mercoledì 14 maggio 2008

Darfur, Tibet e Birmania sono uniti nella tragedia dalla Cina

E' difficile a volte parlare di diritti umani calpestati, si ha sempre il dubbio di scordarsi di qualche cosa o di qualcuno, che magari soffre della sua condizione più di altri.
Sono però talmente tanti i soprusi al mondo che è difficile abbracciarli tutti.
A volte però , a ben analizzare, si scopre che , oltre alla sofferenza, c'è qualche cosa che unisce fra di loro paesi e regioni talmente distanti, non solo geograficamente.
Eppure esiste un denominatore comune che unisce la tragedia del Darfur a quella del Myanmar o del Tibet..
E' una linea sottile, un filo invisibile, che conduce però sempre là, in estremo Oriente, e sempre in Cina, dove finalmente si appuntano gli occhi del mondo, quando seguono, trepidanti, quella fiamma olimpica che è oramai la bandiera del Tibet.
Quella fiamma non porta idealmente con sé solo le speranze del Tibet, potrebbe tranquillamente portare anche le speranze del Darfur e del Myanmar, potrebbe rappresentarle ed unirle tutte.
Non è un segreto per nessuno infatti che la guerra ed il genocidio del Darfur, dove dal 2003 ci sono stati oltre 300mila morti e 2 milioni di sfollati, vengano finanziati con i soldi Cinesi .
La Cina importa infatti circa l'80% del petrolio estratto nel Darfur e la maggior parte di quello estratto in Birmania, oltre che essere fortemente interessata alle riserve di gas naturale di quest'ultima.
Il Tibet non possiede, per ora, grosse risorse in materie prime, ha il solo grande svantaggio di essere talmente vicino a quella Cina così bisognosa di spazi vitali, da poter essere considerato alla stregua di una sua provincia.
Cosi , nel silenzio generale, nell'interesse della Cina e del suo sviluppo, si calpestano, in due interi continenti, i più elementari diritti umani e tante vite vengono brutalmente spezzate, in feroci combattimenti o in sanguinose repressioni.
La torcia ha attraversato mezzo mondo tra ali di folla in protesta.
Quella fiamma non rappresenta più e solo i giochi olimpici, ma anche la speranza di milioni di persone.
Speranze di vita, speranze di un mondo migliore e di libertà.
In segno di protesta, e non solo per il Tibet, ma anche per il Darfur e per la Birmania, e per tutti i paesi sfruttati del mondo, io continuo a chiedere, a voce sempre più alta, che i grandi della terra boicottino la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici.

1 commento:

Franca ha detto...

La Cina non è l'unico male di questo mondo...
E il silenzio di tutti sul Darfur?
E due parole sul terremoto che ha colpito tanti cinesi?