sabato 31 gennaio 2009

Speriamo che gli inglesi scioperino per paura e non perche ancora ci considerano brutti, sporchi e mafiosi.

Non si sa ancora se lo facciano perchè giudicano ancora gli italiani brutti , cattivi, sporchi o semplicemente mafiosi. ci auguriamo tutti non sia così.
Certo è che , dalla Scozia e via via , giù per l’Inghilterra, i lavoratori hanno incrociato le braccia per uno sciopero selvaggio.
Il motivo è presto detto, protestano contro gli italiani, urlano contro la Total, minacciano e chiedono l'intervento del loro governo per cacciare i lavoratori stranieri e ridare il lavoro agli inglesi.
Hanno cominciato forse per sbaglio o con un cattivo slogan , sono aumentati rapidamente e ancora crescono, a macchia d’olio.
La causa scatenante di tutto è stato l’appalto vinto dalla Irem , azienda di Siracusa che lavora nel settore costruzioni e montaggi meccanici. Il gruppo ha vinto regolarmente un appalto ed ha trasferito sul suolo britannico le proprie forze lavoro, composte per la maggior parte da italiani e da portoghesi.
Nulla di anormale in tutto ciò, ogni libera economia occidentale ha aperto oramai i propri mercati alla concorrenza, il mercato dovrebbe essere libero, in un paese moderno la cosa dovrebbe essere scontata. Non sembra però più così nemmeno nella più antica democrazia del mondo.
E' altrettanto vero che i lavoratori inglesi non la pensano molto diversamente da tanti nostri lavoratori. La crisi economica rafforza gli egoismi, rafforza le paure, la rata del mutuo riesce a vincere ed a piegare anche le migliori idee o i migliori sentimenti.
E' pensare che ancora non molto tempo fa vi era chi pensava di poter fare dei lavoratori una classe unita in tutta il mondo, chi in ogni manifestazione era sempre pronto ad uralare "lavoratori di tutto il mondo unitevi".
E bastato questo inizio di crisi a disilludere tutti. Non si comprende che così l'egoismo trionfa su tutto, ci si rinchiude in spazi sempre più ristretti, si fa esattamente la cosa peggiore, la paura della crisi vince su tutto, si è già persa la battaglia ancora pria di iniziarla.
Tutto quello che si dovrebbe chiedere sono condizioni di lavoro e contratti uguali per tutti, inglesi, italiani e portoghesi, il resto sono solo siocchezze.
Pensavo che così la ragionassero solo gli inglesi, dimenticavo che noi italiani in questo campo non siamo secondi a nessuno. Me lo ha confermato la dichiarazione del governatore della Sicilia Lombardo che pare abbia detto che «Se fossero vere le notizie di un odio xenofobo contro i siciliani non avremmo esitazioni a interrompere le trattative con Erg-Shell che dall’Inghilterra propone di realizzare un rigassificatore a Priolo, proprio in provincia di Siracusa".
Mi consolo semplicemente pensando che forse Lombardo parla così proprio perchè scorre forse nelle sue vene un po' di sangue Normanno, al pari degli scioperanti inglesi.
Il "sangue" no è acqua e avvicina sempre, anche nelle sciochezze.

Il Presidente della Corte ricorda a Sacconi e compagni che in uno stato di diritto nessuno si deve opporrre ad una sentenza.

"La Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione e la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno già confermato la correttezza dell'operato della Corte d'Appello, che non ha invaso territori altrui.
Né il potere legislativo né il potere esecutivo possono porre nel nulla le sentenze definitive.
La Costituzione è fondata sulla separazione dei poteri, per cui un potere non può interferire in un altro.
Ma ci sono anche casi speciali, che coinvolgono temi morali accanto a questioni giuridiche.
In uno Stato di diritto il giudice non può rifiutare una risposta, per quanto nuova o difficile sia la domanda di giustizia che gli viene rivolta.
Per altro verso, nel cercare la risposta deve mantenere un atteggiamento di genuina umiltà e un costante ancoraggio ai principi della Costituzione. Nella vicenda di Eluana Englaro i giudici non hanno invaso territori altrui. Né il potere esecutivo, né il potere legislativo possono far finire nel nulla le sentenze definitive".
Non è questo il pensiero di un giornalista di provincia, nè di un "blogger" qualsiasi.
Non sono neanche le distratte, e magari poco attinenti, affermazioni del primo sproveduto incontrato per strada.
Sono semplicemente le brevi , pensose e chiare , parole, pronunciate dal Presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Grechi, sulle vicende del caso Englaro, all'apertura dell'anno giudiziario. Bastano queste parole per farmi capire come, nonostante gli attacchi continui, la nostra magistratura sia molto spesso migliore dei nostri politici.
Nel caso di Eluana, è vero subentrano molti fattori, opinioni diverse, concezioni di vita e fede religiosa comprese, ma una sentenza diventata esecutiva, deve essere da tutti serenamente accettata e rispettata. Non vi possono essere dinieghi, ricatti, opposizioni, abusi di potere.
E' questo il fondamento di uno stato di diritto è questo il principio su cui si basa la separazione dei poteri legislativo e giudiziario.
l'Italia in generale sul caso Englaro, devono ancora dimostrare di aver ben compreso questi sacrosanti principi. Avremmo sperato che i nostri politici l'avessero capito da soli , avremmo sperato non ci fosse stato bisogno di "richiami" o proclami, ma ora vorremmo davvero che vi si adeguassero.

venerdì 30 gennaio 2009

Lo dichiarano il sacerdote ufficiale della lega Nord ora nega l'olocausto e la Shoah.

Don Floriano Abrahamowicz, definito dal giornale di Vicenza il sacerdote ufficiale della Lega Nord è il prete tradizionalista che l'11 febbraio del 2007 inaugurò, con la sua benedizione, il Parlamento padano in Fiera a Vicenza, davanti ai vertici della Lega Nord.
Sembra vi facesse ritornò il mese successivo con un crocifisso da inchiodare sul retropalco.
Ebbene Don Floriano si sta veramente meritando il suo posto nella storia entrando di "peso" nelle polemiche sulle camere a gas e sulla Shoah.
Ha infatti dichiarato che lui "sa che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non sa dire se abbiano fatto morti oppure no, perchè non ha mai approfondito la questione". Aggiunge subito dopo che ''Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l'esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano".
Il sacerdote ha anche rilanciato la teoria secondo cui i numeri delle vittime dell'Olocausto sarebbero «un problema secondario», un particolare irrilevante, anche perché si tratterebbe di cifre stabilite dagli stessi capi della comunità ebraica subito dopo la liberazione, sull'onda dell'emotività. «Nella foga sono stati sparati dei dati, ma come si poteva sapere che fossero dati giusti?»
Vale la pena fermarsi e non seguire oltre queste demenziali sciocchezze, antistoriche, false, e che sembrano uscite dalla bocca dell' integralista presidente Iraniano Ahmadinejad piuttosto che da quella di chi dovrebbe, almeno in teoria, dedicare l'esistenza alla carità cristiana.
Persone come don Floriano non meritano la qualifica di uomo e sicuramente non gli si dovrebbe permettere nè di indossare l'abito talare, nè di identificarsi con la comunità della chiesa.
Ma desta anche non poco sconcerto, o meglio, la dice lunga, il fatto che proprio a lui si sia affidata la benedizione del parlamento Padano a Vicenza, alla presenza dei vertici della Lega Nord.
L'essere troppo spesso integralisti, conservatori, sottilmente ma fondamentalmente razzisti, a volte porta, non solo a commettere profondi errori , anche storici, ma si corre spesso il rischio di trovarsi, come in questo caso, con "amici" impresentabili ed in cattivisssime compagnie.

giovedì 29 gennaio 2009

Lo stupro diventa simbolo e si carica emotivamente.

E molto interessante l'articolo di Lucia Annunziata apparso sulla Stampa.
A Lucia Annunziata, giornalista intelligente e attenta, non potevano sfuggire alcuni aspetti diffusi, inerenti la reazione popolare o dei media, agli stupri ed alle violenze che si susseguono nel paese.
La gionalista nota come sia profondamente cambiato l'atteggiamento al fenomeno.
Negli anni 80 non fu senza difficoltà e grandi manifestazioni popolari che si riusci a far valere il principio che lo stupro fosse un reato non contro la morale ma contro la persona. Fu proprio in quegli anni che si scardinò anche, non senza difficoltà , la "teoria secondo cui ogni donna era in realtà colpevole dell'abuso sessuale che aveva subito.
Al giorno d'oggi si assiste invece, con sempre maggior frequenza, ad una gande sensibilizzazione al fenomeno, lo stupro sembra di colpo diventato uno dei crimini più orrendi, al pari della pedofilia.
Intendiamoci non che non lo sia , ogni violenza su chiunque esercitata lo è sempre, sopratutto e ancor di più quando viene commessa nei confronti dei più deboli.
Ma tutta questa attenzione e fortissima reazione, fa dubitare alla Annunziata che non sia solo perchè sul fenomeno è cambiata la mentalità sociale, o perchè in pratica questa si sia notevolmente evoluta.
Sul fenomeno si deve obiettivamente riconoscere che sono intervenuti e si sono innestati fattori diversi, legittimi, ma semplicemente diversi.
Pensiamo ad esempio a quanto accaduto a Guidonia, ma non solo lì, di colpo, da reato contro la persona , lo stupro è diventato questione politica e sociale, ha coinvolto e aggregato a sè problemi inerenti la sicurezza e l'ordine pubblico.
Tutto questo è servito o serve alle donne si chiede l' Annunziata ? serve questo atteggiamento così protettivo di padri, fratelli e famigliari , "pronti per te a menare le mani" o a commettere un linciaggio ? oppure "c’è qualcosa di ugualmente espropriante della persona donna in questa levata di scudi ?"
Non è per caso che ancora una volta la donna venga utilizzata per altri scopi? magari involontariamente, magari inconsciamente, ma semplicemente , sottilmente o subdolamente "usata".
Il sospetto ci obbliga ad alcune analisi.
In Italia l'Istat comunica che le donne che hanno subito violenza sono 6 milioni circa, una cifra spaventosa.
Dalle ultime statistiche in nostro possesso sembra che la quasi totalità degli stupri sia commessa da parter, amici, fidanzati o parenti (come spesso mi ricorda qualcuno). Gli stranieri ne sono colpevoli statisticamente solo per un 10%.
Perchè allora lo sdegno per le violenze sulle donne non è altrettanto sentito , altrettano violento e forte, anche per quel 90% dei casi consumati negli ambienti familiari ?
A me pare che ogni donna consideri lo stupro sempre un atto tremendo, un reato oltraggioso, abominevole, che non trova giustificazioni.
Ma mi pare che sia ancora più tremendo quando si consuma per anni nel silenzio delle famiglie, strappato da un affetto malato, e con la buona fede piegato a sentimenti distorti e incestuosi. Perchè qui non si ha maggior reazione e sdegno, ma al contrario, spesso quegli stessi, che in altre occasioni griderebbero allo scandalo, vivono qui un imbarazzato silenzio ?
Conclude sottilmente la Annnunziata "Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», forse entriamo in un diverso campo, in cui diventa simbolo (fortissimo, ma pur sempre simbolo) di mancanza di sicurezza, di degrado dell’ambiente.
Insomma, lo stupro indigna si ma qui si carica anche di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne.
Una battaglia in cui, paradossalmente, le donne si trovano di nuovo «oggetto», in quanto proprietà collettiva di un gruppo contro un altro. Ed entrambi si scontrano, passando sui sentimenti sentimenti, o sul suo corpo di tutte quelle donne.
"Per chi avesse perso memoria, si ricorda che, anche nella ex Jugoslavia, una guerra che è stata il massimo dello scontro tribal-identitario, lo stupro femminile è stato usato come «sfregio» di un’etnia contro l’altra".
Come vedete al di là del fenomeno, al di là dei pensieri personali , al di là del dramma sofferto da tante donne , ancora una volta si ripresenta quella tipica mentalità maschile che fa della donna una sua "proprietà", un suo "territorio" , una sua identità. Ecco appunto , quello che stona è questo continuo uso di aggettivi "possessivi".
Non mi pare davvero che - conclude Annunziata, "non fosse per questo che hanno combattuto le donne di anni fa: volevano innanzitutto la propria dignità come cittadini contro i quali ogni assalto è proibito dalla legge. Non credo volessero nessun taglione, nessuna vendetta. Tantomeno diventare parte di un ingranaggio così vasto, di cui alla fine si rimane comunque ostaggi".

