sabato 31 maggio 2008

Può essere un disonore essere un pregiudicato, non avere un figlio gay

A volte ci sono notizie che sfuggono, diventano vecchie e sorpassate in un attimo.
E' questo il limite quando si vive nel tempo della comunicazione, non si riesce a cogliere tutto.
Quando poi ti capita di riscoprirle queste notizie, ti accorgi che ti sei perso non solo una piccola tragedia, ma uno spaccato di mondo che certamente conoscevi, ma che in ogni caso poteva essere degno di una piccola riflessione, di una pausa.
Queste notizie, se a volte non fossero tragiche, sarebbero sicuramente curiose.
Questa è entrambe le cose, tragica è curiosa nello stesso tempo, espressione di un luogo, di un mondo, di una cultura e di tanti indistruttibili pregiudizi.
E' una storia di ordinaria follia, di un distorto concetto dell'onore .
E' accaduto a Palermo alcuni giorni fa che un pregiudicato di 53 anni, non riuscendo a sopportare la vergogna di avere un figlio omosessuale lo ha accoltellato, dopo una profonda lite.
Si dice per "una questione di onore e di vergogna".
E' uno strano sentimento l'onore, in suo nome si compiono i più grandi eroismi e le peggiori nefandezze.
Ma l'onore non è mai un'idea assoluta, è sempre stato frutto dei tempi e dei luoghi, può essere espressione di una cultura, di una mentalità, come anche di molti pregiudizi.
E' il proprio "onore" che si è sempre disposti a difendere, mai si è attratti o impensieriti da quello degli altri.
In nome dell'onore spesso l'uomo è disposto a distruggere e ad annientare anche uno dei suoi sentimenti più profondi, l'amore.
Quel padre non era nemmeno minimamente sfiorato dall'idea di poter essere lui motivo di vergogna e di disonore, non solo per la sua mentalità ma anche perché era un pregiudicato.
Capita spesso così, capita spesso a tanti, ciò non ci fa "onore".

Vincenza il coraggio di morire per non soffrire e non far soffrire.

Vincenza è morta, ha lasciato i suoi familiari, forse con un po' di paura; quella inevitabile paura dell'ignoto che prende ogni essere umano nel momento dell'abbandono, ma se ne è andata secondo una sua precisa e coraggiosa scelta, quella di non essere tracheotomizzata.
Quella di Vincenza era una malattia terribile, Sclerosi Laterale Amiotrofica, nome difficile, malattia oscura per i più.
Per questa malattia non esistono speranze.
Vincenza per questo, in accordo con la famiglia, richiese ed ottenne dalla Magistratura, il permesso di morire quando fosse giunta la sua ora, il permesso di non vedersi, artificialmente, prolungata una vita fatta solo di indescrivibili sofferenze.
E' il primo caso, sembra, in Italia.
A lei è stato concesso quello che è stato negato a Nuvoli e che Piergiorgio Welby chiese fino alla fine.
Sia pure nel dolore della partecipazione e della morte, non posso che esserne felice.
Dicono che Vincenza ora sia circondata dai pianti e dal dolore dei sui familiari, ma anche da tanta serenità.
Nei familiari vi è la consapevolezza di aver talmente amato Vincenza da sentire fino in fondo il dovere morale di rispettare le sue scelte e le sue volontà.
In famiglia regnava quel grande amore e quella complicità che solo il dolore e la sofferenza sanno ingigantire e sublimare.
A volte dicono che Vincenza , con spirito di grande sacrificio e, consapevole che ogni distacco è sempre dolorosissimo per se e per gli altri, diceva ai familiari, quasi a conforto delle sue scelte, che se loro "avessero voluto che lei rimanesse in vita un po’ di più avrebbe anche detto sì alla tracheotomia e comunque a qualsiasi pratica invasiva".
Ma tutti lì erano consapevoli che si può amare anche desiderando la morte, la propria come quella della persona amata.
«‘Finchè Dio vorrà, resterò in vita, finché Dio vorrà, fino a quando mi chiamerà’, sono state le ultime parole di Vincenza.
Vincenza ora non c'è più, se ne è andata, triste, forse come tutti spaventata, ma serena.
Oggi anche noi, assieme ai suoi familiari, ci sentiamo tutti un po' più sereni, sopratutto più liberi.

giovedì 29 maggio 2008

Il ballerino Kledi aggredito al grido di "albanese di merda".

Kledi Kadiu è stato vittima di un'aggressione xenofoba, da parte di tre ragazzi, a Roma.
L'aggressione è nata per una banale discussione quando uno dei tre ragazzi si è scagliato sul danzatore albanese gridando: "te lo faccio vedere io chi sono, albanese di merda'.
Non voglio entrare ancora una volta nell'inutile discussione se si tratti di aggressori di "destra" o di "sinistra", non me ne può importare di meno, neanche mi entusiasma il saperlo.
E' evidente però che si tratta di una violenta aggressione razzista.
Il clima purtroppo conta, e a forza di parlare di ronde e di extracomunitari, prima o poi si trova sempre qualche deficiente, di destra come di sinistra, che pensa di interpretare i comuni sentimenti facendosi giustizia da solo, vendicandosi così di tutte le vere o presunte aggressioni degli extracomunitari nei confronti degli italiani.
Ora se ne accorge anche Alemanno che pensa "sia venuto il momento di lanciare un appello congiunto da parte di tutti gli esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra affinché nella nostra città possa essere scongiurato ogni rischio di intolleranza e di violenza".
Era ora.
Forse però sarebbe stato meglio gridarlo un po' prima, magari proprio tutti assieme, come si vuole fare adesso.
In ogni caso meglio tardi che mai.
Poi forse sarebbe anche ora di abbassare un po' i toni, magari sarebbe stato proprio più opportuno fare anche questo un po' prima, cercando di risolvere tutti assieme i problemi, seriamente, senza estemporaneità, ma anche senza agitare inutili spauracchi.

