mercoledì 30 luglio 2008

Siamo razzisti ed intolleranti o l'Europa sbaglia ?

Ora al governo italiano mancava solo il richiamo del Commissario per i diritti umani Thomas Hammarberg, sulla situazione dei rom e la politica di immigrazione in Italia, per completare l'immagine che all'estero si stanno facendo del nostro paese e del suo governo.
Hammarberg si e' detto "estremamente preoccupato" per le violenze contro i campi nomadi, avvenute a suo giudizio "senza che vi fosse un'efficace protezione da parte delle forze dell'ordine italiane".
Il commissario ha fatto di più , ha accusato apertamente le forze dell'ordine di aver "a loro volta condotto raid violenti contro gli insediamenti durante le operazioni di sgombero" e avverte che si deve indagare a fondo sugli attacchi ai campi.
L'ultima stoccata la riserva ai politici e aggiunge che "L'approvazione diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli partiti e da parte di alcuni organi di informazione, e' particolarmente preoccupante".
Quella di Hammarberg purtroppo non è niente altro che l' ultima dichiarazione che segue, in ordine di tempo, tutta una serie di precedenti richiami, sulla materia dell'immigrazione, da parte dell'Europa.
Il nostro governo, invece di interrogarsi sul perchè di tutte queste obiezioni si dimostra infastidito, seccato, a volte indignato.
Le reazioni, come gli interventi, sembrano sempre scomposti a volte si esprime meraviglia, a volte stupore, in altre occasioni si cercano scusanti o si forniscono imbarazzati chiarimenti.
Ci si dimostra così del tutto impreparati a cogliere la complessità del problema e delle reazioni.
Si parte, è vero, da un presupposto corretto, rappresentato dal desiderio di sicurezza dei cittadini, ma poi ci si perde per strada.
Si pensa a volte che basti inasprire leggi, che al contrario avrebbero già potuto funzionare se applicate correttamente, si attacca, come sempre e come al solito, la magistratura giudicata troppo permissiva.
A volte si agita semplicemente un pugno di ferro che poi non si riesce a controllare ne a rendere effettivo.
Ne esce un'immagine del paese distorta, non sempre vera.
Nessuno, ad esempio, si chiede più in Europa se gli Italiani siano diventati razzisti, molti lo danno oramai per scontato.
A forza di sentirci parlare così superficialmente del problema degli immigrati e della sicurezza, danno per scontato che un pò di razzismo e di intolleranza si è insinuata nelle nostre azioni, tanto più che nei loro paesi loro stessi vivono situazioni ben peggiori delle nostre, con meno ansietà e drammaticità e ma con migliori risultati.
Tuttavia io non so ancora se l'Italia sia diventato un paese razzista; non do per scontato che sia un paese intollerante anche se reazioni ed atteggiamenti a volte eccessivi lo possono far pensare.
Mi assilla però un pensiero, io qui la penso esattamente come Minniti, e, al di là delle considerazioni che l'Europa nutre nei nostri confronti, sono preoccupato ed angosciato di vivere in un paese in cui si fanno leggi ad personam, in cui si considera un reato l'immigrazione clandestina, in cui si vogliono prendere le impronte digitali ai rom e in cui si utilizzano i militari per assicurare l'ordine pubblico e patttugliare le strade.
Come si vede c'è più di un motivo per essere preoccupati e più d'uno perchè lo possa essere anche l'Europa.

martedì 29 luglio 2008

Le leggi come queste che non hanno paternità sono aborti, figlie in fondo solo di qualche "buona donna"....

Il governo non vacilla, nessuna retromarcia, nemmeno sui precari.
Non bastano i dubbi, non le perplessità, non c'è tempo, agosto e le ferie incombono.
Sembra di assistere ad un teatrino, il parlamento approva, i ministri criticano, obiettano e prendono le distanze.
In un parlamento in cui l'opposizione sembra sparita, svanita nel nulla, è il Pdl che fa tutto, maggioranza ed opposizione.
La coerenza ed i programmi ne soffrono, non la popolarità che rimane invariata, accontentando tutti, favorevoli e contrari, il classico, un colpo alla botte ed uno cerchio.
I pasticci però sono enormi, i danni rischiano di essere gravi sopratutto nei confronti dei più deboli.
Qualcuno, tempo addietro e Prodi governando, diceva che se non si è capaci di governare senza combinare qualche guaio tanto vale andarsene a casa.
Evidentemente se ne sono dimenticati.
Ecco allora il governo che scivola pesantemente in parlamento su due bucce di banana, messe di traverso e lasciate sul percorso della Finanziaria.
Ci si è trovati così, tanto per fare un piacere alla Lega ed un dispetto agli immigrati , ad escludere dalla pensione sociale migliaia di casalinghe, anziani, poveri, suore e frati.
Una norma in tal senso è stata infatti introdotta, nella Manovra Finanziaria, dalla Camera. Prevede che l'assegno sociale spetti solo a chi ha lavorato e versato contributi in Italia per 10 anni continuativi.
Un alto incidente di percorso ha visto coinvolti i precari.
Secondo la maggioranza del Parlamento devono rimanere tali a vita, così tanto per mantenere almeno il nome e le caratteristiche, altrimenti che precari sarebbero.
Piccola postilla anche qui alla legge, quasi nascosta, ma sostanziale, stabilisce che nemmeno il giudice potrà più obbligare le imprese, nei casi in cui siano state accertate delle irregolarità anche contrattuali, ad assumere i lavoratori precari.
Basterà solo un indennizzo, e anche misero, dalle 2,5 alle sei mensilità, tanto sono precari, non fanno testo e poi prima o poi forse non lo saranno più.
D'altronde i giudici sono considerati nemici di questo governo, meglio minarne anche qui l'autorità.
Dei misfatti compiuti il governo ora incolpa il Parlamento, anche se comunque conferma che proseguirà per la sua strada; il Parlamento per liberarsene la coscienza incolpa la Lega, loro anche ammesso ci fossero erano distratti e neanche se ne sono accorti di quanto è successo.
Come spesso accade i successi hanno molto padri.
Le cazzate al contrario sono sempre figlie di nessuno.
Queste non sono state volute, nessuno sembra averle cercate o desiderate; ci sono però capitate, e anche se illegittime, anche se considerate degli aborti sono sempre figlie di qualcuno, in questo caso potremmo veramente dire che sono figlie solo di qualche "buona donna"....

domenica 27 luglio 2008

Con quei bambini sono state buttate a mare le idee di questo governo sull'immigrazione

Dicono siano stati gettati a mare.
Hanno così tolto il disturbo, ancor prima di arrivare in Italia, ancor prima di riuscire a viverla davvero la loro vita.
Si trattava solo di bambini, esausti, piegati dalle fatiche e dai disagi a cui erano stati sottoposti.
Qualcuno dice che la notizia sia solo un'invenzione, falsa, raccontata dal padre solamente per commuovere i soccorritori.
Il fatto che ognuno vi abbia creduto, che sia passata per vera o verosimile è già un segnale importante.
A noi non resta che inorridire, nell'uno come nell'altro caso, ma tutto questo non basta.
Non basta il disagio, vero o presunto, non basta la meraviglia e neanche lo sdegno.
Riusciamo a sdegnarci anche quando si gettano a mare semplicemente i rifiuti, dei vuoti sacchetti di plastica come delle bottiglie o altro.
Neanche è pensabile di potersi fermare ai sentimenti, al nostro buonismo a fasi alterne, alla rabbia scomposta ed improvvisa di fronte alla morte come di fronte agli sbarchi.
Per qualcuno è una tragedia per altri un semplice fastidio, resta comunque un problema per gli uni come per gli altri.
Ci eravamo illusi, non io a dire il vero, che potesse bastare un governo di centro destra, parole diverse, leggi più restrittive, un programma politico diverso, magari qualche poliziotto in più.
Al contrario abbiamo scoperto che tutto questo non è servito a nulla, anzi.
Nel giro di un anno gli sbarchi di clandestini sulle nostre coste sono addirittura aumentati passando dai circa 6000 dell'anno precedente ai più di 10.000 del 2008.
E' questo niente altro che il fallimento di una convinzione, di una idea, di un principio che crede di poter risolvere il problema dell'immigrazione con la forza delle leggi, delle convinzioni o delle dissuasione.
E' il fallimento di chi pensa che per proteggere l?Itaia dagli sbarchi sia sufficiente erigere steccati, muri sempre più alti, barricate o fili spinati.
Nessun muro, nessuna difesa ha mai salvato in eterno una città assediata, solo l'aprirsi al mondo ha permesso alle grandi civiltà di sopravvivere per secoli.
Ha ragione Obama quando dice che è veramente giunto il momento di abbattere tutti i muri che dividono i popoli e di percorrere nuove strade, nuove vie.
E' giunta l'ora di cominciare davvero a costruire i ponti che possano portare finalmente una speranza di vita anche in quella martoriata terra d'Africa, ci costerà meno ma alla lunga ci proteggerà di più e darà più risultati.

sabato 26 luglio 2008

Obama parla e la vecchia Europa sogna.

