martedì 31 marzo 2009

E' tornato il Mariuolo di Craxi , ora si è riciclato e si occupa di rifiuti.

Mario Chiesa è ritornato alla ribalta della cronaca giudiziaria, è infatti uno dei dieci destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura di Busto Arsizio per un vasto traffico di rifiuti.
L'arresto è avvenuto proprio in questi giorni. L'uomo che , con il suo arresto segnò l'inizio di Tangentopoli e che Bettino Craxi defini un "Mariulo", dimostra così di aver perso il pelo ma non il vizio.
Il suo primo arresto segnò l'inizio di mani pulite, a tradirlo fu allora una mazzetta insignificante, solo sette milioni di lire, tuttavia sguarciò un sistema e pose fine alla prima Repubblica.
Era allora il 17 febbraio 1992 e nessuno si aspettava o presagiva quello che poi sarebbe successo. Fu Chiesa , il "Mariulo", che spiego a Di Pietro come funzionava il sistema delle tangenti per la spartizione degli appalti.
Ora Mario Chiesa è la testimonianza diretta che tutto prima o poi ritorna.
C'è chi pensa che un ladro rimane tale per tutta la vita nonostante l'illusione del giudice che lo ha rimesso in libertà, c'è chi crede che un corrotto prima o poi si lascerà nuovamente corrompere, si tratta solo di fornirgli una nuova opportunità o una possibilità.
Inutile cercare in Mario Chiesa il pentimento e l'espiazione del delitto tramite la sofferenza. Il Nostro mariuolo non assomiglia per nulla al Raskol'nikov del "Delitto e castigo" di Dostoevskij, non ha una coscienza che lo perseguita e alla fine lo può redimere.
Chiesa è un uomo qualunque, senza qualità , un simbolo tutto moderno e tutto in negativo, che riesce solo ad esaltare e raffigurare il concetto del "si salvi chi può" o meglio del "si arrangi chi può". E' però anche il simbolo di un vecchio sistema di corruzione che qualcuno pensava finito per sempre, ma che molti, più realisticamente, pensano ancora diffuso, è il simbolo modernissimo della pochezza di valori di una società, un uomo cresciuto, al pari di tanti altri, ai margini della classe politica, quasi in simbiosi mutualistica con essa.
Ci si illudeva che fosse finito un sistema di corruzione per il semplice fatto che erano cambiati gli uomini e la legge o perchè si pensava lo fosse la mentalità, la responsabiltà o il senso dello stato. Purtroppo anche ai nostri giorni vale il "gattopardesco" detto di Tancredi che "tutto deve cambiare affinchè tutto rimanga come prima; "ciò che è stato sarà, e ciò che si è fatto si rifarà, non c'è niente di nuovo sotto il sole" direbbe Qoelet figlio di Davide.
Ecco Mario Chiesa è lì, simbolo e testimonianza diretta della saggezza antica, ma anche simbolo evidente delle "virtù moderne", un uomo riciclato dalla politica, al pari dei suoi rifiuti, sempre eternamete inquisito, sempre ai margini della società, sempre uguale a sè stesso, ma in questo drammaticamente simile a tanti altri.

lunedì 30 marzo 2009

Ecco perchè Bossi non ha per nulla gradito il congresso del Pdl

A Bossi non deve essere proprio piaciuto il Congresso del Pdl.
Non era bastato il discorso di Formigoni per farlo innervosire, anche Fini ci ha messo del suo, nonostante Berlusconi abbia a più riprese tentato di assicurare a tutti la lealtà del Senatur.
Ecco perchè Umberto si smarca e minimizza, addirittura dice che "loro preferiscono le piccole cose, meno pesanti da digerire, meno pesanti da far funzionare..."».
Ma Umberto non parla con trasposto del nuovo Pdl, si vede lontano un miglio che gli manca proprio l'entusiasmo, anzi, un qualche sassolino nelle scarpe gli deve proprio essere rimasto e chissà quando riuscirà mai a toglierli.
Quel che è certo, al di la delle prevedibili critiche che ha ricevuto, all'Umberto si devono essere rizzati i capelli in testa quando ha sentito Fini parlare di referendum, deve aver deglutito almeno due o tre volte o trattenuto il fiato in apnea.
D'altronde si può anche capire la sua irritazione, se dovesse passare il referendum elettorale, il premio di maggioranza sarebbe assegnato ad una lista e non a una coalizione.
Se così fosse i voti del Carroccio non sarebbero più così determinanti e la Lega sarebbe costretta a più miti consigli.
E nessuno si illuda sul fatto che la questione , posta da Fini trovi il Cavaliere contrariato e preoccupato.
Berlusconi si rende sicuramente conto che il Presidente della Camera gli ha messo tra le mani , facendogli un implicito favore, un cuneo per scalzare la Lega , che ora quindi si trova all'angolo e sotto ricatto da parte, non più di An, ma ,dopo il congresso, dell'intero Pdl.
E se Fini sfuma nel suo discorso, il messaggio si fa ancora più chiaro e minaccioso nell'intervento di Gianni Alemanno.
Questo ricorda agli amici leghisti che «loro hanno raccolto le firme per il referendum e quindi lo sosterremo», e conclude che «la Lega ci dovrà convincere con un serio dibattito e argomenti molto solidi e convincenti a rinunciare a quest'impegno ».
Chi ha orecchie per capire capisca e trovi argomenti convincenti questa volta.

Testamento biologico, ci prova anche Fini a farli riflettere e ragionare, quella legge è degna di uno stato etico ed integralista.

Anche Fini ci prova e compie a modo suo , un tentativo sul testamento biologico, la speranza sua è nostra è quella di una riflessione, di un qualsiasi ragionamento, fosse anche tardivo.
Il Presidente della Camera sceglie per farlo il palco del congresso fondativo del Pdl.
Lo fa con parole chiare ed inequivocabili, ripete quello che noi ripetiamo inascoltati da tempo : "il testo approvato - dice - è un testo più da Stato etico che da Stato laico».
Anzi dice di più Fini , parte da un ragionamento logico e per lui indiscutibile premessa per arrivare a porre ed a porsi una domanda , scontando già di suo la risposta " La società che verrà comporta l'obbligo alle istituzioni di essere laiche.
Una questione che fa discutere e sulla quale mi capiterà di essere in minoranza nel Pdl.
E' evidente che per laicità non si intende la posizione di chi nega il magistero morale della Chiesa, il contributo che il cattolicesimo ha dato all'identità italiana.
Voglio citare una frase di Mario Mauro: la laicità è il frutto del cristianesimo, è garanzia anti-ideologica. Siamo proprio sicuri, allora, che il testamento biologico approvato in Senato sia laicità?
"
Sta tutto qui il problema, e Fini lo ha colto in maniera chiarissima . Inutile a questo punto che, sempre da quel palco , Silvio Berlusconi ontinui ad assicurare e dichiarare che il Pdl vuole e deve essere un partito laico, inutile giocare sulle parole e sul significato delle stesse.
La laicità dello stato non si predica, si dimostra nei fatti e si testimonia , con saldi principi e con buone leggi che la salvaguardino.
Ma quella legge, così come è stata approvata , è inutile nasconderlo , non è liberale, non è progressista e neanche moderna, è solo degna di uno stato laico ed integralista e non permette , alle libere coscienze , altra scelta se non la divisione, la contrapposizione ed il ricorso al referendum abrogativo.

sabato 28 marzo 2009

Saviano accusato di essere un professionista di mafia.

Anche Saviano segue inesorabilmente il destino di tanti suoi predecessori e viene pubblicamente criticato per il suo impegno civile e sociale.
Questa volta le critiche per l'autore di Gomorra, giungono da Antonio Ingroia , procuratore aggiunto di Palermo, che bacchetta Roberto Saviano , (ospite alcuni giorni or sono di Fazio a "che tempo che fa") per il suo "eccessivo presenzialismo".
Il giudice facendo impropriamente, e in questo caso inopportunamente, sue le parole di Sciascia invita lo scrittore a non essere "un professionista dell'anticamorra".
Dedicare la vita o semplicemente impegnare le proprie forze ad una causa o ad un progetto porta sempre con sè insofferenti critiche e piccole o grandi gelosie.
Tutto ciò capita con maggior frequenza quando si decide di combattere contro grandi poteri consolidati , contro la criminalità o contro la mafia.
Credo sfuggono al giudice alcuni piccoli particolari.
Alle forze dell'ordine e dello stato si chiede di contrastare e combattere la camorra con la forza e con le armi, al contrario, ad uno scrittore si deve chiedere di combattere solo con le sue armi , la forza delle sue parole, le sue idee ed i suoi scritti.
Saviano è sicuramente un simbolo, un simbolo di lotta e di resistenza, un simbolo di quanto possano trascinare le parole e le idee, un simbolo che dà speranza ad un meridione diviso tra legalità ed illegalità.
A Saviano quindi possiamo solo chiedere di scrivere buoni libri, e Gomorra è stato un buon libro , una denuncia durissima contro un mondo malavitoso, contro soprusi, contro paure , reticenze, connivenze, contro un tipo di società e di vita che è tipico di quei territori in cui lo stato a rinunciato al proprio ruolo.
Ma proprio perchè è divenntatoun simbolo a saviano viene chiesto , al pari di ogni altro simbolo di "apparire" , di essere ben visibile, per non far dimenticare e per denunciare.
Questo a maggior ragione deve essere fatto proprio lì , nel nostro mezzogiorno dove è così diffusa la cultura del disinteresse, delle piccole furberie, dove si vive e si spera nella lontananza dello stato, dove si accettano quotidianamente sia le piccole che le grandi illegalità, dove si cresce , pensandosi così tutelati, in un distorto concetto di famiglia e di convivenza.
Ben vengano quindi i simboli come Saviano, ben vengano le loro denuncie , e non si preoccupino nè si dolgano se qualcuno li definisce "professionisti dell'anticamorra".
Molto meglio questo del silenzio così diffuso ,totale ed interessato di quelle regioni, di quei territori, un silenzio che è funzionale solo agli interessi della camorra che qui vive di connivenze, di "bocche cucite".
Un silenzio che è simbolo evidente di morte e di degrado, e che parrebbe proprio non sopportabile quando si calpestano e si uccidono , in maniera così evidente il diritto e la legalità o mentre una mafia sempre più simile ad un cancro,silenzioso ed inesorabile, distrugge una società, uno stato.
A questo spettacolo non è possibile assistere silenziosi , magari seduti sull'uscio di casa girando una sigaretta tra le dita.
Un tale silenzio oltre che insopportabile diventerebbe anche colpevole accettazione, proprio quello a cui anela la camorra.

venerdì 27 marzo 2009

Quanti Josef Fritz nel mondo ? quello nostrano vive a Torino e violenta la figlia per 25 anni.