martedì 27 maggio 2008

Brunetta , potremmo licenziarne qualcuno per educarne cento

Brunetta è partito con i proclami.
Si sa, prima dell'azione serve il pensiero, contano le intenzioni ed i principi, i fatti verranno dopo.
In fondo la sua operazione è da condividere, "evviva la trasparenza", e se forse Brunetta pecca in qualche cosa è proprio nel limitare e circoscrivere il problema.
Chissà perchè però, al contrario, quanto Visco decise, con altrettanta ferma volontà, di adottare a principio del suo operato la "trasparenza", l'Italia intera insorse, gridando alla scandalo.
Brunetta al contrario procede in accordo addirittura con il Garante.
E' pur vero che qui si tratta di dipendenti pubblici, e questi rappresentano una sola categoria e non tutti gli italiani, poi di loro, tra l'altro, è talmente facile parlarne male. Brunetta deve essersi ricordato del vecchio motto "dividet et impera".
Ma vede Onorevole, sarò forse un caso particolare, ma a me non piacciono le generalizzazioni, i facili qualunquismi e neppure le strumentalizzazioni.
La lista dei dipendenti pubblici pubblicata in internet rischia di apparire, viste le dichiarazioni, come un elenco di "lazzaroni" patentati, tanto che il ministro afferma che con questi dati di assenteismo qualsiasi azienda privata fallirebbe.
Purtroppo, do per certo, che tutti sappiano come funziona la pubblica amministrazione , basta vedere le file davanti ad un qualsiasi sportello, basta richiedere un certificato o una visita specialistica, ma guai a generalizzare, guai a fare di ogni erba un fascio, buttando così via l'acqua calda assieme ai pannicelli.
Se il ministro Brunetta considera, come sembra, i dipendenti pubblici degli emeriti "fannulloni", è inutile che cominci i processi alle intenzioni suoi giornali, proceda subito, senza clamore, senza proclami, è suo dovere farlo, in silenzio, senza alcuna necessità di sbandierarlo ai quattro venti, come se questa fosse una rivoluzione epocale invece che un semplice suo dovere, tutti lo appoggeranno e condivideranno le sue scelte, se oculate.
Se invece ed al contrario, Brunetta cerca solo i riflettori di una facile popolarità, proceda così , con i suoi semplici proclami; ci guadagnerà forse in statura, almeno quella politica, a me la cosa non interessa, interesserà forse a quegli italiani più attenti al "dire" che al "fare", all'apparenza piuttosto che alla sostanza.
Ma il nostro invito a Brunetta è pressante , prosegua nella sua opera, noi siamo con lui.
E già che c'è, visto che vuole, in trasparenza, perseguire tutti i "fannulloni" potrebbe proseguire, nel suo meritevole scopo, anche nei confronti dei suoi colleghi parlamentari.
Perchè, ad esempio, non pubblica in internet anche le presenze e gli orari di lavoro dei nostri amati Onorevoli, il buon esempio comincia sempre dall'alto.
Ci faccia sapere per esempio il numero di votazioni a cui ogni parlamentare ha partecipato e tutte le proposte di legge che ha presentato.
Sarebbe poi interessante sapere come si dividono anche i compiti ed i carichi di lavoro tra i suoi colleghi, quanti segretari e quanti portaborse si pagano con i soldi nostri, quanto guadagnano e quanto costano all'amministrazione dello Stato, in pratica ad ognuno di noi.
Ci piacerebbe poi avere "trasparenza" anche negli stipendi.
Alla fine, come si vede Onorevole, la trasparenza ci prende la mano, ho il dubbio che rischi di sfuggire al controllo anche delle sue, pur lodevoli, intenzioni.
Se per esempio, Onorevole Brunetta, si dovesse appurare che, seduti tra quegli scranni del Parlamento, ci sono assenteisti (basta vedere le votazioni di ieri) e fannulloni, gente che magari timbra e poi se ne va o a casa od al bar tutto il giorno, non potrebbe pensare di licenziar anche loro, come pensa di fare con i dipendenti pubblici ? Pensi ai risparmi di noi "azionisti".
La legge ed i regolamenti dovrebbero essere uguali per tutti Onorevole.
Si comincia sempre dall'altro Onorevole per essere credibili, si ricordi, mai dal basso, non ci devono essere caste ed esclusi, non ci devono essere privilegi e privilegiati in democrazia, sono tutti uguali, anche i "fannulloni".
Del resto io sono convinto che sui Parlamentari abbia ragione Grillo quando dice che non sono altro che "pubblici impiegati", alle dipendenze dei loro datori di lavoro, gli italiani.
Anche e sopratutto qui Onorevole, deve valere il suo motto, "colpirne qualcuno per educarne cento".
Ci faccia i nomi Onorevole Brunetta, "colpisca" e renda pubblici in internet i nominativi e noi cominceremo davvero a seguire il suo esempio e non solo le sue chiacchere.

lunedì 26 maggio 2008

Forse è un segno dei tempi volere vigili belli piuttosto che preparati.

La notizia è tutta qui, povera, scialba, un segno dei tempi che sfata il tanto amato detto che "l'abito non fa il monaco".
La modernità dei tempi ha deciso che se l'abito non fa più il monaco, al contrario servirà, eccome, per fare il vigile urbano.
E' quanto emerge da una proposta, per ora solo sussurrata, ma che lascia ben sperare per il futuro.
In avvenire, infatti, potrebbe essere vietato fare il vigile a chi porta un tatuaggio o degli orecchini.
Sarà anche vero che un vigile urbano con piercing e capelli lunghi rischia, in caso di colluttazione, sul piano della sicurezza, ma stabilire per regolamento anche l' aspetto esteriore degli agenti mi sembra un po' eccessivo.
Nulla da dire sul fatto che si possa magari salvaguardare una norma che faccia, vagamente salvo, il decoro e l'aspetto generale degli agenti, ma il concorso per l'assunzione di un vigile urbano non può trasformarsi in un concorso di bellezza, nel quale si dovrebbero giudicare le persone in base all'aspetto esteriore e alla lunghezza dei capelli, piuttosto che valutarne l'intelligenza, la preparazione o l'equilibrio.
Per questo io mi fermerei qui, le tentazioni ed i rischi potrebbe essere eccessivi, non vorrei che qualche sindaco, magari più "moderno" degli altri, al fine di ostentare la sua appartenenza politica, decidesse che i suoi vigili urbani debbano essere tutti grandi, belli, biondi e con gli occhi azzurri, mi pare di ricordare che qualcuno, in passato, avesse già pensato e tentato qualche cosa di simile.

Sicurezza sui luoghi di lavoro parole tante fatti pochi, provate a leggere...

Come al solito ci dimostriamo i soliti italiani, pronti a scagliarci sempre contro tutto e contro tutti, salvo poi trovare, per quanto ci riguarda direttamente, sempre una via di compromesso, che ci costi poco, sul piano dell'impegno, della sicurezza e della professionalità.
Il problema ancora una volta è la sicurezza sui luoghi di lavoro, qui le parole sono sempre tante, quasi quanti sono i morti, i fatti come al solito pochi.
Alcuni studenti ora si sono "divertiti" a raccogliere alcune immagini in un cantiere della CGIL a Milano.
Lo spettacolo e le immagini non sono per nulla rassicuranti, la dicono lunga su come si affronta sempre il problema della sicurezza del lavoro.
"Muratori sospesi sulle impalcature senza imbracature e senza casco. Funamboli che si sporgono a dieci metri d'altezza per afferrare i carichi in arrivo dalle gru. Il tutto naturalmente accade a Milano, in un cantiere della Lega Cooperative, che costruisce uffici della Cgil e un pensionato universitario.
Tutto naturalmente avviene sotto gli occhi della Asl incaricata di vigilare sulla sicurezza sul lavoro (gli uffici sono a circa duecento metri).
A segnalare il cantiere a rischio tre studenti della Cattolica. Nicola Palma, Andrea Sceresini e Francesco Segoni. Constatato che vi era qualche cosa che non andava hanno consegnato al Corriere della Sera un dossier completo di foto, video e relazione scritta.
Il cantiere segnalato dicono si trovi in via Oglio 8, zona centrale. Tutta l'operazione, tra l'altro, sta avvenendo grazie allo stanziamento di oltre un milione di euro da parte della Regione Lombardia".
Nella questione, a vario titolo e sicuramente con responsabilità diverse, come si vede, si trovano coinvolti, la Lega delle Cooperative, la CGIL, l'ASL e la Regione Lombardia, possibile che nessuno di questi soggetti interessati abbia mai effettuato seri controlli ?
Sappiamo già che come al solito assisteremo al rimpallo delle responsabilità e delle competenze, in fondo lo sport nazionale preferito è lo "scarica barile".
A turno si potrà dare la colpa all'uno , all'altro o a quell'altro.
Si dirà sicuramente, che da noi in Italia, non esiste la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, non esiste mentalità , che i controlli sono difficili, che la colpa è degli appalti al ribasso, tutte cose vere, ma che da sole non bastano ad assolvere dalle colpe, così come non bastano a salvare vite umane sui luoghi di lavoro.
E' mai possibile che la sicurezza di un cantiere di lavoro e le relative verifiche siano affidate, in presenza di tanti soggetti titolati a farle, ad un gruppo di ragazzi e, solo per curiosità del tutto personali ?
E mai possibile che ancora una volta si giochi e si scherzi con la vita degli altri nei luoghi di lavoro, senza serietà, senza professionalità e senza responsabilità ?
Aspettiamo tranquilli i prossime morti e poi tutti assieme, ancora una volta, a protestare, contro tutto e contro tutti, in fondo le parole costano così poco ed alla fine ci si abitua a tutto.

sabato 24 maggio 2008

Si può essere moderni anche a "sinistra"? Si può essere di sinistra e favorevoli al nucleare?

