martedì 30 dicembre 2008

La politica diventa un affare di famiglia e vi si accede per diritto di nascita.

Cristiano Di Pietro dunque si è dimesso, ma solo in apparenza, in realtà ha solo lasciato l'italia dei Valori, non la carica di consigliere provinciale.
Entra semplicemente nel gruppo degli indipendenti , magari pronto a una qualche forma di voto esterno al padre.
Non che vi sia nulla di male in questo, era una scelta obbligata per chi ha sempre "avuto la politica nel sangue".
Resta solo un piccolo problema sulla sfondo, sempre più spesso si diventa politici oramai per diritto di nascita.
E il destino nostro in fondo e solo quello di doverli accettare e di accontentarci delle scelte dei partiti, nell'impossibilità di sceglierli e votarli i nostri candidati.
Come si vede con sempre maggior frequenza "questi" scelgono e pescano spesso in casa , rovistano negli affetti, in modo da assicurare a tutti in famiglia, una posizione, una carriera, un avvenire.
In cambio i nostri politici ricevono fedeltà e sicurezza e si mettono anche al riparo dai franchi tiratori.
Si è politici oramai per diritto di nascita.
Il vecchio vizio di re e papi che favorivano parenti e famigliari concedendo loro incarichi ed uffici, nei tempi antichi era considerato un vizio e veniva chiamato "nepotismo", ora si vuole che questo faccia invece parte della democrazia.
E' così che figli senza arte nè parte, ragazzi come tanti, senza colpe ma anche senza qualità, seguano spesso le orme politiche dei padri.
Provate a pensare al figlio di Bossi, un ragazzo che "fatica" per davvero a terminare anche solo un anno scolastico, diventato di colpo "Delfino" del padre , al pari dei Re di francia , per diritto dinastico.
Povera "trota" se dovesse per davvero e non solo per burla, solcare le acque della politica o della vita da solo senza il sostegno del padre.
In ogni caso avendo "digerito" i padri , statene certi riusciremo a sopravvivere anche ai figli , che, pur non avendo le "doti" dei genitori a volte sono immuni anche dai difetti.
Ci resta solo da criticare questa abitudine, questo vezzo politico, questa consuetudine che si sta diffondendo anche tra chi , come Di Pietro , si sente chiamato a fondare un partito che faccia riferimento a "valori" morali.
Già dovevamo capirlo da qui , in fondo siamo italiani, e per noi non c'è valore migliore di quello della "famiglia", tanto è vero che persino la "mafia" vuole essere, e si sente, una sola grande famiglia.
Ecco perchè anche il nostro Antonio, sempre pronto a castigare i "costumi" degli altri, si sente in dovere di circondarsi di famigliari.
Perso , almeno nel partito il figlio, ha pensato bene , per non sentirsi solo e senza affetti, di portarsi al seguito il cognato, l' On. Gabriele Cimadoro.
Provate a leggervi la sua biografia e la sua scheda, scoprirete che faceva l'agente immobiliare ma oltre questo non riuscirete a sapere altro , anche continuando con ostinazione a cercare i sempre più improbabili suoi disegni di legge o le sue mozioni, i suoi interventi.
D' altronde essere il cognato o il parente di un politico ti permette anche questo, di vivere di riflesso o di rendita, per questi basta la famiglia, e si sa, la famiglia è sempre un grande "valore", quand'anche vengano a mancare gli altri.

In assenza di una politica per l'immigrazione possiamo solo sottostare ai ricatti Libici.

Un nuovo e imponente maxi sbarco a Lampedusa. Le notizie in tal senso si susseguono ininterotte, come gli sbarchi.
Dal giorno di Natale oramai sono giunti più di 1.500 extra comunitari.
Lampedusa è oramai assediata, e purtroppo la situazione è destinata a peggiorare.
Già i satelliti e le motovedette hanno avvistato o segnalato altri motoscafi e altri natanti, partiti dalle coste Libiche.
Qualcuno di questi si trova già al largo delle isole Egadi.
E non si tratta di croceristi venuti in Italia per trascorrervi il Santo Natale in italia. Sono poveri migranti spinti dalla loro grande disperazione, nonastante i rigori dell'inverno, a sfidare il mare aperto per seguire una flebile e vaga speranza di una migliore vita.
Provate solo a pensare a quanto più numerosi potranno essere con il sopraggiungere della bella stagione.
E pensare che questo era il governo che aveva promesso agli Italiani che avrebbe posto fine agli sbarchi.
In campagna elettorale si erano fatti garanti del fatto che sarebbe bastato un governo di centro destra per scoraggiare gli sbarchi dei profughi, ed a intimorire Gheddafi.
Sono stati solo dei poveri ingenui se davvero credevano alle loro parole e vivevano questa convinzione.
Come si vede, non hanno nè scoraggiato, nè intimorito nessuno. Al contrario, gli sbarchi sono aumentati, a dimostrazione della vastità del fenomeno e della pochezza delle loro convinzioni.
Questo fallimento è la testimonianza pratica che i problemi non si risolvono con le chiacchere od i proclami, e neppure con le minacce, servono progetti, programmi e risorse.
Ora Maroni ancora una volta proclama e ripete che bisogna "Intervenire con la Libia", come se fosse la prima volta, come se fosse una novità.
Maroni non ha ancora capito che è la Libia che "interviene" con noi e vuole semplicemente che il Parlamento Italiano ratifichi ed approvi, al più presto, il trattato di amicizia firmato da Berlusconi.
Questo darebbe a Gheddafi la certezza degli aiuti promessi oltechè degli investimenti previsti.
Allora, e ancora una volta , a questo governo non resta altro da fare che piegarsi al ricatto Libico. A questo solo, in fondo, lo condanna la mancanza di progetti e di idee politiche.
Forse questa volta dovremo costruire, non una ma due autostrada nel deserto, prima di accoggerci che la Libia fa solo i suoi di interessi e non gli ne importa proprio nulla dei nostri problemi.
Forse dovremo inviare altro denaro in Libia con la speranza che il Colonnello lo investa poi , acquistando quote azionarie di nostre società.
In mancanza di altro, a questo Governo, non resta che questo, al di là delle altisonanti dichiarazioni.

lunedì 29 dicembre 2008

meglio garantisti tardi che mai , ma così Violante dimostra poca lungimiranza


Occorre un maggiore rispetto delle garanzie di tutti, dagli imputati, a partire dai comuni cittadini, ma anche delle vittime.
Ma garantismo e giustizialismo sono parole deformate dal tempo: credo che tutti i partiti, a partire dal Pd, debbano essere soprattutto legalitari».
Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Camera, è in prima linea da sempre sulla giustizia, ma queste sono per lui frasi inusuali.
E' ora, forse, l’esponente del Pd che ha criticato con più chiarezza i magistrati e che chiede con maggiore forza una riforma condivisa della giustizia.
Noi siamo su queste posizioni, non da ora, ma da sempre.
E' un vero peccato però che Violante non fosse con noi già dall'inizio, già nella prima tangentopoli, quella che aveva solo lambito il suo partito.
Meglio sicuramente tardi che mai.
D'altronde non si può sempre pretendere da tutti oltre all'"intelligenza ed alla sensibilità" anche la lungimiranza.
E Violante, privo di lungimiranza ha dimostrato già di esserlo, in fondo si comporta sulla giustizia come si è comportato con il comunismo, lo ha criticato due giorni dopo che era caduto il muro ed il sistema.

Di Pietro tutto questo c'azzeccherà forse anche con l'Italia, ma per nulla con i valori.

E' di oggi la notizia che, chiamato in causa nell’inchiesta Global Service della procura di Napoli, Cristiano Di Pietro ha deciso di lasciare l’Italia dei Valori.
Molti hanno ricavato l'impressione, ascoltando le intercettazioni, che forse avrebbe fatto bene a non entrarci per nulla.
Antonio Di Pietro ha ripreso e pubblicato, sul suo sito internet, la notizia.
Si chiude così una vicenda che aveva creato notevoli polemiche anche nei sostenitori dell'ex magistrato.
Il leader dell’Idv dice di considerare “corretto e per certi versi forse eccessivo” il gesto del figlio Cristiano “visto che non è nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto”.
Dopo aver sentito questa dichiarazione, anche noi non possiamo e non vogliamo far altro che prenderne semplicemente atto.
E' pur vero che tutti hanno diritto ad una difesa, anche d'ufficio.
Ma per quanto cerchiamo di restarne distanti ed in attesa, non possiamo non considerare come tutto quello che abbiamo fino a qui sentito c'azzecchi forse qualche cosa con l' Italia , ma per nulla con i valori.

Brunetta, mi sa che per aver sentore della propria trave invece che nell'occhio bisognerebbe trovarsela nel culo

E bravo il nostro Brunetta, devo dire che il "suo" predicozzo" nei confronti della chiesa mi è risultato simpatico, anche se manca di qualche cosa.
Un po' per volta però, procediamo anche noi con ordine.
Il ministro osserva giustamente , a proposito del fondo di solidarietà da un milione di euro stanziato dal Cardinale di Milano "Mi limito a osservare - afferma - che qualcosa in più si poteva fare, dato che quei soldi la Chiesa li riceve comunque dallo Stato. Qualche volta la Chiesa sembra voler investire un po' troppo su operazioni di immagine".
Detta così in generale, la cosa è anche vera ma non riguarda solo la chiesa, resta da osservare, visto che siamo in argomento, che il pulpito da cui viene la predica non è proprio dei più indicati a farla.
Che parli e critichi proprio il Ministro che si è lanciato nella più grande operazioni di immagine tra i membri del governo dopo Berlusconi lascia scioccati per l'impudenza delle affermazioni.
Ma andiamo anche oltre e ascoltiamolo ancora ripetere che "Non è possibile che lo Stato possa essere il bersaglio di qualunque critica, come se fosse il ricettacolo di tutti i mali, e nessuno possa mai dire alcunché della Chiesa. Adottiamo un criterio di reciprocità, che è poi quello evangelico della pagliuzza e della trave" .
Vero anche questo ministro, davvero sincera e grande questa sua, sia per spregiudicatezza che per temerarietà, un piccolo segnale o un rigurgito forse del suo trascorso socialista.
Condividiamo e apprezziamo.
Ma questa sua per noi è la dimostrazione pratica di come sia altrettanto vero il fatto che qualcuno per avere un minimo sentore della propria trave, invece che nell'occhio se la dovrebbe trovare nel culo.

sabato 27 dicembre 2008

E' guerra in Palestina , la terra dove anche Dio ha fallito.


