lunedì 30 giugno 2008

Amina piange e rivuole il figlio degli stupri.

C'è chi "l'amore" lo fa per gioco o per noia e chi, al contrario, in questo atto sente il dovere di coinvolgere tutti i propri sentimenti e la propria vita.
Amina no, Amina lo ha dovuto fare solo per obbligo, per paura, per una speranza di vita.
Era partita dalla Nigeria per raggiungere Lampedusa.
Ha pagato caro il suo viaggio, dapprima con il poco denaro che era riuscita a raccogliere in tanti anni di sacrifici, lo ha pagato poi con il proprio corpo, che era diventato una specie di passaporto, ma lo ha pagato anche con i suoi sentimenti.
Di tutto questo Amina mantiene tanti ricordi, tristi e dolorosi.
Chi vive la felicità come assenza di dolore, sa per esperienza che non abbonda su questa terra.
Si può desiderare spesso di essere felici, difficile è esserlo veramente.
La felicità non è di questa terra, l'amore , al contrario, è un sentimento tutto umano e terreno.
L'Amore è grande e fa grandi, è spesso forte; lo sorregge e lo anima l'impulso inconscio alla procreazione e alla conservazione della specie, ma non si riduce solo a questo, lo hanno irrobustito e plasmato milioni di anni di storia e di atteggiamenti culturali, si è raffinato, si è reso forte e delicato nel tempo, è riuscito a far gioire, sognare, soffrire, a volte morire, milioni, miliardi di uomini e donne.
E Amina in questo viaggio ha "imparato" anche che cosa sia l'amore, sa che aiuta a dimenticare il dolore, lo sostituisce, ti da forza, volontà e vita.
Amina durante il suo viaggio, prima di poter raggiungere l'Italia, ha avuto un figlio.
Questo figlio non era desiderato, non era voluto, anzi era il figlio del dolore, degli stupri e delle violenze a cui è stata sottoposta da parte di tutti, mercanti di carne e soldataglia di ogni specie, ma questo non le ha impedito di desiderare, volere ed amare questo piccolo.
E qui, finalmente giunta in Italia, purtroppo da sola, avendo dovuto abbandonare il figlio ad una amica in Africa, anche se con la speranza di riaverlo presto con sè, appena dopo essersi dissetata, ai soccorritori già parla di lui.
«È la mia vita» urla a tutti, lo voglio con me.
E lì Amina , sdraiata sul molo, racconta ancora, e ripete all'infinito, questa triste storia, infarcita di sopprusi, dolore e violenze, niente altro in fondo che tutta la sua vita.
Ma Amina racconta anche il suo amore, l'amore totale che lo lega a quella creatura, quel figlio degli stupri, quel bimbo che tante donne avrebbero rifiutato per non dover ricordare, per non dover soffrire ancora e all'infinito, ma che lei al contrario, dice di amare più della sua stessa vita.
Amina si confessa piangendo, Amina è colpevole per la "legge italiana", è una "clandestina".
Come sanno i saggi, le leggi dell'uomo non hanno mai la grandezza dell'assoluto e dell'eterno, sono sempre precarie, fallaci, inadeguate.
Individuano, a volte, colpevoli e reati spesso incomprensibili alla ragione ed al cuore, altre volte puniscono innocenti che non hanno colpe e che, come il figlio di Amina, per ora e forse per sempre, rimarrà in terra d'Africa, diviso dalla madre.
Le leggi non dovrebbero ostacolare l'amore, non dovrebbero imporgli confini.
Invece spesso lo fanno.
Il dolore si sa è eterno, l'amore come si vede lo vogliamo "confinare", a volte "limitare, e anche qui, lo faccio, involontariamente, diventare racconto, piccola storia.
Ma le storie sono tante, quante sono le "Amine" che hanno attraversato il Mediterraneo, il "mare delle speranza", per raggiungere Lampedusa, Malta o la Spagna, poco importa.
Amina, come loro, alza alto il suo doloroso pianto, su quella spiaggia, ripensando a suo figlio.
A me pare di sentirlo il suo lamento, e ho il dubbio che lo risentirò tutte le volte che mi dovesse capitare, in una afosa notte d'estate, di ascoltare in lontananza il muggito cupo del mare.
Lo ascolterò in silenzio, e forse se la fantasia ed il cuore me lo permetteranno, potrò sentire ancora raccontare tante storie come questa, cupe o tristi, al pari di tanti "spirituals" cantati da questi moderni schiavi, tanti pianti, che in lontananza sembrano confondersi con il rumore del vento e del mare.
Non sempre e non tutti riescono a sentirli o a coglierli, ma io credo valga sempre la pena farlo e di ascoltarli, in riverente, pensieroso e sofferente silenzio.

sabato 28 giugno 2008

Cominciò anche allora così, schedandoli.

Non è per il fatto che si facciano dei controlli sulla popolazione e forse neanche perchè si pensi di prendere le impronte digitali di ogni uomo, donna o bambino compreso.
Questo lo si fa, nonostante tutto, in molti paesi.
Il fatto è che qui è discriminatorio ed è umiliante.
Si cominciò così anche negli anni trenta in Germania, dapprima schedandoli e poi marchiandoli.
Alla fine si rinchiusero nei ghetti e nei campi di concentramento, e ne morirono a milioni.
Forse anche allora, quando si diede inizio alle operazione, vi era chi pensava non si sarebbe mai arrivati a tanto.
Anche allora vi fu chi si illuse ci si potesse fermare in tempo, e che mai sarebbe stato possibile.
Si giunse all'impossibile senza che molti se ne rendessero conto.
Morirono così milioni di uomini, ebrei, omosessuali, testimoni di Geova e Rom.
Gli ebrei la chiamarono Shoa (distruzione), i Rom la definirono Porajmos (devastazione).
Noi non possiamo non ricordare che si cominciò proprio così, schedandoli e ghettizzandoli.
Lo sappiamo che esiste un problema di sicurezza, sentito e da risolvere.
Sappiamo anche che forse non sarà il caso.
Ma noi non vogliamo, nè possiamo dimenticare.
Neppure siamo disposti a permettere.

giovedì 26 giugno 2008

Berlusconi e Veltroni, travolti da un insolito destino ?

