mercoledì 30 dicembre 2009

Una legge per punire chi frequenta prostitute, legge ad personam per le escort.

Molte donne nell'ottocento hanno costruito le loro fortune e la loro fama dimostrandosi esperte animatrici di ciarlieri salotti , piacevoli compagne ed amiche , allegre intrattenitrici per i più frivoli argomenti , impagabili a volte nel rendere leggeri anche quelli  più seri.
Non sfugge a questo stereotipo ed a questa retorica immagine la nostra ministra Carfagna.
E' di questi giorni la sua intervista alla Stampa di Torino, piacevole e tutto sommato simpatico esempio di come si possano infarcire anche gli argomenti più seri con una sequenza ininterrotta di ovvietà e di qualunquismo.
Oltre al fatto che, se mai ne avrà l'ispirazione, la Carfagna ha in animo di darsi alla letteratura e intende scrivere "Masculi" (guardarli, capirli, educarli), un libro che è già un programma dal titolo, si scopre che è profonda convinzione della Ministra il fatto che "gli uomini , quando sono arrabbiati, sfogano la rabbia contro il corpo delle donne".
Sarà pur vero che in alcune occasioni è anche così, ma in sè l' affermazione è  insulsa, sciocca, di un qualunquismo impressionante, fuori dal mondo  e dalla realtà, degna di apparire su  qualche rotocalco rosa, ma indegna per un ministro e per il Parlamento, tra l'altro offensiva nei confronti della maggior parte degli uomini.
Tralasciamo poi i pregiudizi della Carfagna sull’omofobia , definita , con un gioco di parole incomprensibile, non come un vero reato, ma  solo "un reato di pensiero".
Come dire , il male è dentro , nella testa, anche se poi non si commettono veri e punibili reati.
Il meglio di sè però la Carfagna lo dà verso il finale; per prima cosa quando si dimostra scandalizzata sull'uso che spesso le donne sono costrette a fare del proprio corpo.
Poveretta , qui, nella sua beata ingenuità, nemmeno si accorge di essere presa bonariamente per i fondelli quando le viene detto che lo si è visto proprio quest'anno " con abbondanza di scandali da veline e di escort".
Lei concorda con il giornalista indicando la scuola come colpevole , si dimentica di menzionare gli esempi, anche pubblici.
Parrebbe persino essersi scordata , nella foga dell'intervista, in che partito milita e quale ne sia il leader.
Poi il tocco finale , da oblio totale, sembra persino sotto l'effetto di non si sa quale sostanza allucinogena.
Una nuova legge viene annunciata , un provvedimento in itinere che combatte a dovere la prostituzione e che, per la prima volta, introdurrà il principio , e qui è categorica e decisa nelle affermazioni la Carfagna, " non ci si scappa, anche il cliente deve essere punito".
A questo punto il dubbio diviene legittimo, o la sua è una battuta, o non si è resa proprio conto in che vespaio si ficca. Può darsi le sia sfuggito il vero significato di  "escort" o che semplicemente sia stata un po' assente dall'Italia o forse distratta.
A sua memoria voglio riportare la definizione di escort  tratta da Wikipedia : termine in lingua Inglese usato per indicare un accompagnatore/accompagnatrice e in senso lato una prostituta di alto bordo.
 Ebbene dopo questa nuova legge , ci si scontrerà ancora per una nuova  "legge ad personam" , questa volta consiglierei, per far salvi gli autorevoli frequentatori e per evitare polemiche , di sottrarre, dai rigori della legge, tutte le escort d'Italia e del mondo, non si sa mai.

lunedì 28 dicembre 2009

Ma chi lo dice che il Pd e la sinistra vogliono vincere le elezioni ?

Be diciamolo  che oramai questa sinistra italiana sta veramente maturando , non più becera opposizione , l'antiberlusconismo è alle spalle, dimenticato da tempo. Questa sinistra vuole essere attiva e partecipe, fare opinione , non solo tra le proprie fila ma anche in quelle dell'avversario , proprio tra tutti gli Italiani, in tutto il paese.
Tra l'altro tutto quello che fa questa sinistra , ogni sua decisione non viene mai presa per interesse personale , ma nell'interesse generale del paese.
Non ci sono elezioni che tengano , nessun desiderio di stravincere guida gli uomini delle sinistra italiana, non li anima nemmeno il più piccolo desiderio di vittoria.
Sanno perdere ogni elezione con convinzione, con costante impegno.
Provate solo per un attimo in fondo a pensare all'impegno profuso nelle campagne elettorali, nel costruire un'immagine pubblica ai candidati , nel dargli un nome , da ricordare anche nel segreto dell'urna.
Provate a pensare ad esempio a Renata Polverini, la leader del'Ugl , illustre sconosciuta nel paese fino a che una trasmissione di sinistra come Ballarò non ha pensato bene di farne un personaggio pubblico a livello nazionale.
Non che la Polverini non lo meritasse di suo, a volte le capitava persino di dar ragione anche al Pd ed alle sue posizioni.
Bella campagna elettorale, fatta da una televisione pubblica e da una rete considerata di sinistra, peccato che la Polverini , donna di destra , si sia poi candidata giustamente con il Pdl.
Rimane la soddisfazione , tutta morale, che nessuno a sinistra potrà mai essere accusato di perseguire interessi personali o di partito , oppure di utilizzare denaro pubblico per i propri candidati, molto meglio utilizzarlo per i candidati altrui. Non saranno del "partito dell'amore " ma il rispetto agli avversari è quantomeno assicurato.
In fondo è questione di scelte e di decisioni , se la sinistra volesse vincerle davvero le elezioni non impegnerebbe tante energie nel favorire gli avversari e screditare così banalmente le proprie scelte ed i propri candidati.
Ne volete una altro esempio ? Guardate alle liti tutte interne al Pd nella scelta del prossimo candidato alle elezioni Regionali in Puglia.
Vi pare che tutta queste beghe e tutta questa confusione  possano sortire qualche effetto ? Sicuramente uno si ,quello di far vincere le prossime elezioni al Pdl.
Come volevasi dimostrare.

Non si può non sentire il grido di libertà dei giovani iraniani.

Ora lo ammette anche il regime iraniano che la repressione di questi giorni è stata durissima.
Non ci sono solo le immagini e le notizie provenienti illegalmente dall'Iran , ora abbiamo la certezza delle dichiarazioni ufficiali.
Secondo tali fonti, ma il numero farà sicuramente difetto, sono oltre 15 fino ad ora i morti negli scontri tra i dimostranti e la polizia.
E intanto la protesta continua a Teheran come in ogni città iraniana, continuano anche gli arresti, tra cui quello del più stretto collaboratore del leader dell'opposizione Mir Moussavi.
Nelle vie e nelle piazze si fronteggiano un regime reazionario oramai squalificato e le giovani generazioni che anelano alla libertà.
Nessuno però pensi che a fronte di una caduta dell'attuale regime degli ayatollah l' Iran possa attendersi la nascita di un stato laico e democratico.
Lo scontro è tutto interno al potere religioso , tra ayatollah progressisti e reazionari.
Comunque sia non si può lasciare inascoltato il grido dei giovani iraniani che chiedono libertà.
Dice oggi il Presidente della Camera Fini che "tutta la comunità internazionale e in particolar modo l'Unione europea si devono fare carico delle risposte da fornire ai tanti iraniani che scendono in piazza, rischiando la loro vita, per esprimere un desiderio di libertà, che nessuna valutazione di realpolitik può lasciare inascoltato".
Io credo che questo sia il pensiero unanime e la valutazione comune che unisce gli italiani, indipendentemente da ogni personale schieramento  politico.
A ognuno di noi deve stare veramente a cuore la libertà che viene reclamata a gran voce da tanti giovani iraniani.

mercoledì 23 dicembre 2009

Per i nostri politici sono in arrivo i Re Magi , portano oro , non incenso e mirra.

E' l'esempio che conta sempre , nella vita è spesso contagioso, indica la strada ed i  comportamenti.
E' sopratutto agli uomini pubblici in generale , ed ai politici in particolare, che si chiede di essere modello di disponibilità, di altruismo , di specchiata onestà.
Non sempre ciò avviene, nemmeno nelle grandi democrazie del nord, figuriamoci in Italia dove quel che conta è la furbizia , l'interesse personale, lo sfruttamento sistematico di ogni opportunità.
Tutto questo viene spesso fatto metodo e ragione di vita dai potenti di turno.
Non valgono a trattenere le ingorde cupidigie nemmeno i periodi di crisi e quelli di recessione, la disoccupazione dilagante come la disperazione di molte famiglie .
Non è d'aiuto nemmeno il periodo natalizio; come si vede i buoni sentimenti rimangono sempre in superficie, non si addentrano mai davvero nel profondo,  non nel cuore , nemmeno nelle coscienze.
Come non essere d'accordo quindi con il Cardinale di Torino , Severino Poletti,  quando stigmatizza e critica apertamente, nel Duomo a Torino, il comportamento dei nostri politici .
Lo fa dopo aver letto , proprio ieri sulla "Stampa" ,  che i consiglieri regionali dell’attuale legislatura percepiranno l’indennità di fine mandato di centomila euro circa.
Era stata poi dei giorni scorsi la notizia che il premio elettorale dato ad ogni partito era passato da 1 a 4 euro per voto ottenuto.
«Sono sempre lì a litigare ma sui soldi sono d’accordo», ha insistito il cardinale, giornali alla mano. «Se le cose sono in questi termini è uno scandalo».
E' davvero una vergogna concludiamo con lui , che , ignorando completamente la crisi ed  le difficoltà ,  "i politici si aumentino premi e buonuscite».
«Chi ci amministra - ha detto - si fa regali aumentandosi lo stipendio. Questo non è bene, servirebbero esempi di austerità quando tanta parte della popolazione vive male".
"Un Natale sobrio ma vero" insiste il Cardinale.
Ma come non accorgersi di quanto sia difficile essere sobri nel mondo del consumismo e quanto inutile consigliarlo proprio come stile di vita a certi nostri politici.
"Quando non si riesce più a far fronte ad impegni come l’affitto o il mutuo, quando per responsabilità di altri ci si trova improvvisamente ridotti in povertà, allora non si tratta più di una sobrietà positiva, ma si deve denunciare con forza i disonesti avventurieri".
E' vera la collera del Cardinale, molto dure le sue parole , simili a pietre; sembra di sentire Cristo mentre si rivolge ai mercanti dal Tempio.
Ma l'aria di Natale rende ogni cosa lieve, quasi diafana, sarà il clima,  saranno le luci, i tanti auguri , le feste ininterrotte,  i pranzi e sopratutto i regali e le ferie. Una vera pacchia per chi non ha problemi nè di denaro nè di tempo, per chi può semplicemente e da solo aumentarsi lo stipendio , come fanno i nostri politici, in barba ai poveri, in barba  ai bisognosi , in barba al Natale ed anche in barba a Cristo, che ostinatamente e pervicacemente si ostina a voler nascere ogni anno in una mangiatoia.
No, questi nostri  politici non stanno aspettando lui , se ne renda alla fine conto, aspettano solo i Re Magi, e tra l'altro quelli che portano oro, non gliene frega proprio niente di quelli che trasportano l'incenso e la mirra.
 

martedì 22 dicembre 2009

Consigli utili per Trenitalia. Ovvero impariamo dalla Finlandia a far viaggiare i treni anche con la neve.