Il viaggio di Obama nel vecchio Continente si trasforma in un vero e proprio trionfo. Si dovesse votare in Europa avrebbe già vinto.
I francesi lo eleggerebbero alla casa Bianca con l’84% delle preferenze, secondo un sondaggio del Pew Research Center.
In Germania, verrebbe scelto come presidente dall’82% dei tedeschi.
Basta ascoltare e vedere i suoi interventi, trasmessi in Tv, per capirne le motivazioni profonde.
Il suo discorso alla Colonna della Vittoria, il cuore pulsante di Berlino, è stato trasmesso da quattro reti televisive, proiettato sui maxischermi nelle città tedesche, al pari delle partite del Mondiale 2006, ed è stato accolto da un bagno di folla.
Molto più che un capo di Stato, Obama è stato ricevuto dai tedeschi come un salvatore.
E' strano come un'Europa ostile nei confronti di Bush si trasformi di colpo in un continente osannante nei confronti di quello che potrebbe essere il suo successore.
Basta però osservarlo Obama, su quel palco per capire, è calmo, sicuro di sè, deciso.
Berlino rappresenta un po' la coscienza d'Europa, incarna la storia del 900, i suoi sogni e le sue speranze, come le sue grandi ed immani tragedie; rappresenta la guerra fredda, la divisione dei popoli, Berlino ha rappresentato per decenni il concetto stesso di divisione e di "muro".
Se vi sarà mai una rinascita dell'Europa questa non può che ricominciare da qui, dal suo cuore, da questo luogo, dove ha avuto termine con il nazismo non solo il sogno di grandezza e di potenza di un continente, ma anche l'illusione dello sviluppo e del progresso eterno della ragione e dell'intelletto.
E Obama parla , parla e dice quello che gli Europei vogliono sentirsi dire , «Non sono qui nelle vesti di candidato ma come cittadino dell’America e del mondo.
Non assomiglio agli americani che hanno parlato in questa grande città (il riferimento esplicito è a John F. Kennedy) perché alle spalle ho un viaggio improbabile, mia madre veniva dall’entroterra dell’America, mio padre è cresciuto in Kenya facendo pascolare le capre e mio nonno era un cuoco dei britannici, se sono qui è perché mio padre scrisse alle Università americane sperando in una vita migliore».
E l' Obama che crede nel "dream of freedom" inorgoglisce i Berlinesi quando chiede ai «popoli del mondo di guardare a Berlino, alla determinazione di chi ha resistito al blocco e alla fame, contribuito a costruire la grande alleanza della Nato e poi ha abbattuto il Muro che la divideva aiutando il mondo a unirsi».
Ma ora per "L'Europa e per L'America unite assieme, si rende necessaria una nuova grande sfida, ora è giunto il momento di unirci per far cadere i nuovi muri".
Eccoli i nuovi muri da abbattere : «I muri fra gli Stati, fra le razze e le tribù, fra locali e immigrati, fra cristiani, musulmani ed ebrei. Non devono restare in piedi.
La ricetta per riuscirci viene da Belfast, dai Balcani e dal Sudafrica, da quei popoli che sono riusciti a unirsi sconfiggendo l’oppressione da Kiev a Capetown".
E qui le 200 mila persone del Tiergarten Park applaudono, sventolano bandiere americane, ritmano "Obama Obama " e urlano e cantano, con speranza, "Yes we can".
Finalmente dopo molti anni ritornano a sventolare in Europa, in un raduno pubblico, migliaia di bandiera americane.
Si fa accorato poi l’appello a «creare nuovi ponti cominciando con un’alleanza globale contro il terrorismo, aperta a quella grande maggioranza di musulmani che preferiscono la speranza all’odio. Significa lasciarsi alle spalle le ferite di Baghdad nonostante le passate differenze, è il momento di unirsi per sostenere gli iracheni che vogliono ricostruire le loro vite, anche se ci accingiamo a porre fine alla guerra.
Obama tocca tutti i temi più dibattuti del momento e che sanno angosciare il mondo.
Conferma che bisogna ridurre «le emissioni nocive» che distruggono il clima, promuovere il libero commercio per «creare ricchezza», fare pressione su Teheran affinché «abbandoni il nucleare», impegnarsi per una «pace durevole nella sicurezza» fra israeliani e palestinesi, «rigettare la tortura», difendere i diritti umani in Zimbabwe, Birmania e Iran, porre fine al genocidio in Darfur e «dare il benvenuto agli immigrati combattendo ogni discriminazione».
Poi un appello deciso, tornate a credere nell'America, lavoriamo assieme, «Uniamoci per salvare il pianeta».
E il suo è un appello corale , universale, non fa distinzioni di razza, di idee o di religione, lui , forse il primo Presidente nero degli Stati Uniti, sa parlare ad una folla osannante di bianchi, di neri, marroni, ispanici, europei, africani, americani, arabi.
Obama parla al mondo senza distinzione alcuna, parla agli uomini, parla alla ragione.
E il mondo, non solo l'Europa sogna.
I vecchi sognano gli antichi splendori di una civiltà in declino, i giovani tornano a sognare un futuro diverso, un avvenire di certezze e di progresso.
Il suo è un messaggio di speranza.
Obama propone di costruire nuove ponti , di ricercare nuove strade e nuove vie.
E' come una doccia fredda per quella parte d'Europa che al contrario pensava di salvare la propria civiltà costruendo nuove divisioni, nuove barriere, nuovi muri, tra cattolici ed arabi, tra nord e sud.
Basta vedere come anche qui ci sia chi ancora pensa di poter salvare l'Italia dividendola semplicemente a metà, con un muro.
Qualcuno notava che a Berlino sembrava di essere in una festa patriottica del Mid-West e invece si era nel cuore della vecchia Europa, dove la folla si infiammava, i cuori e le menti si scaldavano e dove si ritornava a sognare.
Credo però sia facile capire perchè questa Europa sogni con Obama, nessuno può vivere a lungo senza un sogno, nessun popolo, nessuna nazione, lo potrebbe fare a lungo, rischierebbero di morire lentamente, giorno dopo giorno.

mercoledì 23 luglio 2008

Perchè si insiste a chiamarlo "Lodo Alfano" e non "legge Berlusconi"?

