lunedì 16 giugno 2008

Rischiano la vita come i tonni nelle reti

Nutro il forte dubbio che nessuna legge, per quanto restrittiva possa essere, riuscirà mai a fermare i viaggi della "speranza".
Anche in questi giorni li vediamo arrivare, come al solito stipati su quelle carrette che a fatica navigano il mare.
Questa volta è un barcone carico di clandestini che si spezza, in questo caso a 50 km da Malta.
I "migranti", notate come si è ingentilito il termine con più sono state irrigidite le leggi, sono stati trovati aggrappati alle gabbie per la pesca dei tonni, al largo dell'isola.
Non era una pesca miracolosa, anche se abbondante.
Attaccate a quelle reti non si trovava pesce pregiato, solo povere vite umane, brandelli di speranza, naufragata e incagliata miseramente.
Solo la vita era stata fatta salva, ammesso che per loro, pronti a perderla, potesse valerne la pena di viverla.
Sei immigrati risultano però ancora dispersi, tra loro vi sono anche alcuni bambini.
Non solo a Malta, ma anche nelle vicinanze di Lampedusa, sei imbarcazioni, che trasportavano complessivamente 325 extracomunitari, sono state avvistate e soccorse, mentre un altro barcone veniva fermato da una motovedetta della capitaneria di porto con 79 persone a bordo tra cui 18 donne, una delle quali incinta.
In tutto sono 404, i clandestini giunti in questi giorni a Lampedusa.
Come si vede, non bastano i proclami del Governo ad arginare il fenomeno, neanche i discorsi di Bossi risultano essere un valido disincentivo.
Le migrazioni di questi popoli, attraverso questo mare, rischiano di essere sempre più simili a quelle che da secoli seguono i grandi branchi di tonni, ora finiscono persino nelle stesse crudeli reti.
Nessuna legge riuscirà a fermarli davvero, non vi riuscirà il mare in burrasca, non le mille difficoltà ed i sacrifici.
Solo i grandi progetti di sviluppo nel terzo mondo potranno essere davvero un freno a questo calvario, solo un speranza di vita nelle loro terre sempre più affamate, oppure la morte in questo mare ed in quelle reti, come animali.
Dobbiamo essere noi a decidere, e credo valga la pena farlo con umanità e coscienza.

1 commento:

Saamaya ha detto...

demvonon si tratta, infatti di decreti o di oense più o meno severe: questa tragedie vanno arrestate alla radice, che è la disparità e la fame del Terzo mondo.