martedì 30 settembre 2008

E' giunto il momento di dare agli Arabi anche parte di Gerusalemme est.

Ehud Olmert ex premier israeliano deve aver deciso oramai di abbandonare definitivamente la politica attiva, dopo aver rassegnato, già dal 21 settembre, le dimissioni da premier.
Le dimissioni di Olmert si erano rese necessarie dopo che questi si era trovato coinvolto in uno scandalo per presunte mazzette, ricevute nel periodo in cui aveva ricoperto la carica di sindaco di Gerusalemme.
Ora Olmert dimostra di aver abbandonato ogni velleità politica dopo aver rilasciato, al quotidiano Yediot Ahronot, una intervista che ha infiammato e diviso l'intero Stato di Israele.
E' con estremo realismo e grande lungimiranza politica che l'ex premier dichiara che," in cambio della pace" Israele "deve essere pronto a ritirarsi dalle alture del Golan, da quasi tutta la Cisgiordania e da porzioni di Gerusalemme est".
Continua Olmert,«Quello che vi dico io adesso prima di me non l'ha mai detto alcun leader israeliano. È giunto il momento di dire esplicitamente queste cose, di metterle sul tavolo».
Piaccia o meno agli intransigenti partiti religiosi Ebraici, Olmert dimostra, con queste dichiarazioni, di avere chiarissima la situazione del paese.
Non esiste infatti possibilità di pace in Palestina senza la restituzione dei territori occupati e senza importanti concessioni territoriali che vedano coinvolta la città di Gerusalemme.
Chiunque dichiari di volere la pace tra Arabi ed Israeliani e non parte da questo basilare presupposto vuole la pace solo a parole e non nei fatti.
Spiace solo che le dichiarazioni dell'ex premier giungano tardive, ma molto meglio tardi che mai. Ora finalmente, sia pure nei contrasti inevitabili, il dibattito risulta quanto meno aperto, la scelta è tra alcuni chilometri di territorio, alcune questioni di principio e la pace e la sicurezza definitiva dei confini dello Stato Israeliano e dell'intero Medio Oriente.
Ad Israele conviene decidere in fretta, incombe su tutta la regione, e sulle decisioni, il completamento del programma nucleare e politico Iraniano, e qui purtroppo l'attesa non sarà eterna; se per quella data non sarà ancora chiusa la questione palestinese il Medio Oriente rischierà di essere davvero una polveriera, destinata prima o poi, a scoppiare drammaticamente, in una delle regioni strategicamente più importanti del pianeta.

lunedì 29 settembre 2008

Un vento gelido di "reazione" attraversa l'Europa ed è il trionfo dell'estrema destra.

Il vento della reazione soffia sull'Europa facendo crollare di colpo le aspettative politiche e sociali di intere generazioni.
Quanto è successo oggi in Austria non è altro che un ulteriore campanello di allarme di una tendenza generale, registrata oramai in buona parte del vecchio continente.
Ad elezioni avvenute, anche se la vittoria spetta ai socialdemocratici ed ai popolari, si registra la grande vittoria politica dell'estrema destra, alle elezioni per il rinnovo anticipato del Parlamento Austriaco.
Sarà anche vero che il risultato elettorale punisce i partiti di "governo" soprattutto a fronte di un riconosciuto immobilismo elettorale durato più di venti mesi.
L'elettorato sempre più desiderosa di "decisionismo" non ha perdonato le inefficienze e le incertezze dei politici di fronte delle insicurezze dei tempi moderni.
Quello che conta ora davvero sembra essere il fare, il decidere, lo sperimentare, non importa cosa, non importa come; l'importante è che questo dia come risultato la semplificazione dei problemi e la sicurezza.
Socialdemocratici e popolari per la prima volta nella storia Austriaca scendono complessivamente al di sotto del 60%; il partito liberale di estrema destra Fpoe raggiunge il 18%; il partito populista di estrema destra Bzoe l’11%.
E' stata questa una valanga di voti dati all'estrema destra che vede quasi raddoppiati i suoi consensi passando da circa il 15% all'attuale 30% complessivo. Hanno contato probabilmente anche i voti delle nuove generazioni dei sedicenni, per la prima volta al voto, e forse anche la mentalità giovanile portata "generazionalmente" al "manicheismo".
Quello che accade in Austria ora , inutile nasconderlo, è un vero terremoto politico che fa vacillare anche le fondamenta dell'intera Europa. Se l'Austria piange, infatti , l'Europa non può ridire.
A differenza del passato questa volta la vittoria dell'estrema destra sembra essere davvero l'inizio di una nuova fase politica, rappresentata dal crollo e dalla caduta delle forze politiche tradizionali, uscite dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Crollano i valori su cui si fondava la società Austriaca, crollano i miti e le illusioni che hanno animato l'ultima parte del secolo.
Dalle urne escono premiati proprio quei partiti che più si sono dimostrati anti-europeisti e anti-immigrazione.
Socialdemocratici e cristiano-popolari pagano per la presunta incapacità a governare il "nuovo", a fronte di una crisi economica in continuo peggioramento e di dati sull'immigrazione che danno il fenomeno in costante aumento.
Questo è stato l'esempio tipico di un voto elettorale non fondato sulla speranza o sui progetti, ma uscito sostanzialmete dalle angosce e dalle paure di un intero popolo.
Non è stato un caso il fatto che la campagna elettorale delle destra sia stata tutta concentrata su questi temi, sulla promessa di una politica fortemente restrittiva nei confronti degli immigrati, sull’assicurazione di garantire più sicurezza anche con una maggiore presenza di polizia sul territorio.
Gli austriaci hanno premiato questa programma e hanno creduto in questi politici rendendoli molto più forti che nel passato.
Forse non è ancora giunto per loro il momento di entrare nella stanza dei bottoni e nel futuro governo, ma questo, fino a quando sarà possibile ? E dando comunque per probabile un nuovo governo formato comunque dai vecchi, e sia pure sconfitti partiti, magari anche allargato ad altre forze come potra essere governata l'Austria senza tener conto delle indicazioni degli elettori ?
Questa ondata di estrema destra non è mai stata così forte in Austria, ma a questo destino non sembra sfuggire l'intera Europa.
Un vento gelido di reazione, di intransigenza e di intolleranza, sembra percorrere e spazzare impetuoso ogni contrada d'Europa, a questo destino purtroppo non sembra sfuggire nemmeno l'Italia, tanto che mi rimane fondato il dubbio che dovremo aspettarci tristi anni a venire, basta guardarsi attorno per coglierne i segnali.

domenica 28 settembre 2008

Non è cattiveria è solo idiozia.

" La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L'idiota invece non si sofferma a ragionare, risponde all'istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione, si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perché hanno altre opinioni, perché parlano un'altra lingua, perché non sono nati nel suo paese o, come nel caso di don Federico, perché non approva il loro modo di divertirsi.
Nel mondo c'è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti".

Carlos Ruiz Zafon "L'ombra del vento"

venerdì 26 settembre 2008

Se il lodo Alfano dovesse essere incostituzionale consiglierei al Cavaliere la strada del Referendum Popolare.

