lunedì 2 giugno 2008

E' dal sonno della ragione che si generano i mostri.

Non passa giorno che i media non pubblichino una notizia riguardante un qualche misfatto degli extracomunitari.
Nessuno discute della veridicità del fatto che una buona percentuale dei crimini commessi in Italia avvenga ad opera di extracomunitari, ma a volte può diventare anche utile differenziare i crimini in base alla loro gravità, non solo in base alla provenienza.
Mi spiego: sicuramente sarà anche vero che buona parte della popolazione rom in Italia è dedita , come dice Mantovano, ad ogni tipo di reato, e questa sicuramente può essere un fatto che impressiona e allarma l'opinione pubblica.
E' indubbio sicuramente che in Italia vi sia un problema sicurezza e che questo debba essere risolto al più presto, così come è certo che vi sia la necessità che ampie zone del paese e delle nostre città debbano essere restituite alla popolazione ed alla legalità.
Ma chissà per quale strano meccanismo o artificio mentale, noi tutti ci sentiamo, ad esempio, più minacciati dai rom e dagli extracomunitari, che dalla "mafia", da "cosa nostra" o dalla criminalità locale.
Non sarà per caso colpa dei media e di una certa mentalità ?
Chissà per quale strano principio poi, anche quando ci si trova in presenza di uno stesso tipo di reato, a secondo di chi abbia commesso il delitto, si finisce sempre per adottare due pesi e due misure.
E di pochi giorni fa la notizia di una donna rumena stuprata da un italiano, la notizia veniva riportata solo da pochi quotidiani , tra l'altro relegata nelle notizie locali.
E chissà quante altre donne, immigrate da veri paesi, subiscono lo stesso trattamento, in silenzio, per paura delle conseguenze e dell'espulsione.
Forse qualcuno giudica che questo sia lo scotto che si debba pagare quando si è ospiti indesiderati in un paese straniero, quasi una nuova tassa sull'immigrazione.
Si fatica poi a capire il notevole clamore che fa una certa stampa nel riportare tutte quelle notizie che riguardano gli extracomunitari.
Tutto le notizie, se non le più gravi, rischiano di passare in secondo piano rispetto a questo, immancabilmente le colpe di ogni male sono addossate agli immigrati, non ci accorge mai che la delinquenza non manca a casa nostra, e che forse buona parte delle colpe, degli uni come degli altri, dovrebbero essere individuate nel nostro sistema legislativo che assicura l'impunità a tutti i delinquenti, extracomunitari e no.
Questo si, è il preoccupante segno della deriva di una classe politica irresponsabile, che ha anche concesso, ancora in tempi recenti, con estrema leggerezza e non dimentichiamo anche su richiesta degli ambienti cattolici e di un Pontefice, l'indulto.
Leggo che Amnesty International ci accusa di essere diventato ora un paese razzista.
Ma se così fosse, di chi sono le colpe, e quali potrebbero esserne le cause ?
Sicuramente ha ragione chi sostiene che una cattiva stampa può diventare uno strumento di propaganda della xenofobia, e che anche la stampa può finire per essere, più o meno volontariamente, manipolata al fine di nascondere i reali problemi del paese.
Leggendo i giornali a volte sembra che la mafia in Italia non sia quasi più un problema, e sì che questa controlla vastissime aree del paese, è dedita allo spaccio di droga, ai furti, al pizzo, uccide centinaia di persone, è coinvolta nei guai di Napoli e di mezzo paese.
Ma la mafia è considerata veramente "cosa Nostra", è diventata per tanti un'abitudine, un problema che, pensano del Sud, faccia parte dell'ambiente, che si conosce, e che in fondo si è adattata alla nostra mentalità.
I mafiosi sono in genere cristiani, religiosi, rispettosi della famiglia , quella vera, del potere costituito con cui in genere sono collusi. In parole povere sono perfettamente integrati.
Come si vede, anche la mafia ha imparato a nascondersi dietro le nostre paure, dietro una valanga di rom, dietro una valanga di parole, di irrazionalità.
Purtroppo si rischia di arrivare tardi anche nel ragionamento, oramai il problema dell'immigrazione e della sicurezza è diventato un'isteria collettiva, è percepito come il principale problema dell'Italia.
E non vale neanche far ragionare i più, non serve dire loro che, a buona parte di questi extracomunitari cosi temuti, di solito affidiamo la cura di quanto abbiamo di più caro al mondo, e cioè dei nostri figli o dei nostri anziani.
Viviamo in uno dei paesi più sicuri al mondo e non ce ne siamo nemmeno accorti, al contrario, ci sentiamo costantemente e quotidianamente minacciati, insicuri nelle nostre case, nelle nostre città.
Eppure io non sono convinto che l'Italia sia razzista, è solo un paese estremamente provinciale, forse troppo vecchio, e che proprio per questo sente impellente la necessità della tranquillità, il bisogno di vivere senza paure, senza pensieri, ma se così fosse anche senza avvenire.
Poco importa che tutto queste paure affiorino proprio in un mondo oramai globalizzato, nel momento in cui tutto il mondo è "paese".
Nutro un dubbio, anzi quasi una certezza, noi qui non assistiamo ad un ritorno del fascismo, allo deriva di un paese sempre più a destra, ho il dubbio fondato che qui si voglia e si cerchi un' Italia sempre più chiusa, sempre più piccola.
Un'Italia sempre più tranquilla, senza problemi, sempre più bigotta, sempre più religiosa e clericale.
Il paese, a meno di riscoprire nuove forze ed energie, nuovi valori, forse un nuovo orgoglioso coraggio, da l'impressione di dividersi sempre di più, di voler rinchiudersi nei suoi confini (c'è chi vuole rivedere anche Scenghen) , nelle sue regioni, nei suoi paesi, ma anche nelle sue preoccupazioni, nelle sue ansie e nelle sue paure. E di vivere tutte queste irrazionalmente.
Sembra un'Italia che ha smarrito la ragione, il senso di se, il raziocinio, ma sono proprio questi pensieri che fanno temere il peggio, che consegnano a volte interi paesi, intere nazioni all'irrazionale.
Non capire i fenomeni nuovi, lasciarsi andare alle paure e alle reazioni illogiche ed istintive, così come il nascondere o rimuovere i problemi per non affrontarli, porta inevitabilmente all'insuccesso, a quel disastro che tutti, a parole, vorrebbero evitare.
No per ora non siamo un paese di razzisti, siamo solo un popolo irrazionalmente spaventato e timoroso del nuovo.
Abbiamo bisogno di reagire, anche con fermezza, di fronte al problema dell'immigrazione ma guai ad affidarsi agli istinti, alle sensazioni ed alle percezioni, anche se abbondantemente diffuse e volutamente proclamate.
E' da questo trionfo dell'irrazionale, da questo aprire sempre gli occhi e le orecchie ma mai la propria testa; è da questo torpore, da questo sonno eterno della ragione, che prima o poi si generano i mostri, è da qui che prima o poi nasce il razzismo.
Cerchiamo di evitarlo, se ancora lo possiamo.

