sabato 30 maggio 2009

Brunetta che dorme, è il sonno del giusto o è ora di cominciare la caccia ai ministri "fannulloni ?

Forse qualcuno potrà dire che questo non è altro che il riposo del guerriero, dopo la sua ennesima e defatigante battaglia.
Forse, questa innegabile e così appariscente stanchezza , dipenderà dal fatto che a forza di inseguire lavativi e fannulloni in ogni pubblico ufficio del paese, uno, alla fine non resiste più ed è destinato, quasi per forza di cose, a crollare di colpo.
I sostenitori del ministro assicurano che questo durerà poco, è solo un riposo per la mente così provata, ed appena aprirà gli occhi, il nostro Brunetta ricomincerà ad imprecare , come se nulla fosse, contro i "dormiglioni" ed i fannulloni pubblici , all'insegna del principio che si vede sempre meglio la pagliuzza negli occhi del vicino, piuttosto che la trave conficcata nel nostro.
Qualcuno,appena un po' più malizioso , comincia a dire che, a forza di frequentare "gli storpi", anche il ministro comincia a zoppicare.
Altri, con qualche sottinteso di troppo, dicono che le bugie, come si vede, hanno sempre le gambe corte.
La qual cosa , riferita a Brunetta , vale per le une come per le altre, la lunghezza infatti non cambia.
Certo è che, se un qualunque dipendente pubblico fosse stato trovato, in un qualsiasi ufficio d'Italia ", conciato" come Brunetta nella foto, sarebbe subito stato catalogato come fannullone e lavativo, da licenziare seduta stante.
Chi mai gli avrebbe infatti creduto anche se avesse urlato la sua innocenza, spergiurando, su tutti i santi e su ogni madonna, che quella foto rappresentava un solo attimo di tutta la sua vita e che questa era stata , al contrario, tutta vissuta all'insegna del lavoro e della dura fatica.
I più smaliziati e navigati poco credono al ministro e sono, loro sì , pronti a dichiarare che ora , appena finito di sistemare quei "due o tre" dipendenti pubblici che ancora non hanno imparato a fare il loro dovere , appena avremo loro ben bene raddrizzato la schiena, dopo che avremo fatto dimagrire anche i vigili urbani ed i poliziotti e li avremo spediti a vigilare nelle pubbliche strade si dovrà per davvero cominciare a dar la caccia ai nostri politici "fannulloni", a quelli che "dormono" nei pubblici convegni, nelle riunioni come in Parlamento, quelli che predicano sempre bene e poi razzolano sempre più male.
Come si sa e, come si vede, questi non sono un fulgido esempio per il paese.
Sarà è vero, la battaglia più dura, "l'ultima battaglia", ma si dovrà prima o poi cominciare.

venerdì 29 maggio 2009

Anche la Carfagna scende in campo a difesa del Cavaliere , ma ministra ci faccia il piacere...poteva essere una celebrità televisiva.

Ora dopo i figli , a difesa del Presidente del Consiglio scende in campo anche la  Ministra Carfagna con una lettera al Corriere della Sera.
D'altronde che cosa ci si poteva aspettare da un ministro del suo Governo se non una difesa d'ufficio del Presidente; tra l'altro la Carfagna è una di quelle persone che hanno "ricevuto" molto, ed in tanti modi , da Berlusconi.
Sembrano anche sincere le parole della Ministra, quando dice che " E' arrivata l'ora di pensare al bene dell'Italia e di smetterla con le campagne contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi".
Peccato non la sfiori neanche il dubbio che quanti attaccano e  criticano Berlusconi , lo stanno facendo proprio pensando al bene dell'Italia.
Puntualizza la ministra ; "Berlusconi è una persona di garbo e gentilezza, doti che qualcuno vorrebbe declassare a mera finzione e che invece sono autentiche. E, lasciatemi pure dire che, in un mondo popolato da gran cafoni, sono qualita' rare e invidiabili. Il resto, tutto il resto, sincera­mente sono affari suoi. O, almeno, cosi' dovrebbe essere in un Paese 'normale'".
Come si vede è sempre più strano il concetto di paese normale per qualche nostro Ministro, basta solo un po' di gentilezza, un innato garbo e poi ci si può permettere tutto, il resto non conta per la ministra , non l'intelligenza, non l'onesta, non il senso delo stato , non il rispetto della legge, della giustizia come delle istituzioni.
Nella lettera, la Carfagna, si inorgoglisce al pensiero delle sue scelte e del suo essere passata, grazie al Cavaliere, da una "assai insignificante carriera in tv" alla "sfida di fare politica con il partito di Berlusconi", senza neanche accorgersi di come si possa essere insignificanti qualsiasi lavoro si faccia, a qualsiasi cosa ci si dedichi, se non se ne hanno nè le qualità, nè le competenze.
 Che dire alla MInistra ? Non servono nemmeno più le parole, neanche le considerazioni , a lei non è, nè permesso nè concesso, cambiare comunque idea.
Per quanto ci riguarda, sprovvisti certo del garbo e della gentilezza innata dl Cavaliere , tuttavia educati al rispetto delle istituzioni , cosa sempre più rara in questi periodi e dote certamente mancante al premier, azzardiamo un cortese "Signora Carfagna ci faccia il piacere......poteva essere una celebrità televisiva perchè ha scelto proprio di essere un'insignificante ministro del governo Berlusconi ?
Non ci dica che anche lei lo ha fatto per il bene dell'Italia e degli Italiani.

giovedì 28 maggio 2009

Il vero peccato di Berlusconi secondo il Financial Times

E ora svanisce nel nulla anche l'idea di molti italiani che Berlusconi, proprio perchè uomo ricco e di successo, potesse salvare l'italia dalla crisi e dalla decadenza.
Secondo il Financial Times  "il vero peccato di Berlusconi è quello di essere uno dei peggiori gestori dell'economia italiana".
"l'Italia infatti è sempre più oberata dal debito pubblico e sarà il solo Paese dell'eurozona con tre anni consecutivi di recessione".
La critica viene dal blog di Tony Barber da Bruxelles, che si può leggere sul sito www.ft.com.
Ancora una volta si parla del caso Noemi Letizia per poi osservare che, questo caso come gli altri in cui  è via via incappato il Cavaliere (ultimo il caso Mills) , "in qualsiasi altro paese europeo, sarebbe bastato per far cadere il primo ministro in minor tempo di quanto ci voglia a dire "papi".
Questo non accade, dice il giornale on line, in quanto in Italia Berlusconi "è riuscito a fare approvare dal Parlamento una legge che gli dà l'immunità".
Barber incalza e definisce  "deprimenti" le liti periodiche del nostro Premier con i magistrati e ribadisce che è sorprendente come il Premier non sia stato già "liquidato" non solo date queste premesse, ma anche perchè "è uno dei peggiori gestori dell'economia italiana dal 1945 in poi".
Il suo governo del 1994 "non ha ottenuto niente", "non il risanemaneto finanziario, nè le riforme necessarie al paese.
I suoi successivi cinque anni al potere, dal 2001 al 2006, soprattutto a causa sua, non hanno introdotto le riforme di liberalizzazione di cui l'Italia ha disperatamente bisogno per essere competitiva nell'eurozona.
Ora, Berlusconi  sta presiedendo un declino che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, farà dell'Italia il solo Paese dell'eurozona dove ci saranno tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 2010.
Peggio di tutto, il debito pubblico italiano aumenterà al 116 per cento del prodotto interno lordo nel 2010, secondo la Commissione europea.
In altre parole, l'Italia tornerà dove era alla fine degli anni '90.
Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi".
Come si vede grandi e bei risultati, inconfutabili e sotto gli occhi di tutti.
Resta solo da domandarsi se ne sia veramente valsa la pena o se forse non sia il caso di desistere ed aprire finalmente gli occhi.
Berlusconi avrà le sue colpe , ma neanche gli italiani ne sono immuni.

mercoledì 27 maggio 2009

Il Cavaliere nel mirino della stampa internazionale. Sono anche loro "comunisti".

Tutta la stampa Europea sembra oggi all'attacco di Berlusconi.
La fama e la "popolarità" del nostro Premier stanno miserevolmente franando in tutta Europa sotto i colpi della stampa estera.
Due grandi giornali inglesi , l'Independent ed il Finacial Times questa mattina parlando a proposito delle vicende personali che vedono coinvolto il nostro Premier si esprimono sostanzialmente alla stessa maniera definendo il nostro Cavaliere "un pericolo per l'Italia".
Ancora più duro si dimostra il Finalcial Times : "Berlusconi non è evidentemente Mussolini: ha squadroni di veline al seguito, non di camicie nere. Ma è un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non un fascista, ma un pericolo, in primo luogo per l’Italia, e un esempio deleterio per tutti".
Secondo lo stesso quotidiano londinese il pericolo più serio rappresentato dal Cavaliere "è quello del potere dei media che mina i contenuti seri della politica e li sostituisce con lo spettacolo. È quello di una spietata demonizzazione dei nemici e del diniego di garantire basi autonome ai poteri concorrenti. È quello di mettere una fortuna economica al servizio della creazione di un’immagine forte, fatta di asserzioni di infinito successo e sostegno popolare".
L'Independent si era limitato a dire che il Premier Italiano «Berlusconi è stato colto a dire numerose bugie sulla "relazione" e rifiuta di spiegarle".
Per l'Independent questo è sintomatico della «trivializzazione» della politica italiana e ora si chiede conto a Berlusconi "non per corruzione, non per connessioni con la mafia, ma per la sua relazione con una teenager.
Vivere in Italia oggi, continua l'Independent, è come essere intrappolati in un campo di lava che sta lentamente ma irreversibilmente scivolando giù da un pendio.
Il giornale conclude dicendo che se il primo ministro può «mentire così spudoratamente» sulla sua relazione con una teenager, allora l'Italia «è in pericolo».
Ma non è solo la stampa inglese ad occupari di Berlusconi, lo fa anche quella Francese .
Liberation titola che " In Italia vi è una grande crisi attorno a una minorenne.
Non sono però dissimili i giudizi e le critiche di altri giornali , si spazia da Le Monde , al Nouvel Observateur, a Les Echos.
Altrettanto duramente critico anche lo Spagnolo El Pais, che oggi definisce "Berlusconi impunito", e incalza osservando come la condotta politica e personale del primo ministro sia una zavorra per la credibilità italiana".
Come si vede un attacco quasi frontale a fronte delle miserie della politica italiana.
Dificile dire che tutta la stampa mondiale è contro il nostro Premier o che si tratta di un attacco della sinsitra nei confronti di Berlusconi.
Difficile incolpare anche la sinistra italiana per le cattive figure e la scarsa considerazione del nostro Primo Ministro all'estero.
Forse davvero è giunto il momento di una seria analisi sul fenomeno Berlusconi anche da parte della maggioranza degli italiani o da parte dei suoi stessi alleati, non solo guardando i suoi innegabili successi ma anche le sue sempre più evidenti zone d'ombre.

martedì 26 maggio 2009

Solo sul caso Noemi e Mills, i vescovi si accorgono che ciascuno ha la propria coscienza e bisogna evitare i giudizi affrettati.