Il "Lodo Alfano (la legge entrata in vigore lo scorso luglio e che riguarda l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato) solleva dubbi di incostituzionalità.
Secondo il pm Fabio De Pasquale la legge è infatti costituzionalmente illegittima sotto vari aspetti, così come lo fu il cosiddetto lodo Schifani-Maccanico, sempre riguardante l'immunità per le alte cariche dello stato, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale già nel 2004.
Nel lodo Alfano, tra le altre cose, non vi sarebbe «una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge»; il riferimento è invece solo nel titolo.
Il pm Milanese chiede quindi ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale, proprio per dichiarare "nulla" la norma entrata in vigore il 26 luglio scorso.
Pare evidente al giudice che la legge contrasti anche, in maniera evidente, con la Costituzione in relazione anche all' articolo 3 riguardante "l'uguaglianza dei cittadini" di fronte alla legge.
Per ultimo il giudice ricorda che si è arrivati al lodo Alfano, non con una legge costituzionale come si poteva pensare , ma con una legge ordinaria.
Ora non resta che aspettare il responso della Corte; comunque non si può non riconoscere che i dubbi del pm sono gli stessi che furono manifestati, già in fase di votazione, da vari costituzionalisti; sono identici a quelli manifestati da tanti Italiani.
Se la Corte dovesse accogliere la richiesta, verrebbe spontaneo riconoscere che si è fatta tanta fatica proprio per nulla, che si è perso tanto tempo per ritornare al punto di partenza.
Al Premier, se dovesse andar male, vorrei consigliare la strada del "Referendum Popolare", forse così potrebbe constatare di persona quanto giudichino importante questa legge gli Italiani.

giovedì 25 settembre 2008

Non si uccide neanche un animale a sprangate.

Ora che persino il corpo di Abdoul Guiebre, detto Abba, è già partito per il Burkina Faso, il paese delle sue origini, è giunto il momento di fare un po' di chiarezza sulla sua uccisione.
Per prima cosa pare non sia assolutamente vero che Abba sia stato ucciso a seguito di un colpo accidentale, come ha sostenuto la moglie, nonchè madre, dei due arrestati.
Sul corpo del giovane infatti sono stati trovati, a seguito dell'autopsia, ben sei colpi, tra i quali uno mortale.
Per quanto attiene poi alla dinamica dell'omicidio, sembra che non siano verosimili le dichiarazione dei due indagati quando asseriscono di aver ucciso Abba a seguito della falsa convinzione di essere stati derubati dell'incasso.
Secondo il magistrato infatti i due non potevano , nelle prime fasi dell'inseguimento, non essersi accorti che il borsello contenente l'incasso fosse rimasto posato sulla cassa.
Pare poi che il delitto, secondo le dichiarazioni del pm che indaga, non sia stato commesso per motivi razziali, e che gli insulti, urlati durante il pestaggio, siano stati solo un aggravante, non il motivo scatenante.
Per ultimo sembra che gli accusati avessero precedenti penali, il padre per tentato omicidio, violenza carnale e rapina; il figlio per “rapina”; una "ragazzata", dicono, del suo periodo scolastico.
Questi sono i "poveri" Italiani che hanno ucciso un ragazzo, come non si uccide neanche un animale, a sprangate.
Quanta differenza tra il bestiale gesto e le sciocche difese dei due assassini ed il grande e dignitoso atteggiamento del padre di Abba che, senza versare una lacrima, aveva chiesto che i funerali del figlio si trasformassero in una manifestazione sulla sicurezza: «Bianchi o neri non importa - ha detto - quello che conta è che in questa città si possa vivere».
Che poi di seguito ha chiesto «allo Stato, a Berlusconi e a Bossi, di spiegare agli italiani che gli stranieri non sono delinquenti, perché qualcuno fa presto a prendersela con noi».
Che, dopo aver dichiarato di aver educato i figli secondo "sani principi", ha ringraziato «tutti gli italiani per l'affetto che ci hanno dimostrato».
Io invece vorrei ringraziare Assane Guiebre, padre di Abba, di vivere in Italia, e nel contempo vorrei scusarmi con lui, vergognandomi di essere italiano, come gli assassini di suo figlio.

mercoledì 24 settembre 2008

I gitanti del governo compiaciuti del nulla

E' splendida ed estremamente realistica l'immagine suggerita da Veltroni sull'attuale governo.
Effettivamente fa una certa impressione "vedere" - cito testualmente - "chi sta al governo come se stesse in gita mentre si compiace perchè tutto va bene ".
Intenti a tessere le proprie lodi ,sembrano davvero non accorgersi che il "mondo" circostante scricchiola paurosamente e pesantemente tra una crisi politica ed una economica.
In Italia tra l'altro, nonostante il loro innato ottimismo che rasenta l'incoscienza , le cose vanno anche peggio che nel resto d'Europa.
Nel nostro paese si registra davvero "un clima pesante". In molte famiglie si vive oramai l'angoscia del presente, non solo quella del futuro.
Loro, i nostri allegri "gitanti", vivono in un mondo fantastico, inseguendo priorità di programmi incomprensibili a tanti.
Questo governo passerà alla storia per gli annunci roboanti seguiti poi dal nulla assoluto. Naturalmente c'è stato qualche ambizioso programma per cui, giustamente, lasceranno ai posteri un segno indelebile del loro passaggio o del loro pensiero.
Si pensi, per esempio, al lodo Alfano" ed alla "grande riforma" che hanno introdotto nella scuola adottando i grembiulini ed introducendo il sette in condotta.
"Tutto questo", basta ed avanza, per essere "ricordati" in eterno, ammesso e non concesso che riescano però a meritarsi la "sufficienza" per la loro "condotta".

domenica 21 settembre 2008

Il tiro al negro dei Casalesi scuote i rapporti tra gli italiani e gli extracomunitari