Il Senato approva, e Napolitano promulga.
Da oggi il Lodo Alfano è legge dello Stato, sono così sospesi tutti i processi penali per le più alte cariche dello Stato. Di tutto questo naturalmente il primo, e per ora unico beneficiario, è Silvio Berlusconi.
L'opposizione protesta, Di Pietro ha annunciato un referendum per proporne l'abrogazione.
Il Premier e la sua maggioranza tirano un sospiro di sollievo.
Agli Italiani, mi sa, non ne può importare di meno intenti come sono a cercare di "sopravvivere" con tutti i loro guai e di arrivare a fine mese.
Si sono tentate è vero altre strade, si era persino disposti a sospendere i processi pur di mettere al riparo il Presidente del Consiglio dal suo processo, senza riguardo per nessuno, senza ritegno e anche senza un pizzico di vergogna.
In una grande democrazia, quale è l'America, nessun Presidente si è mai sottratto alla legge, nessuno è al di sopra di essa, nessuno si sognerebbe.
In Italia invece si promulga una legge apposita per sospendere un processo in corso contro il Presidente del Consiglio. Tra l'altro se Berlusconi riesce nel suo intento di farsi poi eleggere Presidente delle Repubblica riuscirà ad avere l'immunità a vita, vista l'età.
Quanto è accaduto in Italia è veramente degno di una Repubblica delle Banane.
Sarà ora un po' più difficile per il Pdl smentire gli oppositori quando questi sostengono che oramai siamo alla frutta, visto che si procede, approvando leggi ad personam, inutili al paese.
Comunque , così, tanto per ricordarci e ricordare a tutti gli Italiani, anche ai posteri, da che governo è stata approvata la legge, a chi è stata utile e per chi è stata così tempestivamente approvata credo sia doveroso che da oggi venga ribattezzata "Legge Berlusconi".
A me sembra che così suoni meglio, renda tutto il concetto, l'urgenza, l'utilità, diventerà così più popolare, vera e veritiera, e Berlusconi si sarà guadagnato così la sua "giusta fama".

martedì 22 luglio 2008

Bossi si dimetta e Napolitano se c'è faccia sentire la sua voce.

Ieri il gesto e le affermazioni di Bossi , oggi, in un crescendo continuo ed inarrestabile, le reazioni degli "alleati" di governo e dell'opposizione. Le pagine dei giornali ne sono piene.
Scontate le parole e le risposte "istituzionali di Fini e di Schifani " un ministro non può offendere il sentimento nazionale" - e «I simboli dell'unità e della patria sono sacri, riassumono la nostra storia e sono parte costitutiva della nostra identità nazionale».
Al di là delle parole e delle dichiarazioni di rito restano però i fatti, e questi sono di una gravità inaudita.
Oggi entra in campo anche il Premier, non per sua volontà, ma perchè strattonato e tirato nel bel mezzo della mischia, tra l'altro secondo lui le provocazioni sono della sinistra.
Minimizza, come sempre e come al solito, "Non riusciranno a dividerci, hanno fatto male i conti" dice.
Richiama poi una sostanziale unità nella coalizione, ma lui ha capito benissimo che esistono qui divisioni insanabili, è solo che non vuole lo capiscano gli italiani.
Sarà anche vero che l'importante, come al solito, è apparire, e Berlusconi, da esperto in materia questo lo sa, ma l'impressione è che questa sia solo un'unione di facciata, per interesse, loro naturalmente e non degli Italiani.
Strano è anche sulla questione il silenzio che giunge dal Colle.
Ci sono momenti in cui un Capo di Stato non può e non deve tacere, non può semplicemente girarsi da un'altra parte o applaudire agli interventi altrui.
Al contrario deve parlare, lo deve fare chiaramente e con forza rappresentando l'unità della nazione, perchè se non parla ora non avrà più titolo per farlo.
Gli Italiani vedono, sentono e giudicano.
E' questo il momento in cui anche il silenzio diventa colpevole, sopratutto quello del Presidente delle Repubblica.
In un paese serio nessun ministro si sarebbe permesso tanto, in un paese serio Bossi sarebbe stato costretto a dimettersi.
In un Paese normale una forza politica che predica o minaccia la secessione, a volte anche con le armi, non sarebbe mai stata chiamata a far parte di nessun governo.
In Italia invece tutto ciò avviene tra imbarazzati silenzi, scontate reazioni e tentativi di minimizzazione.
In mezzo ci stanno gli Italiani, presi per i fondelli da tanti, divisi tra la preoccupazione e la convinzione, la distrazione e gli egoismi.
Il rischio è che, in tutta questa irresponsabilità, prevalga alla fine la sfiducia generalizzata, la rassegnazione degli uni e l'impotenza degli altri, sono questi i presupposti che da soli indeboliscono anche le più solide democrazie.

lunedì 21 luglio 2008

Bossi, il gestaccio, i politici del nord e gli insegnanti del sud.

Bossi nuovo, Bossi vecchio, Bossi diverso, Bossi, sempre Bossi, sempre uguale, crudo, duro.
Eccolo il Senatur di sempre, una mano pronta al dialogo con tutti quelli che ci stanno, ma poi subito pronto ad alzare il tiro, assieme all'immancabile dito.
Quello che si è presentato ieri al congresso della Liga Veneta di Padova è un Bossi in "forma" (i suoi adulatori la definirebbero smagliante) che chiede il pagamento di una piccola cambiale al Pdl e a Berlusconi.
In fondo il Senatur ha votato fedelmente con i suoi, tutto quello che Berlusconi gli ha chiesto, anche il pacchetto sulla giustizia.
Ha assicurato così l'immunità al Premier, lo ha liberato del processo Mills per un pò di tempo, togliendogli dalla "scatole" anche dei giudici scomodi; ora è giunto il momento di contraccambiare, ora lui pretende.
Quindi il Senatur avanza richieste alla sua maniera, con il bastone e con la carota, dice ad esempio subito sì al dialogo con il Pd, anche se questa apertura gli procura qualche malumore della maggioranza e del cavaliere stesso, a Berlusconi chiede poi impegni urgenti sul federalismo fiscale e sulle riforme e poi, subito e di seguito, tanto per tenere "alto" il dibattito, stop anche agli insegnanti del sud al nord e dito medio all’indirizzo di un passaggio indigesto dell’inno di Mameli.
In pratica, un Bossi con un ramoscello d'ulivo in mano che va all'attacco del mondo, creando malumori a destra come a sinistra.
Ma scorriamo alcune parti del suo intervento , cominciando dal momento in cui parte l’Inno nazionale: «Non dobbiamo essere più schiavi di Roma, l’inno dice che l’Italia è schiava di Roma ... io dico toh!» con dito medio alzato, tanto per chiarire il concetto e proprio con la mano libera dal ramoscello d'ulivo.
Ma questo è solo l'inizio , subito dopo il Senatur riscopre i suoi vecchi motti tipo «la canaglia centralista», la "Roma ladrona" , lo "stato fascista" .
A volte pare persino dimenticare che ha governato, e governa ancora l'Italia, proprio con qualche "fascista" o ex-fascista.
Ma poi oltre alle vecchie, ecco arrivare nuove bordate, questa volta tocca alla scuola, colpevole, a detta di Bossi, di essere "appannaggio di insegnanti meridionali", «Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente non del Nord».
A me pare che ora anche le parole diventino superflue, a volte è meglio il silenzio.
Non è la preparazione di docenti il punto, non la professionalità, non la cultura, è solo l'appartenenza ad una regione piuttosto che all'altra, è l'odio interregionale ora che avanza, non più e non solo gli extracomunitari. In fondo la "grande riforma della giustizia" ci è già stata data, ci mancherebbe solo una nuova e grande "riforma della scuola" su indicazione di Bossi.
Ho solo il conforto del fatto che qualcuno Bossi se lo è voluto, ora se lo tenga e non si lagni; gli italiani hanno votato questa coalizione, forse anche senza altre scelte, ora però l'accettino così com'è.
Personalmente però nessuno riuscirà mai a convincermi che con questa mentalità, con queste argomentazioni, con questo stile, si possa pensare di "rialzare" l'Italia o di salvare il paese.
Io credo davvero che questo sia un paese che rischia di essere sempre più piccolo e provinciale, per gente sempre più superficiale e qualunquista.

venerdì 18 luglio 2008

Israele scambia "solo dei soldati morti" ma pensa alla sua storia ed alla sua vita.