Natale 2008, terra di Palestina, Israele si prepara alla guerra. Oramai la notizia non fa più neanche storia.
La storia vuole però che il Dio dei Cristiani sia nato proprio in quei territori, nella notte di Natale di 2008 anni fa, in una povera capanna, alla luce della cometa che ne annunciava la nascita al mondo.
I suoi fedeli sostengono sia nato per redimere l'uomo, per sconfiggere il male, il peccato , le guerre.
Quel Dio è morto proprio per questo, ha sacrificato la vita per un nobile scopo, per una causa degna, per far sì che finalmente regnasse nel mondo la pace, non solo nei cieli, ma anche qui sulla terra.
E' triste ed amaro , credo anche per un Dio, scoprire di essere nato e morto proprio per nulla.
Se dovessimo giudicare ora, in base ai risultati conseguiti, e paragonandoli alle sofferenze ed al sacrificio della sua vita , arriveremmo fatalmente all'inevitabile conclusione che mai uomo al mondo si sia sacrificato più inutilmente.
Non solo la pace non è ancora di questa terra, ma neppure si è sconfitta la sofferenza fisica e morale, la fame, il dolore, il male, l'odio tra le genti. Stranamente ed al contrario, questi si sono potenziati con il crescere della popolazione, e poi, modernamente, si sono globalizzati, al pari e meglio dell'economia hanno conquistato il mondo.
Quel "povero Cristo" davvero non ha avuto un minimo risultato a fronte del suo nobile sacrificio. Ha conseguito maggiori risultati la nostra umana ingratitudine.
Nascesse oggi in Palestina, a più di 2000 anni di distanza, sarebbe per necessità costretto a vedere la luce in un bunker, per proteggersi dalle bombe.
La sua nascita sarebbe illuminata non dal tenue chiarore di una stella cometa ma dall'accecante bagliore di un kalashnikof .
E sempre triste la morte, lo è quella di ogni uomo.. Ancor più triste è la morte di chi sa di morire per nulla, semplicemente per destino, o per la volontà di un Dio. Se un uomo fatica a riconoscere i propri insuccessi provate a pensare come possa sentirsi un Dio posando qui il suo sguardo 2000 anni dopo.
Che salva l'uomo dalle sue malvagità e redime spesso la sua coscienza non è la confessione o il rimorso, ma è l' esistenza stessa di un Dio da poter incolpare dei propri peccati o in nome del quale poter combattere, odiare o uccidere un nemico.
E in Palestina ancora ci si uccide , spesso non solo in nome degli uomini ma anche in nome di un Dio.
Ti assale proprio lì il vago sospetto che forse , se quel Dio non si fosse mai commosso per il nostro destino, se forse non fosse mai nato...... Non voglio nè essere blasfemo, nè disprezzare la "sua" morte, nè il suo sacrificio, ma il mondo sarebbe nè più nè meno così, sicuramente con meno ideali e valori , ma con uguali morti, con le stesse identiche guerre, combattute non in suo nome ma come sempre per nostra volontà.
Natale 2008 , terra di Palestina, terra culla di tante religioni, diverse ma simili. Palestina, terra simbolo dello spirito, della religiosità e dell'anima dell'uomo, terra della fede come della speranza, di un mondo migliore, della pace, di non sò più che cosa.
Un razzo, sparato da miliziani palestinesi contro Israele è caduto proprio oggi poco lontano dalla postazione di lancio nel villaggio di Beit Lahiya, centrando in pieno una casa e uccidendo due sorelline di 5 e 13 anni, ma queste non sono altro che le prime di molte che ne seguiranno.
La tragedia avviene alla vigilia di quello che si annuncia come un nuovo periodo difficilissimo per la Striscia di Gaza, Israele infatti, proprio in questi giorni di festa per i cristiani, si accinge a sferrare una nuova dura offensiva contro i territori palestinesi.
Israele si prepara ad una nuova guerra, all'ennesima contro i Palestinesi.
Quel Dio per nascere non avrebbe potuto scegliere territorio migliore se solo avesse voluto dimostrare al mondo la propria impotenza o la propria indifferenza.
Quell'uomo però non avrebbe potuto scegliere territorio più significativo nè morte "migliore" per poter dimostrare al mondo ed agli uomini che si deve avere il coraggio di andare sempre fino in fondo, sacrificando anche la vita, per una giusta causa, per degli ideali, nella solo speranza di poter, forse, porre fine alle guerre, alla sofferenza, al dolore, nell'illusione senza certezza di costruire un mondo migliore.
E questo va fatto comunque e sempre, anche indipendentemente dai risultati, dalle certezze, dal tornaconto, va fatto senza tregua, senza mai scoraggiarsi, senza rinunciare, neanche di fronte all'odio, neanche di fronte alle guerre od alla morte.
Basterebbe questo scopo, basterebbe questa speranza, per far sì che quell'uomo o quel Dio non fosse morto per niente , basterebbe questo per rendere grande quell'uomo, basterebbe per davvero per renderlo immortale, come Dio.
Basterebbe questo per dare ancora una speranza anche alla Palestina.

giovedì 25 dicembre 2008

Di Pietro dovrebbe sapere che in politica contano anche i comportamenti.

"Mio figlio non ha fatto niente di penalmente rilevante", anche perché altrimenti "dovremmo mettere il recinto intorno a tutto il Paese".
Così dichiara Antonio Di Pietro, in una intervista a Sky Tg24 a proposito delle intercettazioni che vedono coinvolto il figlio, Cristiano.
Non che lo si possa nè si voglia smentire, Tonino, dice la verità e infatti nessuno fino ad ora ha mai detto o dimostrato che vi siano fatti penalmente rilevanti a carico del figlio.
Ma questo non finisce nè stempera la polemica. Cesare era solito dire che "la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto".
Si capisce la difesa del padre nei confronti del figlio, vale per tutti i genitori, dovrebbe però avere dei limiti, imposti dagli incarichi pubblici o da quelli politici.
Qui non si tratta di reati, qui si tratta solo di giudicare alcuni comportamenti.
Dalle notizie diffuse traspare il fondato sospetto che questi non si possano definire del tutto trasparenti e tali da non determinare almeno un qualche piccolo rossore, una lieve imbarazzo.
Se fosse stato tutto così scontato o traparente non si sarebbe sentito il bisogno di sollecitare alcunche , nè il lavoro per amici nè interventi particolari , se fossero stati rapporti così trasparenti non si sarebbe sentito il dovere di interrromperli tanto repentinamente e bruscamente.
Fare il padre vuol dire essere spesso disponibili a perseguire l'interesse dei figli per guadagnarsi così la loro eterna gratitudine, vuol dire essere spesso costretti a perdonare anche l'imperdonabile, per affetto, per il loro bene.
Fare il politico non dovrebbe essere un "guadagno", nè un "interesse", non dovrebbe vedere coinvolti nè gli affetti, nè i familiari; a volte costa farlo proprio per questo, dovrebbe voler dire imporsi doveri e responsabilità , questo nell'interesse pubblico.
A maggior ragione quando poi si vuole essere moralisti o fustigatori di pubblici costumi ci si deve imporre qualche dovere e qualche obbligo in più, primo fra tutti la coerenza e poi una profonda onestà intellettuale.

martedì 23 dicembre 2008

Consigliere Comunale si spaccia per portatore di handicap.

"La sua auto parcheggiata in piena piazza di Spagna, davanti alla sede di Mediobanca, aveva attirato l'attenzione di molti passanti e commercianti".
Si trattava di una fiammante Porsche che aveva sul cruscotto, in bella mostra e senza ritegno, alcuni contrassegni, uno di consigliere comunale e un altro da disabile.
Non che le due cose debbano viaggiare necessariamente disgiunte , anzi , vedo già qualche maligno che abbozza un sorriso.
Ma non è questa la notizia. Dalla targa sono risaliti al proprietario; pare si trattasse di un certo Fabio Benedetti, consigliere Pdl del XVIII Municipio a Roma.
Dove sta lo strano , direte voi ? Sta nel fatto che il permesso esposto sulla Porche non era intestato a lui o alla signora che lo accompagnava, ma a un'altra persona deceduta nel 2006.
Un permesso che l'Atac aveva annullato da due anni ma che non e' mai stato restituito.
A riportare la notizia e' 'Il Messaggero'.
Spesso nella vita a volte i morti possono servire per davvero alle cause dei vivi, spesso anche tra consiglieri comunali si trovano portatori di handicap.
Difficile è trovare qualcuno che in un colpo solo sia riuscito a spacciarsi nel contempo per morto e portatore di handicap e nel contempo a mancare di rispetto ai vivi come ai morti, ai tanti portatori di handicap oltre che ai suoi concittadini.
Forse il suo comportamento è consono alla sua "casta" o al suo ambiente, a quel mondo di furbi e di approfittaori che non riesce a vergognarsi di nulla, che non arrossice mai di fronte a niente. Spero solo riescano a vergognarsi almeno i suoi elettori, a vergognarsi per lui naturalmente senza poi scordarsi di negargli il voto la prossima volta che si recheranno alle urne.