2 commenti:

Franca ha detto...

Mentre le statistiche dono che il numero dei reati è in diminuzione, la sensazione di insicurezza cresce.
Che i media con la loro disinformazione c'entrino qualcosa?
Che la politica di destra che arieggia in Italia c'entri qualcosa?
Sicuramente si, ma c'entrano anche i nostri pregiudizi, quando ad esempio diciamo che la maggior parte degli extracomunitari delinque.
Non la maggior parte Ivan, una parte degli extracomunitari delinque, così come lo fa una parte degli italiani.
I buoni o i cattivi non stanno mai tutti dalla stessa parte...

NoirPink - Modello PANDEMONIUM ha detto...

Il razzismo anti-rom corre anche su internet. Vi propongo una mia riflessione (ma leggete anche il commento di un comunista antisemita omofobo e pro-revisionisti...). Purtroppo tutte le "categorie" colpite in passato dal Porajmos, dalla Shoah, dall'Omocausto... sono ancora al centro del mirino.


http://noirpink.blogspot.com/2008/06/tendenze-come-dire-cretinate-e-avere.html

Vi segnalo anche un interessante articolo di Metro su Ponticelli.

http://noirpink.blogspot.com/2008/06/segnalazione_16.html
http://noirpink.blogspot.com/2008/06/segnalazione_16.html