Scambio tra Israele e Libano, da una parte prigionieri e dall'altra le salme di due soldati.
Ritornano così a casa, accolti a Beirut come eroi, cinque prigionieri libanesi detenuti da anni nelle carceri israeliane.
Ma anche Israele può dare finalmente sepoltura a due soldati rapiti due anni fa.
E' questo uno strano scambio, cupo, tetro.
La vita e la libertà per gli uni, la morte e la sepoltura degli altri.
Qui sorrisi ed allegria, là pianto, tristezza, disperazione.
Ma perchè è stato possibile tutto ciò ? Come è possibile barattare e scambiare due "cadaveri" con dei prigionieri, tra l'altro neanche pentiti, ma al contrario pronti nuovamente a colpire, a combattere e ad uccidere.
Nessun Palestinese, nessun Arabo avrebbe mai accettato un simile scambio se fosse stato nei panni di Israele.
Non è uno scambio equo, non è logico , non è ragionevole.
Chi è in guerra, e Israele lo è, non dovrebbe abbandonarsi a tali sentimentalismi e quando lo fa però vi devono essere motivazioni serie e profonde.
Che cosa è allora che rende Israele così diverso ? Oppure che gli fa compiere azioni così incomprensibili.
Israele ha scarcerato quello che considera niente altro che un feroce assassino di bambini e quattro prigionieri di guerra, oltre a 199 corpi di vari terroristi e infiltrati.
Tutto questo in cambio di due sole bare contenenti le spoglie di due riservisti delle Forze di Difesa israeliane.
Vi è una sproporzione enorme nel baratto, che tra le altre cose lascia anche spazio a enormi rischi per tutti i soldati israeliani che potranno, in futuro, cadere nuovamente prigionieri.
Per quale motivo ora i Palestinesi dovrebbero correre dei rischi per tenere in vita dei prigionieri che possono comunque essere merce di scambio anche da morti ?
Israele gioca qui la carta della diversa moralità tra i due popoli, della diversità di valori, ma sono sottigliezze, difficilmente comprensibili dai più.
Da una parte gli Hezbollah che celebrano come un eroe un uomo che ha "sfondato la testa di una bambina di quattro anni contro le rocce", dall'altra gli Israeliani che celebrano con funerali di stato la pietà dell'uomo di fronte alla morte.
Ci sono è vero motivazioni e anche diversità profonde, culture diverse tra i popoli della regione, argomentazioni sottili, utili per molte spiegazioni, ma che tuttavia non convincono fino alla fine, ti lasciano qualche perplessità.
Ho trovato comunque una ragione profonda che anima Israele ed è la certezza di una prossima guerra.
E' il ragionamento sottinteso e latente che ogni Israeliano deve vivere con alcune certezze, la certezza di non essere simile ai popoli confinanti, la certezza di avere sentimenti che lo rendono o lo mostrano diverso; ciò gli deriva dalla sua storia , dalla storia e dalla paura della Shoà, ma anche da un senso di appartenenza e dal terrore di un nuovo e futuro genocidio.
Ogni Israeliano accetta, con questo scambio, l'idea che ancora non è il momento della pace, che al contrario vi saranno ancora attentati, ancora omicidi, ancora barbarie e sangue, ancora lunghe ed interminabili sofferenze, ma chi è sopravvissuto all'olocausto può sopravvivere a tutto.
Ecco allora che diventano chiare le stranezze di questo macabro scambio, ecco farsi avanti i motivi, ecco i ragionamenti sottili, le sottigliezze taciute. Ecco che tutto è chiaro quando si vede che persino i morti ritornano a Israele, circondati dall' affetto di tutti, con onore.
Eccolo allora il messaggio, incomprensibile a tanti, incomprensibile ai più, ma chiaro per tutti gli ebrei.
Ogni abitante di Israele, ogni padre, ogni madre, ogni figlio di quel paese e di quella terra, non importa come possa morire, non importa dove, e neppure quanto distante nel tempo tutto ciò avvenga; purtuttavia ognuno di loro deve vivere, in cuor suo, la certezza che prima o poi il suo corpo , vivo o morto, ritornerà alla sua terra, al suo paese, ai suoi cari, alle preghiere ed al ricordo degli amici.
Tutto il resto non conta, non ha importanza neanche liberare quelli che vengono considerati
terroristi, tanto si sa che comunque si dovrà ancora combattere e ricominciare da capo.
Molti dicono che nessun altro paese al mondo avrebbe accettato un tale accordo, ed è una considerazione triste ma vera; nessuno però avrebbe onorato così la morte, sacrificando in futuro forse anche altre vite.
Ma chi onora e piange così i suoi morti dimostra di amare sopra ogni cosa la vita, con una unica certezza, e cioè che questa a volte, per essere accettabile rende necessaria anche la morte.
Ma quando ciò accade, deve essere chiaro, che Israele non abbandona sul campo nessun soldato, vivo o morto che sia e che ovunque nel mondo vi siano degli ebrei in pericolo, Israele farà tutto, ma proprio tutto per cercare di salvarli.
E' questo che rende Isaraele così diverso dagli altri popoli, è questo senso di coscienza collettiva che fa accettare a questo paese quello che forse, è vero, nessun altro avrebbe mai accettato.

giovedì 17 luglio 2008

Attenti ai Social Network dice il Garante

E' forte il richiamo alla riservatezza dei dati personali contenuto nella relazione annuale del Garante della Privacy. Non si tratta di un semplice richiamo, è un allarme ben preciso, un avvertimento per tutti, chiaro ed inequivocabile.
Alcuni passaggi della relazione meritano qualche attenzione e considerazione aggiuntiva.
E' sacrosanta ad esempio l'osservazione che “Un Paese che non conosce neppure quali e quante sono le sue banche dati e che non sa proteggerle è un Paese arretrato, che espone a gravi rischi non solo i cittadini ma anche gli operatori della giustizia, della sicurezza, dell'amministrazione finanziaria, solo per citare alcuni tra i settori più delicati nei quali in questi anni si sono verificati rilevanti furti o usi illeciti di dati”.
E non è ininfluente e secondaria la superficialità diffusa con cui viene trattato il problema della riservatezza dei dati nel nostro paese, è solo sintomatico di una arretratezza paurosa.
Vi sono è vero lacune legislative , ma qui influiscono anche comportamenti superficiali e disattenzioni diffuse.
Lo strano è che la modernizzazione, anche informatica del Paese, richiederebbe maggiore attenzione sul tema; al contrario si nota invece, e viene giustamente stigmatizzata dal Garante, la “diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio”.
Importante, a mio avviso, è poi l'appello ai giornalisti circa le intercettazioni e la spettacolarizzazione delle inchieste, «Fermatevi e riflettete».
"Sono troppi i processi in televisione, è troppa la commistione tra realtà e “reality”.
Questa «non è vera informazione».
Non si può invocare «la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima e privata delle persone in nome di una trasparenza che diventa spettacolo e morbosità". Richiamo doveroso ad un senso di responsabilità e di correttezza, che spesso è venuto meno, ma che avrebbe giovato alle indagini stesse se fosse stato salvaguardato.
Un altro importante passaggio della relazione è rivolto ai “nativi di Internet”, spesso inconsapevoli dei rischi e della portata di alcuni loro comportamenti.
Qui il Garante parla apertamente di Google, ma anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell'accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.
Ecco, in queste affermazioni, come nelle prime riportate, io trovo contenuto il significato vero del messaggio.
Tutto si può fare, ogni tecnologia è permessa e deve essere utilizzata, purchè lo si faccia con la necessaria consapevolezza, con la conoscenza delle grandi possibilità ma anche dei limiti che ci si deve imporre obbligatoriamente.
Questi sono limiti sociali, limiti che devono darsi i "network" , limiti delle banche dati, dei privati operatori, delle pubbliche amministrazioni, ma anche , ed è importante segno di consapevolezza farlo, darsi chiari e precisi limiti personali ed individuali.
Ne va qui del nostro futuro e del futuro della Rete.

mercoledì 16 luglio 2008

Secondo Tremonti oramai è profonda crisi come nel 29.

