Attenti ai Social Network dice il Garante
E' forte il richiamo alla riservatezza dei dati personali contenuto nella relazione annuale del Garante della Privacy. Non si tratta di un semplice richiamo, è un allarme ben preciso, un avvertimento per tutti, chiaro ed inequivocabile.
Alcuni passaggi della relazione meritano qualche attenzione e considerazione aggiuntiva.
E' sacrosanta ad esempio l'osservazione che “Un Paese che non conosce neppure quali e quante sono le sue banche dati e che non sa proteggerle è un Paese arretrato, che espone a gravi rischi non solo i cittadini ma anche gli operatori della giustizia, della sicurezza, dell'amministrazione finanziaria, solo per citare alcuni tra i settori più delicati nei quali in questi anni si sono verificati rilevanti furti o usi illeciti di dati”.
E non è ininfluente e secondaria la superficialità diffusa con cui viene trattato il problema della riservatezza dei dati nel nostro paese, è solo sintomatico di una arretratezza paurosa.
Vi sono è vero lacune legislative , ma qui influiscono anche comportamenti superficiali e disattenzioni diffuse.
Lo strano è che la modernizzazione, anche informatica del Paese, richiederebbe maggiore attenzione sul tema; al contrario si nota invece, e viene giustamente stigmatizzata dal Garante, la “diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio”.
Importante, a mio avviso, è poi l'appello ai giornalisti circa le intercettazioni e la spettacolarizzazione delle inchieste, «Fermatevi e riflettete».
"Sono troppi i processi in televisione, è troppa la commistione tra realtà e “reality”.
Questa «non è vera informazione».
Non si può invocare «la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima e privata delle persone in nome di una trasparenza che diventa spettacolo e morbosità". Richiamo doveroso ad un senso di responsabilità e di correttezza, che spesso è venuto meno, ma che avrebbe giovato alle indagini stesse se fosse stato salvaguardato.
Un altro importante passaggio della relazione è rivolto ai “nativi di Internet”, spesso inconsapevoli dei rischi e della portata di alcuni loro comportamenti.
Qui il Garante parla apertamente di Google, ma anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell'accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.
Ecco, in queste affermazioni, come nelle prime riportate, io trovo contenuto il significato vero del messaggio.
Tutto si può fare, ogni tecnologia è permessa e deve essere utilizzata, purchè lo si faccia con la necessaria consapevolezza, con la conoscenza delle grandi possibilità ma anche dei limiti che ci si deve imporre obbligatoriamente.
Questi sono limiti sociali, limiti che devono darsi i "network" , limiti delle banche dati, dei privati operatori, delle pubbliche amministrazioni, ma anche , ed è importante segno di consapevolezza farlo, darsi chiari e precisi limiti personali ed individuali.
Ne va qui del nostro futuro e del futuro della Rete.
































2 commenti:
Quindi con tutti gli inviti sul tuo blog a fare 'social networking', bookmarking ecc. mi stai istigando al crimine? :-)
Ciao, Leftorium.
no è un invito a farlo ma con coscienza e consapevolezza.
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