Non è Natale  se non arriva la neve, e quest'anno per soddisfare anche questo desiderio, davvero la festa si preannuncia bianchissima.
Sono così accontentati , anche se in maniera tradizionale , quei sindaci leghisti che lo volevano "White".
Peccato che debbano ora far ricorso , se ancora ne trovano sul territorio, a qualche extracomunitario in più, per pulire le loro immacolate strade e piazze.
La nevicata è vero è stata abbondante, ma era largamente prevista ed annunciata.
Si sospettavano e ci si attendevano disagi. Non era per buon tempo che protezione civile consigliava di mettersi in viaggio solo se strettamente necessario, ed in questo caso, se possibile, di utilizzare i mezzi pubblici.
Peccato purtroppo che i  treni , sotto la coltre di neve, alla fine siano andati anche loro in tilt.
Anche qui, disastro annunciato.
Degli aeroporti meglio non parlarne , visto che erano impraticabili sono stati quasi subito chiusi, ed i voli , per buona parte cancellati.
I viaggiatori hanno alla fine trovato, non si sa quanto accogliente ospitalità , nelle ampie sale d'attesa degli scali milanesi e lombardi.
La neve abbondante ha messo purtroppo in ginocchio,  con i trasporti, l'intero nord del paese..
Sembra un campo di battaglia , nonostante le assicurazioni e l'ottimismo dell'amministratore delle Ferrovie Moretti. "Non è colpa nostra questo freddo straordinario" , dice , mentre consiglia ai viaggiatori di portarsi in treno "panini e coperte". Non si sa mai: "Potrebbe mancare l'elettricità da un momento all'altro".
L' AD di Trenitalia , non si sa se pervaso da profondo fatalismo o semplicemente perchè profondo conoscitore della sua azienda ,  allarga sconsolato le braccia e mormora minaccioso : "Non rimborseremo i passeggeri in ritardo".
Se così dovesse fare infatti  se ne andrebbe in un giorno metà della "sovvenzione" mensile.
"Nessuna tratta ferroviaria è mai stata interrotta o bloccata. Il sistema sta reggendo", ci viene ancora ricordato. Naturalmente questo è vero statisticamente, se si considera l'intera rete, dal nord al sud.
Ma non è vero in Lombardia e nelle regioni del Nord, dove già nelle prime ore della giornata, più di trecentocinquanta convogli sono stati soppressi. E la giornata non è ancora tfinita.
Più che la voce di Moretti sarebbe utile e doveroso sentire le proteste dei viaggiatori.
La gente nelle stazioni alza la voce, è esasperata dalle lunghe attese senza alcuna notizia, è furibonda per i disagi. Raccontano di ore trascorse in sale d'attesa, spesso al freddo, alla ricerca del minimo indizio su un possibile orario di partenza, senza conoscere quando sarebbero alla fine riusciti a salire su un treno.
Guai se si dovesse, anche solo per un attimo, condividere il fatalismo dei vertici delle Ferrovie, ci si dovrebbe rassegnare al disastro.
Ma se non vogliamo addentrarci in  continui e oramai superflui paragoni con la vicina Svizzera che , forse sorretta da una immane fortuna o benevolenza della sorte, riesce a far funzionare tutto con la precisione di un orologio, ci basterebbe almeno ascoltare i consigli di Carola Björklöf, dell'Ufficio stampa dell'ufficio stampa delle ferrovie statali finlandesi, nazione che , trovandosi leggermente più a nord dell'Italia ha qualche centimetro di neve in più nell'arco dell'anno, e gode, si fa per dire , di un freddo decisamente superiore.
In Finlandia , si scopre , che i treni hanno problemi dovuti alle basse temperature in media solo per 3-5 giorni all'anno.
Il 30% dei treni, in questi 3-5 giorni, accumula dei ritardi di circa "cinque minuti". Ovviamente, la media comprende anche i treni a lunga distanza come - per esempio - la tratta tra Helsinki e la Lapponia (800-1.000 km).
Semplice fortuna ? No.
L'efficienza della rete ferroviaria è dovuta ad una serie di fattori.
"Per prima cosa un parco locomotive e carrozze quasi tutte nuove che naturalmente, per essere mantenute efficienti, hanno una manutenzione e un controllo quotidiano di tutte le parti considerate «critiche», vale a dire il sistema di riscaldamento e l'apertura delle porte.
Le rotaie e linee elettriche poi sono state costruite tenendo conto delle escursioni termiche continentali , dei rigori dell'inverno, della neve e del gelo; "tutti gli scambi sono riscaldati e durante i mesi invernali vengono puliti ogni giorno con speciali attrezzature. In sintesi: la rete ferroviaria viene tenuta costantemente sotto controllo».
Quando fa molto freddo, con punte di 20-30 e anche più gradi sottozero e la neve è superiore ai 15 cm, i (pochi) treni vecchi hanno qualche problema in più, ma nulla di eccezionale che costringa a soppressioni di corse se non in casi eccezionali.
E , meraviglia delle meraviglie si scopre che in Finlandia anche il nostro Pendolino, costruito dalla Fiat, presenta scarsi problemi , " basta ridurre la velocità per superarli".
Pochi ma buoni consigli ,come si vede, per avere una rete ferroviaria efficiente.
Non sarebbe neanche necessario andare fino in Finlandia per scoprirli e farli propri.
Si tratta solo , come si vede, di programmazione e di oculato impiego delle risorse.
Sembrerebbe poco , ma dimentichiamo di vivere in un paese che fa, dell'improvvisazione un suo credo ed un suo dogma, dello sperpero delle risorse una fonte di vita per la sua classe politica.
Come giustificare ad esempio, dopo quanto accaduto anche oggi, e dopo i disagi sopportati dai tanti utenti, la caparbia volontà di costruire un ponte sullo stretto di Messina quando tutta la nostra rete ferroviaria fa acqua , anzi neve e gelo, da tutte le parti ?
Non si giustifica in alcuna maniera, ma in Italia si fa.

venerdì 18 dicembre 2009

Vogliono leggi su internet simili a quelle dell'Iran, della Cina e del Sudan.

E ora vogliono presentare un disegno di legge su internet.
Sarà un caso, ma ci pensano proprio nel momento in cui anche Mediaset  sta pensando di passare "sulla rete".
"Dobbiamo fare qualcosa" dicono in coro i membri del Governo .
Non si sa se lo dicono per tranquillizzare Berlusconi oppure per far preoccupare noi. Forse tutte due le cose.
Renato Schifani, inventandosi di colpo una competenza specifica, discetta pensieroso sulla materia, scagliandosi contro Facebook , non si sa se per sentito dire o per vera e propria frequentazione.
Se così fosse lo vorrei tra gli "amici", se non altro per il gusto di mandarlo, bonariamente ed amichevolmente, a quel paese ogni tanto, con quel po' di bonomia che è necessaria quando si è certi che "l'amore alla fine- come dice Silvio - trionferà comunque  sull'odio" .
In ogni caso Schifani proprio non sembra ancora aver capito bene che cosa sia Facebook.
Chissa perchè quando parla di Berlusconi lo giustifica in tutto, in quanto votato e scelto da milioni di cittadini; al contrario, parlando di Facebook , scelto da miliardi di cittadini del mondo, ne dice peste e corna.
Gli elettori di Berlusconi  sono la creme, gli ammiratori ed i fruitori di Facebook  sono solo dei sobillatori, per di più pericolosi.
"Facebook - dice  Schifani - è più pericoloso dei gruppi rivoluzionari degli anni 70". Un bel esempio di superficialità, di incompetenza e tra l'altro di ignoranza.
"Non ha alcun dubbio dubbio" - continua - "sul contenuto di alcuni messaggi che si leggono sul network americano, sono dei veri e propri inni all’istigazione e alla violenza.
Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange".
Chissà se anch'io rientro nelle numero degli istigatori.
Forse Schifani s'è accorto che sono iscritto a vari gruppi che incitano all'odio come ad esempio "quelli che si incazzano perchè non hanno l'acqua calda?", a  "Quelli che odiano i gruppi di Facebook!" , a  "quelli che prenderebbero a badilate il vicino perchè rompe il cazzo", anche se poi, devo essere sincero, non l'ho mai fatto.
Chissà poi che direbbe Schifani se sapesse che sono iscritto anche a "Che cazzo mi tagghi che sono venuto di merda?" , a "E' inutile che metti la foto figa su Facebook se poi sei un cesso", e , dulcis in fondo, e potrebbe anche essere un buon consiglio per lui , "Vivi sereno e non rompere i coglioni".
Non vorrei aver peggiorato la situazione della rete svelando le mie "frequentazioni" , non vorrei che in extremis i nostri eroi pensassero di introdurre, nel decreto legge, anche la visita obbligatoria prima dell'iscrizione a Facebook.
Indecoroso poi, e segno di grande confusione mentale, è l'accenno ed il paragone agli anni 70.
Nulla di più falso sul piano storico, su quello sociale e su quello culturale.
Se il buon giorno si vede dal mattino siamo già in piena notte.
Cominciamo davvero, da subito, a preoccuparci ed a mobilitarci, se queste sono le idee che hanno i nostri governanti.
Sono poche, ma confuse.
Tra l'altro quelle poche sono vecchie ,  reazionarie e pericolose, anche se poi si spera , destinate ad essere bocciate come tutte le altre.
Per quanto riguarda il decreto legge su internet, oltre a non averci capito nulla , hanno in mente come modello le leggi che vigono in  Iran, in Cina ed in Sudan, dove Facebook , proprio perchè giudicato come qui in Italia pericoloso, è messo al bando.

giovedì 17 dicembre 2009

Copenaghen : Gelate le speranze di impedire il surriscaldamento del pianeta.

