venerdì 31 ottobre 2008

Con il nuovo "federalismo dei rifiuti" o i Napolitani portano i sacchetti di immondizia al Nord o imparano a mangiarseli.

Dalle "leggi ad personam" siamo passati alle leggi ad Regionem. Il federalismo inizia da qui in fondo.
Da oggi infatti chi abbandona rifiuti 'ingombranti' (lavatrici, materassi, ecc) se colto in flagrante potrà essere arrestato, ma solo se risiede in Campania.
Così infatti prevede il decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri, lo ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.
In pratica i residenti in Campania che abbandonano rifiuti pesanti in strada rischiano da 6 mesi a 3 anni di reclusione.
Ecco che il Federalismo prende forma, se non proprio fiscale, come promesso, riguarderà i rifiuti , d'altronde sono questi il business del futuro.
Fatta la legge trovato l'inganno, la mafia dei rifiuti sarà già arrivata alle conseguenze.
Riesco già ad immaginarmi i camion, carichi di ogni rifiuto possibile ed immaginabile, pronti a partire per le verdi montagne del Nord, qui almeno non si rischia l'arresto.
Resta da chiedersi a questo punto se chi ci governa ha tutte le rotelle a posto o se ultimamente ci sia qualche cosa che non funzioni nelle dovute maniere.
In ogni caso i Napoletani un po' se li sono meritati questi provvedimenti, infatti, privi di discariche agibili, con i cassonetti pieni, o adesso imparano ad emigrare tutti i giorni al Nord con il loro sacchetto di immondizia, oppure è ora che imparino a mangiarseli i loro rifiuti.

mercoledì 29 ottobre 2008

Sono convinto anche io che, o sono cretini o sono in mala fede.

Ora il Senato ha approvato, il decreto Gelmini è legge.
A nulla sono valse le proteste degli studenti e dei docenti, questo governo non tollera opposizioni.
La Gelmini aveva pensato di convocare gli studenti, ma solo per ripetere che nulla sarebbe cambiato.
Chi ha fino ad ora manifestato contro il decreto, secondo Berlusconi, non è altro che un facinoroso.
Non più tardi di ieri Giulio Ballio, rettore del Politecnico, interveniva contro i tagli previsti dal governo affermando che se questo esecutivo "insisterà nella sua decisione, vorrà dire che desidera uccidere le nostre università. Se questo obiettivo non fosse raggiunto, i rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico".
Non tentenna il magnifico rettore, parla chiaro e si schiera con gli studenti.
Così avevano già fatto il giorno prima i suoi colleghi Decleva e Fontanesi, vertici della Statale e della Bicocca.
Nessuno nasconde le magagne della scuola italiana dicono in coro i professori "Modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei" , ma deve essere chiaro per tutti che, al di là delle generalizzazioni, la legge 133 è "devastante, perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Anche chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta. La legge taglia le gambe al ricambio generazionale, indebolisce in modo irreversibile l’università che, senza l’immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni".
E pensare che stanno facendo pagare alla scuola il taglio dell' Ici servito per l' elezioni del Presidente del Consiglio, bastava forse farla pagare ai più ricchi , a chi poteva comunque permetterselo, per non essere costretti a tagliare sull'istruzione.
Ma guai a sostenere queste tesi, si è subito tacciati di estremismo, di scarsa volontà nel perseguire il progresso e l'ammodernamento del paese.
Bel progresso quello che taglia sulla ricerca, un gran bel avvenire per i giovani.
Mi chiedo se davvero questa maggioranza sia convinta che migliaia di studenti, docenti ed insegnati siano sfilati per le piazze e le strade del paese, sospendendo le lezioni, occupando le scuole e le università per qualche grembiulino o per il voto di condotta.
Potrebbe sembrare che forse non hanno capito proprio nulla.
Ma a me assale anche un dubbio tremendo, riesco di colpo a capire una cosa, ed è che, o sono cretini o sono in male fede ancora una volta, per confondere gli italiani.

lunedì 27 ottobre 2008

Berlusconi ha visto questi sondaggi sulla scuola e comincia a tentennare.














Sono subito detti i motivi per cui Berlusconi ha fatto repentinamente dietrofront sul problema della scuola.
Il grosso problema è che mentre il Parlamento si appresta al voto finale sul decreto Gelmini, un sondaggio indica che gli italiani contrari alla riforma della scuola sono più numerosi dei favorevoli.
Intanto, mentre sul sito di social networking Facebook sono stati superate le 100 mila adesioni alla causa "a favore dell'istruzione e della ricerca", che contesta la legge 133 di riforma dell'Università, un sondaggio realizzato da Demos per conto del quotidiano "Repubblica", e reso noto oggi, dice che il 47% degli italiani sono contrari al decreto Gelmini, mentre i favorevoli sono il 38,5% ed il 14,3% non sa o non risponde.
Il sondaggio dice anche che il 49,4% degli italiani appoggia la protesta degli studenti, mentre il 38,4% non è d'accordo con le manifestazioni.
Sull'uso delle forze delle ordine per prevenire occupazioni di scuole e università, evocato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il 48,1% degli intervistati risponde che "è sbagliato occupare, ma va tollerato", mentre per il 26,7% "è giusto occupare le Università", dice Demos.
Un quarto degli italiani (il 25,3%) dice invece che occupare è inaccettabile e va impedito "anche con la polizia". Come si vede, secondo i sondaggi, le idee ed i progetti del Cavaliere, sempre attento ai sondaggi, sono minoranza nel paese.
In generale, comunque, e sempre secondo i sondaggi, la scuola pubblica è difesa e apprezzata dalla grande maggioranza degli intervistati: il 69,3% del campione è soddisfatto delle Elementari pubbliche (contro il 47% delle elementari private), il 62,4% dalle superiori pubbliche e il 59,4% dalle Università.
Ecco perchè il Cavaliere, pur alzando i toni e la voce comincia ad avere cedimenti e sembra tentennare. Si capisce ora del perchè della sua fretta di far approvare la legge rapidamente con la speranza così di far desistere gli oppositori.

Il Sindaco Moratti ed il Governatore Lombardo litigano con i nostri soldi.