La strage di Castelvolturno sarebbe passata quasi inosservata se non fosse per la manifestazione di extracomunitari che ne è seguita.
E' bastato però quell'urlo, quell "italiani bastardi" che si è fatto largo, cupo e minaccioso tra la folla in tumulto, a richiamare l' attenzione anche dei più distratti.
Anni addietro si diceva che gli italiani fossero "brava gente". Ci si rallegrava e ci si compiaceva di questa considerazione.
Questo accadeva quando noi eravamo gli emigranti oppressi e sfruttati, quando, da buoni "diseredati" della vita, abbandonando paesi ed affetti, vagavamo per le strade del mondo in cerca di quella fortuna che ci era preclusa e negata in patria. Allora si era tutti fratelli, tutti amici, tutti uguali perchè povera gente.
Quella considerazione e quei sentimenti sono stati in fondo la testimonianza evidente di come la solidarietà e la giustizia siano spesso le virtù dei poveri e degli esclusi.
Quell'urlo , quell' "italiani bastardi" è servito a richiamarci finalmente alla triste realtà dei nostri giorni, a toglierci ogni illusione rimasta.
La carneficina di Castelvolturno si dice sia stata voluta dalla Camorra, dal clan dei Casalesi. Tutto vero forse , loro sono stati gli esecutori materiali, ma a quelle morti ha contribuito anche l'indifferenza dei "bianchi.
Sembrerebbe talmente triste e scontata retorica l'affermazione che ogni uomo è uguale di fronte alla morte e che questa, quando arriva, non bada in alcun modo al colore della pelle.
Qui, in questo paese, come in molti altri luoghi del mondo, conta purtroppo ancora il colore della pelle, conta non solo per i vivi, ma anche per i morti. E quando si vede che un giovane di colore viene ucciso a sprangate per un tozzo di pane al grido di "sporco negro" allora non ci sono giustificazioni, esiste anche qui un problema razziale con cui confrontarsi.
Certo ci si giustificherà con il problema della sicurezza, si ragionerà del dramma innegabile delle nostre città; si dirà che esiste un problema integrazione e che gli immigrati clandestini sono oramai troppi e che così risulta difficile la convivenza, per questioni di costumi e di religione.
La cosa più tremenda è che sono tutte affermazioni vere, ma è altrettanto innegabile che con questa realtà dobbiamo confrontarci, trovando soluzioni che permettano una civile convivenza. Ogni sforzo va fatto nella convinzione che in fondo "loro" sono gli sfruttati e noi gli immancabili e inesorabili sfruttatori . Personalmente non approvo la violenta manifestazione seguita alla strage, in fondo tutto quello che ne è seguito è servito solo a Bossi ed alla sua politica, molto poco ai manifestanti ed alla loro causa.
Ora molti immigrati stanno scappando, si sono accorti che se restano rischiano davvero di diventare "boccette a disposizione di giocatori anfetaminici e fuori controllo", carne destinata al tiro a segno o al macello.
Qualcuno pensa di inviare prontamente l'esercito, solo ora si sono accorti che l'unico potere che ancora esiste su quel territorio è quello criminale.
E come spesso capita, quando non esiste lo stato, i deboli sono sempre più deboli e muoiono spesso per poco, a volte addirittura per nulla.
Gli extracomunitari in fondo non sono neanche cittadini, non sono italiani, sono una massa enorme di anonimi individui, un mare di persone nella mani di un sistema criminale che ha perfezionato negli anni, nel disinteresse dei più, la gestione del territorio, e che ha reso un'esercito di immigrati sostanzialmente degli schiavi, e come tali li considera.
Non si sa quale fosse il crimine commesso dai sei africani uccisi , pare si tratti di una brutale intimidazione terroristica, per dimostrare che i padroni di tutto sono sempre loro, i Casalesi.
Si dice che uno degli assassinati, Francis fosse felice perché "due settimane prima aveva avuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico, dopo sei anni in Italia". "Faceva il muratore e frequentava le associazioni di Caserta che si battono per i diritti degli immigrati.
Elaj il sarto partecipava alle assemblee settimanali sui diritti degli immigrati, anche lui frequentava i centri sociali impegnati.
Akej il barbiere è morto con 700 euro nei calzini. Stava andando a spedirli alla famiglia da quella sorta di Western Union non autorizzata che sorge accanto al locale della strage. Lavorava a Napoli, in un locale del centro."
Nulla di illegale è stato trovato da parte della polizia nei locali crivellati dai proiettili e nelle case delle sei vittime non è stata trovata la minima traccia di droga.
Erano a quanto sembra puliti ed onesti, ma non sempre questo assicura in quel territorio una lunga vita.
Ora sono morti , per dare un esempio forse, la loro morte non aveva indignato molta gente, in fondo erano neri e qualche cosa, si diceva, dovevano aver commesso. Solo quel grido nella folla è riuscito a svegliarci ed a preoccuparci.
In fondo quella violenza non era "nostra" , vi assistevamo solo, sempre di più apatici osservatori dei soprusi altrui. Non abbiamo per nulla sentito il rumore degli spari, non le grida di dolore, non i pianti degli amici e dei familiari, solo quel grido "italiani bastardi".
Quell'urlo è apparso anche a me, violento, duro, stonato e inaccettabile.
Forse è vero, per poterci arrabbiare veramente avremmo dovuto anche noi sentire così vicino l'odore acre della polvere da sparo, magari unito a quello del sangue.
Purtuttavia anche se lontano dai luoghi e dai fatti a me è parso di sentire, non l'odore del fumo delle armi, ma un sottile ed intenso, sempre più diffuso e radicato "odore di razzismo".
E' un tanfo che oramai ammorba l'aria, lo trovo tremendo e vergognoso, ma mi pare pervada oramai le strade d'Italia, s'insinui e si radichi, con sempre maggiore facilità, nei sentimenti e nelle idee degli italiani e se devo essere sincero non mi sembra ci stia facendo proprio per nulla onore.
"Una volta" si diceva "italiani brava gente".

sabato 20 settembre 2008

Nel buco di Alitalia rischia di sprofondare anche la popolarità di Berlusconi.

Si è portati a dire in questi giorni che Alitalia è oramai finita, caduta definitivamente nel baratro. Forse non è ancora così, anche se, sul tavolo della trattativa non rimangono che flebili speranze.
Pur in presenza di un gioco fermo, non si è ancora arrivati allo scacco matto, anche se si è piuttosto vicini.
Come al solito, in simili circostanze, si fa spreco, non della volontà e della pazienza per risolvere la situazione , ma sentendo oramai la fine vicina, ci si prodiga in accuse e insulti reciproci per addossarsi responsabilità vere e presunte.
E qui, siamo oramai arrivati, al famoso "si salvi chi può".
Purtroppo gli errori commessi con la compagnia sono stati enormi, prima nella conduzione e poi nell tentativo di vendita.
Non serve a nulla farne qui la storia, non basterebbero quaderni interi e una vita per desrivere tutti gli errori commessi, possono tuttavia bastare alcune considerazioni sulle ultime vicende, e queste sono avvenute sotto gli occhi di tutti.
E' certo oramai come sia stato un grave errore non accettare quella proposta di acquisto di Air France, che Berlusconi, al fine di ostacolarla, da premier in pectore secondo i sondaggi del tempo, aveva giudicato addirittura offensiva.
Mi sarebbe piaciuto vedere qualcuno disposto a pagare con tanto denaro contante per "acquistarsi" i debiti di Alitalia, non credo che in circolazione ci siano tanti idioti disposti al caso, e infatti non se ne sono trovati di disponibili.
La proposta francese aveva l'indubitabile vantaggio di sobbarcarsi la compagnia Italiana, compresi i suoi debiti, e questi non erano pochi, potevano scoraggiare anche i più decisi.
Qualcuno allora cominciò, in piena campagna elettorale, a parlare di "cordata" , dando così corda a quanti si illudevano si potesse fare di più e di meglio, magari , con Berlusconi Premier, confidando in impossibili aiuti di Stato.
Mentre i più smaliziati sorridevano, l'Italia si divideva in due, gli illusi che volevano credere a tutti i costi e gli illusionisti, che pur non credendo riuscivano ad illudere tutti per il loro interesse politico.
La corda ora, a forza di essere strattonata da una parte e dall'altra, si è quasi del tutto spezzata e Alitalia è rimasta così appesa ad un filo. Ora sembra più una flotta di aquiloni in balia di un forte vento di tramontana, pronta a cadere appena il vento si ferma, ma altrettanto pronta a schiantarsi se questo si trasfommasse in tempesta.
La situazione è talmente difficile ora che alcuni rimpiangono Air France, mantre altri nutrono la speranza che possa ancora farsi avanti davvero un qualche altro acquirente straniero.
In questo momento sembrano essere più speranzosi proprio quelli che, come il Segretario della CGIL Epifani sono stati gli intransigenti oppositori delle soluzioni del passato, come di quelle attuali.
Naturalmente, se si guarda attentamente, vi erano seri motivi per essere dubbiosi su Air France , come e ancora di più, ne esistevano di altrettanti seri per dire di no alla cordata di CAI.
Questi ultimi, inutile nasconderlo, si sono dimostrati dei "dilettanti allo sbaraglio", voluti e coperti da un Premier che infantilmente sembrava giocare anziche con il suo trenino con una flotta di aerei e con i lavoratori.
Ma il gioco ora è finito, e anche piuttosto male da quello che si vede. E se il Cavaliere non sembra preoccupato dei debiti della compagnia, che tra l'altro prevedeva comunque di regalare ai contibuenti, resta per lui serio motivo di contrarietà il fatto che, mai come come ora, sia evidente per tutti come fosse "squinternato" il suo progetto, mai come ora il re Berlusconi rischia di mostrarsi nudo davanti agli italiani.
Nel "buco" nero di Alitalia sprofondano, contemporaneamente, non solo una enorme quantità di denaro pubblico, ma anche la popolarità del premier quotidianamente misurata.
Vorremmo che il Cavaliere si tranquillizzasse pensando in fondo che il "popolino" ha sempre cambiato umore con la stessa facilità con cui si cambia le mutande.
Molti dicono anche che qualche sondaggio fresco di stampa abbia smorzato l'eterno sorriso del Cavaliere, che rischia di trasformassi così in un "ghigno" orrendo.
Tuttavia, detto tutto questo, io non sono tra i sostenitori del tanto peggio tanto meglio, non mi convince l'idea che per essere soddisfatti, e dimostrare così che si aveva ragione, debba morire Sansone assieme a tutti i Filistei.
Credo e sono convinto che proprio in questi casi ci si debba mostrare diversi rispetto agli "avversari", penso sia proprio ora il caso di contrapporre, alle loro sciocche presunzioni, una responsabilità collettiva, lasciando poi valutare, alla ragione degli italiani, le differenze, anche nelle responsabilità.
Il fatto che ora Alitalia sia come una carta moschicida e chi si avvicina rischi di rimanerne invischiato, non è motivo sufficiente per dire di no a tutto e restarsene sdegnosamente indifferenti, nella convinzione che qualcuno tutto questo se lo è voluto e in fondo chi è causa del suo mal deve poi piangere solo se stesso.
No non può essere così, è proprio l'interesse collettivo del paese e dei lavoratori coinvolti che richiede di avere maggiore responsabilità nel cercare una soluzione, se ancora ne rimane una.
Se dovesse finire anche questa speranza non resterebbe proprio più nulla non solo per la compagnia ma anche per migliaia di lavoratori.