Credo che nessuno oramai in Italia abbia più nulla da dire sul caso Noemi, visto che si è detto tutto ed il contrario di tutto.
Il "caso" in sè ha poco di spirituale, è semplicemente "pruriginoso", coinvolge "maliziosamente" un "attempato Cavaliere" ed una giovane , appena maggiorenne, e come dichiara ora orgogliosamente il padre, illibata.
E' capitato così che Il paese si dividesse su "Noemi", non come pareva giusto moralmente, ma anche politicamente. Gli innocentisti a destra, i colpevolisti a sinistra.
Sul caso in sè, ai posteri l'ardua sentenza direbbe il Manzoni, se ai posteri davvero dovesse mai interessare un fatto simile.
A noi non resta che aspettare e valutare le spiegazioni che il Premier, prima o poi si deciderà a dare, considerato che i comportamenti anche "morali" di un Primo Ministro non sono "solo" un fatto privato.
Sorege però spontanea la considerazione che anche allora non riusciremo a "pacificare gli animi" ed raggiungere ed avere sul "caso" alcuna certezza dei fatti, tanto questi appariranno soggettivi.
C'è una cosa però che merita una sia pur breve valutazione, va fatta proprio ora che l'interesse sul caso va scemando.
E' proprio una dichiarazione dei nostri vescovi , tardiva forse , ma a me pare eclatante.    
Se non fosse tragica sarebbe divertente, di certo è imprudente ed indecente.
Mancava ancora sulla questione di coinvolgere non solo le "intelligenze" , ma anche le coscienze, poi si era raggiunto davvero il massimo , anche dell'indecenza.
Immaginateveli i nostri vescovi, attenti, pensierosi , dubbiosi e poi subito serafici, mentre esprimono il loro bel giudizio morale.
Non vogliono sentire parlare di peccati in questo "caso" , non di "confessione", ma "fregandosene" impudicamente di colpe e "sacramenti",  eccoli passare direttamente all'assoluzione.   
Sul caso Noemi hanno solo questo da dire :"Ognuno ha la sua coscienza e la sua capacità di giudizio''.
Così si esprime il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, rispondendo ai cronisti che lo interpellavano sulla questione morale e in particolare sulle vicende personali del premier Silvio Berlusconi, in relazione ai casi 'Noemi' e 'Mills'.
Aggiunge poi mons. Crociata rispetto alla 'questione morale',  che ''Se vogliamo parlare di questione morale, dobbiamo dire che c'è quella di oggi come quella di ieri, di questioni morali ce ne sono tante. E' necessario tenerle vive tutte senza dover esprimere giudizi a ogni piè sospinto perché ognuno ha la propria coscienza e la propria capacità di giudizio''.
Bella frase come si vede , ad effetto, pacata, serena e distensiva.
E' un vero peccato però che i nostri vescovi si ricordino solo ora , quando gli viene comodo, dell'importanza della coscienza individuale e del dovere di  non emettere giudizi a ogni piè sospinto.
Per tanti anni , e ancora "ieri", li abbiamo sentiti dare giudizi morali su ogni cosa riguardasse il sesso, l'aborto, i contraccettivi, l'omosessualità, il divorzio.
Va bene direte , tutto ciò è davvero scandaloso , ma ancora non ci è stato spiegato perchè queste affermazioni rischiano di essere immorali ed indecenti.
E' subito detto, provate solo ad immaginare se lo stesso sereno giudizio o tanta umana comprensione fosse stata rivolta anche al caso di Eluana.
Qui al contrario hanno emesso giudizi morali su cose che neanche riuscivano a capire, qui hanno avuto la pretesa di giudicare loro e di decidere per tutti, dimenticandosi davvero , nella loro presunzione , che "ognuno ha la propria coscienza e la propria capacità di giudizio.
Sto solo aspettando il vostro di giudizio visto che il mio lo ho già dato.     

Nuovo test nucleare della Corea del Nord, il mondo dovrà reagire.

Il regime della Corea dl Nord  prosegue imperterrito nel suo programma . E' di questi gironi l'ennesimo test nucleare che fa seguito a quello dell'ottobre scorso .
La decisione Nord Coreana sembra una decisa ritorsione contro la condanna decisa dall'Onu per il lancio del missile-satellite lanciato in orbita il 5 aprile.
Al test nucleare ha fatto subito seguito il lancio di tre missili a corto raggio.
La reazione del mondo non poteva che essere durissima visto che l'esperimento tra l'altro ha provocato, nella zona interessata, un terremoto del 5 grado della scala Richter.
Sono state molto forti anche le parole del Presidente Obama , di solito così misurato;  "La Corea del Nord - ha commentato - sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunità internazionale" facendo aumentare le tensioni nell'Asia nordorientale.
Obama ha poi aggiunto che  "Il programma nucleare nordcoreano e i test missilistici rappresentano una grave minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono chiamati a reagire". 
Purtroppo, fino ad ora, le sanzioni internazionali nei confronti di un paese , per ritorsione nel confronto della sua politica, non ha mai dato,  a memoria d'uomo, grandi risultati.   
Sono sempre stati numerosi gli insuccessi visto che si è sempre trovato qualche paese disposto ad aggirare gli ostacoli ed a perseguire i propri affari molto meglio degli interessi collettivi, della pace o dell'umanità.
Certo è che si vorrà fermare ora la Corea del Nord o l'Iran, si dovrà alla fine trovare una decisione comune tra tutte le potenze e le nazioni interessate.
Si dovrà inevitabilmnte giugere ad un embargo economico durissimo, condiviso e rispettato da tutti, Cina e Russia comprese.
Solo così sarà forse possibile evitare guai, decisioni o interventi ben peggiori .
In un mondo globalizzato non è nemmeno più pensabile una soluzione diversa da questa a meno che non si pensi, e sarebbe una sciagura, ad un intervento armato.. 

lunedì 25 maggio 2009

Diminuire deputati e senatori ? Perchè non lo propone subito il centro-sinistra ? perchè non "spiazzano" così il Cavaliere ?

E ti pareva che ancora una volta i giornalisti non avessero frainteso le dichiarazioni di Berlusconi.
Orami è un rito e ci sarebbe di che preoccuparsi se avvenisse il contrario. Lui , il Cavaliere dice di non aver mai dichiarato che i deputati ed i senatori siano inutili, solo pletorici li aveva definiti.
Ammesso non avesse detto inutili, chissà dove ci trova questa grande differenza.
Ma detto questo e riaffermato il principio che il nostro Premier spesso parla e "stra-parla" su tante questioni tanto per fare , per bizzarria, o nella convinzione che prima o poi "ci azzecca", perchè passare dalla parte della ragione a quella del torto ?
Una volta riaffermato il sacrosanto principio che la nostra , fino a decisione contraria , è una Repubblica Parlamentare e che deputati e senatori sono il fulcro del nostro sistema, perchè far passare l'immagine che questo centro sinistra sia contrario alla proposta di diminuire deputati e senatori ?
Tra l'altro proprio questo centro sinistra ha presentato una proposta di legge per il dimezzamento degli onorevoli. Perchè non costringere subito Berlusconi all'angolo rispolverando e "ripresentando" la legge e far passare il cavaliere come unico e vero riformatore contro le resistenze di tutti ?
Perchè non dire che , sbagliando metodo e modo, tuttavia Berlusconi ha ragione quando dice che bisogna ridurre deputati e senatori.
Riconosciamolo senza difficoltà , a cosa servono tanti onorevoli che occupano i loro banchi solo per "avere" uno stipendio ?
Gli italiani risparmierebbero davvero e si comincerebbe a ridurre i costi della politica ed i privilegi intollerabili oramai per la maggior parte dei cittadini.
Tra l' altro, in una moderna Democrazia, a molti non sembra più possibile avere due camere che si rimandino , in un gioco infinito, le stesse leggi.
Neanche convince la proposta di mantenere una camera per le Regioni.
I Governi Regionali bastano e avanzano per svolgere i compiti loro assegnati.
E' impensabile davvero , per una volta, che questo centro sinistra stia un passo davanti a Berlusconi, non nelle provocazioni o nelle chiacchere, ma stanado e "costringendo" ben bene il Cavaliere in un progetto concreto ed in un programma da cui non riuscirebbe più a sfilarsi, se non dimostrando ancora una volta che le sue erano solo chiacchiere , fatte solo per ottenere qualche voto in più, o per accrescere la proprio popolarità.
Vorrei proprio vederlo poi il Cavaliere accusare la sinistra di non voler riformare la politica o il paese, chissà quante volte ancora fraintenderemmo le sue affermazioni , ma almeno in un angolo ci sarebbe lui , e la corda se la sarebbe attorcigliata , piano piano e da solo, attorno al collo.

venerdì 22 maggio 2009

Cavaliere basta non se ne può più delle sue parole inutili faccia le riforme visto che è così sicuro che gli italiani sono con lei

Da un po' di tempo a questa parte con il Cavaliere non si salva più nessuno, gli attacchi sono continui . A destra come a sinistra, ce n'è per tutti.
Prima era toccato al Presidente della Repubblica ora, nell'arco di soli pochi giorni è stata la volta dei magistrati , come al solito accusati di essere comunisti, poi subito dopo è toccato ai deputati accusati di essere fannulloni, inconcludenti ed inutili.
In pratica il Cavaliere , nell'arco costituzionale , salva solo se stesso ed i suoi Ministri, forse neanche tutti.
Nessuno mi sa si scandalizza più di tanto di alcune questioni poste, sulla riduzione dei parlamentari poi sono tutti d'accordo, compreso l'opposizione. Quello che tanti contestano è il metodo ed il modo con cui il Cavaliere pone i problemi, questo infastisce anche quando si è d'accordo sulle cose.
Se è lecito porsi il problema delle riforme , dei costi della politica , delle lungaggini del Parlamento, non è tuttavia lecito giudicare inutile l'istituzione parlamentare o criticare apertamente, delegittimandoli, sia la giustizia che i giudici.
Tra l'alto è utile ricordare al premier che quando si tratta dei suoi interessi di solito il Parlamento è sempre riuscito , con velocità e solerzia inusuali ,ad approvare molto rapidamente qualsiasi legge.
Basta ad esempio considerare che nel luglio scorso il lodo Alfano è stato approvato dopo appena un mese dalla sua presentazione, e che proprio in aprile la legge che ha spostato il referendum al 21 giugno ha ottenuto il via libera di Camera e Senato in una settimana. Più efficenti di così non credo si possa essere
La smetta quindi il Cavaliere di predicare per nulla, e se vuole le riforme le faccia per davvero e se ne assuma totalmente la responsabilità, non se la prenda di volta in volta con gli uni o con gli altri colpevoli solo di fare il loro lavoro e di dare una giustificazione ai suoi insuccessi o alle sue incapacità.
I suoi modi , i suoi metodi, il suo populismo e la sua demagogia potranno servire ad "incantare" ancora per un po' di tempo degli italiani assonnati, ma alla lunga questi atteggiamenti , queste idee, questi programmi, questi metodi non serviranno ad altro che a peggiorare le condizioni di questo paese della sua democrazia, serviranno forse anche ad aprire gli occhi alla gente.

giovedì 21 maggio 2009

Parlamenti inutili, dice Berlusconi, mandiamoli a casa, ma mandiamoci anche lui prima che sia troppo tardi.

Che si potesse dire che è utile, anzi necessario ridurre i costi della politica , ci poteva trovare consenzienti.
Che si potesse aggiungere che è  sacrosanto e doveroso ridurre il numero dei nostri politici e dei nostri parlamentari non avrebbe avuto opposizione alcuna.
Eravamo poi già tutti a conoscenza della personale insofferenza del nostro Premier  ad ogni opposizione, anche di quelle legittime e democratiche.
Avevamo anche sentito persino "Veronica affermare" "che personalmente era preoccupata per la tenuta della democrazia nel nostro paese.
Ma che il nostro Presidente del Consiglio affermasse addirittura  che "Avere Parlamenti pletorici come quello italiano e quello europeo è , - non solo inutile , ma anche - controproducente , mi sembra decisamente un po' troppo forte e tra l'altro estremamente preoccupante.
Il Cavaliere poi, in un veemente impeto, tanto per completare l'opera aggiunge  " Diranno sicuramente che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà:
Ci sono alcuni parlamentari che non si vedono mai, perché sono imprenditori, perché sono professionisti, e che hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti... Come si vota? Immagino lo sappiate: si guarda il capo gruppo che fa un gesto e dice come si deve votare".
Parlando poi del Parlamento europeo ha aggiunto che "anche questo è un mostro enorme e non si decide niente.
Ora sappiamo tutti che la situazione della nostra democrazia è questa, perciò non facciamoci scrupoli, non mostriamo tentennamenti , se hanno altro da fare accontentiamoli, mandiamoli a casa tutti davvero, ma mandiamo a casa anche Berlusconi, prima che sia troppo tardi , non solo per la sua salute , ma anche per il paese.