E' al vetriolo la polemica tra il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo ed il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Senza mai nominarla direttamente, il governatore Raffaele Lombardo attacca Letizia Moratti.
Motivo dello scontro sono i 140 milioni di euro stanziati dal governo per evitare la bancarotta di Catania.
Lombardo, di nome ma non di fatto, asserisce polemicamente che «Si consente di parlare ad una signora che porta il cognome di una famiglia che utilizzando la Cassa per il Mezzogiorno comprò una raffineria in Texas per poi trapiantarla a Siracusa guadagnando miliardi».
Inevitabili gli applausi da parte di una platea di meridionali a cui non sembra vero di poter sparlare un po' di un Nord, sempre pronto a fare il primo della classe ed a criticare gli sperperi del sud.
Questa operazione - ha continuato - ha permesso alla famiglia di comprare una squadra di calcio e di insultare i catanesi. Adesso stia zitta e la smetta».
Lombardo ricorda poi che «i soldi, 1,4 miliardi, dati a Milano in vista dell'Expo 2015 sono stati tolti a noi con i mancati introiti dell'abolizione dell'Ici».
Tra i tanti sostenitori di Lombardo il sottosegretario Gianfranco Miccichè del Pdl che ha voluto ricordare "agli amici lombardi (non all'amico Lombardo) che questa polemica sui 140 milioni di Catania è una vigliaccata, perché noi abbiamo dato 1,4 miliardi all'Expo di Milano con i nostri soldi, quelli destinati al Fas per il Mezzogiorno».
La cosa più grave di tutta questa storia è che nessuno si è ancora accorto che questi personaggi stanno semplicemente parlando dei "soldi degli italiani".
Fino a prova contraria, anche se continuano a parlare "dei loro soldi", di loro non hanno messo neanche un euro.
Tra chi li sperpera a Catania e chi viene accusato di essersi comperato una squadro di calcio con i soldi del Sud (come asserisce Lombardo) non ci sono sostanziali differenze, è sempre sperpero di denaro pubblico e come tale andrebbe perseguito e punito.
Non è in fondo che criticando i presunti sperperi degli uni si trovino poi giustificazione agli sperperi degli altri, gli italiani alla fine potrebbero decidere che si può tranquillamente vivere anche senza questi "amministratori ", anzi, forse si potrebbe essere un po' più ricchi e vivere anche meglio.

venerdì 24 ottobre 2008

Le ragioni del Cavaliere quando strilla come un dannato.

Se i fatti sono contro di lui contesta la legge.
Se la legge è contro di lui contesta i fatti.
Se i fatti e la legge sono contro di lui, strilla come un dannato.

giovedì 23 ottobre 2008

Purtroppo l'ingiustizia resa a Mannino rende plausibile l'idea di giustizia di Berlusconi.

I giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo hanno assolto dall'accusa di associazione mafiosa l'ex ministro democristiano Calogero Mannino, attuale senatore dell'Udc.
Mannino fu assolto in primo grado, il 5 luglio 2001, condannato in appello a 5 anni e 4 mesi (l'11 maggio 2004) e la Cassazione, il 12 luglio 2005, annullò con rinvio la sentenza. "Sono sereno - ha detto Calogero Mannino-. Ho atteso questa sentenza con serenità e con fiducia".
Non so quanto le parole di Mannino corrispondano alla realtà.
Vorrei personalmente poter dire di nutrire gli stessi sentimenti dell'ex Ministro, vorrei con altrettanta serenità valutare, ma non è così.
Non voglio entrare nel merito della sentenza, lascio ad altri il compito.
Normalmente sto dalla parte della giustizia e della legge, ma sono sempre sostanzialmente un garantista. Non amo le battaglie contro i giudici di Berlusconi, di solito mi irritano e mi infastidiscono; sono sempre combattute con motivazioni del tutto personali o sull'onda di queste.
Corre comunque l'obbligo di considerare che l'assoluzione di Mannino arriva dopo 16 anni di processo.
Nessuno può umanamente dire che questo possa essere considerato un processo giusto, nessuno può sostenere che si debba "esercitare" così la giustizia.
Se Mannino era colpevole andava condannato prima, se innocente non doveva sopportare una così "ingiusta" attesa della sentenza.
Tutto ciò è tanto più vero, proprio per il fatto che sono queste le cose che alla fine fanno buon gioco a Berlusconi nel sostenere la sua battaglia contro i Giudici.
Non sono le sue argomentazioni, ma i problemi ed i ritardi della "Giustizia" che alla fine fanno sembrare giuste anche le tesi del Cavaliere.

mercoledì 22 ottobre 2008

Il Cavaliere minaccia di mandare i militari nelle scuole, quando li vedremo anche nei Tribunali, nei giornali ed in Parlamento ?

Berlusconi convoca una conferenza stampa a Palazzo Chigi e manda un avvertimento preciso agli studenti: "Non permetterò l'occupazione delle università, ...avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro..Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere".
E' un Cavaliere a muso duro quello che parla.
Come si vede alla lunga escono allo scoperto le inclinazioni e la volontà.
Si vedrà poi se alla fine alle minacce seguiranno i fatti , certo è che non sembrano esserci spazi disponibili per il dialogo o per un democratico confronto.
O con me o contro di me", sembra essere da un po' di tempo il motto di Berlusconi.
E' sempre triste la considerazione che una vera democrazia non sia quella in cui la protesta viene sempre considerata come un disagio o un problema.
Non è alzando il tono della voce e dello scontro che si risolvono i problemi della scuola e neanche quelli del paese, anzi, in genere si peggiorano.
E' proprio per questo motivo che le parole del Cavaliere oltre che inopportune, sono anche molto gravi.
Siamo comunque abituati ai toni ed agli attacchi del Cavalieri, una volta se la prende con i giuici e li minaccia, un'altra volta se la prende con l'opposizione, un'altra ancora con la stampa e le televisioni, ora è venuto il turno degli insegnanti e degli studenti.
Nonostante le parole, spero che alla fine prevalga il buon senso, non vorrei mai vedere le forze dell'ordine "bastonare" brutalmente i nostri figli.
Nelle scuole e nelle Università si mandano gli studenti, non i militari.
A meno che questo non sia che l'inizio per il Cavaliere , e che il premier non si stia preparando ad inviare l'esercito ,oltre che nelle strade e nelle Università, anche nei Tribunali, nei giornali e nelle televisioni e perchè no anche in Parlamento.
Perchè Cavaliere "dopodomani" non ne parla con Maroni ?

martedì 21 ottobre 2008

Ora davvero diventiamo ricchi se la Corte dei Conti comincia a condannare i sindaci al rimborso delle spese inutili.