Molti si saranno chiesti del perchè dei nuovi violentissimi attacchi di Berlusconi all'opposizione dopo un periodo d' idillio quasi ininterrotto, dalle elezioni in poi.
I toni e gli attacchi del Cavaliere, ai giudici ed all'opposizione, sono aumentati in durezza man mano che ci si avvicinava all'inizio di quel "processo Mills" che lo vede coinvolto in qualità di imputato.
Ecco allora che i giudici sono considerati suoi persecutori e l'opposizione intera che, in questo caso non corre generosamente in "suo aiuto", viene considerata giustizialista e non più affidabile.
E' espicito il Premier «Se questa opposizione non capisce, il dialogo si spezza.
Lo hanno voluto spezzare loro, adesso non lo vogliamo più noi, sono ancora giustizialisti».
Ancora una volta gli umori ed i programmi del Cavaliere cambiano a secondo degli "interessi personali", che, a secondo dei casi, vengono colti o spacciati, come interessi collettivi.
Capite quindi le motivazioni del repentino interrompersi del dialogo tra Governo ed opposizione, resta da chiedersi se davvero "il quasi inciucio" che aleggiava nel paese potesse essere funzionale ad una nuova "rinascita" del sistema Italia.
E la risposta è naturalmente scontata, ad una vera democrazia servono solo il dialogo e l'accordo per l'individuazione delle regole; fatte queste, governo ed opposizione devono semplicemente fare il loro mestiere, governare ed "opporsi" se necessario.
Ai sistemi democratici non si addicono, se non in casi del tutto eccezionali, i grandi accordi tra le parti.
Ma Veltroni e Berlusconi sembrano legati a filo doppio, anche in questo momento, l'uno all'altro, la sorte rischia di essere comune.
L'uno, forte dei voti ricevuti, alle prese con la sua eterna ossessione, i giudici e la giustizia, tanto che persino Bossi, in questo momento, lo invita alla moderazione; l' altro, Veltroni, schiacciato dal suo insuccesso elettorale, d'altronde quasi scontato, incapace a reagire con una vera e forte opposizione, quasi incapace alla "riscossa" ed alla mobilitazione che da più parti, all'interno del partito, gli viene chiesta.
Destinati a stare assieme, nella polvere come sull'altare ? Ai posteri l'ardua sentenza... io personalmente, e per ora, non credo, anche se, attualmente, mi pare stiano rischiando entrambi di cadere, il primo se non riuscisse a fermare il processo Mills oramai imminente, l'altro nel caso non desse risposte "forti" ed "identità certe" al suo partito ed ai suoi elettori.

mercoledì 25 giugno 2008

Berlusconi per ora sta dando solo la "Sicurezza" di "farla franca" di fronte alla legge.

Il Pdl e Berlusconi hanno battuto, in campagna elettorale, la strada del qualunquismo e dei facili slogan all'insegna della tolleranza zero.
Hanno fatto, di un problema serio e sentito, la sicurezza, un semplice slogan, un facile motivetto, da ripetere a comando ed a parole all'infinito.
Ora si dimostra come, per loro, il problema della sicurezza, sia solo una bandiera destinata a garrire inutilmente al vento, al vento delle sole, vuote ed inutili parole.
Qualcuno di loro, tra l'altro non tutti, si erano scagliati (anche giustamente) contro la precedente sanatoria che aveva rimesso in libertà, pronti nuovamente a delinquere, migliaia di "delinquenti".
Si poteva pensare di tutto, ci si poteva anche aspettare di tutto, ma davamo quantomeno per scontato che in ogni progetto legislativo, da chiunque fatto, passasse almeno un principio che desse la certezza delle pene e assicurasse alla giustizia i colpevoli.
Al contrario, all'interno di quello che si definiva pacchetto sicurezza, vengono introdotte, cercando solo di mascherarle al meglio, alcune norme che, bloccando di fatto i processi, mettono al riparo dai giudici non solo Berlusconi, ma anche migliaia di piccoli e grandi "delinquenti".
Ci hanno dato per ora una grande "sicurezza, non si è rivelata quella promessa, ancora una volta hanno dato solo la "sicurezza" di farla franca di fronte alla legge.
E tra l'altro hanno anche la "faccia tosta" di dire che gli articoli di legge sono stati introdotto per "snellire i processi ed il lavoro dei giudici".
Per capire come abbiano sempre avuto a cuore il "problema" della giustizia basterebbe al riguardo sentire solo alcune loro dichiarazioni . Servono almeno a far capire, come e perchè, siano così preoccupati del "lavoro dei giudici".
E' stranamente acuto, al riguardo, anche se tardivo, l'articolo di "Famiglia Cristiana" quando definisce i primi provvedimenti del Governo Berlusconi "L'amara luna di fiele della strategia del sorriso" e prosegue poi sull'argomento affermando che " Il Cavaliere ha" - solo- "un’ossessione: i magistrati. E una passione: gli avvocati.
Naturalmente, i primi sono contro di lui, gli altri li fa eleggere in Parlamento.
E uno, ex segretario personale, lo mette ministro della Giustizia.
Il "pacchetto sicurezza" - viene definito - inquinato dal "complesso dell’imputato" (definizione di Bossi), e brucia il capitale di fiducia degli italiani (che hanno votato Berlusconi a larga maggioranza), assieme all’immagine di grande statista. Ma allontana anche il Colle più alto della politica".
Sempre "Famiglia Cristiana" (ora se ne accorge anche lei) osserva che ancora una volta "L’ossessione personale ha il sopravvento sui problemi del Paese".
Ha ragione chi dice che questo governo per ora rischia solo, riaprendo vecchi e nuovi scontri istituzionali, di riportare indietro la politica di questo paese di almeno 15 anni; è una perdita di tempo, un'inutilità.
Alla faccia del nuovo della politica e del rinnovamente.
Ancora una volta si dimostra come allle parole non si sappia mai fare seguito con i fatti; come tra il dire ed il fare ci sia sempre di mezzo il mare
Un mare fatto di piccole furberie, di sciocchezze e di tanti problemi personali.

lunedì 23 giugno 2008

L'Iran manda a dire che non fermerà il programma nucleare, questo obbligherà Israele ad agire.

L'Iran manda a dire alle potenze Occidentali, ma sopratutto ad Israele e U.S.A. che non intende in alcun modo fermare il suo programma nucleare, neanche a fronte di nuove sanzioni economiche internazionali.
Il vero problema e che quand' anche si possano fermare gli Stati Uniti, sarà estremamente difficile fermare gli israeliani.
Per ora siamo solo alle prove generali, ma Israele aspetta solo il fine mandato di Bush.
Se nulla dovesse accadere a quella data, ci sono buone probabilità che gli Israeliani si vedano costretti, volenti o nolenti, ad assumere l'iniziativa; oramai è chiaro che è in gioco il loro futuro.
Se L'Iran dovesse riuscire a dotarsi di armamenti nucleari diventerebbero forti anche le tentazioni per la Siria, e non solo.
Questo Israele lo sa perfettamente, ma lo ha capito anche Teheran che giocherà perciò la sua partita fino in fondo, certo della solidarietà dei paesi Arabi.
Come in una tremenda partita a poker, vincerà chi oserà l'azzardo maggiore, ammesso che il "tavolo" non "salti".
In mezzo a tutto ciò, il rischio di una escalation nell'area è notevole, e tutti lo sanno.