martedì 27 gennaio 2009

Frattini ne ha fatta una giusta.

E' un Frattini alterato, seccato e deluso quello che annuncia il richiamo in patria, per consultazioni, dell’ambasciatore italiano a Brasilia.
In pratica è il segnale diplomatico più forte che un paese può indirizzare ad un'altro, a testimonianza della propria irritazione.
Oltre questo ci sta solo la presentazione della dichiarazione di guerra.
Molti, sicuramente e giustamente, avranno anche un giudizio estremamente negativo su Frattini.
Come ministro degli esteri è stato fino ad ora completamente assente sulla scena internazionale e sicuramente, dando un giudizio del tutto personale, potrei dire che non ha al meglio rappresentato gli interessi ed il ruolo dell'Italia.
Detto questo però, come premessa, bene ha fatto il ministro sul caso Battisti a richiamare l'ambasciatore in Italia e bene farà a trattenerlo fino a che il governo Brasiliano non rivedrà la sua posizione che ogni "italiano" di buon senso, di destra come di sinistra, considera “grave” e “inaccettabile”.
Cesare Battisti non può essere considerato un rifugiato politico, Battisti non è altro che un pluri assassino, condannato da un regolare tribunale italiano e come tale deve scontare, in patria, la sua pena.

Berlusconi querelato ma tutto finirà comunque nel nulla

Renato Soru ha consegnato ieri, agli uffici della Procura, la querela per diffamazione contro Silvio Berlusconi.
Si tratta di una denuncia già annunciata dopo i comizi svolti in Gallura del Premier.
Ecco l'amaro sfogo di Soru «E’ da tempo che il presidente del consiglio dice cose che sono perseguibili, ma ieri ha oltrepassato ogni segno accusandomi impunemente di aver intascato tangenti o cose del genere. Quello che ho fatto oggi lo dovevo a me stesso e ai miei figli".
L'ex Governatore della Sardegna prosegue poi dicendo che non "si tratta di campagna elettorale ma di normali comportamenti degli esseri umani e che purtroppo nel comportamento civile di un essere umano non è contemplato quello del Presidente del Consiglio».
Come si vede parole dure, così come si dice sia stato "duro" il discorso di Berlusconi
Conclude Soru che «a chiunque spetterebbe chiedere scusa o chiarire, magari specificare che non voleva dire quanto è stato detto".
Ora dopo la mossa di Soru , la Procura di Cagliari , coinvolta per competenza dovrà trasmettere l’atto agli uffici giudiziari di Roma.
La querela, da qui, verrà inviata al Tribunale dei Ministri.
Nessuno però si illuda faccia molta strada o che abbia un seguito, finirà gloriosamente e semplicemente, dimenticata in un qualche cassetto.
Una spendida legge dello Stato, fortissimamente voluta dal Premier, il lodo Alfano, ne bloccherà l'iter, almeno finchè il leader del Pdl continuerà a ricoprire una delle massime cariche istituzionali.
Con il minimo della "spesa" come si vede si è raggiunto il massimo della "irresponsabiltà", a qualcuno è stata concessa, l'abbia davvero esercitata o meno, la possibiltà e la facoltà di diffamare, di insultare o di "delinquere", come e quando vuole, senza risponderne per anni, poi si vedrà.

lunedì 26 gennaio 2009

Berlusconi e le violenze, non solo nei confronti delle donne, ma di tutti gli italiani.

"Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai...Anche in uno Stato piu' militarizzato e poliziesco è possibile, un caso di questo genere puo' sempre capitare, non e' che si puo' pensare di mettere in campo una forza tale...".
E così il Presidente minimizza.
In fondo "uno stupro" può sempre capitare dice Berlusconi, quasi a giustificarsi, quasi a giustificare.
Per uno strano caso del destino quello che ieri con Prodi era considerata inefficienza del governo ora pare essere diventato inevitabile, ineludibile, sottilmente colpa delle donne che a volte hanno l'imperdonabile impudenza di essere "anche belle".
Il Cavaliere come si vede sta dando il massimo di sè stesso, lo fa nel senso peggiore delle cose, ma se solo l'avesse pronunciata prima quella frase, invece di sbraitare tanto sulla sicurezza e sull'uso della forza, forse gli italiani riuscirebbero a rassegnati ad uno stupro qui e uno là.
Invece si fa fatica a sopportarlo dopo che ci era stato promessa sicurezza in ogni luogo.
Tra l'altro, a forza di dire che si sarebbero utilizzati i militari a presidiare ogni luogo d' Italia, la gente si era convinta di poter dormire sonni tranquilli, invece deve fare tutti i giorni i conti con i propri peggiori incubi.
Tra l'altro ogni violenza diventa sempre più difficile della precedente da spiegare.
Quelle donne poi , che per loro disgrazia vi si trovano coinvolte, imparano subito a loro spese come le uniche a pagare saranno loro.
Per il resto, si vive ancora , in piena legislatura Berlusconiana, la certezza dell'impunità dei colpevoli , visto che agli stupratori è permesso uscire dal carcere dopo due soli giorni di permanenza.
E si che di tempo per cambiare le leggi Berlusconi ne ha avuto.
Avesse profuso in una buona legge sulle violenze alle donne lo stesso impegno che ha dato per la legge Alfano, non avremmo dovuto ancora una volta gridare allo scandalo.
Purtroppo per il governo, l'italiano medio fa fatica ad accettare "l'inevitabilità" degli stupri sopratutto quando capita che la vittima sia una moglie, una sorella, una parente.
Il fatto è poi che da un po' di tempo a questa parte non passa giorno senza uno stupro, e si stupra dalle Alpi alla Sicilia, e questo avviene nonostante ed a dispetto delle chiaccchere e delle promesse.
Non sarà che, anche sul piano sicurezza, stia miseramente fallendo la politica del governo così come è già fallita quella sull'immigrazione.
Verrebbe istintivo raccomandare al nostro Presidente del Consiglio di avere un po' più di attenzionee sulle cose, di fallimento in fallimento si rischia di scivolare sempre più in basso, anche nei consensi.
Ma attenzione si scivola sempre più in basso anche per colpa di stupide battute o di semplici scemenze poichè anche queste sono violenze vere e proprie se non altro nei confronti dell'intelligenza degli italiani.

sabato 24 gennaio 2009

Ecco perchè Obama diventerà il nuovo Anticristo per la Chiesa.

Non fosse stato che per la guerra in Irak , George Bush sarebbe stato il Presidente ideale per la Chiesa, conservatore per eccellenza, radicato nel presente, senza slanci ideali, traboccante di quella sicurezza che solo la stupidità sa dare.
E' pensare che il cristianesimo nacque come forza di rottura all'interno dei valori morali e civili della società romana.
Da forza innovatrice e "redentrice", via via nel tempo , la Chiesa si è trasformata lasciando sul campo buona parte della suoi valori "ideali", in forza di conservazione e di reazione.
Ora la Chiesa è l'ombra di se stessa e delle proprie "origini", contraria ad ogni innovazione, ad ogni slancio di modernizzazione, ad ogni ideale cambiamento.
E' indubbio che l'elezione di Obama alla Presidenza degli Stati Uniti abbia scardinato molti schemi consolidati anche al suo interno.
L'età del Presidente è già un problema, lo è la sua modernità , la sua mentalità, la sua visione del mondo.
Vi è il concreto rischio di veder sovvertire con lui buona parte di quei valori etici e morali di "conservazione" su cui la chiesa fonda la sua autorità odierna.
E' indubbio che Obama non è un Presidente gradito alla Chiesa e che rischi di diventare per essa il nuovo Anticristo contro cui combattere.
Chi pensava che le sue aperture sui diritti civili, riaffermate anche con le decisioni su Guantanamo e dal rifiuto delle torture, fossero apprezzate dai vescovi , si disilluda.
Le prime decisioni di Obama, al contrario, hanno fatto presagire tutta la sua dirompente novità , è stata una dichiarazione di guerra ideologica nei confronti di una mentalità fortemente conservatrice.
Si pensi al ritorno dei finanziamenti federali alle ricerche staminali sugli embrioni o all'abolizione della legge che vietava di finanziare organizzazioni internazionali che sostenessero, per la pianificazione familiare, anche l'aborto.
Proprio negli ultimi giorni l'Osservatore Romano aveva pronosticato, forse presagendo le decisioni, che quello sull'aborto sarebbe stato «uno dei nodi attraverso i quali si sarebbero qualificati i rapporti tra l'amministrazione Usa e le confessioni cristiane del Paese».
Una prima risposta ora l'hanno avuta, abbandonato ogni tatticismo, si potrebbe dire che il "dado è tratto" , Obama, come Cesare, si appresta ad attraversare il Rubicone con al suo seguito, come fedelissimi legionari, proprio milioni di elettori cattolici che lo hanno votato e che si dimostrano per ora decisi a seguirlo.
Ecco perchè l'Arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della vita
si dichiara, "preoccupato e desolato dei primi passi del Presidente".
Non si vuole qui enfatizzare la figura, nè il ruolo di Obama, ma credo non sarò smentito nei fatti , quando affermo che nel nome suo si rischia di combattere, nei prossimi mesi, la più grande battaglia ideologica tra conservatorismo e progressismo.
Dal suo risultato e dalle sue conseguenze dipenderanno probabilmente molte delle scelte e dei cambiamenti che interesseranno le generazioni future.
Non sarà quindi ininfluente chi ne uscirà vincitore, così come non sarà inifluente l'"appartenenza", lo schierarsi, il partecipare o lo scontrarsi.
Già si sente in lontananza il metallico rumore delle armi, già i vessilli e le "bandiere" stanno garrendo al vento. Come in ogni battaglia ci si aspettano vincitori e vinti.
Obama non piace alla Chiesa ufficiale nè ai vescovi e neanche al Papa, questo non basterebbe in sè a rendermelo "gradito", anche se già sarebbe un grande merito.
Obama mi piace, non per folclore, non per la giovane età, nè per la sua grande arte oratoria.
Obama piace perchè riassume in sè tutti gli ideali di un grande paese, dalle certezze sino alle illusioni, perchè è l'erede di una grande tradizione democratica, perchè pur vivendo nel mondo dei privilegiati e dei potenti della terra, sembra idealmente tendere la mano agli ultimi ed ai diseredati.
Già questa è una grande e dirompente scelta etica e morale per cui io non aspetterò gli esiti della battaglia per schierarmi con i nuovi vincitori, scelgo già lui idealmente perchè scelgo la modernità, scelgo la difesa dei diritti di ognuno, scelgo la scienza e non l'oscurantismo, scelgo valori morali fondati sulla tolleranza ed il rispetto delle idee di tutti, scelgo il progresso , la libertà e la speranza di un mondo che vuole crescere e ritornare a sperare ed a credere in un futuro.