La prima relazione di Emma Marcegaglia, all' Assemblea di Confindustria, si presenta all'insegna del sicuro ottimismo e della ripresa del dialogo; dialogo tra Confindutria e Governo, dialogo tra Confindustria e Sindacato.
Senza soverchie illusioni, ma anche senza il tradizionale pessimismo, si potrebbe pensare che sia finalmente giunto il momento della modernizzazione di questo paese.
I presupposti che ciò possa avvenire ci sono tutti.
Resta ancora una volta da chiedersi se tutto il paese sia finalmente pronto, se tutte le sue forze politiche, di governo come di opposizione siano pronto ad affrontare la discussione ed il cambiamento.
In Italia c'è bisogno di grandi riforme, anche istituzionali, che richiedono quantomeno un accordo tra le forze di governo e quelle dell'opposizione.
Ci sara bisogno poi, sicuramente anche di qualche sacrificio, e questi si fanno meglio in presenza di un ampio consenso sociale. Ma c'è anche bisogno di sviluppo e di progresso ed è inevitabile a questo punto che si parli quindi , come ha fatto la Marcegaglia, anche di energia, di ricerca ed infrastrutture.
Inutile dirlo, il governo Berlusconi ha tutti i numeri per decidere e governare, per fare le scelte che strategicamente considera importanti per il paese, e di sperare di riuscire a realizzarle.
Ma per quale dannato motivo, mi chiedo, quando si parla di sviluppo e di modernizzazione questa sinistra , quella a cui anche io credo di appartenere, si ritrae a riccio, quasi avesse paura del dibattito e della discusssione ?
Sarà mai possibile che ci spaventi il solo parlare di nucleare ? E' un tabù così radicato e profondo a sinistra oppure è solo un atteggiamento di facciata, un po' antiquato e superficiale, che lascia comunque sperare che, una volta aperto il dibattito, si possa poi ragionarne serenamente, pacatamente e senza pregiudizi ?
La domanda è legittima, perchè senza progresso e sviluppo non si va più da nessuna parte, neanche è possibile pensare, alla lunga, a grandi interventi ed aiuti nemmeno nei confronti dei paesei poveri, non si pensi nemmeno di potere, su questa strada, debellare la fame nel mondo. Siamo in presenza di un pianeta sempre più povero di risorse.
Ha ragione chi sostiene (lo fa ad esempio Dario di Vico in un interessante articolo sul Corriere della Sera) che "oggi militano a favore di un rilancio del nucleare considerazioni che attengono al proseguimento dei processi di globalizzazione e alla necessità di sottrarre i paesi poveri al ricatto del continuo aumento dei prezzi del cibo. La strada sarà sicuramente lunga e difficile, ma anche l'economista indiano Bhagwati (citato dalla stessa Marcegaglia) sostiene che "la limitazione del ricorso ai biocarburanti, gli investimenti sul nucleare e l'accettazione dei cibi geneticamenti modificati sono facce della stessa medaglia, di un intervento internazionale di carattere strutturale teso ad evitare un nuovo ed irreversibile gap tra i paesi del G8 e le periferie del mondo".
E quando, anche e solo, si cercasse una via efficace per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera, non si può scartare del tutto, anche in questo caso, l'opzione del nucleare.
Nel paese il dibattito è ora aperto, Governo e Confindustria lo hanno posto sul tavolo ed all'attenzione del paese.
Senza pregiudizi, senza agitare vecchie e desuete bandiere, senza accentuare i distinguo e le appartenenze, io credo sia giunto il momento di aprire il dibattito anche a sinistra, non solo sul nucleare ma anche sui cibi geneticamente modificati e sulla Tav.
Non credo e non penso che concetti come sviluppo e modernizzazione non possano fare parte del bagaglio culturale della sinsitra italiana.
In fondo , in tutta Europa, dall'inghilterra alla Spagna, anche in presenza di forze di sinistra è possibile convivere con il nucleare e con la ricerca genetica.
Lo dico, anche un po' provocatoriamente, ma in ogni caso non credo che parole come modernità, ricerca, progresso e sviluppo siano concetti distintivi solo del centro destra e non possano essere bagaglio culturale anche di una moderna sinistra italiana.
E' giunto però il momento di dimostrarlo, senza dubbi e senza tentennamenti.

giovedì 22 maggio 2008

Le "nuove tasse" che sostituiranno l'Ici.

E' sicuramente un dato certo, oramai in Italia non esiste una sola amministrazione comunale con un bilancio in attivo.
Spesso le casse sono vuote, dentro ci sono solo debiti, che tra l'altro hanno raggiunto cifre preoccupanti.
Gli espedienti per sopperire alle necessità sono molteplici.
Un solo metodo si è, per ora, dimostrato imbattibile ed infallibile, sono le contravvenzioni ai cittadini, la nuova e moderna tassa.
Nessuno se ne accorge, se non quando gli "tocca" e quando si deve pagare.
E' un nuovo balzello che ha sostituito i vecchi, tra l'altro con meno evasione, perchè alla fine tutti sono costretti a pagare.
Ecco allora nei vari capoluogo italiani uno stuolo di vigli urbani che eroga giornalmente più di 26 mila contravvenzioni, 1.087 l'ora, 18 al minuto.
E' una montagna di soldi, dice l'Aci, che costa la bellezza di più di un miliardo di euro l'anno agli oltre 8 milioni di patentati.
In media, circa 130 euro di esborso per ogni automobilista "indisciplinato"".
Ogni vigile urbano fa di media 520 multe l'anno, i cui proventi, finiscono per triplicare le addizionali Irpef, contribuendo, così, sottolineano dall'Aci, a rafforzare l'immagine distorta delle polizie locali, come corpi impegnati unicamente nel "far cassa"".
E allora Signori Sindaci avanti così a tutto spiano, avanti con la creazione di divieti di sosta, di divieti di accesso, di zone a traffico limitato, di strisce blu, di rallentamenti, così forse riuscirete a sopperire ai mancati introiti derivanti ora anche dalla soppressione dell'Ici. Vengano dalla casa gli introiti o vengano dalle auto, poco importa, l'importante è che arrivino.
Tanto si sa queste sono contravvenzioni, le paga solo chi "delinque", e chi se ne frega, ben gli sta, così gli italiani impareranno ad essere più disciplinati e rispettosi delle leggi.
In fondo se ci si pensa bene basterebbe poco per essere a posto ed essere così esonerati dal pagamento di questa "tassa", basterebbe rimanersene a casa.

mercoledì 21 maggio 2008

I cattolici incitano il governo a cambiare la legge sull'interruzione di gravidanza.