In Svizzera il testamento biologico diventa legge con la benedizione della Chiesa e senza quasi opposizioni.

Il testamento biologico diventa legge nella Confederazione Svizzera, e la Chiesa approva e benedice.
La libertà individuale è un dono vero che non conosce ostacoli, resistenze o zone d'ombra.
Qui , oltre le Alpi che assolvono ancora il compito di  spartiacque, non è un tabù discutere della vita e della morte, lo si fa con la naturalezza dovuta , senza clamore, semplicemte con civiltà e con rispetto.
Con quattro parole si è stabilito ,all'articolo 370 del codice civile elvetico appena riformato, che "Chi  è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento".
Anche le parole hanno saputo essere leggere, e pur tuttavia esplicite.
Qui si chiameranno  "direttive anticipate", saranno un atto di libertà, volontario, individualissimo,  vincolante però per tutti, anche per lo Stato.
La nuova legge entrerà in vigore il primo gennaio 2012 proprio per lasciare a tutti i Cantoni modo di adeguarsi, anche se , in questi tre anni la riforma avrà ugualmente effetto.
Nel caso di un contenzioso si farà ricorso al giudice.
Si apprezzano di più la vita e le sue possibilità laddove è possibile non solo viverla in libertà ma anche rifiutarla quando diventi dolorosa , senza speranze, o non più tollerabile.
Per capire dove stia tutta la differenza solo alcuni dati.
In Svizzera, come da noi in Italia, la maggioranza della popolazione è favorevole alla legge sul testamento biologico, si parla di un buon 80 per ento della popolazione.
Ma nella Confederazione non vi sono state che poche opposizioni pubbliche alle legge, le uniche ammesse e tollerate sono state le scelte di una opposizione individuale.
Nessuno là ha pensato di raccogliere firme o di indire referendum per bloccare la riforma.
Non vi si è opposta nemmeno la Chiesa.
Qualcuno dice che "Il teologo protestante Frank Mathwig, sembra un laico, tanto difende il diritto all'autodeterminazione".
Il prelato è' solito dire che "Le norme morali non possono essere estranee alle situazioni concrete e che anche la religione deve  tollerare le situazioni estreme.
I giuristi della Commissione bioetica vizzera hanno dalla loro notevoli ragioni quando dicono che nel loro Paese casi come quelli di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e Terri Schiavo non sarebbero stati nemmeno casi.
Le Alpi come si vede sono ancora un punto di demarcazione, un confine che sembra invalicabile , non solo naturale , ma uno spartiacque vero tra una scelta e un'imposizione , tra la libertà ed un sopruso, tra la ragione e il cieco  ed intransigente fondamentalismo clericale.
Nessuno uomo sano al mondo può amare la morte; solo la civiltà, l'amore per la vita, per lea libertà e per l'uomo possono però rendere , se non davvero "dolce", almeno accettabile ed il più naturale possibile anche la morte.  

mercoledì 20 maggio 2009

Chi lo dice che il Cavaliere non si farebbe giudicare ? a certe condizioni e con un tribunale così forse......

E' un Premier pallido e provato quello che decide di rispondere ai giornalisti sul caso Mills .
Le sue parole sono talmente scontate che ogni giornalista presente avrebbe tranquillamente potuto assentarsi e prepararne lo stesso un resoconto completo e fedele.
Il Cavaliere parla di "una giustizia ad orologeria che colpisce in modo programmato", ritorna a parlare di "persecuzione" nei suoi confronti. Cose oramai trite e ritrite, "favole! da raccontare ai bambini in tristi notte invernali.
Preannuncia che riferirà in Parlamento.
Neanche gli passa per l'anticamera del cervello, al nostro Premier, che ne dovrebbe rispondere al paese e non in Parlamento alla sua maggioranza e ai suoi fedeli sostenitori.
Con l'attuale sistema elettorale chiunque osasse dissentire dal Premier non avrebbe più possibiltà di essere eletto.
In tutta l'intervista si sprecano parole come "scandaloso, vergognoso e inaudito"; forse sono solo parole che hanno perso il loro significato visto che vengano usate a sproposito, nei confronti dei giudici e della giustizia.
Se la prende poi con chi lo ha accusato "falsamente" di voler candidare "le veline", con chi si è inventato la "storiella di Noemi" e del "Papì"; se la prende con la stampa, secondo lui viziata di protagonismo e dal desiderio di riportare le notizie, anche quando , secondo lui, se e dovrebbe rimanere in silenzio, magari accusando di strumentalizzazione la sinistra ed i comunisti, loro si colpevoli di ogni nefandezza.
Quando l'inviato di Repubblica chiede il microfono per fare una domanda, lui lo anticipa: «Non rispondo al suo giornale. Se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo ma adesso non parlo con voi". Meglio rispondere solo a Fede e a Retequattro naturalmente.
Stessa sorte tocca all'inviato dell'Unità quando chiede se non valesse la pena lasciarsi giudicare dai giudici "Non ci penso nemmeno a lasciarmi giudicare da questi giudici".
Ma nessuno pensi che il Cavaliere voglia sottrarsi alla giustizia .
C'è chi dice che lo farebbe molto volentieri se invece di "tutti quei giudici di sinistra" , gli fossero concesse di farsi giudicare da un tribunale composto da giudici di sua scelta, come Ghedini, Capezzone o Bonaiuti, per essere un po' più tranquillo sui risultati e sulla sentenza.
Poi il Premier abbassa la voce e ripete "È una cosa veramente vergognosa. Io mi vergogno per questi giornali nel leggere queste cose, con delle interviste inventate e con qualche risposta inventata di sana pianta".
Che vergogna, che vergogna, che vergogna" , ripete tre volte Berlusconi. Purtroppo non è proprio possibile questa volta dissentire.
"Ma all’esterno certe affermazioni vengono prese per vere. E questo fa male al Paese, e a tutti gli italiani".
Già Cavaliere tutto questo fa molto male al paese e a tutti gli Italiani nonostante Lei non se ne sia ancora accorto o lo utilizzi sempre strumentalmente.

Inghilterra , rimborsi facili ai deputati si dimette lo speaker ; le vere democrazie mandano a casa i politici corrotti

Ha deciso di dimettersi il presidente della Camera dei Comuni britannica Michael Martin, travolto dalle polemiche sui rimborsi ai deputati.
Lo conferma lo stesso Martin, dichiarando che lascerà la carica il 21 giugno.
Lo speaker era stato attaccato lunedì nell'aula dei Comuni, quando molti deputati  ne hanno chiesto le dimissioni dopo che era parso a tutti evidente come fosse più preoccupato per la fuga di notizie sui rimborsi ai parlamentari, piuttosto che dello scandalo stesso.
Capita così che si scopra ora come anche in Inghilterra vengano usati dai politici soldi pubblici per pagare la manutenzione di piscine private, per pagare giardinieri, e persino per l'acquisto di semplici lampadine nelle seconde case. Finalmente qualche cosa che accumuna il nostro paese all'inghilterra, i nostri politici ai loro.
Ma dall'Inghilterra il Primo ministro Brown rassicura il suo paese che  "nessun parlamentare laburista che abbia violato le regole verrà candidato alle prossime elezioni".
Le proteste comunque continuano, e assieme a queste anche le richieste di nuove elezioni entro breve tempo.
Lo scandalo , iniziati in sordina, sta montando rapidamente,  rischia di scoperchiare un sistema di corruttele grandi e piccole che scuote l'inghilterra , e rischia di travolgere , come accadde in Italia, un' intera classe politica.
Come si vede , le vere democrazie reagiscono alla corruzione ed i corrotti, un paese intero si indigna e condanna, chiedendo di allontanare i colpevoli.
Gli anticorpi funzionano sempre quando gli "organismi" sono sani.
Nel nostro paese invece, neanche si riesce più ad indignarsi.
I vecchi corrotti si uniscono ai nuovi corruttori, gli scandali si susseguono, al pari delle sentenze che oramai colpiscono e perseguono solo i deboli.
Neanche le condanne servono più a scuotere i media o l'opinione pubblica.
Come al solito ci si scaglia non contro i corrotti o i condannati ma contro i giudici e la giustizia.
Oltre alle leggi ad personam si pretende , a volte , di avere persono una giustizia personale e dei giudici sempre amici.
E' un paese malato questa Italia che ancora non è riuscita a trovare un medico adeguato ai suoi malanni e neanche cure appropriate.
Un paese dove la speranza di un miglioramento o di un futuro migliore è sempre appesa a quel filo di pazienza degli italiani che segna il limite invalicabile oltre il quale a nessuna democrazia è concesso andare , il limite tra la decenza e l'indecenza, tra la volontà e la rassegnazione, tra la democrazia ed il caos

martedì 19 maggio 2009

"Mentì per salvare Berlusconi" dicono i giudici. In un paese normale il Presidente del Consiglio avrebbe subito rassegnato le dimissioni.

Secondo i giudici di Milano "Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data.
Dall'altro lato - sembrerebbe scontato - per perseguire il proprio vantaggio economico".
Così scrivono i giudici della decima sezione del Tribunale di Milano, nel motivare le ragioni della condanna a 4 anni e mezzo, decisa il 17 febbraio scorso di David Mills per corruzione in atti giudiziari, secondo loro quindi in concorso con Silvio Berlusconi.
Naturalmente il nostro Primo Ministro è tranquillo per ora, al riparo dalla legge e dalle accuse, protetto dal lodo Alfano, almeno fino a quando , sulla legittimità dello stesso, si pronuncerà la Corte Costituzionale.
David Mills "ha realizzato una delle sue più raffinate e criminali attività di riciclaggio" proprio per occultare la somma di 600 mila dollari, oggetto della corruzione".
Mills , dicono sempre i giudici, avrebbe ricevuto somme di denaro da Berlusconi per non dire il vero nell'ambito delle sue testimonianze in due processi celebrati a Milano che vedevano il Premier imputato.
"Il prezzo della corruzione di Mills - scrivono ancora i giudici - comprendeva anche «il "disturbo" per tutte le operazioni di riciclaggio che egli avrebbe dovuto compiere per nascondere, mascherare, trasformare, schermare la somma che gli veniva illecitamente corrisposta e tutta l'attività era già prevista, voluta e stabilita nell'accordo".
Se Mills è già condannato , come si vede dalle dichiarazioni della sentenza , Berlusconi lo è di riflesso .
Vere o false le accuse, vero o falso il giudizio e le conclusioni, in un paese normale, un Presidente del Consiglio che fosse stato oggetto di così pesanti accuse, avrebbe già sentito il dovere morale di rassegnare le proprie dimissioni.
Berlusconi rinunci alla tutela del lodo Alfano, si dimostri uomo di diritto al servizio del paese e difenda, in tribunale , non solo la sua reputazione, se gli è possibile, ma anche quella del suo paese. Se così non fosse se ne vada.
Non è pensabile di fare ricorso, come sembra pretendere il Premier , semplicemente ad un dibattito parlamentare.
In un Paese normale, qualsiasi politico e chiunque avesse a cuore il proprio onore e la propria reputazione , se anche non avesse alcun rispetto per il proprio paese, per i suoi cittadini o per i suoi elettori, si consegnerebbe spontaneamente alla giustizia. Non si metterebbe in alcun modo al riparo di una legge costruita per l'occasione, tra l'altro la legge prevede anche la possibiltà di rinunciare all'immunità.
Qualunque cosa possa dire il Presidente del Consiglio in parlamento è decisamente innifluente, non servono i grandi discorsi , serve solo quella giustizia che fino ad ora si è cercato in tutte le maniere di ostacolare, proprio e anche votando quel lodo Alfano, che siamone certi , Berlusconi , a dispetto e contro tutti , ergerà a proprio scudo.

lunedì 18 maggio 2009

Ocse , salari italiani tra i più bassi , in compenso i costi della politica e gli stipendi dei politici sono tra i più alti.


