisura ed è facile capire come oramai in quelle aule Parlamentari siedano troppe persone delegittimate a discutere o a legiferare sulla giustizia.
Non sarebbero necessarie nuove leggi o grandi cambiamenti della nostra Costituzione per "sfrondare" o "alleggerire" il numero dei nostri Parlamentari, sarebbe sufficiente che si dimettessero quanti hanno condanne o processi pendenti e che si stabilisse, come requisito indispensabile per sedere su quei seggi, come per ogni altra candidatura non solo l'esperienza o la fama e la notorietà, ma molto più semplicemente anche l'onestà.  

mercoledì 10 giugno 2009

"Gheddafi no camping": La sua tenda la pianti a Villa Certosa , lui non è amico degli italiani ma di Berlusconi.

E' un Gheddafi irriconoscibile quello che oggi è atterrato a Ciampino per la sua prima visita ufficiale in Italia.
Solo la foto che portava sul petto ci ha riconfemato le sue "smargiassate" ed i suoi modi di "capo tribù".
Sulla divisa nera infatti , proprio all'altezza del petto, portava , in bella mostra, la fotografia del «leone del deserto» Omar al-Mukhtar, l'eroe della resistenza anti-italiana, catturato e impiccato dai fascisti nel 1931.
Dal punto di vista diplomatico la visita di Gheddafi è sicuramente importante per l'Italia, non pone solo ufficialmente fine ad un contenzioso eterno sui danni di guerra tra i due paesi, ma potrebbe aiutare scambi commerciali e accordi che in tempo di crisi potrebbero essere importanti ed utili al nostro paese.
Solo dovrebbe avvenire un po' in sordina, quasi vergogndosi e scusandosi di essere costretti ad accettare, per vivere in questi tempi grami, o per sbarcare il lunario, anche simili compagnie.
Invece in questi ultimi periodi il Colonnello Gheddafi gode, da parte del governo Berlusconi, di una considerazione notevole ed immeritata, per il semplice fatto che ha accettato di fare da argine in terra libica agli immigrati.
In fondo al Colonnello, in cambio di bel po' di soldi è stato chiesto di sporcarsi quelle mani che al contrario noi vorremmo mantenere ben pulite, di fare quello che noi non oseremmo mai fare e di utillizzare quei metodi che in fondo noi non potremmo mai utilizzare.
Niente di pù quindi di un nostro "impresentabile" braccio armato in terra africana , un "lanzichenecco" prezzolato posto a difesa dei confini , che deve essere d'ostacolo allo sbarco di clandestini sul nostro territorio , proprio per il governo che ha fatto di questo principio una delle sue bandiere ideali.
Si capisce quindi tutta l'importanza che il nostro governo dà alla visita.
Si può comprendere quindi il dovere istituzionale del pranzo con Napolitano oltre che l'incontro con Berlusconi e il soggiorno a villa Pamphilij per una serie di colloqui.
Il paese che ha dato i natali al Machiavelli e che ha fatto del suo "Principe" una dottrina di base per i suoi politici è sufficentemente smaliziato e non si meraviglia più di nulla, riesce a digerire tutto avendo uno stomaco allenato da secoli di assuefazione.
Ma, detto questo , non si dovrebbe andare oltre nella cortesia , non è possibile turarsi il naso più di tanto e fare di Gheddafi un ospite gradito all'Italia ed agli Italiani.
Con l'esclusione del sindaco Alemanno, non sono in molti a vedere con piacere Gheddafi a Roma, mentre sono moltissimi quelli che hanno rifiutato di incontrarlo e si preparano a scendere in piazza per dimostrare contro di lui.
Amnesty International, ad esempio, ha chiesto allo Stato italiano di porre fine alla "cooperazione poco trasparente e priva di garanzie in materia di diritti umani, che ha sinora contraddistinto le relazioni tra Italia e Libia.
Human Rights Watch nel condannare “l'amicizia” tra Italia e Libia rimarca come "la visita del Colonnello Gheddafi in Italia celebra un accordo sporco tra il premier Silvio Berlusconi e il colonnello Gheddafi.
Per il suo sporco "lavoro" la Libia viene ripagata dall'Italia con 200 milioni di dollari l'anno per i prossimi 25 anni per infrastrutture nel Paese.
Gheddafi, inutile nasconderlo, è un feroce dittatore nel suo paese, reprime i diritti fondamentali dell'uomo in maniera spietata e governa un paese che non conosce democrazia nè alcuna libertà.
Per questo al colonnello dovrebbe essere sì permesso di avere colloqui con il governo Italiano, ma a Gheddafi non dovrebbe mai essere concesso l'onore ed il permesso di parlare davanti al Senato della nostra Repubblica.
Se Gheddafi vuole coltivare amicize italiane lo faccia con Berlusconi e con il suo governo , questo è riuscito persino a Putin , l'"innata simpatia del nostro premier" forse potrebbe sembrare divertente anche a lui.
Se poi proprio gli si vuole accordare il permesso di piantare la sua tenda sul suolo italiano , non lo si faccia concedendogli in uso Villa Pamphilij , un luogo pubblico degli italiani, ma gli si conceda Villa Certosa, forse lì riuscirebbe anche a divertirsi un po' di più, e ci sarebbe permesso di salvare anche la nostra reputazione, sopratutto tra le tante e vere amicizie di cui gode ancora il popolo italiano.