A Copenaghen , mentre si doveva trovare rimedio al surriscaldamento del pianeta, la Cina  ha di colpo gelato , non solo i 190 rappresentanti  alla Conferenza sul clima, ma anche qualsiasi speranza di accordo.
Questo avviene proprio nel momento in cui decine di Capi di Stato stanno per arrivare nella capitale Danese.
Nessuno alla vigilia poteva davvero pensare che tanti "potenti" fossero condannati, dagli eventi , ad incontrarsi per stringersi semplicemente la mano, per una foto ricordo , o per rilasciare  una "dichiarazione politica di qualche tipo" come chiede il governo cinese, riconoscendo così implicitamente il fallimento della Conferenza.
Le poche speranze rimaste si concentrano ora sul presidente Obama, che in più occasioni aveva invocato  dal vertice “un accordo operativo” sostanziale, e quindi una vera intesa politica , che avrebbe dovuto portare ad un accordo formale nel 2010.
A meno di sorprese delle ultime ore questo vertice si concluderà invece con un accordo di facciata che non servirà a nulla, se non a rendere ancora più precaria la "salute" del nostro Pianeta.
I dottori, chiamati al capezzale della Terra ammalata, hanno sì riconosciuto la malattia, ma non trovando un accordo su come pagare i medicinali hanno semplicemente deciso di prolungare l'agonia del paziente; poco importa se così si rischia di raggiungere il punto di non ritornop o quello in cui la cura nonotrà più dare alcun risultato.
Sono così accontentati quanti pensavano che l'evidenza dei dati scientifici servisse a scuotere le coscienze ed a raffreddare gli egoismi dei vecchi , come dei nuovi inquinatori.
Come spesso accade , sopratutto nei momenti di crisi , nessuno è disposto ora a fare i sacrifici necessari, neanche di fronte allo sciogliersi dei poli e dei ghiacciai, neanche di fronte al costante avanzare del deserti.
Tutto questo non sembra bastare a correggere la miopia dei potenti e dei singoli stati, e far si che si trovi alla fine , nell'interesse comune, un accordo per la riduzione delle emissioni e dell'inquinamento
Si litiga su tutto a Copenaghen , anche con gli ambientalisti che fuori urlano la loro rabbia e incendiano la città, rendendo così l'aria ancora più calda ed irrespirabile anche per colpa degli incendi e dei gas lacrimogeni.
I paesi emergenti accusano quelli ricchi di aver inquinato per anni il mondo e di voler ora, con la scusa dell'inquinamento, frenare il loro sviluppo.
I  paesi ricchi al contrario accusano i paesi emergenti , ed in primis la Cina, L'India ed il Brasile di essere oramai i principali inquinatori del pianeta.
Quelli poveri, senza colpa e senza speranza alcuna , temono gli uni e gli altri e poco gli importa di avere un pianeta "pulito" se per questo devono morire di fame e di stenti.
Come si vede trovare tra questi divisioni un accordo sembra più un miracolo che una speranza.
Eppure non è più il momento delle divisioni e delle rivalse, poco importa chi alla fine si sacrificherà di più se poi tutti, indistintamente , dovremo perdere la nostra "casa", il pianeta che appartiene a tutti, alle attuali come alle future generazioni , le quali avanzano gli stessi nostri diritti.
Per questo si confida ora in tutto, nell'accordo in extremis, nell'arrivo risolutore di Obama ; si è persino disposti a credere nei miracoli.
In tutto si spera, purchè alla fine prevalga il buon senso e la ragione, si abbia il coraggio di rinunciare agli stupidi egoismi, alle ottuse miopie che impediscono di vedere oltre il proprio naso, oltre il proprio orizzonte: C'è bisogno di essere lungimiranti, di guardare assieme un po' più lontano, al nostro futuro ed a quello del nostro pianeta.
Non ci sono altre scelte possibili, non c'è più tempo, se davvero si vuole evitare il disastro ecologico ed economico che si fa sempre più vicino
Questo disastro è  sempre più fedele compagno delle nostre indecisioni, delle nostre inadempienze, dei nostri ritardi, delle nostre parole al vento, come delle nostre inutili Conferenze.
Per questo è giunto il momento di agire, e di avere dei risultati.

mercoledì 16 dicembre 2009

La solidarietà a Berlusconi non giustifica leggi speciali.

Non sono passati molti giorni dall'atto sconsiderato di Tartaglia ai danni del Presidente del Consiglio, tuttavia ci si aspettava almeno un minimo di riflessione.
Invece nulla, nulla di nuovo il sole stanco della politica italiana.
Proprio ieri l'onorevole Cicchitto, che in una prima dichiarazione ufficiale si era travestito da eroico "pompiere", indossando nuovamente gli abiti del piromane incendiario si è scagliato con inusitata violenza contro quelli che lui giudica i colpevoli dell'attentato al premier.
Una vera e propria lista di proscrizione da additare all'opinione pubblica.
In tale lista sono finiti , com'era prevedibile, tutti gli oppositori del Premier .
Il principio che ancora vige nel Pdl è quello che ogni oppositore deve essere comunque considerato, non solo colpevole , ma anche nemico.
Per Cicchitto, "la mano dell'aggressore di Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio, il cui obiettivo è il rovesciamento di un legittimo risultato elettorale".
A condurre questa campagna - sempre secondo il capogruppo del Pdl -  " è il network dell'odio composto dal gruppo Repubblica-Espresso, dal Fatto, da Santoro, da Travaglio (definito "terrorista mediatico") dal partito di Di Pietro e dai pubblici ministeri che indagano su Berlusconi".
Una bella maniera per raffreddare gli animi e le emozioni, per mostrare quella ragione che si era persa per strada, per accogliere finalmente l'invito ad abbassare  i toni , lo scontro politico e l'esasperazione delle reciproche posizioni.
Ci si aspettava un ramoscello d'ulivo , un commovente invito a far si " che l'amore diventi più forte dell'odio" , come nel frattempo veniva dichiarato da parte del Premier alla stampa.
Niente di tutto questo , la maggioranza dà nuovamente fuoco alle polveri, soffia sui vecchi e nuovi incendi , appicca fuochi qua e là,  addita presunti colpevoli, si scaglia di nuovo contro la magistratura, contro buona parte dei media, contro tutti gli oppositori, colpevoli in quanto tali.
Non sono servite a nulla nemmeno le visite personali di Bersani , di Casini e di Fini, come non è servita la solidarietà degli avversari ,  del Pd, di Travaglio stesso, di  buona parte della stampa.
Nulla è servito.
Ieri a Montecitorio ,  Cicchitto si è subito preso la briga di lanciare la sua nuova crociata contro gli avversari, ancora una volta considerati nemici , da sconfiggere, da zittire, da ricacciare indietro.
Solo così forse può vivere questa maggioranza , per far scordare, e passare in secondo piano, i problemi reali.
E oggi, invece di parlare di accordi possibili , di riforme condivise, si ritorna ad invocare ed a pensare a vecchie e nuove censure, a limiti alla libertà individuale.
Si pensa forse e già , a leggi "illiberali" che possano limitare il diritti di manifestazione, o ad oscurare internet. Ci si illude così di prendere più piccioni con una sola fava.
E' come se, per colpa di un automobilista che percorre l'autostrada a 200 km all'ora si debba pensare di chiudere tutte le autostrade, così nessuno potrà più correre.
Neanche Fini si salva dalle critiche, anche lui nella polvere , assieme agli avversari.
A lui ora viene aspramente contestato la dichiarazione che considera ,"legittima ma deprecabile", la scelta della sua maggioranza di porre la fiducia sulla legge finanziaria.
Tutti nemici quindi, quelli che criticano, quelli che esprimono idee ed opinioni diverse.
Di volta in volta " diventano nemici del Paese, avversari della sovranità popolare, fomentatori d'odio, che armano fisicamente la mano degli aggressori".
Già ieri sera a Ballarò al ministro Castelli era sfuggita l'affermazione che Tartaglia fosse un uomo della "sinistra" senza neanche conoscere le sue opinioni di voto. La dichiarazione è stata subito corretta, ma era comunque significativa delle intenzioni, un lapsus freudiano.
Non si sogni questo governo, non lo pensi nemmeno , di trarre vantaggi politici, inseguendo le emozioni del momento;   si accontenti della crescita di consensi registrata per Berlusconi nel momento del "sentimento" e della solidarietà.
Le leggi non si fanno, e non si costruiscono mai, sotto l'onda delle emozioni , si corre il rischio di farne di pessime in questi frangenti.
Se si vuole davvero riappacificare questo paese, renderlo simile a tanti altri, si cominci , ma dalla parte giusta, dal principio che chi più ha responsabilità per primo deve essere esempio a tutti , del rispetto degli avversari , del corretto vivere civile, dei diritti di ognuno, delle istituzioni democratiche , dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Senza di questo non esiste democrazia che possa  vivere a lungo , non esiste riappacificazione nazionale.
Nessuno pensi o si illuda che quanto accaduto possa dare giustificazione a tutto , la solidarietà e la disponibilità sono una cosa legittima e doverosa , rinunciare ai diritti , alla Costituzione, alla Legge o alla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero e le proprie opinioni no.
Questo non passerà nel paese, nonostante le emozioni del momento e nonostante la solidarietà.

martedì 15 dicembre 2009

Spariti da Facebook i gruppi contro e pro Berlusconi. Non è questa la strada.