Ora i cattolici vedono, finalmente, prendere forma un loro vecchio disegno politico che si pensava decisamente abbandonato.
Al contrario, covava semplicemente sotto le ceneri, in attesa.
Finalmente, per qualcuno, si realizza il sogno di una nuova maggioranza di destra nel paese che, lascia ben sperare per una revisione, in senso restrittivo, della legge 194 sull'interruzione di gravidanza.
E' di questi giorno l'attacco, particolarmente violento, di Famiglia Cristiana alla legge.
Il settimanale se la prende con tutti, con i radicali, con Pannella, con le femministe giudicate oramai fuori dalla storia.
’Oggi” sostiene “non è più sufficiente proporre una migliore applicazione della legge senza toccare nulla.
Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l’aborto è ‘questione di coscienza’, affare privato che non attiene alla sfera del bene comune'’.
L’obiettivo è quindi chiarissimo: cambiare finalmente la legge.
"Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il "mito della 194".
Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici" che dovranno essere sensibili, secondo il giornale, non ad un vago concetto di laicità dello stato , ma unicamente ai richiami ed ai moniti della chiesa e del suo Pontefice.
Alle parole ed ai richiami, ho il forte sospetto, seguiranno. a tempi brevi, i fatti e le iniziative politiche.
Il rischio e che lentamente ma inesorabilmente si finisca con lo smantellare tutti quei diritti civili che devono essere alla base di un paese moderno.
L'esempio politico che qualcuno, al di qua e al di la del Tevere, si immagina, non è più rappresentato dalle moderne democrazie occidentali, assomiglia sempre di più a quell'integralismo islamico in cui, a parole si contrappone, ma nei fatti viene omologandosi.

martedì 20 maggio 2008

Mentre a Roma si discute Napoli muore.

Oramai non bastano più le parole, anche il pensiero soccombe e viene meno, si tace semplicemente, si resta in un primo momento annichiliti, rassegnati e delusi, poi, come un pugno ben assestato nel basso ventre, quelle montagne di immondizia e di degrado ti scuotono tutto, anima e corpo.
A quel punto è solo la rabbia che la fa da padrona, e non può essere che la rivolta o la morte per inedia.
Basta guardare alcune fotografie della città per accorgersi di quanto sia orrenda quella Napoli che sprofonda, giorno dopo giorno, nel suo disastro.
E una città da terzo mondo, molto simile, e forse anche peggio, di Bombay, di Calcutta, di Kabul o di Bagdad sotto i bombardamenti.
Non è solo per quell'odore nauseabondo che ammorba l'aria , è un degrado totale, una resa rassegnata di fronte all'incompetenza , alla mala politica, ad un disastro annunciato.
Si possono solo alzare le braccia al cielo ed incolpare Dio, il fato, il destino amaro e crudele di una delle più belle città del mondo.
Fa male vedere la muraglia di rifiuti alzarsi sempre più alta, così come fa male vedere le bande di giovani girovagare per i vicoli e rovesciare in strada i cassonetti e tutto il loro contenuto.
Angoscia e rattrista vedere contrapporsi le proteste di chi non sa più rassegnarsi ai rifiuti a quelle di chi, al contrario, non vuole né nuove né vecchie discariche ove immagazzinarli.
E allora è il totale immobilismo, l'annullamento tra proposte ed esigenze diverse, non conciliabili, mentre la città muore piano piano, in un'agonia lenta ma inesorabile; dolorosissima per i tanti che ancora amano Napoli nel mondo.
Ma Napoli non muore da sola , Napoli è stata uccisa , dalla mafia e dalla criminalità sicuramente, ma Napoli è stata uccisa anche dall'incompetenza della sua sua classe dirigente, dalla mala politica, dall'arroganza del potere.
E' oramai una città senza più governo, abbandonata a se stessa, senza guida, senza ideali, senza progetti di sviluppo.
Solo "mummie" e "mandarini" inamovibili, vivono nei palazzi del potere, ingessati a difesa del loro ruolo, senza accorgersi del ridicolo che li sovrasta, senza accorgersi della tragedia imminente, senza rendersi conto di rappresentare solo se stessi, rifugiandosi in atteggiamenti che oramai sono solo un insulto alla ragione ed al buon senso.
Eppure tutti ricordano una Napoli sempre viva e vitale anche nelle disgrazie.
Oggi al contrario è una città smarrita, che non sa più a che santo votarsi, abbandonata da tutti , sembra persino da San Gennaro, suo eterno protettore.
In quella città non si coglie più nemmeno la forza di reagire.
Se ci fosse ancora qualche forza vitale ad "animarla" si sarebbero già da tempo chieste, a furor di popolo, le "teste" del "Governatore" e del Sindaco.
Questi al contrario proseguono nel loro programma e nelle loro riunioni, dicono ora alla ricerca di quelle soluzioni che non hanno saputo trovare nemmeno in 15 anni.
Montagne di carta e di parole, che per scherzo del destino accrescono poi i cumuli e prolungano il tempo.
Il dramma ancora una volta, è che, mentre a Roma si discute, questa volta è Napoli che muore, lentamente, inesorabilmente.

sabato 17 maggio 2008

Bastassero un governo di centrodestra o alcune sciocchezze a fermare gli sbarchi di clandestini saremmo già salvi.

Le ultime parole famose di Castelli non sono servite ad impressionare gli immigrati.
Alla fine ci hanno pensato i fatti a smentire le parole, salvo che queste non si fossero già smentite prima da sole.
Pochi giorni fa l'Onorevole Castelli, ospite di Santoro ad "Anno zero", se ne usciva con l'orgogliosa affermazione che era bastato un governo di "centrodestra" e la convinzione di non "farla franca", a fermare gli sbarchi di clandestini sulle coste Italiane.
Bastassero le parole e le sciocchezze a fermare chi rischia la vita per un tozzo di pane, avremmo già vinto la guerra, non dovremmo più vedere un clandestino per anni, tante sono state le parole pronunciate.
I fatti , non le parole, smentiscono Castelli.
E' di oggi la notizia che venerdì notte sono approdati, con un maxi-sbarco a Lampedusa, 376 immigrati clandestini, fra i quali vi erano 4 bambini e 26 donne.
Ho l'impressione Onorevole Castelli che se il suo governo vuole davvero fermare gli sbarchi di clandestini dovrà , dopo le scuse pubbliche di Calderoli, decidersi a finanziare, volenti o nolenti, qualche migliaio di chilometri in più di autostrade a Gheddafi, convincendo così il colonnello a fare lui, quello che noi non potremmo mai fare, se solo volessimo salvare almeno la coscienza e la decenza.
Avremmo così, con soddisfazione, raggiunto il tanto declamato e auspicato cambiamento.
Una volta eravamo famosissimi per la costruzione di "cattedrali nel deserto", ne abbiamo esempi eclatanti in ogni angolo del nostro paese, chissà che questo governo non si specializzi invece nella costruzione di "autostrade nel deserto", questa volta in Libia.
Una sola raccomandazione anche qui facciamola, stiamo attenti a non parlare ancora una volta troppo, rimaniamo zitti, cerchiamo di non far sapere a Gheddafi da quanti anni stiamo costruendo, senza averla mai terminata, la Napoli - Salerno, altrimenti nulla ci potrà più salvare questa volta, nemmeno le pubbliche scuse.

Pistorius si merita di vincere, ma Pistorius ha già vinto.