giovedì 18 settembre 2008

Chi come An vuole guardare solo al futuro è solo perchè si vergogna del suo passato

Voglio ritornare oggi, molto brevemente, sulla polemica innescata dagli interventi e dalle dichiarazioni di questi giorni di Alemanno e di La Russa e della successiva precisazione di Fini.
Mi stuzzica in tal senso la lettura della lettera di Giorgia Meloni, ministro della Gioventù e leader indiscussa di Azione Giovani, apparsa sul sito del suo movimento e ripresa da vari blog di destra.
In sostanza la Meloni invita tutti gli iscritti di An a "Credere nella Costituzione e nel futuro" e li invita a non cadere nei "tranelli".
Nulla da eccepire sulla sostanza della lettera, appaiono fondamentalmente condivisibile ed apprezzabili buona parte delle motivazioni e delle idee espresse.
Mi avvicina a questa lettera, e mi emoziona anche, il trasparire di quello slancio giovanile che dà speranza e sicurezza nel futuro, vi si riconosce in fondo un "comune sentire", almeno a parole, su valori ideali che sembrano finalmente "unirci".
La lettera è parsa tanto pacificatrice da far esclamare anche a Daniele Nahum, Presidente dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia, di essere "molto soddisfatto dalla lettera pubblicata dal Ministro Meloni e dalle posizioni da lei espresse. Queste parole pongono fine alla polemica degli ultimi giorni; raccogliamo l'invito a dedicarci ai temi che riguardano il futuro dei giovani italiani, sperando di dare un importante contributo alla società civile, come l'ebraismo italiano ha sempre fatto''.
Pare quindi che finalmete la polemica si stemperi in un corale invito a volgere lo sguardo altrove, a guardare avanti, a non cadere, dall'una e dall'altra parte, in quei tranelli che impediscono di fatto la riappacificazione nazionale tra destra e sinistra, sostanzialmente nel riconoscersi reciproca dignità e legittimazione e nell' accettare comunemente i valori essenziali della Democrazia contenuti nella nostra carta Costituzionale.
Dunque tutto bene si direbbe, forse si.
Sembrerebbe tutto chiuso, allora non dividiamoci, non cadiamo in tranelli, guardiamo avanti, al futuro, il passato è definitivamente morto, non c'è più.
Ma allora mi chiedo la storia che esiste a fare ? Per quale strano e inspiegabile motivo anche al creatore è parso utile far percepire il tempo e articolarlo essenzialmente in tre tempi distinti, passato, presente, futuro, se poi di fatto conta solo il futuro ?
No non mi convince questo guardiamo solo avanti, sotto sotto è il tipico "volemose bene " tutto Italiano.
Certo il futuro è importante è essenziale, è l'avvenire, a volte il sogno è la continuazione, ecco sta qui il senso vero, è la continuazione di un qualche cosa che è insieme di passato e di presente .
E poi il passato non è mai morto, prima o poi ritorna, la storia stessa ritorna e vive dei suoi cicli ricorrenti.
No amici di An non ci siamo fino in fondo, non mi convince questa interpretazione, non mi basta, al passato piaccia o non piaccia si deve anche guardare una qualche volta, altrimenti si rischia di essere strabici o di vedere solo da un occhio, di vedere poco o proprio per nulla, una qualche volta ci si deve girare indietro per vedere la strada percorsa, per compiacersi del cammino e a volte per rammaricarsi o per vedere se erano possibili altri percorsi.
Io amo spesso dire che chi non ha "memoria" non ha "futuro".
Ecco perchè mi rimane inalterato il dubbio che chi non vuole fare i conti con il suo passato, alla fine non li farà mai neanche con la sua coscienza.
Sotto sotto allora si dimostra di non avere risolto il proprio "problema", che rimane li, imbarazzante, pesantissimo, di cui vergognarsi, e di cui ancora non ci si riesce a liberare.
Ecco perchè quel passato è così difficile, pesante come un macigno, per "voi" e per "noi", che ancora per esso siamo qui a dividerci.
Convenite con me allora "amici" di An che parole come libertà, democrazia, uguaglianza e giustizia possono essere pronunciate quando si vuole, ma se non servono come metro di giudizio nel riconoscere quando sono mancate o quando sono venute meno, non servono proprio a nulla, non definiscono nulla, neanche la vostra identità.
Sono allora solo parole al vento, parole gridate al nulla e per nulla, e alla fine non convincone proprio nessuno, nenche voi stessi.

martedì 16 settembre 2008

Obama critica la politica economica di Mc Cain e di Berlusconi.

Obama afferma che "gli ultimi otto anni hanno portato la più seria crisi finanziaria dalla Grande Depressione. Di questo non incolpo Mc Cain, ma accuso la filosofia economica che egli sottoscrive, quella che dà a chi ha già molto, sperando poi che la prosperità si diffonda in basso verso tutti gli altri".
Ecco in sintesi, e se si vuole anche semplicisticamente, la principale accusa di Obama alla politica economica dei Repubblicani, quella che in fondo ha portato all'attuale grave crisi Americana.
Se ci si riflette solo un attimo però la politica economica di Mc Cain non differisce di una virgola dalla politica economica della destra Italiana in generale, e di Berlusconi in particolare.
In due parole quindi sono riassunte le principali motivazioni per cui, personalmente, condivido le idee di Obama.
In due parole sono riassunte le principali motivazioni per cui, fino ad ora, i Repubblicani in America, e Berlusconi in Italia, non hanno fatto altro che illudersi ed illudere i rispettivi elettori, peggiorando di fatto, la situazione economica e sociale dei rispettivi paesi.

lunedì 15 settembre 2008

Berlusconi, le preferenze ed il fascismo.