Che sia iniziata davvero la repressione ? Che si voglia approfittare degli avvenimenti e delle reazioni per porre "finalmente" un argine ed un freno alla libertà della Rete ?
Che i gruppi inneggianti a Tartaglia o a Berlusconi fossero un'idiozia nessuno lo contesta.
Sarebbe comunque un errore ora oscurare la rete e censurare internet.
Si prenda ad esempio gli Stati Uniti ove Obama è quotidianamente attaccato e spesso minacciato, ma nessuno ha mai pensato di intervenire se non nei confronti dei singoli individui.
Si scopre ora invece che è stato cancellato da Facebook il gruppo "Fan di Massimo Tartaglia".
Nel gruppo venivano raccolti i commenti di circa 60mila iscritti.
Analogo destino è toccato anche ai gruppi "Sosteniamo Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia"e "Solidarietà a Silvio Berlusconi".
Quest'ultimo gruppo era costituito da 2 milioni di iscritti che si erano ritrovati partecipi di una pagina e di una sottoscrizione e di un sostegno ad una causa pur non avendo manifestato alcuna volontà di aderirvi.
Un nuovo modo di manipolare e guidare il consenso e di sfruttare le "utilità" di internet.
Ad una prima ricerca sono comunque molte le pagine del social network che risultano cancellate, semplicemente sparite nel nulla, volatilizzate.
La rete intera si interroga in questo momento se quanto accaduto avvenga per decisione autonoma di Facebook italia, per le forti pressioni esercitate dal Governo o semplicemente per il timore di guai o di provvedimenti maggiori, se non di un vero e proprio oscuramento.
Non era piacevole il clima di scontro di ieri, non è per nulla piacevole il clima di resa dei conti che si sta instaurando ora.
Nessuno si sogni di usare strumentalmente i fatti , quando al contrario vanno capite le ragioni e sicuramente non va usata alcuna censura su internet.
Semplicemente esistono le leggi per perseguire i reati anche in rete, qualora ve ne fossero, non si parli quindi a sproposito di oscuramento.
Non si farebbe che buttare altra benzina sul fuoco se qualcuno pensasse di perseguire opportunismi o secondi fini , proprio nel momento in cui al contrario ci si dovrebbe fermare un attimo e riflettere.
Forse e finalmente sarebbe per tutti utile ascoltare i moniti ed i richiami di quanti invitano , sopratutto il Capo dello Stato, ad abbassare i toni e lo scontro sociale e politico. Sarebbe stato saggio ed utile averlo già fatto da tempo.
I lupi e gli agnelli si trovano , indifferentemente ed in diversa misura,  ma in entrambi gli schieramenti, non pensi il governo di andare in un'unica direzione approfittando del momento e delle emozioni.
Non sono davvero credibili i tanti che fino ad oggi hanno appiccato i numerosi incendi che ammorbano il clima ed il paese e che ora , magari furbescamente, pensano di continuare il loro lavoro in grande stile, magari sotto le mentite spoglie di laboriosi ed infaticabili  "pompieri".
Non è questa la strada e non è più il momento.
 

lunedì 14 dicembre 2009

Berlusconi, la violenza del gesto e la violenza dello scontro politico


Sicuramene si tratta di un gesto folle, perpetrato da uno psicolabile che ha colpito ieri al volto il presidente del consiglio al termine del suo comizio di Milano. Dunque imprevedibile sembrerebbe.
Sarà, ma i segnali e gli allarmi erano, negli ultimi tempi , ripetuti e continui.
Forse bastava fermarsi un po prima, forse sarebbe bastato ascoltare i richiami ed i moniti del Capo dello Stato ed abbassare i toni dello scontro politico.
Oggi è stato colpito il Presidente del Consiglio e a lui va tutta la nostra solidarietà , senza se e senza ma.
Ma fino a ieri sono state colpite, con violenza verbale inusitata e continua, le istituzioni, la Costituzione, l'unità dello stato , la bandiera, persino la Chiesa.
Nemmeno la giustizia è riuscita a salvarsi dalle polemiche ed anche su questa  si sono scontrati duramente. L'augurio  è che finalmente ognuno possa capire , anche se i dubbi al riguardo rimangono numerosi.
Anche oggi purtroppo le polemiche e le divisioni hanno cercato di portare acqua al rispettivo mulino.
Noi vorremmo subito che il dibattito e persino lo scontro a questo punto si arresti.
Ora si tratta di abbassare davvero la voce, prima di parlare, prima di agire. 
L'odio è un mostro difficile da fermare, e quello politico rende l'avversario un nemico da combattere con ogni mezzo.
È la convinzione che non esiste nè rispetto nè legittimazione reciproca tra gli opposti schieramenti.
Oggi non si può are alcuna giustificazione alla violenza ed all'aggressione, ma nel contempo è utile capire che quanto accaduto non è solo il gesto di un pazzo.
Per capirlo basta visitare facebok e vedere la crescita dei gruppi di quanti inneggiano a Tartaglia ed al suo gesto.
Non basterà oscurare questi siti  per fermare l'odio e lo scontro tra le opposte fazioni, ma si dovranno capire le ragioni dello scontro e la necessità di fare ognuno un passo indietro, nella direzione di un sereno e civile confronto sui programmi e sulle idee.

venerdì 11 dicembre 2009

Le palle di Berlusconi e quelle degli Italiani.

Questa volta Berlusconi ,forse memore del fatto che nessuno è profeta in patria,sceglie la terra straniera per lanciare il suo ultimo delirante attacco.
Da Bonn, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, torna al suo sport preferito, l'attacco diretto ai magistrati, alla Consulta , ed ai presidenti della Repubblica, ed i toni sono durissimi.
Poco importano al Presidente le reazioni sdegnate di Napolitano o di Fini o le perplessità e le preoccupazioni di tanti italiani.
Lo rassicura solo il colpevole silenzio del Presidente del Senato e quello dei suoi tanti "stipendiati".
Se qualcuno pensa ancora in Italia che Berlusconi non rappresenti un pericolo per le istituzioni , è utile si ravveda ben presto.
Se ancora qualcuno nell'opposizione pensa sia possibile un civile confronto od il dialogo sui programmi, magari dopo avergli parato il culo con una apposita legge ad personam, si ravveda.
Se ancora qualcuno pensa che abbia sbagliato Fini nel criticare i suoi atteggiamenti o nel giudicarlo un piccolo monarca che farebbe molto meglio a rimanersene un po'  più tranquillo, ebbene  provi a ripensare , alla luce dei fatti delle dichiarazioni di Bonn, all'immagine che lui dà e trasmette del nostro paese all'estero. 
"In Italia - dice il "nostro" Premier - succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo" e il Parlamento "fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale" e la Corte "abroga la legge". La Consulta, non è più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra", per via del fatto che ci sono stati tre presidenti della Repubblica di sinistra. 
Ma in Italia tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'".
Mentre il discorso di Belusconi non merita commenti nè considerazioni visto che si commenta da sè, ne meritano di più l'accenno alle palle, dove il nostro premier eccelle.
Già , dove si trova uno che spara "palle" così grosse come quelle di Berlusconi ? e dove si trova un popolo con le palle così piene come quelle degli Italiani ?
Era questo che andava detto e portato al Congresso di Bonn, peccato non averlo fatto con una delegazione.

mercoledì 9 dicembre 2009

La prima centrale nucleare, nel giardino di casa del Ministro Scajola.

Si avvicina a grandi passi la scadenza  del 15 febbraio , data ultima in cui il governo dovrebbe varare i quattro provvedimenti che serviranno a stabilire le modalità di costruzione delle nuove centrali nucleari.
Serve poi una delibera del Ci­pe la quale dovrà dire quali tecnologie dovranno essere impie­gate.
Servirà poi un decreto che indicherà dove sarà collocato il depo­sito delle scorie; che è cosa non da poco e di non facile soluzione.
Successivamente dovrà essere approntato un decreto per decidere le "compen­sazioni economiche per gli enti locali che acco­glieranno gli impianti".
Detto questo si vede come manchi ancora tutto per poter dire , come stanno facendo in tanti, che l'Italia ha "ripreso la strada del nucleare".
Ma manca davvero una cosa essenziale ed è il de­creto sulle localizzazioni delle nuove centrali, un provvedimento che stabilirà non dove si possono fare e dove invece non è proprio possibile costruirne.
Purtroppo già da mesi circolano voci su presunte liste nelle quali vengono già indicati i luoghi, e qui , in pool position, si trova decisamente il Veneto, il cui governatore aveva già dato un assenso di massima.
Naturalmente in rete si moltiplicano le iniziative di quanti si dicono contrari e non disposti ad "averle nel giardino di casa" , ed è difficile dargli torto.
Nella attuale totale incertezza l'unica nota positiva viene dalle affermazioni del ministro dello Svilup­po economico Claudio Scajola , il quale afferma che se potesse scegliere "dove mette­re una centrale nucleare , se la metterebbe lui nel giardino di casa".
Verrebbe da dire che questo è vero coraggio o grande incoscienza se non fosse che il ministro sembra essersi dimenticato, o forse se ne ricorda bene, che lui vive in Liguria, regione che non dovrebbe avere neanche un centimetro quadrato idoneo a ospitare un impianto atomico.
Per ora il tempo passa tra una polemica e l'altra, tra una sciocchezza e l'altra.
Nessuno si faccia però fretta, sicuramente slitterà la data già prefissata, i nostri "decisionisti di turno" non hanno alcuna voglia di decidere prima delle elezioni regionali.
Molto meglio il "pilatesco" atteggiamento odierno , che rassicura tutti senza preoccupare nessuno, piuttosto che perdere i voti dei tanti elettori delle regioni prescelte per  l'insediamento futuro degli impianti.
A nessuno sembra importare che Obama sostiene, dal  tempo della sua elezione , che il futuro del pianeta è nelle energie rinnovabili e che oggi, persino uno scienzato del calibro di Rubbia abbia invitato il paese a  non perdere tempo, fatica e denaro, nella costruzione di nuove centrali nucleari , visto che questa energia appartiene oramai al passato.
Ma forse quella dei nostri governanti è come sempre solo tattica. Visto che non hanno investito molto per le nuove energie e per il futuro, si stanno semplicemente preparando a dire , non appena cominceranno le proteste dei cittadini contro il nucleare, che loro si erano comunque impegnati  in un progetto di  " modernizzazione del paese" ma ancora una volta, una vecchia opposizione di sinistra, glielo ha impedito.

lunedì 7 dicembre 2009

il Cardinale Tettamanzi mostra "il cielo" con un dito e Calderoli , come ogni sciocco, guarda il dito.

Le parole e le offese indirizzate da Calderoli al Cardinale Tettamanzi pesano eccome, anche se Bossi cerca di prenderne le distanze.
Il cardinale Tettamanzi invece se ne va imperterrito per la sua strada e non accetta alcuna provocazione.
Nella sua omelia nella basilica di  Sant'Ambrogio sottolinea  semplicemente "la figura del buon pastore", che tra l'altro gli è più congeniale.
 Si tiene così  ben lontano dalle irriverenti critiche nei suoi confronti partite dalla Lega Nord in questi giorni.
Proprio la Padania si era chiesta se Tettamanzi fosse «il vescovo o l'imam di Milano visto che preferisce sempre parlare solo dei rom, senza essere mai essere intervenuto una volta sola in difesa del Crocifisso".
Calderoli parla di "grande capacità della Chiesa quando questa sa essere vicina al territorio e per lui Tettamanzi con il suo territorio non c'entra proprio nulla. "Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia" dice il Leghista.
Non ci sarebbe bisogno di commenti , visto che Calderoli in genere non ne merita.
Ma sicuramente la migliore risposta alle sue sciocchezze viene da Fini .
"È bello che si difendano le tradizioni, il crocifisso e il presepe ma, con una battuta ironica, dico che chi guarda il presepe vede che è pieno di extracomunitari".
Purtroppo " il celtico" Calderoli di presepi ne ha visti pochi e quei pochi neanche li ha capiti.
In fondo Tettamanzi pensa alla croce di Cristo ed al messaggio evangelico con più intensità e profondità di quanto non faccia Calderoli.
Non si preoccupi quindi il prelato, quando lui, come il saggio, mostra "il cielo" con un dito, dovrebbe già sapere che gli idioti, come al solito, guardano semplicemente al dito.

sabato 5 dicembre 2009

No B-day esserci e partecipare.