Dovranno restituire alla collettività, pagando di tasca propria, i soldi spesi in consulenze inutili.
Ecco arrivare una sentenza della Corte dei Conti rivoluzionaria, che ha condannato il sindaco di Palermo Diego Cammarata e il dirigente dell´Urbanistica Federico Lazzaro a pagare 300 mila euro, come rimborso di spese giudicate inutili.
Il primo cittadino, secondo la magistratura contabile, ha affidato consulenze ad architetti e ingegneri che non avevano né «una professionalità compatibile con l´incarico», né «i requisiti minimi di esperienza».
Secondo i giudici della Corte dei Conti, le consulenze proposte al Sindaco, e da questi accettate, violavano la legge nazionale e regionale sugli appalti e il regolamento comunale sull´ordinamento degli uffici.
Gli incarichi sarebbero stati «conferiti con chiari connotati di genericità, ed in assenza di preventiva verifica, della professionalità richiesta, tra i numerosi tecnici (architetti e ingegneri) in servizio presso il Comune».
In pratica pare che le professionalità che l´amministrazione ha cercato all´esterno, tra l'altro pagandole profumatamente, fossero già presenti negli organici Comunali.
La sentenza è per molti versi interessante; dovesse essere applicato il principio in tutti i Comuni d'Italia, avremmo di che salvare il bilancio dello Stato. Di colpo gli Italiani diventerebbero ricchi e molti sindaci si troverebbero costretti a chiedere l'elemosina a qualche angolo di strada, sperando che nel frattempo non abbiano provveduto a vietare l'accattonaggio.

lunedì 20 ottobre 2008

"C'era una volta chi parlava di federalismo fiscale" inizia cosi una vecchia favola che si raccontava ai bambini lombardi.

Anche se sempre più raramente, capita che uomini di opposti schieramenti si trovino d'accordo su qualche cosa.
Fa discutere proprio anche per questo la lettera bipartisan del Governatore della Lombardia Formigoni, del presidente della Provincia di Milano Penati e del Sindaco Moratti, inviata proprio in questi giorni a Silvio Berlusconi.
Nella missiva i tre amministratori esprimono "imbarazzo" e "forte preoccupazione" per i primi atti concreti del Governo relativi al federalismo fiscale.
Sotto accusa sono tornati i cospicui finanziamenti concessi a Gianni Alemanno e ad Umberto Scapagnini per ripianare i debiti di Roma e Catania.
Si rimane davvero meravigliati che dopo aver tanto parlato di federalismo fiscale, quando al governo del Paese si trovava il centro sinistra, ora ci si dimentichi di tutto e con tanta leggerezza ci si dichiari disponibili a "fare assistenzialismo" persino nei confronti della tanto vituperata "Roma ladrona".
Ma si sa, oramai la capitale è nelle mani del centrodestra, ed è anche senza il becco di un quattrino, come Catania in fondo, come si fa allora a non correre, con spirito di veri "alleati", così generosamente in aiuto di amministarzioni amiche, in barba a tutte le parole sprecate in campagna elettorale, in barba a tutte le promesse. Obiettivamente come si fa a non fare "assistenzialismo" se si governa l'Italia con loro ?
Non riesco ad immaginare come giutificheranno queste scelte di fronte ai loro elettori, anche perchè non è che Roma abbia più bisogno di finanziamenti di Torino, di Genova, di Milano, di Venezia, o del Piemonte o della Lombardia.
Ancora una volta si scopre che il federalismo è solo una bandiera, da agitare a giorni alterni e secondo le comodità o le convenienze.
Qualche volta svetta alta sui pennoni, difesa dai fucili lombardi, altre volte giace a terra e un po' in disparte, calpestata cosi visibilmente e quasi dimenticata.
Una volta raggiunto lo scopo, è l'oblio delle idee, ci si scorda dei programmi, delle promesse.
"C'era una volta" è il buon inizio di tutte le vecchie favole; questa non fa eccezione, c'era infatti una volta chi diceva di essere disposto a difendere il federalismo con le armi.
Ora che sono arrivati al governo e hanno raggiunto il loro scopo, sono disponibili anche all'assistenzialismo puro, senza colpo ferire, purchè tutto avvenga in "casa", purchè rimanga in "famiglia".
Sono disposti a far finta di nulla, sono disposti ad un silenzio tombale.
Inutile invocare ora i famosi "fucili ", di questa stagione in Lombardia sono tutti usati per la caccia.
Allora si riconosca, almeno onestamente, soldi e finanziamenti dati così, senza motivo e senza giustificazione a chi urla di più, magari solo alle amministrazioni amiche, senza uno straccio di un programma, senza regole, non sono una cosa seria, questo non ha nulla a che fare con il federalismo, è solo assistenzialismo , e anche dei peggiori.
"C'era una volta chi parlava di federalismo fiscale " inizia cosi una vecchia favola che si racconta attorno al fuoco, nelle nebbiose sere lombarde, a quei bambini che ancora, così ingenuamente, riescono ad ascoltarle.

venerdì 17 ottobre 2008

Berlusconi vuole troppo quando pretende di collocare un suo fedelissimo alla Corte Costituzionale.

Sono molti i casi nella storia in cui i potenti, una volta giunti al potere, dando sfogo così alle loro segrete ambizioni, avevano spesso la pretesa di volere tutti gli incarichi disponibile, per sè stessi, per gli amici, per i fedeli. Era la classica occupazione integrale del potere.
Si pensava che con l'avvento della democrazia, questa consuetudine, fosse caduta in disuso , purtroppo pare resistere tenacemente nel tempo.
Non fa eccezione in questo Berlusconi, anche se qualche limite dovrebbe essergli imposto almeno dalla decenza.
Voler mandare a tutti i costi un proprio avvocato alla Corte Costituzionale, mi pare proprio voler esagerare un po', tra l'altro non credo di essere il solo a poterlo pensare.
Nemmeno nella sua maggioranza di governo mi pare siano tutti convinti che possa essere stata una buona idea. Tant’è vero che in tutte le elezioni svolte, il candidato del Pdl Gaetano Pecorella, già legale del premier, non ha avuto il successo sperato.
Anche pretendendo votazioni continuate, nella speranza di fiaccare le resistenze, non solo a Pecorella sono mancati i voti degli avversari, ma anche quello dei suoi sostenitori.
Ogni tanto un qualche caso di coscienza forse rende anche un briciolo di onore.

giovedì 16 ottobre 2008

Vogliono le classi differenziate ma molti pensano a veri e propri ghetti per extracomunitari.