Parla chiaro oggi Tremonti , forse come non mai.
Saranno le responsabilità, sarà quel senso del dovere che incombe su ogni ministro delle Finanze, certo è che le parole sono serie e pesanti, nel suo discorso è evidente la paura di un domani incerto.
Nessun roseo futuro all'orizzonte, nessuna certezza, l'orizzonte economico mondiale è buio e tetro.
Gli italiani si preparino, anche quelli che erano convinti di un qualche cambiamento.
Altro che ulteriore riduzione delle tasse, sarà già tanto se si riesce a mantenere quanto già dato , per fortuna che la detassazione degli straordinarie è solo sperimentale.
Ci attendono lacrime e sangue ad ascoltare Tremonti.
Così sono avvisati anche quelli che si erano illusi.
Tremonti non lascia spazi alla fantasia, va giù piatto ed in barba a quell'ottimismo che tanti predicano come necessario in economia.
Dice il ministro , "Qui nessuno si rende conto di quello che sta succedendo. Aprite le televisioni o andate a leggere le agenzie di stampa. Scoprirete quello che è successo oggi negli Stati Uniti e in Belgio. Siamo di fronte ad una crisi economica profonda. Metà del sistema bancario americano è stato nazionalizzato. Invece da noi c’è gente che ancora non vuole capire la gravità di quello che sta avvenendo. Eppure ho dimostrato di avere una certa capacità di previsione. Chi aveva scritto che si rischiava un nuovo ‘29?».
E' chiaro ora il concetto di cosa si rischia e di quello che ci dovremo aspettare secondo il nostro ministro delle Finanze ? Ma siamo certi che tutti , nei vari dicasteri, abbiano colto il clima e l'andazzo ? Anche quelli che criticavano così aspramente Visco e la sua caccia agli evasori ? In fondo, forse è proprio questa l'unica strada ancora percorribile per una qualsiasi riduzione delle tasse di questi periodi, pagare tutti per pagare di meno e ridare così ossigeno alla crescita ed allo sviluppo.
E se il mondo non ride, noi Italiani sicuramente abbiamo qualche motivo in più per piangere.
Per ora sono solo avvisaglie, qua e là per il mondo, qualche fila di clienti, dapprima inglesi ed ora americani, davanti agli sportelli delle banche per ritirare i loro risparmi, gli interventi dello stato laddove prima si parlava di "sane privatizzazioni", le borse di mezzo mondo , compresa piazza Affari, che bruciano da giorni miliardi su miliardi di euro.
Tutto questo con un costo del petrolio ormai insostenibile e forse una guerra all'orizzonte, proprio in Iran , uno dei più importanti produttori di petrolio.
Se c'è ancora qualcuno che crede nei miracoli io credo sia giunto il momento di cominciare a pregare.

martedì 15 luglio 2008

Anche nel caso di Ottaviano Del Turco ritornano ancora i problemi della Sanità e della Giustizia.

Sembrava tutto finito con il Lodo Alfano, invece ecco che ancora una volta la giustizia si riguadagna la scena e le prime pagine dei giornali.
Gira e rigira questo è un Paese che passa costantemente da una emergenza all'altra.
Finito il caso di Berlusconi, si ricomincia con Ottaviano Del Turco, quasi una sorta di "par condicio", così, tanto per sfatare la convinzione che tutti i magistrati sono di "sinistra", oppure per dimostrare che la magistratura è comunque indipendente e libera da infiltrazioni politiche.
Resta il fatto che una intera Giunta Regionale è stata abbattuta, e che ancora una volta l'Italia si divide tra innocentisti e colpevolisti.
Diamo per certe però alcune verità e considerazioni.
Per prima cosa consideriamo il problema delle sanità pubblica in Italia.
Il servizio sanitario nazionale, così come è stata concepito, rischia la catastrofe, non solo per i costi insostenibili, ma anche per i rischi sulla salute dei cittadini.
E' solo un enorme pozzo senza fine, da cui tutti vogliono attingere acqua, una gallina dalle uova d'oro attorno alla quale ruotano in continuazione politici e privati cittadini, molti di questi alla ricerca di facili guadagni.
I ricavi sono privati , le spese ed i costi a carico della collettività; con più prestazioni si effettuano o si dimostrano, con più alto sarà il guadagno.
Avanti quindi con le sperimentazioni, avanti con le cure anche se queste non servono proprio a nulla se non a creare cospicue fortune personali.
L'esempio più tipico è quello della clinica Santa Rita di Milano .
Il caso è aberrante, ma i rischi per tutti sono lì, ben visibili e chiari, guai a far finta di nulla o a pensarlo solo come un caso isolato, sarebbe da irresponsabili.
Urgono interventi concreti su questo piano, ci si rifletta seriamente e responsabilmente, gli sprechi ed i rischi sono enormi .
Detto questo però ritorniamo alla giustizia.
Anche qui , riflettiamo serenamente, ma seriamente e senza preconcette posizioni ideologiche. Mi sembra che, ancora una volta, si affronti anche il "caso Del Turco" in maniera sbagliata.
Ognuno, a modo suo, dice che la giustizia farà il suo corso. E' normale debba essere così, ci mancherebbe altro, ma tutti utilizzano questa affermazione al solo fine di portare acqua al proprio mulino.
Il PD , per bocca del suo Segretario, dice che si auspica che "Del Turco possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati''.
Già questo è un errore di fondo, ha ragione chi sostiene (Il Riformista), che forse dovremmo cominciare proprio dal cambiare questa formula.
E' l'accusa infatti che in un paese civile deve dimostrare la colpevolezza dell'imputato, non il contrario.
Cosi' come, alla stessa stregua, devono essere i magistrati a dimostrare che motivi di necessita' e urgenza giustificavano l'arresto di un presidente di regione eletto direttamente dai cittadini, sospendendone cosi' le funzioni istituzionali.
Personalmente auspicherei che Ottaviano del Turco, un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita a difesa dei diritti dei lavoratori e dei più deboli, fosse innocente.
Inutile nascondere però che le accuse che gli sono state mosse sono gravissime.
Restano da provare è vero, e resta anche da dire che se si dovessero dimostrare false sarebbero comunque servite a rovinare un uomo, oltre che una carriera politica.
Vere o false che siano non sposterebbero comunque nulla delle considerazioni fino a qui fatte, anzi ne sarebbero un naturale rafforzamento, la riprova.
Per ora abbiamo tra l'altro abbiamo considerato solo alcuni degli attori della vicenda. Altri si stanno muovendo scompostamente attorno al caso, in ordine sparso e, ancora una volta, utilizzando ad uso personale il tema delle giustizia.
Di Pietro, da intransigente ed eterno giustizialista, ha già emesso la sentenza e la condanna ancora prima del processo, parla già apertamente di una seconda Tangentopoli.
Berlusconi non rimane indifferente e si serve abbondantemente del caso Del Turco per condannare subito la magistratura, ed in fondo per assolvere indirettamente se stesso.
Tutte queste, come si vede, sono le facce di una stessa medaglia, di identici problemi.
Sanità e giustizia si dimostrano problemi di fondo, seri ed importanti .
Ognuno però ne fa le valutazioni più convenienti per la "sua parte", per il suo schieramento.
Dovrebbe essere normale che "ogni problema " trovi adeguate soluzioni, è anormale il fatto che ogni problema trovi diverse ed inconciliabili valutazioni, spesso al servizio di personalistiche strumentalizzazioni.
E anche la giustizia, riconosciamolo tutti, al punto in cui è giunta, rischia di "diventare" un problema, lo si voglia o no.
Su di lei ognuno dice la sua, qualcuno a volte tace, ma nessuno sa trovare soluzioni, stretti tra gli interessi dell'uno e i pregiudizi degli altri.
Eppure anche la Giustizia ha bisogno di profonde e serie riforme.
La guerra tra politica e magistratura sembrava finita con il Lodo Alfano, purtroppo non è stato così, la guerra continua , ma lo strano ed inconcepibile per molti è che qui non potranno esserci vincitori o vinti. O si vince tutti assieme o perdiamo tutti.
Al Paese servono politici che sappiano fare buone leggi, ma servono anche buoni magistrati che le sappiano far rispettare, anche ai politici.
E' obbligo morale per tutti trovare un punto di equilibrio, nell'interesse generale.
Ma la ricerca non tocca ai magistrati ora, tocca ai politici, basterebbe riuscissero ad abbandonare i loro interessi e i loro pregiudizi.

venerdì 11 luglio 2008

La guerra è finita, Berlusconi è salvo e può "regnare"