La fogna a cielo aperto del malcostume napoletano si allarga sempre più, ammorba il paese.

L'inchiesta sulla tangentopoli napoletana si sta allargando a macchia d'olio .





Fa luce su un mondo fatto di intrecci politici spregiudicati ed a tutto campo, relazioni istituzionali quanto meno dubbie, interessi privati e favori che rasentano il ricatto.
I fatti penali si mescolano con gli intrallazzi ed il malaffare di una classe politica oramai squalificata.
L'inchiesta diventa uno squarcio sulla fogna a cielo aperto del malcostume e della cattiva politica Campana.
Non illudiamoci però che possa essere solo a questa circoscritta. Le ramificazioni coinvolgono più personaggi , più partiti, più Regioni e più realtà territoriali.
Si capisce ora la fretta e la voglia di vietare le intercettazioni..
L'inchiesta nata in sordina, e da tanti minimizzata, per molti versi quasi trascurata, rischia ora di scoprire fatti eclatanti di malcostume, di malgoverno, di atti illeciti, di piccoli e grandi furti a spese della ricchezza pubblica.
Molti non la pensavano per nulla simile alla vecchia tangentopoli.
E' solo diverso il clima, ma questa inchiesta rischia di essere il completamento e la continuazione della prima tangentopoli, se solo continueranno gli interrogatori e le indagini.
Il vero problema e l'unica vera differenza sta nel fatto che questa volta vi sono interessi diffusi e consolidati, in ampi settori politici e sociali, tali da far pensare ad una comune volontà di insabbiare , ostacolare o impedire le indagini e le inchieste.
Già si assiste, e via via vedrete si faranno sempre più alte le urla ad una vera levata di scudi, cominciano i distinguo e gli "io non sapevo e non pensavo" ed i "se solo avessi saputo".
E troppo presto per dirlo , ma la "reazione" è già in movimento, sta sondando il clima e gli umori, alla ricerca di leggi che possano mettere tutto a tacere nell'interesse diffuso di tanti ambienti politici. La scusa è sempre la stessa, "questo clima di sospetti " si dice "non fa bene al paese".. Sarà, ma tanti pensano come me che agli italiani fanno molto più male questi politici , nuociono molto più loro al paese di tutte le intercettazioni di questo mondo.

lunedì 22 dicembre 2008

Il Direttore di Rai Uno vuole ringiovanire la Tv e prepara il ritorno di Celentano

Mi viene in aiuto, per una breve considerazione, proprio in questo giorni una sortita di Fabrizio Del Noce , il Direttore di Rai Uno.
Non che vi sia nulla di rilevante nelle sue affermazioni, nè d'importante, è solo un argomento leggero , anche se significativo di una mentalità.
E' solo una testimonianza, anche nelle cose più piccole ed inutili, di un fatto generale, e cioè che il nostro è per tanti versi un paese arretrato e retrogrado, un paese di vecchi e per vecchi.
Del Noce, commenta in diretta i suoi programmi per la Tv pubblica e li definisce tutti all'insegna del «rinnovamento e ringiovanimento».
Per prima cosa - dice - "Tutti pazzi per amore".
All'insegna del ringiovanimeto , qualcuno comincia a dire. La fiction che ha un target medio di 50 anni.
Poi arriva di botto la chicca, la ciliegina sulla torta, il non plus ultra del rinnovamento e della sperimentazione, il ritorno di Celentano. Il Direttore lo definisce "l’evento", è lui continua, il più grande artista della televisione italiana".
In parte del Noce ha ragione, Celentano è grande , fin qui nulla da discutere.
Ma i grandi vanno presi per quello che sono, come un esempio, da imitare, da ammirare, da ascoltare una volta ogni tanto con affetto, con nostalgia e con grande piacere ma poi ci si ferma. Sono dei grandi maestri , ma il futuro non è loro.
La vita prosegue , si "rinnova" ogni giorno, e con la vita lo spettacolo e la musica cambiano tentano nuove strade.
Possibile che non ci siano sulla scena italiana cantanti o "showman" da proporre che non siano solo vecchie glorie, pezzi da museo anche se pezzi da novanta ?
Ci sono eccome ma bisogna conoscerli.
Non voglio essere impietoso, nè irriconoscente nei confronti di un grande artista, ma Celentano ha 71 anni, anche se portati benissimo. In fondo Celentano è riuscito a diventare grande proprio perchè qualcuno gliene ha dato delle possibilità ed ha avuto fiducia in lui. Sarebbe ora id fare altrettanto se vogliamo avere anche una televisione migliore.
Forse sarebbe un bene per la tv pubblica impiegare meglio le sue risorse ed i ricavi del canone, "ringiovanirsi e rinnovarsi" per davvero, non si può vivere solo di vecchie glorie.
Se poi per ringiovanirsi si deve concedere il meritato riposo a personaggi che, come Del Noce si possono definire vecchi , senza mai aver goduto nemmeno della necessaria, già questo sarebbe un buon segnale, un eccellente inizio.
Si dimostrerebbe di volere davvero il tanto sognato "rinnovamento e ringiovanimento" e che finalmente, almeno lo spettacolo, sarebbe diventato indipendente dalla lotizzazione politica.

Berlusconi non tesse le lodi di Santoro nè dei "processi" lui dice di preferire i "lodi" come quello di Alfano.

«Basta con i processi mediatici», queste, dicono, siano state le parole usate da Berlusconi per attaccare la ricostruzione delle intercettazioni del caso "Why Not" fatta da "Annozero", la trasmissione televisiva di Santoro.
Non si tratta, secondo Berlusconi, solo di accelerare la riforma della giustizia, ma è ancora più urgente mettere freno al "circuito mediatico-giudiziario".
Il premier, al pranzo degli Eurodeputati, secondo alcuni presenti, ha citato al riguardo proprio l'esempio della trasmissione di Santoro, dedicata alla guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno e alla questione morale.
«Ho guardato in tv la trasmissione '"Annozero" e ho visto che addirittura hanno simulato una sorta di "fiction" su fatti che non sono ancora andati a processo».
Berlusconi ha spiegato di aver visto che un attore impersonava un giudice, un altro un imputato. «Una ricostruzione avvenuta soltanto attraverso i testi delle intercettazioni», sottolinea il Cavaliere.
Poi dicono sia sbottato «Bisogna finire con questi processi mediatici».
Non credo sfugga a molti quale sia il vero problema per il nostro Premier.
Al cavaliere non solo non piacciono i processi mediatici, ma , senza potergli dare torto, semplicemente non ama i processi, di qualsiasi tipo.
Come ne sente parlare gli viene l'orticaria, gli si rizzano di colpo i radi capelli.
Poco importa se le accuse non sembrano riguardarlo direttamente. Il problema è che lui sa che, gira e rigira, prima o poi un qualche magistrato "comunista" riesce sempre a trovare una qualche intercettazione che lo coinvolge.
Non solo perchè il "nostro" è per sua natura molto ciarliero , ma anche perchè ha interessi economici in tante attività e ancora è del tutto irrisolto il conflitto di interessi.
Questo accade naturalmente non per colpa nostra o dei giudici , ma solo per colpe sue, visto che ancora non si decide a partorire una legge qualsiasi, anche appena decente.
Qui non può proprio dire, come sulla crisi finaziaria, che tutto dipende da noi, qui deve assumersi le sue responsabiltà.
Daltronde ognuno nella vita ha le proprie debolezze, le proprie piccole e grandi fobie.
Non serve a molto, come si sa, dirgli o ricordargli che chi ha la coscienza tranquilla in fondo potrebbe attendere serenamente il giudizio, non solo della storia ma anche dei tribunali, senza nulla temere.
Si va bene , lo so che sono le solite frasi di rito, si fà alla svelta a dire le cose, il difficile è poi prendere sul serio le affermazioni di rito.
Qualcuno dirà che i processi e la giustizia per il Cavaliere sono una vera e propria idiosincrasia, quasi patologica, una fissa.
Ma come si sa, ed ha ampiamente dimostrato, il Cavaliere è un tenacie ed disposto a tutto per porre dei limiti, naturalmente nell'interesse degli italiani, a quella che considera una malattia, non sua, ma del sistema.
Quindi non aspettatevi da lui, anche in clima natalizio "lodi" nei confronti della giustizia, dei tanti giudici che rischiano la vita per difendere lo stato e la legalità o per combattere la mafia. No signori oramai lo sapete e lo sappiamo che non ci saranno per questi "lodi".
Da lui al massimo aspettiamoci un qualche "lodo" , sul tipo proprio di quelli di "Alfano".

venerdì 19 dicembre 2008

Berlusconi dice che le intercettazioni sono dannose per il paese. Io pensavo fosse più dannosa la corruzione.