La protesta contro la riforma Gelmini si estende a tutta Italia; a sentire gli slogan e le urla ci si convince forse di essere in presenza davvero di una riforma.
Invece si tratta solo di un'accozzaglia di provvedimenti e di tagli a casaccio, conditi qua e là dal folclore dei grembiulini, così entusiasmanti per le nostre nonne, e dal ritorno al maestro unico, quasi una rivincita storica dei "fedeli ed anziani" lettori del "Cuore" di De Amicis.
Passa così alla Camera , quasi inosservata all'inizio, una mozione della Lega che introduce le "classi ponte" o "differenziate".
Di che si tratti è subito detto, la mozione approvata impegna il governo a «rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione». A chi non supera i suddetti test vengono messe a disposizione le «classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti».
Per ora nulla di concreto al di là delle affermazioni.
Come sarà poi interpretata ed applicata la norma rischia di essere un po' più preoccupante.
Il fatto che sia stata presentata dalla Lega dà già la misura delle intenzioni; sarà sicuramente interpretata come l' ufficializazione di classi "ghetto", frequentate dai soli figli degli immigrati.
Nulla da dire sul problema che comunque esiste ed ha ragione chi sostiene che le aule per immigrati sono già una realtà, sono quelle da cui sono scappati tutti gli italiani a causa dell'alto numero di extracomunitari presenti, inutile nasconderci dietro un dito.
Ma se il problema esiste, la soluzione non può essere l'affermazione della segregazione e l'apartheid. Si dovrà prima risolvere il problema dell'apprendimento della lingua da parte dei genitori e poi proseguire con i figli integrandoli completamente, non ghettizzandoli.
Qui però ho il dubbio che le volontà siano altre, e che piuttosto di tentare di risolvere i problemi di tutti si pensi semplicemente di nascondere il problema , nella falsa illusione che trovi così una soluzione spontanea, che si risolva così da solo.
Così invece non si risolve proprio nulla, al contrario si rischia di avere qualche problema in più, proprio legato alla mancata integrazione
Mi vieni istintivamente in mente la domanda così frequente in questi periodi; ma gli italiani sono o no razzisti ?
Non ho più dubbi, la risposta è scontata, non ho più bisogno di conferme. Si, molti Italiani sono razzisti, a volte anche sottilmente razzisti, e tra l' altro fanno anche fatica a riconoscerlo.
La sortita della Lega , approvata dal Parlamento, rischia perciò di essere un brutto segnale, l'inizio di scelte ancora peggiori.
Di solito si è sempre cominciato così, in sordina, dapprima si "scopre" che gli extracomunitari sono "diversi" (bella forza), che hanno usi e costumi diversi dai nostri, a volte sembrano curiosi, altre volte preoccupanti , sempre incomprensibili per molti.
Allora cominciano i distinguo, la voglia di dividersi, che tra l'altro non costa nemmeno la fatica e lo sforzo di una minima comprensione delle ragioni degli altri.
Si preferisce non vedere, non sentire.
Si comincia con il costruire steccati, prima mentali e poi reali, sempre più alti.
Si relegano "i diversi", dapprima in classi diverse, poi in quartieri diversi. Questi non solo avranno sempre più l'aspetto di ghetti, alla fine ne assumeranno perfino l'odore. Il mondo ne è pieno, esempi tipici si trovano in ogni continente.
Si fa finta di parlare di integrazione ma si ricerca la segregazione, si discute di "soluzioni", ma si pensa sempre di più alla "soluzione.
Difficile dire se tutti si rendano conto di quale sia la direzione di marcia.
A volte per tacitare le coscienze basta chiudere un attimo gli occhi, rimanere in silenzio, non vedere, non sentire, non pensare.
E' successo così tanti anni fa per interi popoli, per intere nazioni.
Vorremmo non accadesse più, ecco perchè giudico l'odierno silenzio di tanti veramente insopportabile, angosciante, inopportuno, preoccupante.

mercoledì 15 ottobre 2008

Saviano emigra, forse perchè si sente indifeso in un paese che pone davanti al problema della Mafia quello dei migranti.

Siamo stati talmente terrorizzato da una campagna mediatica contro gli extracomunitari che ci siamo sentiti attorniati, indifesi a casa nostra.
Ci hanno fatto credere che i migranti sono il problema dei problemi, non uno dei tanti, ma quello "esistenziale".
Sono stati talmente convincenti che ci hanno fatto ingigantire a dismisura il problema, e sembrare irraggiungibili le possibili soluzioni.
Sono stati talmente bravi, e noi talmente stupidi che ci siamo scordati dei nostri reali problemi, quelli veri, quelli da estirpare veramente, non essendo possibile la loro coesistenza con una società civile e democratica.
Il risultato è che ci appare più pericoloso un povero migrante di colore, morto di fame e di fatica, rispetto a migliaia di delinquenti legati alla mafia, al crimine organizzato, alla Ndrangheta.
Cerchiamo di proteggerci dai primi senza spaventarci dei secondi.
Ci incute più paura e fastidio il braccio alzato , in segno di pietà, di un migrante, rispetto a tante braccia alzate ed armate, pronte ad uccidere.
Mi chiedo spesso se tutto questo è accaduto volontariamente, noi coscienti, o semplicemente se tutto è successo per nostra distrazione, o scarsa comprensione dei fenomeni.
Il risultato è che ghettizziamo gli extracomunitari e conviviamo apertamente, senza preoccupazione alcuna, con il crimine organizzato fino al punto che qualcuno di noi, per la sola volontà di vivere si trova lui davvero costretto a migrare in altri paesi.
Gli resta la speranza, oltre a quella della vita, di trovare migliore accoglienza e considerazione rispetto a quella che normalmente è riservata ai suoi simili nel suo paese.