Che i lavoratori salariati italiani guadagnassero poco e fossero per giunta tartassati dal fisco lo dubitavamo da parecchio tempo, ora ne abbiamo finalmente la certezza.
Fra i trenta paesi ricchi, riuniti nell'Ocse, le buste paga italiane sono al ventiduesimo o al ventitreesimo posto, poco importa che si faccia riferimento al lordo o al netto.
Ha ragione, purtroppo, chi fa notare che nonostante il gran parlare di famiglia, in Italia, la situazione non cambia, se invece che al singolo lavoratore si guarda ad una coppia con due figli e due stipendi.
Solo i portoghesi in Europa stanno peggio di noi.
Anche i Greci e gli Spagnoli, in valore assoluto, sono più ricchi dei lavoratori dipendenti italiani, con famiglia o meno.
Lo stipendio netto di un "single" italiano poi è i tre quarti della media dei 15 paesi della vecchia Ue. A parte i già citati portoghesi , più poveri di noi sono solo i salariati dell'Est Europa, turchi e messicani.
Persino in Corea , la busta paga è fra il 50 e il 100 per cento più grassa, a seconda dei casi, della nostra.
A parole tutti i nostri politici ci hanno fornito , nel tempo, soluzioni a non finire, ma non è mai cambiato nulla.
Promesse tante , risultati zero.
Lo strano è che, su un altro fronte , quando invece dei dati degli stipendi dei lavoratori dipendenti proviamo a prendere ad esame quelli delle retribuzioni dei nostri "onorevoli" Politici, i parametri si capovolgono.
Come si vede il risultato è più che "onorevole".
Si parte da uno stipendio base di 5.419 euro e poi ,tra stipendio diretto ed indiretto, c'è chi ha calcolato raggiungano la bellezza di 21.508 euro al mese .
Colpa forse della distanza, ma non che i nostri Eurodeputati siano da meno e possano lamentarsi, anzi .
Si scopre che in Europa in questo "settore" non abbiamo rivali. Lì lo stipendio dei nostri eurodeputati, è di ben 12.007,03 euro mensili, in un mese quasi quanto un lèttone prende in un anno, ben più dei colleghi inglesi (81.600), dei tedeschi (84.108) e dei francesi (62.779,44).
Naturalmente quando si parla dei loro stipendi i nostri onorevoli sono prodighi di giustificazioni e distinguo, per prima cosa parleranno di qualunquismo e di generalizzazzione, il nostro si intende, e diranno che loro hanno dei costi e devono assicurare delle presenze.
Sarà, ma brilliamo anche in assenteismo.
Poi qualcuno, prima o poi, ci dovrà spiegare per quale motivo in questo Paese si scoprono sempre una montagna di difficoltà e di incompatibilità quando si tratta di aumentare gli stipendi dei lavoratori, mentre invece fila via tutto liscio ed in silenzio quando si tratta degli stipendi dei politici.
Per loro non esiste crisi, non esistono difficoltà, non ci sono mai ristrettezze, neanche si programmano tagli, se non saranno da altri imposti.
Strano sempre questo paese, dove quando si "lavora" si prendono stipendi da fame, e quando si parla o si programma la vita degli altri invece si riesce sempre a diventare ricchi.
Qui non si capisce mai se sono gli eletti che devono stare al servizio degli elettori o se devono gli elettori mettersi al servizi degli eletti.

Non si trattava di Berlusconi , si parlava solo ... di Dio , precisa il Times

"Parlava di Dio", "La signora Palumbo, non si riferiva a Berlusconi, quando diceva "il signore", ma a «il Signore» intendendo Dio, specifica ora il Times .
"Il che dunque non implica che lei conoscesse Berlusconi negli anni '80.
Chiediamo scusa per l'imbarazzo creato".
"Spero che il Signore possa fare per mia figlia ciò che non ha potuto fare per me", si legge sul quotidiano britannico.
Purtroppo è tutta colpa della traduzione.
Anna Letizia la madre della famosa Noemi , per intenderci quella ragazza che chiama Papì il Presidente del Consiglio, aveva detto «il Signore», con la “s” maiuscola e il giornalista aveva inteso «il signore», con la minuscola.
Sembrerà strano, vista la scarsa fede dei nostri tempi, ma la donna si affidava al Padre Celeste e non al Cavaliere.
Palazzo Chigi tace , in fondo pensandoci bene, per molti l'errore potrebbe anche essere plausibile , entrambi "possono" moltissimo.
Basti pensare che anche Gianni Baget Bozzo , pace per l'anima sua, era solito dire che era stata la Madonna, durante una visione, che gli aveva detto di votare per Berlusconi.
In ogni caso, Noemi ci pensi bene, qui sulla terra conta di più Padre Silvio del Padre Eterno.
Con il secondo la giovane età potrebbe essere uno svantaggio, e se tutto va bene, una sua raccomandazione potrebbe dare i suoi frutti fra molti anni.
Con Padre Silvio invece, la giovane età conta eccome, e poi le sue raccomandazioni danno risultati certi e subito.
Con il primo ci si potrebbe guadagnare un posto per l'eternità, ma questo solo tra molti anni e se si conduce una vita proba, fatta di sacrifici .
Con il Cavaliere invece ci si può guadagnare subito un posto in Parlamento, non sarà eterno , ma finchè si campa ti dà dei bei vantaggi, non richiede particolari sacrifici e ti permette una vita più gaia e piacevole.
Non si dice in fondo che è molto meglio "un uovo oggi che una gallina domani ?

venerdì 15 maggio 2009

Cavaliere sono sicuro, non si ostini , Napolitano quando parlava di razzismo non si riferiva a me, mi sa che ce l'aveva proprio con Lei.

Oggi l' Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati torna a bocciare la linea del Viminale nei confronti dei clandestini che si avvicinano via mare perché infrange il diritto internazionale.
Il rappresentante per l'Italia Laurens Jolles, ha quindi chiesto dopo il colloquio con il ministro Maroni "di sospendere la politica del governo italiano.
La politica del governo italiano , ha ribadito l'alto commissario "si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali.
Questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell'ordinamento giuridico italiano".
Poi il commissario si spinge oltre e dice che "fra coloro che sono stati rinviati in Libia vi sono persone bisognose di protezione, e che l'Unhcr ha reiterato la richiesta al governo italiano affinché riammetta queste persone sul proprio territorio sottolineando che, dal punto di vista del diritto internazionale, l'Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento, per questi motivi chiediamo l'immediata sospensione dei respingimenti".
Non convince proprio nessuno, come si vede, la politica del governo Italiano, e anche sul piano interno sono sempre presenti i distinguo di Fini e la denuncia di Napolitano quando dice che "In Italia si va diffondendo "una retorica pubblica che non esita a incorporare accenti di intolleranza e xenofobia".
Le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali", " ha detto Napolitano, "non possono tradursi in un "fattore di esclusione".
Parole durissime , come si vede, quelle del Capo dello Stato. Si insinuano , proprio pesantemente nel bel mezzo del dibattito in corso sul tema della sicurezza e immigrazione.
Ma il Cavaliere non raccoglie, anzi dribla proprio e si dichiara certo che il Presidente della Repubblica non parlava con lui, e che quelle dichiarazioni non erano rivolte alla politica del governo.
Per un attimo mi assale l'amletico dubbio che Napolitano volesse parlare con me e non con il Cavaliere.
Poi mi dico che non sono io che respinge gli immigrati, non sono io che approva le ronde, non sono io che afferma che l'Italia non sarà mai un paese multiecnico, dichiarando di fatto l'impossibiltà di ogni integrazione anche per chi onestamente risiede e lavora in Italia.
No cavaliere sono tranquillo e sicuro, lo ascolti bene Napolitano , rifletta, si rilegga le dichiarazioni, mi sa che parlava proprio con Lei e con il suo governo, non con me. L'ho capito io , mi meraviglio non lo abbia ancora compreso Lei.
O forse finge di non capire e fa lo gnorri per "non pagare il dazio" e farci così una figuraccia ?

Pil - 5,9% , Il Cavaliere continua con la psicologia e la fiducia , speriamo abbia capito che da sole non bastano.

Nessuna sorpresa dice il Cavaliere , per i dati del Pil che segna un -5,9% nei primi tre mesi su base annua (il dato peggiore dal 1980).
Silvio Berlusconi non si nasconde dice che c'è una pesante crisi, ma spiega anche che "i dati sul prodotto interno lordo erano già noti al governo, e che tutti i contatti con le aziende - gli dicono - che c'è un miglioramento della situazione".
Punta tutto sulla psicologia il Cavaliere quando dice che" il suo compito è infondere fiducia e ottimismo, "anche perchè non c'è più peggioramento, anzi c'è un rallentamento del peggioramento".
Un bel giro di parole, non c'è che dire, forse fa anche effetto.
Ma se non peggiora più è proprio perchè abbiamo oramai toccato il fondo, e più "giù" di così non ci posssiamo andare.
Il vero problema, ma questo il Cavaliere non lo dice , è per quanto tempo continueremo così senza risalire la china.
Va bene quindi la psicologia , anche perchè ce ne vuole tanta per far capire a chi è in difficoltà che deve essere ottimista, ho il dubbio che però sia più facile convenire con Franceschini quando sostiene che "Non basta infondere fiducia e ottimismo, servono di più delle misure concrete per aiutare chi ha perso il posto di lavoro, chi ha un reddito basso, le piccole e medie imprese".
Ma per fare questo non basta e non serve la psicologia servono idee e soldi.


giovedì 14 maggio 2009

La sinistra degli snob, incomprensione dei problemi o perdita del senso della realtà ?

