giovedì 5 giugno 2008

Si avvicina l'ora dell'attacco a Teheran.

E' uno strano sentore, poco più che una sensazione, per ora appena percepibile e forse percepita solo dai politici più attenti.
E' fatta di sussurri, di silenzi improvvisi seguiti poco dopo da infiammate e rabbiose dichiarazioni ai media, ma sempre di più si ha l'impressione che si stia avvicinando la data in cui gli Stati Uniti bombarderanno l'Iran, per evitare che Teheran possa sviluppare la bomba atomica.
Sui giornali israeliani la notizia è sempre più frequente, è, sempre più, data per certa, e questo non serve solo a tranquillizzare i meno coraggiosi.
Pochi giorni fa il Jerusalem Post sciveva che George W. Bush darà l’ordine di attaccare l'Iran prima di terminare il suo mandato.
Ma oltre ai media, sono sempre più numerosi anche gli analisti internazionali che scommettono sul blitz nel prossimo autunno.
Pare che in questi ultimi periodi sia in aumento il prezzo del petrolio, non solo per le richieste dei paesi emergenti, ma anche perchè gli U.S.A. hanno aumentato precauzionalmente e considerevolmente le scorte.
Come al solito è il discorso del bastone e della carota, da una parte si persegue la via diplomatica in attesa di insperati successi, in cui nessuno oramai più crede, dall'altra rimane sempre attuale e aperta l’opzione militare, sempre più credibile.
Se da una parte sono sempre e comunque preoccupanti le dichiarazioni del Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad , dall'altra quello che, nell'immediato, preoccupa di più è il silenzio degli Stati Uniti.
Non è il silenzio di chi assiste, disattento ed impotente agli eventi, questo non è niente altro che il silenzio prima della tempesta, il silenzio di chi sta affilando le armi.

2 commenti:

marina ha detto...

Più che preoccupanti sono farneticanti. Il fatto è che le spara grosse in un'ottica di politica interna e il suo popolo potrebbe pagarne conseguenze gravissime
marina

Anonimo ha detto...

Attacco entro il 15 agosto. E petrolio a 200 USD.