E il premier, nella prima puntata di Porta a Porta, in un impeto di democrazia, a scanso di ulteriori dubbi , afferma "No al ritorno alle preferenze. Con le circoscrizioni che hanno le dimensioni che conosciamo si stima che ci debba essere una campagna che va dai 2 ai 3 mln di euro. Questo porterebbe a un ritorno al passato, con i candidati che dovrebbero rivolgersi agli elettori per avere i soldi in un modo che non sempre si può essere sicuri sia alla luce del sole. Si tornerebbe nella vecchia politica con i finanziamenti occulti".
Molto meglio allora che i candidati li scelga lui, così risparmiamo tutti assieme, anche la fatica di scegliere, e così siamo tutti più sicuri. Mi chiedo, invece di risparmiare sulle preferenze e sulla "democrazia" non poteva risparmiare con il "dittatore" Gheddafi ?
Ma poi il Cavaliere va di getto e, continuando a braccio, gli scappa un'altra "chicca".
Infatti poco dopo afferma che" lui proprio non vuole entrare nella "vecchia" discussione su "fascismo ed antifascismo", che questa discussione "va lasciata in un angolo".
Lui dichiara di non attardarsi su questi problemi, che tra l'altro non lo toccano, lui lascia questa discussione ad altri avendo "altro di più importante di cui occuparsi" (infatti lui ha pensato di candidare Ciarrapico).
D'altronde tutti riescono a capire che qualche legge ad personam sia molto più importante ed urgente di una vecchia discussione sui "fondamenti della nostra democrazia".
In fondo per il Cavaliere, persona estremamente pragmatica, queste cose non contano molto, sono quisquilie, l'importante per lui è governare, tutto il resto è ininfluente.

sabato 13 settembre 2008

Lo dice anche Fini " Chi è democratico è antifascista"

A volte bastano alcune parole a segnare un confine, quel punto estremo di demarcazione oltre al quale non è lecito spingersi.
Sono, tra l'altro, parole talmente semplici e chiare che ci si meraviglia si senta ancora la necessita di riaffermarle o di rimarcarle.
Eppure, pur essendo parole che racchiudono in se alti e riconosciuti valori, tuttavia ancora non riescono ad essere patrimonio universale.
Oggi Fini, forse per fare chiarezza all'interno del suo partito dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha sentito il dovere di pronunciarle quelle parole: "libertà, uguaglianza e giustizia sociale".
Ora finalmente non siamo soli nel dire che che il fascismo "abolì libertà fondamentali", che "fu dittatura" e quindi "il giudizio complessivo che va dato nei suoi confronti deve essere negativo".
Non ci sentiamo più soli nel dire o nel ricordare che non si può "equiparare chi stava da una parte e dall'altra" perché durante gli anni della resistenza "c'era chi combatteva per una causa giusta, e chi, fatta salva la buona fede, combatteva per la parte sbagliata".
Ci auguriamo abbiano finalmente di che riflettere anche i tanti La Russa ed Alemanno che ancora popolano An.
A Fini riconosciamo di aver percorso un cammino politico che lo ha portato molto lontano dalle "sue origini".
A lui va dato atto di onestà intellettuale e di coraggio.
Ma il suo, sembra purtroppo ancora un solitario cammino nella destra Italiana, gliene dobbiamo essere personalmente grati, ma ci attendiamo atteggiamenti collettivi.

venerdì 12 settembre 2008

Non ci contate, non ci siamo dimenticati degli sprechi e dei costi della politica.

Qualcuno dice che l'indignazione dei cittadini contro la "casta dei politici" è stata come una bufera improvvisa ed imprevedibile, proprio per questo però destinata a placarsi da sola, con la stessa rapidità con cui era nata.
Forse tutto questo sarà anche vero, ma quanti ancora, inconsciamente, nutrono e coltivano questa speranza saranno ben presto costretti a disilludersi.
Non passa in silenzio, anzi fa ancora scalpore scoprire che un ministro della Repubblica viene sorpreso su un motoscafo dei vigili del fuoco mentre fa immersioni in un’area marina super-protetta, così come alla stessa stregua ci si indigna quando si scopre che "un lombardissimo ministro dell’Istruzione che chiede rigore e serietà per la scuola (soprattutto per quella al Sud) se ne è invece andato in Calabria a sostenere, e naturalmente superare, altrimenti che ci andava a fare, l’esame di abilitazione alla professione di avvocato.
E' vero nessuno si è mobilitato organizzando una manifestazione di protesta, i giornali si sono dimostrati un po' più tolleranti rispetto al passato, ma lo sdegno rimane inalterato, l'arroganza e la "furbizia" del potere si sente e si vive tutta.
Saranno forse anche tutte vere le affermazioni di chi sostiene che si potrebbero anche tollerare dei piccoli peccati se poi complessivamente la politica riuscisse a dare la sensazione di saper ben governare il paese e di risolvere i problemi della gente.
I normali cittadini che ancora faticano ad arrivare a fine mese e che non vivono dentro il "palazzo" o dei denari del "Palazzo" ancora riescono ad indignarsi contro gli ingiustificati privilegi dei nostri politici, contro il loro potere, la loro arroganza, le loro inefficienze.
La gente è stanca, non ne può più di vivere in un paese in cui tutta la società ed il sistema sono talmente "pervasi" dalla politica da riuscire a rendere ogni minima decisione semplicemente impossibile.
Viviamo in una società ingessata, immobile, semplicemente bloccata, una società in cui tutto viene sempre, ed a tutti i livelli rimesso in discussione, ma in cui nulla poi viene mai portato a termine o concluso.
Sono sotto gli occhi di tutti le migliaia, le centinaia di migliaia, forse i milioni di persone, distribuite, elette o semplicemente nominate nei vari enti , dal Parlamento alle Regioni, dalle Provincie alle Comunità Montane, dalle Circoscrizioni alle ASL, ai consigli di amministrazione di migliaia di società spesso appositamente costituite per loro, una pletora ininterrotta ed a cascata di gente costosa, spesso nulla facente ed inconcludente che pesa sulle spalle dei cittadini e del bilancio pubblico.
Il Ministro Brunetta invece di dare la caccia a qualche "povero lazzarone di periferia" avrebbe ben altro e di meglio da fare se solo volesse vedere un po' più da vicino, ma si sa è sempre meglio essere flessibili ai giorni nostri, forti con i deboli e debole con i forti.
E nulla purtroppo è cambiato fino ad ora, si sono fatte leggi di ogni tipo, persino ad personam, ma nulla che tocchi o riguardi gli sperperi della politica.
Ma nessuno speri di riuscire a farci dimenticare le promesse elettorali di riduzione dei costi della politica
Non ci si accusi di qualunquismo, noi non siamo fra quanti vogliono la fine della politica o della democrazia, noi chiediamo semplicemente di porre termine alla cattiva politica che ha portato il paese allo sfascio, chiediamo la fine degli sperperi, la fine degli intrallazzi e della corruzione.
Per il resto sappiamo bene che sia la politica che la democrazia hanno dei costi, ma quando sono giustificati e danno risultati sono sempre un buon investimento.
Non si confonda quindi il nostro momentaneo silenzio con l'accettazione, la nostra attesa con la rassegnazione.
Stiamo solo e semplicemente aspettando, ancora ricordiamo le parole ripetute ai quattro venti in campagna elettorale "via le Comunità Montane, via le Province, via i politici dalle Asl e dai consigli di amministrazione.
Tra l'altro questo permetterebbe grossi risparmi sul bilancio dello Stato proprio nel momento in cui i tagli incidono, dalla scuola alla ricerca alle infrastrutture e proprio nel momento in cui si chiedono a tutti i sacrifici necessari per uscire dalla crisi economica.
Noi non abbiamo dimenticato nè le parole nè le promesse, stiamo semplicemente aspettando, per ora in silenzio, nessuno speri che la nostra attesa possa essere eterna.

giovedì 11 settembre 2008

11 settembre: noi non dimentichiamo.