Ora finalmente la guerra è finita, Berlusconi è salvo e può "regnare".
Ieri infatti l'aula di Montecitorio ha approvato il disegno di legge sulla sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato, in pratica quello che passa sotto il nome di Lodo Alfano.
Ora il provvedimento passerà all'esame del Senato.
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato che il governo " ha portato avanti una legge che serve al paese" e che per questo motivo "è molto soddisfatto della sua approvazione".
Soddisfatto lui cercheremo di toglierci qualche soddisfazione anche noi.
Non è la legge in sè che ci scandalizza è solo l'urgenza che stona, quando tutti sanno che sono ben altre le priorità del paese.
Questa legge, in fin dei conti, interessa solo Berlusconi, lo mette per ora al riparo dal processo Mills; lui solo in Italia se ne può rallegrare, in pratica la può considerare alla stregua di un bel regalo personale per festeggiare il suo ritorno dal G8.
Vedrete poi che già da domani il Cavaliere, in vena anche lui di regali, farà il bellissimo gesto di modificare, di addolcire o di ritirare la legge blocca-processi.
Per mesi ci è stato detto che questa era una legge indispensabile per il Paese, serviva a snellire i processi in corso, ad aiutare la giustizia, i giudici ed i cittadini.
Era tanto importante che si era persino pensato di "incatenarla", doveva essere approvata così com'era, anche a costo di ricorrere al voto di fiducia, e doveva servire a coprire tutti i reati commessi fino al 2002, punibili con un massimo di dieci anni (c'è chi dice che con il "processo Mills" Berlusconi rischiasse sei anni).
Ora di colpo, approvato il Lodo Alfano, si scopre che non è più indispensabile la blocca-processi, non serve più a nessuno, non è più una priorità per la giustizia, per i cittadini o per il paese.
Si erano semplicemente sbagliati, ora il paese può vivere anche senza.
A noi resta, con un un po' di amaro in bocca, almeno la soddisfazione di vedere terminato il tormentone dell'estate.
Berlusconi può ora, e finalmente, prepararsi ad un meritato e sereno periodo di riposo e di vacanze, da trascorrere naturalmente in Sardegna.
Gli altri 60 milioni di Italiani dovranno invece aspettare, per ora abbiamo risolto i problemi dei primi quattro, il resto si vedrà in autunno.
L'estate 2008 passerà alla storia come una delle più alte pagine politiche del nostro Parlamento, il suo culmine, la stagione in cui si sono raccolti i maggiori frutti per il Paese, il periodo in cui si sono approvate leggi fondamentali per la crescita e lo sviluppo.
Una sola triste notizia, si sa il tempo è sempre tiranno e, occupati come erano, i nostri Parlamentari non sono riusciti ad intervenire sul fronte economico, dove si è registrato un calo della produzione industriale del - 6,6%.
In fondo, e purtroppo, è solo questione di priorità e la giustizia lo era da tempo.
Tutto il resto può aspettare.

giovedì 10 luglio 2008

Ora il parlamento Europeo censura l'Italia per le impronte digitali dei Rom

Oggi interviene anche il Parlamento Europeo in merito al problema delle impronte digitali ai Rom.
L'esortazione e l'invito sono espliciti, il Governo Italiano deve astenersi dall'applicazione.
La risoluzione Europea in pratica "ritiene inammissibile la violazione dei diritti fondamentali dei bambini e la loro criminalizzazione.
Chiede quindi alla Commissione di verificare la compatibilità delle misure italiane con il diritto Ue".
Secondo il Parlamento Ue, la raccolta delle impronte digitali dei rom «costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Per quanto mi riguarda la proposta Italiana non aveva e non ha giustificazioni, bastava solo un po' di ragione, quel briciolo di buon senso, di conoscenza della storia e del diritto, per capire come fosse ingiusta e sbagliata quella norma.
Ma sotto di essa, ancora una volta si nasconde, anche se imbellettato e mascherato da "nobili" principi, quel pizzico di razzismo e di intolleranza che agita il pensiero moderno e spazza l'Europa.
I Rom non sono peggiori della mafia o della "ndrangheta", e neanche "delinquono" di più.
Per capire che si stava sbagliando non era necessario arrivare a tanto, non si doveva far votare il Parlamento Europeo, bastava solo riflettere
Non era neanche obbligatorio essere di sinistra, tanto è vero che anche Alemanno vi si è detto contrario.
Non ci si venga a dire che quella legge poi doveva servire a proteggere proprio i bambini, questi non vengono protetti per nulla criminalizzandoli o violando i loro diritti fondamentali.
Tutti i bambini del mondo sono protetti solo garantendo loro adeguata assistenza sanitaria, alloggi ed istruzione, assieme a controlli efficaci e, in questo caso, con una vera politica di integrazione.
Gran brutto paese quello in cui le minoranze vengono discriminate, ghettizzate e schedate; gran brutta democrazia quella che, per non riconoscere l' incapacità a risolvere i suoi problemi, sente la necessità di calpestare i diritti dei popoli e dei cittadini.
Personalmente non vorrei mai vivere in un simile Paese, vorrei non avervi residenza, al pari dei Rom e come i Rom.

mercoledì 9 luglio 2008

Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti lì per terra..

E gira, gira il mondo, gira la terra, ma poi alla fine ci si ritrova sempre lì, per terra.
D' altronde dei buoni girotondini sanno, e danno per scontato, che il mondo cammina anche da solo, che sono solo loro che girano, quello, al contrario, se ne sta fermo e prosegue per la sua strada.
Sono loro che a volte, a forza di girare, si sentono un po' come ubriachi, con la testa che gira e, al pari di questi ultimi, a volte, presi dalla rabbia e dallo sconforto, non sanno più con chi prendersela.
Allora se la pigliano con il mondo, tirano fendenti a destra e a sinistra, colpiscono nel mucchio, a caso.
Ai "girotondini" d'altronde non è richiesto di costruire nulla, devono solo girare, protestare , anche giustamente se si vuole, quello si, ma nulla di più.
In ogni buona arena del mondo, al toro non è assegnato nessun compito diverso da quello di inseguire tutto ciò che si muove e si agita; poco importa sia "il capote", il classico drappo rosso e giallo, o una banderillas in movimento.
Neanche si accorge quel povero animale, tutto forza, spontaneità e coraggio, che basterebbe colpire il torero.
D'altronde , se così fosse, che spettacolo sarebbe ? si farebbe fatica a riempire sempre l'arena.
Neanche quella piazza dicono sia stata tanto colma, si parla di circa 8.000 manifestanti, con cartelli di ogni tipo, colorati e coloriti, come il loro linguaggio.
C'è chi se l' è presa con il Caimano, chi con il Papa, chi con il Presidente della Repubblica e chi con Veltroni. E' stato come scoperchiare una vecchia cassapanca in soffitta, dentro vi si è trovato di tutto, oltre alla polvere tante cose vecchie.
Ma colpire nel mucchio a chi ha giovato ? Forse solo al folklore. Molti, mi sa, si sono scordati, quello che proprio ieri ricordavano gli Americani ai loro giornalisti, e cioè che Berlusconi, da giovane, viveva muovendo burattini e marionette. E ci campava pure con quelli.
A volte ho l'impressione che il Cavaliere continui questo "antico" mestiere anche da grande, solo con qualche malizia in più, aiutato da tanti, collaboratori ed oppositori.
Ma cosa è successo in quella piazza ? Quando la situazione è sfuggita di mano ? ammesso che di questo si tratti.
Le intenzioni erano buone, la protesta giusta, gli argomenti veri e sentiti, molte persone "buone" e di quelle "giuste".
Ho il dubbio sia mancato un solo "argomento", un vero grande ed unificante "obiettivo".
Solo questo avrebbe potuto tenere assieme i girotondini.
Ma se ancora qualcuno pensa di poter tener assieme tutto il "movimento" con il collante dell'antiberlusconismo vuol dire che ancora non ha capito, nè ragionato, sui risultati delle elezioni e sulle motivazioni per cui si sono perse davvero e in così malo modo.
Ecco perchè alla fine, gira e rigira ci si ritrova sempre tutti lì fermi, in una qualche piazza del paese, a dirsi quelle quattro battute alla Grillo, che a lui servono per campare ed ai "qualunquisti" per gridare le loro ragioni o sventolare le loro bandiere.
Ancora però non ho ben capito a che cosa possono servire quando l'obiettivo è quello di costruire una vera alternativa di governo, forte, coesa, magari che sia anche di sinistra, che governi il paese, come fa Zapatero in Spagna, con programmi , non con battute o con fischi e fiaschi.
Smettiamola allora di girare così, "sconfusionatamente", poniamo degli obiettivi saldi, dei paletti precisi, che uniscano davvero e che non siano dettati dalla solita politica del no, no al governo, no alla destra, alla sinistra, al capitalismo, al consumismo, al clericalismo.
Altrimenti poi saremo sempre così, quattro gatti che finito di girare si ritrovano sempre per terra, senza idee, senza un programma, senza obiettivi, senza un futuro.
Anche i burattini e le marionette in fondo ballano e saltano, a comando, sul loro palco; ma alla fine, chi passa all'incasso e tira le fila è sempre lui, l'eterno burattinaio.
Loro, gira e rigira, finito lo spettacolo sono sempre lì, fermi, per terra...