Nel momento in cui il Parlamento si appresta ad approvare il decreto sulla sicurezza appare corretto ritornare a ragionare su alcune questioni , che dividono, proprio in questi giorni, ulteriormente la destra dalla sinistra.
I temi sono gli stessi da tempo, gli immigrati e la sicurezza.
Da una parte il ministro dell’Interno Maroni e la Lega, che sul problema hanno costruito il loro consenso, dall'altra le organizzazioni umanitarie, i vescovi, la chiesa , l'O.N.U. , e ora anche il Consiglio d’Europa.
Nel mezzo, con varie sfumature, si collocano i nostri partiti o meglio alcuni schieramenti trasversali.
Berlusconi, naturalmente, approva la politica di respingimento ed il pacchetto sicurezza; l'anima cattolica del partito democratico ed il suo egretario sembra invece inseguire la chiesa, qualche distinguo solo in Fassino e Rutelli.
D'altronde il governo, fautore delle decisioni e del programma, non poteva schierarsi diversamente anche interpretando le volontà dei suoi elettori.
Resta da chiedersi invece se le posizioni del Pd rappresentino al meglio la loro base elettorale.
E' pur vero che gli schematismi non aiutano mai , nè nei giudizi , nè sulle scelte. E' poi sicuramente troppo schematica l'idea che il centro destra, da solo, persegua l'ordine e la sicurezza mentre tutti gli altri siano favorevoli al caos , al disordine, alla tolleranza estrema.
Ma scartato questo principio mi pare che davvero il centro sinistra sulla questione, presenti qualche difficoltà di comprensione e di approccio rispetto alle ansie ed ai problemi dei suoi stessi elettori.
Non servono credo posizioni estremistiche sulle questioni, nè si chiede al centro sinistra di fare proprio il programma del centro destra , ma una qualche riflesione mi pare davvero utile.
Basta vedere i risultati di alcuni sondaggi per accorgersi come il paese approvi , con alte percentuali , le decisioni del governo in materia.
Non basta dire che il paese non capisce o che la politica non si fa seguendo i sondaggi.
Tutto vero naturalmente, ma queste considerazioni da sole non bastano a capire lo scollamento con il paese e con gli elettori, per chi comunque ambisce a non essere minoranza ma a candidarsi alla guida del paese.
Non è rinchiudendosi nel proprio mondo di idee che si serve il paese, non è solo dicendo che si è nel giusto e che sono gli italiani che sbagliano.
Non si aiuta nessuno così, nemmeno la politica, chiudendoci nell'arroganza e nella presunzione.
Si perdono così solo voti, elettori, coscienza del paese e della realta.
Si aiuta solo Belusconi a governare ed il paese a perdersi in un estremismo sempre peggiore.
Mi pare utile proprio per questo una serena analisi del fenomeno e del problema, senza preconcetti certo, ma anche con tanto doveroso coraggio; anche quello di dirci che forse questo centro sinistra, nell'inseguire una realtà di classe ed un concetto di unità di questa che non esiste più, perde di vista proprio i problemi reali della gente , dei suoi elettori, di buona parte di quella classe che presume di rappresentare.
Mi pare utile al ragionamento riportare, riassumendolo un interessante articolo apparso sulla Stampa a firma di Luca Ricolfi.
"Se non fossero ammalati di astrattezza i dirigenti del Pd capirebbero che il problema dell’Italia è che attira criminalità e manodopera clandestina più degli altri Paesi perché non è in grado di far rispettare le sue leggi, e che l’unico modo di scoraggiare l’immigrazione irregolare è di convincere chi desidera entrare in Italia che può farlo solo attraverso le vie legali. A questo serve il «respingimento» (adottato anche dal centro sinistra ai suoi tempi ), ma a questo serviva anche la norma che prolunga da 2 a 6 mesi la permanenza nei centri di raccolta degli immigrati (i vecchi Cpt, ora ridenominati Cie), una norma necessaria ma ottusamente combattuta dall’opposizione. "Io capisco che si possano avere seri dubbi sulle cosiddette ronde, o sui medici-spia o sui presidi-spia , e io stesso ne ho molti. Ma non capisco il rifiuto pregiudiziale.Ma non c’è solo astrattezza, c’è anche molta presunzione, per non dire molto snobismo. Lo sa il segretario del Pd che la maggior parte degli italiani approva l’azione del ministro Maroni?Sì, probabilmente lo sa, ma si racconta la solita fiaba autoconsolatoria. Gli italiani non sono quelli di una volta, Berlusconi li ha rovinati, la Lega li ha incattiviti, noi politici illuminati non possiamo farci guidare dai sondaggi, noi dobbiamo riforgiare le coscienze, corrotte e intorpidite da vent’anni di berlusconismo. E’ la solita storia: «alla sinistra non piacciono gli italiani», come scrisse fulmineamente Giovanni Belardelli quindici anni fa, allorché la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, sconfitta e umiliata, non si capacitava che un rozzo imprenditore lombardo avesse potuto sconfiggere una classe politica colta e raffinata qual era quella del vecchio Pci.
E qui si arriva all’ultimo e più grave male della sinistra, la sua distanza dai problemi delle persone normali, specie se di modeste origini o di modesta cultura. Quando si parla di criminalità, di sicurezza, di immigrazione clandestina, nella gente c’è certamente anche molto cattivismo gratuito, molta insofferenza, molta intolleranza. Ma una forza politica dovrebbe sapere che i cattivi sentimenti non vengono dal nulla, e quelli buoni hanno talora origini imbarazzanti. L’insofferenza verso gli immigrati è più forte nei ceti popolari perché è nei quartieri degradati che la sicurezza è un problema grave; ed è innanzitutto per chi non ha grandi risorse economiche che la concorrenza degli stranieri per il posto di lavoro e per servizi pubblici può diventare un problema serio. L’apertura verso gli stranieri, il sentimento di solidarietà, l’attitudine a tutti accogliere albergano invece in quelli che lo storico inglese Paul Ginsborg ha battezzato i «ceti medi riflessivi», e raggiungono l’apice fra gli intellettuali, dove - soddisfatti i bisogni primari - ci si può dedicare all’arredamento della propria anima: chi ha un lavoro gratificante e un buon reddito, chi può permettersi di vivere nei quartieri migliori di una città, chi non deve combattere per un posto all’asilo o per una prenotazione in ospedale, può coltivare più facilmente un sentimento di apertura.
Insomma, l’insofferenza degli uni è spesso frutto dell’emarginazione, il solidarismo degli altri è spesso frutto del privilegio. Possibile che la sinistra, che pure continua a dire di voler rappresentare gli umili, non riesca a rendersi conto del paradosso? Ma forse in questi giorni assistiamo anche, lentamente, quasi impercettibilmente, a uno smottamento. Nel Pd qualche timida voce di concretezza e di pragmatismo si è pur fatta sentire: prima Fassino, poi Parisi, poi Rutelli. Speriamo che non siano rapidamente sopraffatti dalla forza del passato, dai tanti luoghi comuni che essi stessi hanno alimentato e che ora frenano il cambiamento.
Mi pare ce ne sia a sufficienza se si vuole davvero iniziare, per il bene della democrazia e del paese, una coraggiosa e serena riflessione.

mercoledì 13 maggio 2009

I tagli alla scuola? Sì, ma solo se è pubblica e libera, non se è confessionale.

L'esecutivo deve tagliare sulla scuola , e allora si recuparano 8 miliardi, e naturalmente si tagliano 134 mila posti in tre anni.
Il governo dice che sono sacifici necessari ad eliminare gli sprechi.
Sarà così, ma allora non si capisce perchè ancora una volta si tagli sulla scuola pubblica e poi si conceda alle scuole paritarie, ancora meglio se cattoliche.
Ci sarà sicuramente un tornaconto, se due delle tre mozioni che hanno incontrato il consenso dell'aula di Montecitorio, chiedono di restituire, nel 2010 , alle scuole paritarie , non solo quanto è stato tolto con la legge finanziaria del 2009, ma di aggiungervi , per farsi perdonare di aver osato, un qualche cosa in più.
Da una parte si taglia , dall'altra si continua ad allargare i cordoni della borsa.
Si sapeva che la chiesa cattolica poteva contare su molti santi in paradiso, solo non si pensava fossero così numerosi anche qui in terra. Fatto sta che la mozione approvata , senza troppi preamboli , che si fa carico di chiedere al governo di "incrementare le risorse destinate al sistema paritario" , è quella sottoscritta da una trentina di deputati del Pdl (tra i quali Cicchitto e Cota, due uomini molto vicini al presidente del consiglio Berlusconi), della Lega e del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo.
La questione dicono sia stata affrontata partendo da molto lontano , si è parlato di libertà della scuola, di libertà di scelte educative, persino di libertà di pensiero.
Come si concilii la libertà di pensiero e di scelte con le affermazioni dei nostri vescovi , del papa o della gerarchia ecclestica mi è difficile capirlo.
Senza scomodare il pensiero, la libertà o la coscienza si faceva prima a dire che per convenienze politiche la manifesta volontà dei nostri lungimiranti Onorevoli li porta a distruggere la scuola pubblica , quella che per capirci dovrebbe appartenere al libero pensiero, a tutto scapito della privata , e della cattolica e confessionale.

Mentana, l'addio non a Mediaset ma a un comitato elettorale.

Rileggo ancora , un po' più preoccupato di prima, le dichiarazioni di Mentana rilasciate in una intervista a Vanity Fair.
Il noto giornalista accenna ad una cena con i vertici di Mediaset e ad una lettera , o forse una supplica, rivolta a Confalonieri .
Mentana scrive "Le dico francamente Presidente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava il "giorno del ringraziamento elettorale". Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine... Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo... Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi".
La lettera fu scritta la notte del 21 aprile, a una settimana esatta dal trionfo elettorale di Berlusconi ,ed appare ora nel primo libro del giornalista dal titolo "Passionaccia" (Rizzoli), in uscita il 13 maggio.
Mentana prosegue poi con le meste considerazioni di un giornalista di colpo disilluso che aveva , forse ingenuamente irriso, per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia.
Quella sera aveva infatti appena assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi.
Lo sfogo di Mentana è amaro, segnato da una vera passione per il giornalismo televisivo che gli brucia dentro, ma anche dalla realistica convinzione che , per ora, gli rimane aperta, davanti a sè, solo la strada della memoria e del ricordo.
Ed è doppiamente amaro il ricordo di chi per anni ha prestato volto e nome ad una immagine di liberalità di Mediaset e di Berlusconi inesistenti.
Basta a Mentana, per dare una risposta su questo, il sapere che il Cavaliere, nel corso degli anni, aveva più e più volte chiesto la sua testa ed il suo allontanamento.
Ora finalmente per lui subentra la coscienza che in Mediaset non vi è più posto per gli oppositori del Premier, non vi è spazio per chi ha idee diverse, per chi o non sa o non vuole schierarsi o forse e semplicemente non vuole essere servo e mai e poi mai sarebbe disposto a vendere o meglio a prostituire le proprie idee per un qualsiasi "Padrone".
Mediaset è ora davvero un comitato elettorale di sostenitori anche professionalmente schierati, sono il simbolo evidentissimo di quel conflitto di interessi sempre sottociuto e mai come ora così macroscopicamente visibile.
Il re è nudo, direbbe persino il più sprovveduto ed ingenuo degli osservatori.
Spiace che nessuno all'interno di Mediaset si sia accorto che questa politica aziendale leghi inevitabilmente le sorti dell'azienda a quelle del Cavaliere , e che le "sue televisioni" saranno così destinate a non sopravvivergli, seguiranno inevitabilmente la sua sorte , e quando accadrà, anche il suo declino e la sua caduta.

martedì 12 maggio 2009

Muore in fila, i turisti lo fotografano: l'indifferenza alla morte accompagna la pochezza della vita.