sabato 21 giugno 2008

Berlusconi perde la calma mentre vede avvicinarsi il processo Mills

Quando si pensa di essere inviati dal destino al fine di salvare , dapprima l'Italia e poi L'Europa intera, non si resiste alle critiche ed alle osservazioni, si soffre di quel delirio di grandezza che rischierebbe di isolarti dal resto del paese se solo non ti abbandonassi ad inseguire tutte le sue ansie e le sue paure, anche le peggiori, anche quelle inconfessabili.
Quando si pensa di essere l'uomo della provvidenza e di governare una Nazione, non solo in nome del popolo Italiano ma anche per volontà di Dio, o se si preferisce della sorte, è facile perdere la misura, oltre chè quel senso del destino che ti convince non vi sia nulla di ineluttabile, di stabilito, certo, definito, neanche il tuo ruolo od il tuo posto nella storia.
A volte basterebbe pensare di essere un uomo, uno come tanti, nè migliore nè peggiore, e se si governa potrebbe bastare il pensiero di essere al servizio del Paese, fino a che sia possibile.
Sarebbe forse sufficiente questa considerazione per evitare a Berlusconi qualche tono di troppo, qualche brutta figura, qualche grosso errore politico oltre ché umano.
E Berlusconi ha commesso un grave errore politico, insistendo oltre il limite della liceità, nel voler presentare in Parlamento la legge detta "blocca processi", quella legge che un tempo fu chiamata il «lodo Maccanico-Schifani», con anche la temporanea non procedibilità penale , durante il mandato, per le cinque più alte cariche dello Stato, compresa naturalmente la sua.
Una tale legge deroga dal principio fondamentale della eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e quindi, con ragione, l'opposizione, e non solo, sostiene che dovrebbe essere approvata con la procedura prevista per l'approvazione delle leggi costituzionali o di riforma costituzionale e non per decreto legge.
Nutro il forte sospetto che la norma verrà dichiarata anticostituzionale dal Csm, già i relatori stessi hanno avanzato gia tutte le loro perplessità, e che alla fine il Presidente della Repubblica si vedrà forse costretto a rinviarla alle Camere.
Il Cavaliere forzando i tempi oltrechè le coscienze, con una insistenza sbagliata nel momento sbagliato, una piccola furberia di troppo, forse dettata dai tempi strettissimi, ha dato così la chiara impressione, vera o falsa che sia, di volersi sottrarre, ancora una volta, alla legge.
A questo fatto si aggiunga poi l'ulteriore e ancor più grave errore commesso da Berlusconi, e cioè la ricusazione del magistrato Nicoletta Angius che presiede il collegio della decima sezione penale, davanti al quale Berlusconi e' imputato, insieme all'avvocato David Mills, per corruzione in atti giudiziari.
Tale ricusazione che è servita solo ed esclusivamente, visto il prevedibile rigetto, a creargli qualche nemico in più, ha chiuso definitivamente il cerchio, ed il Cavaliere, non solo si è sentito, ma si è trovato davvero in gabbia.
Ora davvero si capiscono le sue infuocate dichiarazioni e la sua ira, il Premier si sta accorgendo che non gli restano oramai molte possibilità di evitare un'ulteriore processo, proprio all'inizio del suo mandato.
Ora non gli rimane davvero altro che scagliarsi contro la magistratura, con parole di fuoco e cercando di dimostrare al Paese di essere perseguitato, proprio da quei giudici "infiltrati" che, secondo le sue dichiarazioni, non sanno accettare il voto popolare.
Ancora una volta Berlusconi non si è accorto che tutte le sue sventure non gli provengono dalla magistratura , che in fondo non fa altro che il suo mestiere, ma gli derivano da quell'eterno problema irrisolto che lo accompagna da una vita e che si chiama, sempre e solo, "conflitto di interessi".
Ora Berlusconi, dopo aver tentato ogni strada, vede avvicinarsi sempre più quel processo che pensava di evitare, in una maniera o nell'altra.
Provate a pensare che cosa accadrà, se per un puro ed ipotetico caso, il Presidente del Consiglio dovesse essere giudicato colpevole.
Rimarrà al suo posto, in spregio della giustizia ed ai giudici, essendo riuscito a convincere il paese di essere un perseguitato, o si vedrà costretto a rassegnare le dimissioni ?
Ma sopratutto ci si dovrà chiedere se ancora una volta sarà in grado questo paese, che necessità di un governo forte, di decisioni importanti, di innovazione e di sviluppo, di sopportare, per molto tempo a venire, che il Presidente del Consiglio risolva i suoi problemi con la giustizia, in un clima di scontro frontale con i giudici, con l'opposizione, con la stampa.
Tutto questo proprio nel momento in cui poteva servire il massimo di unità nazionale per le riforme.
Siamo davvero ritornati indietro di dieci anni.

venerdì 20 giugno 2008

Bossi "avvisa" il Governo.

Ieri per ben due volte il Governo è stato battuto alla camera sui rifiuti.
Sarà anche un fatto da minimizzare, come dice la maggioranza di governo, ma a me pare comunque un segnale chiaro e preciso che la Lega manda agli alleati.
Non è un caso, non è stata una disattenzione, era ed è un avviso politico, chiaro e preciso.
Neanche interessano, più di tanto, i motivi specifici o gli emendamenti, quello che conta è il principio, il messaggio, il concetto.
E' lo stesso Bossi che spiega, alla sua maniera, il fatto : "Abbiamo voluto mandare un segnale, per dire a tutti di mantenere la calma" e di "stare più attenti". La calma non è una cosa piatta, è fatta di alti e bassi, è una somma algebrica...".
Insomma, di fronte a comportamenti degli alleati che la Lega non condivide, bisogna mettere in atto una reazione, poi, se capiscono tutto può tornare come prima.
In particolare poi, Bossi spiega così la posizione della Lega: "Le risorse alla Campania devono essere un prestito, non essere a fondo perduto".
"Volevamo che passasse questo principio: non è stato un voto contro il governo, ma così tutti stanno più attenti".
Se qualcuno pensava di poter decidere qualche cosa, contraria la Lega, ebbene ora tutti dovrebbero aver capito o, quantomeno ricordato chi è che comanda e decide davvero.
Governo avvisato, mezzo salvato.

giovedì 19 giugno 2008

Berlusconi schiaffeggia l'Europa ed i suoi Leader

Ecco che ora, dopo aver sistemato con un paio di leggi l'Italia (qualcuno le chiama però leggi "salva premier") , il Cavaliere se ne parte per Bruxelles. Ora si è messo in testa di sistemare l'Europa, a cui serve, dice lui, un ' 'drizzone'".
"Vado in Europa per dare il nostro contributo", io sono convinto ci stiano aspettando con ansia.
Ed un contributo importante lo dà subito, ancora prima di partire.
L' esperienza diplomatica, quella proprio dei grandi statisti, che lui ha acquisito nei suoi lunghi anni di governo, lo porta subito ad una piccola piaggeria, così, tanto per fare un paio di complimenti al Presidente Francese Sarkozy, al Premier Britannico Brown ed a Zapatero, ma indirettamente anche a tutti i leader Europei; se ne esce infatti con una gaffe quasi da incidente diplomatico.
"Trovo l'Europa arretrata rispetto a due anni fa quando c'erano persone come Tony Blair, Aznar, Chirac e io stesso. Con il cambio di nomi l'Europa ha perso personalità, protagonismo e ha fatto dei passi indietro", ha detto Berlusconi.
Se il Cavaliere avesse solo continuato a prendersela con i comunisti, a ricusare spregiativamente i giudici nei processi, forse avremmo avuto ancora qualche speranza.
Ora però si sta allargando, passa direttamente alle offese ai capi di Stato e di Governo dell'intera Europa, giudicati forse troppo insignificanti per lui, abituato a giganteggiare con Putin e con Bush.
Se solo l'Europa avesse un "drizzone" di orgoglio, piuttosto che di compassione, ho il dubbio sbatterebbe le porte in faccia, non solo al Cavaliere, ma anche a noi Italiani.
Ben detto Cavaliere, gran bella frase, ben pensata e meditata, gran bel discorso, sopratutto modesto il suo, che renderà molto felici i suoi colleghi Europei e forse riuscirà a farle cogliere qualche "frutto" a Bruxelles, che fino ad ora, le ricordo anche questa se se lo fosse dimenticato, è famosa sopratutto per i suoi "cavoletti".