Quella ferita è ancora lì aperta, lo squarcio è ancora profondo e ben visibile per un inconscio desiderio di non rimarginare mai quel dolore.
No, quell' 11 settembre che cambio il mondo, non potrà essere dimenticato, resterà indelebilmente impresso nei nostri cuori e nella nostra memoria.
Ci sono ancora molte parole sospese, nel vuoto lasciato da quelle torri, ma quello che conta ora è che il progetto dei terroristi è miserevolmente fallito.
«L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura». scrisse Franklin D.Roosevelt nel 1932.
E noi non abbiamo nè avremo paura.
Nessuno riuscirà, con queste armi, per quanto grande possa essere l'attacco, nè a intimorirci nè a sconfiggere la democrazia e la libertà.

Da Camera con vista di Giancarlo Mazzuca

Dove c'erano i muri
che andavano su su
a toccare le nuvole del cielo
adesso è rimasto un vuoto d'aria
e c'è chi cerca ancora
se dentro a quel silenzio
sono restate parole sospese.

Tonino Guerra



mercoledì 10 settembre 2008

Ora o si chiude la trattativa o si chiude Alitalia.

"Domani chiudiamo su Alitalia" dice Sacconi. Mai il Ministro proferì parole più veritiere.
Nella tristissima ricorrenza dell' 11 settembre, o si chiudono le trattative o si chiude la compagnia.
Tutto si può oramai capire, sia le esigenze degli acquirenti della Cai, sia le esigenze e le necessità dei piloti, ma non esistono più nè spazi, nè soldi , nè tempo.
La storia è stata lunga e tormentata, al disastro hanno partecipato tutti , destra e sinistra. Al punto in cui siamo arrivati si deve concludere in qualche maniera, ora conta solo la fretta ed il decisionismo.
Non c'è spazio per le pretese, non esiste margine per ulteriori trattative, è solo prendere o lasciare.
La soluzione trovata è parsa a tanti talmente ridicola che hanno salutato con un sorriso il fatto che a presiedere la nuova compagnia si sia pensato di chiamare Fantozzi.
Alla fine la famosa cordata se ne è uscita allo scoperto, il parto è stato sofferto e difficile.
Air France è vero aveva fatto un'offerta indecente, ma almeno si addossava i debiti.
Ora, dopo che il Cavaliere fu tra i primi artefice del fallimento dell'accordo con la compagnia francese, non è più possibile piangere sul latte versato.
Se non è con soddisfazione, almeno a denti stretti, ripetiamoci che siamo riusciti a mantenere l'italianità della nostra compagnia di bandiera. Con un qualche orgoglio, se è possibile mantenerne un po' sulla questione, ce la teniamo proprio tutta, debiti compresi.
O meglio, i membri della cordata si prendono la compagnia sana, cedendo, e mi pare logico, a noi italiani, che in fondo ne siamo un po' azionisti, tutti i debiti.
Loro forse la salveranno e chissà che con il tempo non riescano pure a guadagnarci qualche cosa, magari rivendendola tra qualche anno proprio a Air France.
Noi invece non abbiamo fatto altro che perderci.
In fondo è lo scotto che paghiamo per mantenere intatta la soddisfazione di conservarne italianità, questo vale bene qualche milione di euro.
Di tutto questo dicono si debba esserne grati a Berlusconi, io lo farei santo, ma subito, senza aspettare ancora tanti anni, nonostante sappia con certezza che questo non rientra tra le immediate ambizioni del Cavaliere.
Comunque, sia chiaro, è giunto il momento di chiudere la polemica e la partita, una bella pietra sul passato e si ricominci da capo. Personalmente nella vicenda non vedo proprio chi possa farci una bella figura, non riesco , pur mettendoci tutta la mia buona volontà, a salvare proprio nessuno.
Ogni tanto e per gli anni a venire sentiremo qualcuno vantarsi pubblicamente di essere il salvatore della compagnia e della patria, non credete a tutte le fanfaronate che sentirete, prendete l'abitudine di ragionare con la vostra testa e secondo giudizio.
Siamo noi i veri salvatori di Alitalia, la compagnia di bandiera si è salvata solo grazie ai nostri soldi; loro, tutti assieme, l'hanno semplicemente portata al disastro, scaricandola poi sul nostro groppone.
In fondo in Italia fino ad ora, e mi sa sarà così anche per molti anni a venire, i debiti sono sempre pubblici mentre gli utili sono rigorosamente privati, così pare la ragionino ancora anche i "salvatori della compagnia e della patria".

martedì 9 settembre 2008

Alemanno ripassi la storia.