Chi pensava che con Josef Fritz si fosse toccato il fondo dell'orrore si ricreda.
Il mondo è pieno di mostri come Josef, vivono nell'ombra di buie stanze e lì consumano la vita ed i sentimenti delle giovani vittime, vivendo , ed nel buio della loro depravazione.
E' un'altra storia di abusi e di incesti che emerge a Torino, una storia lunga 25 anni, un anno in più del caso austriaco.
Ora le vittime sono sei ragazze di una famiglia torinese, violentate per anni.
Le forze dell'ordine ascoltano attonite il racconto, tutti noi legiamo con raccapriccio, dapprima il padre, poi il fratello che a sua volta violentava le sue 4 figlie.
La loro vita sembra scorrere in un attimo davanti ai loro ed ai nostri occhi, anni di silenzio, di sottomissione, di inconscie e involontarie colpe. La vita trascorsa, consumata nel dolore, una vita futura ancora più difficile da vivere.
In mezzo a questo orrore ci sono state brevi fughe, sprazzi di ribellione ai soprusi, ricerca di una libertà e di una serenità perdute, di comprensione, di solidarietà, fortemente cercata e desiderata anche se insperata e introvabile.
Su tutto la presenza ossessiva di un padre padrone , della sua depravazione, come di quella del figlio. Quasi che le colpe dei padri siano destinate a ricadere sui figli e sempre, in ogni famiglia, le donne, vittime silenziose, incolpevoli figlie e sorelle.
Ma se il silenzio delle vittime è sempre dettato dalla paura, costretto a piegarsi ad essa, resta da chiederi a che cosa sia dovuto il silenzio di quanti hanno visto ma si sono girati da un'altra parte, hanno sentito ma non hanno creduto, hanno pensato e dubitato ma poi si sono detti che non erano problemi loro e che i panni sporchi in fondo si lavano in famiglia.
In casi simili si scopre sempre la figura di un padre che sovrasta tutto e tutti, mai che si riesca a vedere od a percepire una presenza femminile, una madre, una nonna, una sorella.
Sono sempre assenti in questi caso le madri, sempre lontane.
Questo avviene proprio nel momento in cui è più necessaria la loro presenza, per un obbligo morale di ascoltare, con materna carità e amore, confidenze inconfessabile ad altri, per rincuorare , capire, consigliare , o anche solo per asciugare stanche e nascoste lacrime.
Brilla per assenza di amore, di affetti, di comprensione, la vita di tutte queste innocenti vittime , una vita fatta di dolore e di solitudine, circondata dal distacco e dall' indifferenza.
Assenti le istituzioni, le forze dell'ordine, introvabile una chiesa che di solito è sempre così presente in altre circostanze, attenta e prodiga in questi casi solo di ammonimenti e di scomuniche, assenti purtroppo le madri e la famiglia intera.
Se anche fosse vero e certo che la colpa di tutte queste tremende sofferenze e dolore fosse dovuta ai soprusi di padri e fratelli depravati, tutti quei silenzi, tutte quelle assenze fanno però vero anche in questi casi il monito evangelico che chi è senza peccato scagli la prima pietra se veramente , ammesso che la coscienza possa permettere di dormire sonni tranquilli.

giovedì 26 marzo 2009

Chi perde il lavoro non conti su Berlusconi ma si dia da fare

Forse sarà la sua innata saggezza popolare, forse sarà l'ovvietà del suo pensiero oppure solo il fatto che non sa più a che santo votarsi nè a chi affibbiare le colpe della crisi, ma certo è che hanno dell'incredibile le parole dette ancora una volta da Berlusconi .
E' accaduto infatti che a Napoli, il Presidente del Consiglio, seraficamente dichiarasse ad alcuni giornalisti presenti e letteralmente allibiti, che se lui dovesse perdere il lavoro "non se ne starebbe con le mani in mano, ma semplicemente si darebbe da fare per cercarsene una altro".
L'ovvietà della frase ha sconcertato tutti, forse valeva la pena, per il Cavaliere, contare fino a dieci prima di rispondere.
E' molto meglio farlo, come esercizio abitudinario, per quanti si trovano nelle condizioni di avere il cervello leggermente scollegato dalla bocca.
Lì per lì poteva forse passare come una delle solite battute se non fosse stato che nessuno capiva quando si doveva ridere, forse quando si dice che si è perso il posto di lavoro o forse quando si pensa di cercarsene un'altro.
E invece no, il Cavaliere era maledettamente serio ed impassibile.
Ed è proprio questo che preoccupa di più.
Mi viene istintivo pensare cosa mai potrebbero fare , in casi analoghi, gli amici o i conoscenti del Cavaliere , aspettare forse una ventina di anni prima di darsi un po' da fare ? andare in vacanza ai Caraibi per dimenticare ? Forse farsi raccomandare.
Negli ambienti dei "comuni e mortali" Italiani invece di solito non succede mai così.
In genere qundo si perde il posto di lavoro ci si guarda attorno , ci si rivolge ad amici e parenti, alla ricerca disperata di un posto e di uno stipendio.
A casa spesso molti in queste condizioni sono attesi da mogli e figli , che ambiscono a poter condurre una vita se non brillante, almeno decorosa.
Qualcunoo si lascia prendere dalla disperazione ma cerca lo stesso di andare avanti, lo fa spesso per la famiglia.
Non si contano i passi fatti nella ricerca, centinaia, migliaia, come i pensieri che ti assalgono e ti turbano la mente, mentre il rossore degli occhi non è sempre dato dalle così frequenti e periodiche allergie del periodo primaverile.
Qualcuno piange davvero e anche a dirotto quando non riesce più ad avere speranze.
Altri, non potendo più resistere al tormento, riescono anche a pensare alla morte come ad una liberazione, e capita così che fragile o semolicemente disperati si diano fuoco davanti a qualche luogo pubblico.
Lo fanno solo nella speranza che la collettività riesca a farsi carico di un problema individuale per loro diventato insopportabile.
I credenti , in tali circostanze, rivolgono la loro attenzione a Dio e pregano e sperano nella inconscia e manzoniana convinzione che "Dio non turberebbe mai la felicità dei suoi figli se non per darne loro una più grande e duratura".
Ma in genere però tutti, e con modalità diverse si danno da fare, nessuno che io sappia se ne sta con le mani in mano. E' scontato sia così per la gran parte degli Italiani.
Ma è anche scontato che chi ha responsabilità pubbliche si dia da fare per salvaguardare il diritto di tutti al lavoro. Questo si dovrebbe fare con serietà , con impegno, con progetti e programmi , con rassicurazioni.
Da un Presidente del Consiglio sul problema del lavoro ci si aspetterebbe qualche cosa di più di qualche banale, scontata e sconfortante risposta.

Dopo le nozze, è subito scontro tra Berlusconi e Fini.

Silvio Berlusconi non demorde ed insiste su quella che per lui è un idea di modernizzare lo stato e torna a rilanciare la proposta che a votare in Parlamento siano solo i capigruppo.
Lo fa alla sua maniera il Cavaliere, e come al solito senza tante perifrasi , il gioco democratico come si sa lo infastidisce, lo irrita, lo ostacola nei suoi "sogni" (qualcuno li definisce deliri).
Dice semplicemente che per lui "Ci sono troppe procedure.
Adesso in Parlamento si è lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla. Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì, non per partecipare, ma per fare numero".
Come si sa oramai l'idea che Berlusconi ha di sè stesso , del Parlamento e delle istituzioni, è sempre più simile a quella di una grande azienda,  con un "padrone" ( lui) che decide, ed un consiglio di amministrazione che approva.
 Inutile spiegarli che non è così la democrazia e che questa ha i suoi tempi e le sue regole e che queste richiedono partecipazione.
Ci prova ancora una volta Fini con una risposta durissima, nonostante le "nozze" celebrate recentemente : " anche il premier rispetti le regole della democrazia parlamentare".
E' In quell'anche che è racchiuso tutto il fastidio e lo sprezzante messaggio.
"La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise, che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare, ma non irridere".
 E' triste e sconsolante però, che in un paese dove si dovrebbe sentire il dovere di rieducare i giovani al rispetto delle regole e dello stato, delle leggi come della democrazia, un giorno si e un' altro pure, debba intervenire qualcuno per richiamare ad un minimo senso di responsabilità,  proprio chi , come il Presidente del Consiglio dovrebbe essere d'esempio a tutti.
Come è pensabile, in queste condizioni, pretendere poi il rispetto delle regole da parte dei cittadini ?

martedì 24 marzo 2009

Belusconi fa anche il giudice , assolve i dirigenti di Impregilo e condanna la magistratura


"La cosa drammatica e' che i dirigenti di Impregilo dopo aver fatto questo lavoro dell'Alta velocita' che ha del miracoloso sono stati condannati a cinque anni dalla magistratura di Firenze dopo essere stati assolti da quella di Bologna.
E' qualcosa di patologico, una metastasi del nostro paese contro cui dobbiamo reagire perche' c'e' qualcuno che usa la legge come un Moloch che deve colpire".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferendosi alla condanna di alcuni dirigenti di Impregilo in relazione ai lavori dell'Alta velocità' nella tratta Bologna-Firenze.
Resta da chiedersi ora se Berlusconi sia intenzionato anche ad amministrare personalmente la giustizia e ad assumere in sè tutti i poteri , da quello legislativo, all'esecutivo ed al giudiziario.
Mai si è visto, nemmeno negli anni più bui della nostra repubblica, un'attacco frontale alla magistratura così massiccio, prolungato nel tempo ed irresponsabile.
Come se uno stato avesse alcunchè da guadagnare creando discredito nei confronti delle sue istituzioni.
E pensare che il Cavaliere , tra le tante personale ambizioni, annovera anche il desiderio di diventare Presidente delle Repubblica.
Come intendesse poi esercitare l'eventuale ruolo di Presidente del Consiglio Superiore delle Magistratura , resterebbe un mistero tutto da risolvere .

Pena di morte, per non dimenticare.

Amnesty  International rende noto come, tra gennaio e dicembre dello scorso anno, siano state messe a morte almeno 2390 persone in 25 paesi.
Le condanne alla pena capitale emesse in un totale di 52 paesi sono state 8864.
Nel 2008 sono state eseguite più' condanne in Asia che in ogni altra parte del pianeta, avendo la Cina da sola messo a morte più' persone che il resto del mondo considerato nel suo complesso.

Le stupidaggini sono sempre tali anche se dette da un Papa e in nome di Dio.

