Il Papa riafferma il principio di dare a Cesare quello che è di Cesare ma quello che bisogna dare lo decide lui.
Nella giornata di sabato Benedetto XVI ha fatto visita all’ambasciata italiana presso la Santa Sede.
L'evento è passato quasi del tutto inosservato, anche se per ritrovarne un precedente storico bisogna andare all' 86 con la visita di Giovanni Paolo Secondo.
Il Papa ha voluto così testimoniare come tra Italia e Santa Sede non intercorra solo un rapporto di vicinanza ma anche una intesa quanto mai importante e duratura.
Non si è trattato solo di una visita importante, ma in quella occasione il Pontefice ha voluto tenere anche un discordo di "rilievo", uno di quelli che non dovrebbero mai passare inosservati.
Alla presenza del Ministro degli Esteri, di Bonaiuti e di Gianni Letta , Benedetto XVI ha ribadito la distinzione di fondo che dovrebbe animare i rapporti tra Stato e Chiesa, cioè quel famoso ed evangelico "dare a Dio quello che è di Dio e dare a Cesare quello che è di Cesare, sottolineando come questa distinzione appartenga "alla struttura fondamentale del cristianesimo".
Tutto bene dunque quando vi è chiarezza, tutto condiviso, tutto sacrosanto.
Peccato però per qualche aggiunta successiva con la quale la Chiesa "sente come suo compito risvegliare nella società le forze morali e spirituali, alcuni fondamentali principi etici, e promuovere la dignità della persona e il bene comune della societa".
Tutti buoni e nobili propositi, se detti cosi in astratto o riaffermati nei principi.
Peccato si perdano poi di fronte alla realtà ed ai casi particolari.
In questi casi si vede sempre come la chiesa cada sempre nell'errore di considerare fondamentale e prioritario il suo diritto di "indirizzo" e di "controllo", incitando anche, in non poche occasioni , al non rispetto ed all'opposizione nei confronti di quelle leggi dello stato che fossero in contrasto con gli insegnamenti e la dottrina della Chiesa.
E' questo alla fine un grave "peccato originale ", quantomeno di presunzione.
Vicini negli ideali, a volte, o solo a parole ed in astratto nei principi, il difficile è spesso conciliare gli interessi "terreni" del clero con quelli di "Cesare".
Lo è ancor di più in questo caso, quando a tutto il resto si contrappone il principio della superiorità dell'insegnamento della chiesa, unito a quello della sua infallibilità.
Mi pare che, riaffermato questo, rimanga poi poco da dare a Cesare se non le parole astratte e quello che secondo la Chiesa, non rientra negli interessi di Dio in questa terra.
Lontani allora e quasi separati se non in casa, almeno idealmente quando si scende dall'altare per mescolarsi con i "vizi e le povertà dell'uomo", con i suoi bisogni, con le sue necessità sociali e con il grande principio di tutte le vere democrazie , quello della laicità dello stato.




































2 commenti:
Forse si riferisce all'avvocato di Berlusconi,il pregiudicato CESARE Previti
Credo che il tuo titolo abbia già detto tutto...
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