Le promesse da marinaio di Berlusconi

Come al solito quello che conta sono le aspettative ed i proclami, poco importa se poi saranno rinviati, disattesi o non mantenuti, quello che conta è l'annuncio, è questo effetto di movimentismo e novità che rimane poi, alla fine, nella testa della gente.
Non contano tanto i risultati, ma le sensazioni.
Prendiamo ad esempio i tanto pubblicizzati tagli alla spesa pubblica, l' importante è che primi passi l'annuncio.
Le promesse fatte a Roma rischiano poi di essere pagate, magari ancora più salate, in periferia, proprio in quelle città a cui si sono tolti gli introiti dell'Ici e che si troveranno costrette a far quadrare i conti con altri balzelli.
E' facile fare promesse con i soldi degli altri, costa poco mantenerle.
Il ritornello è sempre quello " Noi non metteremo mai le mani in tasca agli italiani", e chi se ne frega poi se lo farà qualcun altro, e magari proprio quei comuni a cui loro hanno tagliato; nessuno si illuda, sono sempre quelli che alla fine pagano.
Si è partiti in quarta anche con i risparmi sui costi della politica, si è dapprima cominciato con l'annunciare che si sarebbero eliminate tutte le Provincie, giudicate inutili sovrapposizioni delle Regioni, fonte di inutili spese; visto che si era sparata inizialmente un po' grossa, si è poi optato per un ridimensionato, dichiarando la volontà di volerne eliminarne solo qualcuna, in questo caso però con l'aggiunta delle Comunità Montane.
Per prima è arrivato l'annuncio e l'approvazione, seguiti dalla contentezza di chi immaginava che finalmente si fossero trovati i politici che avrebbero tagliato le spese della politica, non quelle degli altri.
Ma tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare, e un buon marinaio, prima prepara la barca, poi non è detto debba per forza partire se soffiano da più parti venti contrari.
I marinai si sa ti incantano con bellissime storie di viaggi, di paesi meravigliosi dove tutti sono felici, di incontri ed occasioni fantastiche; questi però in genere sono solo sogni, che vivono nella loro mente ed in quella di chi , credulone, li ascolta, gli altri, e sono i più smaliziati, si fidano del vecchio proverbio che mette in guardia sulle parole e sulle promesse dei marinai, che si abbinano poi inevitabilmente ai guai.

martedì 17 giugno 2008

Berlusconi perde il pelo ma non il vizio.

Non sentivamo davvero il bisogno di un ritorno ad atteggiamenti ed abitudini che pensavamo appartenere al passato.
Era oramai lungi da noi l'idea e l'immagine di un Presidente del Consiglio un po' troppo attento e sollecito nel tutelare se stesso , piuttosto che occuparsi dei problemi reali del Paese.
Ancora una volta dobbiamo registrare come si dimostri vero il detto, che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Ecco quindi il Cavaliere che ritorna all'attacco.
L'attenzione, e forse l'interesse, del Presidente del Consiglio ai problemi del paese sembra essere durata poco, si è già lasciato distrarre dal processo Mils e dai nuovi attacchi alla magistratura.
Era da parecchio tempo che non sentivamo più parlare di magistrati di "sinistra" o di "comunisti", e di certo non ne sentivamo la mancanza.
I nuovi atteggiamenti, e le chiusure di questi giorni del Cavaliere, lasciano ben poco sperare nel futuro.
In queste nuove uscite pubbliche, ancora una volta si coglie la chiusura a riccio a difesa di interessi, forse anche legittimi, ma che appaiono del tutto personali; è un ripiegarsi ancora una volta sul personalismo, è il riproporre perennemente, ed in maniera drammatica, il mai sopito problema del conflitto di interessi.
C'è da temere per il futuro, c'è da temere che ancora una volta si perdano di vista gli interessi generali del paese, bloccando di fatto il parlamento nell'approvazione di leggi inutili, fantasiose , stravaganti , definite dai più, e anche a ragione, leggi "ad personam".
Mai momento sarebbe risultato più inopportuno di questi giorni, ad esempio, per ripresentare il vecchio lodo Schifani , detto anche "provvedimento salva premier". Sono altre e ben più gravi le urgenze e le necessità del paese, eppure il Premier, imperterrito e testardo, riprende la sua strada, riprende i suoi metodi , si sente nuovamente circondato, ritorna a pensare a sè stesso, al particolare, agli attacchi che solo lui pare cogliere e a suo dire provenienti dalla sinsitra e dei giudici; rivede e riagita fantasmi che dimorano oramai solo nelle sue ossessioni.
Così ebbe inizio il declino delle sue precedenti legislature, allora il Paese colse l'immagine di un premier arroccato a difesa di sè stesso nel palazzo mentre "Roma" ed il paese "bruciavano".
Le ossessioni che agitavano la mente di Nerone, furono forse la causa dell'incendio e della distruzione di Roma, non vorremmo che le ossessioni, le ansie, gli interessi, così come i problemi del tutto personali di Berlusconi, possano essere la causa della rovina del paese.
Non lo merita l'Italia, sicuramente non lo meritano gli italiani che confidano, questi sì ansiosi, non solo in un futuro migliore, ma quantomeno in un futuro.