venerdì 23 gennaio 2009

Veronica Berlusconi bacchetta Veltroni e si conquista il merito di essere l'unica opposizione al marito.

Palazzo Madama , votazione al ddl sul federalismo fiscale, il provvedimento passa con il voto favorevole del Pdl, della Lega e del Mpa, il Pd e l’Idv si astengono.
A votazione terminata un Bossi esultante elogia il comportamento dell’opposizione: “È stato fatto un lavoro importante con la sinistra, senza la sinistra eravamo ancora in commissione”, dice il leader del Carroccio.
Ma non è solo Bossi che ringrazia il Pd, apprezzamenti positivi giungono da tutta la maggioranza di governo.
Il Pd spiega Veltroni, si è astenuto, per dimostrare il suo senso di responsabilità, ma "questo non è un assegno in bianco, nel corso del proseguo del iter parlamentare del federalismo l’atteggiamento del Pd potrebbe cambiare. La maggioranza deve sapere che il banco di prova saranno la copertura finanziaria del provvedimento e l’attuazione del pacchetto Violante di riforme istituzionali".
Conclude Veltroni che "loro sono una forza responsabile che raccoglie la sfida dell’innovazione e vi contribuiscono positivamente".
Bene quindi l'atteggiamento complessivo ed il clima nuovo tra maggioranza ed opposizione, e bene per la votazione sul federalismo fiscale.
Ma la votazione e l'atteggiamento del Pd non potevano essere diversi, pena la rivolta del partito del nord.
Purtroppo ancora una volta l'opposizione non ha saputo farsi promotrice di un progetto, ma anche qui si è semplicemente presentata a rimorchio del vero vincitore , Bossi.
Sarà anche, come dice in Aula il ministro per la Semplificazione legislativa Calderoli, "l’avvio di un percorso e di un metodo che può essere usato anche per le altre riforme e che fa di questa una legislatura costituente” ma è l'ennesima "debacle" del Pd.
Ci siamo accorti di avere un'opposizione in Parlamento solo perchè, per una volta, questa ha deciso di "votare" favorevolmente al governo.
E' tanto vera l'affermazione che persino Veronica Lario (moglie di Berlusconi) arriva a chiedersi dove sia mai oggi in Italia l'opposizione.
"Dov’è? Chi la fa? - dice Veronica - Si è inaridita e questo non è un bene neppure per il governo. Un’opposizione forte costringerebbe la maggioranza a sforzarsi di essere migliore, a misurarsi su un livello di confronto politico più alto".
Ora non voglio lasciarmi prendere la mano e fare della consorte del nostro premier una commentatrice politica di fama internazionale, ma una qualche opportuna considerazione dobbiamo riconoscergliela.
La Signora Berlusconi chiama in causa Veltroni e, pur ribadendo di parlare (sic) da non addetta ai lavori, ammette la sua delusione: “Mi era parsa un’idea interessante, mi era piaciuto il discorso che il segretario aveva fatto a Torino per lanciare la sua sfida, ma ora tutto questo mi sembra andato perduto. Veltroni è scomparso dalla scena e non vedo qualcun altro capace di prenderne il posto e di impugnare saldamente il timone del Pd”.
Se questa è l’opposizione, la conclusione è quanto mai scontata: “Mio marito governerà ancora per dieci anni”.
E brava la signora Lario, ci infonde grande speranza e fiducia sulle sorti e sull'avvenire di questo paese.
Non sarà un cavallo di razza ma sicuramente le sue osservazioni lasciano intendere che sulla politica qualche cosa ha capito.
Tanto che qualcuno potrebbe essere tentato di presentare la sua candidatura ufficiale alla segreteria del Pd.
E' vero dovrebbe prima essere discussa nelle opportune sedi, ma in via del tutto informale sarebbe interessante poter contare sulla sua disponibilità.
I vantaggi sarebbero notevoli, si potrebbe risolvere tutto in famiglia, ci sarebbe un'opposizione un po' più dura e convincente, si risparmierebbe sui costi del parlamento, e , cosa non secondaria, si riuscirebbe una buona volta a zittire Berlusconi.
Il tono scherzoso e provocatorio della proposta non risolve alcuno dei problemi dell'Italia nè di quelli sollevati dalla Signora Lario, che lascia capire come maggioranza ed opposizione finiscano per inaridirsi in questo eterno gioco di potere senza stimoli nè progetti su cui confrontarsi veramente.
Prendiamo quindi allegramente questo "lieve" paese, una volta definito di santi, poeti e navigatori, poi di commissari tecnici ed ora di politici. Un paese dove persino le mogli dei Premier riescono a "primeggiare".
In un panorama politico così degradato e squallido, anche alla signora Lario va riconosciuto il merito di aver detto la sua.
Non solo, alla signora va riconosciuta anche obiettività, sincerità e un pizzico di sensatezza, sopratutto se paragonata al mare di insensatezze a cui siamo abituati.
Ma la signora Lario, non avesse altri meriti, uno grandisimo se lo è conquistato , quello di essere l'unica e vera e sola opposizione di Silvio.

Cento miliardi di costi per l federalismo fanno esitare anche Tremonti.

Bossi e la Lega gongolano, dopo gli attriti con gli alleati degli ultimi periodi.
Finalmente il Parlamento ha votato sul federalismo.
Tutto il resto era condizionato e legato a questo voto, non poteva così decollare la riforma penale, era slittato il decreto sulle intercettazioni e si è provveduto a gonfiare a dismisura il dl "milleproroghe".
Si capisce quindi la soddisfazione di Bossi dopo che il Senato ha licenziato ieri sera la legge delega sul federalismo fiscale.
Il Senatur si è sentito persino in dovere di ringraziare la sinistra.
Attenzione però la legge deve ancora andare in Parlamento e poi per prima cosa dovrà superare l'esame dei suoi costi.
Forse solo a marzo Giulio Tremonti riuscirà a fornire , non solo alla Lega ma all'intero Parlamento, un dato certo sui costi del federalismo fiscale.
Qualcuno ricorda che ai tempi del precedente governo Berlusconi venne fatto uno studio al riguardo e diede risultati spaventosi.
Sembra che allora il costo fosse stato quantificato sicuramente superiore ai cento miliardi.
Una cifra già enorme e difficile da reperire in tempi normali, quasi impossibile in tempi di crisi. Ecco i veri motivi per cui proprio Tremonti, notoriamente "amico" di Bosi e della Lega, cincischia e tergiversa, augurandosi che nel frattempo gli alleati giungano a più miti e realistici consigli.
Ma se si guarda più da vicino alla questione paiono evidenti due cose , la prima sconta che il ministro delle Finanze ha un grande interesse a che la riforma, o almeno i suoi costi economici, vengano rinviati o diluiti nel tempo, questo in attesa di tempi migliori e della fine dell'attuale fase di recessione economica.
Sul fronte opposto nemmeno Bossi ha interesse a mostrarsi come colui che riece a dare il colpo di grazia definitivo ai già disastrati conti dello stato.
Bossi e la Lega hanno per ora un solo obiettivo ed è quello di fare la voce grossa fino alle elezioni europee ed alle Amministrative, portandosi a casa anche un minimo risultato, per mantenere alte le aspettative ed accontentare il suo elettorato.
Bossi sarà così , per quella data, pronto ad incassare il risultato elettorale che si annuncia proficuo.
Se poi per quel periodo ancora non fose ancora compiutamente definita la legge, poco importa , al lombardo Umberto potrebbe anche andare bene che la riforma venga attuata successivamente , magari a ridosso delle elezioni politiche del 2011, acquisirebbe cosi "due fave con lo stesso piccione", e a quel punto sbaraglierebbe tutti gli avversari e si presenterebbe come il vero vincitore "del Nord".

giovedì 22 gennaio 2009

Al cardinale Poletti andrebbe ricordato che non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile"