Naturalmente ci sarà chi stroncherà la manifestazione come vecchia, inutile o dannosa alla causa stessa.
A me pare invece che manifestare liberamente e democraticamente, chiedendo le dimissioni di Berlusconi sia , oltre che utile al paese ed alla democrazia, anche doveroso.
Il minimo che possiamo fare è partecipare alla manifestazione.
E se non è possibile farlo materialmente e fisicamente , è comunque importante partecipare idealmente.
L'augurio è che si possa essere in tanti, anzi in tantissimi, sia a Roma che nella rete.
Comunque sia e per "quanti" siano, l'importante è esserci  e condividerne sia le ragioni che le motivazioni.

venerdì 4 dicembre 2009

Messo a morte un ritardato mentale in Texas , dall'inizio dell'anno sono state 24 le esecuzioni.

"Bobby Woods, condannato a morte in Texas per l’omicidio avvenuto nel 1997 di una bambina di undici anni e sofferente di ritardo mentale, è stato giustiziato ieri sera in Texas, secondo quanto appreso dalle autorità giudiziarie dello Stato.
Woods , oggi 44enne , era stato dichiarato colpevole per aver violentato e ucciso brutalmente nel 1997 una ragazzina di 11 anni, figlia della sua ex fidanzata.
L'iniziezione letale gli è stata somministrata alle 18:48 locali, mezz'ora dopo il rifiuto di riaprire il suo caso da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, anche a seguito dei ben tre ricorsi depositati dai suoi avvocati, che gli attribuivano "lo sviluppo mentale di un bambino".
A Woods, infatti, era stato riconosciuto un Quoziente intellettivo pari a 70 , la soglia per essere giudicati ritardati mentali.
Il suo livello di lettura e di scrittura era pari a quello di un bambino di sette anni.
Nel 2002 la Corte Suprema degli Stati Uniti si era pronunciata contro l'esecuzione di persone con problemi mentali, lasciando però ai singoli Stati il compito di definire la classificazione o meno in questa categoria, fissandone i limiti.
Nel frattempo molte sono state le voci che si sono levate per chiedere alla Corte ed allo Stato del Texas di concedere la grazia a Woods, risparmiandogli così la vita.
L'esecuzione invece si è svolta regolarmente.
Le ultime parole di Bobby Woods sono state: "Ciao. Sono pronto". 
Woods è stato il  ventiquattresimo condannato giustiziato in Texas nel 2009 e l'ultimo esempio , in ordine di tempo, di "inciviltà" di quello che resta comunque, per tanti altri aspetti, un grande paese.
Rimane da chiedersi nel caso specifico, tralasciando ogni considerazione sulla pena di morte, se sia più colpevole un "ritardato mentale " , rispetto alle istituzioni di uno Stato che non ha saputo occuparsi di un ammalato grave, pericoloso per la società e per se stesso.
Sono queste le "vergogne residue" , a cui spesso soggiacciono e si piegano, immoralmente ed inumanamente , anche le grandi democrazie.

I pentimenti del Direttore del Giornale , ovvero le lacrime di coccodrillo di Feltri.

La leggenda vuole che i coccodrilli, come tutti i rettili , dopo un lauto pasto versino lacrime sofferte ed amare.
Non si tratta in questo caso di un vero e proprio pentimento nei confronti della vittima , si tratta solo, dicono gli esperti, di problemi digestivi.
In questi giorni anche Feltri sembra pentito. Sulla prima pagina del suo Giornale infatti pubblica una sconcertante risposta ad una lettrice che gli chiede del caso Boffo.
Scrive Feltri : "Non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile e direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore. Insieme  c’era un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. Feltri precisa che la ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali. Da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali , tantomeno si parla di omosessuale attenzionato".
Questa è la verità oggettiva dei fatti . Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione".
Se doverosa può essere la totale ammirazione nei confronti dell'atteggiamento " sobrio e dignitoso" di Boffo , non ci sono davvero parole per descrivere l'atteggiamento di Feltri sull'intera vicenda.
Purtroppo sono questi i giornalisti che quotidianamente , dai loro giornali , invocano l'obiettività dei fatti o il garantismo.
Lo fanno solo a "senso unico", per interesse e sempre a difesa dei loro "editori".
Spesso tra l'altra con scarsa professionalità.
Salvo poi rettificare e pentirsi , sembrerebbe più che altro per dileggio, o per lanciare ulteriori segnali.
Se qualcuno pensa ci siano rettili dotati di sentimento , che magari possano pentirsi dopo un pasto, si disilluda.
In genere si tratta solo di cattiva digestione, non di altro.  

mercoledì 2 dicembre 2009

Per i militanti del Pdl Fini è "doppiogiochista , amorale, viscido e giuda".

Il dado è tratto oramai , la corda che ancora legava a fatica Fini al resto del Pdl ed a Berlusconi si è rotta.
Tutta colpa di un "fuori onda" traditore.
Ora la convivenza risulterà davvero difficile , questa volta lo hanno capito tutti.
Basta leggere i commenti sul Presidente del Camera che vengono riportati sul forum ufficiale del Pdl, “Spazio Azzurro”  ( che niente ha che fare con questo blog).
"Traditore, impazzito, ex fascista, amorale, doppiogiochista, viscido, cavallo di troia, giuda" sono tra i migliori epiteti, qualcuno si spinge anche più in là.
Non si chiedono le dimissioni di Berlusconi, per i suoi noti problemi con la giustizia; al contrario è Fini , sotto attacco, che secondo i più che dovrebbe dimettersi per aver osato "criticare" il "monarca". 
Qualcuno osa di più e , non senza maleducazione scrive "Silvo buttalo fuori!", oppure "porta Fini in clinica e curalo".
Qualcun altro impone che "Fini venga immediatamente espulso, visto , non ci rappresenta più"; "nel Pdl non c'è posto per i traditori: Fini fuori subito con disonore".
Poi , non a sorpresa, spuntano i  messaggi intimidatori e un po' più violenti come "Fini va eliminato al più presto, è pagato dagli islamici per legalizzarli. E' come il cavallo di troia dentro la nostra politica e vuole far fuori Berlusconi per questo. Adesso è ancora più chiaro che quel viscido di Fini vuole far fuori Berlusconi insieme a Montezemolo, Casini e Rutelli".
Che la tensione stia salendo nel partito, non lo si rileva solo dal blog, ma lo dimostra la dichiarazione durissima di Claudio Scajola: “La costruzione del Pdl è stata una grande semplificazione del quadro politico italiano, ma è troppo tempo che ci sono distinguo fuori dalla linea di programma del partito. Il fuori onda dimostra una considerazione e una linea diversa da quella del Pdl. Credo che ognuno debba mantenere la coerenza fino in fondo. Si discute e si ragiona ma la linea deve essere comune”.
Già fosse davvero possibile, il fatto è che oramai le linee politiche dei due divergono sempre di più.
Clima da resa dei conti anche nei titoli dei quotidiani. Il “Giornale”, diretto da Vittorio Feltri, arriva a ipotizzare le dimissioni dell’ex leader di An: “Fini si è tradito, chiarisca o si dimetta”, riporta il titolo a cinque colonne. Sulla stessa linea “Libero”, che titola "Fini ormai è fuori onda" e aggiunge: ''Ha fretta di archiviare Berlusconi e per farlo spera in pentiti e pm''.
Davvero si ha la netta impressione che per Fini si stia consumando l'ultima chiamata, oltre la quale gli si chiederà di trarne le conseguenze.
E ancora una volta la questione riguarderà la giustizia e la legge di riforma che sola può assicurare l'immunità al premier.
Ora non si possono che aspettare le conclusioni della vicenda, ammesso siano imminenti e non si decida di proseguire nella strisciante polemica.
Certo è che gli attacchi incrociati a Fini , e gli argomenti sostenuti, dimostrano non solo la miopia politica ma anche la scarsa democraticità all'interno del Pdl.
Tra l'altro sono un segnale evidente ed inquietante , proprio per le motivazioni di contrasto, dello scarso senso dello stato e delle istituzioni dell'intera classe dirigente del partito.

martedì 1 dicembre 2009

Berlusconi, riconosce Fini, è nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore.

Ora non è solo l'opposizione che incalza , sbeffeggia o , preoccupata, osserva  , gli atteggiamenti intolleranti di Berlusconi  o il suo scarso senso delle istituzioni e dei ruoli.
Da un po' di tempo a questa parte le critiche provengono anche dalla sua stessa maggioranza, proprio dai padri fondatori del Pdl.
Se non è più una sorpresa per nessuno sentire Fini criticare l'operato o alcune scelte del Governo, fa un certo effetto però sentirlo dichiarare che Berlusconi  " confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... Magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... Siccome è eletto dal popolo.
Queste dichiarazioni sono state registrate il 6 novembre scorso a Pescara, mentre Fini partecipa alla giornata conclusiva del ’Premio Borsellino', sta discutendo di Berlusconi con il Procuratore della Repubblica pescarese, Nicola Trifuoggi, seduto accanto a lui.
Una discussione che dovrebbe essere riservata, e che tuttavia viene colta però dai microfoni aperti, sul tavolo dei relatori e che viene rilanciata solo oggi da “Repubblica.
Berlusconi, prosegue imperterrito il Procuratore della Repubblica, "È nato con qualche millennio di ritardo , voleva fare l’imperatore romano".
Fini subito controbatte: "Ma io gliel’ho detto... Confonde la leadership con la monarchia assoluta. Poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto".
Poi il presidente della Camera parla anche della bufera che potrebbero scatenare le rivelazioni del pentito Spatuzza. "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza... Speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... Perchè è una bomba atomica, non ci si può permettere un errore neanche minimo", conviene il Procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, seduto accanto al presidente della Camera.
"Sì perchè - riprende Fini - non sarebbe solo un errore giudiziario. È una tale bomba che... Lei lo saprà... Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di... Uno è vicepresidente del Csm e l’altro è il presidente del Consiglio". "Pare che basti no ?"
Di Pietro non aspettava altro : "Prendo atto con soddisfazione che Fini dice in privato ciò che l’Italia dei Valori dice in pubblico e cioè che abbiamo a che fare con un imperatore alla maniera di Nerone che gode vedendo il nostro Paese bruciare". "Ci auguriamo - prosegue - che anche Fini passi dalle parole ai fatti e spegnere l’interruttore di questa legislatura e di questo governo prima che sia troppo tardi".
A difesa di Fini interviene il portavoce del presidente della Camera affermando che "Il video fuori onda rilanciato da alcuni siti internet dà conto della coerenza delle opinioni del Presidente della Camera dei deputati, allorquando, al di là dei toni colloquiali ed informali, dice in privato esattamente quanto afferma poi pubblicamente".
Già , gliene si deve dare atto, però se questo è il pensiero , prima o poi Fini dovrà giungere alle inevitabili conclusioni e trarne le conseguenze, visto che la nostra non è ancora una repubblica Presidenziale, ed il Presidente del Consiglio governa solo fino a che gode della sua maggioranza in Parlamento.

