venerdì 18 luglio 2008

Israele scambia "solo dei soldati morti" ma pensa alla sua storia ed alla sua vita.

Scambio tra Israele e Libano, da una parte prigionieri e dall'altra le salme di due soldati.
Ritornano così a casa, accolti a Beirut come eroi, cinque prigionieri libanesi detenuti da anni nelle carceri israeliane.
Ma anche Israele può dare finalmente sepoltura a due soldati rapiti due anni fa.
E' questo uno strano scambio, cupo, tetro.
La vita e la libertà per gli uni, la morte e la sepoltura degli altri.
Qui sorrisi ed allegria, là pianto, tristezza, disperazione.
Ma perchè è stato possibile tutto ciò ? Come è possibile barattare e scambiare due "cadaveri" con dei prigionieri, tra l'altro neanche pentiti, ma al contrario pronti nuovamente a colpire, a combattere e ad uccidere.
Nessun Palestinese, nessun Arabo avrebbe mai accettato un simile scambio se fosse stato nei panni di Israele.
Non è uno scambio equo, non è logico , non è ragionevole.
Chi è in guerra, e Israele lo è, non dovrebbe abbandonarsi a tali sentimentalismi e quando lo fa però vi devono essere motivazioni serie e profonde.
Che cosa è allora che rende Israele così diverso ? Oppure che gli fa compiere azioni così incomprensibili.
Israele ha scarcerato quello che considera niente altro che un feroce assassino di bambini e quattro prigionieri di guerra, oltre a 199 corpi di vari terroristi e infiltrati.
Tutto questo in cambio di due sole bare contenenti le spoglie di due riservisti delle Forze di Difesa israeliane.
Vi è una sproporzione enorme nel baratto, che tra le altre cose lascia anche spazio a enormi rischi per tutti i soldati israeliani che potranno, in futuro, cadere nuovamente prigionieri.
Per quale motivo ora i Palestinesi dovrebbero correre dei rischi per tenere in vita dei prigionieri che possono comunque essere merce di scambio anche da morti ?
Israele gioca qui la carta della diversa moralità tra i due popoli, della diversità di valori, ma sono sottigliezze, difficilmente comprensibili dai più.
Da una parte gli Hezbollah che celebrano come un eroe un uomo che ha "sfondato la testa di una bambina di quattro anni contro le rocce", dall'altra gli Israeliani che celebrano con funerali di stato la pietà dell'uomo di fronte alla morte.
Ci sono è vero motivazioni e anche diversità profonde, culture diverse tra i popoli della regione, argomentazioni sottili, utili per molte spiegazioni, ma che tuttavia non convincono fino alla fine, ti lasciano qualche perplessità.
Ho trovato comunque una ragione profonda che anima Israele ed è la certezza di una prossima guerra.
E' il ragionamento sottinteso e latente che ogni Israeliano deve vivere con alcune certezze, la certezza di non essere simile ai popoli confinanti, la certezza di avere sentimenti che lo rendono o lo mostrano diverso; ciò gli deriva dalla sua storia , dalla storia e dalla paura della Shoà, ma anche da un senso di appartenenza e dal terrore di un nuovo e futuro genocidio.
Ogni Israeliano accetta, con questo scambio, l'idea che ancora non è il momento della pace, che al contrario vi saranno ancora attentati, ancora omicidi, ancora barbarie e sangue, ancora lunghe ed interminabili sofferenze, ma chi è sopravvissuto all'olocausto può sopravvivere a tutto.
Ecco allora che diventano chiare le stranezze di questo macabro scambio, ecco farsi avanti i motivi, ecco i ragionamenti sottili, le sottigliezze taciute. Ecco che tutto è chiaro quando si vede che persino i morti ritornano a Israele, circondati dall' affetto di tutti, con onore.
Eccolo allora il messaggio, incomprensibile a tanti, incomprensibile ai più, ma chiaro per tutti gli ebrei.
Ogni abitante di Israele, ogni padre, ogni madre, ogni figlio di quel paese e di quella terra, non importa come possa morire, non importa dove, e neppure quanto distante nel tempo tutto ciò avvenga; purtuttavia ognuno di loro deve vivere, in cuor suo, la certezza che prima o poi il suo corpo , vivo o morto, ritornerà alla sua terra, al suo paese, ai suoi cari, alle preghiere ed al ricordo degli amici.
Tutto il resto non conta, non ha importanza neanche liberare quelli che vengono considerati
terroristi, tanto si sa che comunque si dovrà ancora combattere e ricominciare da capo.
Molti dicono che nessun altro paese al mondo avrebbe accettato un tale accordo, ed è una considerazione triste ma vera; nessuno però avrebbe onorato così la morte, sacrificando in futuro forse anche altre vite.
Ma chi onora e piange così i suoi morti dimostra di amare sopra ogni cosa la vita, con una unica certezza, e cioè che questa a volte, per essere accettabile rende necessaria anche la morte.
Ma quando ciò accade, deve essere chiaro, che Israele non abbandona sul campo nessun soldato, vivo o morto che sia e che ovunque nel mondo vi siano degli ebrei in pericolo, Israele farà tutto, ma proprio tutto per cercare di salvarli.
E' questo che rende Isaraele così diverso dagli altri popoli, è questo senso di coscienza collettiva che fa accettare a questo paese quello che forse, è vero, nessun altro avrebbe mai accettato.

5 commenti:

convolvolo21 ha detto...

Un post eccezionale, una psicologia sottile e un senso storico che non si trova facilmente.

Grazie per quanto hai scritto!

saluti da venezia ha detto...

O magari proprio per sottolineare in faccia al mondo che loro sì, hanno dei morti da piangere e seppellire, così il mondo disinformato "dimentica" davanti alle due salme tutti gli innocenti che Israele ha bombardato e ucciso durante quella assurda e pretestuosa guerra al Libano, tra l'altro persa. Onta e vergogna da "vaccinare" con due cadaveri pronti per diventare eroi, ma il giochetto è ormai vecchio e tra un po' se ne accorgono anche i bambini.

Truman ha detto...

Hai lo stesso senso di democrazia degli assassini israeliani di cui sei complice. Loro uccidono i palestinesi a Gaza così come tu uccideresti degli scarafaggi e poi vi riempite la bocca di democrazia.

Franca ha detto...

Chi è in guerra, e Israele lo è...

Israele la guerra la fa...

ivan ha detto...

grazie convolvolo21.
A Truman non do nè risposte nè commenti. Già conosco il suo pensiero, già conosco la sua mentalità. Si riempie molto la bocca di Democrazia e di libertà, poco la testa.