Ecco spuntare ora gli ultimi avvoltoi che si precipitano , a voli ampi e concentrici , sul povero corpo di Eluana Englaro.
Era parso infatti quanto meno strano , dopo l'intervento a gamba tesa del Ministro Sacconi , il silenzio ufficiale della chiesa sul caso Englaro.
In genere però ogni porporato sa cogliere , con consumata esperienza ed alla perfezione i tempi, vi sono abituati, da secoli di inquisizione e di processi sommari.
"Carpe diem" è il loro indiscusso motto.
E' di oggi infatti l'invito, da parte del cardinal Poletto, affinché i medici facciano obiezione sul caso di Eluana, perchè "un cattolico rispetta le leggi e rispetta la sua coscienza. Per questo esiste la possibilita' di fare obiezione quando l'applicazione di una legge contrasta con i propri convincimenti profondi".
In pratica, e pur rispettando i "convincimenti profondi" di ognuno, è come riconoscere che i cattolici rispondono solo alla loro coscienze o meglio alla indicazioni che la chiesa suggerisce alle "coscienze".
Difficile conciliare tuto questo con l'evangelico "date a Cesare quello che è di Cesare ed a Dio quello che è di Dio".
Ma il richiamo "pastorale" odierno non si è fermato ai soli medici, e così il Cardinale Poletti prosegue ricordando che "nessuna legge umana puo' andare contro le coscienze costringendoci a commettere atti che sono in grave contrasto con i nostri convincimenti piu' profondi. Questo vale per il medico chiamato a praticare un aborto ma anche per chi fosse costretto a staccare il sondino di Eluana o per il farmacista che si rifiuta di vendere una certa pillola".
Se qualcuno ancora non avesse capito, cercherò di mettere il pensiero del Cardinale semplice semplice per tutti.
Non si tratta qui solo dell'invito a non rispettare la sentenza della Corte sul caso di Eluana ma anche il diritto, per ogni farmacista, per ogni infermiere, per ogni ausiliario , a non somministare, nemmeno se prescritte, pillola abortive o anticoncezionali.
Veramente vorrei a questo punto fare mie le parole di Mercedes Bresso che , dopo aver considerato come noi "Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile" ha dichiarato, interpretando un pensiero da molti sentito, che "se lei fosse un medico e le si fosse chiesto di applicare il decreto , lo farebbe, ma con la morte nel cuore.
"Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che non e' piu' in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio della famiglia. La morale propria non deve essere mai applicata agli altri".

Ed è questa veramente l'eterna "presunzione" e "maledizione" della Chiesa, oltre che nostra.
Si pensa sempre a quel maledetto dogma dell' infallibilità per cui ci si considera sempre in diritto di estendere a tutti la loro morale, credenti e no.
Qui non si tratta più di libera ed individuale coscienza, ma di integralismo religioso che pervade ogni aspetto della vita civile.
La domanda a questo punto sorgerebbe spontanea, forse anche banale, ma in fondo non dissimile dalle argomentazioni del Cardinale, e tra l'altro vicina ai metodi del Ministro Sacconi.
Qualcuno ci spieghi per quale motivo il Ministro non abbia ancora sentito il dovere di "indirizzare una circolare" di indirizzo in cui si consigli, " a tutte le strutture pubbliche o convenzianate di non assumere personale dipendente , medici, paramedici , farmacisti che non forniscano la certezza e la materiale garanzia del loro pieno rispetto delle leggi dello Stato, e non riconoscano ad ogni cittadino la libertà ed il diritto di vederle riconosciute ed applicate , per se e per gli altri.

mercoledì 21 gennaio 2009

Le parole di Tremonti sul federalismo, così leggere ma così senza senso.

Oggi , nel suo intervento nell'Aula del Senato, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sollecitato da più parti a quantificare i costi del federalismo ha spiegato che "le variabili che devono esser conteggiate sono un numero elevatissimo, non sono formule meccaniche come nei sistemi semplici, ma compongono un sistema olistico come il corpo umano; interagiscono tra di loro essendo interdipendenti e coniugate".
Poi, per meglio chiarire agli interdetti ascoltatori e forse tranquillizzarli un po', ha continuato affermando che il Governo in materia di federalismo "rispetterà la Costituzione", garantendo nel contempo "unitarietà e solidarietà tra aree del Paese e tra persone".
Si capisce lo stupore e lo scoramento dei parlamentari , forse a tanti sarebbe sembrata più sensata e sincera una semplice risposta del tipo " nonostante sia una vita che ci stiamo lavorando non ci abbiamo ancora capito un cavolo nemmeno noi".
L'unico che è arrivato subito al nocciolo della questione è stato Follini che ha riconosciuto come , con queste parole, il ministro Tremonti abbia semplicemente fornito all'opposizione "una buona ragioni per votare contro e nessuna ragione per astenersi".

Obama , il sogno , l'impegno e la speranza.

Un grande discorso quello tenuto da Obama nel giorno del suo insediamento.
Per una ventina di minuti, e parlando a braccio, il nuovo Presidente ha tracciato le linee della sua presidenza.
Non solo, in una giornata che dicono gelida, ha saputo, con mirabile arte oratoria, scaldare il cuore di una grande America, vecchia in quegli antichi valori che furono dei pionieri e dei padri fondatori, giovane nella speranza e nella volontà del cambiamento.
E il cuore dell'America ha dato l'impressione di battere all'unisono con il suo Presidente.
"Cambiamento" è stata la parola d'ordine per un paese che si prepara nuovamente a guidare il mondo non più con la forza delle sue armi ma semplicemente con i suoi valori, con le sue idee. Con vero e giovanile entusiasmo Obama ha sostenuto la necessità di un profondo cambiamento , riconoscendo che l’elettorato «ha scelto la speranza anziché la paura» e lui stesso ha rifiutato la necessità di «scegliere fra sicurezza e ideali».
Ha offerto la mano, sua e dell'America intera, a tutti i popoli della terra, incluso i popoli islamici «nella ricerca di un nuovo approccio basato sul rispetto e sull'interesse reciproco».
Si è rivolto a tutti indistintamente, incitandoli in un grande sforzo di ricostruzione «cristiani, musulmani, ebrei, indù e non credenti».
Non ha sottaciuto nè minimizzato le difficoltà , anzi ha riconosciuto che le sfide «sono vere, molte e serie». Non ha voluto nemmeno risparmiare critiche a tutti quegli americani che «non hanno voluto fare le scelte difficili necessarie».
Ha promesso "lacrime e sangue" , ma ha anche espresso grande speranza e ottimismo.
Grande discorso il suo, di ampio respiro, riscopertà di grandi e giovanili valori quali speranza e fiducia, per nulla indulgente, anzi a volte severo nei toni, sopratutto quando, al pari di Kennedy, è sembrato dire che fosse arrivato il momento del sacrificio di tutti per ridare grandezza e nuova prosperità all'America.
Un vero trionfo oratorio nel vibrante richiamo all’impegno e alla «maturità».
Obama non ha molto tempo davanti a sè , il cambiamento deve essere profondo, rapido, convincente.
Ora dovrà insinuarsi , non solo nei cuori e nello spirito americano, ma anche nei poveri quartieri di Harlem, raggiungere News Orleans e le grandi periferie degli umili, così distanti dal cuore pulsante di idee del paese.
Qui le sue idee dovranno farsi realtà e nel contemepo mantere, a fronte di vere ed oggettive difficolta, la sua qualità principale che è quella di credere fino in fondo in un vero e grande sogno , che non solo l'america di Obama , ma l'intero mondo dovrebbe fare propio.
E' il sogno e la speranza che qualunque cosa accada, per quanto sia grave , lunga e profonda la crisi, non solo economica, dall'impegno , dalla fiducia e dal lavoro di ognuno di noi nasce sempre la speranza di un futuro migliore, non solo ed egoisticamente per noi ma anche per le generazioni future.
E' il riconoscimento che per quanto lunga e paurosa possa essere la notte prima o poi dovrà nuovamente arrivare il giorno.

lunedì 19 gennaio 2009

Ecco i veri motivi di attrito tra Berlusconi, Fini, la Russa ed Alemanno.

Sempre tesi i rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nonostante l'incontro delle scorsa settimana.
Ad attizzare un nuovo scontro ci si è messo ora, di buona volontà e d'impegno, anche Ignazio La Russa, reggente di Alleanza Nazionale, che se ne è uscito, poco diplomaticamente, chiedendo che i due leader si vedano più spesso, ma anche che il Cavaliere "scherzi di meno" e che il presidente della Camera "non viva su Marte".
Le parole sono sintomatiche dello stato d'animo che regna all'interno del Pdl, con scambi di battute che nascondono situazioni di profondo attrito tra Forza Italia e An.
Proprio oggi rimbalza la notizia, diffusasi in ambiente di soliti politicamente ben imformati, che il vero motivo di scontro sia, come si sospetttava già da giorni, il nuovo statuto del Pdl.
Pare che ci siano incomprensioni e divergenze notevoli, tanto da far pensare che allo stato attuale ci siano due progetti fondativi abbastanza distanti tra di loro, uno di Forza Italia e l'altro di An.
Il dramma è che l'uno sembra poco conciliabile con l'altro.
Il progetto di Forza Italia sembra prevedere un Presidente, capo assoluto ed indiscusso (Silvio Berlusconi), coadiuvato da un suo braccio destro, sempre di Fi.
La bozza predisposta da An invece sembra prevedere proprio che Gianfranco Fini, anche se temporanamente impossibilitato visto gli attuali impegni istituzionali, venga eletto alla vicepresidenza.
Ma questo non è tutto, pare che nella proposta di An sia previsto anche un Direttivo Nazionale, con ampi poteri di controllo e di condizionamento sulle decisioni del presidente.
Il motivo del contendere non è poco cosa.
An infatti si rende conto che se dovesse passare il progetto di Forza Italia , di fatto An rischierebbe di scomparire, inevitabilmente e gradualmente.
Al contrario Berlusconi, se dovesse piegarsi alla proposta di La Russa, dovrebbe cedere una buona fetta del suo, fino ad ora indiscusso , potere all'interno del Pdl.
Sono questi , con ogni probabilità, i veri e sottaciuti motivi per cui negli ultimi periodi ci si abbandona a continue polemiche e distinzioni su ogni argomento.
Altro che divergenze su questioni fondamentali o strategiche per il paese, qui si tratta come al solito di pura e semplice spartizione del potere.
Ancora è presto per sapere quale sarà il risultato , di certo il tempo stringe visto la tabella di marcia degli adempimenti previsti per la nascita del nuovo partito.
Di una cosa possiamo essere certi , Berlusconi fino ad ora non è mai stato disponibile a cedere il proprio potere a nessuno. Aspettiamo di vedere ora che cosa farà veramente.
Credo che questi siano proprio anche i dubbi di Fini, di La Russa e di Alemanno, ecco perchè cntinuano ad alzare la voce, i toni e le polemiche.

sabato 17 gennaio 2009

Caso Eluana: ovvero come si passa da uno Stato di diritto ad uno Stato del "ricatto"

"Sono gli italiani, adesso, a doversi chiedere dove vivono. Un posto in cui viene calpestato il diritto, il decreto dei giudici della Corte d'Appello di Milano e la sentenza della Corte di Cassazione che paese è?». E' questa la domanda che Beppino Englaro pone a se stesso ed al paese e che ha riproposto dai microfoni della trasmissione «Che tempo che fa». La domanda del padre di Eluana non è per nulla retorica, è fatta con quella misura dei sentimenti e delle parole che è tipica dell'uomo.
Purtroppo la risposta è sottintesa e scontata , che dire di un paese in cui neppure il diritto ha più valore e sens,o e dove tutto, non solo la ragione ed i sentimenti, sono costretti a piegarsi al ricatto ed all'arroganza di un ministro.
Sono di fatto automaticamente smentite anche le odierne affermazioni del ministro degli esteri italiano che, commentando risentito la concessione dell'asilo politico a Battisti da parte del Brasile, dichiarava che "considerava offensiva l'idea che l'Italia potesse essere considerato un paese in cui non si rispetta il diritto".
Ebbene Signor Ministro vorremmo anche noi davvero fosse così, vorremmo che nessuno al mondo potesse pensarlo, ma dovremmo e "dovreste" per primi dimostrarlo.
Per il resto, ancora una volta ha ragione Beppino Englaro, "sono tutte parole e deliri" che mi trovo costretto a ricordare , "ancora una volta ruotano attorno alla vita ed al dramma degli altri".