"Abbiamo pronta una riforma della giustizia penale nella direzione auspicata da tutti gli italiani". Sono queste le affermazioni di Silvio Berlusconi, il giorno dopo la bufera giudiziaria che travolge la giunta Iervolino a Napoli, ma investe anche Italo Bocchino del Pdl.
"La riforma va fatta subito", insiste e rincara subito la dose, "soprattutto sul fronte delle intercettazioni. Saranno concesse solo per reati di terrorismo internazionale e di mafia, delitti con pene dai 15 anni in su".
L'opposizione, in altri tempi avrebbe forse fatto barricate, ora "scossa e attonita" per le inchieste giudiziarie in atto, ascolta e tace.
Si sono gia scordati che solo pochi giorni fa il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini,aveva dichiarato che così sarebbe diventato "impossibile" indagare contro la mafia.
Molti dei crimini commessi dalle mafia, estorsione, truffa, turbativa d'asta, prevedono infatti condanne inferiori.
Ma una riforma serve, ribadisce Fini, perché "il sistema giustizia" così com'é "ha sempre meno credibilità".
Lo strano è che quando i nostri politici parlano di credibilità fanno sempre riferimento a quella degli altri , mai alla propria perchè in tal caso dovrebbero almeno zittirsi.
Nessuno però dovrebbe scordarsi che le riforme non si fanno sull'onda delle inchieste, o in funzione delle stesse, si fanno perchè necessarie, e in tempi non sospetti, serenamente, pacatamente , nell'interesse di tutti e non solo di qualcuno.
Ma il Premier dice di giudicare estremamente "dannose per il paese" le intercettazioni telefoniche.
Molti invece pensano siano più dannose la corruzione diffusa e la mafia, ma come si sa è questione di priorità e di opinioni.
Tanta foga del Cavaliere rischia di essere ancora una volta sospetta.
A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio non lo si faccia solo per gli italiani, per il paese, o per la giustizia .
Si sa l'Italia è piena di gente sospettosa, che potrebbe pensare si stia facendo ancora tanto baccano per difendere gli interessi di pochi, tanto per fare star tranquillo qualcuno, per difendere interessi di casta, per porsi al riparo dei giudici e della giustizia.
Una riforma così, fatta per questi motivi, non piacerebbe per nulla agli italiani.

giovedì 18 dicembre 2008

Dopo queste affermazioni bisogna avere una bella faccia tosta per dire che bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare.

"In Spagna sta avanzando l'indottrinamento laico, la "statolatria", cioè l'ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno" sostiene monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ex segretario della Dottrina della Fede, ed amico personale di Papa Ratzinger.
Monsignor Amato che quasi certamente diventerà Cardinale nel prossimo concistoro, ribadisce poi che "Fortunatamente possiamo contare su una Chiesa spagnola che ha approfondito seriamente il problema e ha dato una risposta pubblica e chiara, rispondendo con fermezza a un'intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell'educazione dei propri giovani.
L'esponente della Santa Sede, rincara poi la dose affermando che "in tutta Europa (Italia compresa) si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica: lo Stato cioè entra sempre più nella vita personale di ognuno obbligando le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento".
Ci vuole una bella faccia tosta, quando si pensa che tutto questo è stato detto all'insegna di alcuni sacrosanti principi, quello della non ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato, quello di una libera chiesa in un libero stato, e dell'evangelico motto, ribadito proprio alcuni giorni fa dal Papa "date a Dio quello che è di Dio e date a Cesare quello che è di Cesare".
Qui è chiaro cosa intendesse il Ponteficie quando intendeva "date" a Cesare.

Le parole di Bettino Craxi smentiscono ora i giustizialisti di allora.

Per anni ci si è trastullati all'idea che , dopo tangentopoli, e finito il periodo della prima repubblica, avesse avuto termine, non solo il finanziamento illecito dei partiti , ma anche quell'odioso sistema di corruzione che molti italiani conoscevano alla perfezione,
ancor prima che un'indagine giudiziaria la mostrasse in tutta la sua portata.
Era un bubbone, un cancro inesorabile che corrodeva la politica ed il sistema, banalizzando e monetizzando tutto, in un amalgama indefinibile ed indefinito di bene e male.
Basti pensare che grandi intuizioni politiche ed idee finirono miseramente infangate dalla corruzione, grande e piccola, che aveva pervaso tutto il sistema.
Si pensò di aver individuato tutte le responsabilità, ci furono i molti furbi che cercarono, per salvare se stessi ed i propri partiti, di additare all'opinione pubblica i veri o presunti colpevoli.
Ci furono personaggi politici di ogni schieramento , anche di sinistra, moralizzatori e fustigatori dei vizi altrui perchè consci dei propri.
In genere oggi sono così pronti a parlare di riforma della giustizia, dicono nella speranza di evitare i suoi eccessi, quanto lo furono allora nel gridare, guidando gli assalti al palazzo, il famoso e fatidico "dalli all'untore" di manzoniana memoria, davanti a folle inferocite, additando gli inquisiti.
Gente che vedeva la trave conficcata negli occhi altrui, ma che non osservava la propria.
La storia purtroppo è sempre maestra , ritorna spesso sui suoi passi, ripete i suoi cicli. I fatti di questi giorni ne sono la testimonianza. Passò allora l'idea che la Democrazia Cristiana ed i Socialisti, guidati allora da Bettino Craxi fossero i veri colpevoli del sistema di corruzione dilagante. Ne avevano anche loro responsabilità ma questa fu solo una mezza verità ovvero una verità di comodo, che serviva solo a salvare il salvabile. Fu il trionfo incontrastato della gattopardesca affermazione del Principe di Salina, che di fronte alla caduta dei Borboni ed alla fine del suo mondo all'avvento dei Savoia, ebbe a dire "tutto deve cambiare perchè tutto possa rimanere come prima".
Così è accaduto, si sono puniti veri e presunti colpevoli, ma non si è scardinato un sistema o una consuetudine. C'è bisogno di una seconda rivoluzione per completare la prima, e purtroppo "dovrà passare la notte perchè si possa rivedere di nuovo il giorno" della politica italiana.
Rileggevo proprio oggi le dichiarazioni che Bettino Craxi, allora Segretario del Partito Socialista, fece alla camera dei deputati proprio in piena tangentopoli. Sono di un'attualità e di una lucidità sconvolgente.
La prima rivoluzione si completerà solo ora se si avrà davvero il coraggio di affermare che sulla questione morale, non sono esistite solo responsabilità individuali o di qualche partito, ma che era ed è l'intero sistema che è malato, assieme a buona parte della sua classe politica.
Non si trattava allora , come non si tratta ora, di far salvo il principio che se tutti sono colpevoli nessuno è colpevole, ma di certo ci sarà bisogno di una serena analisi della storia, rivalutando anche qualche partito e qualche politico come Craxi, a cui andrà finalmente restituito dignità, riconoscendo a lui, al pari di tutti gli uomini, i meriti che gli furono propri, i pregi come i difetti, i vizi, assieme alle virtù.
Se solo si avesse avuto davvero il coraggio di ascoltate le sue parole e di cambiare allora tutto, curando davvero la malattia, non solo i suoi evidenti o solo manifesti sintomi.
Allora però queste parole non servivano ai vincitori e avevano lo svantaggio di giustificare i vinti, quelli che potevano apparire come i soli colpevoli.
Forse potranno servire ora , nel momento in cui i vecchi vincitori, sotto i colpi delle inchieste e della questione morale, rischiano di diventare gli odierni vinti.
Ma qui non si tratta solo di un gruppo dirigente di un partito andato in crisi, per tanti versi sta andando in crisi l'intero mondo della sinistra che è piegato ed in attesa di un riscatto, sempre più distante, sempre più lonano. Si abbia davvero ora il coraggio di andare fino in fondo, di non commettere gli errori del passato, non ci si consideri sempre immuni dal male, dalla corruzione, dall'inganno, dalla furbizia politica, sempre migliori, sempre diversi.
Si riconoscano davvero le colpe, anche storiche, e si abbia il coraggio di girare pagina e di andare avanti, il tempo stringe, la pazienza degli italiani e degli elettori viene meno, il non farlo ora caricherebbe gli inadempienti di responsabilità storiche pesantissime.

dal discorso di Bettino Craxi alla Camera dei Deputati, 3 luglio 1992

In quest’aula e di fronte alla Nazione io penso che si debba usare un linguaggio improntato alla massima franchezza. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna.
Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica.
Uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale e ponendo l’urgenza di una rete di con-trasto che riesca ad operare con rapidità ed efficacia. I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità. Purtroppo anche nella vita dei partiti molto spesso è difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette sia per la impossibilità oggettiva di un controllo adeguato, sia talvolta per l’esistenza ed il prevalere di logiche perverse.
E così all’ombra di un finanziamento irregolare ai partiti e, ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati.
E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare od illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale.
Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.

Bettino Craxi

mercoledì 17 dicembre 2008

Alitalia o Cai , in ogni caso non si vola mai.

Quattro ore di sciopero il 19 gennaio prossimo dei lavoratori di Alitalia, Alitalia Airport, Alitalia Servizi e Atitiech di Napoli.
A proclamarlo e' stata la segreteria provinciale del SdL Intercategoriale nell'ambito di un pacchetto di 60 ore di sciopero".
Non voglio entrare nel merito come non voglio più sapere di chi è la colpa, se di chi sciopera o di chi abbia portati i lavoratori allo sciopero.
Per una volta voglio essere estremamente superficiale e constatare solo, come faranno la maggior parte degli Italiani, che cominciamo proprio bene, cominciamo alla grande, cominciamo come alla solita vecchia maniera.
Come si vede, Alitalia o Cai, è proprio destino che non si voli mai.

Eluana: Dio gli ha dato una breve vita , gli uomini un'eterna morte.