La chiesa va all'attacco di quanti , in Italia ed all'estero, hanno recentemente criticato Benedetto XVI.
Il cardinal Bagnasco non tralascia nulla , dal caso Englaro , a quello del Vescovo negazionista Richard Williamson per giungere alle critiche sui preservativi o al caso della bambina brasiliana violentata dal padre e a cui era stato praticato l'aborto.
E una difesa accorata ed a tutto campo di papa Ratzinger e del diritto "morale" della chiesa di intervenire nelle questioni del mondo.
Secondo Bagnasco tutte le critiche ricevute dal ponteficie sono state pretestuose e volutamente polemiche nei verso Benedetto XVI nei cui confronti "non ci si è limitati ad un libero dissenso, ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici".
Il Cardinale quindi invita " i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, e aggiunge che non può essere accettato che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso".
Come si vede questa è una difesa accorata ed a tutto campo
di papa Ratzinger e del diritto "morale" della chiesa di intervenire nelle questioni del mondo.
Lo strano è la Chiesa, papa Ratzinger e Bagnasco , si dimostrino così infastiditti e poco incline a sopportare nei loro confronti le stesse critiche che si sentono autorizzati a rivolgere al mondo.
Bagnasco sembra puntare chiaramente il suo dito accusatore contro un Occidente per la chiesa troppo aperto e disponibile ad una libertà di pensiero, di giudizio e di parola che a loro sembra inconprensibile.
E' ancora una volta l'immagine di una chiesa fuori dal tempo e fuori dal mondo, tutta protesa nelle sue sempre più incomprensibili crociate contro la modernità, contro il libero pensiero.
Inutile quindi meravigliarsi delle reazioni. Era l'ora una riflessione da parte dlla chiesa, ma ancora una volta è una riflessione sbagliata. Ancora non si sono accorti i nostri vescovi che oramai il dissenso nei confronti di questo papa e della sua chiesa non si manifesta più solo in ambienti atei, sfegatati e infilzapreti, ma giunge dagli stessi ambienti cattolici più aperti. Non piovono, come era prevedibile, critiche aperte solo dalla laicissima Spagna di Zapatero ma queste giugono continue dalle cancellerie di mezzo mondo , dalla Germania di Angela Merkel come dalla Francia di Sarkozy e dalla stessa Unione Europea.
Si raggiunge il ridicolo quando si pensa che questo ponteficie e riuscito in una impresa che ha dell'impossibile, quella di unire attorno al preservativo l'intera unione europea senza distinzioni.
Questo non era mai successo prima , con nessun altro pontefice si erano raggiunti questi limiti nonostante Wojtyla non fosse un papa immune da intransigenze e rigidità.
Molti si auguravano e speravano che le seccate e recenti reazioni di governi e di varie istituzioni fossero servite alla chiesa per una approfondita valutazione sul proprio ruolo o quantomeno per dichiarazioni più responsabili e meditate. Ha veramente ragione chi sostiene che una "stupidaggine" è tale anche se viene pronunciata da un Papa, e in nome di un Dio. Ma ha ragione anche chi critica le stupidagini del papa e nessuno per questo deve sentirsi offeso.
La libertà di pensiero in fondo attraversa la storia di questo martoriato occidente spesse volte nonostante la chiesa.
Ho l'impressione o il vago presentimento che a questa nuova contapposizione ci dovremo abituare.
Pochi giorni fa Adriano Sofri si chiedeva in un bel articolo apparso su repubblica "se il saldo fra il dare e l'avere della presenza cattolica nella società italiana sia in fondo positivo o negativo". E' una legittima domanda quando si ha di fronte una simile chiesa.
E si capisce oggi come "molte persone laiche - non saprei dire quante, ma molte - credenti o no, sono offese e respinte da una durezza della Chiesa che a volte sembra ottusità, a volte cattiveria, e ci vedono una malattia inguaribile della società italiana.
A chi può far piacere? Rispondano su questo dilemma la Cei , Bagnasco o il Santo Padre.

lunedì 23 marzo 2009

Dichiarazioni dei redditi, Il povero Berlusconi soffre la crisi, Veltroni si è dimesso ma doppia Franceschini, ultimo il povero Fini.

Dalle dichiarazioni dei redditi dei politici dell'anno 2007 un dato balza evidente, ed è l'enorme impoverimento di Silvio Berlusconi, il suo reddito in quell'anno infatti ha superato di poco i 14 milioni di euro.
Per lui la crisi era già "devastante" in quegli anni. Il suo redito rispetto al 2006 si è ridotto infatti del 10% dichiarava 139 milioni di euro. Nonostante il calo del 2007 il Premier però non ha cambiato abitudini ed ha continuato a spendere, come immancabilmente consiglia ora a noi, con cognizione di causa, per combattere le ristrettezze della crisi.
Finalmente si capisce ora quanto siano in malafede quei "poveri di spirito" , così numerosi tra la sinistra, quando lo accusano di essersi dato alla politica solo per interesse personale.
Come si vede ora, il nostro Premier si sacrifica per noi, nonostante questo gli costi anche in termine di soldoni oltrechè di salute.
Come si sa però, è proprio vero che la gratitudine non rientra tra i sentimenti umani.
Se Berlusconi sopravanza tutti però , non immaginiamo che ci siano davvero dei poveri in Parlamento, se si escludono i "poveri di spirito".
I più ricchi stanno in genere e mediamente nelle file del Pdl, a titolo di esempio, nel Pdl , Denis Verdini ha dichiarato 728mila euro, Ignazio La Russa 490mila, Sandro Bondi 126mila euro.
Nel Pd invece , mentre Walter Veltroni ha dichiarato 477mila euro, il suo successore Dario Franceschini si è fermato a 220mila, poco meno della metà come si vede.
Avrà anche abbandonato la segreteria il nostro Walter ma sicuramente non dobbiamo commiserarlo, di soldi per il suo impegno in Africa ne ha eccome.
Un po' meno invece ha dichiarato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, solo si fa per dire 142mila euro mentre il leader della Lega Umberto Bossi ne ha denunciati 134mila.
Ma tutti sanno che Casini può contare su un "suocero" costruttore molto ricco mentre Bossi può confidare sul fatto che, nelle valli bergamasche e bresciane, la vita costa molto meno che a Roma.
Antonio di Pietro invece, avendo fatto anche il magistrato, si spinge un po più su e ha dichiarato 218mila euro.
Non scherza nemmeno Gasparri con un reddito imponibile di 226.957 euro.
Ultimo il presidente della Camera e leader della disciolta An, Gianfranco Fini, con i suoi 105.633 mila euro, ecco quindi spiegata la necessità di fare "famiglia" con Berlusconi, forse sperando così di fare anche reddito comune.
Naturalmente qualcuno dei nostri Onorevoli è già ricco di suo e quindi si dà alla politica solo per piacere personale, per i restanti , tutti questi soldi, nessuno lo mette in dubbio, sono ampiamente meritati e sudati per avere così faticosamente lavorato e legiferato, naturalmente nell'interesse dell'italia e degli italiani.

Il pugno di Pechino sul Tibet monaci in rivolta, cento arrestati - esteri - Repubblica.it

E' ripresa la rivolta in Tibet ma nello stesso tempo è ripresa la repressione.
Sono già più di cento i monaci buddisti arrestati in questi giorni a seguito di un attacco ad una caserma di polizia.
Tutto questo avviene mentre la regione è in stato di assedio e di massima allerta.
Questa volta la scintilla della rivolta è stata il suicidio di un monaco 28enne, Tashi Sangpo, gettatosi nelle acque del fiume Giallo dopo che la polizia lo aveva interrogato e torturato.
Pare che l'unica sua colpa fosse quella di aver esposto la bandiera nazionale tibetana.
A seguito della notizia del suicidio del monaco, più di duemila persone sono scese in piazza per protestare contro il regime cinese.
Non si è fatta attendere molto la reazione cinese.
I monaci ora arrestati seguiranno la sorte dei loro precedessori, minacciati, torturati e destinati poi ai campi di lavoro forzato sparsi nell'entroterra.
Nulla ancora una volta potranno le proteste del mondo occidentale e neppure le minacce.
Purtroppo il popolo tibetano , anche se è triste doverlo riconoscere, già ora si trova costretto a dover confidare solo su sè stesso, sulle proprie forze, sulle proprie armi.
Ancor di più lo sarà in avvenire
Infatti il mondo che uscirà dall'attuale crisi economica sarà un mondo completamente diverso da quello a cui ci siamo abituati.
Sono epocali i cambiamenti a cui assisteremo.
Sta per finire la supremazia occidentale sul pianeta, enormi ricchezze si sposteranno dall'europa e dall'america verso i paesi emergenti dell'oriente, sopratutto Cina e India.
Da potenze economiche (già lo sono) questi si traformeranno ben presto in potenze militari.
Finita l'egemonia americana sul mondo, questi paesi detteranno le regole, per una nuova pace mondiale.
Se si pensa al grado di democraticità della cina e di molti dei paesi orientali è facile immaginare, a dire il vero con qualche angoscia, il mondo futuro.
Al declino economico e militare seguirà il declino dei valori che l'occidente ha voluto fondati sulla libertà, sulla democrazia, sui diritti umani.
Ci aspettano nell'immediato anni difficili, ma anni difficili e cambiamenti profondi aspettano anche i nostri figli ed i figli dei nostri figli.
Sono anni in cui non ci si dovrà piegare ai soprusi ed ai ricatti, ma saranno anni di estenuanti resistenze e a cui faranno seguito forse non facili vittorie .
Aiutiamo quindi questi monaci finchè ci sarà possibile, espriamo loro tutta la nostra solidarietà, non potremmo nè vorremmo rifiutare loro nulla, desidereremmo per loro la stessa libertà di cui noi godiamo.
Ma non illudiamoli , cerchiamo di essere sinceri fino in fondo, purtroppo dovranno abituarsi a confidare solo sulle loro forze.
In fondo , forse tra qualche decennio, sarà proprio questa loro battaglia che potrà essere d'esempio e d'aiuto alla nostra, il voler difendere i loro diritti , ci aiuterà a preservare forse i nostri.

sabato 21 marzo 2009

Proviamo a banalizzare il Berlusconi pensiero.

Un Berlusconi a tutto campo, e a dire il vero sempre più reazionario, quello che si rivolge telefonicamente ai popolari di Giovanardi in convegno.
Il Cavaliere si sà , se parla con An e Fini si dice d'accordo con loro , se parla a Bossi cambia idea, e naturalmente, se si rivolge ai popolari dice le cose che questi vorrebbero sentirsi dire.
Per infiammare i cattolici infatti si lancia in una difesa ad oltranza della chiesa affermando che il suo governo "Rispetterà la Chiesa e ne difenderà la libertà anche quando proclama principi e concetti difficili e impopolari, lontani dalle opinioni di moda tra intellettuali e giornalisti".
In pratica è come dire la difenderemo anche quando sbaglierà.
Continua poi "Crediamo nell'autonomia, nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa, ma crediamo anche che la Chiesa debba parlare liberamente e svolgere il suo insostituibile ruolo nella società.
Come dire la chiesa parli e noi ci adegueremo.
Prosegue , "Difendiamo la chiesa ma non siamo come la vecchia Dc".
Tranquillo Cavaliere, quelli li avete già superati, loro erano molto meglio.
Tutto di getto poi il capo del governo afferma che il Pdl è un partito laico, ma sui temi di coscienza non rinuncerà «a dare una linea, a scegliere e difendere determinati valori, cercando soluzioni il più possibile condivise ma con un punto di riferimento irrinunciabile: la sacralità della vita e della dignità della persona».
Come dire , state tranquilli, diremo di essere laici, ma poi approveremo solo leggi "ispirate dalla fede".
Sull'economia mondiale afferma poi che "L' opposizione ed i media creano panico quando parlano dell'attuale crisi".
Come dire, non ascoltate la verità che vi vogliono mostrare sulla crisi, non aprite gli occhi ,continuate a sognare con me, continuate a credere alle nostre favole fino a che sarà possibile, è meglio per voi ma anche per noi.

La Carlucci una donna rubata allo spettacolo ma che ci dovrebbe ritornare.