Berlusconi in Bielorussia, unico leader occidentale, elogia Lukashenko. Povera politica estera.

Silvio Berlusconi  va in visita in Bielorussia, e si lascia andare , probabilmente perchè convinto, a sconcertanti manifestazioni di stima e amicizia per il presidente Alexander Lukashenko.
Ed in Italia , come è facile prevedere, scoppia subito la polemica, anche perchè sono inammissibili le dichiarazioni  nei confronti del leader Bielorusso:  "Grazie a lei e alla sua gente che so che la ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti"conclude il nostro Premier.
Peccato che Berlusconi si sia scordato che Lukashenko , considerato oramai come l'ultimo dittatore d'Europa, da 15 anni al potere usufruendo di apposite leggi "ad personam" , non venga universalmente considerato come un fulgido esempio di democraticità , anzi, al contrario la sua immagine è molto vicina a quella dei peggiori dittatori del recente passato comunista.
Nessun Presidente o governante europeo si sarebbe mai sognato di recarsi in visita in Bielorussia, nè tanto meno avrebbe avuto parole di stima nei confronti di Lukashenko.
Basti pensare che la Bielorussia è in isolamento diplomatico dal lontano 1994, proprio per le numerose violazioni dei diritti umani e civili perpetrate, dal suo governo in generale e da Lukashenko in particolare.
Resta da chiedersi a questo punto quale sia la politica estera dell'Italia e quali possano essere i suoi obiettivi.
Ufficialmente il Premier sembra sostenere a spada tratta gli Stati Uniti ed i loro interessi, ma poi, al momento opportuno sembra privilegiare, perchè a lui più consono, il dialogo con personaggi del tipo di Putin, di Lukashenko o di Gheddafi.
C'è di tutto e di più nella nostra politica estera , ci stanno i diritti ma anche i numerosi rovesci , e alla fine, si scopre , rimane solo il nulla più totale ed assoluto.
Lukashenko in ogni caso sembra soddisfatto della visita e del "favore" del suo sdoganamento ,  visto che in passato ha ricevuto a Minsk solo leader politici anti-occidentali, come il colonnello Gheddafi, il presidente venezuelano Chavez e quello iraniano Ahmadinejad.
Ma in Italia scoppia la polemica.  Per primo arriva il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Aveva destato in me già profonda meraviglia - dichiara - il fatto che il nostro sia stato il primo capo di un governo occidentale ad andare in visita ufficiale in Bielorussia. Ma era niente in confronto allo sbigottimento di oggi nel leggere gli elogi del nostro premier. A questo punto ritengo doveroso che Berlusconi venga in Parlamento - e su questo rivolgerò una richiesta formale al presidente della Camera Gianfranco Fini - per illustrare su quali basi si poggi e a quali linee si ispiri la nuova politica estera italiana".
Forse c'è da riconoscere che il nostro paese non ha alcuna "politica" estera, nè ambizioni e nemmeno programmi da realizzare in tal senso.
Se Berlusconi , in patria ,divide il paese esattamente e metà e non perde occasione per innalzare lo scontro politico e sociale, all'estero ci allontana troppo spesso dal resto d'Europa  e dal consesso dei paesi democratici.
Questo avviene proprio nel momento in cui il nostro continente avrebbe più bisogno di una politica estera comune.
Su un'altro versante , mentre il nostro Premier in Italia dichiara in continuazione di voler combattere il comunismo proprio perchè liberticida e antidemocratico, fuori dai confini del paese si trova in continuazione in amicizia e sintonia proprio con i peggiori dittatori del pianeta .
Tutto questo, alla fine, non avvantaggerà di certo il nostro paese, e nemmeno la democrazia.  

lunedì 30 novembre 2009

Lettera aperta: " Caro papa".

 Ogni lettera del padre merita alla fine una risposta da parte del figlio.  
Pubblico volentieri una possibile lettera di risposta del figlio , se non a tutti , a tanti padri di questo paese.

una possibile lettera di risposta del figlio di Celli immaginata da Piero Sorrentino

Caro papà,
grazie dei complimenti per la carriera universitaria che mi fai dalle pagine di uno dei principali quotidiani di questo Paese. È una fortuna non da poco. Non tutti i figli hanno il privilegio di leggerli, e non tutti i padri di scriverli. Per esempio il papà del mio compagno di corso Cesare, un metalmeccanico di Latina con tre figli e una moglie casalinga, ha acquistato nelle pagine di cronaca locale del Messaggero un piccolo box di tre righe per la laurea di suo figlio: solo per la soddisfazione di veder comparire il nome del suo pupillo – e la relativa, brillante votazione – a pag. 47, nella colonna riservata alla “piccola bacheca”, tra un annuncio di massaggi erotici e un appello per il ritrovamento di Bibo, un cucciolo di Jack Russell scomparso a Vairano Scalo la settimana scorsa.

Ho letto con attenzione la tua lettera. Intanto mi chiedo perché tu non me l’abbia lasciata sul tavolo della cucina, o spedita nella mia casella privata di posta elettronica. Che, per caso ti si è impallata di nuovo la rubrica, e il mio nome è andato a finire sotto l’indirizzo della redazione di Repubblica?
Non ti preoccupare; anche se fosse stato un gesto sbadato, non importa. È lo stesso una lettera bellissima. Lo sfogo di un uomo amareggiato, addolorato. Un’invettiva rabbiosa contro i poteri forti di questo Paese. Contro chi questo Paese se l’è mangiato, giorno dopo giorno, ingoiandolo a grossi bocconi o a microscopici pezzi. Contro questa “società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.”. Ben detto, papà. Un Paese debole, cinico, falsamente morale ma profondamente moralista, che ama presentarsi al mondo sotto una veste seducente e amabile, salvo poi sapersi vendere in privato al miglior offerente, al più forte, al più aggressivo, al più furbo, al più ricco; un popolo capace di nascondere sotto una coltre di frizzi e lazzi il peggior sangue, le truffe più pericolose, le ribalderie della peggior specie. Bravo papà!
Gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro. Unicredit, Eni, Omnitel, Wind, Rai, Luiss Guido Carli. Tu sì che sei un esperto della materia! In questi anni sei stato immerso fino al collo nel midollo di potere italiano. Ti sei seduto su poltrone che scottavano. Sei stato per ben tre anni al vertice della Rai. Direttore generale, eh! Tre anni son tanti. Chissà quanto ti sei dovuto barcamenare tra lottizzazioni selvagge, tentativi di raccomandazione, bustarelle, intrallazzi, veleni. Non deve essere stato facile per te uscirne talmente pulito da poterti permettere di scrivere a testa alta quella lettera a Repubblica. Papà, che orgoglio mi dà la stesura di questa lettera! Che brivido mi corre lungo la schiena, a leggere il tuo appello a lasciare questo Paese martoriato da gruppi bancari, università, compagnie telefoniche, aziende che fatturano centinaia di milioni di euro all’anno. Ma come hai fatto, mi chiedo?
Hai tenuto gli occhi chiusi per tutti questi anni, papà mio? Il naso turato per non sentire il puzzo che saliva da sotto quelle potentissime poltrone che hai occupato? Quanto hai dovuto tenere stretti i tuoi occhi, papà, per non vedere il marcio che mi indichi nella tua meravigliosa lettera?
Quanto dolore, povero papà mio.
Mica come il papà di Cesare, il metalmeccanico con le ritenute fiscali in busta paga. Lui di questo Paese non sa niente. Tu no, papà. Tu sai tutto.
Ti abbraccio,
tuo figlio



p.s. Mi è arrivata una email anonima. Contiene la scheda editoriale del tuo superbo saggio “Comandare è fottere”.
Dice: “Ci sono troppe cose che si fanno ed è bene non dire. Questo è un libro che non fa giri di parole. Che magari mentre tu stai lì a farli, gli altri ti soffiano la poltrona da sotto il sedere. Il mondo del lavoro è una giungla, con poche regole e tanti aspiranti leoni. Lo sa bene Celli, che per anni è stato ai vertici delle maggiori aziende italiane. E allora risultano inutili, se non addirittura ridicoli, i discorsi buonisti e politicamente corretti sulle strategie per fare carriera.
In questo “piccolo vademecum per bastardi di professione” l’ex presidente della Rai dice tutto quello che di solito in proposito si tace. Ovvero che, alla faccia dell’utopia delle pari opportunità, “nascere bene” aiuta eccome. Così come aiuta saper scegliere la persona giusta da servire per poi abbandonarla quando serve, selezionare alleati e nemici, usare l’arte della seduzione e della finzione. E quando arrivi poi, consiglia Celli, non guardarti indietro, sii sempre pronto a succedere a te stesso o a farti rimpiangere attraverso i successori.”
Secondo me è quello stronzo di Cesare. Adesso lo chiamo e gliene dico quattro.
Questo è un articolo pubblicato su Nazione Indiana.

Referendum Svizzero, croci contro minareti, valori contro pregiudizi.