Non c'è pace per Eluana, anche la speranza di Udine è , per ora sospesa ed in attesa di ulteriori decisioni.
Infatti poco prima che si decidesse per il suo trasferimento è arrivata la nota del Ministro Sacconi che ha reso inapplicabile quello che la giustizia aveva già deciso.
Nella nota , indirizzata alle Regioni, il ministro fa divieto a tutte le struttura del Servizio sanitario, siano esse pubbliche, convenzionate, private o abilitate, di interrompere l' idratazione e la nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo.
Non credo che al Ministro sia sfuggita la portata delle sue decisioni e le conseguenze immediate ul caso Englaro.
La Costituzione attribuisce al Parlamento la facoltà di promulgare leggi, ai giudici di applicarle e a volte di interpretarle. Quando queste sono inadeguate o insufficienti tocca a volte ai giudici decidere in loro assenza.
Se è vero che nessuno deve sostituirsi al Legislatore, è altrettanto vero che a nessuno deve essere permesso, nè di ostacolare, nè di sostituirsi alla giustizia.
Questa volta, di fatto, un Ministro della Repubblica oltre che sostituirsi in maniera impropria al legislatore, si è messo di traverso, ostacolando ed intralciando palesemente la giustizia.
Tutto questo è, oltre che inammissibile, anche indecoroso.
Lo spettacolare e tempestivo intervento di Sacconi potrà forse servire ad ingraziargli le simpatie della parte più reazionaria del paese e del clero a cui il centro destra si ispira, ma pare davvero ingiusto ed indecoroso intervenire così platealmente su una questione oramai definita e chiusa, dopo che la Corte di Appello si era già pronunciata.
Il Ministro deve sapere che non riapre solo un caso, ma riapre sofferenze e disagi.
Non si può passare come rulli compressori ,non solo sul corpo di Eluana, ma anche sui sentimenti della famiglia, piegare ancora una volta le coscienze, proprio nel momento in cui forse erano riuscite a ritrovare una loro pace.
Eluana è già morta , lo è da anni, ma Eluana vive, tenuta artificialmente in vita per meschini interessi di parte, per essere utilizzata come bandiera o simbolo, per essere sacrificata non si sa a quale insensata causa.
Un povero corpo, strattonata a destra e a sinistra dalla pochezza di uomini privi di pietà, di cuore e anche di ragione.
Sacconi se non riesce per sua natura o inclinazione a rispettare le sentenze dei giudici abbia almeno rispetto per Eluana, per la sua volontà, per quelle dei familiari e per le loro sofferte decisioni. E' il cane che si morde la coda, chi non rispetta la giustizia non ha mai rispetto per "l'uomo", ma chi non ha rispetto per "l'uomo" non riuscirà a rispettare nemmeno la sua giustizia.
Qui Sacconi non ha avuto rispetto per nessuno.

martedì 16 dicembre 2008

Abruzzo la vittoria della destra, la disfatta della sinistra, il trionfo dell'antipolitica.

Chiodi (Centro Destra) 48,81% dei voti, Costantini (Centro Sinistra) 42,67% dei consensi.
Non c'è che dire, i dati sono netti e chiari.
Al centrodestra spetta il nuovo Presidente della Regione Abruzzo.
Esiste però un dato che è incontrovertibile, alle urne si è recato il 52,9% degli elettori, praticamente solo un elettore su due.
Cantino pure vittoria gli eletti , si disperino i vinti, ma il primo partito dell'Abruzzo è la protesta , a volte generalizzata, a volte raccolta da questo o quell'altro candidato.
I dati più eclatanti di queste elezioni sono, da una parte il risultato di Di Pietro e della sua lista l'Italia dei Valori, che raggiunge il 15% dei consensi, dall'altro il crollo del Pd che cede sul terreno 14 punti in percentuale.
"In Abruzzo - sostiene Chiodi - c'è bisogno di una rinascita ed io lavorerò perché questo avvenga". Credo davvero che questo possa rappresentare il comune sentire degli Abruzzesi e non solo del vincitore.
"Rinascita", chiunque la faccia , chiunque riesca a renderla praticabile e possibile.
Rinascita delle istituzioni, della politica , dei partiti.
Ma mentre la destra è riuscita a trovare un equilibrio al suo interno e a darsi un'immagine, giusta o sbagliata che sia di fronte agli elettori, il Pd ancora è eternamente impegnato nel suo guado, non si capisce ancora verso quale sponda, annaspa, "come quel pelago alla riva".
E intanto avanzano però le inchieste giudiziarie. Spazzano via una classe dirigente locale, sarà poi la giustizia a stabilire le responsabilità , certo è che, quando si è affermato per anni che gli indagati si devono fare da parte , ci si deve poi adeguare.
Ma non è solo l'Abruzzo in fibrillazione , basta guardare a titolo di esempio Napoli .
Là vecchi burocrati di partito assunti a simbolo di inamovibilità occupano ancora i palazzi del potere nonostante ogni cosa, sia la decenza sia il buon senso, consiglino le loro dimissioni.
Anche qui c'è bisogno di rinascita e di segnali per una sinistra smarrita.
Dicono che Berlusconi esulti per questo risultato.
ne ha motivo ma mi pare gusti il solo sapore dell'"attimo" e che gli sfugga, in quel suo eterno e tirato sorriso tipico delle plastiche facciali, la percezione del profondo disagio, non solo degli abruzzesi ma degli italiani.
Nessuno sembra accorgersi di quel 52% di elettori che ha disertato le urne.
Anche al Cavaliere va ricordato che gli italiani hanno scelto, spesso e solo, tra due mali, ma sono sono stanchi di questa politica, della corruzione, della convinzione così diffusa tra i partiti che debba sempre essere quaresima per tutti tranne per i politici che festeggiano sempre la loro eterna Pasqua.
Gli Italiani non sanno più da che parte stare, si girano a destra e poi a sinistra, ma spesso lo spettacolo non cambia.
Veltroni dicono viva un profondo malessere. Ne ha icuramente motivo, si è accorto che c'è "malessere, stanchezza e critica anche nei nostri confronti".
Vivaiddio finalme si è svegliato anche il "pargolo", il nuovo "Redentore", l'uomo che doveva salvare la politica e la sinistra.
Non ha fatto altro che compiere un errore dietro l'altro da che è alla guida del partito.
Ha creato il fenomeno Di Pietro, ha affossato i socialisti ed i radicali, convinto di fare così strategia politica.
Si è scavato invece la fossa da solo. Promette riforme, rinnovamento e rigore, ma non le sa attuare nemmeno nel suo partito.
Scommette sulla modernità e poi imbarca la Binetti ed i teodem per assecondare Rutelli.
Non ha ancora capito che deve decidere da solo cosa farà da grande, non può ascoltare tutto e tutti, alla fine, se così è, non si capisce più che cosa fare, nè chi seguire.
A volte fatica persino a conoscere ed interpretare le sue idee.
Dice Veltroni che Berlusconi non può permettersi il lusso di parlare.
E' sicuramente vero, ma anche Veltroni si decida a non far più discorsi eterni che si faticano a seguire, scelga poche cose chiare, semplici, accessibili e comprensibili ai più.
Non faccia ora l'ennesimo errore di ricercare accordi con Berlusconi, per il semplice fatto che si vede accerchiato in casa; si giochi la carta di accordi chiari a sinistra e al centro, non cerchi il sostegno degli avversari, questi non lo possono salvare.
Faccia il leader, urli e non continui a piagnoculare, dia indirizzi e slogan, scenda nell'arena , non si nasconda nei salotti o nei cineforum, belli fin che si vuole , da intellettuali certamente, ma così lontani dalla gente comune.
Sì, anche a sinistra c'è bisogno di rinnovamento, sopratutto di rinascita.
A meno che Veltroni non sia, oltre che masochista anche sadico, e non goda di tutta questa sofferenza, così diffusa nel partito , ma anche nella sinistra e nel paese.
La crisi che incombe non ci può lasciare orfani, a sinistra, di un pensiero e di idee socialiste e riformiste.

lunedì 15 dicembre 2008

Il Papa riafferma il principio di dare a Cesare quello che è di Cesare ma quello che bisogna dare lo decide lui.

Nella giornata di sabato Benedetto XVI ha fatto visita all’ambasciata italiana presso la Santa Sede.
L'evento è passato quasi del tutto inosservato, anche se per ritrovarne un precedente storico bisogna andare all' 86 con la visita di Giovanni Paolo Secondo.
Il Papa ha voluto così testimoniare come tra Italia e Santa Sede non intercorra solo un rapporto di vicinanza ma anche una intesa quanto mai importante e duratura.
Non si è trattato solo di una visita importante, ma in quella occasione il Pontefice ha voluto tenere anche un discordo di "rilievo", uno di quelli che non dovrebbero mai passare inosservati.
Alla presenza del Ministro degli Esteri, di Bonaiuti e di Gianni Letta , Benedetto XVI ha ribadito la distinzione di fondo che dovrebbe animare i rapporti tra Stato e Chiesa, cioè quel famoso ed evangelico "dare a Dio quello che è di Dio e dare a Cesare quello che è di Cesare, sottolineando come questa distinzione appartenga "alla struttura fondamentale del cristianesimo".
Tutto bene dunque quando vi è chiarezza, tutto condiviso, tutto sacrosanto.
Peccato però per qualche aggiunta successiva con la quale la Chiesa "sente come suo compito risvegliare nella società le forze morali e spirituali, alcuni fondamentali principi etici, e promuovere la dignità della persona e il bene comune della societa".
Tutti buoni e nobili propositi, se detti cosi in astratto o riaffermati nei principi.
Peccato si perdano poi di fronte alla realtà ed ai casi particolari.
In questi casi si vede sempre come la chiesa cada sempre nell'errore di considerare fondamentale e prioritario il suo diritto di "indirizzo" e di "controllo", incitando anche, in non poche occasioni , al non rispetto ed all'opposizione nei confronti di quelle leggi dello stato che fossero in contrasto con gli insegnamenti e la dottrina della Chiesa.
E' questo alla fine un grave "peccato originale ", quantomeno di presunzione.
Vicini negli ideali, a volte, o solo a parole ed in astratto nei principi, il difficile è spesso conciliare gli interessi "terreni" del clero con quelli di "Cesare".
Lo è ancor di più in questo caso, quando a tutto il resto si contrappone il principio della superiorità dell'insegnamento della chiesa, unito a quello della sua infallibilità.
Mi pare che, riaffermato questo, rimanga poi poco da dare a Cesare se non le parole astratte e quello che secondo la Chiesa, non rientra negli interessi di Dio in questa terra.
Lontani allora e quasi separati se non in casa, almeno idealmente quando si scende dall'altare per mescolarsi con i "vizi e le povertà dell'uomo", con i suoi bisogni, con le sue necessità sociali e con il grande principio di tutte le vere democrazie , quello della laicità dello stato.

sabato 13 dicembre 2008

Diamo uno schiaffo al Generale, diamolo a lui per educarne cento.