Come sempre accade con questo governo, la preparazione di nuove leggi su materie specifiche è sempre preceduta da dichiarazioni insistenti e più o meno interessate, di questo o di quel personaggio.
Tocca ora al ministro Alfano lasciarsi andare sulla delicata questione di internet, argomento principe delle brame dell'esecutivo da un po' di tempo a questa parte.
Il Ministro, rispondendo ad un bambino delle elementari ha dichiarato che "non appena i tecnici del governo Berlusconi troveranno il modo, arriverà una nuova legge per contrastare gli abusi sempre più frequenti su internet, come ad esempio su You Tube".
Alfano però dimentica quello che persino i bambini delle elementari conoscono, e cioè che Internet è già regolamentata da specifiche leggi dello stato.
Prima del ministro si è già cimentata in una proposta specifica anche l'Onorevole Carlucci.
La proposta di legge, consultabile sul blog della parlamentare di Forza Italia, partita dalla necessità di combattere la pedofilia on line , strada facendo ha perso ogni caratteristica originale, trasformandosi in una semplice difesa ad oltranza del diritto di autore.
La maggior parte degli esperti in materia l'ha definito inattuabile, contraria alla normativa europea in materia, funzionale solo agli interessi di Mediaset e della carta stampata.
Se questa dovesse passare molti portali ed operatori italiani sarebbero costretti a chiudere.
Certo è però che, di proposta in proposta, il governo sta esercitando una pressione mai vista su tutti i soggetti della rete, dai provider agli utenti.
Prima o poi , dopo aver ben fiutato l'aria e verificate le possibili reazioni, se ne uscirà una proposta di legge che lascerà poche speranze alla vitalità della rete, destinata a soffocare sotto un abbraccio mortale di regole insensate.
C'erano anni in cui in questo paese si chiedeva, con puntiglio e un po' d'orgoglio, di allontanare dalla politica tutti i "faccendieri, i nani e le ballerine" che immancabilmente si dimostravano pronti a salire sul carro dei vincitori di turno, pur di emergere o semplicemente di sopravvivere.
Saremo costretti a ricordare quegli anni come gli anni d'oro della politica, visto che ora i "nani e le ballerine" non calcano più le piste del circo o i palchi dei vari teatri con l'ambizione di allietare e far ridere il paese.
Ora questi pretendono molto di più, si sono trasformati in esperti politici, occupano gli scranni di Montecitorio e, prendendosi troppo seriamente, pretendono di cambiare, indirizzare e di governare questo paese.
Si potrebbe ancora ridere se solo si potesse. Il vero dramma è che invece si rischia sempre più spesso di dover solo versare lacrime, e sempre più copiose.

venerdì 20 marzo 2009

Berlusconi ora non condivide più neanche le sue leggi e ne incolpa la Lega.

Sentendo parlare Berlusconi, o leggendo le sue dichiarazioni, sembra che non sia d'accordo su nulla di quello che il governo ha fatto fino ad ora.
Sicurezza, obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei medici, ronde, il Premier non approva nulla.
Tutto è stato fatto solo ed esclusivamente per volontà della Lega.
Berlusconi sbotta e dichiara, indirizzando forse qualche mesaggio non si sa se a Bossi od al paese, che la Lega: "Non può volere tutto".
Si spinge anche più in là il Cavaliere, giunge persino ad ammettere di non aver mai condiviso l'idea delle ronde caldeggiata dal Carroccio e prosegue, affermando che la lettera dei 101 deputati, contrari alla legge sulla sicurezza, è fondamentalmente condivisibile.
Forse ha ragione chi sostiene che Berlusconi non poteva far altro che riaffermare alcune differenziazioni rispetto al programma leghista, nel momento in cui si decide la "fusione" con An, oppure che il Cavaliere non poteva più tacere a fronte di una fronda di 101 parlamentari.
Se si dovesse dare davvero ascolto alle parole di Berlusconi si dovrebbe convenire che l'Italia non è governata da alcuna maggioranza parlamentare ma che è semplicemente ricattata da una "minoranza" leghista sempre più intransigente.
In questo caso Berlusconi dovrebbe essere serio e conseguente.
Non essendo d'accordo su nulla non può far approvare una legge che persino a lui pare inadeguata ed ingiusta.
Ma il vero dubbio che rimane è sempre lo stesso, ancora una volta Berlusconi dà un colpo alla botte ed uno al cerchio, dice una cosa e poi la contraddice, approva una legge e poi la rinnega, si schiera con Bossi e approva leggi che poi critica con Fini.
Se Berlusconi è come sempre lo stesso, uno, nessuno e centomila, noi Italiano che cosa siamo ? burattini in mano ad un burattinaio.

giovedì 19 marzo 2009

Ci ascolti Cavaliere non si sacrifichi più per noi, ritorni a Mediaset e forse sarà meglio per tutti.

Berlusconi è "disperato" , almeno così dice. E al teatro Quirino di Napoli torna a ripetere quanto gli "faccia schifo" il lavoro del politico.
"Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo, non mi piace quello che faccio, lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo, sono disperato...".
I sacrifici si sa, a volte danno "una ragione" di vita anche ai più derelitti, figuriamoci come sanno caricare emotivamente i miliardari.
Il Cavaliere , è cosa oramai risaputa, è sceso in campo per fare gli interessi degli Italiani, lo ha sempre detto e ripetuto.
Per uno strano caso del destino , non sicuramente per colpa sua , ma come lui va al governo il paese entra in crisi ed iniziano le difficoltà.
Al contrario il gruppo Mediaset sta estremamente bene, come dimostrano i dati appena presentati.
Gli utili sono in crescita proprio per merito del digitale terrestre, diventato così popolare grazie anche ai contributi statali per la vendita del decoder.
Sarà sicuramente una coincidenza ma quando il Premier decise di "scendere in campo" per salvare l'Italia, Mediaset si dimostrava in grosse difficoltà economiche.
La discesa in campo del cavaliere e la sua elezione alla Presidenza del Consiglio coincisero, quasi per miracolo, ad una nuova rinascita del gruppo e ad una contemporanea caduta del paese.
Non sarà colpa tutta sua ma messa così la cosa sembra che ovunque vada il premier si creino dei mezzi disastri, fortuna per gli uni e sfortuna per altri.
Allora Cavaliere ascolti il mio consiglio e lo faccia nel bene dell'Italia, la smetta di sacrificarsi , ritorni alla guida di Mediaset, lo faccia per il paese che forse vedrà migliorare la sua posizione, non si preoccupi per noi, riusciremo a farcene una ragione, pensi solo a se stesso e forse così sarà meglio per tutti.

Mai in vita mia avrei pensato di essere d'accordo con la Mussolini.

Mai in vita mia avrei pensato di poter essere d'accordo su qualche cosa con Alessandra Mussolini. Mai dire mai, mi avrebbe risposto a ragion veduta qualcuno.
Infatti , ed è merito o colpa, ancora non so capire, del Cavaliere, ora riesco persino ad apprezzare il fatto che la Mussolini abbia definito "inaccettabili le norme sulla denuncia dei clandestini da parte dei medici".
Con la Mussolini si sono schierati anche cento deputati del Pdl, i quali hanno invitato Silvio Berlusconi a non porre la fiducia sul ddl che riguarda la sicurezza.
Un invito, credo, destinato a cadere nel nulla, visto le reazioi di Bossi che ha dichiarato subito che il ddl resterà «come è stato approvato al Senato».
Nelle richieste avanzate, la Mussolini è certa «di poter contare sull'appoggio del presidente della Camera Gianfranco Fini».
"Ti chiediamo pertanto - si legge nella lettera indirizzata a Berlusconi - di non porre la fiducia, perché in quel disegno di legge sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni".
C'è chi dice che i cento deputati firmatari siano alla ricerca di una visibilità perduta o sfumata.
E chi se ne frega rispondo io, su questa battaglia siamo dalla stessa parte della barricata e con estremo realismo accetto anche l'aiuto, fosse anche interessato, della destra. Ben vengano quindi anche Fini e la Mussolini, se utili ad una buona causa.
Almeno loro dimostrano una sensibilità che manca ad altri.
Non sempre il fine giustifica i mezzi, ma quando i mezzi sono democratici, pacifici ed utili, forse se uniti alemeno su questo riusciremo a raggiungere qualche buon risultato.
Se così non fosse mi rimane almeno la speranza che si riesca quantomeno ad aprire gli occhi, un po' annebbiati, di un paese addormentato ed indefferente a tutto.

mercoledì 18 marzo 2009

Benedetto XVI non combatte l'Aids, combatte solo i preservativi.

Ha inizio dal Camerun il viaggio del Papa in terra d'Africa.
Almeno nelle intenzioni il Pontefice dovrebbe portare in quelle terre la voce della speranza di un mondo più giusto e migliore.
Non passano inosservate nè inascoltate le parole di Benedetto XVI quando afferma che "Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere, un cristiano non puo' mai rimanere in silenzio".
Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto.
Conflitti locali lasciano migliaia di senza tetto e di bisognosi, di orfani e di vedove.
"In un Continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltremare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù".
Parole pensose come si vede , doverose quasi, in una terra martoriata da guerre fratricide, oppressa dalle carestie , dilaniata da epidemie ricorrenti e bibliche.
Parole che ogni uomo in quella terra farebbe sue , cogliendole in tutto il loro significato.
D'altronde si capisce come debba essere dovere di ogni uomo operare affinche anche la felicità e le serenità della vita trovino, prima o poi, dimora e rifugio in Africa.
Ma le parole, a volte sono come macigni, possono dare vita e speranza, altre volte rischiano di essere una sventura.
Ecco perchè ogni parola va soppesata a volte, quasi misurata, detta con responsabilità che il ruolo o gli incarchi ci assegnano.
E' proprio per questo motivo che abbiamo ascoltato con fastidio, con una sorta di disappunto, con notevole preoccupazione quanto Lei Santità ha dichiarato ai giornalisti.
Dire che la chiesa vuole esere con i poveri ed i sofferenti è sicuramnete un Suo dovere , riconoscere che l'aids è una piaga, una tragedia per l'uomo, quasi un castigo, può passare e non crea problemi di sorta.
Ma Santità dire che l'Aids va combattuto solo con un "rinnovo spirituale ed umano della sessualità" e non "con i preservativi che non risolvono i problemi ma anzi li aggravano" è un vero e proprio atto di terrorismo, è assumersi responsabiltà gravissime. Non le pare Eminenza che l'Africa porti già troppe croci e non ne meriti altre ?
Ricorda Santità gli untori di Manzoniana memoria ? Si diceva diffondessero la peste.
Le sue parole sono degne di un novello untore , che per un suo incosciente disegno contribuisce a diffondere il contagio e la malattia.
Ascolti perciò , Santo Padre, il modesto consiglio di chi le suggerisce prudenza.
Lasci alla scienza ed ai medici la facoltà ed il diritto di dire ciò che è utile o meno per combattere malattie come l'aids.
Per quanto la riguarda voli alto, pensi allo spirito dell'uomo, lasci ad altri il compito di discutere con più cognizione di causa di preservativi.
Farebbe meno danni e sicuramente miglior figura.
Creerebbe anche meno problemi, ridurrebbe le preoccupazioni, mandarebbe certamente meno africani in paradiso, ma per questo c'è tutto il tempo che vogliamo.
Potrà anche essere banale santità ma i preservativi servono, non solo per il controllo delle nascite, ma anche per combattere l'Aids.