Gaza divide non solo la terra di Palestina.

Quando inizio una guerra nessuno può dire quanto sarà lunga e fino a dove si arriverà.
Ogni guerra travalica sempre, ed è normale, in emozione e coinvolgimento i suoi naturali confini. Non fa eccezione la guerra ora in atto tra Israele ed i Palestinesi.
Le immagini che giungono da Gaza scuotono l'Occidente e rianimano coscienze che sembravano spente e le dividono.
L' Olanda, forse uno dei Paesi più interessati ad una pacifica convivenza fra diverse fedi e culture, si spacca così in due in questa contrapposizione tra popoli e religioni.
Sfilano nelle strade olandesi da alcuni giorni i cortei delle diverse fazioni, ed i sostenitori palestinesi incitano la folla al grido di «Hamas, Hamas, gli ebrei nelle camere a gas!».
Ad Amsterdam, ad un analogo corteo sfilavano anche dei deputati del Parlamento Olandese.
I fatti non possono passare inosservati e sicuramente vi saranno conseguenze anche penali per quanto accaduto.
Per ora i magistrati stanno studiando i filmati dei cortei e con ogni probalità vi saranno presto delle incriminazioni.
Il ministro della Giustizia Olandese cerca di interpretare il sentimento nazionale prevalente dichiarando che «la libertà di parola ha un alto valore nel nostro sistema legale, ma anche i suoi limiti».
Quanto accade però , è evidente, spacca il governo, i partiti, le comunità religiose in un paese che è considerato tra i più democratici al mondo e che fu il paese "di Anna Frank" .
Quando si inizia una guerra non si sa mai quando nè dove finisce, e neppure quali saranno le sue conseguenze.
Questa guerra, che qualcuno sostiene essere limitata nel tempo e nello spazio, è purtroppo come tutte le guerre senza confini, ha già provocato troppi morti, gravi danni e divisioni profonde, non ne vorremmo vedere altre.

venerdì 16 gennaio 2009

Lite in diretta tra Santoro e Annunziata con la messa in onda di una mezza verità.

Lite in diretta ieri sera ad Annozero tra Santoro e Lucia Annunziata.
Durante il programma, la nota giornalista, ha più volte contestato alcuni passaggi della trasmissione.
La pertinente osservazione rivolta a Santoro che "non è pensabile di affidare cose così delicate a dei ragazzini" nè al loro comprensibile rancore, riceveva la piccata e scortese reazione del conduttore “Non dire anche tu le scemenze che dicono tanti. Sei qui per parlare di questo problema, non per contestare la trasmissione o per piacere a qualcuno”.
La discussione è a questo punto degenerata, ed approfittando di una breve interruzione, la Annunziata lasciava lo studio, solo dopo avere però, ancora una volta affermato, che considerava "sbilanciata" la conduzione del programma.
Sgombero subito il campo da ogni sospetto e confesso apertamente che a me Santoro comunque piace, anche se è uomo di parte che fatica a rimanere neutrale.
Ma almeno a volte ci tenta, qui in questa trasmissione non c'è stato alcun dibattito , non si sono viste le ragioni degli uni e quelle degli altri.
Santoro ieri non ha nemmeno tentato di essere obiettivo, si è semplicemente lasciato andare alle sue idee ed ai suoi sentimenti.
Il trasporto emotivo sulle notizie è sempre apprezzato, purchè riesca almeno ad avere un minimo di obiettività, di serenità e di equilibro, tanto più se il motivo del contendere è come in questo caso una guerra che necessità , per forza di cose, di qualche considerazione o ragione in più.
A Santoro riconosco il diritto di dire quello che ritiene più opportuno , di documentare o analizzare i fatti secondo le sue idee e considerazioni, ma da un buon giornalista si deve pretendere obiettività e professionalità, proprio quello che qui è mancato.
Quella che è andata in onda non è stata la rappresentazione della verità ma solo quella di "una" verità.
La Annunziata non aveva solo ragione , ne aveva da vendere, mentre Santoro ci ha mostrato ieri un esempio chiaro di cattiva televisione.

giovedì 15 gennaio 2009

Sfruttata e marchiata per un sogno che invece di rimanere in un cassetto finisce su un marciapiede.

A Roma una giovane prostituta romena che voleva ribellarsi al suo sfruttatore è stata tremendamente punita.
Non un rimprovero o un ceffone bensì una punizione più grave, che fa seguito a un anno di continue violenze, fisiche e psicologiche.
La donna infatti è stata marchiata, con un coltello affilato, sulla gamba sinistra, dove il suo sfruttatore le ha inciso, quasi fosse un tatuaggio, l'iniziale del suo nome, la 'M', in modo che tutti nella strada dove la costringeva a prostituirsi sapessero chi era "il suo padrone".
Lei ventenne , lui poco più che 17enne.
Finalmente la donna, pur spaventata e tremante, ha avuto il coraggio di ribellarsi e di raccontare ogni cosa ai carabinieri.
La giovane presentava segni evidenti di violenza in tutto il corpo, ferite che le sono state praticate a più riprese dai suoi sfruttatori.
E' questa una semplice storia di vita, consumata in una tra le tante periferie d'italia.
Sono storie di angoscie , silenzi, sofferenze continue e sfruttamento.
Storia di povertà tremende e di grandi ricchezze accumulate con lo sfruttamento, storie moderne di schiavi, storie di immigrati, che si mescolano e si incriociano a quelle dei residenti.
Hanno tutte inizio con un sogno comune a tante donne, quello di una vita migliore, di un lavoro , di una sistemazione. Ma come spesso accade i sogni finiscono quando devono fare i conti con una sempre più triste realtà .
E' proprio allora che, invece di rimanere custoditi gelosamente nel cassetto, finiscono sempre più spesso e miseramente nelle strade e sui marciapiedi d'Italia, calpestati miseramente.
Ora forse per la donna vi sarà una speranza di vita, di avverare finalmente quell'originario sogno di un lavoro, proprio come badante o cameriera.
Guarite le ferite del corpo potrà cominciare nuovamente a sperare e sognare, ammesso riesca a rimarginare contemporaneamente anche le ferite dell'anima, che come si sa, hanno altri tempi e guarigioni molto più difficili.

E' l'inizio delle ostilità nella maggioranza di governo o si vuole alzare solo la posta del gioco ?

Strano destino in questo periodo, quello dei lader dei partiti maggiori.
Veltroni è alle prese con una crisi interna ai Democratici che non ha precedenti nella sua recente storia e che fatica a trovare soluzioni, con un rischio evidente di scissione.
Per Silvio Berlusconi non passa giorno senza che si trovi costretto ad intervenire nella sua maggioranza, intenta a strattonarlo una volta a destra e l'altra sinistra.
Non si è ancora chiarito con Fini per la fiducia sul decreto anti-crisi, che subito ricomincia Bossi annunciando uno "stop" alla riforma della giustizia, accreditando così l'ipotesi di contrasti nella maggioranza.
Oggi tra l'altro la Lega ha mirato ancora più in alto, astenendosi in un votazione sul patto di stabilità ha mandato in minoranza il governo Berlusconi.
Ma il Senatur, sempre più irrequito e sornione, non tallona da vicino solo il Premier, come un fiume in piena liquida anche An ed il suo segretario Fini con un lapidario "lui ha difficoltà di giovinezza, ma non è nulla che una cena non possa sistemare".
Inutile spiegare a Bossi che la politica è fatta anche di ideali e di valori su cui a volte potrebbe essere difficile soprassedere.
Per il Senatur le questioni politiche si risolvono sempre con una cena , non esistono questioni di principio e tutto può essere risolto sempre con uno scambio o un primordiale baratto.
L'impressione è che anche questa volta sarà così, Bossi ha scoperto il dente più sensibile del Cavaliere, la riforma della giustizia, e vi assesta leggeri colpi di clava per saggiare la resistenza al dolore del Premier.
Ma anche la riforma della giustizia finirà nel pentolone degli interessi e sarà scambiata o subordinata al federalismo e alla liberalizzazione di Malpensa.
Ma la politica è in ebollizione e credo che questa volta non tutto potrà essere risolto brindando seduti ad un tavolo, tra una battuta e l'altra.
Il sud per davvero sta rischiando di esplodere sotto i colpi di scure di Tremonti e con una crisi economica in atto, che incide su un territorio già in perenne crisi.
I parlamentari meridionali sono per questo tutti sul piede di guerra e promettono una dura battaglia. Questo allarma e preoccupa la Lega.
An invece ha altre preoccupazioni visto che rischia di scomparire, fagocitata da Forza Italia all'interno del progetto del Pdl. Sono questi i principali motivi per cui Fini alza così spesso la voce, si distingue e si smarca.
Come si vede nulla a che fare con i grandi progetti politici, qui si fatica a scoprire valori e idee da consegnare alle generazioni future. Ecco perchè la politica rimane sempre così distante dai giovani che per loro natura sono idealisti.
E' politica spicciola questa , fatta di interessi a volte inconfessati o incoffessabili, e come si vede sconfina spesso nel ricatto e si progetta, si determina e si risolve, con una cena tra amici, poco importa se in ambienti sontuosi e raffinati, il clima rimane sempre lo stesso ed è quello da osteria.

mercoledì 14 gennaio 2009

Gian Franco Fini fa autogol o si smarca ?