martedì 14 ottobre 2008

E' nato il primo bebè geneticamente selezionato, già inizieranno le polemiche

A Madrid in Spagna è nato il primo bebè geneticamente selezionato per curare il fratellino.
Javier, questo è il nome, è nato domenica mattina nell’ospedale Virgen del Rocio di Siviglia. «nella speranza di poter dare a suo fratello Andres, la possibilità di continuare a vivere».
Il fratello ha infatti una rara malattia ereditaria, la "beta talassemia": lui, Javier, 3 chili e 400 grammi alla nascita, è stato selezionato geneticamente per poterlo curare.
Secondo il parere dei medici, il sangue del suo cordone ombelicale servirà a realizzare un trapianto di midollo osseo al fratello, in modo che questo cominci a produrre globuli rossi sani.
Pare che, secondo gli specialisti, le possibilità di guarigione del piccolo Andres dopo il trapianto saranno molto alte.
Quanto accaduto è degno di molte considerazioni. Come spesso accade in queste questioni noi ci troveremo moralmente divisi tra favorevoli e contrari.
Non voglio entrare nel merito qui, ognuno si tenga le sue convinzioni, per quanto mi riguarda, si tratterà pure di "manipolazione genetica", per molti sarà anche "eticamente" e moralmente inaccettabile, ma io, senza paura di essere smentite trovo sia molto bello quanto realizzato.
Non ho tentennamenti, non mostro titubanze; scelgo rapidamente ed istintivamente, quando la posta in gioco è tra la morte e la vita, tra il dolore e la felicità, tra la sofferenza della malattia e la gioia del vivere.
Lascio in questi casi le chiacchiere agli altri, ai loro "dotti", ed in questo caso inutili, ragionamenti etici e, presuntuoso delle mie certezze, sfido chiunque, che non mostri segni di pazzia o di masochismo, a scegliere diversamente, per sè stesso, non per gli altri.
La mia scelta è sicuramente, e dapprima, istintiva, ma poi trova sempre rifugio e conforto nella ragione. Quella degli altri, in cosa troverà conforto e giustificazione ?

lunedì 13 ottobre 2008

Alemanno ci riprova in sordina.

Alemanno purtroppo da quell'orecchio sembra non sentirci proprio, o semplicemente fa finta di non sentirci.
Se ci si pensa bene sono patetici i suoi tentativi di girare attorno al problema senza mai affrontarlo apertamente.
Eccolo ancora che ci riprova, con una sua nuova dichiarazione in occasione, a Roma, della marcia della memoria 'Quest'anno ricordiamo il 70/mo delle leggi razziali. Furono un'infamia del fascismo non l'unica ma la piu' grave',
Che le leggi razziali furono un'infamia oramai lo dicono tutti, democratici e non, con la solo esclusione del presidente Iraniano
Ahmadinejad.
No Alemanno, ancora non ci siamo, non bastano le sue dichiarazioni,quello che volevamo sentirle riconoscere da tanto tempo, è che il fascismo fu una dittatura che represse la democrazia e la libertà di questo paese, che uccise, torturò ed imprigionò gli oppositori.
Non ci interessa , ma neanche è possibile storicamente, la sua distinzione tra fascismo buono e fascismo cattivo.
E' un giudizio storico complessivo che inutilmente oramai le chiediamo da tanto tempo, volevamo che finalmente anche lei, sia pure a fatica, riconoscesse che il fascismo "fu il male, fu un'infamia". Se questo non le è possibile o se le costa troppa fatica il farlo, ci preoccupa un po' che lei sia stato eletto Sindaco di Roma, anche se, non essendo fascisti, democraticamente lo accettiamo.

Se Calderoli non ha capito proviamo a spiegargli.

Calderoli , il Ministro della Semplificazione Normativa, non poteva essere più esplicito, ora si è accorto che i bidelli delle scuole italiane sono troppi.
In Italia, ha spiegato il ministro, i bidelli "sono oltre 160.000, un parametro assolutamente non in linea con il resto del Mondo. Sono tantissimi anche se poi ci dobbiamo rivolgere a strutture esterne per le pulizie o per la gestione della mensa. A questo punto, dato che tutti i servizi vengono esternalizzati, non ho capito a cosa servano tanti bidelli".
A dire il vero che Calderoli non capisca non mi pare possa dare origine a grossi problemi per il Paese, forse resterebbe da chiedersi se almeno Calderoli è riuscito a capire a che cosa serve la scuola.
Mi chiedo in ogni caso dove sia stato fino ad ora il Ministro, non mi pare che questo sia il suo primo mandato, una certa esperienza la dovrebbe aver maturata, certe ingenuità sono stucchevoli.
Mai sentito parlare signor Ministro di assunzioni clientelari nella pubblica amministrazione ? Se ancora non lo ha capito, servono in genere ai politici ed ai partiti per guadagnarsi voti in occasione delle elezioni.

sabato 11 ottobre 2008

Berlusconi sapeva dei brogli elettorali perche è un veggente

Ricordate quando Berlusconi parlava di brogli elettorali ?
Sbraitava ai quattro venti che aveva prove certe di brogli elettorali. Nessuno allora gli credeva ma evidentemente, come ora si dimostra, non parlava a vanvera, lo faceva con cognizione di causa.
E' di questi giorni infatti la notizia di quattro arresti a Palermo per brogli elettorali, commessi in occasione delle scorse elezioni amministrative palermitane del maggio 2007.
La lista di cui facevano parte gli arrestati sosteneva il candidato sindaco del centrodestra Diego Cammarata poi eletto con il 53.5% dei voti.
Purtroppo per il Cavaliere, come si può ben vedere, gli arrestati non sono nè comunisti, nè del centrosinistra; per sfortuna sua sono tutti legati, bene o male, alla sua formazione politica "Azzurri per Palermo".
Se da una parte ci rifiutiamo di credere che il Presidente del Consiglio goda del dono della premonizione o del vaticinio, ci turba non poco il pensare ad un vecchio proverbio Italiano che afferma che "la prima gallina che canta nel pollaio di solito ha già fatto l'uovo".

giovedì 9 ottobre 2008

Ora il Cavaliere dice che chi ha sbagliato deve pagare ma a me sorge il dubbio che pagheremo noi e che cadremo semplicemente dalla padella nelle brace