martedì 17 marzo 2009

Joseph Friztl, l'immagine della normalità di un mostro,

Dicono che Joseph Fritzl , accusato di aver segregato e violentato la figlia per 24 anni, sia lucidissimo.
Chi si aspettava di vedere in lui un qualche evidente segnale di pazzia si è dovuto ricredere.
Lui ricorda, con dovizia di particolari , quel 28 agosto 1984, giorno in cui decise di rapire sua figlia Elisabeth, a quel tempo diciottenne.
Racconta , un po' schivo e timoroso , di come costrinse la figlia a vivere poi in una misera cella ad Amstetten, di come la violentò, di come la vide partorire e di come questa allevava i figli dell'incesto.
Afferma con tranquillità che lì , in quegli 11 metri quadrati di scantinato non vi era acqua calda, nessuna doccia, niente caloriferi e sopratutto niente luce del sole, soltanto buio ed umidità.
Sembrerebbe ad un lettore che solo la pazzia possa riuscire a spiegare quanto è accaduto, ma Joseph non è pazzo e sembra volersi scusare e difendere quando grida che "sua madre lo picchiava fino a quando all'età di 12 anni sono diventato un diavolo per lei".
Ora Joseph è diventato un diavolo ed un mostro per il mondo intero.
Eppure è stato per anni un "buon cittadino" .
E' giunto alla venerando età di 73 anni senza creare dubbi, problemi o sospetti, nonstante abbia segregato e violentato per 24 anni sua figlia.
Come si vede un mostro, un padre padrone e carnefice che veste i panni di un tranquilo ed anonimo cittadino, anziano, e riservato che vive "serenamente" con la moglie in una tanquilla villetta di periferia, come tante altre.
Ma non ci si deve meravigliare più di tanto di questo apparente dicotomismo.
L'uomo è anche questo, i mostri sono in ogni luogo , ovunque attorno a noi, e non sempre è così facile riconoscerli dietro la loro apparente normalità.
L'uomo , se bene ci si pensa, è spesso molto peggiore di quanto si riesca ad immaginare.
Quello che più spaventa è che nessuno si sia accorto di quanto accadeva in quell'uomo e dietro quelle mura.
D'altronde come si sa molte violenze anche sessuali avvengono in famiglia, nel silenzio generale. La verità è che spesso si preferisce guardare altrove, far finta di niente per non affrontare un tristissima realtà.
Ci sono realtà nella vita che non si vogliono scoprire , per paura poi di doverle affrontare o di dovercisi confrontare.
Ora è finalmente iniziato il processo e Joseph, che non sembra nemmeno avere il senso della misura di ciò che ha fatto, continua a ripetere che lui ha stuprato ma non ha ucciso.
Come se questo solo potesse bastare.
I pochi testimoni sfileranno in aula, si scopre in fondo che in tutto questo dramma , nemmeno i figli-nipoti vogliono testimonare.
La cosa è sconvolgente per ogni uomo normale .
Sapere di aver subito per anni tante torture e non avere nemmeno la forza o la volontò di chiedere giustizia.
Ma non è tanto incomprensibile la cosa, s ci pensa bene in fondo.
In quella tragedia si è snocciolata una vita, fatti di soprusi , di mostruosità tremende, ma in quella vita sono cresciuti anche "tremendi" affetti e sentimenti inspiegabili.
Non basterà una vita a quei ragazzi per dimenticare e forse neanche sarà possibile farlo.
A tutti noi, gente "normale", è lasciato forse un solo pensiero , un breve attimo, quanto basta per dirci, al minimo sospetto, non importa chi vi sia coinvolto o in che ambiente si colga, non ci si giri da un'altra parte, non si faccia finta di nulla, a volte un attimo di attenzione conta, riesce a fare la differenza.

lunedì 16 marzo 2009

Le tentazioni di Berlusconi

Pier Ferdinan Casini è uno che conosce molto bene Berlusconi, è stato suo alleato nonchè amico. Si sono lasciati solo per motivi di concorrenza, solo per il fatto che il cavaliere non ammette molte critiche all'interno della coalizione e neanche rivali.
Ora se Casini, uomo di solito parco e misurato nei giudizi se ne esce dicendo che per Silvio Berlusconi ''esistono solo il leader e il popolo, mentre il parlamento ed i parlamentari, le istituzioni ed partiti, rappresentano un impiccio'', una qualche ragione l'avrà di sicuro.
Se poi non lo si vuole comunque ascoltare il tagliente giudizio di Casini, ebbene provate a ripassarvi , velocemente e mentalmente, i discorsi e le esternazioni del Berlusconi, fatelo con attenzione e subito vi accorgerete delle sue "insofferenze", nei confonti del Parlamento, della legge, del Capo dello Stato, della magistratura, persino contro la stampa.
In questi giorni , ad esempio, è stata sintomatica la proposta del Cavaliere di far votare solo i capigruppo. In fondo c'è un filo logico che lega tutto questo, Berlusconi ci sta provando da 15 anni ad imporre la sua concezione di stato.
In alcuni occasioni c'è anche riuscito , si veda ad esempio con l'abolizione delle preferenze.
In fondo un parlamentare eletto dal premier , a cui dovrà tutte le sue fortune, rimarrà fedele per tutta la vita al suo "padrone" , come un cagnolino a cui giornalmente si concede la ciotola.
Casini qui non ha dubbi, l'ultima proposta di Berlusconi non e' "altro che la ricerca di un alibi perche' ''e' molto piu' facile evocare le lungaggini del Parlamento'' piuttosto che per esempio ''avere soluzioni vere per uscire dalla drammatica crisi economica''.
Finità la crisi forse l'Italia sarà diventata come un paese del Sud America, a chi importerà se anche il suo modello di democrazia sara degno di un paese Sud Americano.

Chissà se due milioni e mezzo di disoccupati sono una cosa seria per il Governo.

La crisi sarà anche, come sostiene Berlusconi, meno spaventosa di quanto ci si aspettava, certo è che se si dimostreranno veri i dati diffusi oggi dalla CGIL , entro il 2010 in Italia si avrà un tasso di disoccupazione pari al 10%, il chè non è poca cosa.
Siccome si tratta della solita media del pollo, vorrà dire che in alcune zone del paese , localizzate principalemente nel mezzogiorno , certamente la disoccupazione supererà il 20%.
Se qualcuno ancora minimizza, o è un incosciente o ha perduto il senso della misura e della ragione.
Oltre un milione di disoccupati in più, porterà il numero complessivo dei senza lavoro attorno ai due milioni e mezzo.
Tutta questa gente dovrà in qualche modo essere sostenuta.
Se ancora si riuscirà ad erogare contributi, sarà solo raschiando il fondo delle casse dello stato. Anche il prodotto interno lordo calerà , entro quella data, in previsone di un buon 4%.
Questo rivede in negativo , le "ottimistiche" previsioni del governo che aveva dichiarato "solo ", una prevedibile riduzione del 2%.
Tutto questo mentre il governo diffonde notizie di investimenti a destra e a manca per ridare fiato all'economia .
Purtroppo ha ragione la Marcegaglia , per superare la crisi servono soldi veri, non quelli finti che si promettono solo a parole.
Inutile parlare di centrali nucleari che si faranno forse nel 2020 o del ponte sullo stretto.
E' tutta roba vecchia di cui si era già sentito parlare nel 2001 , proprio in quella celebre puntata di porta a porta in cui il premier sottoscrisse un contratto con gli Italiani. Le stiamo ancora aspettando quelle opere e le aspetteremo ancora per molto.
Fino ad ora sembra che i soldi stanziati dal governo per fronteggiare la crisi, ma non ancora erogati, siano in totale 5 miliardi di euro.
Se qualcuno pensa siano molti sarà costretto a ricredersi , basta pensare che la Germania ne ha stanziati 74 di miliardi. La differenza , come si vede, non è poca cosa.
Ma ancora in Cavaliere insiste e dice che l'Italia uscirà dalla crisi meglio degli altri paesi.
Sarà anche vero, ma i dubbi sono tanti.
Di certo io ancora non so come ne usciremo, so per certo che la crisi rischiamo di affrontarla molto peggio e anche meno preparati.
Di soldi ne sono stati messi pochi e quei pochi solo sulla carta.
Per il resto aspettiamoci a breve gli annunci ed il ritorno di alcune vecchie proposte di legge che miracolosamente verranno alla ribalta.
Sentiremo così nuovamente parlare , statene certi , di presidenzialismo, di intercettazioni, di riforma della giustizia e di testamento biologico.
Tuttio argomenti seri ed importanti a dire il vero, se fossero affrontati e risolti seriamente.
Il fatto vero è che saranno solo specchietti per le allodole che serviranno a tenere occupati gli italiani.
Se poi berlusconi riuscisse a "piazzare" anche una buona riforma sulla televisione pubblica o mettere qualche bavaglio alla stampa, il gioco sarebbe fatto.
Non so se tutte queste cose messe assieme risolveranno la crisi ma almeno serviranno a non parlarenne ed a farla così dimenticare almeno finhè è possibile.


sabato 14 marzo 2009

Le verifiche sulle banche ai prefetti, alla Banca d'Italia o alla Banca Centrale Europea ? Ci decidiamo qual'è meglio ?

Il governatore della Banca d'Italia Draghi ha gelato il governo allorchè si è deciso a dire "no" ai Prefetti nelle banche, mettendosi cosi in aperta rotta di collisione con il ministro Tremonti.
In una circolare diramata alle proprie filiali locali, Banca d'Italia ha spiegato che gli Osservatori, voluti dal Governo, non potranno rivolgersi direttamente alle banche per ottenere cifre disaggregate sui prestiti concessi dagli istituti di credito.
In pratica tale facoltà rimane prerogativa dell'autorità di vigilanza "La richiesta - dice Bankitalia - non appare giustificata".
Con la disposizione emanata dalla Banca d'Italia viene così resa inoperante, una delle funzioni base di controllo sull'erogazione del credito da parte degli Istituti di credito, voluto dal Governo.
Tutto quindi ritorna in alto mare.
Per rendersi conto , dell'improvvisazione che accompagna le decisioni di questa maggioranza si dovrebbe ricordare che non più di qualche mese addietro c'era qualcuno che intendeva addirittura eliminare le prefetture.
Ora al contrario il Governo sembrerebbe , all'apparenza, deciso ad affidare tutto ai prefetti, salvo poi uscirsene a dire, per bocca di Tremonti, che pensandoci bene sarebbe meglio dare il compito di effettuare le verifiche ad un terzo ente, cioè alla Banca Centrale Europea.
Questo per testimoniarie come vi sia uniformità di vedute nella maggioranza.
Forse un qualche approfondimento in più sulla materia avrebbe permesso di avere almeno le idee più chiare e di assumere decisioni più sicure e certe.