lunedì 16 giugno 2008

Rischiano la vita come i tonni nelle reti

Nutro il forte dubbio che nessuna legge, per quanto restrittiva possa essere, riuscirà mai a fermare i viaggi della "speranza".
Anche in questi giorni li vediamo arrivare, come al solito stipati su quelle carrette che a fatica navigano il mare.
Questa volta è un barcone carico di clandestini che si spezza, in questo caso a 50 km da Malta.
I "migranti", notate come si è ingentilito il termine con più sono state irrigidite le leggi, sono stati trovati aggrappati alle gabbie per la pesca dei tonni, al largo dell'isola.
Non era una pesca miracolosa, anche se abbondante.
Attaccate a quelle reti non si trovava pesce pregiato, solo povere vite umane, brandelli di speranza, naufragata e incagliata miseramente.
Solo la vita era stata fatta salva, ammesso che per loro, pronti a perderla, potesse valerne la pena di viverla.
Sei immigrati risultano però ancora dispersi, tra loro vi sono anche alcuni bambini.
Non solo a Malta, ma anche nelle vicinanze di Lampedusa, sei imbarcazioni, che trasportavano complessivamente 325 extracomunitari, sono state avvistate e soccorse, mentre un altro barcone veniva fermato da una motovedetta della capitaneria di porto con 79 persone a bordo tra cui 18 donne, una delle quali incinta.
In tutto sono 404, i clandestini giunti in questi giorni a Lampedusa.
Come si vede, non bastano i proclami del Governo ad arginare il fenomeno, neanche i discorsi di Bossi risultano essere un valido disincentivo.
Le migrazioni di questi popoli, attraverso questo mare, rischiano di essere sempre più simili a quelle che da secoli seguono i grandi branchi di tonni, ora finiscono persino nelle stesse crudeli reti.
Nessuna legge riuscirà a fermarli davvero, non vi riuscirà il mare in burrasca, non le mille difficoltà ed i sacrifici.
Solo i grandi progetti di sviluppo nel terzo mondo potranno essere davvero un freno a questo calvario, solo un speranza di vita nelle loro terre sempre più affamate, oppure la morte in questo mare ed in quelle reti, come animali.
Dobbiamo essere noi a decidere, e credo valga la pena farlo con umanità e coscienza.

sabato 14 giugno 2008

In terrra d'Irlanda non può finire il sogno Europeo.

Alla fine arriva anche il tanto atteso pronunciamento dell'Irlanda, ed è un altro e secco schiaffo all'Europa.
Il referendum, attraverso il quale gli Irlandesi dovevano ratificare il trattato Europeo, ha avuto esito negativo con una percentuale del 53, 4 % di voti contrari.
Non sfugga a nessuno che questo trattato di Lisbona era un secondo tentativo dopo il fallimento dei referendum in Francia e Olanda, le due nazioni che avevano bocciato il primo progetto di costituzione europea.
Questa volta il trattato era già stato approvato da ben 26 nazioni.
Restava ancora la verde Irlanda, che si dimostra così divisa dall'Europa non solo da un piccolo braccio di mare.
Lo strano è che proprio questa terra ha avuto dall'Europa tantissimo, proprio all'Europa deve forse il suo tumultuoso e moderno sviluppo.
Bastava forse veramente poco, solo un onesto sentimento di riconoscenza
Ora che accadrà ? Semplice, non ci sono altre scelte, l'Europa non è un obbligo.
L'Europa può e deve essere un'occasione, una possibilità, un'opportunità, null'altro.
Neanche è pensabile che il progetto Europeo possa subire i ricatti di tutti, è venuto il momento di scegliere, o dentro o fuori.
Non è possibile pretendere di avere solo benefici senza pagare, a volte, qualche piccolo scotto, così non può funzionare.
Il sogno Europeo non deve finire, non può essere interrotto od ostacolato da interessi particolari , dai malumori o dagli egoismi di un piccolo paese.
Non è colpa dell'Europa se il mondo sta cambiando, non è l'Europa che fa aumenta il costo del greggio o dei prodotti alimentari, questo è tutto dovuto ad una grave crisi mondiale, globale.
Senza il cuscino dell'Europa che ne attutisce i colpi, la crisi sarebbe ben peggiore, altri e ben più pesanti sarebbero i costi per i singoli paesi, Irlanda compresa.
Se non lo si è ancora capito, è solo rimanendo uniti ed integrando ancora di più, anche politicamente, i singoli Stati, che l’Europa riuscirà ad influenzare i destini del mondo, non solo la sua economia.
Non va interrotto, per nessun motivo, quel grande sogno che ha unito milioni di uomini di questo vecchio continente da qualche decennio, questo non va fatto per piccoli interessi e neanche per piccoli egoismi.
Se qualcuno ha , anche legittimamente, cambiato idea, se qualcuno non riesce più a sognare o a proseguire unito agli altri, deve ora essere lasciato libero di andarsene.
Si fermi per un attimo la macchina, ci si accosti al bordo della strada, si aprano le portiere, una volta fatti scendere quei viaggiatori che hanno deciso di porre termine al loro viaggio si prosegua poi con più determinazione di prima.

mercoledì 11 giugno 2008

I mostri della clinica, le aberrazioni della sanità.

Le intercettazioni che emergono, nell'inchiesta sulla Clinica Santa Rita di Milano, gettano ombre inquietanti sul sistema sanitario Nazionale in generale e su quella lombardo in particolare.
Pare infatti , se dovesse essere confermato l'impianto accusatorio, che il problema principale dei medici finiti sotto inchiesta fosse quello di avere, ad ogni costo, pazienti da operare; non importa di che, non importa come, e neppure di che cosa.
In una conversazione telefonica riportata dalla stampa, sembra che un primario, al telefono con un suo collega, dichiarasse: «Il problema di tutte queste persone (i medici) è che qui non è che vieni a fare il primario, forse non gli hanno spiegato bene, qui tu devi fare Drg, cioè tu devi comunque avere i pazienti». In altre parti lo si sente affermare che lui "pescava dappertutto, da Lodi, dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescare anche i polmoni dall’Oltrepo Pavase, da Pavia, da Milano [...]. Quindi voglio dire, io avevo ormai un giro che mi ero creato col mio modo di fare...».
I numeri sono questi. Cioè, tu o fai 15 polmoni o altrimenti non puoi pagare un’equipe...E per fare 15 polmoni, auguri...».
E continuando così di questo passo, da una mostruosità all'altra, pare che nella clinica Santa Rita sia successo un po' di tutto.
A volte si ha l'impressione di leggere i rapporti provenienti da un lager nazista.
I medici qui descritti, se si rivelassero vere le notizie, sono dei criminali, mostri degni di un campo nazista, approfittatori della peggiore specie.
Ancora una volta si dirà che non ci sono colpe politiche se un privato sbaglia, ma è altrettanto evidente che se il sistema sanitario pubblico viene quasi integralmente affidato ai privati, ai facili guadagni, all'interesse ed ai rimborsi, non scandalizziamoci più di queste storture.
Tutti sanno che in regione Lombardia, uno dei modi più sicuri e veloci di fare soldi e di arricchirsi è quello di attingere dalla Sanità Regionale.
Si dice con orgoglio e da più parti che questa sia il fiore all'occhiello della Regione, aspettiamo di vederne finalmente tutti i petali, aspettiamo di sentirne bene anche, non il profumo, ma, come sembra qui l'odore del marciume.
Continuiamo quindi così nelle privatizzazioni, di queste ringraziamo la Regione Lombardia, tanto prodiga di riconoscimenti, al pari del nuovo governo, alle cliniche, alle scuole ed alle cooperative, l'importante è che abbiano una sola caratteristica, che siano private.
Si dice che il pubblico non funziona, e infatti è così, quando lo si affida solo a degli incompetenti.
Molto meglio il privato ti prenotano subito qualsiasi visita specialistica, ti curano talmente bene e con urgenza, che ti operano anche quando non è necessario, l'importante è il rimborso, l'importante è la quantità degli interventi, non la qualità.
Scopriamo, tra l' altro ed in aggiunta, che questa indagine se ne esce allo scoperto solo a seguito ad alcune intercettazioni telefoniche.
Con grande tempismo, proprio in questo giorni Berlusconi ha ripetuto la fatidica frase "basta con le intercettazioni". Pur riconoscendo che si sia esagerato anche con queste cerchiamo però di non intralciare la giustizia come sembrano invece voler fare.
Ma ritorniamo alla clinica Santa Rita, questa non è solo un caso a sè stante, questa clinica rischia di diventare un simbolo, la fine di un periodo e di un modello, quello di una sanità lombarda che ruota attorno al mondo delle privatizzazioni sanitarie, tanto sostenute dal Presidente Fomigoni ed esaltate, ad ogni piè sospinto, dagli ambienti cattolici di Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle Opere.
E' il modello che inneggia al motto "più privato e meno stato".
Lo strano è che in questo modello il guadagno è sempre privato, i costi, al contrario, ricadono tutti sul pubblico.
In pratica i soldi pubblici arricchiscono cittadini privati.
E in questo tunnel si buttano tutti a capofitto, tutti pronti a succhiare da queste copiose mammelle, persino le tanto osannate cooperative, perfino il silenzioso mondo del "no profit".
Lo scopo è uno e uno solo, fare denaro, arricchirsi con facilità, utilizzando i rimborsi pubblici.
Sembra che il proprietario della clinica dicesse ai suoi medici, "se tu operi io ti pago, con più operi con più io ti pago", e secondo questo principio loro operavano.
E i cittadini pagavano, molti hanno pagato in salute, qualcuno ha pagato addirittura e forse con la vita.
Se non cambia il modello ed il costume però, tutti noi rischiamo di continuare a pagare, secondo le logiche di questo sistema, e non solo con i soldi.