Gran brutto segnale quello che arriva dalla vicina Confederazione Elvetica.
La vittoria dei "si" al referendum svizzero contro i minareti, nonostante le raccomandazioni in senso opposto di tutte le forze politiche moderate sia del governo che dell'opposizione, imprimono un sostanziale arresto ad una pacifica e civile convivenza nel paese.
Non che la Svizzera sia mai stato un fulgido esempio di progressismo e di tolleranza, ma questa volta ha superato il segno e rischia davvero di mostrare  tutta la sua sostanziale intolleranza, e una vasta e  diffusa forma di sottile razzismo.
E' gelida l'aria che si sente soffiare oltr' Alpe, e quei venti gelidi non lasciano  speranze per ora di mitigare il clima.
Purtroppo quel vento freddo rischia di dilagare oltre una catena montuosa che spesso si è frapposta a difesa della nostra penisola, già pronta a spazzare le nebbiose pianure padane.
Già se ne erano visti i prodromi con la recente battaglia del crocefisso, dove una meschina e pretestuosa difesa delle tradizioni sono subito scattate a difesa di reazionari preconcetti.
La croce , voluto e desiderata solo come simbolo vuoto di retoriche e conformistiche tradizioni, mai intesa nel suo valore religioso ed umano.
Non è così che si unificano nazioni o paesi, non è così nemmeno che si esalta la cristianità o si professa degnamente una fede.
Quando un paese si chiude a riccio di fronte al nuovo o di fronte agli altri , o semplicemente non si dimostra tollerante nelle idee e nel pensiero si è già persa la battaglia, ancora prima di combattere.
Non si cerca in questo caso di ragionare , di confrontarsi , ci si conta semplicemente facendo soccombere le minoranze o i diversi, nella falsa convinzione che questo sia il sostanziale significato di ogni democrazia in cui una maggioranza decide a discapito di tutto, anche della civiltà.
Nelle vere democrazie, al contrario, la tolleranza, il rispetto, e l'equilibrio tra le varie istanze , evitano lo scontro, danno ragione e sostanza al vivere civile.
Non sempre le maggioranze stanno dalla parte della ragione, pur rappresentando il volere dei più.
Ecco però , quasi per magia postreferendaria , che i tanto vituperati "Svizzeri dei paradisi fiscali " di questi giorni , per qualche nostra testa vuota diventano invece da oggi un fulgido esempio di civiltà.
La Lega inneggia subito per la vittoria referendaria della destra elvetica , "Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà" , pontifica Castelli.
E già ora, l'ex ministro della Giustizia,  lancia, non solo una nuova ed irragionevole proposta, ma davvero una disastrosa crociata.
"Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filo-islamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega" dice l'esponente del Carroccio. E' evidente qui l'allusione ai Fini.
«Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana".
Già, poi non resterebbe che armarsi e partire, gettando magari a mare il "nemico, " o l'infedele, come fosse un gioco o un passatempo da affidare a giovani annoiati nei raduni leghisti, o conquistare ancora il sacro sepolcro, per salvare le tradizioni, una vuota fede o l'irrazionalità , o semplicemente una , non so quanto inconscia, stupidità.
Neanche si sono accorti i nostri fedeli integralisti che il volto di quel loro agognato e desiderato Dio è più simile a quello colorito di un fedayn o di un arabo che ai loro bianchi visi. Ma neanche vivono il valore del cristianesimo e della natalità.
Certo , alla fine il mondo progredirà comunque, nonostante tutto, nonostante i nostri meschini referendum o la nostra irrazionalità ; progredirà semplicemente più piano , con maggiori resistenze, e ci si augura senza altri conflitti, nemmeno religiosi.
E' certo però che nessuno di questi personaggi e nessuna di queste idee riusciranno a fare od essere esse stesse la storia, potranno esserne una pausa, oscura finchè si vuole, triste e dolorosa come il fascismo, come il nazismo, come l'attuale integralismo, ma la storia vive di ben altre idee di ben altri valori che nulla hanno a che fare con  questa stupida e becera irresponsabilità.

"Figlio mio lascia questo paese"

Pubblico volentieri, condividendolo totalmente, questo lettera aperta al figlio .
E' una lettera ideale, dedicata a tutti i "figli" di questo paese.


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

PIER LUIGI CELLI


L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

venerdì 27 novembre 2009

Capezzone una gran bella faccia di.....


Ma ve lo godete almeno Capezzone quando, con aria da notabile o di persone seria, cerca di convincere gli italiani della bontà e dell'onesta delle azioni di Berlusconi e del Governo ?
Se non lo conoscessimo potremmo persino riuscire a credere i suoi ragionamenti.
Putroppo lo abbiamo sentito anche quando , da radicale, pretendeva di insegnarci a difendere , naturalmente votandolo, i nostri diritti.
Ora non sembra minimante preoccuparlo il fatto che , per la sua posizione di "portavoce", si trovi costretto a difendere le scelte del Governo per il blocco della commercializzazione della pillola antiabortiva, in barba ai diriti delle donne, o se, con la stessa serietà di una volta pretenda di convincerci che in fondo era giusto fosse lo stato o Sacconi a decidere se Eluana avesse il diritto o meno di rinunciare ad una vita orrenda che non si augurerebbe nemmeno al peggior nemico.
Certo , direte, Capezzone deve pure lavorare e guadagnarsi la sua pagnotta come meglio gli riesce, ma vederlo sostenere con natualezza,  come fa spesso, che Berlusconi è un perseguitato , che deve essere messo in grado di governare perchè è stato eletto dal popolo , che i magistrati o la legge sono un qualche cosa di losco o di sbagliato e che vanno per questo messi in condizione di non nuocere al premier, che Cosentino , accusato di mafia, deve rimanere giustamente al suo posto, non offende soltanto lo stato, ma anche la nostra intelligenza , l'onestà e la ragione.
Non è che meraviglino i suoi cambiamenti o la scarsa coerenza dimostrata, giustificando oggi quello che avrebbe aspramente criticato o cambattuto ieri.
No, quello che davvero meraviglia e fa specie, è proprio la sua faccia tosta, le "capriole" verbali e alle panzane che è costretto a ripetere, al solo scopo di salvarsi , non solo lo stipendio, ma anche il culo.

giovedì 26 novembre 2009

Una pillola antiabortiva difficile da digerire.

La commissione Sanità di Palazzo Madama ha oggi deciso, a maggioranza , di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva RU 486, in attesa di un parere tecnico del Ministero della Salute circa la compatibilità tra questa e la legge 194.
Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato , presumibilmente al solo scopo di ostacolarne la vendita, aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo che l'Agenzia italiana del Farmaco ne aveva invece autorizzato la vendita, già dal luglio scorso, raccomandandone  l' utilizzo nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza ed all'interno di un rigido protocollo di somministrazione.
Da subito però si erano levate le proteste di buona parte del centrodestra e della chiesa cattolica con lo scopo neanche tanto velato di collaborare attivamente alla ricerca di un qualsiasi pretesto .
Questo è solo l'ultimo, o l'ennesimo colpo di mano, in una storia che rischia di diventare infinita.
E' veramente indecente questo nuovo stop senza motivazioni nè giustificazioni alcuna, se non pretestuosa, alla vendita di un farmaco che è distribuito e commercializzato da anni in tutta Europa.
Ancora una volta le motivazioni sono ideologiche e moralistiche, e questa ulteriore scelta non fa altro che seguire quella strada oscurantista ed illiberale, imboccata da questo Governo, su argomenti a contenuto "etico".
Per questo maggioranza, come si vede, la scienza e la morale si sono fermata a 100 anni fa , come se a nulla ci avessero insegnato vuoi il processo a Galileo, i roghi, i secoli bui dell'inquisizione o i metodi dei nuovi e tanti integralismi.
Neanche il concetto di libertà è servito a molto , visto che, anche in questa occasione siamo in presenza di un'ulteriore attacco a  quelle che sono normalmente considerate libere scelte degli individui.
 Viene impedito anche , come in questo caso , la libera determinazione delle donne, cosi' come avviene nei Paesi più avanzati, ed in cui prevale davvero la democrazia  la libertà.

mercoledì 25 novembre 2009

Il Giornale di Feltri è convinto "vogliano portar via il patrimonio a Berlusconi".

Vorrebbero essere  inquietanti le dichiarazioni di oggi pubblicate sul Giornale di Feltri .
"Dalla Sicilia" si legge " è in arrivo un avviso di garanzia a Berlusconi per concorso esterno in associazione mafiosa. Subito dopo gli verrà requisito l'intero patrimonio. Per la legge, infatti, basta il sospetto".
Le dichiarazioni riportate dal quotidiano fanno seguito alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, braccio destro dei boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano, che chiamano in causa il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, grande amico di Berlusconi e già al vertice di Pubblitalia, la società che raccoglie pubblicità per il gruppo Mediaset. Il sospetto e la paura di Feltri sono che il suo "padrone" possa ritrovarsi di colpo senza più una lira, visto che gli accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, per scongiurare il sequestro dei loro beni, devono dimostrare e spiegare la lecita provenienza di quanto posseduto.
Se Feltri , da buon fedelissimo servitore , grida in questo caso "al lupo al pupo" nel tentativo di scongiurare qualsiasi pericolo al suo Editore, Berlusconi probabilmente non dorme sonni tranquilli, visto come, anche i recenti sondaggi hanno dimostrato che la maggioranza degli italiani non approva per nulla le sue proposte in tema di giustizia.
Certo è che la lotta alla mafia si fa a tutto campo, con leggi adeguate, con indagini a tappeto e fugando qualsiasi sospetto di connivenza.
Purtroppo questo Governo ed il suo premier vogliono semplicemente addomesticare la legge per piegarla ai propri interessi, ostacolare le indagini impedendo in molti casi anche le intercettazioni , difendere ad oltranza , come fa oggi  il vicecapogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello, persino un accusato di mafia come Cosentino.
La scusa è buona, anche se poco dignitosa "Non possiamo mettere il governo nelle mani dei pentiti. Se non reagiamo adesso, rischiamo di essere travolti in futuro: il caso Cosentino può essere l'anticipazione del caso Spatuzza". In pratica, diciamo di no ora per non dovere dire di sì domani.
Molto meglio anche in questo caso mettere le mani avanti, per evitare guai futuri.
E' la paura purtroppo che regola i tempi e le leggi di questo Governo, la paura per il loro Premier, per il suo patrimonio, per i "suoi" , come per i loro interessi.
La paura in questi casi, come si sa, è sempre cattiva consigliera, fa compiere oggi azioni di cui ci si vergognerà domani , fa approvare leggi che verranno bocciate dalla Consulta , creerà conflitti all'interno dei poteri dello stato e disaffezione per la politica tra i cittadini.
Resta da chiedersi se tutto questo , fatto per evitare i processi del Premier, vale davvero la candela.
Io credo di no, e come me sono convinto la pensino la maggioranza degli  Italiani, quelli che giudicano opportuno, indipendentemente dallo schieramento,  che Berlusconi dimostri in tribunale la sua innocenza, al pari di tutti gli altri cittadini.

Battisti ripone fiducia sul "senso" della giustizia di Berlusconi e confida di non essere estradato.