Prima le parole sull'antifascismo come valore irrinunciabile per la democrazia, di seguito il richiamo a Pdl e Lega per la nomina del presidente della Vigilanza Rai.
Poi la scesa in campo, di qualche giorno fa, sull'emendamento della Lega per il permesso di soggiorno degli immigrati, adesso lo stop al governo verso l'eventuale «abuso» dei decreti legge.
Possibile che Gian Franco Fini sia politicamente così ingenuo da non aver ancora capito chi comanda all'interno del Pdl ?
Possibile che abbia deciso di seguire le orme di Follini e di Casini ? oppure che abbia notato qualche cedimento nel Premier che noi fatichiamo a comprendere ?
Una cosa è certa il Presidente della Camera si sta smarcando ad ogni occasione.
Un segnale che stia cambiando il vento ? Vedremo, e per ora aspettiamo.
La divina provvidenza a volte segue disegni tortuosi ed incomprensibili, ma nessuno ci bada quando riesce poi a dare buoni risultati.

Le preoccupazioni di Berlusconi su Obama.

Berlusconi si lascia ancora andare ad alcune confidenze su Obama «Era sbagliato osannare Obama prima almeno quanto lo è essere preoccupati adesso. È’ chiaro che è così: era sbagliato prima ed è sbagliato adesso avere troppe preoccupazioni».
Il Cavaliere purtroppo non è mai stato un uomo di grandi discorsi , gli si addice molto spesso e di più il silenzio.
Sicuramente gli avrebbe giovato anche in questa occasione.
Io non so quali possano essere le preoccupazioni su Obama a cui si riferisce il nostro Presidente del Consiglio; forse il Cavaliere avrebbe preferito evidentemente un presidente "conservatore", capita però, e ci si deve rassegnare, che in democrazia vengano eletti anche Presidenti Democratici.
Forse Silvio si riferisce, lasciandosi troppo influenzare, ad alcune considerazioni espresse da politici di An che accreditavano l'elezione di Obama come un evidente favore nei confronti del terrorismo e di Osama Bin Laden.
Per quanto però io abbia cercato sui giornali, sia italiani che stranieri, per quanto abbia chiesto in vari ambienti, non ho trovato una sola persona, un solo giudizio, un solo commento autorevole che possa far presupporre una qualche preoccupazione personale o politica sull'elezione di Obama.
A quanto pare quindi le uniche "preoccupazioni" sul nuovo Presidente Americano sembrano venire proprio solo da Berlusconi o da ambienti a lui vicini, e non sono evidentemente determinate da alcune sue infelici e precedenti "esternazioni".
Ma se il pemier dimostra di nutrire forse "incoffessati" dubbi su Obama, gratifica comunque la sua squadra con un bel giudizio di "affidabilità".
Qui però sono un po' più preoccupato io , visto che l'ultimo analogo commento il Premier lo fece proprio quando presentò la "sua squadra" e di fronte a ministri come Bossi, Calderoli, la Carfagna e Bondi.
Auguri Presidente Obama, auguri per davvero, noi non eravamo preoccupati prima, come non lo siamo adesso.

martedì 13 gennaio 2009

Massacrata dai Talebani Shabana non danzerà più.

Non c'è, nell'immaginario occidentale, alcuna festa araba in cui non sia presente una danzatrice, a dimostrazione di quanto sia radicata ed antica l'usanza.
E' una tradizione che si perde nei millenni, è un'arte antica che accompagna spesso cerimonie importanti come nascite e matrimoni.
Ma è anche un segno inequivocabile di gioia, di allegria e di felicità. Purtroppo tutto questo non fa parte nè della mentalità, nè dei sentimenti dei Talebani. Nulla, per loro, deve essere permesso di ciò che è piacevole.
Sono vietati il cinema e la musica. Persino gli aquiloni , che per tradizione rallegravano Kabul e le pagine di Hosseini, sono stati vietati. Con sacrificio sicuramente maggiore, sono state proibite anche le scuole per ogni bambina del paese.
Non c'è nulla di più dirompente della gioia e della felicità per gli integralisti, sono sentimenti che conquistano e cambiano il mondo, sono per loro insopportabili perchè conquistano gli animi, e sopratutto perche sono contagiosi.
E' di questi giorni purtroppo la notizia di un loro ennesimo delitto.
Shabana, la più famosa delle ballerine di Mingora, città poco distante da Peshawar, è stata uccisa qualche giorno fa con un inganno.
Shabama è stata contatta da 4 clienti che gli avevano chiesto di danzare per loro.
La danzatrice ha però ballato per l'ultima volta . E' stata questa la sua ultima occasione per allietare una festa e dare gioia e compagnia a qualche antica solitudine.
Dapprima l'hanno insultata, poi, dopo averla trascinata in piazza, le hanno sparato.
Sul suo corpo, con profondo atto di disprezzo, sono state gettate delle pallottole, alcune banconote, dei cd e dei dvd, assieme a delle foto di sue "esibisizioni", giudicate oscene ed anti-islamiche .
Shabama è ora un esempio ed un simbolo.
E' purtroppo un esempio chiaro ed evidente consegnato a tutte quelle donne che sono costrette a vivere o sperano di poter vivere, in paesi in cui regna sovrano l'integralismo; ma Shabana è anche un simbolo di riscatto per quanti sanno opporsi in ogni modo e con ogni mezzo , anche a rischio della vita, ad ogni forma di integralismo e di oscurantismo.

lunedì 12 gennaio 2009

Brunetta è grande solo nelle stupidità.

"Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l'impiegato al catasto, i professori, i burocrati no", ha detto Brunetta parlando a Neveazzurra, la kermesse politica invernale del Pdl che si tiene a Roccaraso.
Premesso che non sono un dipendente pubblico, nè un impiegato del catasto, e neanche un professore. Detto questo però, credo che il discorso del ministro non meriti neanche commenti, si commenta da solo, fa parte delle masturbazioni intellettuali di Brunetta. Ogni tanto, come tutti i poveri di "spirito", va in astinenza.
Quando gli capita deve cercare di produrre qualche endorfina in più.
Ci riesce così, raccontando baggianate, frasi ad effetto, "semplici" e adatte a tutti i "semplici" (ultimamente per riguardo li chiamano così),scontate, sciocche, generiche, poco adatte ad un ministro, non dico della Repubblica Italiana, ma neanche del Burundi.
Ultimamente Brunetta ricorda sempre di più il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, lo stesso ardore, identito furore, occhi invasati, atteggiamenti isterici, pupille dilatate da overdose. L'uno combatte la sua "guerra" contro l'occidente ed Israele , l'altro contro la pubblica amministrazione.
I toni da crociata sono però identici, creano spesso preoccupazioni ed imbarazzo.
Brunetta però si dimentica spesso del suo di mestiere. Non so se lui se ne senta o meno orgoglioso, se solo si guardasse attorno però, con occhi attenti e smaliziati, qualche rossore almeno lo dovrebbe provare.
Io non so se sia colpa dell'ambiente in cui mi trovo, se ci siano differenze di pensiero tra nord e sud, ma quando qui in Lombardia si parla di qualcuno che ha deciso di scegliersi il mestiere del politico, normalmente , e nella stragrande maggioranza, si pensa di lui tutto il male possibile, lo si giudica spesso come un "fallito", un perditempo, uno che non sa fare altro nella vita e che per vivere ha bisogno della "pubblica assistenza".
Il dramma e la differenza sta nel fatto che una intelligenza media riesce a scorgere in questo tipo di affermazioni un qualunquismo veramente insopportabile, lui Brunetta nelle sue, non riesce a scorgirci proprio nulla, neanche un po' di stupidità.

Non mi interessa sapere se Fabrizio De Andre avrebbe approvato tutto questo.

Grande abbuffata di testimonianze, racconti, concerti, interviste ed interpretazioni sulla musica di De Andrè, per ricordarne il decennale della scomparsa.
Ieri sera su Rai Tre, un ottimo Fazio ci ha dato tre indimenticabili ore di trasmissione sul cantautore.
E' passata durante il programma una versione de «Il suonatore Jones» eseguita proprio nel cimitero di Spoon River che mi ha fatto "vibrare" al pari di un corda di violino sotto l'arco e mi ha ridato sensazioni ed emozioni che pensavo sopite sotto la polvere degli anni.
Il De Andrè che ricordo era per pochi, per una generazione e nenche per tutta, solo di quella che riusciva ad amare il suo mondo, fatto di diseredati, povera gente, puttane e senzatetto.
In pratica il mondo degli ultimi, dei dimenticati, che però non sono mai tanto soli da non riuscire a trovare un "menestrello" come lui che, solo sfiorando una chitarra, con un'esile voce, soffiata davvero, non solo sul microfno, ma anche sui cuori e suoi sentimenti degli ascoltatori, riusciva ad "incendiare le anime con la forza della poesia".
Ora, dicevo, da ieri Fabrizio rischia di essere non più di pochi privilegiati, che lo avevano "eletto" a loro poeta, ma di tanti, di tutti.
Qualcuno dirà che così inevitabilmente finirà anche lui per essere consumato e banalizzato. Personalmente non so se preferire il "mio" vecchio De Andreè privato a quello ora pubblico.
Per natura lui era intimista, schivo e riservato.
Ricordo ancora, come momenti importanti della mia vita , l'emozione che sapeva darmi l'ascolto di una sua canzone, nel chiuso di una stanza, il seguire, non solo le sue parole, ma i suoi ed i miei sentimenti.
L'ho "ascoltato" ieri, assieme ad altri milioni di spettator, e mi sono comunque trovato solo con lui e con il mio struggente ricordo.
Per questo io neanche mi pongo la domanda "se a lui tutto questo sarebbe piaciuto".
So per certo che questo è il destino dei grandi artisti, famosi dopo la morte, costretti a diventare "oggetti di culto", icone di altri tempi.
E' lo scotto che paga l'arte per diffondersi, per diventare storia, per lasciare una indelebile traccia nel tempo , o anche solo per creare pensieri ed emozioni che non conoscono tempo, perchè appartengono all'uomo, ad ogni uomo, qualunque sia il suo tempo, qualunque sia la sua storia.

sabato 10 gennaio 2009

Non lasciatevi imbrogliare è proprio demagogia quella proposta della Chiesa di dare uno stipendio alle casalinghe.