domenica 8 giugno 2008

Sono costretto a rettificare, lo strano è che ne sono felice.

Fa piacere una qualche volta rettificare una notizia.
A volte basta guardarsi un po' attorno , essere un po' smaliziati, non fidarsi più di tanto delle notizie ufficiali ,ma seguire ed ascoltare anche altre versioni, ad esempio quel sottofondo rumoroso che, fortunatamente, anima il web.
Si eviterebbe così di cadere in qualche grossolano errore, forse in qualche facile semplificazione.
In fondo il doversi ricredere fa parte del mestiere, a volte della vita.
Il difficile spesso è farlo pubblicamente.
A volte però lo si deve fare, è un obbligo di onestà, con sé stessi e con gli altri.
Qualcuno di voi forse penserà che io lo faccia con disappunto, proprio perchè preso per i capelli. Nulla di più falso.
Ci sono rettifiche che si fanno con piacere, si è contenti di farle.
In queste occasioni è bello chiedere scusa a qualcuno, è vero che ci si deve smentire, ma proprio questo permette di mantenere ferme le proprie convinzioni, i propri ideali.

sabato 7 giugno 2008

Si rialzi Cavaliere, rialzi la sua schiena se vuole rialzare l'Italia

Una volta il Cavaliere era solito gridare " rialzati Italia" ora, al solo vederlo , verrebbe voglia di fare nostro il suo motto e di sussurrargli "rialzati anche tu".
Il colloquio tra Berlusconi e Benedetto XVI dicono, e si vede, sia stato cordiale, come non si ricordava avvenisse da anni tra un Pontefice ed un Presidente del Consiglio Italiano
Berlusconi pare sprizzasse felicità da ogni poro, e che, a colloquio avvenuto, confessasse entusiasticamente ai suoi collaboratori :"Siamo come la vecchia Dc, che non doveva spiegare da che parte stava".
Nell'incontro, con il Pontefice prima, e con il segretario di Stato Tarcisio Bertone poi , Berlusconi si è "speso in prima persona per fornire le massime "garanzie" sulle decisioni del governo su alcuni temi "sensibili" per la Santa Sede come la scuola cattolica, la tutela della famiglia, la legge sulla procreazione assistita e anche quella sull'aborto".
Ad ogni argomento sollevato dai suoi interlocutori, il Cavaliere ha risposto con un "possiamo farlo".
Facile capire i motivi di soddisfazione del Vaticano, in un colpo solo, ed in un breve colloquio, Benedetto XVI si porta a casa quanto la Santa Sede chiede da un ventennio, e non solo.
Se Oltre Tevere vi è chi può esserne giustamente soddisfatto, le preoccupazioni ora non possono che essere tutte degli italiani e delle italiane.
A noi preoccupa enormemente il fatto che Lei abbia parlato esplicitamente di finanziamenti "nazionali" per la scuola "cattolica", magari a tutto discapito della scuola pubblica, ci preoccupa che poi abbia assicurato al Pontefice che , per quanto riguarda la procreazione assistita, verrà modificata la circolare adottata da Livia Turco, e che alla fine abbia assicurato anche una revisione della legge 194. E' quel suo "si può fare" che ci inquieta.
Ma ci sono anche altre cose che rischiano di preoccuparci ancora di più Cavaliere; una è il suo smodato desiderio di ricostituire politicamente in Italia quella "Balena Bianca" di cui nessuno più ne sentiva la mancanza, una "balena" che tutti giudicano oramai appartenente al passato di questo paese, alla sua storia, non al suo futuro.
Come Lei sa non è più tempo di Balene, anche la pesca, proprio in questi giorni è in crisi, al giorno d'oggi, al massimo ci si ritrova con qualche "squalo" o con qualche caimano in più, ma niente balene, da anni sono specie in estinzione.
Ma non c'è fine alle nostre preoccupazioni Cavaliere, dopo questa visita.
Vede Cavaliere, spesso anche i gesti hanno un loro preciso significato, possono diventare fatto politico se compiuto da uomini pubblici, rischiano di diventano programma, ed è quel suo inchino che stona, non è dignitoso, mi angoscia e mi preoccupa, non è cosa da poco e vorrei farle capire perchè.
Lei Cavaliere, le piaccia o no, piaccia o no agli italiani, ci rappresenta, e però ci deve rappresentare proprio tutti , cattolici, valdesi, musulmani, ebrei e sopratutto laici, perchè in una moderna democrazia lo Stato è sempre laico.
Lei dovrebbe ufficialmente rappresentare la dignità e l'autorità dello stato ed a questa tutti dovrebbero rispetto, e a noi Cavaliere fa male vederla così chino, cosi supplice davanti al Pontefice, Lei che era è in visita ufficiale, non privata.
Nessun Presidente del Consiglio Italiano, nessun Presidente della Repubblica Italiana ha mai piegato la schiena davanti a nessun Capo di Stato, solo Lei, e questo suo atto di sottomissione, se ben riflette, è la cosa che ci preoccupa di più per l'avvenire.
Si rialzi Cavaliere se ha ancora la presunzione di far "rialzare l'Italia", io non l'ho mai vista cosi "bassamente" rappresentata come in quella foto.

venerdì 6 giugno 2008

Fascista non puoi fare l'esame.