Oscar Pistorius ce l'ha fatta. Ora può, finalmente, correre e gareggiare. Non posso che esserne felice , in fondo è quello che ho sempre sperato.
Quello che però conta davvero è che ora finalmente lui possa "rincorrere il suo sogno".
E questo suo sogno, non ci sono dubbi, è sempre volato altissimo; anche a dispetto di chi non è mai riuscito a considerare "l'uomo" più importante di qualsiasi "macchina".
Esistono al mondo "protesi" naturali che possono riuscire a far volare più in alto di tutti chi riesce a dotarsene, questi strani "attrezzi" non sono costruibili in laboratorio, non sono un'espansione del corpo umano, semplicemente sono dentro, lo muovono dall'interno, ma sono sufficienti a volte a "smuovere" il mondo.
Essi sono la volontà, il sacrificio, la dedizione, l'orgoglio ed il coraggio.
Pistorius doveva essere giudicato per queste "protesi", queste sole riescono a farlo "correre" così veloce anche senza gambe, non sicuramente le protesi Ossur Cheetah Flex-Foot in carbonio.
Queste da sole non servirebbero proprio a nulla.
E allora auguri Pistorius, auguri di cuore.
Qualunque saranno poi in gara i risultati, tu hai già vinto; la tua "gara" con la vita ti ha già fatto guadagnare la medaglia d'oro, sei già un campione, non c'è bisogno di ulteriori dimostrazioni, di altre prove.
Tu hai saputo far grande quella che è la parte migliore di ogni uomo, non le sue "scarpe", ma la sua volontà, la sua determinazione, la sua ragione ed i suoi sogni.
E noi Pistorius vogliamo sognare con te.

mercoledì 14 maggio 2008

Darfur, Tibet e Birmania sono uniti nella tragedia dalla Cina

E' difficile a volte parlare di diritti umani calpestati, si ha sempre il dubbio di scordarsi di qualche cosa o di qualcuno, che magari soffre della sua condizione più di altri.
Sono però talmente tanti i soprusi al mondo che è difficile abbracciarli tutti.
A volte però , a ben analizzare, si scopre che , oltre alla sofferenza, c'è qualche cosa che unisce fra di loro paesi e regioni talmente distanti, non solo geograficamente.
Eppure esiste un denominatore comune che unisce la tragedia del Darfur a quella del Myanmar o del Tibet..
E' una linea sottile, un filo invisibile, che conduce però sempre là, in estremo Oriente, e sempre in Cina, dove finalmente si appuntano gli occhi del mondo, quando seguono, trepidanti, quella fiamma olimpica che è oramai la bandiera del Tibet.
Quella fiamma non porta idealmente con sé solo le speranze del Tibet, potrebbe tranquillamente portare anche le speranze del Darfur e del Myanmar, potrebbe rappresentarle ed unirle tutte.
Non è un segreto per nessuno infatti che la guerra ed il genocidio del Darfur, dove dal 2003 ci sono stati oltre 300mila morti e 2 milioni di sfollati, vengano finanziati con i soldi Cinesi .
La Cina importa infatti circa l'80% del petrolio estratto nel Darfur e la maggior parte di quello estratto in Birmania, oltre che essere fortemente interessata alle riserve di gas naturale di quest'ultima.
Il Tibet non possiede, per ora, grosse risorse in materie prime, ha il solo grande svantaggio di essere talmente vicino a quella Cina così bisognosa di spazi vitali, da poter essere considerato alla stregua di una sua provincia.
Cosi , nel silenzio generale, nell'interesse della Cina e del suo sviluppo, si calpestano, in due interi continenti, i più elementari diritti umani e tante vite vengono brutalmente spezzate, in feroci combattimenti o in sanguinose repressioni.
La torcia ha attraversato mezzo mondo tra ali di folla in protesta.
Quella fiamma non rappresenta più e solo i giochi olimpici, ma anche la speranza di milioni di persone.
Speranze di vita, speranze di un mondo migliore e di libertà.
In segno di protesta, e non solo per il Tibet, ma anche per il Darfur e per la Birmania, e per tutti i paesi sfruttati del mondo, io continuo a chiedere, a voce sempre più alta, che i grandi della terra boicottino la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici.

Non volevano avere responsabilità e così per gioco hanno ucciso Lorena

Lorena Cultraro è stata finalmente ritrovata, ma in fondo ad una cisterna, strangolata.
Per il suo delitto sono stati arrestati tre ragazzi di 14 anni.
Per Lorena la vita era ancora un gioco, forse voleva, come ogni ragazzo, crescere in fretta, forse voleva sentirsi solo desiderata ed amata.
A volte è così, e quanto più si è giovani, tanto più sogna e si desidera, si desidera una vita spensierata e felice, si desidera e si sogna l'amore , quello grande ed eterno.
Ma la vita non sempre è spensierata, a volte ti obbliga di colpo a crescere e ad assumerti le tue responsabilità.
Ma come è possibile farlo quando si è ancora così immaturi ?
Così Lorena, per sentirsi meno sola, per liberarsi la coscienza o scrollarsi di dosso e condividere la paura, aveva deciso di svelare ai suoi tre amici che era probabilmente in attesa di un figlio, che il figlio era di uno di loro e che qualcuno avrebbe dovuto assumersene la paternità e la responsabilità.
Ma per i tre ragazzi Lorena era solo un gioco come tanti, e poi volevano evitare che si dicesse in giro che uno di loro l’aveva messa incinta, non erano pronti a crescere, non volevano responsabilità.
Loro avevano solo un problema, e non era il figlio che avrebbe potuto nascere, il loro problema era solo Lorena.
Così le hanno dato appuntamento nel pomeriggio del 30 aprile, il giorno in cui è scomparsa.
L’hanno caricata a bordo di un motorino e, come spesso, si sono allontanati verso la periferia del paese, in aperta campagna, fino ad arrivare ad un casolare abbandonato.
Lorena è stata fatta spogliare e ha iniziato a giocare, come sempre, insieme ai tre ragazzi.
Ma ora il gioco, di colpo era diventato maledettamente serio, uno di loro le ha stretto una corda attorno al collo, mentre gli altri due la tenevano ferma.
Dopo morta le hanno legato un grosso masso attorno al corpo e l’hanno buttata in fondo alla cisterna.
Ora per i tre ragazzi arrestati l’accusa è di omicidio plurimo aggravato in concorso, loro sono stati affidati alla giustizia dopo aver parlato e confessato.
Solo la piccola Lorena ora non parla più, tace per sempre.
Il suo segreto lei se lo è portato nella tomba, lei non ha parlato, lei non ha colpe , se non quelle di essere stata giovane, sola ed immatura.
La colpa ancora una volta è solo della vita che non le ha voluto lasciare nemmeno il tempo di crescere e di rendersi conto di quanto questa possa essere maledettamente seria, crudele e dura.

martedì 13 maggio 2008

Per L'Iran le celebrazioni di Israele sono solo un funerale

Nuove e farneticanti affermazioni del Presidente Iraniano Mahmud Ahmadinejad in occasione delle celebrazioni per il 60esimo anniversario dello Stato di Israele.
Queste celebrazioni non sono altro che "un funerale per un uomo morto", che "non potrà essere riportato in vita".
"Prima o poi - ha aggiunto - Israele, questo stato terrorista e criminale, sarà cancellato ad opera del popolo palestinese.
Quanto alle celebrazioni, che avranno inizio domani a Gerusalemme, in una conferenza stampa il presidente iraniano ha ribadito quanto sia "futile tenere una cerimonia di compleanno per qualcosa che è già morto".
Questo, nonostante ci sia chi cerca di minimizzare, sono le affermazioni del Presidente di un paese che si sta dotando di bomba atomica, in una delle regioni politicamente più calde del pianeta.
Nessuno pensa che sia giunto il momento di regolare i conti con il regime Iraniano dopo i tanti ed infruttuosi tentativi delle Nazioni Unite, ma il dubbio che questo paese stia diventando la più grave minaccia alla pace del pianeta è oramai diffuso.
E' forte il dubbio che, o l'Occidente si rassegna alla nascita di una potenza nucleare nelle regione con l'obiettivo neanche troppo velato di distruggere Israele o, prima o poi, volenti o nolenti, con l'Iran qualcuno ci dovrà fare i conti.

sabato 10 maggio 2008

Cavaliere, ora si ricordi che esiste anche il Tibet.