martedì 8 luglio 2008

Per gli Americani Berlusconi è un politico dilettante in un paese corrotto.

Una serie di "gaffe" senza precedenti di Bush e dell'Amministrazione Americana, che recano platealmente e pubblicamente offesa a Berlusconi, sfiorando così per un attimo l'incidente diplomatico tra Italia e Stati Uniti.
Per capire cosa sia successo basta leggere la biografia del presidente del consiglio, pubblicata in un 'press kit' che la Casa Bianca ha distribuito ai giornalisti che seguivano il Presidente americano.

«Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio .
Principalmente un uomo d'affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali.
Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006.
Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua 'bella figura' (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà Berlusconi ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese. Berlusconi da ragazzo guadagnava i soldi organizzando spettacoli di marionette per cui faceva pagare il biglietto di ingresso e mentre studiava legge a Milano si era messo a vendere aspirapolvere, a lavorare come cantante sulle navi da crociera, a fare ritratti fotografici e i compiti degli altri studenti in cambio di soldi

In serata sono giunte le scuse dell'amministrazione Americana poichè, si legge nella nota, "nella biografia non ufficiale del primo ministro italiano Berlusconi, inclusa nel materiale stampa in distribuzione ai giornalisti sull' Air Force One, si utilizza un linguaggio insultante sia nei confronti del primo ministro Berlusconi che del popolo italiano.
I sentimenti espressi nella biografia non rappresentano le vedute del presidente Bush, del governo americano e degli americani.
Ci scusiamo con l'Italia e con il primo ministro per questo errore davvero sfortunato. Come tutti coloro che hanno seguito il presidente Bush, il presidente ha per il premier Berlusconi e per tutti gli italiani la più alta stima e riguardo".

Questi sono i fatti, le conclusioni a cui si arriva però sono sconfortanti, il linguaggio americano è crudo, ma, se vogliamo essere onesti, corrispondente alla realtà.
Ci piacerebbe, come Italiani, sentirci offesi, ci piacerebbe sorridere o adirarci, riconoscendo la falsità delle affermazioni.
Purtroppo non è possibile, la verità rimane tale anche se dura.
Vorremmo non sentirla quando è cruda, quando rischia di essere offensiva se detta, ma la verità serve sempre, per riflettere, anche quando è, come in questo caso, amara.

lunedì 7 luglio 2008

A tre mesi dal voto scricchiola la fiducia degli Italiani.

Sono trascorsi solo tre mesi dalle elezioni e già scricchiola la fiducia degli Italiani nei confronti dei leader dei due schieramenti politici.
L'agenzia Reuters riporta i dati di un sondaggio che rileva come "su una scala da uno a 10, solo il 46,4% degli elettori interpellati questo mese da un sondaggio Demos per il quotidiano Repubblica ha promosso Berlusconi con un voto uguale o superiore a "6", in netto calo rispetto al 61,4% del campione che aveva risposto così nel maggio scorso".
Non va sicuramente meglio neanche per il segretario del Partito democratico, "che si attesta al 40,7% dei consensi nel mese di luglio, scivolando dal 65% di due mesi fa".
Secondo il sondaggio comunque, se si dovesse nuovamente rivotare ora, le intenzioni di voto manifestate non cambierebbero l'attuale assetto politico, vincerebbe sempre il centro destra.
Tuttavia risulterebbero in vistosa crescita sopratutto i partiti che più sanno interpretare l'antipolitica, come il partito di Di Pietro e le Lega.
Pesa notevolmente, nel calo di fiducia degli Italiani, la volontà dell'esecutivo di far approvare la norma "blocca processi", che di fatto sospende di un anno i processi per i reati puniti con pene fino a 10 anni di carcere commessi entro il giugno 2002.
Vi si dimostra contrario il 73,4% degli intervistati.
Come si vede a soli tre mesi di distanza dal voto la situazione politica, la fiducia e le intenzioni di voto si dimostrano già in rapido "movimento".
Ancora una volta quindi Bossi sembra cogliere gli umori di una parte del paese quando invita il Governo alla calma sulla giustizia o quando dichiara che vi è troppo caos e "che quindi, questo esecutivo potrebbe anche non durare 5 anni".
Anche se, subito dopo, smorza lui un po' i toni, aggiungendo che loro "non sono imbecilli e non lo faranno cadere, a meno che Berlusconi non votasse contro il federalismo, ma il premier ''non è scemo''.
In una decina di parole il Senatur ha racchiuso tutto il concetto, le aspettative di una metà degli Italiani, assieme alle speranze dell'altra metà del paese.
In fondo non si può che attendere ora, prima o poi i nodi verranno al pettine, con il tempo, di solito, le illusioni sfumano e le speranze si rafforzano.
Aspettiamo ora di vedere se anche le parole di Bossi sulla stupidità riusciranno a trovare consensi o smentite.

sabato 5 luglio 2008

Ora che Berlusconi ha risolto tutti i problemi Italiani va a risolvere i problemi del mondo.