Nigeriana , clandestina e prostituta, per paura di essere denunciata "regala" la tubercolosi ai suoi clienti


Era entrata clandestinamente in Italia da alcuni mesi, per vivere faceva la prostituta e per paura di essere scoperta e denunciata, pur essendo gravemente ammalata, non era andata in ospedale.
E' morta così di tubercolosi polmonare in stato avanzato, quindi altamente contagiosa.
Ora è scattato l'allarme sanitario e si cercano non solo i numerosi clienti che proprio per questo potrebbero a loro volta risultare infetti, ma anche chi, per qualsiasi motivo abbia avuto contatti con la nigeriana.
Medici e poliziotti invitano chiunque avesse avuto rapporti con lei a contattare il più vicino ospedale. Ma nonostante gli avvisi , si sa come in questi casi risultino estremamente difficili le confessioni spontanee, alla consorte come ai familiari.
Sono questi come si vedono i primo risultati di una legge voluta dal Governo che ha tolto il divieto ai medici di denunciare i clandestini che si sottopongano a visita medica.
Ora questi, piuttosto che correre il rischio di essere così scoperti e rimpatriati, evitano del tutto di sottoporsi a visita medica anche se gravemente ammalati, diventando di fatto importanti veicoli di diffusione per malattie infettive anche nel resto della popolazione.
Le giuste critiche avanzate nei confronti della norma hanno trovato sostenitori in ogni ambiente politico e sociale, basti osservare quanto al riguardo si dimostri dubbioso sull'operato del Governo lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, molto critico rispetto al pacchetto sicurezza attualmente all’esame di Montecitorio e già approvato dal Senato.
Fini , oltre ad affermare che si "deve stare molto attenti a non dare vita a provvedimenti che nei confronti degli stranieri ledano i diritti fondamentali della persona umana", aggiunge quanto è logico e scontato e cioè "che un medico ha il dovere di curare la persona non di vedere se è clandestino o meno" e che il pericolo da evitare sarebbe proprio quello che «tanti clandestini possano ricorrere a circuiti di medicina alternativa con il rischio di diffusione di patologie anche importanti".
Non possiamo che accogliere , tutti concordemente, l'invito e le parole del presidente della camera che chiede il rispetto nei confronti di ogni uomo, cittadino italiano o immigrato, affermando che "prima si è uomini, poi è altro», perciò ragioniamo, prima di dare vita a norme che oltre che dimostrarsi pericolose per gli stessi italiani come in questo caso, ledono anche il diritto della persona. Norme che che a ben guardare sono immorali oltre che profondamente ingiuste.

giovedì 12 marzo 2009

A Pordenone va in onda l'intolleranza, prendono un povero disabile gay e lo picchiano selvaggiamente

Una breve notizia , che pur non avendo nulla a che fare con gli argomenti tipici di questo blog merita ugualmente attenzione e considerazione perchè sintomatica di un clima di intolleranza molto diffuso nel paese.
A Pordenone un uomo di 30 anni, omosessuale e con una lieve disabilità psichica e mentale, è stato aggredito a calci e pugni da tre persone che sono poi fuggite.
La Squadra Mobile della Questura è comunque riuscita ad identificare i colpevoli .
Si tratta di un uomo di 43 anni e di due giovani di 22 e 21 anni.
I tre volevano semplicemente dare "una lezione ai froci".
Durante il pestaggio, che ha fatto seguito all'agguato, la vittima è stata ripetutamente apostrofata con frasi ingiuriose.
Ai nostri moderni eroi, emuli di padane ronde, a difesa qui, non del territorio, ma della moralità, non deve essere sembrato vero di poter trovare concentrata in una persona tante diversità su cui infierire : non solo "frocio" ma anche "disabile psichico, per questo impossibilitato anche a difendersi, una vittima ideale per ogni "carnefice".
Inutile sperare che fatti simili non accadano più , inutile illudersi che questo sia un caso isolato, fatti simili accadono in ogni paese al mondo , in ogni ambiente ed in ogni tempo, ma accadono con più frequenza proprio nelle società in cui viene coltivata l'intolleranza e dileggiata, disprezzata o punita la diversità.
In fondo sono i tratti tipici e salienti della società italiana moderna, omologata, edonista , superficiale , vigliaccamente ipocrita e così timorosa di ogni diversità.

Sulle mura di Paestum il segno che l'amore è eterno purtroppo come la stupidità.

Si pensa possa trattarsi di una donna visto che il fatto è accaduto proprio l'8 marzo, questo però non esclude del tutto che il colpevole possa anche essere un uomo, lasciato solo proprio quella sera.
Fatto sta che da quella data un orribile graffito con scritto "ti amo Simo" è visibile sulle mura greche che da 24 secoli circondano Paestum.
L'amore si sa è un sentimento eterno, ha attraversato immutato ed immutabile i secoli, in suo nome sono state violate mura anche più possenti e all'apparenza ancor più inespugnabili come quelle di Troia.
L'Amore è il più alto dei sentimenti si è soliti dire, ma poi molto prosaicamente si scopre che in fondo sono altrettanto "alte" ed "eterne" anche l'ignoranza e la stupidità , da millenni convivono con l'uomo, e sono con lui in eterna simbiosi.
Quelle mura di Poseidonia hanno attraversato i secoli, sono state silenziose testimoni di grandi e nobili amori , che ambivano a vivere per sempre, e di amori fugaci o mercenari.
Su tutti hanno mantenuto un discreto silenzio e mai si sono lasciate andare ad alcun pettegolezzo.
Probabilmente quel graffitaro/a non era a conoscenza che quelle mura erano state edificate nel IV secolo avanti cristo e che sono una delle più importanti fortificazioni architettonica del tempo. Sicuramente neanche sapeva che la vernice rossa utilizzata per imbrattarle, se proprio non è da considerarsi del tutto indelebile, poco ci manca, e sarà cosi difficilissimo il lavoro di restauro.
Neanche sapeva il graffitaro che quelle mura hanno subito altri importanti sfregi anche in tempi antichi, proprio per il fatto che in ogni secolo la sorte o le divinità hanno pensato di distribuire abbondantemente e indistintintamente le sciocchezze.
Quella graffitara o quel graffitaro voleva semplicemente rendere eterno e visibile il suo amore, neanche si è accorto che invece ha reso evidenti ed eterne l'ignoranza e la stupidità.

mercoledì 11 marzo 2009

Dicono che Berlusconi voglia stupirci e stia preparando, come Obama, notevoli aumenti di tasse per i ricchi, altro che Franceschini.

Buona la proposta di Franceschini di un contributo straordinario per il 2009 di due punti di Irpef sui redditi superiori ai 120.000 euro, per finanziare 500 milioni destinati a contrastare la povertà estrema.
In pratica si tratterebbe di un prelievo da effettuarsi dagli stipendi dei parlamentari in sù.
È stata questa la proposta del Pd annunciata dal segretario Dario Franceschini al termine di un incontro con le associazioni di volontariato che si occupano delle povertà.
Come era prevedibile sono state immediate , ed in alcuni casi istintive, le reazioni.
Bossi, da buon tribuno, sempre attento agli umori popolari, forse fiutando il vento della protesta, ha finito, magari anche controvoglia, comunque per approvare la proposta , dopo aver dichiarato che "Può anche andare bene e che "in un momento di crisi chi ha di più è giusto che contribuisca". Chi invece , come Brunetta, si dimostra sempre disposto a perseguire sul lavoro la vera o presunta "immoralità" dei dipendenti pubblici non è altrettanto pronto a dimostrare una innata "moralità" nei confronti dei "poveri" e del paese, così si è subito dichiarato contrario.
Rifondazione Comunista , per bocca di Ferrero, ha detto di no a Franceschini , ma non perchè sia insensibile al problema, lo ha fatto solo per questioni di principio e solo perchè , come si sa Rifondazione fatica spesso a dire di sì. In fondo questo era un no scontatissimo.
Quello che a me è sembrato più strano è stato il rifiuto di Berlusconi quando solo pochi giorni fa si era dichiarato disponibile ad "aiutare" non solo i poveri, ma tutti gli italiani in difficoltà.
Tra l'altro poi dopo che Obama aveva già fatto da battipista aumentando , nel paese più "liberale" al mondo le tasse ai ricchi per portare aiuto ai poveri.
I meglio informati avanzano il sospetto che questa volta Berlusconi voglia, non solo meravigliarci, ma addirittura stupirci.
Di solito il Cavaliere , per non essere mai da meno degli avversari, si è sempre dimostrato disposto a scavalcare a "sinistra" qualsiasi proposta potesse essere apprezzata dagli italiani, e questa mi sa tanto riceverà molti apprezzamenti, anche tra i cattolici.
La cosa che mi pare più strana è che si sia fatto battere sul tempo da Franceschini.
C'è chi giura davvero che stia preparando una sua originalle proposta, per un contributo straordinario , non di due punti Irpef come fatto da Franceschini, ma di dieci punti in percentuale per i redditi superiori ai 120.000 euro.
Anzi , sembra che, per mostrare agli italiani tutta la sua "personale" disponibilità , il Premier voglia introdurre, tramite un decreto legge che così sarà subito esecutivo senza aspettare i tempi parlamentari, un ulteriore contributo, aggiuntivo e straordinario, almeno del 20 per cento sui grandi capitali come il suo.
Non meravigliatevi , naturalmente tutto verrebbe fatto seguendo il sacrosanto principio che in periodi di crisi chi più possiede , cristianamente deve più dare.
Pensate come ne uscirebbe rafforzata l'immagine del Cavaliere, sceso in campo , non come asserisce malignamente l'opposizione, per salvare le sue aziende o le sue fortune, ma solo per il bene del paese e degli italiani.
Questa sarebbe la prova definitiva anche per i tanti "miscredenti".
Se poi il Premier dovesse rinunciase a favore dei poveri anche al suo stipendio, come fa tra l'altro anche il Governatore della California , visto e considerato la sua ricchezza , ebbene allora sono convinto che anche i più scettici sarebbero costretti a ricredersi, mentre i cattolici lo farebbero subito santo.
Io sono in spasmodica attesa , ma non voglio azzardare un giudizio, visto la versatilità del Cavaliere e per ora aspetto , un pò come San Tommaso che non ci crede finchè non ci ha messo il naso.

martedì 10 marzo 2009

370.000 disoccupati in più in due mesi non bastano a svegliare il Cavaliere.

E' di oggi la notizia che , tra gennaio e febbraio, 370.561 lavoratori hanno perso il posto di lavoro e hanno presentato all'Inps la domanda di indennità di disoccupazione, 116.983 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari ad un più 46,13%.
C'è un bel dire che la crisi non è così grave.
Mi sa che il Cavaliere dovrà sgolarsi per farlo, ma poi alla fine prima o poi dovrà pure arrendersi alla ragione o all'evidenza dei dati.
Può anche darsi però che per il Cavaliere 370.561 lavoratori , disoccupati di fresca data, siano poca cosa.
Moltiplicati però per sei, visto che il dato è bimestrale , fanno la bellezza di 2.223.366 persone in un anno, ammesso che la crisi non peggiori.
Se al Presidente del Consiglio pare ancora che la crisi non sia così grave come i più riconoscono, ebbene vorremmo sapere quanti milioni di disoccupati dovremmo ancora avere per essere solo un po' meno ottimisti e un po' più giustamente preoccupati.
L'importante è mantenere la fiducia si dice, ma mi pare doveroso aggiungere che lo si debba fare con coscienza e senza irresponsabilità.
Secondo molti analisti, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, quest'anno potrebbe non esserci crescita a livello mondiale, ci si aspetta al contrario un calo del Pil globale.
Chissà se Berlusconi le legge queste notizie e se le soppesa per quanto valgono, oppure se come al solito non le considera, nella convinzione che siano dei soliti catastrofisti.
Non spero di riuscire a convincerlo io , ci penseranno i fatti o gli italiani, ma forse è veramente ora di svegliarsi e smetterla di vaneggiare.