Davvero si tratta di un episodio sconcertante quello che ha coinvolto il comandante della Polizia Municipale di Napoli, Generale Luigi Sementa.
Il 5 dicembre scorso, un cronista de «Il Napoli», Alessandro Migliaccio, subì un'aggressione fisica proprio da parte di Sementa.
Il cronista che si era recato presso la sede dei vigili urbani avendo ricevuto una convocazione, ha in seguito denunciato in Questura di aver ricevuto uno schiaffo sul viso proprio dal comandante Sementa.
La violenta reazione del comandante sarebbe scaturita dalla contestazione di un articolo a sua firma, pubblicato su un giornale , dal titolo «Gran bazar d'illegalità nel rione del comandante».
I fatti accaduti sono stati ripresi da una telecamera e trasmessi da Rai Tre in Linea Notte, oltrechè da "Striscia la notizia".
Nel filmato si vede chiaramente il Generale mentre si avvicina a Migliaccio e gli dà uno schiaffo in pieno volto.
Solo l'intervento di altri cronisti, presenti alla scena, ha evitato ulteriori aggressioni nei confronti del cronista.
Inutile credo la semplice protesta, superfluo ricordare al Generale che la libertà di stampa è fondamento di ogni democrazia.
Non è proprio questo il punto , non servono e non bastano qui le scuse, il punto è che non è possibile per un pubblico ufficiale, per un Generale , un tale tipo di comportamento.
Sostengo in pieno l'iniziativa nata su Facebook "diamo uno schiaffo al generale" ma diamolo sonoro e ben assestato, tale da togliere ogni tentazione ai tanti emuli che ancora popolano le questure o gli uffici delle forze dell'ordine, chiediamo poi compatti al Sindaco, Rosa Russo Iervolino, di adoperarsi, in maniera incisiva e determinata, per assicurare che episodi del genere non abbiano mai più a ripetersi.
Resta il fatto sconcertante ed incomprensibile che nessuno fino ad ora abbia pensato di sospendere dal servizio il Generale, in attesa di una approfondita inchiesta.
Questo non fa onore al Comune di Napoli e neanche al sindaco Iervolino.
A volte Signor Sindaco anche le Istituzione devono accettare il principio, tanto amato e sbandierato dal Ministro Brunetta "punirne uno per educarne cento".
Questa è la volta di applicarlo perchè non può valere sempre e solo per i normali cittadini.

venerdì 12 dicembre 2008

La Gelmini fa dietrofront ma non lo può riconoscere, forse ancora una volta si sarà espressa male.

La riforma delle scuole superiori slitta al 2010, questo per dar modo al ministero di studiare meglio la questione, magari facendo anche quello che sarebbe stato opportuno e corretto fare prima e cioè dialogandone anche con il sindacato e con le associazioni degli studenti.
Pare rimanga solo in programma la riforma delle elementari, qui gli studenti non sono organizzati e pronti allo sciopero.
In ogni caso nemmeno la scelta del maestro unico, non si rivela più così strategica, ci sarà dice la Ministra ma lo avrà solo chi ne avrà voglia.
La "riforma" della Gelmini, inizialmente voluta, giudicata non emendabile, e su cui il Governo ed il Premier si dichiaravano pronti alle barricate, subisce un arresto improvviso, si svuota dei suoi punti essenziali, venduti e spacciati come "qualificanti".
Rimangono alla fine forse il solo grambiulino ed i tagli, quello che noi abbiamo sempre sostenuto essere la sostanza vera a cui aspirava il Governo, a meno che non facciano come hanno fatto con la scuola privata, li fanno uscire dalla porta e li fanno rientrare dall'altra.
La Ministra Gelmini si sta ora digerendo un bel rospo e fatica non poco a giustificare in Tv questo vero e proprio dietrofront, quasi una fuga.
Naturalmente l'opposizione, non solo politica ma anche studentesca, gongola soddisfatta, questa è la testimonianza pratica delle loro buone ragioni e dei torti della maggioranza.
Non era la Gelmini che si era spiegata male come ebbe a dire il Cavaliere, erano proprio loro che non avevano capito niente sulla scuola.
Sorge il dubbio spontaneo che sulle decisioni abbiano influito non poco gli avvenimenti Greci, laddove studenti di ogni ordine e grado protestano violentemente da giorni, mettendo a ferro e fuoco il paese proprio per protestare contro una riforma della scuola pubblica voluta dal governo.
Tutto è bene quello che finisce bene allora. Forse ma non rallegriamoci troppo, stiamo per ora a vedere come saranno e dove finiranno i famosi tagli.
Ma allora io mi chiedo, senza fare tanto baccano, senza cercare di forzare la buona fede degli italiani cercando di convincerli ad accettare quelle cose che persino loro ora giudicano sbagliate, non era il caso di lasciar perdere tutto prima e di dedicarsi ad altro ?
A meno che non si voglia ancora una volta sostenere che il Governo vuole le "grandi riforme" e che il paese ed i comunisti gli impediscono poi di realizzare. Il che sarebbe decisamente ridicolo.

giovedì 11 dicembre 2008

Berlusconi non vuole nessun accordo sulla giustizia, su questa lui, si sa, ha idee del tutto personali.

«Fin quando sarò al governo non mi siederò mai a un tavolo con codesti individui, perché condivido quanto ha detto Bonaiuti ieri: sono ancora dei marxisti-leninisti. Sono state queste le parole uscite dalla bocca del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa "viaggio in un'Italia diversa".
Naturalmente i "marxisti-leninisti" di cui parla non sono sicuramente ne il Prc , ne il Pdci, spariti dal Parlamento, ma sono i Democratici di Sinistra, suoi veri ed eterni avversari.
Tranquilli, nulla di nuovo sotto il sole probabilmente il Presidente si è, da tempo, accorto che la gente compera il giornale una volta ogni due giorni, oggi dice questa, domani quindi vedrete che ne racconterà un'altra ed aprirà al dialogo.
Credo però tutti convengano che difficilmente si troverà un accordo tra i due schieramenti, come si sa sulla Giustizia il Cavaliere ha idee "del tutto personali", che è difficile condividere. Per lui purtroppo la giustizia è diventata un'ossessione, un pallino fisso, un "fatto privato".
Il Cavaliere combatte su questo fronte una sua guerra personale contro i "giudici di sinistra", è diventato come un moderno Don Chisciotte che, lancia in resta, si scaglia contro i "suoi mulini a vento".
Peccato però non combatta per una medesima ideale battaglia, peccato non lo faccia con la stessa disinteressata generosità, lo stesso coraggio, le stesse nobili motivazioni.
Dovendo scegliere tra i due Cavalieri, come avrete capito, la mia ammirazione va, senza alcun dubbio, tutta al primo, al più famoso, Don Chisciotte.

La morte in diretta televisiva, la morte come show, come spettacolo..

La morte in diretta, il suicidio voluto agognato. assistito.
Lui il "moribondo" , con il terrore e l'ansia della morte negli occhi, concede alle telecamere ed agli spettatori il suo ultimo momento di vita.
Craig Ewert, colpito da un male incurabile ha deciso di morire così , in diretta televisiva, in una clinica della morte Svizzera.
Voleva forse semplicemente dimostrare che si può morire anche così, senza soffrire e con dignità. Io non condivido pienamente le decisioni di Craig , ne capisco le motivazioni, condivido l'idea che ogni uomo abbia il diritto di morire come e quando lo ritenga opportuno o quando per lui risulti intollerabile od insopportabile la vita.
Ma la morte non è mai spettacolo, comunque sia è sempre una tragedia, naturale fin che si vuole ma carica di tensione, di ansie, di ataviche paure.
La gioia di una nascita merita e vale sicuramente uno spettacolo, una ripresa, una partecipazione condivisa, lo vale un matrimonio, se si vuole anche un divorzio.
La morte no , la morte è l'atto supremo e come tale deve essere sempre un momento individuale, raccolto, con pochi spettatori.
Si muore soli, con i tuoi cari che ti assistono, che ti tengono per mano accompagnandoti così nel momento più difficile di tutta la vita, la sua fine, il trapasso.
La vita è il solo gioioso spettacolo che meriti i riflettori, la morte al contrario è oscurità, avviene al buio, a luci soffuse, nel silenzio ovattato di una stanza se possibile, non vuole e non richiede, per sua natura, i riflettori, un palcoscenico, numerosi spettatori.
Mi inquieta non poco sapere che, anche e sia pure per nobili motivi, possa diventare spettacolo collettivo, momento di morbosa curiosità, dato in pasto a tanti telespettatori che distrattamente vi assistono.
Craig invece è morto in diretta televisiva davanti ad un folto pubblico che lo osservava smarrito, tra una sigaretta e l'altra , tra una parola e l'altra, mentre qualcuno si rigirava tra le mani, un po' annoiato o distratto, la tazza del caffè, qualcun altro assaporava l'amaro retrogusto del liquore preferito; tra un sorriso ammiccante e fiducioso fatto alla moglie, seduta accanto, e l'angosciante e paurosa certezza, che per quanto si possa ritardare, nessuno riuscirà mai a sfuggire a quel momento.
No non è per me lo spettacolo, è orribile ed orrendo per me il solo pensiero. Non riuscirò mai personalmente ad accettare l'idea che la morta possa avvenire così , essere essa stessa pettacolo, show pubblico, atroce e beffardo reality.
La morte è sempre l'atto individuale e riassuntivo di una vita, doloroso e raccolto; merita sicuramente pietà, merita però rispetto e silenziosa partecipazione.

mercoledì 10 dicembre 2008

Vorrei davvero avesse ragione Berlusconi ma mi sa che ho ragione io.