Berlusconi dice di essere soddisfatto di questi primi sessanta giorni di esecutivo.
Il Premier lo dichiara apertamente, davanti ai giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi che "questo governo è eccezionale a dispetto del gossip, dei giornali e del fango gettato da certa magistratura”. A due mesi dall’inizio dell’attività del governo sono estremamente soddisfatto della squadra e del lavoro che siamo riusciti a fare”.
Forse sarà la presenza della Carfagna, che gli sta a fianco, ad annebbiare un po' la mente e ad addolcire il cuore, facendo così apparire belle anche le cose peggiori.
Il Premier, continua poi affermando, che secondo i sondaggi è cresciuta la fiducia nel governo da parte degli Italiani. Fossi io al suo posto Presidente ci andrei più cauto, i sondaggisti negli ultimi periodi non ne hanno azzeccate molte.
Io faccio fatica a capire la fiducia degli italiani; da quello che vedo non hanno motivi per cui sorridere, né per stare allegri o essere felici.
Si capisce lo sia Lei che ora deve dare inizio alla sua nuova campagna mediatica, quella che dovrà se non far felice gli italiani, almeno riuscire a convincerli di esserlo, passandogli anche il messaggio che il governo ha fino ad ora ben operato per loro.
Basta in fondo poco, solo un po' di pubblicità e di messaggi chiari e diretti sulle sue Tv o sui giornali, ed il risultato è a portata di mano; e ora di finirla ad esempio di parlare a vanvera sulla sicurezza, ora tutti ci sentiamo più sicuri e tranquilli. Ai rom si prendono persino le impronte digitali, d'ora in poi la faranno franca solo se ruberanno con i guanti.
Poco importa poi se i prezzi salgono e si fa fatica ad arrivare a fine mese, gli italiani dovrebbero coglierne gli aspetti positivi e capire che così potranno risparmiare i soldi del dietologo ed il gioco è fatto.
In fondo, se ci si pensa bene, gli Italiani avevano un solo grande problema da risolvere ed era la giustizia, era questo che non permetteva agli Italiani di chiudere occhio tutta la notte, che li agitava e angustiava dal profondo.
Ora anche questo problema è stato risolto, finalmente dormiremo tutti sonni più tranquilli, noi e anche lei Presidente.
Avevamo poi da risolvere il problema dell'Alitalia. E' vero che la stavamo per svendere ad Air France e che ne avremmo guadagnato poco, ma in fondo qualche cosa portavamo a casa; è vero anche che si dichiaravano circa 2.000 esuberi, ma Alitalia è un carrozzone che nessuno vuole se non li paghiamo noi per prendersela. Lei ci ha convinto a non venderla ed è anche riuscito ,mettendosi di traverso, a far fallire la trattativa.
Siamo riusciti a tenercela Alitalia, è sempre Italiana e ne siamo orgogliosi. Se Lei si guarda attorno vedrà Cavaliere come sono felici dei risultati anche quegli Italiani che per natura sono più scettici degli altri.
Poco importa se nel frattempo abbiamo pagato abbondantemente in attesa di quella sua famosa cordata che non è riuscita a convincere neanche i figli, e se nel frattempo gli esuberi sono diventati 5.000.
Meglio così, piuttosto che far felici i francesi, siamo orgogliosi di tenerci la nostra Alitalia anche in queste condizioni, nazionalizziamola e mettiamola a carico della collettività, ne saremmo tutti ancora più felici, noi e anche lei Cavaliere, almeno nessuno le ricorderà più le sue promesse non mantenute.
Anche il problema della Tav è stato finalmente portato a risoluzione positiva, si è deciso che si farà e nessuno ha detto nulla, nemmeno i comitati.
Noi italiani naturalmente approviamo e ne siamo felici , condividiamo anche la furbizia del Governo che ha detto solo che la Tav si farà, senza dire dove, così ci si creano meno problemi ed opposizioni.
Io avrei un'idea, adottiamo anche lo stesso principio con le discariche di Napoli, diciamo che si faranno, senza dire dove, avremmo così meno oppositori e barricate.
Io personalmente Cavaliere sono anche contento che non si parli più di risparmi sui costi della politica, come mi fa piacere non si parli più di cancellare tutte le provincie, di ridurre le comunità montane,i B.I.M o una miriade di consigli di amministrazione inutili per miriadi di società a maggioranza pubblica.
Per noi italiani è meglio così, stia tranquillo, il vedere che si vuole risparmiare e si fanno tagli, ci da l'impressione di essere in difficoltà, genera ansia; se rimane tutto come prima siamo più felici e sereni , noi e loro.
Detto questo, e visto che qui in Italia ha già così ben operato con il suo governo , io Cavaliere sono d'accordo con lei e condivido pienamente quanto dice nel momento della sua partenza per il Giappone per il G8, "lì si parlerà e si dovranno risolvere problemi quali la fame, il prezzo del petrolio e quello del grano, si parlerà di ambiente e mutamenti climatici: quelli sono problemi molto seri. Mentre le pagine dei nostri provincialissimi giornali sono piene di polemiche da cortile".
E' grande tutto questo Cavaliere, dà l'immagine dello statista che regge i destini del mondo, dia anche li il suo contributo, si faccia e ci faccia onore, come fa qui in Italia, anzi visto che c'è, dia anche li, come in Europa, un bel "drizzone", così tutti capiranno.
Il mondo è nelle sue mani risolva tutti i problemi del mondo come , in così poco tempo, ha saputo fare in Italia. Noi la ringraziamo di occuparsi di tutti noi, proprio lei che potrebbe tranquillamente occuparsi solo dei suoi problemi personali, rimane al Governo, con enormi sacrifici, per risolvere i problemi planetari.
Questo è vero altruismo da parte sua, ne terremo certamente conto e gliene saremo grati in eterno, veda piuttosto di non compromettere per noi i suoi affari personali, ne porteremmo il rimorso per tutta la vita.
Ora la saluto Onorevole con gli auguri di riportare un grande successo personale al G8 , risolvendo anche tutti quei problemi.
Appena rientrato e subito dopo aver finito di sistemare i giudici ed i processi, le vorrei suggerire di sistemare anche i giornalisti, criticano troppo, sono pettegoli, provinciali, non hanno ancora capito che con meno critiche si fanno e con meno problemi si sollevano, più la gente è serena, allegra e felice.
Ho un solo grande rammarico Presidente ed è quello di non poter poi zittire anche i giornali esteri.
Non è che questo magari lo possa risolvere per noi li in Giappone, visto che si trova in compagnia di tutti i grandi del mondo e visto che anche quelli sparlano così spesso di Lei ?

giovedì 3 luglio 2008

Il governo dovrebbe rileggersi la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.

Ancora un richiamo forte e giustificato all'Italia da parte dell' Ue a proposito del decreto legge che imporrebbe di censire i nomadi, anche minori, sulla base delle impronte digitali.
Questa volta il richiamo arriva niente meno che da parte del Commissario per gli Affari Sociali e le Pari Opportunità, Vladimir Spidla.
L'Unione Europea in pratica ribadisce, per bocca del suo rappresentante, che l'uguaglianza è un valore fondante dell'Unione e che, in base all'ordinamento comunitario non sono ammesse distinzioni in base all'etnia.
Se impronte digitali ci devono essere quindi, dovrebbero essere per tutti, non solo per i rom.
Spidla ha anche aggiunto, a livello personale, che considera , in linea teorica, "assai grave la questione".

Ricordo che a Parigi , il 10 dicembre 1948, venne firmato, sull'onda dell'indignazione per le atrocità commesse nella seconda guerra mondiale, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo.
Questa dichiarazione è considerata, oltre che un atto di civiltà, uno dei documenti base delle Nazioni Unite, Wikipedia dichiara che, i "principi in essa contenuti, sono ormai ritenuti, dalla gran parte delle nazioni civili, alle stregua di principi inalienabili del diritto internazionale e dell'uomo".
A tanti potrà sembrare superfluo, ma io preferisco ricordare tutto ciò, anche per non dimenticare.
Sembrano ancora troppe infatti le persone che con grande facilità riescono inspiegabilmente a dimenticare le proprie origini , anche culturali, e la propria storia.
Resta per me valido il principio assoluto che chi non ha "storia" e "memoria", non ha "futuro".
Ricordiamo perciò i primi due articoli di questa Dichiarazione, confidando e sperando servano almeno a far riflettere.
  • Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

  • Articolo 2

1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.


mercoledì 2 luglio 2008

Risparmiateci almeno i sospiri sensuali del Cavaliere.

Davvero ora le telefonate di Berlusconi rischiano di trasformarsi in un vero e proprio tormentone estivo.
Provo con angoscia a pensare a quanti, già ora sopportano, con estrema fatica, i discorsi pubblici e le invettive del Cavaliere, ora, mi sa, dovranno sorbirsi anche i pettegolezzi e le intimità.
La cosa se non fosse comica sarebbe tragica.
Io spero solo che la Boniver si sbagli anche perchè afferma che "sono intercettazioni private e dentro c'è di tutto e di più ". E' quel di più che mi angoscia, che rende l'argomento pruriginoso.
E io non credo che gli Italiani, pur nel periodo estivo, sentano la mancanza di ulteriori intercettazioni che ci possano svelare le abitudini del Cavaliere.
Già ci sono bastate le prime per averne una vaga idea, vorremmo ci fossero risparmiate le seconde. Anche perchè poi potrebbe anche avere qualche ragione il Cavaliere e non siamo in Ameica, dove ad un Presidente non si perdona neanche una scappatella o una piccola menzogna. La nostra democrazia è più provinciale, i nostri costumi diversi, qui si digerisce tutto, anche i peggiori veleni.
Le urla del Cavaliere, i commenti pepati, le raccomandazioni, i sottintesi, ancora riusciamo a sopportarli, ci assale solo, a volte, una leggera nausea, ma per favore, le intimità e magari i sospiri sensuali proprio no, non li reggeremmo, risparmiateci almeno quelli, anche perchè poi Di Pietro chi lo fermerebbe più ?