Il Dalai Lama denuncia l'inferno del Tibet mentre supplica l'autonomia per il suo paese e riaccende le speranze.

Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario della pacifica rivolta del popolo tibetano contro l'occupazione da parte della Cina.
Impossibile nascondersi dietro il dito della lontananza di quel paese e della scarsa informazione, non ci basta per far finta di non sapere come questi siano stati 50 anni di indescrivibili sofferenze per il popolo tibetano.
Il Dalai Lama accusa la Cina di aver portato "l' inferno sulla terra" nel suo tormentato paese e di aver causato la morte di centinaia di migliaia di suoi compatrioti.
Alle immancabili proteste della popolazione hanno sempre fatto seguito solo la repressione più violenta e spietata, unita al sangue.
Anche in questi giorni il popolo Tibetano cerca di manifestare , nel tentativo di far sentire la sua inascoltata protesta, per far sì che se non dalla Cina questa venga colta dal resto del mondo.
Quel grido però sembra sempre più flebile , tanto si confonde nel rumore generale che accompagna il pianeta in questi anni.
La protesta è quasi sempre pacifica, ma non per questo è mai meno drammatica, in un paese in cui qualsiasi forma di dissenso è considerata e vissuta come un alto tradimento.
E' la paura che regna sovrana nel Tibet, accompagnata dal sospetto generalizzato e diffuso.
Il Dalai Lama da parte sua denuncia come oggi "la religione, la cultura, la lingua e l'identità, che le successive generazioni di tibetani hanno considerato più preziose delle loro vite, sono a rischio d'estinzione; in breve, il popolo tibetano, è stato considerato come un criminale meritando soltanto di essere messo a morte".
E' la realpolitik ed i desidero di evitare ulteriori e più grandi sofferenze al suo popolo che porta Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama a richiedere per il suo popolo non la libertà dalla tirannia, ma solo una legittima e minima autonomia per il Tibet. Un paese oramai precluso a tutti, reso inaccessibile non dalle sue montagne ma da un cordone protettivo steso attorno ai suoi confini che permette il passaggio solo all'esercito cinese.
Se si guarda indietro agli ultimi 50 anni della sua storia, si potrà osservare come lo sconforto per il passato prevalga sulla fiducia nel futuro.
Comunque sia, il fatto che la questione tibetana sia ancora aperta e che la comunità internazionale si stia interessando molto è senza dubbio esso stesso un traguardo, che lascia sempre viva quella flebile speranza.
Non può essere che condiviso il pensiero di Tenzin quando dichiara di non avere "alcun dubbio che alla fine prevarrà la giustizia, se si continuerà sul cammino della verità e della non violenza".
Mentre però è comunque importante sperare per il meglio ci si deve sempre preparare al peggio. Da qualsiasi punto si guardi la situazione, sia dalla prospettiva globale che dal contesto degli eventi in Cina, ci sono ragioni per il popolo Tibetano che lo fanno sperare in una veloce risoluzione della questione".
Ma il popolo deve essere sempre preparato nel caso in cui la lotta per il Tibet si protragga per un tempo più lungo.
Qualsiasi cosa accada come si vede è mantenuta e vissuta come una speranza che tiene vivo il Tibet.

lunedì 9 marzo 2009

Obama concede una ricerca senza limiti sulle staminali, in Italia invece rinunciamo alla ricerca per i nostri limiti

Barack Obama mantiene quanto aveva promesso in campagna elettorale e rimuove, non solo il divieto al finanziamento pubblico per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma anche ogni limite alla ricerca stessa e dichiara che “L’America guiderà il mondo verso le scoperte che questo tipo di ricerca potrà un giorno offrire".
Se dal'altra parte dell'oceano è giunta pronta la replica dei Vescovi Americani che hanno parlato di "Una triste vittoria della politica sulla scienza e l'etica", altrettanto scontata e secca è stata la risposta al di là del Tevere, da parte del Vaticano, che ha parlato di "fatto gravissimo senza giustificazione, né etica né scientifica" .
Inutile ripetere che la decisione del presidente Obama è storica ed importante.
Tramite la ricerca e le possibili nuove scoperte che ne deriveranno , potranno essere alleviate tante soffernze umane legate alle malattie degenerative.
Sono state queste le motivazioni che hanno obbligato "moralmente" lo stesso Obama a dichiarare che proprio come persona di fede si sente in dovere di aiutare gli altri ad alleviare le sofferenze e di doverlo fare in modo responsabile.
E' strano come invece ci sia ancora chi si oppone alla ricerca scientifica anche quando questa è di aiuto all'uomo.
Vale per questi oppositori il principio che l'uomo sia stato sì creato ad immagine di Dio , ma non per godere del piacere di questa vita, ma solo per aspettarne un'altra e vivere fino in fondo le sofferenze di questa, in una valle che deve essere immancabilmente di lacrime, in attesa di un ipotetico e sereno mondo futuro.
Mi sembra che a molti sfugga ancora il principio che la scienza e la ricerca, quando sono al servizio dell'uomo, non devono avere alcun limite , e questo proprio per questioni etiche e morali.
Se in America ora si ritorna a credere ed a sperare , restiamo in attesa di sapere come si procederà in italia.
I ritardi accumulati andrebbero rimossi, ma andrebbero per prima cosa rimosse proprio le argomentazioni morali che ancora sono di ostacolo, non solo alla ricerca, ma ad una serena e non preconcetta discussione sulla stessa.
E pensare che questo paese , nel Rinascimento, fu di esempio al mondo per il suo sapere e la sua scienza.
Fu questo il periodo in cui si ebbe il coraggio di riportare l'uomo e la sua ragione al centro del mondo e del creato.
Non più la buia e cieca fede, ma la luce della ragione dell'uomo.
A tanti anni di distanza questo paese non può che attendere con ansia il suo secondo rinascimento, ammesso riesca a liberarsi dei suoi sciocchi e stupidi pregiudizi che sanno tanto di medioevo.
Così, invece di liberarci dei limiti della ricerca sulle staminali, siamo sempre nella condizioni di accettare i limiti che un paese culturalmente arretrato ed una chiesa retrograda sanno sempre inesorabilmente imporci.

sabato 7 marzo 2009

Nonostante la crisi, nel nostro bel paese, la politica prosegue per la sua strada, senza accorgersi delle nubi all'orizzonte

La crisi sta arrivando inesorabile e se il Presidente Obama la definisce un vero e proprio disastro, solo il nostro Presidente del Consiglio cerca ancora di minimizzarla.
Giulio Tremonti , con più onestà, assicura che il 2009 sarà orribile, sicuramente peggiore del 2008.
Se in america in poco tempo si sono persi 650 mila posti di lavoro , qui in Italia non si è da meno e oramai si fatica a tenere aggiornate le richieste di cassa integrazione, mentre è in costante aumento il numero dei disoccupati.
E' con pena e grande tristezza che si accolgono nelle aziende e negli uffici i tanti giovani alla ricerca di un impossibile primo impiego. La perdita o la mancanza del lavoro sono per tutti una tragedia , ma che dire quando non è neanche possibile pensare solo a se stessi, a casa ci sono a volte dei figli ed una moglie che aspettano ed è difficile , a volte impossibile spiegare loro quanto accade. Hai la coscienza tranquilla , è vero , di non avere colpe , ma sai che anche loro non ne hanno , forse sono solo nati nei tempi sbagliati.
E neanche è di conforto sapere che la crisi è generalizzata e che in genere non lascia zone d'ombra.
Neanche i ricchi ed i benestanti possono sentirsene immuni e dormire sonni tranquilli, per molti di loro, dietro l'angolo si aggira lo spettro delle rovina, della povertà, quantomeno della caduta in una condizione di vita meno soddisfacente.
Si fa strada in tanti la coscienza che , quando la crisi sarà definitimente alle spalle, nè il mondo nè noi saremo più come prima.
Neanche a pensare poi che finiti i poblemi del lavoro , si possa godere del meritato riposo e della pensione.
Ammesso che si riesca a raggiungere vivi l'età della quiscenza, si potrà godere, si fa per dire, di una pensione da fame.
Anche perchè questa è indirettamente proporzionale all'età pensionabile, mentre l'una si innalza , l'altra si riduce.
Qualcuno, forse più ironico degli altri, affermerà che gli unici felici in questa crisi sono quanti vivono di uno stipendio fisso, del posto sicuro, per intenderci il classico "statale".
E' quantomeno una certezza avere uno stipendio di questi tempi, una macia in più, ma è sempre difficile comunque vivere con 800 , al massimo con poco più di 1.000 euro al mese.
Per molti con famiglia, non è vita , è sussistenza.
Ma anche la crisi si scopre fa qualche piccola differenza , colpisce solo i comuni mortali, qualcuno , se si guarda attentamente ne rimane davvero escluso.
Provate a pensare ad una categoria, o per meglio intenderci ad una casta, che parla e discute con noi della nostra crisi, ma non è toccata, non è coinvolta.
Questi pochi fortunati non rischiano di perdere il posto, non si vedranno ridotto lo stipendio,anzi siatene certi , con la scusa della crisi forse riusciranno anche ad aumentarselo.
Questi privilegiati vivono tranquilli del loro stipendio , con molti privilegi in aggiunta, treni gratis, aerei gratis, cinema gratis, a volte ferie gratis, con auto e scorta nelle migliori località di villeggiatura, magari in qualche soleggiata ed inaccessibile isola, con la speranza di non essere ancora una vota fotografati.
Se non avete ancora capito, sto parlando dei nostri politici, dei nostri parlamentari, di tutta una miriade di consiglieri, regionali, provinciali, comunali.
A questi si aggiungono i bortaborse, gli autisti e i numerosi trombati nelle varie elezioni, prontamente riciclati e mandati, con un buon stipendio e tanto di raccomandazione, ad occupare una delle tante poltrona, in uno dei tanti consigli di amministrazione di una società a controllo pubblico, liberi così di fare ulteriori danni anche li.
Questi non conoscono crisi , non la temono neanche, un pasto assicurato lo hanno sempre , magari alla bouvette di Montecitorio , per la stratosferica cifra di un euro e ottanta, molto meno di quanto paga un metalmeccanico alla mensa aziendale, che però non riesce ad assicurare il servizio con camerieri dai guanti bianchi, compresi nel prezzo.
Ma si sa , in momenti tristi e difficili come gli attuali un qualche sacrificio sembra doveroso farlo , almeno per salvare la faccia e strombazzarlo così a testimonianza di un qualche cambiamento. Ecco quindi che il Quirinale riduce i corazzieri , da 260 passeranno a 223, più delle guardie del corpo del Presidente degli Stati Uniti , le nostre senatrici poi hanno deciso di abolire il loro assegno per il parrucchiere, un bonus mensile di 150 euro.
Ma se qui un qualche risparmio si è fatto , il 22 agosto , una circolare di palazzo Chigi ha deciso bene di riaumentare le spese per i voli aerei dei nostri onorevoli che Romano Prodi aveva deciso incautamente di ridurre.
Detto fatto, per rimuovere una ingiustizia , Berlusconi ha aggiunto un qualche milione di euro alla cifra e tutto è rientrato nella norma.
Naturalmente le scusa sono che i treni arrivano sempre in ritardo , che gli onorevoli ed i ministri hanno sempre fretta, e poi forse si dirà che è stato fatto anche per sostenere la compagnia di bandiera nel momento deltrapasso.
Ma gli onorevoli non devono solo volare, devono spostarsi anche a Roma e se hanno anche incarichi di governo devono passare da una riunione all'altra, da una città all'altra.
Finiscono così per non fare solo la loro fortuna ma anche quella dei tanti autisti della camera che alla barba dei 150 mila autoferrotranvieri che ancora aspettano il rinnovo del contratto e i loro aumenti salariali percepiscono uno stipendio mensile di 10.164 euro, naturalmente dopo 35 anni di lavoro e lordi si intende, che pensavate.
Ma non è che si voglia parlare male dei soli autisti, sono in buona compagnia, dei barbieri, dei tanti elettricisti , dei valletti e di quanti riescono a farsi assumere a "Palazzo".
Ci si meraviglia a volte osservando la storia come accadano a volte fatti apparentemente inspiegabili che cambiano il mondo, avvenimenti che sembrano scoppiare così di colpo , in ambienti e società che sembravano fino a quel momento tranquille.
Tutto ad un tratto, e magari per molti inavvertitamente, la storia si interrompe , sembra precipitare e cambiare di colpo.
Gli "attori" neanche erano riusciti ad immaginare o pensare quello che poi accadrà , ma a volte basta leggerla attentamente la storia e tutto si spiega.
Quando si guarda per esempio alla storia europea della fine del 700, non si può non pensare alla Francia ed alla Rivoluzione francese.
Tra le cause scatenanti di questa vi fu un'aperta contestazione ai "privilegi del regime" da parte di una moltitudine di diseredati, la necessità di ampie riforme, e una grande crisi finanziaria.
Ora , se si leggono in questi giorni i giornali inglesi si vedrà come si comincino a temere manifestazioni popolari di protesta violente ed improvvise.
Le stesse si temono fortemente in Cina, ove si parla già di milioni di disoccupati.
Ma per rimanere a casa nostra con quanta più attenzione si ripensa alla rivoluzione francese ed ai motivi che l'hanno scatenata, con pari preoccupazione, mi sa che siamo costretti ad osservare l'attuale situazione italiana.
Un paese sopporta spesso sacrifici, quando questi sono equamente distribuiti , quando vi è la convinzione che si è tutti sulla stesa barca e si hanno fondate speranze di raggiungere tutti asieme la riva . Ma se questa speranza vacilla e si vede qualcuno che quando la nave affonda , invece di mettere in salvo le donne ed i bambini cerca sola la propria salvezza, a danno degli altri , ebbene anche gli animi più pazienti vengono meno e reagiscono. E' così in genere che possono scoppiare rivolte sociali , quando vien meno la speranza per sè ed i propri figli e ci si sente in una società ingiusta che persegue non i diritti di tutti , ma solo i privilegi di qualcuno.
Una rivolta sociale in italia, dovuta alla crisi economica attuale ma anche alla crisi "sociale", finirebbe inevitabilmente per spazzare via l'intera classe politica italiana, con rischi per la stessa democrazia.
I nobili francesi e Luigi xvi , nonostante il malcontento dilagante, continuarono imperterriti nella loro vita, godendo "gioiosi" dei loro privilegi , senza mai accrgersi delle fosche nubi che si addensavano all'orizzonte.
In fin dei conti , mi pare, ne più nè meno dei nostri governanti, che occupano tranquilli i loro palazzi.