Il nostro presidente del Consiglio non perde occasione per ricordarci che un atteggiamento di fondamentale ottimismo ci permetterà di superare meglio l'attuale crisi economica.
Oggi poi ha dichiarato che il Governo oramai ha fatto quanto era nelle sue possibilità, ora tutto dipende da noi e dai nostri comportamenti.
Detta così la cosa mi angoscia non poco, mi fa sentire l'enorme peso delle "responsabilità" che rischiano di schiacciarmi.
Anche io quindi, per non sbagliare mi piegherò al suo desiderio visto l'approssimarsi del periodo natalizio che aiuta gli acquisti.
Lo faccio però con poca convinzione, spinto dagli obblighi, ma per nulla rassicurato dalle circostanze e dalle sue affermazioni.
Difatti il Cavaliere non mi convince per nulla.
Continua a dire che l'Italia ce la potrà fare molto meglio di altri paesi quando non possiamo nemmeno aumentare la spesa pubblica visto che abbiamo il terzo debito al mondo.
Mi ricorda che tutto procede bene e che le nostre banche sono solide ma oggi scopro che la produzione industriale, in ottobre è caduta del 6,7% e che a novembre calerà del 11,4%.
Mi consola e mi sento rincuorato quando mi ricorda che il nostro è un paese che produce dei beni e che non vive di finanza come fanno altri.
Ma la soddisfazione dura poco, mi ricordo infatti che per buona parte le nostre produzioni vivono di tessile, di calzaturiero , di meccanica, proprio i settori che più saranno colpiti dalla crisi e che perderanno il maggior numero di posti di lavoro.
Ma allora mi chiedo, sono io che sbaglio nelle considerazioni o è lui che lo fa nelle valutazioni ?
Sono io che sono uno stupido pessimista o è lui che è uno sciocco ed inguaribile ottimista ?
Io ora non ho una risposta e neppure qui voglio essere ottimista.
Per una volta nella mia vita vorrei che il Cavaliere avesse ragione, ma ho il tremendo dubbio che la ragione stia dalla mia.
Per ora non ho certezze da dare a nessuno, se volete fidatevi del Premier, potrebbe essere l'ultima speranza, io spero di sbagliarmi.
Ci sentiremo a crisi terminata, se ancora avremo modo , tempo o voglia per confrontarci e naturalmente se saremo ancora qui tutti.
Per Dio, almeno su questo, cerchiamo di essere un po ottimisti.

Nel 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani ricordiamoci e ricordiamolo.

Sessanta anni fa , il 10 dicembre del 1948, a Parigi, fu approvata, da parte dei rappresentanti dei 51 Paesi allora aderenti all'Onu la "Dichiarazione Universale dei Diritti umani.
A distanza di 60 anni circa un miliardo di persone nel mondo soffre ancora la fame, e in tutto il mondo si segnalano violazioni gravi dei fondamentali diritti di ogni essere umano.
Molto è stato fatto, ma moltissimo rimane ancora da fare.
Sono ancora troppi nel mondo gli uomini a cui sono negati sostanziali e fondamentali diritti , ma sono ancora tanti anche quelli che non hanno mai nemmeno sentito parlare della Dichiarazione Universale dei diritti umani.
Pare addirittura che tra questi, i giovani siano un buon 50%.
E allora ricordiamoli questi benedetti 30 articoli , in essi si stabilisce a chiare lettere che la dignità ed il valore di ogni persona viene prima di ogni altra cosa, che l'uguaglianza e la libertà sono diritti fondamentali di ogni uomo e che a tutti devono essere riconosciute.
Sottolinea poi che ogni uomo, indipendentemente dalla razza, dalla religione o dallo stato sociale, deve poter godere di diritti inalienabili e che questi diritti valgono per tutti, per i ricchi come per i poveri, per chi vive nel benessere come per chi soffre la fame o vive nell'indigenza.
Nella dichiarazione vengono elencati tutta una serie di principi comuni, posti a fondamento della dignità umana; il diritto alla vita, al giusto processo, alla privacy, all'asilo, alla proprietà, all'istruzione, alla libertà di pensiero e di espressione, vengono condannate la tortura e la schiavitù.
Purtroppo ha ragione chi sostiene che esiste ancora un "profondo divario" tra l'enunciazione dei diritti dell'uomo e "il loro effettivo esercizio".
Ancora molta strada rimane da percorrere in tal senso, sono ancora molti gli sforzi che si rendono necessari e sono richiesti ai governi , alle istituzioni, alle associazioni, ma anche e sopratutto ad ogni singolo uomo, al fine di impedire ogni ingiustificata violazione dei diritti e garantirne la loro integrale tutela.
E tutto questo vale non solo per il sud del mondo ma anche per un occidente progredito e sviluppato, dove purtroppo sono ancora troppi i diritti violati e calpestati, ogni giorno, ogni momento. Ricordiamolo quindi e ricordiamoci sempre.

martedì 9 dicembre 2008

Un clero che predica male sugli omosessuali e razzola peggio sui pedofili.

Faccio mia la tesi di Vladimir Luxuria che sostiene come sia "cinica e disumana la posizione del Vaticano sugli omosessuali, perché ancora oggi ci sono una decina di paesi nel mondo dove l' omosessualità e la transessualità è punita con pena di morte, lapidazioni, impiccagioni".
Proprio per questo motivo la presidenza dell'Unione Europea, la Francia, ha chiesto al mondo ed all'Onu di depenalizzare l'omosessualità per evitare che tutto questo possa ancora accadere.
Il Vaticano, in modo cinico e disumano, si è posto contro questa richiesta.
Sempre pronta la chiesa, come si vede, ai giudizi, sempre talmente ancorata ai suoi pregiudizi da non riuscire a scrollarseli di dosso nemmeno quando vengono calpestati i diritti fondamentali dell'uomo, nemmeno quando si tratta di evitare sofferenze, nemmeno quando vi è pericolo per la stessa vita umana.
Sempre pronta a parlare a sproposito sui principi, in ogni campo, in ogni momento anche in quelli meno opportuni.
Come qui ed in questo caso, alla durezza dei giudizi, si contrappone la tolleranza, la sopportazione, la giustificazione, il silenzio, nei tanti casi di omosessualità e di pedofilia in cui tanti sacerdoti si sono sempre trovati periodicamente coinvolti.

Dopo che si indaga sulle giunte di sinistra anche Violante dice che si deve riformare la giustizia.

Dovevano arrivare le indagini della magistratura sulle giunte di sinistra per poter sentire l'Onorevole Violante dichiarare che "per anni la politica ha omesso di affrontare seriamente il tema della magistratura come potere.
Il centrodestra in verità il problema se lo è posto, ma in modo che è apparso ritorsivo, non riformatore.
Il centrosinistra non ne ha parlato per timore di limitare l'indipendenza dei magistrati.
Eppure negli ultimi decenni il potere delle diverse magistrature è cresciuto a dismisura, in modo spesso autoreferenziale e quindi non sempre accompagnato da quella autodisciplina che dovrebbe sempre ispirare l'esercizio delle funzioni pubbliche, specie di quelle che più hanno bisogno della fiducia dei cittadini. Ecco perché, è evidente, che ormai è necessario fare la riforma subito".
Fa piacere sentire l'Onorevole Violante affermare che negli ultimi decenni il potere della magistratura è cresciuto a dismisura e rischia di debordare dagli argini che costituzionalmente le vengono imposti.
Fa piacere, ma come al solito, l'Onorevole Violante e molti suoi compagni, se ne accorgono purtroppo tardivamente e solo quando si ritrovano sotto "pressione ed incalzati da vicino", se ne accorgano addirittura con dieci anni di ritardo.
Bel tempismo davvero, sopratutto per chi ora, dopo aver pensato fosse una bestemmia per un'intera vita, si compiace di dichiararsi "riformista".
Per chi, al contrario, si considera riformista da una vita queste sono solo piccole furberie, i giochi di potere, i messaggi cifrati, ne più ne meno come quelle degli avversari, sempre pronti a riforme, funzionali ai loro interessi di bottega.
Non è un mistero però che la giustizia Italiana sia ammalata da anni, logica, opportuna e scontata la sua riforma, lo strano è che la si voglia fare solo dopo che ci si trova in qualche modo coinvolti. Questo è il segno che anche la politica è malata, da anni, da decenni.
Non era necessario arrivare fino qui per vedere tutti i mali della nostra giustizia, il suo protagonismo, il suo pressapochismo, le sue lungaggini.
Bastava chiedere agli italiani, bastava guardarsi attorno per scoprire come questa giustizia fosse apprezzata solo quando perseguiva le storture, i reati, l'abuso di potere della classe politica e quanto poco lo fosse quando manifestava invece le proprie eterne magagne.
Più che una grande riforma, ora serve per davvero una rivoluzione, e non solo sulla giustizia.
Non bastano più i convenienti ed interessati proclami, neanche a sinistra serve più a molto sbandierare presunte diversità in tanti campi se poi la realtà è, e si dimostra diversa.
Basta guardarsi attorno, guardare a quanto succede non solo a Napoli ma anche in tante città d'Italia.
Ora davvero qualcuno deve farsi da parte, servono politici nuovi, facce nuove, idee nuove.
Così com'è, questa sinistra che non vede al di la del suo naso, non va da nessuna parte.
Non serve a nulla proclamarsi diversi, se poi non lo si dimostra nei fatti e nelle idee, e quando lo si è davvero in genere te lo riconoscono gli altri, non si ha mai bisogno di sbandierarlo ai quattro venti da soli.

L'Ue non lasci soli la Francia e Sarkozy.