Leggi "veloci" quando interessano il Cavaliere; oggi verrà posta la fiducia sulle intercettazioni.

E'  velocissimo il nostro Parlamento come si vede quando si tratta di approvare leggi che interessano, in forma diretta o indiretta, il nostro Premier.
Il nostro Governo ha infatti deciso che oggi verrà posta la fiducia alla Camera sul disegno legge delle "intercettazioni".
Come si sa il nostro premier non teme la crisi economica, per questa basta l'ottimismo e poi, in fondo, lui lo ha dichiarato anche a Porta a Porta che in Italia  "non c'è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto".
Per Berlusconi il vero problema, la vera urgenza del Paese, sono le intercettazioni telefoniche.
E' riuscito a convincere gli italiani che queste incidono negativamente sulla "qualità della vita" di milioni di cittadini e sono un grave impedimento alla libertà individuale di ognuno.
Peccato sia un problema che per ora ha interessato "personalmente" solo lui e pochi altri , se tralasciamo gli indagati per mafia, per terrorismo o per stupro.
Da "domani" così  si dice , tutti avranno un diritto in più , quello di parlare liberamente al telefono, e per un popolo , che possiede un così alto numero di apparecchi telefonici , pare diventerà una vera "conquista epocale", un po' come la scoperta della ruota.
Inutile spiegare al Cavaliere che per la stragrande maggioranza degli italiani non cambierà nulla rispetto al passato.
Inutile dirgli che della sua legge, a milioni di cittadini, non ne importa proprio un bel fico secco, e che anzi  hanno l'impressione netta che questa diventerà dannosa per la giustizia non chè un serio ostacolo nella lotta contro il crimine.
Lui , il Cavaliere, prosegue per la sua strada , tra l'altro già intenzionato a cambiare anche la "giustizia" .
Chissà che in un futuro prossimo non riesca a cambiare anche la "criminalità", stabilendo delle regole più restrittive anche per questa.
Da "domani" quindi non solo saranno ostacolate con la nuova legge le intercettazioni telefoniche, ma anche quando saranno permesse ed effettuate , il loro contenuto non potrà essere reso noto nè pubblicato dalla stampa, anche se non più coperto da segreto istruttorio,  "fino alla conclusioni delle indagini preliminari, ovvero fino al termine dell'udienza preliminare".
Come si vede, un'altro bel lacciolo al diritto di informazione, al diritto di cronaca ed alla libertà di stampa, che passa ora , non solo tra le maglie di una concentrazione monopolistica dell'informazione che non ha eguali nel mondo occidentale, ma anche sotto le forche caudine dei rigori di una legge che, tra l'altro,  prevede pene, anche pecuniarie, estremamente severe ed elevate.
Ancora una volta , come si vede, quello che interessa al Cavaliere sono la "giustizia" e la "l'informazione", per le quali il nostro Parlamento è pronto a sfornare nuove leggi a raffica, non per renderle più efficenti e severe o più libere ed indipendenti , ma solo per piegarle ancora una volta a interessi, non del paese o della democrazia, ma di un concetto del tutto personalistico dello stato e del potere.

martedì 9 giugno 2009

E' cominciato il pressing di Bossi sul Cavaliere che si arrende subito sui referendum ed alza bandiera bianca