Il fascismo non fu male assoluto dice il sindaco di Roma Alemanno in visita in Israele. Naturalmente è subito polemica, Alemanno viene investito dalle critiche di tutti, dai membri dell'opposizione come dalle comunitá ebraiche. Si assiste anche a qualche imbarazzato silenzio degli alleati.
Il sindaco accenna una difesa del tutto personale, definisce la polemica come una bagarre giornalistica ma, inutile nascondersi dietro un dito, i giornalisti hanno semplicemente riferito le sue dichiarazioni.
La voglia di esternazioni è un male spesso diffuso e a quanto pare incurabile tra i ruspanti politici italiani. A questi spesso, visto le notevoli carenze culturali ed il pressapochismo storico e politico, sembrerebbe più consono, su molti argomenti, un silenzio tombale.
Alemanno è evidente, è liberissimo di essere o dichiararsi "fascista" come meglio crede, nessuno gli vuole togliere le sue idee.
Quello che contestiamo invece è il voler essere "fascista" a periodi o a giorni alterni, magari solo quando fa comodo, pronti a dichiarare e smentire in continuazione.
Quello che contestiamo è anche quel dimenticare la storia e scordarsi così che le leggi razziali non furono un caso, non una parentesi, ma al contrario sono figlie legittime del fascismo, condivise anche da Giorgio Almirante, proprio quell'eterno Segretario del Msi in cui per una vita militò l'attuale sindaco di Roma ed a cui persino voleva dedicare una via.
Almirante nel 1940 scriveva “ll razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.
Frasi semplicemente deliranti. Fa comodo dire, anche se come si vede non corrisponde sempre alla verità storica, che le leggi razziali furono fatte per assecondare la politica nazista.
Se così fosse anche stato, rimane comunque il fatto storico ed incontestabile che i "fascisti" accettarono anche queste pur di rimanere dalla parte del più forte.
Altri, per combattere proprio queste idee, sacrificarono la vita.
Quello che lascia scioccati, di fronte alle affermazioni di Alemanno, è il voler unificare e parificare tutto, martiri ed aguzzini, fascisti ed antifascisti.
Si deve al contrario avere il coraggio di affermazioni storiche nette.
Certo il fascismo non fu solo le leggi razziali, certo troveremo sempre chi dirà che il "regime" ebbe anche il merito di far arrivare i treni in orario, ma quanta pochezza storica in tali affermazioni, quanta scempiaggine, quanta ipocrisia.
La storia non si taglia, a seconda delle comodità personali, al pari di un salame, assaggiandone solo le fette migliori ; la storia si impara e si giudica, e su di essa si danno giudizi globali, tagli netti, decisi.
Ed il fascismo fu il male assoluto caro Alemanno, molto prima delle leggi razziali nel suo Dna stava già scritto quel codice genetico che portava diritto al totalitarismo.
Ancora prima delle leggi razziali il regime fascista aveva già ampiamente mostrato il suo vero volto, aveva soppresso ogni libertà, aveva perseguitato, spesso confinato o incarcerato i suoi nemici.
Se il fascismo fu per lei, caro Sindaco, un male solo per le leggi razziali, come giudica in cuor suo, i tanti pestaggi, i tanti assalti a sedi sindacali e di partito perpetrati dai fascisti prima , durante e dopo la marcia di Roma ? Ci interessa il suo parere.
Ha ragione Veltroni a ricordarle che il fascismo si rese colpevole di terribili delitti "che vanno dall' imporsi con la forza dei manganelli e dei moschetti, al delitto Matteotti, alla messa al bando di ogni opposizione, alla chiusura dei giornali avversari e alla normalizzazione di tutta la stampa, alla fine di ogni libertà di organizzazione e di espressione.
Sono questi gli anni in cui gli oppositori come Gramsci vengono rinchiusi nelle carceri fino alla loro morte, altri gettati al confino o costretti all'esilio, altri ancora uccisi vigliaccamente da sicari, come Giovanni Amendola, Piero Gobetti, don Minzoni e i fratelli Carlo e Nello Rosselli".
E' ancora Veltroni che le ricorda Signor Sindaco come il fascismo "spinse l'Italia nelle guerre coloniali che furono, benché in pochi lo ricordino, segnate da crimini gravissimi contro le popolazioni civili come il bombardamento dei villaggi in Etiopia con l'iprite. E' qui che si inseriscono le leggi razziali non come un semplice 'cedimento' al nazismo ma come la conseguenza di uno spirito razzista e antisemita che aveva serpeggiato a lungo nell'ideologia mussoliniana, è qui che si innesta la scelta scellerata dell'entrata in guerra, in un conflitto, che provocò "milioni di morti in Europa" e "lo sterminio sistematico degli ebrei".
Noi caro Alemanno rispettiamo sempre i morti, da qualsiasi parte siano caduti, ma non dimentichiamo, non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo, fare di ogni erba un fascio.
Lo diciamo per lei, e per quanti come lei o come l' Onorevole La Russa, ancora ci vogliono parlare delle sofferenze dei ragazzi della Repubblica di Salò.
E' vero, anche questi erano ragazzi, erano giovani italiani morti per difendere una loro idea o semplicemente per paura di opporsi ad idee altrui; lo accettiamo, sono oramai morti, qui ci fermiamo.
Ma per forza di cose dobbiamo scegliere. La storia deve pure insegnarci qualche cosa, darci un metro di giudizio, un'idea esatta di dove si collochi la verità, la libertà, la democrazia, l'avvenire.
Noi, caro Alemanno e caro La Russa, siamo gente di sani principi e anche di cuore, riusciamo a volte a piangere per tante cause e per tanti morti.
Non riusciamo però a piangere per tutti. Alla fine, alcune volte, ci pare doveroso, scegliere tra chi stava dalla parte della ragione e chi no, tra chi lottava per la libertà e la democrazia e chi invece per il suo contrario, la dittatura ed il totalitarismo.
Certo i giudizi storici sono difficili, richiedono complessità e metodo, ma noi non abbiamo dubbi, abbiamo scelto, a lei lasciamo la libertà di difendere il fascismo, la libertà di essere personalmente e sempre fascista, non ci piace il suo altalenare per comodità.
Ma non cerchi di imbrogliare nè la storia nè i giovani, non dica che furono tutti uguali, non è così, ci fu chi con coraggio e dignità diede la vita per una causa giusta, per difendere la loro e la nostra libertà, per difendere la democrazia.
Bene ha fatto quindi Veltroni a rassegnare le sue dimissioni dal Comitato per il museo della Shoah e altrettanto bene farebbe Giuliano Amato a dimettersi dal Comitato di Roma Capitale, con gente con le sue idee non è possibile collaborare.
Spero comunque che la polemica sia servita Onorevole, non sicuramente per farle cambiare idea, ma solo per farle capire la nostra contrarietà a fronte dei suoi pesanti giudizi .
Speriamo anche di averle trasmesso, se non le nostre convinzioni, almeno il senso della profonda gratitudune che nutriamo nei confronti della Resistenza, quella che combattè contro quel fascismo che lei, ancora oggi, ostinatamente tenta di giustificare.
Capisca alla fine che noi siamo liberi proprio perchè quei ragazzi lottarono e vinsero contro il fascismo, cioè contro quanti, allora, la pensavano esattamente come Lei.
La lotta fu dura , piena di errori se si vuole, non fu una passeggiata; ma il fine era giusto, se così non fosse stato non avremmo questa democrazia e questa libertà.
Ringrazi perciò quei ragazzi della Resistenza, impari ad ammirarli non solo per quello che fecero, ma anche per quanto pensavano, tenga abbassati, così come ha recentemente imparato a fare anche con la "mano destra", anche i toni, la voce e la fronte, Onorevole, le farebbe più onore un maggiore rispetto e più umiltà.

lunedì 8 settembre 2008

L'ICI è come l'Araba Fenice, muore, ma poi rinasce sotto altre spoglie.

In campagna elettorale era stato un colpo di scena, il classico coniglio tolto dal cilindro nel momento opportuno.
L' annuncio dell' abolizione dell' I.C.I, anche se non sarebbe superficiale considerarlo uno dei principali motivi di vittoria, ha scosso però "le coscienze" di tanti indecisi, ha smosso i cuori titubanti, ha fatto una qualche differenza per tanti elettori.
Lo strano era sembrato, che proprio quelle forze che parlavano di federalismo fiscale come la Lega Lombarda, si dimostrassero poi fedeli sostenitrici della proposta di abolire proprio la principale imposta a favore dei comuni.
Era sembrato curioso a molti questo concetto di federalismo fiscale; un po' contraddittorio, ma in fondo si sa le contraddizioni sono tipiche della Lega, che con una mano dà e con l'altra toglie.
Ad elezioni terminate, finita la sbornia per tutti, qualcuno si è accorto dell'errore, a dire il vero tutti se ne erano già accorti, ma oramai la frittata era fatta, e poi se questo era lo scotto che si doveva pagare per riuscire a vincere le elezioni ed a governare il paese, si poteva accettare, anche controvoglia.
C'è chi per questo, in fondo, avrebbe venduto tranquillamente l'anima al diavolo.
Ora che si governa però , e volando un po' meno in alto ci si accorge delle difficoltà quotidiane delle amministrazioni locali, ci si accorge che mancano soldi e finanze proprie a livello locale e ne servirebbero molti, solo che, mentre per il decollo non ci sono stati problemi , per l'atterraggio si vedono molte difficoltà.
Di soldi ne mancano talmente tanti che lo stesso Bossi si è sentito obbligato, al fine di tranquillizare i suoi amministratori, in serie difficolta, a richiedere con forza la reintroduzione dell'I.C.I.
Ne sono seguite, a ragione, una serie di smentite e di precisazioni che hanno visto intervenire sulla questione La Russa, Tremonti e lo stesso Berlusconi, e tutti per negare la possibiltà di una reintroduzione della tassa comunale.
Lo stesso Calderoli è riuscito ad afferma che, se si fosse reintrodotto l'I.C.I. lui si sarebbe dato fuoco davanti a Montecitorio, in molti vi hanno visto quindi un ottima occasione sprecata.
Ora, dopo il "rumore" seguito alle dichiarazioni di Bossi, mi aspetto che le acque della politica italiana rimangano chete per un po' di tempo, ma ho il vago sospetto che l'I.C.I. non sia morta , se solo sarete un poco attenti la vedrete rinascere, sotto altre spoglie e con mutato nome.
In fondo l'Imposta comunale è come una novella Araba Fenice, come questa nascerà in continuazione dalle sue ceneri, l'unica differenza sta nel fatto che quella antica lo faceva dopo 500 anni, questa, più cristiana e più moderna, muore e poi subito risorge.

sabato 6 settembre 2008

Il mondo dei precari si mette a nudo.