A volte si parla di demagogia senza sapere di preciso e nel concreto come e dove individuarla.
Anche quanto ci si imbatte in essa, si fatica a riconoscerla, è infatti spesso camuffata da proposta seria, pensosa, e tale da sembrare anche intelligente.
Proviamo a vederne un caso recentissimo riportato dai media:"Il Vaticano chiede una paga per le casalinghe e il governo si dice "pronto a discuterne".
Detta così sembra perfetta, chi si può dire contrario ad una proposta simile ? non credo lo farebbe nemmeno l'opposizione, per il solo gusto di dimostrarsi contraria.
Ma allora chiediamoci perchè nessuno di questi affabulatori, ha detto e sostenuto che erano anche giuste le richieste di tutti i mariti o i padri di queste casalinghe che, come metalmeccanici, statali o precari, chiedevano un posto di lavoro , magari fisso, o un aumento di stipendio, appena decente o che gli permettesse di mantenere e moglie e figli, dignitosamente e non a fatica.
Dove erano e da che parte stavano tutti questi sostenitori delle casalinghe, quando il mondo del lavoro, operai o impiegati, ma anche pensionati con pensioni da fame, sfilavano per protesta nelle strade o si ammassavano nelle piazze ? La protesta veniva definita allora una provocazione di estremisti, gli scioperanti etichettati come facinorosi e comunisti.
Sicuramente è bello, nobile e poetico, pensare all'immagine ideale della casalinga che alleva ed educa i figli, chiusa nelle quattro mura domestiche.
Ci ricorda tanto l'immagine della Madonna, così come l'abbiamo vista in tanti dipinti.
Sarà bello, ma è retorico, e poi tra l'altro così ci si scorda sempre di "San Giuseppe" che in fondo ha mantenuto con il suo lavoro e la madonna ed il pargoletto, al pari , lo si riconosca, di tutti i padri di famiglia.
Ecco il sostenere ora, in piena crisi, la chiesa ed membri del Governo, l'originale ma poco realistica proposta, che si deve dare una paga alle casalinghe è sicuramente bello, ma è retorica, è qualunquismo.
Se non lo avete ancora capito è proprio questa la demagogia, non lasciatevi imbrogliare.

venerdì 9 gennaio 2009

Per il Pd oramai , o si decide di cambiare partito o si cambiano gli uomini, o si cambiano i programmi, o si cambia segretario.


Ogni tempesta si lascia precedere da segnali inequivocabili e lascia smpre dietro di sè segni evidenti del suo passaggio.
Che la tempesta fosse già nell’aria da tempo nel Pd, lo si era già capito, ma che questa spingesse Fassino, uomo mite per natura, a dare del cretino all'Onorevole Mantini, nesuno l'avrebbe mai pensato.
Oramai nel Pd si litiga su tutto, figurarsi quindi se non ci si accapiglia per i soldi.
Segno dei tempi forse, ma inequivocabile segno del declino.
Ci si guardi un po' attorno, se continua così sono più le sedi commissariate di quelle ancora "autonome" o indipendenti.
Non che i comissariamenti cambino molto , tanto ognuno continua a fare quello che vuole, sindaci, amministratori e governatori in testa.
Più che un partito sembra un circolo anarchico; persino Fassino si differenzia spesso su tutto da Dalema, anche in questi giorni e proprio in politica estera, mentre il secondo, ad esempio, dichiara che con Hamas bisogna dialogare , subito il primo avanza qualche evidente riserva.
Siccome non è pensabile affrontare così le prossime elezioni resta una sola strada possibile ed immaginabile, quando tutte le altre oramai, sono state sperimentate e subito abbandonate.
Ci deve pur essere una qualche differenza tra coscienza e l'incoscienza, tra ragione e stupidità, comunque si vogliano definire le cose, comunque le si voglia chiamare, quando si commettono tanti evidenti errori è utile riconoscerli. Ed allora sembra arrivato per davvero il momento di dire che il Partito democratico così com'è è già fallito non ha più storia, smobilita, è completamente fallito.
Sembra evidente ora , che a volte non basta mettere assieme due interessi per farne uno solo, così come sembra scontato che mettendo assieme un po' di cattolici con qualche ex comunista non necessariamente si riesce a far nascere un partito che abbia idee e programmi apprezzabili ed apprezzati.
Il più delle volte il mettere assieme tante diversità non porta proprio a nulla se non all'immobilismo.
Rimane a questo punto per tutti aperta la sola strada del fai da te degli improvvisatori della politica, dei vari inquisiti, dei sindaci e dei governatori inamovibili, di cui nessuno oramai vorrebe più sentirne neanche parlare.
La debolezza degli uni è sempre la foza degli altri.
Ma se tutti oramai sono convinti che così non sia possibile continuare , anche perchè non si sa più nemmeno dove andare, se proprio non si vuole alzare bandiera bianca ed arrendersi così senza condizioni, agli avversari esterni come a quelli interni, o si decide di cambiare partito o si cambiano gli uomini, o si cambiano i programmi, o si cambia segretario.
Una di queste è la scelta , se ne possono scegliere anche più d'una, ma così proprio , se si hanno a cuore le sorti della sinistra, non si può più continuare.

Se il fascismo fu il male assoluto perchè si vuole con una legge concedere un vitalizio ai repubblichini di Salò ?

Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, classe 1915, è amareggiato ma non rassegnato; con la voce quasi rotta, non si sa se dall'emozione o dalla rabbia, dichiara : "Che vuole che le dica, la situazione è difficile ma bisogna fare di tutto per far sapere come stanno realmente le cose. Chiarire a chi non l'ha vissuto cosa è stato quel periodo storico".
A lui, partigiano, arrestato e torturato durante il fascismo, il nuovo tentativo di "equiparare" per legge partigiani, deportati e militari, ai repubblichini di Salò, proprio non piace e noi non ce la sentiamo di dargli torto.
Per farlo, il Pdl ha però presentato una proposta di legge con la quale, la maggioranza di governo, pretende di istituire l'Ordine del Tricolore, con tanto di assegno vitalizio per tutti, conferito indistintamente sia ai partigiani, sia , si legge testualmente , "ai combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salò". Con quale coraggio riescono a parlare di "onore" , e che ci fu di onorevole nella difesa di un "regime languente" che al contrario avrebberò dovuto combattere con tutte le loro forze e con ogni mezzzo ?
Con un colpo di spugna così evidente e maldestro (proprio mal-destro...) e con un linguaggio offensivo per tanti, quando non si giudichi ipocrita, si pensa così di sovvertire o cambiare la storia.
Non è pensabile che la Repubblica Italiana nata dalla resistenza e dall'antifascismo pensi di dover assegnare, addirittura un vitalizio, proprio a chi l'ha combattuto con le armi, schierandosi così apertamente dalla parte del "nemico". Non credo sia possibile concedere loro proprio nulla, nessun riconoscimento, nessun premio va loro dato , se non si vuole correre il rischio di mescolare, in un amalgama inconprensibile ed indistinto, proprio quei valori a cui la nostra storia democratica fa riferimento.
Se pare possibile seguire l'indicazione di Larussa, che chiese di rispettare e accumunare tutti i morti in guerra, purtuttavia non è pensare di equipare ed accumunare i vivi.
I morti vanno in ogni caso rispettati , ma con alcune chiare convinzioni, nella coscienza e nella certezza che è non è possibile barare, e che con chiarezza si deve dire che vi fu chi combattè per la democrazia e la libertà , e chi invece si schierò con il fascismo, al fianco dei nazisti, proprio al fine di reprimere ogni libertà democratica nel paese.
La proposta di legge non piace solo a Giualiano Vassalli , non piace a me, come non piacerà a molti italiani e servirà, al contrario, solo a dividere ulteriormente gli animi.
Non basta, come si vede, riconoscere a parole e in pompa magna, come fece Fini, che il fascismo fu il male assoluto, se poi non si è conseguenti, e nel buio dei corridoi delle Camere, nella disattenzione dei più, o nel silenzio generale, si vogliono poi approvare leggi che sicuramente non vi fanno, nè ci farebbero molto "onore".

giovedì 8 gennaio 2009

Ci basta un tregua a Gaza anche se sappiamo che non sarà eterna e che non esistono posssibilità di pace.

E' solo un esilissimo filo di speranza che permette di credere ancora in una tregua duratura a Gaza.
Anzi, si accendono proprio ora nuovi scontri e nuovi focalai di guerra.
Alcuni razzi «katiuscia» nel frattempo sono, proprio oggi, caduti sull'alta Galilea, nel nord di Israele, nelle vicinaze del confine col Libano.
E così di nuovo si alza la temsione in tutta la Palestina.
Israele potrebbe ora trovarsi impegnato in uno scontro su due fronti, a sud contro i miliziani di Hamas e a nord contro le fazioni filopalestinesi legate agli Hezbollah.
Quanto sta accadendo è la pratica testimonianza che l'accendere un fuoco, al pari di una guerra, prima o poi rischia di bruciare ogni cosa nei dintorni.
La guerra porta altra guerra, la morte porta con sè solo altra morte.
E in questa ennesima guerra sono morti bambini Palestinesi ed Ebrei, gli uni e gli altri innocenti tutti hanno avuto una sola grande colpa, quella di essere nati nel posto sbagliato.
Ma i morti degli uni non danno giustificazione nè ragione ai morti degli altri.
Da più parti si chiede una tregua a Gaza. E' una proposta ragionevole, l'unica credibile, l'unica cosa possibile, perchè ancora non è pensabile nè immaginabile una pace duratura in Palestina.
La pace qui è solo una speranza, o forse una illusione.
Israele non può credere di riuscire a debellare completamente il terrorismo dalla regione, lo può solo combattere, come si sta facendo in tutto il mondo e spesso con risultati limitati, e naturalmente sapendo che per tanti motivi lui si trova in prima linea.
Hamas e i suoi sostenitori, la Siria, come l'Iran, non possono pensare di riuscire a sconfiggere militarmente Israele senza che questo provochi un conflitto globale, non solo tra due popoli , ma tra due civiltà.
E nessuno, per ora, ha veramente interesse a che ciò avvenga.
Piangiamo perciò i poveri morti, le vittime innocenti di una guerra inutile come tutte le guerre, stupida perchè senza possibiltà di vittoria, dall'una come dall'altra parte.
Ma proprio per questo ancora più tragica perchè priva di speranza, senza via di uscita, senza alcuna possibiluità di pace.
Ci basta però una tregua , magari duratura, anche se, già da ora sappiamo tutti che non potrà essere eterna.

Benedetto XVI vuole sostituire gli uomini di mezzo mondo, ma questo non basterà a cambiarlo.