E sempre difficile parlare della morte, anche se ci conviviamo ogni giorno.
C'è chi la vive come un castigo e la rifugge , chi la tollera e la accetta, chi la vede come compagna, chi , a volte, la sente e la desidera al pari di un'amante.
Si muore a volte in solitudine ed a volte circondati dagli amici , dai familiari, dall'affetto dei propri cari.
Si muore , sempre più raramente per uno scopo e si muore spesso per nulla; si muore per odio, come si muore per amore.
Se ne farebbe volentieri a meno ma capita di doverlo fare in ogni luogo ed in ogni situazione.
E' capitato ad Urbino , ed anche questo capita raramente, che un uomo sia morto, forse per una emozione, per un infarto o per un ictus non si sa, aspettando in fila l'orario di ingresso al Palazzo Ducale per poter ammirare la mostra di Raffaello.
Allo stupore iniziale , al silenzio doveroso che accompagna ogni morte, si è presto accompagnato l'imbarazzo dell'attesa di chi potesse finalmente togliere quel cadavere alla vista degli astanti.
Mani religiosamente pietose , forse pensando al sudario di quel Cristo antico, hanno pensato bene di coprire quel corpo con un lenzuolo bianco.
L'attesa di un carro funebre però purtroppo si è prolungata, dieci, poi venti, poi trenta minuti, sembrava per tutti una vera eternità, preclusa oramai solo a quel corpo.
All'improvviso, dal gruppo dei turisti ancora in fila, si nota il bagliore di una luce intensissima.
Pochi attimi bastano a far chiarezza ed a convincere, anche i più credenti e dubbiosi, che non si era trattato di una luce divina, banalmente era solo il lampo di un flash, tra l'altro non rivolto al Palazzo o agli astanti.
Era quell'uomo disteso il centro dell'interesse, era quel cadavere il bersaglio prediletto di quei fotografi domenicali.
Interviene subito un vigile urbano gridando "Ma che fate, smettetela! Vi sembra questo uno spettacolo da riprendere?".
Nulla da fare , i flash continuano.
Se per molti è facile fotografare la vita, per loro era importante fotografare la morte, fermare quell'attimo non solo nelle loro menti ma anche nei loro occhi.
Ma la loro non era l'umana pietà di chi vuole ricordare per sempre un amico , una persona cara , un parente, un sentimento od un affetto.
No, la loro era solo la vuota indifferenza, la pochezza dei sentimenti, la superficialità sovrastante ogni cosa, anche la più sacra.
Le loro foto ? servivano solo a testimoniare un fatto, una sciocca curiosità , un avvenimento come tanti.
E' sempre triste quando ci si accorge che la morte non solo non è più vista con il dovuto rispetto , non più considerata come traguardo estremo della vita, sua sintesi ultima, punto di confine materiale oltre il quale non può spingersi nulla , nemmeno l'amore della vita.
Preclusa sì alla ragione ed all'intelletto ma aperta e sacra , alla fede come ad ogni religione e come tale dovrebbe essere sentita da ogni uomo.
Che dire o che pensare quando ci si accorge che persino la morte diventa invece indifferenza e per tanti non riveste più alcun significato se non quello di dimostrare, non solo la pochezza della vita, ma anche la pochezza dell'uomo.
Che dire quando la morte non sa più suscitare alcun sentimento o alcuna umana pietà.
Viene ridotta qui ad una immagine sgualcita , ad una foto ricordo, ad un macabro spettacolo.
Non solo si dimostra di non rispettare più la morte, così si dimostra di non rispettare ed amare più neanche la sacralità della vita.

lunedì 11 maggio 2009

Il mondo irreale di Berlusconi; l'Italia che non c'è.

Che cosa vuole dire nel mondo moderno affermare , come ha fatto Berlusconi, che non si vuole un'Italia multietnica ?
Vuol dire credere che il pensiero , la cultura , le tradizioni italiane debbano chiudersi in se stesse, senza aperture, senza slanci , senza alcuna visione del mondo o della storia , senza coscienza del nuovo e del futuro che avanza ?
O vuol dire, forse, pretendere di opporsi con ogni mezzo agli immigrati, non solo illegali ma anche a quanti legalmente si trovano nel nostro paese ?
Le affermazioni del Premier sono state chiare, si inseriscono in un preciso programma , non solo politico , ma culturale , ideologico e sociale che dà per scontato l'impossibiltà al riconoscimento , sul nostro territorio delle diverse etnie e delle diverse culture.
Al di là delle facili e spesso scontate polemiche che distinguono gli oppositori dal Premier o la destra dalla sinistra, resta da chiedersi se ancora sia possibile avere un'immagine così banale del nostro paese e del suo futuro.
Il mondo che Berlusconi pensa, prefigura o vuole non esiste più da tempo, forse è un ricordo della sua giovinezza, di mezzo secolo fa.
Un mondo simile non può che essere confinato solo nei suoi pensieri, nei suoi sogni, contrapponendosi così ai suoi peggiori incubi , o a quelli dei suoi amici della Lega.
Pare impossibile far finta di non sapere che in Italia vivono oramai, legalmente, 4 milioni di lavoratori stranieri, più circa un milione e mezzo di extracomunitari illegali.
Sono naturalmente distribuiti tra varie etnie , i più numerosi sono i romeni , gli ucraini ,i bulgari, i nord africani , e poi molti cinesi.
Milioni di extracomunitari oramai lavorano in Italia e oltre che essersi integrati perfettamente sono indispensabili alle nostre aziende, ai nostri servizi commerciali ed alla nostra società.
Ogni giorno questi cittadini creano ed iscrivono alle Camere di Commercio delle varie città centinaia di nuove società e di attività, accompagnano ed assistono gli ammalati e gli anziani, lavorano nelle nostre aziende o coltivano i nostri campi.
Pensare che il paese possa rinunciare a questa ricchezza è sbagliato oltre che stupido, pensare che si possa ostacolare la loro permeanenza in Italia o addirittura ricacciarli in mare e spedirli al loro paese, inseguendo un'idea di purezza della razza o della società, non è solo stupido o dannoso, è anche razzista e pericoloso.
Va subito però sgomberato il campo da un fraintendimento su cui il Cavaliere sta giocando "marciandoci".
Chi si dimostra favorevole all'integarazione sociale o a una società multietnica non per questo non fa suo il principio della sicurezza e della legalità.
Non è possibile evidentemente accettare tutto e tutti , non si può accogliere ed ospitare all'infinito; non lo vuole nessuno, anche se il Cavaliere fa credere a tutti che ancora esiste una sinistra che lo persegue.
Parole come legalità e sicurezza non sono nè di destra nè di sinistra, sono solo concetti oramai patrimonio di tutti , come tali vanno riconosciuti, perseguiti e ricercati come primarie necessità dell convivenza civile.
Tutti oramai , con poche eccezioni, concordano sul fatto che quanti entrano illegalmente in Italia , se non hanno motivo o diritti per restarci, vanno rispediti , appena possibile, al loro paese.
Ma detto questo , con buona pace di tutti, anche delle tante fobie degli italiani che Berlusconi cavalca così platealmente, tutto il resto va combattuto.
Proviamo a pensare che cosa volesse dire Berlusconi con le sue affermazioni.
Forse che i romeni ed i nordafricani non saranno accettati nella nostra società ? Non avranno diritto di cittadinanza nel nostro paese ?
Il provincialismo e l'arretratezza dell'Italia è cosa nota, ma basterebbe forse alzare un poco la testa ed a volte anche il pensiero per poter vedere , oltre oceano, come vive e , pur nella crisi , prospera, cresce e si mantiene "grande", proprio quell'america multietnica che tanti razzisti d'oltre oceano chiedevano di mantenere "pura", etnicamente e socialmente.
Ora, a conclusione di uno scontro sociale durato più di un secolo, l'integrazione sociale li ha portati ad eleggere il loro primo Presidente nero.
Se poi lo sguado non potesse arrivare così lontano, basterebbe fermarsi in europa ad osservare quanto è avvenuto in Inghilterra ed in Francia , nazioni multietniche per cultura, non solo per vocazione storica.
In Inghilterra, proprio ieri, il ministro degli Esteri David Miliband, non ha avuto esitazione a chiedere il voto per il Labour ai "milioni di stranieri residenti nella multietnica Gran Bretagna contro la minaccia fascista rappresentata dal British National Party".
Miliband ha definito proprio "fascisti" quanti ancora, da destra, giocano "sui sentimenti antistranieri" con l'intenzione di guadagnarsi solo un qualche seggio in più a Strasburgo.
E' utile che anche noi cominciamo a chiamarli proprio con il loro "nome", anche le parole identificano le idee, valgono spesso a rimarcare, definire, sottolineare differenze.
Il punto vero però diceva qualcuno "non è una battaglia sulle parole multietnici sì, multietnici no, è come governare questo processo.
Con le vetture differenziate per soli milanesi nel metrò? Con i proclami che non arrestano la pressione biblica che dal cuore dell’Africa si riversa sulle sponde del Mediterraneo? Tutti sappiamo quanto sia difficile la convivenza, quanto sia giustificabile nei quartieri popolari il senso di ingiustizia che si prova si fronte all’impunità delle bande «etniche» che rivaleggiano con quelle italiane per la conquista dei territori dove lo Stato arretra".
Questo non succede solo in Italia e non solo con gli extracomunitari.
Nel nostro paese, al riguardo, abbiamo zone di mafia e di camorra , zone d'ombra pesantissime, intere città e territori, sottratti allo stato, e mai veramente conquistate alla legalità.
Bisogna però sapere che dovremo fare i conti con la realtà ed attrezzarci a gestire una società multietnica, non a giocare con le parole ed i sentimenti, per banali ragioni elettorali o per guadagnarsi un punto in più di popolarità.
La strada ancora una volta dovrà obbligatoriomente essere quella dell'incontro , tra razze diverse, tra culture, pensieri , idee , religioni e tradizioni diverse.
Tutto questo andrà fatto, se solo si vorrà evitare di cadere nel tranello di quanti ancora , incoscienti, razzisti, stupidi, illusi, falsi profeti o cassandre , illudono il mondo ed il paese, con la convinzione che ancora sia possibile difendere così il loro sempre più piccolo "spazio", la loro sciocca identità.
Dovrà essere chiaro a tutti, anche al nostro Premier, che in anni di globalizzazione , mancando l'incontro, non potrà esserci altra strada che quella dello scontro, con tutte le sue conseguenze.
Ma in questo caso la battaglia sarà semplicemente persa, per noi tutti.

D'accordo con l'Ue : L'Italia fermi i respingimenti immediati , ma l'Europa poi chiacchieri meno e faccia di più.

Ora arriva , se ancora qulcuno aveva dubbi, anche il parere dell'Europa e non è di aperto sostegno alla politica dell'Italia.
In pochi giorni l'Italia è così riuscita , con la sua politica sul respingimento degli immigrati , ad avere contro le Nazioni Unite, il Vaticano e l'Unione Europea, un bel successo diplomatico non c'è che dire.
E' di oggi infatti la dichiarazione del Commissario Europeo per i diritti umani che giudica la politica italiana di respingimento degli immigrati clandestini verso la Libia "un'iniziativa molto triste, che mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d'asilo".
La Commissione Europea si augura che l'Italia non "vada avanti con questa politica perchè questa non è una buona soluzione".
Naturalmente non possiamo che essere pienamente d'accordo con le affermazioni del Commissario Europeo, fermo restando però due questioni.
La prima è che l'Italia non può ipocritamente essere lasciata sola dal resto d'Europa ad affrontare il problema dell'immigrazione clandestina e degli sbarchi.
Nessun paese può da solo affrontare un'emigrazione che ha i caratteri di di una fuga bibblica dalla fame, dalla carestia e dalle guerre.
L'altra è che, fermo restando il diritto di asilo e di valutare caso per caso, dopo i primi soccorsi ed i dovuti riconoscimenti ,ogni clandestino, che non abbia titolo per essere accolto sul territorio nazionale, debba essere inevitabilmente espulso.
Solo così è posssibile assicurare i diversi interessi, quelli dell'accoglienza e del diritto assieme a quelli della leglità e della sicurezza.

venerdì 8 maggio 2009

Per fortuna che questo governo aveva detto di voler diminuire i ministri, i sottosegretari ed i costi della politica.

E fresca ancora la notizia , il Consiglio dei ministri ha deciso di procedere alla nomina di cinque vice ministri e alla promozione di Michela Vittoria Brambilla a ministro del Turismo, senza portafoglio.
Lo hanno dichiarato , ed in tal senso hanno operato, fonti governative.
Detto e fatto, i cinque sottosegretari promossi a vice ministro sono: Roberto Castelli (Infrastrutture), Ferruccio Fazio (Welfare), Giuseppe Vegas (Economia), Adolfo Urso e Paolo Romani (Sviluppo Economico).
Il Presidente della Repubblica ha poi firmato, su proposta di Berlusconi, il decreto di nomina dell’onorevole Brambilla a ministro. Lo ha confermato una nota del Quirinale.
Tutto bene naturalmente e tutti felici, sopratutto quanto sono "freschi" di nomina. Un po' meno quanto si avevano creduto alle promesse elettorali di questo Governo che nel suo programma aveva messo ai primi punti, oltre alla riduzione dei costi della politica, anche la riduzione del numero dei ministri e dei vice ministri.
Tra il dire ed il fare come i vede ci sta sempre di mezzo quel famoso mare.