Si dedica una vita a difesa dei diritti di ogni oppresso in tutto il mondo, si è spesso convinti che questa sia una personale vocazione, un dovere, un obbligo di ogni persona che si sente e si considera di sinistra.
Non c'è manifestazione che si svolga ai quattro angoli del pianeta, a difesa dei più deboli e degli oppressi, a difesa dei diritti e della democrazia, che non veda la partecipazione attiva di ogni uomo che si crede e si sente di sinistra. E' spesso una sinistra attenta, ragionevole e generosa.
La voce e le grida di queste persone sono solite alzarsi, alte e forti, sopra i silenzi o sopra i clamori del mondo, sopra ogni sopruso e ogni angheria; è stato ed è così per il Darfur, per la Cambogia, per il Tibet o per la pace in Palestina.
Se la loro non fosse che una semplice canzone, vorrei a volte sentirli cantare in eterno, per ricordarci che ancora esiste la ragione, la comprensione, la solidarietà e l'altruismo.
Ma poi si scopre d'un colpo, nelle grandi come nelle piccole cose, che spesso il confine tra la ragione ed il torto rischia di diventa estremamente labile, una linea sottilissima, in cui può capitare di smarrirsi, e quasi senza accorgersene, a furia di gridare contro tutto e contro tutti, può capitare di perdere il senso della misura, oppure semplicemente di perdere la ragione.
E' capitato così a Torino, dove Augusta Montaruli, una studentessa di legge di 24 anni, dirigente di An-Azione Giovani, ha dovuto rinunciare agli esami, impedita da un gruppetto di autonomi che al lancio di uova e di insulti le urlavano "Fascista non puoi fare l'esame".
Essere o considerarsi di sinistra, come si vede non dà garanzie, non dà diritto a certificati, basta un attimo a volte per oltrepassare il confine, per superare ogni limite, quello della ragione, quello dell'intelligenza o quello della democrazia.
Basta poco in fondo per trovarsi così, in un attimo, non più dalla parte della ragione, non da quella della storia, non dalla parte dei deboli, ma così, senza accorgersene, si diventa d'un sol colpo come questi ragazzi, fascisti e reazionari, non più oppressi, ma semplicemente stupidi oppressori.

giovedì 5 giugno 2008

Si avvicina l'ora dell'attacco a Teheran.

E' uno strano sentore, poco più che una sensazione, per ora appena percepibile e forse percepita solo dai politici più attenti.
E' fatta di sussurri, di silenzi improvvisi seguiti poco dopo da infiammate e rabbiose dichiarazioni ai media, ma sempre di più si ha l'impressione che si stia avvicinando la data in cui gli Stati Uniti bombarderanno l'Iran, per evitare che Teheran possa sviluppare la bomba atomica.
Sui giornali israeliani la notizia è sempre più frequente, è, sempre più, data per certa, e questo non serve solo a tranquillizzare i meno coraggiosi.
Pochi giorni fa il Jerusalem Post sciveva che George W. Bush darà l’ordine di attaccare l'Iran prima di terminare il suo mandato.
Ma oltre ai media, sono sempre più numerosi anche gli analisti internazionali che scommettono sul blitz nel prossimo autunno.
Pare che in questi ultimi periodi sia in aumento il prezzo del petrolio, non solo per le richieste dei paesi emergenti, ma anche perchè gli U.S.A. hanno aumentato precauzionalmente e considerevolmente le scorte.
Come al solito è il discorso del bastone e della carota, da una parte si persegue la via diplomatica in attesa di insperati successi, in cui nessuno oramai più crede, dall'altra rimane sempre attuale e aperta l’opzione militare, sempre più credibile.
Se da una parte sono sempre e comunque preoccupanti le dichiarazioni del Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad , dall'altra quello che, nell'immediato, preoccupa di più è il silenzio degli Stati Uniti.
Non è il silenzio di chi assiste, disattento ed impotente agli eventi, questo non è niente altro che il silenzio prima della tempesta, il silenzio di chi sta affilando le armi.

mercoledì 4 giugno 2008

Il Cavaliere viene fermato non dalla ragione ma dalla paura dello scontro.

Berlusconi fa dietrofront e spiazza tutti, persino gli alleati.
Quello che non erano riusciti a fare il buonsenso e la ragione, viene fatto ora, sull'onda delle proteste generalizzate e diffuse.
Non più tardi di ieri, il ministro degli Esteri Frattini, ricordava all'Onu che l'Italia è un paese sovrano e, come tale, non si lascia per nulla impressionare dalle critiche internazionali sul disegno di legge, che prevede l'introduzione, in Italia, del reato di immigrazione clandestina.
Dove però non è riuscito il mondo, vi è riuscito il Vaticano.
Sono infatti di oggi le dichiarazioni di Berlusconi : "Non vado allo scontro con il Vaticano, il mondo cattolico e anche con il Partito Democratico rischiando di ritrovarmi un'emergenza con le carceri strapiene".
Non ne vale la pena, non ne vale il gioco, la candela, pensiamola come si vuole, ma il premier cambia idea.
Berlusconi infatti giudica che, nel rapporto tra i costi ed i benefici, in questa legge, i primi superano di gran lunga i secondi.
Si dice che questo sia un comportamento normale per un Premier, può darsi sia così in alcuni casi.
Se si condivide una legge, se si considera che questa sia giusta ma si pensa che, per tanti motivi, il paese non sia ancora pronto ad accoglierla, è legittimo, credo, soprassedere in attesa di tempi migliori.
Ma qui non è così, qui non si ha pensiero, si fa o meno una legge sull'onda delle emozioni e delle reazioni, è la piazza che governa, nel bene e nel male, non la politica.
Naturalmente sgombero subito il campo da ogni fraintendimento, personalmente anche io sono contrario all'introduzione, nel nostro ordinamento, del reato di immigrazione clandestina.
E' solo il comportamento di Berlusconi che non mi convince, mi lascia forti dubbi; approvo il fine ma non condivido le motivazioni.
Un paese va governato con intelligenza, con buon senso, con ragione.
Le leggi di cui si deve dotare devono rispecchiare tutto questo, devono essere condivise, moralmente ed intellettualmente, principalmente dal Premier che ne è responsabile di fronte al paese.
Qualcuno dirà che il fine giustifica i mezzi, qualcun altro meglio tardi che mai.
D'accordo, sarà anche così, ma per me è sempre triste avere il sospetto che un Primo Ministro governi così, presentando leggi che non condivide; mi lascia forti dubbi per l'avvenire, non vedo etica ne morale in tutto questo.
Sono contento del ripensamento del Cavaliere, ma avrei voluto però che questo avvenisse per altri motivi, più seri, più fondati, con più "morale", con più "ragione", e non solo per pura e semplice convenienza o per paura dello scontro.
E' tutto questo che fa la differenza fra un qualsiasi Governante ed uno Statista.

lunedì 2 giugno 2008

E' dal sonno della ragione che si generano i mostri.