Benedetto XVI interviene ancora sul conflitto Israelo - Palestinese e lo fa con decisione ed in prospettiva, mentre chiede una tregua immediata si lascia scappare che "e' molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo di pace e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione".
Non sono affermazioni nuove per il Papa, è solo il contesto che è cambiato.
L'ultima volta che si lascio sfuggire una simile affermazione stava parlandio dei politici italiani e della necessità che si facessero avanti nuovi politici cattolici.
Anche qui come allora, in pratica, si sconfessano gli attuali dirigenti, dell'uno come dell'altro popolo.
Può darsi che il Ponteficie abbia anche ragione, ma mi sa che sarà difficile cambiare mezzo mondo su sua richiesta, anche se sarà fatto, come qui, per nobili motivazioni.
Ma siamo poi così sicuri che cambiando i personaggi risolveremo davvero i problemi del mondo ? Nutro forti dubbi al riguardo, nessun uomo da solo riesce a cambiare la storia, se nel contempo non si cambiano radicalmente idee, mentalità, sentimenti ed aspettative. Per questo mi sa si dovra lavorare ancora tanto ed altrettanto aspettare.

mercoledì 7 gennaio 2009

Il Partito democratico dovrà prima o poi dire se si sente rappresentato dalla Jervolino e Bassolino.

Siamo forse giunti alla resa dei conti nel Pd sul caso Napoli.
Sicuramente Napoli è una grande città, importante, difficile da governare e da gestire, ma un qualche cosa di più e di meglio deve essere possibile fare.
Sicuramente è ora di riconoscere che a Napoli ed in Campania si sono fatti enormi errori.
Non ci sarebbero stati nè il problema dei rifiuti nè le inchieste in atto se si fossero governate la regione e la città con impegno e competenza.
Quello che si fatica a capire è che, nel momento in cui gli errori sono sotto gli occhi di tutti , non si indichino mai nè le colpe nè i colpevoli.
Per questo è incomprensibile ai più quanto avviene, non solo a Napoli ed in Campania, ma anche nell'intero Pd , alle prese con un idea di rinnovamento della politica che qui si fatica a cogliere.
C'è infatti qualche cosa di bestiale, una certa forma di sadismo, nell'ostinazione con cui il Sindaco Jervolino ed Governatore Bassolino proseguono nel loro mandato.
Pare impossibile che ancora non abbiano capito la vastita del loro insuccesso, nè la portata della loro ostinazione e le ricadute, anche a livello d'immagine, sul partito che rappresentano.
Si può essere incoscienti e considerarsi inamovibili ed insostituibili, ma non fino a questo punto. Anche il rimpasto della giunta Napoletana di questi giorni sarebbe semplicemente ridicolo, se non fosse una vera tragedia e non solo pe la città.
Napoli ha bisogno di un governo locale forte che risolva le molte emergenze, dalla sicurezza , alla mafia , ai rifiuti.
Pensare che una giunta debolissima e divisa, nata sulle macerie di una , quantomeno "chiacchierata", rasenta la follia e l'irresponsabiltà. Ci sarebbe stato bisogno di un segnale forte di rinnovamento, se ne esce un piccolo rimpasto.
E' però evidente per tutti che ora anche il silenzio di quanti avrebbero il diritto ed il dovere di parlare rischia di essere colpevole .
Ha ragione Violante quando afferma che il Partito Democratico non può nè essere distante nè diverso dai suoi rappresentanti, siano essi sindaci , consiglieri o Governatori, e quando questi non rappresentano più nè l' elettorato, nè il partito, qualcuno deve trarne le conclusioni .
Poco importa chi lo faccia, l'importante è che qualcuno si decida.
Ed è evidente che qualora Bassolino e la Jervolino ancora non comprendano il da farsi, qualcuno , ed al più presto, dovrà dire con chiarezza che nè l'uno nè l'altra non possono più rappresentare il Pd.
Altre strade purtroppo non esistono, la cosa peggiore sarebbe non riconoscerlo ora definitivamente e pubblicamente.

Si dice che Bossi abbia dichiarato " Berlusconi l'è un po' incasà ma va bene andare a Napoli però bisogna andare anche a Malpensa.


Pare che il Cavaliere si sia molto innervosito a seguito delle ultime dichiarazioni di Bossi.
La cosa forse più irritante è sembrata proprio una difesa tanto reclamizzata ed ostentata di Malpensa da parte della Lega.
Libero oggi riporta che il crescente nervosismo del Presidente del Consiglio lo abbia portato a sbottare "Caro Bossi, ora piantala! Malpensa e il Nord stanno a cuore al sottoscritto almeno quanto stanno a cuore a te e alla Lega».
Il Senatur , dicono abbia fatto, come al solito, spallucce e che abbia spiritosamente osservato "Eh, Berlusconi l'è un pù incasà. Ma il problema Malpensa resta. Perché va bene andare a Napoli, come ha fatto più volte il governo, però bisogna anche andare a Malpensa. Io glielo ho detto più volte".
Si capiscono di certo le ragioni di Berlusconi, comunque vada la questione Malpensa , la Lega ha già vinto la sua guerra.
Il Senatur ha ancora una volta dimostrato di essere il difensore ad oltranza del Nord ed il portavoce dei suoi interessi.
Di più, anche ammettendo che le tesi del Senatore non trovino ascolto, saranno queste una buona arma per dimostrare, a tutto il Nord, che se si vogliono salvaguardare gli interessi di questa parte del paese non esistono altre soluzioni al di fuori del federalismo.
Ecco spiegato il nervosismo del Cavaliere, che rischia , con il silenzio mantenuto fino ad ora sullo scalo milanese, di giocarsi parte delle simpatie fino a qui conquistate.
E non è cosa di poco conto, fino ad oggi Berlusconi ha personalmente incarnato gli interessi economici-produttivi del nord e le sue istanze di sviluppo.
Cedere ad altri , e così platealmente, lo scettro di quella proposta settentrionale di sviluppo e di riammodernamento dello stato è, non solo vissuta dal premier come una sconfitta , ma come una vera e propria Caporetto.
D'altronde, che Bossi si stia preparando alla battaglia sul federalismo, lo dimostra il continuo clamore delle armi, che si sente in ogni occasione e proprio sugli argomenti più disparati. Dapprima i distinguo sulla giustizia, poi sulla legge delle intercettazioni, ora su Malpensa.
Come si vede sono tutti ugualmente validi gli argomenti per marcare le differenze, per prepararsi alla vera battaglia, per attirarsi le simpatie di quella parte di elettorato che, proprio su queste questioni, il cavaliere rischia di perdere.
Bossi non si è mai, fino ad ora, messo di traverso dinanzi al Premier, in ogni occasione dichiara che con Berlusconi si trova sempre una soluzione.
La troveranno forse anche questa volta, certo è che, mentre nessuno può permettersi il lusso di far cadere il Governo, è altrettanto vero che nè il Cavaliere, nè il Senatur non possono perdere, assieme alla faccia, anche il loro elettorato del Nord.
Questo andrebbe, al loro interno a tutto vantaggio di An, sul fronte opposto rischierebbe di portare simpatie e consensi a quanti riusciranno a guidare la "protesta", siano il Pd oppure l'Italia dei Valori .
La soluzione per ora stà forse nella proposta subordinata di Bossi, accordo tra Cai ed Air France ma ampie concessioni sulla liberazzione degli slot a Malpensa e sul federalismo.

martedì 6 gennaio 2009

Bossi con Malpensa divide il Pdl ma aggrega tutto il Nord e si prepara così a volare più in alto con il federalismo..

Sembravano sopiti i fuochi politici su Alitalia ma è bastato poco per riaprire lo scontro. Da alcuni giorni infati è riscoppiato il caso della scelta dell' hub, Malpensa o Fiumicino ? e quindi Air France o Lufthansa ? Non è cosa da poco.
Air France pare ora in vantaggio , ma il Nord protesta compatto.
Se le posizione di Bossi e della Lega, favorevoli a Malpensa e a Lufthansa, riescono a spaccare la maggioranza di governo, c'è da dire che il Carroccio, riesce ad unificare, sotto la bandiera delle sue propost,e tutto il nord del Paese.
Berlusconi, anche se schierato per Lufthansa, per ora tace.
Dopo l'incontro con Bossi , già in programma per i prossimi giorni, dovrà per forza di cose parlare oppure Bossi parlerà per lui.
Il nord compatto si schiera con Malpensa, ma se Cai dovesse scegliere Air France e privilegiare così Fiumicino resta in subordine la proprosta di liberalizzazione degli slot.
La scelta di Lufthansa come partenr penalizzerebbe lo scalo di Fiumicino , la liberalizzazione degli slot penalizzerebbe Cai. E' il gatto che si morde la coda.
Ma il progetto Air France c'è da dire che in aggiunta, penalizzerebbe la parte più produttiva del Paese. Su Malpensa, ha ragione Bossi , si concentra il 50% del trasporto merci del paese e in questo periodo, in cui Alitalia ha ridotto il traffico a Malpensa , Fiumicino non ha guadagnato passeggieri , dimostrando così che quelli del nord si sono indirizzati verso gli scali Europei.
Sembra scontato che Cai debba fare ora una scelta industriale. Ma la stessa scelta di Berlusconi di privilegiiare Cai non fu niente altro che una scelta politica.
Per Berlusconi e per Cai ora devono essere evidenti due cose , questa volta Bossi, per davvero farà le barricate, nella convinzione fondata, che il nord del paese è tutta schierato con lui.
Al governo ed a Berlusconi non restano altre scelte, o Lufthansa o la liberalizzazione degli slot.
La rimessa in gioco dei tedeschi, che puntano su Malpensa, e l'inevitabili competizione campanilistica Roma-Milano, hanno fatto scendere in campo anche Gianni Alemanno e Marrazzo. La guerra per ora è solo aperta.
Ma è certo che non vi sono molte possibilità di uscita. Comunque vada, ha già vinto Bossi se si sceglie Air France si dovranno liberalizzare gli slot a Malpensa, ma in questo caso forse sarebbe stato decisamente inutile far nascere Cai , sarebbe bastato vendere subito Alitalia ai francesi e liberalizzare Malpensa per Lufthansa.
Avremmo senz'altro risparmiato tempo, fatiche , ma anche tanto denaro dei contribuenti.
In ogni caso il Senatur, pur non avendo vinto ancora la sua battaglia aerea, ha già vinto la guerra , essendo riuscito ad aggregare su un suo progetto tutto il Nord, e questo è importante, sicuramente servirà non appena si comincerà , per davvero, a parlare di federalismo.