Cesare Battisti ha deciso di sospendere lo sciopero della fame , dando così termine alla protesta che stava portando aventi da dieci giorni.
E' un gesto di fiducia , dapprima nei confronti del Presidente Lula a cui spetta l'ultima parola al riguardo, ma è anche la diretta conseguenza di una sua "presunzione", quella di conoscere davvero le intenzioni e le volontà di Berlusconi .
"A Berlusconi non interesso" dice Battisti "credo che rimarrò in Brasile, francamente credo che Berlusconi non abbia alcun interesse in questa storia".
lo credo anche io. Pur così lontano dal paese Battisti si è costruito le sue fondate convinzioni, vedendo come , in Italia non vogliono celebrare nemmeno i loro di processi oppure come si considerino le sentenze o le richieste dei giudici. Figuriamoci se qui , qualcuno mai può avere interesse a far scontare proprio la sua di pena , visto che anche lui sostiene di essere perseguitato , come i nostri, proprio dai giudici.
Sicuramente ha ragione Battisti ,  Berlusconi non ha alcun interesse visto che ha già i suoi bei processi a cui pensare  e considerato che ha un "senso" della giustizia abbastanza elastico, curioso e personale.
Figuriamoci poi il nostro Parlamento visto che , non più tardi di oggi , la Giunta delle autorizzazioni di Montecitorio ha detto no alla richiesta di arresto nei confronti del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Tranquillo Battisti , l'Italia è un paese in cui a nessuno importa davvero nulla della giustizia una volta aggiustato o impedito i loro di processi. I nostri politici , lo hai scoperto persino tu in Brasile vedono i processi ed i tribunali come il fumo nell'occhio.
Tranquillo quindi, sospendi pure lo sciopero , anche io sono convinto che dalla giustizia italiana non hai nulla di cui temere, guardati solo da quella Brasiliana.     

martedì 24 novembre 2009

Fini sotto l'attacco concentrico degli "alleati".

Non accenna a diminuire la tensione nella maggioranza di Governo.
Il polemico attacco di Brunetta nei confronti di Tremonti durante l'assenza del Premier sembra solo un diversivo che fa però seguito al più usuale scambio di  accuse e "apprezzamenti" reciproci tra Fini e la Lega.
L'attacco al Presidente della Camera però questa volta si irrobustisce e si allarga, sembra organizzato a tavolino e condotto in grande stile da un regista occulto che, da vero "puparo" muove le marionette e le polemiche.
Stavolta le critiche al presidente della Camera, non arrivano sparse o alla "chetichella", arrivano in blocco e  contemporaneamente da tre quotidiani: "Il Giornale", "Libero" e "La Padania".
Naturalmente, in queste, si accenna alla scarsa riconoscenza di Fini nei confronti del Cavaliere, che nel giro di 16 anni "lo ha saputo  trasformare da "camerata" a Presidente della Camera. Forse si è trattato di una inversione di ruoli.
Ora la destra si dice tradita , ma sottintende Feltri, il vero traditore è Fini.
Anche "Libero" dedica la sua interessata attenzione e una intera pagina al Presidente della Camera.
Al centro di questa colloca una foto d'archivio ove appare "il giovane" Fini con la fiamma del Movimento sociale alle spalle.
Il giornale di Maurizio Belpietro , al fine di mostrare la scarsa coerenza di Fini si preoccupa di mettere in bella fila 14 dichiarazioni del Presidente della Camera, pronunciate fra il 1987 e il 1993, tutte dedicate all’immigrazione, con un titolo eloquente: «Il curriculum anti immigrati di Fini".
Per ultima la Padania , questa, trasformando per l'occasione la sua innata superficialità in "spirito" , gioca , rischiando per questo molto, non più con gli immigrati, ma con le parole: "Clandestini e afFini verso il naufragio".
Dalla destra verso l'ignoto, la lunga "nuotata" del sub Fini, ancora ignoto il punto nel quale riemergerà, probabile però che sia oltre i confini dell’attuale centrodestra".
Come si vede si tratta di attacchi guidati e concentrici.
Il Presidente della Camera dovrebbe , a questo punto guardarsi più dagli amici che dai nemici.
Buona parte della gente , non solo all'interno del Pdl, assiste alla strisciante e continua polemica parteggiando e dividendosi a favore dell'uno o degli altri, mai o difficilmente , ora per l'uno ed ora per gli altri.
Questo conferma oltretutto una personale convinzione, in questi casi suffragata dai fatti, e cioè che la "destra" non è tutta uguale, come non sono uguali quanti vi aderiscono .
Vi sono spesso differenze di cultura, di sensibilità, di senso delle istituzioni, di percezione dei problemi o coscienza delle responsabilità.
E questo fa eccome la differenza tra gli uni e gli altri.
Ecco perchè dovendo proprio scegliere per chi parteggiare anche a me viene istintivo schierarmi con Fini, dimenticando persino il suo passato e rispettando il suo percorso ideologico , politico e culturale.
C'è destra e destra, e non nascondo che la mia simpatia va interamente a  quella parte politica rappresentata dal  Presidente della Camera ,  piuttosto che a  quella di Berlusconi o di Bossi, checche ne dicano  i direttori de "Il Giornale", di "Libero" o de la "Padania".
Se proprio dovessi mandare un augurio al "sub Fini", non potrebbe che essere quello , dopo la sua lunga e faticosa nuotata di emergere il più lontano possibile , non solo da Bossi e dalla lega ma anche da Berlusconi.

lunedì 23 novembre 2009

Cristo si è fermato in Franciacorta.


Chissà se nel vecchio sud degli Stati Uniti , o addirittura in Alabama , non dico qualche decennio fa , ma un secolo fa, si preparassero con tanta "solerzia ed entusiasmo" a festeggiare il santo Natale.
Già le strade ed i negozi sono interamente addobbati e brillano di luci.
Chi ancora può godere di un lavoro già pensa agli acquisti possibili con l'imminente tredicesima, alla soddisfazione dei regali , ai buoni sentimenti del periodo, quando ogni egoismo sembra destinato a smarrirsi sotto una coltre di neve, di nebbia o di freddo, per lasciare posto al calore dei sentimenti.
E' il segno dell'abbondanza, che si accompagna in questo caso a quello della generosità e dell'altruismo.
Tutto questo avviene a Natale, non solo qui, ma in molte parti del mondo e in molti luoghi d'Italia , anche se l'attesa non è uguale per tutti, come non lo sono le apettative.
Qui , in queste ricche terre , da questa parte del Po, si stanno preparando altri e diversi "spettacoli", qui si cede il campo e si lascia posto a ben altri sentimenti.
In queste terre , nelle mie terre, il Natale non è più bianco per la neve, invocata e sperata; è bianco solo per chi può contare sul chiaro colore della sua pelle.
A Coccaglio , in provincia di Brescia, già si pensa ad un nuovo censimento, sia pure molto diverso da quello così tollerante di Augusto, in cui vide la nascita il Cristo.
Qui a Coccaglio non trovano più posto i "migranti" , nemmeno quelli che si ovessero accontentare di umili stalle, qui non c'è più carità, non c'è generosità,  nemmeno a Natale.
Qui non potrebbe più nascere il Cristo.
Poco distante, nel comune di Adro, in questa Franciacorta così opulenta, Oscar Lancini, sindaco leghista , prepara sì un ricco Natale, ma solo per i suoi agenti municipali , il suo piccolo esercito da "Erode" di provincia.
La ricompensa per loro è costituita da 500 euro per ogni extracomunitario clandestino arrestato e accompagnato in questura.
Lui lo definisce un  bonus, un incentivo per chi vuole lavorare, qualcun altro la chiama semplicemente taglia: Cambia il vocabolo, ma la sostanza rimane inalterata.
E' questo il Natale che si prepara in queste terre, luoghi in cui lo "spirito" riconosciuto e chiaramente identificabile è solo quello che rimane, ben chiuso, nelle numerose bottiglie e nelle cantine che fanno la fama della regione e ne costituiscono la fortuna e la ricchezza.
Qui non crescono più buoni sentimenti, l'ospitalità è oramai quasi sconosciuta, la generosità incomprensibile ai più. Nessuno forse la pretenderebbe per tutto l'anno, ma almeno a natale, almeno in questo periodo sì.
E pensare che non c'è sindaco leghista che non abbia fatto la sua bella battaglia per la croce, per la salvaguardia della tradizione cristiana, per i valori della fede, per le nostre radici.
Se questi sono i valori e la tradizione, molto  meglio rinunciarvi, non riconoscersi in esse, molto meglio non pregare su quella croce che è diventata , per questa gente, un inutile e vuoto simbolo.
Il biancore di questo Natale , non sarà dato dalla neve, ma solo dal colore diffuso dei tanti "sepolcri imbiancati" che qui abitano.
I canti dei fedeli  per un " Dio" che sembra morto invano, immaginato senza passione nè sentimenti, crudele, inutile, potranno forse servire a creare nuove armonie in queste belle chiese.
Ma tutto questo non riuscirò a coprire il  dolore e la rabbia del Dio dei poveri, di questi nuovi oppressi, di questi moderni derelitti.
Inutile in altre parti, ma qui doveroso ripetere che Dio ha creato l'uomo, tutti gli uomini, indipendentemente dal colore della loro pelle, uguali a sè stesso.
Carlo Levi scriveva anni fa che Cristo si era fermato ad Eboli, lì si era fermata la "ragione" e anche la speranza.
Ora anche Cristo si è portato un po' più a Nord ma non è riuscito a varcare quel confine ideale costituito dal Po.
Quelle acque e quel fiume rischiano davvero di diventare la linea di demarcazione tra i valori veri del cristianesimo, quello fatto di sentimenti , di carità , di uguaglianza , di rispetto e di amore, per chi quella croce la sente su di sè tutti i giorni ed è costretto a portarla, senza speranza , per le vie di un mondo sempre più indifferente, sempre più egoista , sempre meno cristiano.

Delle due l'una , o hanno scaricato D'alema, o in Europa non contiamo proprio niente.

Ora interviene il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini per replicare a  Schulz, "che il Governo Italiano non ha colpe per la mancata elezione di D'Alema, ma che al contrario, la responsabilità di quanto accaduto è da addebitarsi a Schulz stesso".
L'irritazione del nostro governo è palpabile, ed legata alla ricostruzione che Schulz aveva fatto sull'intera vicenda , dichiarando apertamente e senza mezzi termini che " se Berlusconi avesse ufficialmente proposto il nome dell'ex ministro degli Esteri Italiano , le cose sarebbero andate diversamente.
D'Alema non ha avuto un governo che lo sostenesse a differenza di  Catherine Ashton che ha goduto dell'appoggio ufficiale del governo Britannico". 
Ma c'è di più e di peggio racconta il capogruppo del Pse : " risulta che Berlusconi abbia addirittura contattato alcuni primi ministri conservatori per chiedere di far cadere la candidatura di D'Alema".
Ora , checchè ne dica il nostro Governo, le dichiarazioni fatte da Martin Schulz sull'intera vicenda non sembrano tanto fantasiose , anzi, paiono proprio del tutto plausibili.
In ogni caso, comunque siano andate le cose, il Ministro Frattini ed il Governo Italiano scelgano, delle due l'una, o è vera la ricostruzione data da Schulz  oppure in Europa non contiamo molto, anzi , proprio meno di niente.