Se ancora non ce ne siamo accorti il mondo attorno a noi sta crollando, nulla sarà più come prima. Quella che stiamo attraversando è una crisi epocale, la peggiore dopo quella del 29'; solo gli idioti non se sono ancora accorti.
E' una crisi che cambierà le abitudini di molta gente, i loro stili di vita, probabilmente cambierà anche molte convinzioni.
Ancora forse non abbiamo toccato il fondo, quello che ne potrà seguire non è ancora chiaro del tutto.
Resta legittima una domanda, ma questa crisi era proprio così imprevedibile o ce la dovevamo aspettare ?
Propendo per la seconda ipotesi, la crisi era attesa da anni, già da tempo si avvertivano gli scricchiolii.
Ma allora se tutto poteva essere previsto, esistono anche dei colpevoli, gente che dovendo agire non ha agito, dovendo vigilare non ha vigilato.
In America dicono che l'FBI stia organizzando arresti a raffica nell'ambiente dei grandi banchieri, da noi, purtroppo e di solito, non paga mai nessuno.
In Italia si continua a dire che le nostre banche sono solide, mi chiedo , fino a quando ? Possibile che questa volta si riesca a scamparla ?
Lo spero e me lo auguro, ma non sono tranquillo fino in fondo; si parla ad esempio di una "buon investimento" delle nostre Poste Italiane in titoli Lehman.
Però questa volta credo sia giunto finalmente il momento tanto atteso ora credo che questa volta, davvero, chi ha sbagliato debba pagare, visto che nel frattempo loro in genere si sono fatti pagare profumatamente.
Dicono che ieri il Cavaliere abbia affermato che «La situazione è seria e, in questi momenti , sembra essere fondamentale dare un segnale di fiducia alla gente. Lo Stato deve garantire i risparmi dei cittadini. Dobbiamo garantire che nel nostro paese nessuna banca fallirà perchè lo Stato è pronto ad intervenire. Ma proprio per trasmettere fiducia chi ha sbagliato deve assumersi le sue responsabilità».
Aggiunge Tremonti che lo Stato se costretto ad intervenire non darà soldi a chi ha sbagliato. Bene, tuti noi ci auguriamo che questa sia davvero la volta buona e che questa crisi serva almeno a far pulizia di una vecchia classe dirigente che, come una piovra, ha stretto in un abbraccio mortale di interessi e di affari, più o meno leciti, questo paese; lo ha ingessato, paralizzato, rovinato.
Se ora si avrà il coraggio di andare fino in fondo e di fare "piazza pulita", se davvero ora chi ha sbagliato sarà chiamato a risponderne, questa volta saremo tutti d'accordo, questa volta davvero vi sarà unità nazionale sulla questione.
Non vorrei però che anche questa crisi possa servire ad interessi politici di parte, tanto per liberarsi con un colpo di spugna solamente di "alcuni banchieri", magari solo quelli "ostili", quelli vicini al centro-sinistra, tanto per farne i nomi, di Unicredit, di Banca Intesa, di Monte dei Paschi di Siena, di Unione Banche Italiane.
Non ci tranquillizza però in questo senso, proprio quello che il Governo ha fatto, e proprio in questi giorni, sul caso Alitalia, sembra proprio per salvare banchieri "amici del centrodestra", come Geronzi.
Non vorremmo che anche questa volta, e anche in questa drammatica situazione, si decidesse di seguire la vecchia strada, quella che ha visto questo centrodestra ed il Cavaliere, nei momenti di difficoltà, pronti a proporre e votare "leggi ad personam", pur di salvare sè stessi o qualche amico, o i "soliti noti" , dai rigori della legge e dalle incerte sentenze dei tribunali.
Vede Cavaliere, forse saremo anche maliziosi, ma sono l'esperienza e la storia recente che ci hanno resi tali.
Non vorremmo perciò, anche in questa occasione, vederci liberati di qualche "furbetto" Vostro nemico, solo per ritrovarci poco dopo attorniati da "furbetti" molto più protetti e consenzienti perchè Vostri amici, la cosa non passerebbe in silenzio, nè passerebbe inosservata.
Purtroppo per noi in questo caso la crisi non sarebbe servita proprio a nulla, l'avremmo solo pagata due volte, la prima con i nostri capitali e con il nostro lavoro, la seconda cadendo semplicemente dalla padella nelle brace.

mercoledì 8 ottobre 2008

Spacciare bugie e spacciare marijuna non è molto diverso, entrambe le cose servono ad annebbiare la mente.

A volte la semplicità dei fatti non sempre riesce a soddisfare tutti, per qualcuno non basta l'evidenza, nè la probabilità e neppure l'evidenza.
Eccoli allora i giornalisti della dietrologia, sempre pronti a negare, sempre pronti a scavare, non nella notizia o nella realtà ma nella intenzioni, vere o false poco importa, purchè siano funzionali ai loro interessi.
Scrive infatti Roberto Arditti su il Tempo, a proposito della veridicità del racconto di Emmanuel Bonsu, il giovane ghanese pestato a Parma, che quei giornalisti che come Maltese hanno creduto probabile la notizia e criticato così il comportamento della polizia, non hanno fatto niente altro che "sentenziare senza sapere, giudicare senza voler conoscere, mettere la loro abile penna al servizio di una verità «politica» che si vuole sostenere, del tutto indifferente dal controllare quanto essa sia lontana da una accettabile verità dei fatti".
Continua Arditti che "il problema della sinistra italiana è tutto qui, nella sua separatezza «salottiera» dalla vita dei cittadini, nel suo aderire per riflesso automatico alla demenziale idea secondo la quale un governo di destra (nazionale e locale, poiché Parma è la principale città emiliana non «rossa») è per definizione razzista e fomentatore di violenza".
Mi fermo qui, anche se Arditti prosegue oltre, l'articolo non merita altro.
Mi fermo qui anche perchè quanto scritto basta e avanza a rappresentare un cattivo giornalismo, quello dei pregiudizi, delle convinzioni personali sui fatti, quello della deformazione della realtà. Credo basti per ora, in attesa dell'inchiesta ufficiale, sapere che le deposizioni di alcune donne, testimoni dei fatti e che tra l'altro hanno l'indubbio vantaggio di essere bianche, hanno avvalorato la tesi del pestaggio del povero ragazzo nero; fatto assodato quindi, per ora, anche se per qualcuno sembrava essere inverosimile.
A volte a tanti giornalisti andrebbe consigliato il silenzio anche se li salva spesso la quotidianità delle notizie, che permette venga dimenticato oggi quanto si è scritto ieri.
Per tanti è una fortuna, ma a volte si rischia "l'indecenza" come quando si afferma che " se è razzista pensare che una persona di colore ha torto in quanto tale, è demenziale pensare che possa avere ragione a priori".
Il semplice fatto che normalmente le forze dell'ordine interpretino come loro naturale funzione la protezione dei cittadini,non sempre basta ad assolvere sempre i comportamenti delle forze dell'ordine.
E' demenziale pensarlo, come è demenziale pensare che il semplice fatto di avere un governo di destra debba impedire a priori e per forza ogni errore e ogni critica, anche quelle fondate.
Ancora una volta si dimostra l'insofferenza cronica di una certo pensiero di "destra" che non riesce a concepire nè la critica nè l'opposizione.
Inseguendo queste logiche, i giornalisti di destra come Arditi, provano a instillare nelle nostre menti, e a spandere tutto intorno a loro dubbi, provano a raccontarci un loro pregiudizio con l'intenzione di farlo diventare alla fine "un nostro giudizio".
Inseguendo i ragionamenti di questa stampa noi dovremmo alla fine lasciarci convincere che un "ghanese" pesto ed insanguinato si possa essere autoflagellato solo per "infangare" l'onore delle forze dell'ordine e del "Governo di centrodestra".
Viene istintivo qui concludere, facendo proprie, ora sì, alcune preconcette considerazioni che davvero in questo caso si dimostra tutta la pochezza culturale, oltrechè la disonestà intellettuale, di quella "destra" politica e culturale che pensa di governare ed operare solo e sempre gettando fango non solo sugli avversari, ma contro tutti.
"Ma in fondo, a loro, nulla importa di tutto questo", presi come sono dalla loro missione che è rimasta invariata nel tempo e negli anni ed quella di spacciare sempre e solo bugie come se fossero profonde verità, a volte negando persino l'evidenza. Non inseguono nè danno mai notizie impegnati come sono a darci i loro "giudizi", quasi sempre "pregiudizi".
In fondo, se ci pensate bene, non esiste molta differenza tra lo spacciare bugie per verità e spacciare marijuana , entrambe le cose vengono usate scientemente solo per annebbiare il cervello.