I risultati delle elezioni appena concluse cominciano già a dare i suoi frutti e, come è scontato, i vincitori si presentano all'incasso.
Eccola quindi la Lega, forte del suo successo, che inizia , da subito , il pressing sul Cavaliere e sul Pdl.
Nelle settimane precedenti alle consultazioni elettorali tutti avevano potuto constatare come Silvio Berlusconi si fosse, in più di una occasione , apertamente schierato, con l'intero Pdl, a sostegno del referendum elettorale del 21 giugno, referendum che la Lega al contrario vedeva come il fumo negli occhi.
Tra l'altro, una vittoria dei sì al referendum sarebbe proprio a tutto scapito del Carroccio ed a tutto vantaggio del Pdl.
Ma le ragioni di "Bossi", forse la sua logica "asciutta e stringente", sono state estremamente convincenti.
E' di oggi infatti una nota della presidenza del Consiglio che stigmatizza il cambiamento di opinione del premier ,"costretto" ora ad affermare che, "oggi non appare opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 giugno".
C'è solo un piccolo errore nelle affermazioni del Cavaliere, una piccola ingenuità politica, ed è quell'"oggi" di troppo che sembra lasciare a Berlusconi ed ai suoi una qualche speranza per il domani.
Per il Cavaliere non ci sono speranze, nè oggi nè domani , la sua sorte è già segnata.
In queste elezioni si è giocato la Sicilia, che tra l'altro sembra destinata a seguire Lombardo nel suo progetto autonomista, ora , la strada è una sola , o segue Bossi , o assieme al Nord perderà anche se stesso.
Se il Cavaliere ed il Pdl ancora si rallegrano oltre misura dei risultati delle elezioni, o non godono di molta lungimiranza politica e non riescono a vedere al di là del loro naso, o ci stanno semplicemente mentendo.

lunedì 8 giugno 2009

Chi pensa Berlusconi imbattibile si ricreda, Debora Serracchiani, nuovo vero leader del Pd è felice di aver battuto in preferenze "papi".

Un "volto nuovo" al posto dei soliti politicanti, una faccia pulita , fiduciosa e simpatica , una buona preparazione, un pizzico di fiducia e e di speranza, qualche kilogrammo di onesta intellettuale ed il gioco è fatto.
Il nuovo leader del Pd in pectore è tutto qui, già pronto per la sua battaglia , uscita fresca e vittoriosa dalle urne, sconfiggendo "niente popo di meno" che "sua maestà" il "Cavaliere".
A sinistra qualcuno la paragona già a Giovanna d'Arco, qualcun altro, più ferrato nell'antico testatmento, la vuole simile a  Giuditta che riusci a salvare il popolo ebraico da Oloferne, fatto sta che Debora Serracchiani è l'astro nascente della sinistra italiana.
Il suo video ha spopolato su Youtube, sopratutto tra i giovani, ha umiliato in Friuli Venezia Giulia Luigi Berlinguer, capolista del Pd e, "udite udite" è l'unica dopo Romano Prodi ad aver battuto Silvio Berlusconi di ben 10 mila preferenze.
Pare che il Cavaliere, saputo dell'affronto abbia, come Don Abbondio davanti a Carneade, esclamato esterefatto, Serracchiani "chi è costei" ?
Ebbene la Serracchiani , classe 1970, avvocato, quasi sconosciuta ai più fino al suo intervento a marzo 2008 all'assemblea dei circoli democratici a Roma, sta veramente facendo tremare i vertici del Partito.
Lei per ora sembra soddisfatta  "che il Pd abbia tenuto piuttosto bene, e che il Pdl non abbia sfondato", oltre a che naturalmente,  "l'Italia non sia completamente a destra come sembra vada nel resto d'Europa".
Si lascia solo un po' andare nell'entusiasmo quando ironicamente si dichiara soddisfatta di aver battuto il Papi', per il resto dice , "si vedrà".
Ma per i suoi sostenitori ed ammiratori, numerosi sopratutto a sinistra e tra gli antiberlusconiani, quello che conta sono i dati sotto riportati.
A qualcuno sembrano un quadro, un'opera d'arte da ammirare e da esporre in tutti i luoghi pubblici del paese, una soddisfazione ineguagliabile, e la Serracchiani la vogliano capolista in tutta Italia.