giovedì 5 marzo 2009

Il Darfur non vorrebbe avere questa Cina così vicina.

Il tribunale della Corte Penale Internazionale dell' Aia ha preso una decisione storica.
Per la prima volta dalla sua costituzione, un Presidente in carica, viene giudicato colpevole di crimini contro l'umanità.
Omar El Bashir , da vent’anni alla guida del più grande Paese africano, il Sudan, è stato giudicato colpevole di crimini di guerra a seguito della campagna di violenze che, dal 2003, ha martoriato il Darfur.
Ora , finalmente, pende sulla sua testa un mandato di cattura internazionale.
La decisione della corte, storica sotto ogni aspetto , anche per il coraggio dimostrato, crea però qualche allarme.
Per molti la decisione rischia di trasformare il Paese, già impoverito e devastato da guerre continue ed epidemie, in una polveriera, anche se obiettivamente pare difficile immaginare un qualche cosa di ancora peggiore rispetto alla situazione attuale.
Gli Stati Uniti si sono affrettati a chiedere "moderazione" a tutte le parti coinvolte; la Confederazione Russa ha parlato di "precedente pericoloso che rischia la destabilizzazione dell’area", l’Egitto ha avanzato la richiesta di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sperando che la decisione possa essere «congelata», mentre la Lega araba si riunisce d’urgenza per valutare il da farsi.
La portavoce della Corte dell'Aia, Lauren Blairon ha affermato che Bashir "è stato considerato responsabile di aver intenzionalmente diretto attacchi contro la popolazione civile del Darfur, uccidendo, sterminando, stuprando e trasferendo con la forza un gran numero di civili e saccheggiando le loro proprietà. Crimini che hanno provocato 300mila vittime e due milioni di rifugiati".
Ha poi precisato che "il mandato d’arresto è immediatamente applicabile, e che tutti gli Stati sono invitati a cooperare perché venga eseguito".
A queste dichiarazioni ha fatto subito eco la Casa Bianca dichiarando che chi "ha commesso tante atrocità deve essere portato di fronte alla giustizia".
Il Sudan, nel frattempo, ha subito provveduto ad espellere dal paese, per ritorsione, 10 organizzazioni internazionali (tra cui Medici senza frontiere), accusate di «spionaggio» per aver deposto a favore delle Corte.
Sullo sfondo, come al solito coinvolta , quando si trattano problemi umanitari, la Cina che subito ha protestato per il mandato d'arresto ordinato dalla Corte penale dell'Aia nei confronti del Presidente Sudanese.
Il governo di Pechino ha anche chiesto la sospensione del provvedimento in sede di Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Come si può ben vedere le colpe di quanto accade in Darfur vanno equamente divise.
Vi sono responsabilità materiali da ascriversi ai governanti Sudanesi, ma esistono anche diffuse responsabilità morali che vedono coinvolti numerosi paesi arabi e, come non ci dovremo mai stancare di ripetere, schierato in prima fila, ancora una volta si trova il governo cinese, impegnato e coinvolto, in ogni parte del mondo, a reprimere, in qualsiasi maniera, i più elementari diritti umani.
E' giunto il momento in cui non è più possibile per il mondo occidentale e per le libere democrazie, in nome degli interessi economici, tacere su quanto accade e su così diffuse responsabilità.
E' ora di riconoscere apertamente che il silenzio non paga e non risolve alcuna situazione, di solito al contrario le peggiora, illude i disonesti, sconforta e demoralizza gli oppressi.

Il Pdl prosegua per la sua strada sul testamento biologico se vuole un referendum abrogativo ed uno scontro tra laici e cattolici.

Sul testamento biologico pare ormai difficile trovare, in Parlamento ,una soluzione condivisa tra maggioranza ed opposizione.
Così proseguono ininterrotti gli scontri , e se la maggioranza afferma che «L'emendamento del Pd così com'è non è accettabile" dall'altra parte è evidente che nemmeno il Pd può accettare , così come sono, le proposte del Governo.
E' sempre più diffusa la convinzione che ampi settori del Pdl ricerchino proprio , sul testamento bilogico, proprio lo scontro ideologico.
Le proposte sono talmente distanti, e lo scontro così infuocato, che il leader della Lega , Bossi, ammette che ci sia ora la necessità "di trovare assolutamente un accordo».
La cosa più preoccupante è che quando gli viene chiesto come, lui risponda "ragionando".
La ragione, sul caso di Eluana e sul testamento biologico, si è persa però per strada oramai da molto tempo, ammesso vi sia mai stata per chi le ha sempre anteposto , a volte la "fede" , a volte i preconcetti ed i pregiudizi.
E questa maggioranza poi non sembra in grado di poter approvare una legge moderna e rispettosa, delle individuali e libere scelte dei cittadini.
Qualsiasi legge, sul testa biologico, veda la nascita con questo parlamento, nasce già sotto la spada di Damocle del referendum abrogativo e di una scontro, sempre rimandato ma inevitabile, tra mondo laico e cattolico.
A quanto sembra però, secondo i sondaggi, in questo caso la maggioranza del parlamento non sembrebbe interpretare e rappresentare le convinzioni e i desideri della maggioranza del paese. Un'entuale vittoria del Pdl sulla materia rischierebbe di diventare ben presto, a meno di grossi sconvolgimenti, una vittoria di Pirro.
Ecco perchè a Bossi sembra ragionevole una strada condivisa .

mercoledì 4 marzo 2009

Per lo stupro della Caffarella pretendiamo una vera giustizia e non una giustizia sommaria.

Sembra che si debba ricominciare tutto da capo per quanto riguarda le indagini sullo stupro della Caffarella in cui venne coinvolta una ragazzina di 14 anni.
Oggi addirittura erano circolate voci, poi smentite, che si fosse sulle tracce di un terzo uomo, un altro romeno, riconosciuto inizialmente dalla ragazza.
Quello che sembra ormai certo e scontato è che gli esami, sul Dna e sulle impronte digitali, sono risultati diversi e non riconducibili ai due romeni arrestati per la violenza.
Fino a ieri si conoscevano solo i risultati degli esami effettuati su 10 dei 20 reperti, ora dopo aver completato i test sulle tracce biologiche trovate sul luogo dello stupro, si è definitivamnente scoperto che queste non coincidono con il profilo genetico degli arrestati.
Gli inquirenti sono stati costretti a riconoscere che "sulle cicche di sigarette, sui fazzolettini ma anche sul portafoglio preso al fidanzatino durante la rapina non c´è alcuna traccia dei due romeni".
Va ricordato, che uno degli accusati è stato identificato solo sulla base della confessione fatta, e poi ritrattata, dall'altro romeno, e che questi venne riconsciuto da una foto segnalatica mostrata alla stessa ragazzina.
Ora si dovranno risentire i due fidanzitini, ma la vicenda diventa sempre più misteriosa.
Non si tratta di avanzare ingiusti sospetti.
Nessuno è autorizzato a mettere in dubbio la veridicità dei fatti accaduti e raccontati.
Tuttavia c'è una confessione di mezzo che lascia dubbiosi e crea non pochi imbarazzi.
Si tratta di un mitonomane, oppure la stessa confessione è stata richiesta, diciamo con un eufemismo, con troppa forza e convinzione all'accusato, che così ha finito per cedere alle pressioni ?
Va ricordato a tutti, forze dell'ordine comprese , che gli italiani vogliono vedere arrestati e duramente puniti i colpevoli dello stupro.
Lo si vuole per dare giustizia proprio a quei due ragazzi ed alle loro famiglie.
La voglia di sicurezza però non ci deve far dimenticare che quella che vogliamo è una giustizia vera, non sommaria, e che in galera vogliamo vederci dei veri colpevoli , non dei colpevoli ad ogni costo.