lunedì 6 ottobre 2008

Dice Tremonti che non si devono ascoltare i cretini, l'importante sarebbe averne almeno i nomi.

Tremonti, felice della fama che gli conferisce anche la paura della crisi finanziaria in atto, chiosa, compiaciuto di sè stesso "Adesso ci sono cretini che stanno dicendo che siamo come nel '29. Tutte le crisi finiscono, anche questa crisi finirà».
Bella scoperta, grande intuizione, dirà chi non sempre riesce a prendere seriamente Tremonti.
Tutte le crisi prima o poi finiscono, è scontato; così come è scontato che nulla vi è di eterno neanche la peggiore depressione.
Sarà poi vero che questa non è la crisi del 29 ma è sicuramente la peggiore dopo quella, e come quella lascerà sul campo morti e feriti.
Poi il ministro dell'Economia, chiamato in causa da D'Alema che aveva fatto notare come questi ripetesse spesso, pontificando, il concetto, non suo ma di Marx, che il "denaro non produce magicamente denaro", fa notare di non trovarvi nulla di male in questo.
Il problema - dice Tremonti — non è chi ha letto Marx, ma chi non lo ha capito e chi lo ha tradito senza neanche capire di averlo tradito".
Il dubbio che mi assale però è che oramai siano molti quelli che parlano senza aver capito nulla, nè della crisi nè della società, non solo di Marx.
Forse sarà anche vero il pensiero che solo i cretini possono paragonare l'attuale crisi a quella del 29 come dice Tremonti, ma è altrettanto vero però che per tanti anni ci sono stati moltissimi "cretini" che hanno ripetuto in tutte le salse che l'avvenire del mondo stava nel mercato, senza freni, senza controlli, senza misure.
La "politica se ne stia fuori", dicevano, "Noi daremo regole alla politica ed alla società; noi riusciremo a dare lavoro e ricchezza a tutti, lasciateci lavorare in pace senza interferire noi lavoriamo per voi".
Per anni questi "cretini", spacciandosi allora come ora per esperti, ci hanno ripetuto che il comunismo era morto e che finalmente il capitalismo, dilagante e sfrenato, avrebbe creato un mondo nuovo, dal volto umano; non più il controllo asfissiante dello Stato su tutto, ma finalmente la libertà di un mondo economico senza regole, per tutti.
Sono stati anche convincenti se riflettete bene, visto che sono riusciti a far parlare di "liberalizzazioni" (anche nei servizi essenziali) e di "libero mercato" persino i "comunisti".
Per fortuna in questo periodo nessun pontifica più, abbassano i toni e la voce i nostri Soloni, i nostri economisti non fiatano.
Trattengono appena il respiro, tacciono solo ora, e forse avrebbero dovuto farlo molto tempo fa. Tra l'altro proprio Tremonti, così ciarliero, in questi momenti in dichiarazioni ed interviste, era tra i fautori "del credito alle famiglie" sui mutui delle case, proprio quello che sta rovinando ora l'America ed è tra le cause principali dell'attuale crisi. Ammesso si riesca a scamparla sicuramente non sarà per merito di Tremonti, per fortuna abbiamo fatto l'esatto contrario di quanto lui "da grande tecnico ed esperto" proponeva negli anni scorsi.
Ora a forza di chiacchere e consigli, ascoltando ora gli uni e ora gli altri, ci hanno lasciato proprio senza bussola, senza indicazioni e verò ma anche senza scemenze. Solo a volte si percepisce ancora il raglio di qualche asino, ma in lontananza, come in questo caso.
Un risultato se non altro lo abbiamo raggiunto e che a dire il vero un poco ci disorienta, cosi abituati come eravamo alle divisioni politiche tra destra e sinistra.
Ora tutti assieme, finalmente, parlano ed operano secondo una sola logica, vadano a quel paese il libero mercato e la concorrenza, salviamo le industrie, salviamo le banche, salviamo il salvabile e proteggiamo e statalizziamo tutto ciò che è possibile statalizzare.
Gran bel risultato, dopo anni di scemenze e di libertà sfrenata di un mercato senza regole; pensiero grandioso, da veri esperti del settore che hanno dedicato una vita alla studio della materia.
A voler semplificare, da profani, il succo è tutto qui, sta nel riconoscimento implicito che per anni tutti questi Soloni non hanno capito "una mazza" di economia e di mercato, sono stati solo capaci di ripetere come tanti pappagalli, non capendo nulla della materia, i facili slogan del momento.
Hanno riempito così di parole e di idee senza senso teste sempre più vuote e bocche troppo ciarliere.
Prima "meno Stato e più mercato" e ora, dopo il si salvi chi può che sta facendo tremare il mondo, "meno mercato e più stato".
Nel frattempo "loro" si sono arricchiti in denaro e in fama immeritata; noi alla fine pagheremo per tutti, pagheremo per salvarli ora, pagheremo con i nostri soldi, pagheremo con il nostro lavoro. Così va il mondo, così va la vita.
E' giunto il momento però che questi "cretini" imparino, prima di ributtarsi nuovamente nello studio della materia e nelle dichiarazioni; è giunto il momento che capiscano, prima che sia troppo tardi, che il mercato da solo non ci porterà mai da nessuna parte, che ciò che conta veramente e sta al centro del problema non è nè il capitale, nè le macchine, nè il libero mercato; quello che conta è solo l'uomo.
Quando avranno riscoperto questo allora sì che veramente si potrà dire che la crisi è finita, ma questo avverrà solo quando si capirà che la politica deve ritornare a fare la sua parte, dando regole al mercato e che questo non riuscirà mai ad autogovernarsi, e che anche il "capitale", anche l'industria, anche il commercio devono avere regole chiare e precise, anche loro devono avere un'etica ed una morale.
Forse così avremo meno "tecnici esperti" che pontificano, meno "cretini" in circolazione, meno furbetti capaci solo di arricchirsi con i soldi degli altri, ma chissà che non si riesca ad avere forse anche un mondo migliore.