Ecco i candidati più votati in Friuli Venezia Giulia:

IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 31,85% (numero voti: 207.221)
BERLUSCONI Silvio 64286
COLLINO Giovanni 43242
GARDINI Elisabetta 7059
CANCIAN Antonio 5109
SARTORI Amalia 2656

PARTITO DEMOCRATICO 25,60% (numero voti: 166.514)
SERRACCHIANI Debora 73910
BERLINGUER Luigi 11244
PRODI Vittorio 6252
FRIGATO Gabriele 2559
CARONNA Salvatore 2243



 

Un boomerang fuori rotta investe Berlusconi ,"idealmente" sconfitto; il Pd arranca mentre un vento gelido di "destra" investe tutta l'Europa.

Il Cavaliere trionfante dei giorni scorsi non esiste più, si è perso per strada , ha battuto la testa contro un muro impenetrabile, mentre i suoi fucili hanno oramai pochi colpi in canna.
Certo il Pdl rimane il primo partito, ma ben lontano da quel fatidico 40% che Berlusconi sognava e sperava, e oltretutto in regresso di due punti rispetto alle politiche dello scorso anno.
C'è di più, il trionfo della Lega , che cresce oltre il 10%, consegna il Cavaliere nelle mani di Bossi e gli farà perdere, strada facendo, il voto moderato , man mano che aumenteranno le richieste del Carroccio.
Crescono però anche i delusi e gli insoddisfatti della politica che raggiungono la cifra impressionante di 7 milioni di elettori.
Come si vede il Cavaliere ha di che meditare sulle polemiche degli ultimi periodi , vedi caso Mills e Noemi ad esempio, ed il famoso boomerang di cui parlava ha sbagliato traiettoria, forse proprio nelle ultime settimane.
L'Italia che esce dalle urne è un'Italia "meno bipartitica e apparentemente meno berlusconiana" (Corriere della Sera).
Se Berlusconi piange, il Pd però non ha di che ridere , ha evitato è vero la catastrofe attestandosi al 26%, ma possiamo essere certi che al prossimo congresso assisteremo ad una vera resa dei conti.
Nessuno vince però a sinistra e proprio l'estrema sinistra fallisce il bersaglio a dimostrazione che divisi si perde.
A sinistra non resta politicamente altro che riconoscere come l'unica strada possibile per sperare in una vittoria sia un nuovo Ulivo che comprenda tutte le forze politiche del centro sinistra, rifondazione, radicali, socialisti , verdi e Idv compresi.
Solo di Pietro e le sua "intransigente" Italia dei valori raccolcono il successo sperato, a testimonianza che un'opposizione "dura" al Cavaliere ed agli "inciuci" della politica, alla lunga premiano.
Quello che però appare evidente è un paese sempre più frammentato e diviso, non più bipolare, e a fronte di una crescita della lega e della sua politica al Nord si perdono consensi e voti al Sud. Sarà difficile governare in questo vicolo cieco in cui si sono infilati i vari partiti.
Si è di fronte ad un'Italia che si sfilaccia nuovamente in opposte fazioni ma che purtroppo è sempre più insoddisfatta.
Ma c'è un dato eclatante, identico e visibile in tutta europa , è una forte crescita della destra, crollano infatti tutti i partiti socialisti, la crisi si "fa ragione politica", non apre scenari di sviluppo mondiali, non dà aspettative e prospettive, e il vecchio continente risponde con la paura, a volte con la disperazione, chiudendosi a difesa delle propria identità, dei propri confini e del propri interessi immediati.
E' il vento gelido della reazione che soffia sempre più forte sui popoli europei, è il trionfo degli egoismi e degli individulismi, mentre un' 'Europa sempre più distante e burocratizzata assiste impotente al suo declino.
Servirebbero grandi slanci, notevoli aperture, progetti ed idee adeguate, al contrario ci si confronta solo, qui come in tutta Europa , con le proprie ansie e le proprie piccolezze, a volte anche con i peggiori incubi, mentre i sogni di una "nuova era" rimangono confinati al di là dell'oceano, in quelll'America dove ancora vivono le speranze che possa esserci un mondo migliore.

sabato 6 giugno 2009

"Lavorava da 44 giorni consecutivi", compie una strage provocando la morte di 7 persone; "così fan tutti" dice il suo titolare ad Anno Zero.