Il mondo dei precari si mette a nudo, non in senso metaforico questa volta ma nella realta, si "scopre" così tutta la drammaticità della loro situazione.
Dopo il picchetto su YouTube, in cui annunciavano di essersi messe all’asta, ora convocano una strip conference in cui dicono che si spoglieranno, si denuderanno e si venderanno per un posto di lavoro, non solo per loro 11, ma per tutti i precari che ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari e sempre più flessibili.
Sono queste le affermazioni delle oramai celebri centraliniste dell’ospedale di Legnano, «le prime vittime della legge Brunetta», come si definiscono, che, nella giornata di venerdì hanno presentato ai giornalisti il loro problema.
In fin dei conti la loro storie sono semplice, al pari di quelle di tanti altri; è fatta di contratti a termine, di lavori a progetto, di piccole e grandi furbizie "padronali" o, come è più moderno definire, "imprenditoriali".
Mentre le storie sono sempre semplici è la loro vita che spesso diventa, proprio per questo, rischia di farsi sempre più complicata.
Brunetta ed il Governo hanno poi pensato bene di mettergli, come se non bastasse, ancora qualche paletto in più in mezzo alle gambe, così, tanto per rendere la corsa ad ostacoli ancora più difficile. Almeno così Brunetta riesce ad essere un po' più soddisfatto, solo così infatti si possono "cogliere" i "più meritevoli".
Il Governo ha infatti cancellato, dal decreto legge approvato a luglio, la clausola che obbligava le aziende all’assunzione dopo 36 mesi di precariato.
Così, di colpo, dopo tre anni di lavoro, si ricomincia da capo, e si tenta nuovamente di ricostruirsi una vita.
Se ora quindi i precari cominciano a denudarsi veramente, era comunque evidente come fossero già stati spogliati di ogni loro diritto.
Lo strano e come qualcuno possa pensare che così facendo si avvantaggia il lavoro, lo sviluppo, la società, il mondo o l'Italia.
Povere menti bacate, chi la pensa così non ha ancora capito che per competere con la Cina o con il terzo mondo non è obbligatorio diventare come loro, questo sarebbe non solo la rovina nostra ma anche la loro.
Si potrà quindi ritornare a parlare di futuro quando si capirà che è ora di ritornare alle "origini" e di riscoprire un nuovo "umanesimo" che ricollochi l'uomo, il suo lavoro ma anche la sua dignità, al centro del mondo e di ogni cosa.
Ma per comprendere tutto questo di che cosa ancora dovremo spogliarci ?


lunedì 1 settembre 2008

Un'altra Robin tax, anche dando soldi a Gheddafi abbiamo tolto soldi ai ricchi italiani per dare al povero Rais

L'incontro che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha avuto con Gheddafi è stato estremamente festoso e cordiale. Sembravano vecchi amici mentre passavano in rassegna, ricordando il tempo passato, le fotografie di famiglia.
E si sa le loro sono famiglie numerose.
L'accordo che i due leader hanno sottoscritto lascia invece molti dubbi.
A qualcuno è vero questo accordo è sembrato una pietra miliare nei rapporti per gli Stati con un passato coloniale, così la pensa ad esempio il progressista 'Sueddeutsche Zeitung', il piu' grande quotidiano tedesco.
Berlusconi lo ha semplicemente definito "doveroso".
In base a tale accordo la Libia del Colonnello si vede regalare la modica somma di 200 milioni di dollari all'anno per i prossimi 25 anni (in totale 5 miliardi di dollari) sotto forma di investimenti in progetti infrastrutturali, naturalmente con la speranza, ma senza certezza, che questo dia lavoro anche alle nostre imprese.
Ancora, Berlusconi ha riportato in Libia anche la 'Venere di Cirene', statua trafugata da archeologi italiani nel 1913.
Tutto questo secondo il premier potrebbe permettere di far diventare l'Italia il partner di riferimento della Libia in campo energetico, con l'Eni partner privilegiato delle relazioni petrolifere del paese Africano.
Gheddafi, da parte sua, dovrebbe impegnarsi ad impedire le partenze dei clandestini verso l' Italia mettendo così fine agli sbarchi sulle nostre coste. Tra l'altro dovrebbe anche rendere operativo un accordo già sottoscritto, e poco rispettato, che prevedeva il pattugliamento congiunto delle coste.
Tutto bene, allora si dirà, se cosi si pone fine a 40 anni di contenzioso tra l' Italia e la Libia e se si rinsaldano, non solo i rapporti di amicizia, ma anche i rapporti economici, con notevoli vantaggi per le nostre imprese.
Sarà anche cosi ma qualche dubbio rimane. E' spiacevole ad esempio vedere come, nell'accordo, non si sia minimamente fatto cenno anche ai 20.000 italiani cacciati dalla Libia nel 1969; forse si è convinti che siano stati felici di cedere al Colonnello tutti i loro beni (stimati in circa 400 miliardi di vecchie lire) e in più regalare al paese africano i porti costruiti, le strade, le fognature, gli acquedotti, gli aeroporti, le scuole insomma tutte le infrastrutture e tutti gli edifici pubblici e privati costruiti nel periodo coloniale.
M si sa l'Ialia è un paese ricco e , a differenza della Libia, gode delle sue ricchezze, fa parte del G8, ha le migliori autostrade del mondo, le migliori ferrovie, università invidiabili che vivono nell' abbondanza.
Un paese così deve pensare anche ai paesi emergenti, regalavamo già molti soldi alla Cina, che come tutti sanno è un paese in via di sviluppo, pare logico ora regalarne un po' anche alla Libia. In fondo i pensionati libici fanno fatica ad arrivare a fine mese, per i loro professori è dura mantenere una vita dignitosa, la loro popolazione vive spesso solo dei proventi del petrolio e con i bassi prezzi che corrono si ritrovano in notevole difficoltà, arrivano solo alla quarta settimana, a differenza dei ricchi italiani.
Una qualche rinuncia in più da parte nostra, visto che già ci siamo, magari stornando qualche risorsa dalla scuola, dall'assistenza, dalle infrastrutture, ci permetterà di risollevare le speranze dei libici, in fondo era questo il momento migliore per risolvere l'annosa questione e permettere a Berlusconi di passare alla storia, il leader non ha molto tempo, ora o mai più.
Forse chissà ne potremo anche ricavare qualche vantaggio se solo potessimo fidarci delle parole e degli accordi di Gheddafi.
Peccato che fino ad ora chi lo ha fatto se ne è sempre trovato pentito.
Il Colonnello, come buona parte dei Governanti della regione, conosce solo alcune elementari regole che poco hanno a che fare con il diritto e con la ragione, queste regole sono semplici ed elementari e sono la forza e gli interessi personali.
Solo Berlusconi poteva pensare di sottoscrivere con lui un accordo di amicizia, tutti gli altri al massimo avrebbero sottoscritto un accordo della speranza....