mercoledì 1 ottobre 2008

Speravo di vivere in un mondo in cui l'immaginazione fosse al potere, mi ritrovo in un mondo in cui la stupidità è al potere.

Capita sempre più spesso nella civile Italia.
E' capitato ora a Parma, che la Polizia Municipale della città massacri di botte un giovanissimo ghanese, Emmanuel Bonsu Foster. Sono questi i frutti esasperati di un concetto sempre più diffuso; la "tolleranza zero".
La storia racconta di un giovane di colore, forse scambiato dai vigili urbani per uno spacciatore, fermato all’uscita da scuola e selvaggiamente pestato, ammanettato e nuovamente picchiato anche dopo essere stato caricato sulla macchina di servizio.
Si racconta che sulla pratica del ragazzo sia stata scritta una semplice e chiarificatrice parola: "negro".
Per uno strano scherzo del destino sembra tra l'altro che Emmanuel fosse uno che, al contrario, gli spacciatori li combatteva; aveva da poco infatti cominciato a lavorare come volontario in un centro di recupero dei tossici.
A quegli agenti invece , poco importava delle idee, dei sentimenti, delle intenzioni o della vita di quel giovane; per qualcuno il semplice fatto di avere la pelle di un colore diverso dalla loro è già un segno di colpevolezza.
Patetica sembra la difesa d'ufficio della polizia, da parte dell'assessore alla sicurezza Costantino Monteverdi (Udc) , "A dimettermi non ci penso nemmeno, qui la gente ci chiede aiuto. Io non sono un poliziotto, ma i cittadini mi chiedono sicurezza e io devo rispondere".
Si è trattato secondo lui di "un'operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza, la polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all'altezza dei compiti assegnati".
Non si è messa tanta enfasi nemmeno nella comunicazione degli arresti di Al Capone.
A Parma i più sprovveduti sono stati costretti a dichiarare che alla fine forse si è trattato di un "madornale errore".
Sarà forse anche vero che alla fine tutto si risolverà nel riconoscere pubblicamente un "semplice banale errore", ma non è né possibile nè pensabile che gli errori in quella città capitino con tanta frequenza e costanza.
Parma è infatti la stessa città dove appena qualche settimana fa era stata picchiata e rinchiusa in un cella come un animale una prostituta africana.
Quella foto, quell'immagine ha fatto il giro dell'Italia intera e del mondo; era l'immagine ben visibile della civiltà del nostro paese.
No non può finire così , è troppo facile, troppo semplice dire ora che sempre e solo in questi casi si tratta dell'errore dei soliti scalmanati, per altro razzisti.
Qui l'errore non è individuale, è un errore che pesa sulla coscienza di molti e che quanto meno va diviso equamente, è l'errore del razzismo, è quello dell'intolleranza diffusa, e quello della stupidità.
Ma l'errore principale è stato nel voler dare la stella di sceriffi ai nostri sindaci, che ora fanno a gara nell' inseguire le idee più stupide e balzane che mente umana riesca ad immaginare, che brillano nell'arte dell'improvvisazione, del fai da te, delle scempiaggini
Ma la colpa principale sta in quella volontà politica, così mirabilmente espressa ed incarnata dalla Lega, che ha dato vita al "decreto Maroni", trasformando così una classe politica di incapaci, privi di idee e di programmi, a ricorrere alla "spettacolarizzazione" delle leggi e dei divieti più insulsi.
Da qui in poi è nata la rincorsa all'originalità ed alla stupidità, ed il dramma è che, con più si è stupidi ed arroganti, con più si aumenta in popolarità ed in consensi in alcuni ambienti.
A Parma dice Curzio Maltese sul Corriere della Sera ,"il sindaco Pietro Vignali, una vittima della cattiva televisione, ha firmato ordinanze contro chiunque, prostitute e clienti, accattoni e fumatori (all'aperto!), ragazzi colpevoli di festeggiare per strada. Si è insomma segnalato, nel suo piccolo, nel grande sport nazionale: la caccia al povero cristo. Sarà il caso di ricordare a questi sceriffi che nella classifica dei problemi delle città italiane la sicurezza legata all'immigrazione non figura neppure nei primi dieci posti. I problemi delle metropoli italiane, confrontate al resto d'Europa, sono l'inquinamento, gli abusi edilizi, le buche nelle strade, la pessima qualità dei servizi, il conseguente e drammatico crollo di presenze turistiche ecc. ecc.
E Parma non è che un esempio, anche se è uno di quelli che dà pessimi risultati. Stiamo tranquilli per ora è toccato a Parma ed a Emmanuel, ben presto toccherà ad altri, in altre città.
Ricordo che nei miei "tempi trascorsi ", ancora fiducioso di un futuro migliore, da "giovane contestatore studentesco" sognavo ed immaginavo un mondo in cui finalmente "l'immaginazione fosse al potere"; mai avrei pensato in quegli anni che nella mia maturità mi sarebbe alla fine toccato in sorte un mondo in cui la sola "stupidità sarebbe stata - alla fine - al potere".