Roman Baran è il camionista polacco che l'8 agosto dello scorso anno provocò un incidente sull'A4 che costò la vita a 7 persone.
Roman , anche lui morto quel tragico giorno, sembra stesse lavorando per il 44esimo giorno consecutivo perché i ripo­si certificati sul foglio ferie fir­mato dall’azienda, in realtà non li aveva mai goduti.
Ad ammetterlo l'altra sera ad Anno Zero è stato Arman­do Bizzotto, il  cotitolare del­l’azienda di autotrasporti Bfc di Tombolo di cui il 48enne polacco era dipendente.
"Ma non era un falso e comunque lo fanno tutti", si giustifica l’im­prenditore.
Ma alcuni dipendenti della società insistono e hanno dichiarato ai microfoni di Rai due che venivano trattati "con disumanità e che Roman aveva lavorato inin­terrottamente, senza mai un giorno totale di riposo per 44 giorni".
Ecco il rac­conto dei ritmi lavorativi: «Non avevamo tempo di respi­rare, non potevamo tornare a casa. Giorno e notte, ventiquat­tr’ore su ventiquattro. Qual­che momento di riposo buttati in cuccetta, ma poi basta".
Così ogni giorno, sulle nostre strade, qualcuno muore e come unica giustificazione vi è quel triste  ed incosciente  "così fan tutti".
L'incidente è sicuramente stato causato da Roman Baran, ma anche lui ne è stato vittima, vittima di quel fatalismo, di quella rassegnazione che ci costa tante vite umane.
Non solo ci sentiamo di dire che "lo fanno tutti" ma solo un po' di onestà  ci porterebbe a riconoscere che "lo sanno anche tutti", camionisti, datori di lavoro, associazioni, sindacalisti, forze dell'ordine e politici.
Nessuno purtroppo interviene e nessuno controlla, gli interessi in gioco sono tanti, troppi, e le categoria coinvolte sono potenti , anche sindacalmente.
Purtroppo quando le colpe sono di tutti si rischia di non avere più colpevoli davvero, a meno che non se ne trovi uno morto, che non sia in grado di difendersi, ameno che non si incolpi il caso o la sorte.
Ma questo non ci risolleva .
Proprio perchè sappiamo "che lo fanno tutti" e che "lo sanno tutti" questo non basta a lavare le coscienze nè ad assolvere tutti dalle loro colpe.
 

venerdì 5 giugno 2009

A Londra gli scandali scuotono il governo Brown, in Italia ci si rassegna a tutto.

Il governo Brown tenta solo di sopravvivere in attesa degli  eventi , per questo gioca di anticipo con l'annuncio di un  rimpasto di governo, previsto per la settimana prossima dopo che saranno certi i dati delle elezioni europee e locali.
Queste ultime registrano un risultato pessimo per il Labour, i primi risultati sembrano dare per certa una sonora disfatta del partito laburista.
A far precipitare del tutto gli eventi sono giunte ora le dimissioni del ministro del Lavoro e delle Pensioni, che oltre a lasciare inaspettatamente il Governo , ha esplicitamente chiesto a Brown di farsi da parte per il bene del partito.
"Se la tua leadership continua, renderà una vittoria dei conservatori più probabile e questo sarebbe disastroso per il Paese, Ti chiedo quindi di farti da parte per dare al nostro partito la possibilità di vincere".
Dimissioni o no è comunque difficile, a questo punto, che questo possa accadere, ed il Partito Laburista pare avviato ad una sonora sconfitta in tutte le prossime tornate elettorali.
Come si vede le democrazie sane reagiscono agli scandali, ne provano vergogna, chiedono sdegnate, soluzioni adeguate e pronte.
I paesi come il nostro sembrano aver perso la capacità di reagire , si adeguano ad ogni cosa, accettano anche gli scandali peggiori con la rassegnazione che è tipica dei rassegnati regimi dittatoriali.
Tutto gli passa sulla pelle senza che nulla alla fine gli giunga mai in profondità , neanche la rabbia e lo sdegno.

Il mondo di Berlusconi e quello del Governatore della Banca d'Italia.