Non passa giorno che i media non pubblichino una notizia riguardante un qualche misfatto degli extracomunitari.
Nessuno discute della veridicità del fatto che una buona percentuale dei crimini commessi in Italia avvenga ad opera di extracomunitari, ma a volte può diventare anche utile differenziare i crimini in base alla loro gravità, non solo in base alla provenienza.
Mi spiego: sicuramente sarà anche vero che buona parte della popolazione rom in Italia è dedita , come dice Mantovano, ad ogni tipo di reato, e questa sicuramente può essere un fatto che impressiona e allarma l'opinione pubblica.
E' indubbio sicuramente che in Italia vi sia un problema sicurezza e che questo debba essere risolto al più presto, così come è certo che vi sia la necessità che ampie zone del paese e delle nostre città debbano essere restituite alla popolazione ed alla legalità.
Ma chissà per quale strano meccanismo o artificio mentale, noi tutti ci sentiamo, ad esempio, più minacciati dai rom e dagli extracomunitari, che dalla "mafia", da "cosa nostra" o dalla criminalità locale.
Non sarà per caso colpa dei media e di una certa mentalità ?
Chissà per quale strano principio poi, anche quando ci si trova in presenza di uno stesso tipo di reato, a secondo di chi abbia commesso il delitto, si finisce sempre per adottare due pesi e due misure.
E di pochi giorni fa la notizia di una donna rumena stuprata da un italiano, la notizia veniva riportata solo da pochi quotidiani , tra l'altro relegata nelle notizie locali.
E chissà quante altre donne, immigrate da veri paesi, subiscono lo stesso trattamento, in silenzio, per paura delle conseguenze e dell'espulsione.
Forse qualcuno giudica che questo sia lo scotto che si debba pagare quando si è ospiti indesiderati in un paese straniero, quasi una nuova tassa sull'immigrazione.
Si fatica poi a capire il notevole clamore che fa una certa stampa nel riportare tutte quelle notizie che riguardano gli extracomunitari.
Tutto le notizie, se non le più gravi, rischiano di passare in secondo piano rispetto a questo, immancabilmente le colpe di ogni male sono addossate agli immigrati, non ci accorge mai che la delinquenza non manca a casa nostra, e che forse buona parte delle colpe, degli uni come degli altri, dovrebbero essere individuate nel nostro sistema legislativo che assicura l'impunità a tutti i delinquenti, extracomunitari e no.
Questo si, è il preoccupante segno della deriva di una classe politica irresponsabile, che ha anche concesso, ancora in tempi recenti, con estrema leggerezza e non dimentichiamo anche su richiesta degli ambienti cattolici e di un Pontefice, l'indulto.
Leggo che Amnesty International ci accusa di essere diventato ora un paese razzista.
Ma se così fosse, di chi sono le colpe, e quali potrebbero esserne le cause ?
Sicuramente ha ragione chi sostiene che una cattiva stampa può diventare uno strumento di propaganda della xenofobia, e che anche la stampa può finire per essere, più o meno volontariamente, manipolata al fine di nascondere i reali problemi del paese.
Leggendo i giornali a volte sembra che la mafia in Italia non sia quasi più un problema, e sì che questa controlla vastissime aree del paese, è dedita allo spaccio di droga, ai furti, al pizzo, uccide centinaia di persone, è coinvolta nei guai di Napoli e di mezzo paese.
Ma la mafia è considerata veramente "cosa Nostra", è diventata per tanti un'abitudine, un problema che, pensano del Sud, faccia parte dell'ambiente, che si conosce, e che in fondo si è adattata alla nostra mentalità.
I mafiosi sono in genere cristiani, religiosi, rispettosi della famiglia , quella vera, del potere costituito con cui in genere sono collusi. In parole povere sono perfettamente integrati.
Come si vede, anche la mafia ha imparato a nascondersi dietro le nostre paure, dietro una valanga di rom, dietro una valanga di parole, di irrazionalità.
Purtroppo si rischia di arrivare tardi anche nel ragionamento, oramai il problema dell'immigrazione e della sicurezza è diventato un'isteria collettiva, è percepito come il principale problema dell'Italia.
E non vale neanche far ragionare i più, non serve dire loro che, a buona parte di questi extracomunitari cosi temuti, di solito affidiamo la cura di quanto abbiamo di più caro al mondo, e cioè dei nostri figli o dei nostri anziani.
Viviamo in uno dei paesi più sicuri al mondo e non ce ne siamo nemmeno accorti, al contrario, ci sentiamo costantemente e quotidianamente minacciati, insicuri nelle nostre case, nelle nostre città.
Eppure io non sono convinto che l'Italia sia razzista, è solo un paese estremamente provinciale, forse troppo vecchio, e che proprio per questo sente impellente la necessità della tranquillità, il bisogno di vivere senza paure, senza pensieri, ma se così fosse anche senza avvenire.
Poco importa che tutto queste paure affiorino proprio in un mondo oramai globalizzato, nel momento in cui tutto il mondo è "paese".
Nutro un dubbio, anzi quasi una certezza, noi qui non assistiamo ad un ritorno del fascismo, allo deriva di un paese sempre più a destra, ho il dubbio fondato che qui si voglia e si cerchi un' Italia sempre più chiusa, sempre più piccola.
Un'Italia sempre più tranquilla, senza problemi, sempre più bigotta, sempre più religiosa e clericale.
Il paese, a meno di riscoprire nuove forze ed energie, nuovi valori, forse un nuovo orgoglioso coraggio, da l'impressione di dividersi sempre di più, di voler rinchiudersi nei suoi confini (c'è chi vuole rivedere anche Scenghen) , nelle sue regioni, nei suoi paesi, ma anche nelle sue preoccupazioni, nelle sue ansie e nelle sue paure. E di vivere tutte queste irrazionalmente.
Sembra un'Italia che ha smarrito la ragione, il senso di se, il raziocinio, ma sono proprio questi pensieri che fanno temere il peggio, che consegnano a volte interi paesi, intere nazioni all'irrazionale.
Non capire i fenomeni nuovi, lasciarsi andare alle paure e alle reazioni illogiche ed istintive, così come il nascondere o rimuovere i problemi per non affrontarli, porta inevitabilmente all'insuccesso, a quel disastro che tutti, a parole, vorrebbero evitare.
No per ora non siamo un paese di razzisti, siamo solo un popolo irrazionalmente spaventato e timoroso del nuovo.
Abbiamo bisogno di reagire, anche con fermezza, di fronte al problema dell'immigrazione ma guai ad affidarsi agli istinti, alle sensazioni ed alle percezioni, anche se abbondantemente diffuse e volutamente proclamate.
E' da questo trionfo dell'irrazionale, da questo aprire sempre gli occhi e le orecchie ma mai la propria testa; è da questo torpore, da questo sonno eterno della ragione, che prima o poi si generano i mostri, è da qui che prima o poi nasce il razzismo.
Cerchiamo di evitarlo, se ancora lo possiamo.