sabato 24 maggio 2008

Si può essere moderni anche a "sinistra"? Si può essere di sinistra e favorevoli al nucleare?

La prima relazione di Emma Marcegaglia, all' Assemblea di Confindustria, si presenta all'insegna del sicuro ottimismo e della ripresa del dialogo; dialogo tra Confindutria e Governo, dialogo tra Confindustria e Sindacato.
Senza soverchie illusioni, ma anche senza il tradizionale pessimismo, si potrebbe pensare che sia finalmente giunto il momento della modernizzazione di questo paese.
I presupposti che ciò possa avvenire ci sono tutti.
Resta ancora una volta da chiedersi se tutto il paese sia finalmente pronto, se tutte le sue forze politiche, di governo come di opposizione siano pronto ad affrontare la discussione ed il cambiamento.
In Italia c'è bisogno di grandi riforme, anche istituzionali, che richiedono quantomeno un accordo tra le forze di governo e quelle dell'opposizione.
Ci sara bisogno poi, sicuramente anche di qualche sacrificio, e questi si fanno meglio in presenza di un ampio consenso sociale. Ma c'è anche bisogno di sviluppo e di progresso ed è inevitabile a questo punto che si parli quindi , come ha fatto la Marcegaglia, anche di energia, di ricerca ed infrastrutture.
Inutile dirlo, il governo Berlusconi ha tutti i numeri per decidere e governare, per fare le scelte che strategicamente considera importanti per il paese, e di sperare di riuscire a realizzarle.
Ma per quale dannato motivo, mi chiedo, quando si parla di sviluppo e di modernizzazione questa sinistra , quella a cui anche io credo di appartenere, si ritrae a riccio, quasi avesse paura del dibattito e della discusssione ?
Sarà mai possibile che ci spaventi il solo parlare di nucleare ? E' un tabù così radicato e profondo a sinistra oppure è solo un atteggiamento di facciata, un po' antiquato e superficiale, che lascia comunque sperare che, una volta aperto il dibattito, si possa poi ragionarne serenamente, pacatamente e senza pregiudizi ?
La domanda è legittima, perchè senza progresso e sviluppo non si va più da nessuna parte, neanche è possibile pensare, alla lunga, a grandi interventi ed aiuti nemmeno nei confronti dei paesei poveri, non si pensi nemmeno di potere, su questa strada, debellare la fame nel mondo. Siamo in presenza di un pianeta sempre più povero di risorse.
Ha ragione chi sostiene (lo fa ad esempio Dario di Vico in un interessante articolo sul Corriere della Sera) che "oggi militano a favore di un rilancio del nucleare considerazioni che attengono al proseguimento dei processi di globalizzazione e alla necessità di sottrarre i paesi poveri al ricatto del continuo aumento dei prezzi del cibo. La strada sarà sicuramente lunga e difficile, ma anche l'economista indiano Bhagwati (citato dalla stessa Marcegaglia) sostiene che "la limitazione del ricorso ai biocarburanti, gli investimenti sul nucleare e l'accettazione dei cibi geneticamenti modificati sono facce della stessa medaglia, di un intervento internazionale di carattere strutturale teso ad evitare un nuovo ed irreversibile gap tra i paesi del G8 e le periferie del mondo".
E quando, anche e solo, si cercasse una via efficace per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera, non si può scartare del tutto, anche in questo caso, l'opzione del nucleare.
Nel paese il dibattito è ora aperto, Governo e Confindustria lo hanno posto sul tavolo ed all'attenzione del paese.
Senza pregiudizi, senza agitare vecchie e desuete bandiere, senza accentuare i distinguo e le appartenenze, io credo sia giunto il momento di aprire il dibattito anche a sinistra, non solo sul nucleare ma anche sui cibi geneticamente modificati e sulla Tav.
Non credo e non penso che concetti come sviluppo e modernizzazione non possano fare parte del bagaglio culturale della sinsitra italiana.
In fondo , in tutta Europa, dall'inghilterra alla Spagna, anche in presenza di forze di sinistra è possibile convivere con il nucleare e con la ricerca genetica.
Lo dico, anche un po' provocatoriamente, ma in ogni caso non credo che parole come modernità, ricerca, progresso e sviluppo siano concetti distintivi solo del centro destra e non possano essere bagaglio culturale anche di una moderna sinistra italiana.
E' giunto però il momento di dimostrarlo, senza dubbi e senza tentennamenti.

2 commenti:

Riccardo Pittaluga ha detto...

il problema del nucleare non è di innovare o ammodernare...ma piuttosto di non fare un passo indietro scegliendo appunto il nucleare. sostengo (ovviamente non solo io) questo per i seguenti motivi:
1. non è una tecnologia nuova...dato che l'ultimo modello di centrale nucleare risale a trent'anni fa e quelli della cosiddetta quarta generazione non saranno disponibili se non in 30 o 40 anni.
2. paesi più "tecnologicamente evoluti" quali l'america stanno puntando sempre di più su eolico e solare che sta superando come produzione di energia il nucleare
3. costruire centrali nucleari in un territorio sismico non è mai una buona idea
4. statisticamente una centrale nucleare da problemi. in cento anni è altamente probabile che possa dare problemi e avere guasti almeno una volta (e di solito basta una sola volta).
5. resta il problema delle scorie nucleari, che, tenendo conto della situazione napoletana, non mi pare di secondaria importanza.
6. è una tecnologia costosissima che una volta imbastita non si può più spegnere...tant'è che necissita, una volta spenta, di controlli per diversi decenni.

Franca ha detto...

Avevo già commentato, ma tant'è...
Mi associo in pieno al commento precedente