Ora finalmente il governo è fatto e Berlusconi si è tolto un impiccio e tante preoccupazioni.
Non che non ci sia più nulla da fare, al contrario, ma almeno il tempo per mandare un piccolo segnale al mondo ora se lo deve trovare, non ci sono più scuse che tengano, e neanche si può continuare a tacere.
Al Tibet ed al suo popolo bastano in fondo poche parole ma chiare.
Durante la campagna elettorale avevamo sentito Veltroni schierarsi apertamente a favore dei Tibetani, da parte sua Cavaliere avevamo avuto solo un imbarazzato silenzio.
Ora è giunto il momento di parlare o di tacere per sempre.
Il presidente del Consiglio Italiano deve finalmente dire se l'Italia è schierata con il Tibet o con la Cina.
Certo sappiamo tutti che ci sono problemi di crescita e di sviluppo del paese e che forse, interrompere le relazioni commerciali o diplomatiche con la Cina, non sarebbe né auspicabile né possibile, ma Cavaliere, a volte basta poco, un gesto, una parola, un invito al Dalai Lama e la posizione italiana diventerebbe chiara per tutti.
Sopratutto Lei Cavaliere che vede comunisti da combattere dappertutto, ora che ne ha finalmente trovati moltissimi per davvero, si ritira così, senza combattere e in silenzio ?
Non mi pare dignitoso, ci sono ancora ideali che vale la pena sostenere a fronte alta e con coraggio, altri statisti lo hanno fatto, il paese lo vedrebbe con favore.
Ci sono però anche altre scelte, se solo volesse; una per esempio potrebbe essere quella di disertare la cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi, lasciando così solo il suo grande amico George Bush.
Solo deve decidere in fretta Cavaliere, l'8 agosto si avvicina, e se i tibetani possono aspettare, in fondo lo fanno da una vita, le olimpiadi non possono aspettare i suoi comodi, in quella data devono per forza cominciare.

venerdì 9 maggio 2008

Calderoli : ovvero anche i coccodrilli piangono....

Si confessa il neo-ministro alla Semplificazione, che sta per ora correndo il rischio di "complicare" i rapporti con il mondo Arabo e con la Libia.
Dopo gli orpelli e le scemenze ecco quindi le lacrime ed il pentimento.
Narra un vecchio proverbio che i coccodrilli, dopo un lauto pranzo, abbiano l'abitudine di versare copiose lacrime, non per le vittime, ma a causa di una difficile digestione.
Sono queste lacrime inutili, nel senso che prima o poi, questi "animali", devono ritornare a mangiare, ripetendo così all'infinito anche il loro inutile rito del pianto, condannati a questo dalla loro stessa natura.
Il neo-ministro alla Semplificazione (simpatica la trovata che conferma lo spirito di Berlusconi), cercando di far digerire al mondo le sue sciocche bravate afferma oggi, con contrizione, di essere "pentito di aver indossato la maglietta anti-Islam. Spero sia un incidente chiuso. Era un messaggio di pace e di avvicinamento tra le religioni. Per me è una vicenda del passato che spero sia considerata un incidente chiuso".
Per chi non avesse ancora capito Calderoli sta digerendo.
Vorremmo solo consigliargli, almeno per il futuro, di digerire in silenzio.
Calderoli eviterebbe così di creare ulteriori problemi al paese, ma sopratutto, darebbe lustro e rinnovato smalto ad altri proverbi, che considerano il silenzio sempre d'oro o come un metodo infallibile per poter essere, a volte, giudicati intelligenti.

Anche la mente necessita di allenamento.

Il mondo è bello si è soliti dire con un po' di retorica.
E se il mondo è bello, a maggior ragione lo devono essere sempre di più anche i suoi abitanti ed i loro corpi.
Ecco allora che gli italiani si sono trasformati in un popolo di atleti, di ginnasti e di ciclisti, di salutisti palestrati.
I benefici effetti per la salute e per il corpo si notano, si vive più a lungo e si invecchia meglio.
L'Italia, che era il paese dei musei e delle opere d'arte, si è trasformato gradualmente nel paese delle palestre e dei centri estetici .
Tutto bene , tutto normale, non fosse per il fatto che oramai ci siamo abituati ad allenare solo il corpo.
Il dramma è che si pensa che il corpo inevitabilmente finisca al collo e non vada mai oltre.
Sembra infatti, a volte, che la testa stia lì solo a contorno di tutta la struttura, tanto per appoggiarci gli occhiali, rigorosamente neri, o per infilarci un piercing.
Dico questo unicamente perchè vorrei che oltre a passare ore e ore per la cura e l'allenamento del proprio corpo, si sentisse la necessità di dedicare un po' più di tempo ad allenare anche la mente.
Pensare che ne avremmo cosi bisogno.
I nostri tempi sono infatti frenetici, va bene un corpo scattante ma ancor di più dovrebbe essere veloce anche la nostra mente, pena il non riuscire ad affrontare la sfida del futuro.
Concetti come sviluppo, società multirazziale, integrazione, tolleranza, rispetto per il prossimo, hanno bisogno di essere pensati e meditati a lungo, tutte cose che si possono fare solo se la mente funziona ed è allenata.
"Mens sana in corpore sano" dicevano gli antichi latini.
Entrambi erano importanti, ma la mente veniva sempre per prima.

giovedì 8 maggio 2008

Cominciamo a chiamarli con il loro nome e cioè fascisti e razzisti

Capitava spesso, nei tempi andati, che i giovani pastori a forza di sentir gridare "al lupo......al lupo" vedessero poi lupi in ogni luogo.
In quei secoli bui e lontani, i lupi erano considerati il male assoluto , i colpevoli di ogni aggressione e di ogni razzia perpetrata nei villaggi.
Nei tempi moderni, forse a colpa della caccia sfrenata, i lupi si sono estinti.
Ma non sono finite le paure ancestrali, non sono terminati i pregiudizi, semplicemente gli antichi lupi hanno preso sembianze umane e si sono trasformati in extracomunitari.
E di fronte alle paure ed ai pregiudizi, ritornano le grida ataviche e l'isteria, ingigantendo, oltre il lecito, da una parte l' ansia e l'insicurezza, ma anche la reazione e la violenza.
I "lupi moderni" al pari degli antichi diventano cosi colpevoli di ogni "male" e di ogni aggressione e come tali vanno "cacciati".
Poco importa se non tutti sono famelici e feroci, poco importa se molti vogliono solo vivere sereni e tranquilli la loro vita.
Quelli erano lupi e bastava, questi sono immigrati ed è più che sufficiente.
Il dramma è che a forza di "gridare" sono sempre di più quelli che pensano di potersi "difendere" da soli.
Si dirà che la storia narrata coinvolge la solita stupidità giovanile; si potrà dire che i colpevoli sono dei balordi.
Tutto vero, ma si dovrà dire, per prima cosa, che il fenomeno diventa sempre più frequente, ma sopratutto, si dovrà dire con chiarezza, che questo è razzismo bello e buono e come tale va condannato.
La storia avviene questa volta a Figline (Firenze), ma poteva accadere in un qualsiasi paese d'Italia, con maggiori probabilità al nord, e vede coinvolti un gruppetto di giovani abitanti e due kossovari.
Il motivo scatenante del pestaggio ?
L'essere "immigrati" ed uno sguardo sono bastati per la fatidica frase "Stranieri di merda non ci dovete guardare. Voi non potete stare in Italia".
E´ bastato solo questo per scatenare il brutale pestaggio e l´aggressione, dopo di che in cinque si sono lanciati contro i due immigrati colpendoli con una mazza da baseball, con pugni e calci.
Si dirà che è gioventù annoiata, senza ideali, senza avvenire, senza testa.
Si dirà forse che sono stupidi.
Tutto vero, ma si minimizza.
Io preferisco ridare anche alle parole ed ai concetti il loro giusto significato, e allora dico che non sono altro che razzisti e fascisti.
Lo dico tra l'altro a proposito, non solo per il loro comportamento ma anche per il fatto che sulla mazza usata per il pestaggio apparissero le scritte "Molti nemici molto onore" e "Dux" accanto a una immagine di Mussolini.

mercoledì 7 maggio 2008

Grillo .....ma.."Vaffa....".

