martedì 20 maggio 2008

Mentre a Roma si discute Napoli muore.

Oramai non bastano più le parole, anche il pensiero soccombe e viene meno, si tace semplicemente, si resta in un primo momento annichiliti, rassegnati e delusi, poi, come un pugno ben assestato nel basso ventre, quelle montagne di immondizia e di degrado ti scuotono tutto, anima e corpo.
A quel punto è solo la rabbia che la fa da padrona, e non può essere che la rivolta o la morte per inedia.
Basta guardare alcune fotografie della città per accorgersi di quanto sia orrenda quella Napoli che sprofonda, giorno dopo giorno, nel suo disastro.
E una città da terzo mondo, molto simile, e forse anche peggio, di Bombay, di Calcutta, di Kabul o di Bagdad sotto i bombardamenti.
Non è solo per quell'odore nauseabondo che ammorba l'aria , è un degrado totale, una resa rassegnata di fronte all'incompetenza , alla mala politica, ad un disastro annunciato.
Si possono solo alzare le braccia al cielo ed incolpare Dio, il fato, il destino amaro e crudele di una delle più belle città del mondo.
Fa male vedere la muraglia di rifiuti alzarsi sempre più alta, così come fa male vedere le bande di giovani girovagare per i vicoli e rovesciare in strada i cassonetti e tutto il loro contenuto.
Angoscia e rattrista vedere contrapporsi le proteste di chi non sa più rassegnarsi ai rifiuti a quelle di chi, al contrario, non vuole né nuove né vecchie discariche ove immagazzinarli.
E allora è il totale immobilismo, l'annullamento tra proposte ed esigenze diverse, non conciliabili, mentre la città muore piano piano, in un'agonia lenta ma inesorabile; dolorosissima per i tanti che ancora amano Napoli nel mondo.
Ma Napoli non muore da sola , Napoli è stata uccisa , dalla mafia e dalla criminalità sicuramente, ma Napoli è stata uccisa anche dall'incompetenza della sua sua classe dirigente, dalla mala politica, dall'arroganza del potere.
E' oramai una città senza più governo, abbandonata a se stessa, senza guida, senza ideali, senza progetti di sviluppo.
Solo "mummie" e "mandarini" inamovibili, vivono nei palazzi del potere, ingessati a difesa del loro ruolo, senza accorgersi del ridicolo che li sovrasta, senza accorgersi della tragedia imminente, senza rendersi conto di rappresentare solo se stessi, rifugiandosi in atteggiamenti che oramai sono solo un insulto alla ragione ed al buon senso.
Eppure tutti ricordano una Napoli sempre viva e vitale anche nelle disgrazie.
Oggi al contrario è una città smarrita, che non sa più a che santo votarsi, abbandonata da tutti , sembra persino da San Gennaro, suo eterno protettore.
In quella città non si coglie più nemmeno la forza di reagire.
Se ci fosse ancora qualche forza vitale ad "animarla" si sarebbero già da tempo chieste, a furor di popolo, le "teste" del "Governatore" e del Sindaco.
Questi al contrario proseguono nel loro programma e nelle loro riunioni, dicono ora alla ricerca di quelle soluzioni che non hanno saputo trovare nemmeno in 15 anni.
Montagne di carta e di parole, che per scherzo del destino accrescono poi i cumuli e prolungano il tempo.
Il dramma ancora una volta, è che, mentre a Roma si discute, questa volta è Napoli che muore, lentamente, inesorabilmente.

3 commenti:

Franca ha detto...

Dai, sii fiducioso!
Vedrai che adesso una soluzione la trovano.
Con proposte come quella della Boniver, che ci vuole ad uscire dal problema?

Giuseppe Vitale ha detto...

E' arrivat l'arrotin, 'o spazzin e 'o pacchettiiiiiiiiiiiiiiiiiin, scinnit guaglio'. E' arrivat 'o govern, 'e ministr e 'e sottosegretar e chill se piglierann 'e pacchett, 'e paccheetin, è sacc, 'e bust... tutta 'a munnezza e s'a porterann a casa loooooooooor... ah che bell pute' canta co 'a città senza munnezz, co ' guaglion 'a juca a 'o pallon... co 'e zinne 'e femmn...
Il grammelot della monnezza.

BC. Bruno Carioli ha detto...

Quoto Franca, poi propongo un commissario che acquisti Alitalia, carichiamo il pattume negli aerei e li teniamo in volo.