In metrò vagoni solo per milanesi; ovvero l'idiozia al potere.

Si sa, vivere in una moderna città come Milano non è facile, ritmi, modi di vita e tempi sono diversi, più frenetici .
Gli spostamenti non sono facili, e se il farlo in auto ti obbliga a sopportare un traffico caotico e paralizzante non è tanto più distensivo il farlo in metropolitana o con un altro qualsiasi mezzo pubblico.
Diverse le proposte sul tappeto da parte di chi si augura una diversa viabilità, o di chi auspica un maggiore e migliore utilizzo dei mezzi pubblici.
E, morta e sepolta la Milano "da bere", ora si tratta solo di riuscire a vivere in una simile città, di sopportarla e giustificarne gli eccessi, accettandola così, con tutti i suoi grandi pregi ed i suoi enormi difetti.
Ma Milano è sempre stata una grande metropoli, una città cosmopolita ricca di cultura diverse, sempre aperta al futuro, alle nuove esperienze , mai chiusa o ripiegata su se stessa, mai razzista, mai bigotta, o provinciale, o vuota.
Milano città aperta , di chi la abita e di chi la vive , a volte anche nelle difficoltà che sembrano non trovare mai soluzione.
Se esistono problemi di sicurezza si devono risolvere con un adeguamento delle forze dell'ordine e non con le ronde.
Se ci sono problemi di vivibilità, si dovrebbero fare proposte intelligenti e non abbandonarsi alle prime sciocchezze che frullano per la testa.
Se non si riesce a governare , a pensare o a progettare una metropoli, non si può puntare tutto sul qualunquismo e l'improvvisazione.
Se non si ha immaginazione nè intelligenza,molto meglio gettare la spugna ed arrendersi non si può pensare che lo squallore e l'indecenza di alcune proposte siano risolutive dei problemi sempre e solo dichiarati.
Di che parlo ? Della nuova proposta leghista del "duo" Salvini e Piccinni , forse una testa sola non bastava , e cioè "valutare la possibilità di riservare le prime due vetture di ogni convoglio della metropolitana ai milanesi e alle donne".
La proposta è tanto sciocca ed inapplicabile che persino il loro "alleato" di Governo Fini si trova costretto ad intervenire dichiarando che "La proposta del leghista Matteo Salvini di riservare alcuni vagoni del metrò alle donne e ai milanesi offende le persone e la Costituzione a prescindere dalla razza, dalla lingua e dalla religione. Basterebbe leggere la Costituzione per capire che proposte come quella non si possono fare".
Ma si sa, proposte come queste non servono a nulla sul piano pratico, servono solo a raccattare quattro voti in più alle prossime elezioni, e tra l'altro voti dei peggiori, quelli che conducono su posizioni sempre più intransigenti.
Le grandi città ed il paese, purtroppo per i nostri governanti e per i nostri politici, si governano con le idee ed i progetti e non con le scemenze.
Se solo queste avessero mai risolto un qualche problema non saremmo più quì continuamente a discuterne tante ne abbiamo sentite in questi ultimi anni.

giovedì 7 maggio 2009

Una Fiat in crisi non serve a nessuno ma una Fiat che chiude i nostri stabilimenti non serve all'Italia.

Tutti a dire che a volte una crisi economica non è solo un serio momento di difficoltà per i paesi colpiti, spesso è anche un momento di opportunità, che in fondo basta saper cogliere.
Basta guardare in fondo il caso FIAT , un'azienda che sembrava fino a non molto tempo in declino ed in profonde difficoltà produttive ed economiche, di colpo l'attuale crisi diventa per lei un'opportunità di sviluppo.
Dapprima l'accordo con Chrysler ora l'interesse per l'acquisizione della tedesca Opel.
Un successo certo del lavoro e dell'industria italiana. Il paese giustamente ed orgogliosamente parteggia per Fiat.
La soddisfazione dei molti rischia di durare poco però, ancora una volta l'economia e gli affari non hanno anima, non nutrono sentimenti che non siano estremamente labili, fugaci e dettati dalla convenienza.
Le grande occasione si trasforma ora in una grande ristrutturazione.
Il piano e le acquisizioni Fiat fanno grande l'azienda , la rendono industria internazionale che deve proprio per questo diversificare e delocalizzare la sua produzione.
Il piano di "sviluppo" Fiat sembra prevedere purtroppo la chiusura di due stabilimenti in Italia "una nel nord e un'altra nel sud" e il ridimensionamento di diversi stabilimenti in Europa.
L'orgoglio dell'Italianità si trasforma subito in sospetto, la grande occasione Fiat diventa grande preoccupazione dei lavoratori, del paese, della politica.
Crisi o no per le nostre industrie poco cambia; nel momento dello sviluppo sanno spesso diventare internazionali , quando sono in perdita od in crisi diventano subito e di colpo nuovamente italiane.
La consuetudine dei nostri rampanti industriali è sempre la stessa il guadagno è sempre privato mentre i debiti sono sempre pubblici.
Una Fiat debole sui mercati ed in crisi non serve a nessuno, ma una Fiat che , diventata internazionale , non mantenga qui la centralità della sua produzione non serve proprio all'Italia.

Iran , in un paese in cui la giustizia è un'utopia 9 impiccagioni in due giorni.

Nuove impiccagioni in Iran nonostante le proteste del mondo civile .
In due giorni nove persone sono finite al patibolo e prontamente impiccate. E' toccato prima a quattro prigionieri, fra cui una donna, del carcere di Evin a Teheran, giudicati colpevoli di omicidio.
Subito dopo è stata la volta di cinque persone incarcerate a Kerman, nel sud del Paese ed accusate di traffico di droga.
Secondo le agenzie internazionali, con le attuali esecuzioni si raggiunge, per ora, il numero di totale di 94 persone impiccate nel 2009.
Nel 2008 invece, si erano messe complessivamente a morte 246 persone.
Il credere od il pensare che i tribunali islamici dell'Iran amministrino od esercitino la giustizia è naturalmente solo un pura e semplice illusione.
In quel paese i processi sono spesso sommari, i diritti degli imputati nulli, la difesa inesistente, la giustizia un'utopia.

mercoledì 6 maggio 2009

Le ricche pensioni del Senato, a un commesso 8 mila euro e Brunetta cerca sprechi in tutta Italia senza guardarsi attorno.

C'è chi la pensione se la guadagna dopo 40 anni di duro lavoro e chi invece rischia di non "vederla" mai, tanto è striminzita.
La crisi poi non aiuta sicuramente nessuno.
Chi non aspettava altro se non raggiungere gli anni per il desiderato pensionamento, con la disoccupazione in aumento vede purtroppo spesso svanire speranze coltivate da tanti anni.
Non tutti però vivono le angosce moderne.
Volete un solo esempio ? A quanti non piacerebbe andare in pensione a 52anni di età e per la cifra di 8 mila euro al mese ?
No, non dovete pensare che questo fortunato sia un alto dirigente aziendale , non è neanche un parlamentare, è semplicemente un commesso del Senato che una decina di giorni fa ha deciso di lasciare il lavoro. La sua pensione è circa 10 volte maggiore di quella di un metalmeccanico.
Qualche ministro in vena di difese impossibili dirà che è tutto previsto in una vecchia legge, dimenticandosi però di dire agli italiani che le leggi non nascono sotto i cavoli ma che le fanno loro.
E pensare che Brunetta sta cercando sprechi e fannulloni in ogni parte d'Italia.
Ancora non si è accorto che gli basterebbe guardarsi un po' attorno, proprio li a Roma , in quei famosi palazzi, magari , per questioni di altezza , non dovrebbe far altro che alzarsi solo un poco sulla punta dei piedi.
Chissà quanti "commessi", "sprechi" e "fannulloni" potrebbe vedere, non passargli sotto, cosa impossibile, ma davanti al naso.
Solo che il ministro, distratto come tutti i suoi colleghi, non se ne accorge proprio , oppure preferisce, unirsi al coro dei suoi colleghi e "prendere anche lui tutti per il naso tutti gli italiani".
Tra l'altro poi non è una novità che si fa sempre meno fatica a scorgere la pagliuzza negli occhi degli altri piuttosto che la trave conficcata in profondità nei propri occhi. Sotto sotto poi ai nostri governanti resta sempre la speranza che gli italiani,diventando sempre più un popolo di vecchi stiano diventando sempre più ciechi e più sordi, a tutto ed a tutti.

Italia e Malta gareggiano in disumanità e come premio partita si giocano la vita dei migranti.

Sta diventando una consuetudine oramai lo scambio di accuse tra Malta e L'Italia.
In mezzo, come al solito e argomento di discussione e di contrasto un mercantile , non carico di merci preziose, in questo caso si farebbe a gara nel soccorrerlo.
A bordo solo vite umane, e anche delle peggiori, quelle che non contano nulla, quelle dei poveri migranti.
Avevano appena, e quasi, attraversato un mare , grande quanto la loro speranza, ma a poche miglia dalle coste i loro due barconi non hanno resistito.
A 25 miglia a sud di Lampedusa, in acque maltesi, sono così stati raccolti, a bordo del mercantile turco Pinar , 154 migranti vivi ed uno morto.
Le autorità della Valletta hanno coordinato le operazioni di soccorso e indicato alla nave porta container di fare rotta verso il porto più vicino, cioè Lampedusa.
Ma le autorità italiane non autorizzano il Pinar a dirigere verso l'isola e sostengono che la nave, essendo in acque maltesi non deve dirigere verso il porto più vicino ma verso Malta.
La macabra e crudele "gara", tra due "civili" paesi, su chi debba per primo cedere di fronte all'arroganza dell'altro non entusiasma nessuno degli spettatori, che al contrario vedono strattonate le vite di tante persone in questo stupido e disumano braccio di ferro.
Ora due medici e due infermieri stanno accertando le condizioni di salute degli immigrati, di cui una decina sembra avere bisogno di cure immediate.
Ma lo scontri diplomatico e la gara tra i due paesi continua.
Da Roma, Roberto Maroni ribadisce di avere chiesto a Malta "di assumersi le proprie responsabilità".
Da Malta, il suo collega maltese Carmelo Mifsud Bonnici, invece dichiara : "Non è un problema nostro se l'Italia non vuole accettare gli immigrati e la sua maggioranza i governo è in una posizione difficile, visto che ha vinto le elezioni promettendo proprio la riduzione degli sbarchi".
In serata è giunto l'appello dell'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. "La situazione a bordo sta diventando grave , ci si affretti ad inviare i soccorsi ed a favorire gli sbarchi".
Ma tutti per ora si dimostrano sordi ai richiami e la gara continua, ed è una gara di crudeltà e di disumanità.
Tanto chi muore e soffre, lo fa lontano dalle telecamere, lontano dai media , e si tratta di uomini , donne e bambini, senza un nome, senza una patria certa od ospitale che li reclami, senza una storia.
Molto meglio rinuncino subito anche all'avvenire.
Una volta, in tempi andati, un naufragio in mare metteva in moto tutta una serie di aiuti e di soccorsi, si faceva a gara contro il tempo e contro gli elementi; ora si è sempre in "gara" ed in competizione ma non gareggia sul piano della solidarietà quando in gioco si trovi la vita dei migranti.
Ora si gareggia solo in crudeltà, in disinteresse ed in faziosità, mentre nel contempo ci si riempie la bocca di parole oramai prive di significato come come civiltà ed umanità.