Savonarola il fustigatore di costumi riuscì con le sue "prediche" a "guadagnarsi" la tortura ed il rogo, un po' meglio vanno le cose a Grillo che al contrario, con le sue, si guadagna molti euro a quanto pare.
Tra un urlo e un "Vaffa", sarà per il frastuono, ma noi comuni mortali non eravamo riusciti a percepire il tintinnio di tanti denari.
Pare infatti, a sentire Panorama, "che la svolta per le sue finanze arrivi con l’apertura (il 26 gennaio 2005) del cliccatissimo "blog internettiano" e con il tour teatrale Beppegrillo.it (il primo caso di uno spettacolo che promuove l’indirizzo di un sito)".
Non è un caso che proprio lui si sia scagliato, con più forza e fra i primi, contro la diffusione delle dichiarazioni dei redditi da parte del Ministero delle Finanze, con la banale scusa che potevano servire alla criminalità per organizzare rapimenti.
Come se i criminali ed i mafiosi avessero bisogno di girare per strada consultando le dichiarazioni dei redditi per organizzare al meglio il proprio lavoro.
Se così fosse potrebbe essere anche lui a rischio, se è vero che "nel 2006 ha dichiarato un reddito imponibile di 4.272.591 euro, venti volte superiore a quello dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi ("solo" 217 mila euro nel 2006)".
Gli anni precedenti per Grillo erano sicuramente stati ben più "magri, quasi da vero genovese.
Nel 2004 e nel 2003 , dice sempre "Panorama", Grillo dichiara rispettivamente 2.633.720 euro e 2.133.694; nel 2002 le entrate sono più o meno le stesse: 2.214.286.
Le fortune di Grillo sembrano nate quindi con il blog , ma chi accedendo al suo sito "spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» spiega Edoardo Fleischner, saggista e docente di Nuovi media e società all’università Statale di Milano.
Su Internet Grillo vende ogni genere di gadget". Tutto qui ha un prezzo, "persino le sezioni virtuali del partito fruttano. Chi vuole aprire un fan club pare debba pagare una quota di 19 dollari per un mese, scontati a 72 per chi prenota un semestre".
Si sa e si capisce, visto che costa la politica, deve, per forza di cose, costare anche l'antipolitica.
Considerato poi che i meetup segnalati sul sito sono 508 i conti sono presto fatti: garantiscono un introito di almeno 73 mila euro l’anno"
Mi sorge il dubbio a questo punto che Grillo sia pagato a "Vaffa" o che almeno se ne sia assicurato il copyright.
Se così è mi pare logico dargli una mano ma "Vaffa..." davvero Grillo.
Certo ne ha fatta di strada e di soldi) questo "comico" da quando apriva gli spettacoli spaccando computer con una mazza da baseball.

martedì 6 maggio 2008

Non si muore per una sigaretta.

Nicola è morto, non è riuscito a sopravvivere alla stupidità omicida di alcuni suoi coetanei.
E' stato ucciso semplicemente perchè non aveva una sigaretta.
Si sarebbe tentati di dire che è morto per nulla, che è morto invano, se non fosse che non si muore mai per nulla, se non fosse che la morte non ha mai giustificazioni.
Sono i suoi assassini invece che vivono invano, vivono per nulla.
Sono già morti dentro, da molto tempo, senza valori, senza ideali che danno significato e slancio ad una vita. Hanno vissuto solo della loro stupidità e del loro cieco egoismo che li condanna senza giustificazioni.
Nicola per loro poteva morire per altri mille motivi, poteva morire perchè era tifoso di un'altra squadra, perchè meridionale, perchè extracomunitario, semplicemente perchè si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Poteva morire semplicemente perchè era diverso.
Ma non dobbiamo ancora una volta inorridire giudicando tutto inspiegabile, oramai questa violenza non è più un fatto isolato, vi è il rischio diventi troppo frequente, quasi quotidianità.
A furia di predicare intolleranza se ne raccolgono alla fine i risultati.
Sembra che nessuno si sia mai accorto che da anni a Verona e dintorni vi è una tradizione di violenza di destra consolidata e tollerata.
Ma questa violenza non è presente solo a Verona , è presente in ogni città, nei centri storici come nelle borgate e nelle periferie, e si intreccia con le violenze degli ultras degli stadi.
Inizia a volte per gioco, per appartenenza ad un gruppo, anche solo esponendo, spesso ben visibili, i segni della loro diversità come teschi, croci celtiche (se ne ricordi Alemanno) effigi varie.
Si dice che qualcuno degli arrestati fosse già stato denunciato per "istigazione all'odio razziale".
In un paese che diventa sempre più intollerante, a volte anche per il permissivismo di alcuni, il fenomeno non va sottovalutato, la condanna deve essere quindi totale.
Episodi come questo non possono essere sottaciuti o considerati isolati.
Le svastiche ed i manganelli che gli arrestati tenevano in casa sono un sintomo della "malattia", un chiaro segnale.
Ci aspettiamo quindi di sentire, in questa occasione e da questo centro destra che ha appena vinto le elezioni, una condanna esplicita.
Per questo non mi sono piaciuti i distinguo di Fini, condivido al contrario il pensiero di chi dice che "mettere sullo stesso piano l'incendio di una bandiera a Torino con il barbaro omicidio di Verona è una assoluta mancanza di rispetto per la vita umana".
I due fenomeni sono sicuramente diversi ma non cominciamo a stabilire delle priorità anche in materie come queste.
Questa destra ha vinto le elezioni ponendo al centro del suo programma la sicurezza, lo dimostri ora che se ne presenta l'occasione.
La tolleranza zero cominci da qui.
Sono tanti e molti i reati che vengono compiuti da immigrati nelle nostre città e che devono essere combattuti ma non commettiamo ancora l'errore di perseguire solo e sempre "gli altri". Si cominci da qui se si vuole essere credibili, da casa nostra.
La morte di ogni uomo chiede rispetto.
Facciamo si che non si debba più dire che Nicola è morto per una sigaretta, cominciamo ora tutti assieme, destra e sinistra, senza contrapposizioni, senza giustificazioni, senza distinzioni.

lunedì 5 maggio 2008

Fosse anche l'unica cosa giusta di Alemanno

Non sono di destra e nemmeno di centro.
Se devo essere sincero mi considero laico e socialista.
Non amo quindi per nulla Alemanno, il nuovo Sindaco di Roma.
Considero anche che L'Ara Pacis sicuramente non è uno dei principali problemi da risolvere nella citta Eterna.
Ma quando sento Alemanno che alla sua prima uscita da sindaco afferma che non gli piace per nulla quella teca costruita da Meier attorno all'Ara Pacis e che sogna di distruggerla, o almeno di smontarla e di ricostruirla, pezzo per pezzo, in periferia , ebbene concordo pienamente con lui.
Ci sarà chi dirà che non è possibile "distruggere" sempre quanto hanno realizzato i predecessori, ma quell'obbrobrio sarebbe proprio stato meglio non realizzarlo.
Così, fosse anche l'unica cosa giusta che riuscirà a realizzare Alemanno durante il suo mandato, spero che riesca nel suo progetto quanto prima, e questo anche in barba agli oppositori.

domenica 4 maggio 2008

Calderoli è un problema tutto Italiano, non libico.