Di contestazione in contestazione , prosegue la campagna elettorale del nostro Premier.
La sua immagine del paese è , come si vede sempre più distorta, la sua convinzione è infatti che tutto prosegua al meglio.
Il Cavaliere, dopo aver dichiarato a Porta a Porta che ai precari spetta la cassa integrazione, ha contestato in diretta a "Radio anch'io" persino il governatore Mario Draghi, che nel suo discorso all'assemblea di Bankitalia del 29 maggio scorso aveva parlato di 1,6 milioni di lavoratori che resterebbero senza sostegno in caso di perdita del lavoro.
Con fare da esperto , rodato in materia,  Berlusconi afferma che «Questa è un'informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana».
Come volevasi dimostrare il nostro premier consce poco la "realtà" italiana, il suo è il mondo dei sogni, quello delle favole, dove tutto finisce bene , almeno per lui , se non per gli italiani.
Dalle tabelle elaborate da Bankitalia al contrario emerge che , "in caso di sospensione del lavoro tra quelli a restare senza copertura ci sono 80mila lavoratori autonomi parasubordinati (diversi dai collaboratori), la grande maggioranza dei circa 450mila collaboratori e quasi 700mila lavoratori a tempo determinato e interinali.
Si prosegue poi osservando , "con un elevato grado di approssimazione che, oltre alla vasta platea del lavoro irregolare, circa 1,6 milioni di lavoratori dipendenti o parasubordinati (pari all'11% del totale), per tre quarti occupati nei servizi, non avrebbe diritto ad alcun trattamento in caso di sospensione o cessazione del lavoro, anche dopo le recenti misure del governo.
E' questa purtroppo la realtà italiana , non quella che immagina il nostro Presidente, o forse quella che preferisce far credere.
Una maggiore preparazione e qualche dato in più gli costerebbe forse qualche cattiva figura in meno.

giovedì 4 giugno 2009

Il regime Cinese ha cancellato persino il ricordo di Tienanmen

In Cina , ancora oggi a tanti anni di distanza, la rivolta Cinese rappresenta una pagina da dimenticare.
Vent'anni fa, il 4 giugno 1989 , la Cina era scossa da una profonda rivolta popolare che era partita dal mondo studentesco.
Per sette settimane i "rivoltosi" occuparono il cuore della città di Pechino, piazza Tienamen.
 In quel giorno l'esercito cinese , facendo intervenire i suoi carri armati , mise fine alle proteste.
Il bilancio delle vittime è ancora sconosciuto, ma tutto lascia supporre che i morti furono diverse migliaia.
Quella protesta rappresentava la fine del socialismo reale, gli studenti cinesi chiedevano riforme profonde e contestavano la corruzione del governo.
Ancora oggi , dopo anni, Tienamen rappresenta una realtà rimossa dalla coscienza del paese , i giovani cinesi sono cresciuti senza averne notizia.
Quanti conoscono la realtà e la diffondono vengono tuttora incarcerati.
Il 4 giugno 1989 , Piazza Tienanmen, si presentava come una distesa di corpi e di sangue; fucili e carri armati da una parte, sassi, bastoni e semplici parole dall'altra.
Si chiedevano allora quelle riforme democratiche che ancora oggi restano sconosciute al paese.
Tienamen è oramai un simbolo, rappresenta il sogno alla libertà ed alla democrazia delle nuove generazioni e di un intero popolo.
Tanto più vivi sono questo desiderio e questo ricordo se confrontati e paragonati alla fama del governo cinese, uno dei peggiori governi dittatoriali al mondo , coinvolto sempre più direttamente nei tanti genocidi sparsi per il mondo , dal Tibet al Darfur.

mercoledì 3 giugno 2009

Per Obama la democrazia non è come la Coca Cola.

Con due parole , come è nel suo stile, Barack Obama rinnega di colpo gli ultimi anni della politica estera degli Stati Uniti.
Il presidente Americano , alla vigilia della sua missione negli Stati Arabi , dichiara ai microfoni della Bcc di "credere che sia peri­coloso quando gli Stati Uniti o un qualsiasi altro Paese afferma­no di poter imporre i propri va­lori a Stati che hanno storia e cultura diversi.
Come dire che Washin­gton continuerà a incoraggiare il mondo arabo ad abbracciare i principi di democrazia e libertà d’espressione, ma che la democrazia non è esportabile come la Coca Cola. Si può conquistare o difendere, costa fatica e sacrifici,  ma non è mai possibile esportarla.