Ha avuto luogo a Danzica il tanto atteso incontro tra Nicolas Sarkozy e il Dalai Lama.
Oggi, puntuali come sempre, sono arrivate le formali e durissime proteste di Pechino. Il Viceministro degli Esteri cinese, He Yafei, ha convocato l'ambasciatore francese a Pechino per comuncargli che "L'azione scorretta della parte francese interferisce con le questioni interne della Cina e inoltre danneggia in modo grave i sentimenti dei cinesi".
A questo punto nessuno dovrebbe avere incertezze nè dubbi. All'arroganza si risponde con altrettanta arroganza, alla durezza con altrettanta durezza, al ricatto con il ricatto.
La Francia non dovrebbe essere lasciata sola. Se l'Unione Europea vuole finalmente dimostrare di non essere semplicemente un grande mercato ma attore politico sulla scena internazionale, in assenza di un governo centrale europeo, ci deve essere una sola corale risposta di tutta.
Preso atto della posizione Cinese in assenza di cambiamenti, l'Unione Europea potrebbe ben presto sentirsi costretta a rivedere il suo interscambio con il gigante Asiatico, e non è detto che un po' di protezionismo sia così deleterio nell'attuale fase economica.
Il messaggio però deve essere chiaro , l'Unione Europea su questo tema non accetta compromessi, per tali motivi si sente libera di sostenere, con ogni mezzo lecito, i fondamentali diritti civili e politici di ogni uomo, in ogni parte del mondo, ancor più laddove vengano palesemente violati e disconosciuti.

sabato 6 dicembre 2008

Berlusconi non ha nè il senso del ridicolo nè quello della misura

Oggi si presenta come una buona giornata , una di quelle in cui cominci a sorridere appena ti svegli e ti rendi conto di come Berlusconi non abbia mai il senso nè della misura nè quello del ridicolo.
E' vero che il Cavaliere ne ha dette talmente tante che non ci fai più caso, e che spesso sono state una più ridicola e spiritosa dell'altra per chi possiede un minimo senso dell'umorismo e la voglia di divertirsi.
Mi pare però che questa mattina abbia superato sè stesso, quando non sapendo più che dire contro questa sinistra, l'ha criticata perchè "brinda a champagne".
Che lo dica proprio lui non è solo ridicolo è anche patetico.

venerdì 5 dicembre 2008

I prestigiatori del Governo e del Parlamento tolgono con la mano destra alla scuola pubblica quello che con la sinistra danno a quella privata.

In Italia, è dimostrato, neanche la legge è uguale per tutti, come si sa vi è qualcuno che può contare su "leggi ad personam" oppure che può sempre sperare di farla franca.
Ora si sta dimostrando che neanche i famosi tagli alla spesa sono uguali per tutti, valgono e saranno mantenuti solo per qualcuno , altri ne saranno esentati.
E' di questi giorni la protesta della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per i tagli previsti dalla finanziaria 2009."Siamo preoccupati, come emerso anche di recente da diverse voci del mondo cattolico, per il destino delle scuole pubbliche non statali (intendi cattoliche o in mano ai privati )", ha detto la Cei in una nota.Tuttavia, pur consapevoli del momento economico e sociale che il Paese sta attraversando, confidiamo negli impegni che il governo ha assunto pubblicamente".
E come si è dimostrato hanno fatto bene a "confidare".
Alla richiesta del clero è giunta pronta la risposta dell'ufficio legislativo del gruppo del Pdl in Senato che ha precisato che i fondi per le scuole private verranno ripristinati con un emendamento che prevede lo stanziamento di 120 milioni per il 2009.
I tagli previsti per le scuole private erano 130 milioni di euro, ora ne verranno ripristinati 120. Come si vede anche i "tagli" fanno distinzioni, non sono uguali per tutti.
Ma ora si vede anche come le bugie abbiano spesso le gambe corte.
Finalmente si capisce quale era il vero obiettivo, non la scuola in generale, non i famosi sprechi che sicuramente ci sono anche nelle scuole private ma di cui nessuno parla, l'obiettivo era la scuola pubblica, la scuola per tutti.
I nostri bravi prestigiatori del Governo e del Parlamento, con la mano destra hanno tolto alla scuola pubblica quello che in silenzio hanno dato, con la mano sinistra, alla scuola privata.
Hanno, come si vede, da buoni cattolici, fatto loro il principio evangelico che ad una mano non sia concesso sapere quello che fa l'altra mano.
I vescovi sono stati subito accontentati, senza dover scendere in piazza, senza dover neanche protestare, hanno dovuto semplicemente parlare.

giovedì 4 dicembre 2008

Bill Gates dà lezioni di economia e di etica politica anche a Berlusconi.

"Mister Gates, lei pensa che in America chi guadagna più di 300 mila dollari l'anno debba pagare più tasse di adesso? E come vede in generale il tema della tassazione progressiva?».
Bill Gates sorride alla domanda del Corriere.
Fa una battuta applaudita sulla propria condizione di super ricco: «La gente può dire: tu hai così tanti soldi, che te ne importa? Ed è vero, sono parte in causa».
Ma al contrario di tanti non si tira indietro: «Non c'è dubbio che le aliquote fiscali sui più ricchi dovranno essere aumentate. E trovo questa una cosa molto giusta. Il pendolo sta oscillando nuovamente verso l'imposizione progressiva. E' inevitabile in questa situazione di crisi, dove il deficit spending è l'unica strada appropriata che abbiamo per uscirne e ricominciare a crescere. D'altronde, il margine per aumentare la pressione fiscale su chi guadagna di più esiste. Dobbiamo ricordarci però, che esiste un punto oltre il quale l'aumento delle tasse sui più ricchi comincia a costruire un problema per il futuro. Ecco, bisogna evitare di superare quel punto».
Si sorride sentendo Gates , sopratutto se poi si è costretti a valutare le sue affermazioni ed a paragonarle alle dichiarazioni ripetute del nostro Presidente del Consiglio.
Qui in Italia passa spesso la convinzione che le tasse sono "un furto" , e che sono fatte apposta per evaderle.
E' la mentalità dei furbetti di quartiere, degli evasori incalliti in attesa costante del prossimo condono.
Ma esiste anche una classe politica responsabile di averli educati e cresciuti in questa convinzione, una classe politica che ha giustificato l'evasione, incitando in tal senso i contribuenti. In America abbiamo un Bill Gates, un ricco magnate, che si fa carico dei problemi sociali e della crisi del suo paese. In Italia invece abbiamo ancora le convinzioni di Berlusconi, quelle che permettono ai ricchi di abbattere le aliquote, di avere scusanti per non pagare le tasse e di non pagare nemmeno l'ICI.

Un Dalai Lama disilluso chiede aiuto ad un Occidente in crisi

La Cina ancora una volta si chiude al dialogo sul Tibet.
E' di questi giorni infatti la notizia che i suoi governanti hanno rimandato un vertice con l'Unione Europea , previsto a Lione, per differenza di opinioni sul Tibet.
L'annuncio segue quello del capo di stato Francese Sarkozy, Presidente di turno della Ue che aveva annunciato di voler incontrare il 6 dicembre il Dalai Lama.
Non si tratta di un incontro a due, ma di un incontro di routine di alcuni capi di stato europei con molti vincitori di premi Nobel tra cui appunto il Dalai Lama.
Ma non c'è solo questo a disturbare il governo cinese , oggi il Dalai Lama ha parlato al parlamento europeo ed è stato chiarissimo.
"La Cina - ha detto - ha completamente mano libera in Tibet, dove non ci sono giornalisti, nè osservatori internazionali e neanche turisti, in gran parte del territorio, e ognuno dei tibetani vive nel terrore di essere il prossimo ad essere arrestato. l'Unione europea deve usare i suoi buoni uffici, senza risparmiare sforzi, per persuadere le autorità cinesi a risolvere la questione del Tibet attraverso il negoziato per i bene sia del popolo tibetano sia di quello cinese".
"Ogni sforzo di dialogo fatto dai tibetani è stato respinto dai cinesi", ha proseguito il Dalai Lama, ricordando anche il Memorandum presentato a ottobre "che le autorità hanno rigettato nella sua totalità".
Ecco spiegato quindi il grande nervosismo cinese.
La Cina di solito si agita e si preoccupa quando qualcuno sente parlare di libertà, di democrazia o addirittura di autodeterminazione dei popoli .
Ma a tempi brevi sono previsti altri dispiaceri per il governo cinese.
Il 17 dicembre, infatti il parlamento della unione europea conferirà il premio Sacharov al dissidente cinese Hu Jia.
Vale qui solo la pena ricordare che il governo della Cina oltre a reprimere duramente, in patria , ogni forma di opposizione o di protesta, conculcando i più elementari diritti civili, si trova all'estero impegnato a sostenere i governi del Sudan nella guerra del Darfur ed il Governo del Myanmar nella sua brutale repressione nei confronti della popolazione.
La Cina non è sicuramente paragonabile ad un qualsiasi stato africano nè sul piano politico , nè su quello economico nè militare e quindi la sua stabilità interna è tenuta in grande considerazione ed è sicuramente un "bene primario" per il resto del mondo e per l'Asia in particolare.
Ma questo non deve essere perseguito ad ogni costo, non può essere un valore assoluto.
A questo principio non è possibile sacrificare sempre tutto, in attesa di tempi migliori che non arrivano mai.
Ma si sa, in questi periodi di crisi economica mondiale, l'occidente è troppo impegnato a far quadrare i propri bilanci per avere ancora grandi slanci ideali e forti sentimenti a sostegno delle battaglie sui diritti civili e sulla libertà dei popoli ancora oppressi.
Quando si ragiona con l'impellenza dello "stomaco" non si va al di la di un piatto di minestra riscaldata e dopo queste aperture occidentali mi sa tanto che la Cina ha già in animo di una nuova e più violenta repressione nel tibet.
Gli interessi della Cina saranno così ancora una volta assicurati e barattati con un piatto di lenticchie, proprio q