Il figlio del dittatore libico Gheddafi continua a minacciare "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia" se Calderoli dovesse entrare nel nuovo governo.
Le ragioni sono senza dubbio riconducibile all' esibizione, da parte di Calderoli , della sua ormai celebre maglietta con la vignetta satirica su Maometto.
Le frasi di Gheddafi, comunque le si voglia prendere, sono una intollerabile ingerenza di un paese straniero sulla formazione del Governo Italiano e per tali motivi fanno rispedite al mittente.
E' poi anche moralmente inaccettabile che il Governo Libico pretenda di rilasciare riconoscimenti ufficiali di "legittimità" a chicchessia.
La Libia non è altro che un paese governato, oramai da troppi anni, da una brutale e crudele dittatura, troppo spesso legittimata, per convenienze politiche ed economiche, dal governo di Roma e dai vari governi occidentali.
Nessuno poi cada nel gioco Libico. Tutta la questione si risolverà ancora una volta con l'ennesimo esborso di denaro Italiano per la costruzione di nuove autostrade nel deserto o per forniture militari.
Quando la Libia alza la voce a sproposito, di solito noi Italiani apriamo i cordoni della "borsa".
Inutile nascondere però che la nostra generosità è tutta interessata. Ci fa comodo infatti che qualcuno impedisca la partenza dalle coste libiche di migliaia di clandestini, talmente disperati d'essere disposti a rischiare anche la vita pur di avere una sola speranza di raggiungere l'Italia.
Potemmo dire, semplificando, che la Libia vigila sulle nostre coste. Dovremmo però aggiungere , per onesta, che l'accoglienza dei soldati libici non assomiglia per nulla alla nostra; centinaia e migliaia di profughi vengono ricacciati ogni anno, spesso trovandovi anche la morte, in quel deserto da dove erano partiti con tante speranze.
Ci fa comodo, ed è molto meglio per le nostre coscienze, non sapere il loro destino.
La cosa importante, per noi, sembra solo riuscire ad impedirne lo sbarco sulle italiche coste.
La Libia è insomma il miglior alleato della peggiore politica italiana in materia di immigrazione, è la nostra cattiva coscienza, il nostro mr. Hyde, che stranamente persegue, in terra africana, la stessa "politica" che Calderoli vorrebbe vedere applicata anche in Italia.
Se si dovesse rompere, grazie a Calderoli, l'asse Roma-Tripoli , aspettiamoci un nuovo e consistente aumento di sbarchi di clandestini in Italia.
In ogni caso, su tutta la questione ha ragione D'Alema a chiosare che, mentre devono essere giudicate intollerabili le affermazioni Libiche, nello stesso tempo dobbiamo considerare altrettanto inopportuno ed intollerabile che un "politico italiano, con responsabilità istituzionali, si comporti come Calderoli".
Tra l'altro non si può dire che Calderoli abbia circoscritto le sue "esternazioni" al lontano 2006, ha continuato, pervicacemente e irresponsabilmente, fino al 2008.
Ci sono molte e validissime ragioni quindi per le quali sarebbe opportuno che Calderoli non diventasse ministro, basterebbe ricordarsi le tante sciocchezze che ha detto, basterebbe poi il solo fatto che è stato lui il principale artefice dell'attuale legge elettorale quella soprannominata la "porcata".
Ma mentre, con un pò di soldi o con qualche chilometro di autostrada, si può pensare di "soddisfare" il governo Libico, diversa è la situazione in Italia.
Qui Calderoli ce lo dovremo tenere, sarà un nostro "vero e grande" problema, problema però tutto Italiano e, siatene certi, ci costerà molto di più di quanto saremo costretti a pagare alla Libia.
A meno che, non si decida, di comune accordo, di inviarlo a pattugliare il deserto libico proprio assieme a quei "300.000 fucili ancora caldi" che così potrebbero diventare "caldissimi" anche senza colpo ferire.
Comunque potesse andare, l'Italia non avrebbe che da guadagnarci.

venerdì 2 maggio 2008

Annozero anche per la censura.

La puntata di Annozero del primo maggio era a rischio polemiche ancora prima di iniziare: i lunghi monologhi dal comizio torinese di Beppe Grillo, infarciti degli attacchi a Giorgio Napolitano e all’oncologo Umberto Veronesi, non potevano non lasciare il segno.
Così come ciò che ne è seguito e cioè la violenta reazione ed il pesante attacco di Vittorio Sgarbi alla trasmissione, al conduttore e soprattutto al suo principale collaboratore, Marco Travaglio.
A riflettori spenti sono infatti arrivate puntuali le dichiarazioni di Petruccioli il quale dichiarava che "A nessuno, quindi neppure a Michele Santoro, è consentito confondere la libertà del giornalista e la responsabilità del conduttore con l'appalto, di fatto, della Tv Pubblica a terzi che ne fanno un uso arbitrario e indecente.
Sarebbe come dire che da oggi in poi non si fanno più interviste ne servizi televisivi per il semplice motivo che si corre il rischio vengano strumentalizzati o "appaltati" a terzi per scopi propagandistici.
Il danno, l'umiliazione e la vergogna che vengono al Servizio Pubblico da questi episodi, sono incalcolabili; per la mia funzione e personalmente ne faccio ammenda e prendo impegno - nell'ambito delle mie responsabilità - a fare tutto il possibile per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi".
Conseguenza: il caso, con tutta probabilità, verrà affrontato dal prossimo Consiglio di Amministrazione Rai.
E’ meglio dire subito che personalmente ho trovato estremamente sgradevoli le argomentazioni ed i toni di Grillo.
Ho comunque trovato interessante la trasmissione di Santoro che analizzava il fenomeno Grillo.
Per quanto riguarda sia Veronesi che il Presidente della Repubblica credo avranno sicuramente la facoltà e la possibilità di difendere la loro dignità ed onorabilità in un qualsiasi tribunale.
Ma per favore non ricominciamo a parlare di censura e nemmeno ci si lasci sfiorare dall'idea di volerla utilizzare.
Con questa si sa sempre come e perchè si comincia, si corre però il rischio di non capire più quando ci si deve fermare.

Privilegi di "Legge".

Ci sono due cose che in Italia non sembrano avere mai fine; sono le disgrazie e i privilegi.
Che i nostri parlamentari fossero i più pagati di Europa era cosa nota.
Che lo fossero anche i giudici si supponeva, ma i dati reali pubblicati dall'Espresso lasciano sbigottiti.
Si scopre così che un giudice Costituzionale percepisce la "modica" somma di 416 mila euro, mentre il Presidente si accontenta di 500.
In pratica uno stipendio doppio rispetto a quello del Capo dello Stato.
Ma i privilegi non finiscono qui, i nostri giudici infatti godono di un appartamento di servizio e di assistenti.
Inutile aggiungere che hanno anche una liquidazioni da favola, a cui si aggiunge di solito l'auto di servizio con relativo autista, non solo durante il loro mandato ma anche in seguito.
Pensavamo che la carica di giudice costituzionale fosse molto ambita per il prestigio che ne derivava, ora abbiamo scoperto "numerose" altre motivazioni.
Ci consola solo il fatto che fanno ogni cosa "in nome del popolo italiano".
Si dice, a volte per abitudine o per scaramanzia, che la vita è fatta spesso di sacrifici e di rinunce.
Nulla di più vero se si pensa a quelli che facciamo noi per mantenerli.