Una Sanità sempre più disumanizzata e liste di attesa troppo lunghe, una sola speranza quella di non ammalarsi.

Una sanità sempre più costosa e sempre più disumanizzata sono queste le caratteristiche negative più evidenti del nostro servizio sanitario nazionale contenute nel rapporto del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva presentato oggi a Roma.
Il dossier di quest'anno si basa su oltre 25 mila segnalazioni.
Da queste appare evidente la scarsa considerazione di cui si sentono vittime gli ammalati , sempre più spesso trattati come numeri o addirittura come semplici oggetti.
Ai primi posti della "carenza di umanizzazione» - si legge nel rapporto - , i cittadini mettono i pediatri (31,87%), i medici di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%), seguono la assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%)".
In 10 regioni su 19 i cittadini richiedono un migliore trattamento sotto il profilo umano.
Il 74% degli ammalati sentiti  "individuano, tra le principali criticità, "la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d'attesa, sopratutto al Sud".
In notevole aumento , rispetto al passato, i tempi di attesa per interventi chirurgici , diagnostica e visite specialistiche.
Spesso queste attese sono giudicate incompatibili rispetto alle esigenze delle cure stesse.
Come si vede i dati non sono positivi, questo nonostante le privatizzazioni volute per sveltire e migliorare , si diceva, le prestazioni ed i tempi di intervento, questo, nonostante i costi enormi e sempre in aumento.
Tutto da rifare quindi nel nostro sistema nazionale e una speranza solo per adesso, quella di non ammalarsi mai.

martedì 5 maggio 2009

Chiedono un Premier più sobrio e Berlusconi pensa di andare in tv a Porta a Porta di Vespa

Senza clamore e senza eccessive spigolature, ma a onor del vero con estrema chiarezza, entrano di petto , nella vicenda Berlusconi - Lario , anche le gerarchie della Chiesa.
«Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un Presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all’anima del Paese».
È quanto scrive L’Avvenire, in merito al divorzio Berlusconi-Lario, in un editoriale estremamente preoccupato a seguito dell'eccessiva spettacolarizzazione della politica e dei sentimenti umani che , al contrario , andrebbero tenuti estremamente privati.
Sul fatto che il nostro presidente possa essere uno specchio dell'anima del paese, molti preferiscono tirarsene fuori, lasciano ad altri la possibiltà di specchiarsi nelle sue "virtù".
Un antico proverbio asserisce che i panni sporchi vanno lavati in famiglia.
Non è sempre così e non sempre dovrebbe esserlo, mai come in questi casi però la sfera del privato dovrebbe rimanere tale.
Se la candidatura delle veline alle elezioni politiche poteva essere considerato un "fatto pubblico", il divorzio Berlusconi è solo un fatto privato.
Mentre qualcuno chiede ufficialmente al Cavaliere maggiore sobrietà sia nei fatti che nelle parole, nei giudizi come nella vita privata , il nostro Premier pensa di farsi un "bagno pubblico" a Porta a Porta di Vespa, presentandosi ancora una volta come un martire, attaccato da destra come da sinistra, angosciato e deluso, dalla vita, dagli amici dalla moglie , dai media e forse anche dai figli.
Mi pare di sentirlo e vederlo, con la faccia seria, studiata e pensierosa per l'occasione, mentre incolpa delle sue "sventure" odierne forse Cacciari, forse la stampa, in primis Repubblica , forse Sky o le banche ed i potentati economici, la sinistra, di Pietro , la magistratura o i servizi deviati.
Cercherà alla fine il Cavaliere di non inveire più di tanto contro Veronica, cercherà di salvarla quel tanto che basta per essere considerato comprensivo ed equilibrato, non gli conviene l'attacco , sarebbe controproducente.
Tanto ciarpame non credo interessi davvero nessuno, ma la trasmissione sarà seguita da quel pubblico così numeroso che riesce ad appassionarsi anche ai litigi del grande fratello.
In fondo tra le due cose ci sono molte similitudini.
Con questa stiamo davvero raschiando il fondo del barile, di rovistare, senza ritegno, nei sentimenti e nella vita privata o familiare di persone che avrebbero tutto il diritto di pretendere maggiore riserbo, maggiore sobrietà e forse più eleganza.
A lady Diana è stata perdonata l'apparizione televisa contro il principe Carlo, ma la prncipessa era il soggetto debole dell vicenda.
Berlusconi non ha dalla sua alcuna scusante, a lui il paese non chiede nulla, lui è il soggetto forte in tutta la vicenda, lui la causa.
Come tale apparirà, nonostante le sue "arti" e le sue "doti".
Non potrà in alcun modo attaccare sua moglie, in fondo questa è una madre di famiglia che difende il suo onore, i suoi figli e quel che resta del suo matrimonio.
Con un po di dignità ed un briciolo di senno il Cavaliere dovrebbe risparmiarci la sua difesa, le sue accuse, la sua sceneggiata.
In fondo gli italiani hanno una crisi a cui pensare, hanno problemi più importanti da risolvere, non ambiscono di certo a sobbarcarsi il suo divorzio o ulteriori polemiche sulle sue veline.
Il vero dramma è che ancora una volta, e mai così platealmente, il Cavaliere dimostra di anteporre i suoi problemi a quelli degli italiani.
Non è lui che si fa carico dei nostri problemi, siamo chiamati noi a farci carico, a comprendere ed a giustificare i suoi, tutto questo alla faccia non solo della sobrietà ma anche della decenza.

lunedì 4 maggio 2009

Caso Lario Berlusconi , "complotto della sinistra"? Ma per piacere....

In un paese in cui la politica è sempre più una farsa anche un divorzio diventa un fatto politico su cui ci si divide.
Il Cavaliere anche questa volta non rinuncia alla sua sceneggiata.
Se Veronica chiede il divorzio deve essere colpa di qualcuno, degli eventi, della sfortuna, di un qualche invidioso sobillatore, forse, anche questa volta, si può accusare la sinistra.
Mai che si possa serenamente arrivare alla conclusioni che le colpe non sono sempre collettive, a volte capita che siano individuali, ognuno dovrebbe imparare ad assumersi le sue.
Anche questo è un segno di profonda immaturità, ma con gli italiani, come si vede, funziona lo stesso e molto bene a dire il vero.
Dall'altro versante Dario Franceschini, chiede a Berlusconi, di smetterla subito di dire "questa cosa patetica che ci sarebbe stato un complotto" e che chi ha sobillato e preparato tutto sarebbe stata "la sinistra".
Eviti di dire questa cosa patetica per coprire il merito della questione e depistare l’attenzione degli italiani".
Io invece ho il dubbio la debbano smettere tutti.
Di baggianate oramai ne abbiamo sentite già troppe, non aggiungiamone altre, l'ultima è pubblicata su qualche giornale (di destra), vi si legge che Veronica Lario "dovrebbe chiedere scusa a tutti gli italiani".
Rasentiamo ora per davvero il ridicolo, di un fatto privato ne stiamo facendo un caso politico nazionale.
Non solo, ci dividiamo e parteggiamo, per l'uno o per l'altra, come ad un "reality show".
E un qualche "sciocco", più frastornato di tutti pretende scuse pubbliche per delle considerazioni personali di "una donna" sul propio marito.
Personalmente lascerei alla signora Veronica il diritto di dire ciò che pensa, ciò che vuole o ciò che meglio crede, come Italiano non mi sento per nulla offeso.
Mi sono sentito più offeso quando qualcuno pensava di assimilare l'immagine delle donne italiane alle "nostrane veline ", quando qualcuno ha pensato che queste potevano essere un buon specchietto per delle allodole, per attrarre voti e per rappresentarci in Europa.
In fondo solo di questo qualcuno dovrebbe chiedere scusa agli Italiani, non di altro.
Ma a questo mi pare che ancora nessuno ci abbia pensato.

Anche le "veline" chiedono il divorzio, succede sempre così quando si vuole tenere un piede in due scarpe.

Dicono che alcune delle famose "veline" avessero già frequentato un corso di preparazione di quattro giorni con professori d'eccezione i ministri Frattini e Brunetta.
Si sa, quattro giorni bastano a poco , si fa un programmo tipo corso di recupero, un po' di sapere concentrato, tutto di fretta per imparare alla meglio a fare il politico, e forse in fondo per renderle così più "presentabili" agli italiani.
Ora le povere "veline escluse" ,che già si immaginavano Onorevoli, sono le più arrabbiate e pronte ad un vero divorzio dal Cavaliere.
Dopo la sfuriata di Veronica Lario che ha posto di colpo il "problema" all'attenzione degli italiani, si sono ritrovate , senza neanche accorgersene, sbattute fuori dalla finestra dopo che erano appena entrate dalla porta, firmando anche davanti ad un notaio.
Non avevano è vero grandi doti, non cultura da vendere, non professionalità specifiche per la politica, per la finanza, per le scienze e nenanche per la letteratura.
Semplicemente erano tutte, neanche a dirlo, giovani e carine; qualcuno, con più malizia di altri , le avrebbe definite "appetibili".
La più ciarliera è Chiara Sgarbossa, 25 anni, veneta; ancora si chiede a voce alta come le abbiano potuto "revocare" la firma apposta davanti al notaio: "Questa è una grande presa per i fondelli - protesta dalle colonne del "Mattino" di Venezia.
Almeno fosse partita da me l'idea di candidarmi, mi è arrivata direttamente da loro.
A Roma avanti e indietro, alberghi, aerei, treni, sempre a spese mie. Per ricevere le pacche sulle spalle da La Russa: "Signorina l'abbiamo appena candidata, mi lasci anche il numero di telefono, se ha bisogno per la campagna elettorale mi faccia uno squillo che io sono sempre disposto a dare consigli..." .
Si noti lo stile dei nostri politici, sanno sempre essere dolci e carini con tutti, ops meglio, con tutte, sempre prodighi di consigli quando hanno di fronte avvenenti ragazze nel fior fiore della loro età. Si sa i giovani meritano attenzioni particolari, sono il nostro futuro si dice, alla faccia di chi si augurava un futuro migliore per il nostro paese.
Le altre, la squadra di attrici, di comparse tv , di protagoniste di fiction si sono chiuse in un sempre più amaro riserbo; da Angela Sozio, la rossa del Grande fratello, a Susanna Petrone, valletta Mediaset di Guida al campionato, da Eleonora Gaggioli, l'Elisa di Rivombrosa, a Camilla Ferranti, star di Incantesimo.
Giovanna Del Giudice, avvenente ex "meteorina" di Retequattro, la 25enne, che già da un anno era anche assistente di tre senatori (Ghigo, Rizzotti e Picchetto), la sua delusione invece la confessa: "Non protesto, ma un po' ci resto male. Avevo anche firmato dal notaio. Diciamo che siamo state un po' penalizzate da queste polemiche".
La figura si dirà è stata pessima per tutti, non solo per le "veline", mollate già in "corsa" davanti a tutto il paese.
Da questa storia non ne esce bene nessuno, non il Cavaliere che dà di sè , secondo qualcuno, un'immagine un po' "indecorosa" e che forse si dovrà sobbarcare un costoso divorzio; non il Pdl che si è dimostrato pronto ad "usare" anche delle povere veline da buttare in pasto a famelici e pruriginosi elettori.
Ma non ne esce sicuramente bene neanche la politica in generale e nemmeno gli italiani, visto la considerazione in cui sono stati tenuti.
In fondo sono stati trattati come elettori, non solo senza idee o quantomeno con una sola idea fissa, ma come veri e propri elettori senza testa.