domenica 13 aprile 2008

Un nuovo spettro vaga per il mondo , la fame

Si dice in Italia che il carovita sale mentre i consumi continuano a scendere. E se il trend pare strutturale in tutto il mondo, in Italia risulta sicuramente aggravato da altri fattori.
Come spesso accade si è molto attenti alle proprie necessità ed ai propri bisogni e a volte si perde di vista però la complessità del problema, la sua vastità.
E' vero che in Italia, come in Europa, sale la protesta per i prezzi raggiunti dalla pasta, del pane, del riso, ma ognuno può immaginare che cosa sta accadendo nel resto del mondo, lì è veramente tragedia.
Dal Camerun alla Mauritania, dalla Thailandia al Vietnam, dal Marocco al Messico si moltiplicano le rivolte per l'aumento dei prezzi.
I motivi degli aumenti dei prezzi sono molteplici e vanno, dalla crescita della domanda dei paesi come la Cina e l'India, alla diminuzione delle superfici coltivate, al surriscaldamento del pianeta che provoca siccità diffuse, al consistente aumento dei fenomeni naturali che danneggiano spesso i raccolti.
Proviamo solo per un attimo a pensare quale potrà essere l'impatto di tutto ciò sulle condizioni di vita di tanti paesi; proviamo a immaginare quali saranno i riflessi politici che ne deriveranno, quali le conseguenze sul versante alimentare e migratorio del mondo.
Avanza oramai il terribile dubbio che non si tratta più di fenomeni ciclici, al contrario qui è messo in dubbio il nostro sistema, è il nostro tipo di sviluppo che non è più sostenibile, sono le nostre errate politiche di sviluppo che vanno corrette, quanto prima.
Il direttore della Fao, Diouf prova a lanciare l'allarme affermando che "se il Nord del mondo non cambierà modello di sviluppo, la bolletta per i cereali continuerà a crescere e le rivolte popolari e sociali che oggi colpiscono Egitto, Tunisia, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Guinea, Haiti e tanti altri paesi poveri, dilagheranno".
Vanno subito proposti interventi rapidi, si pensi solo che, se da un lato la fame sta dilagando nel mondo, in Europa abbiamo quasi 15 milioni di ettari di terreno incolto che potrebbero essere coltivati.
I paesi ricchi del mondo consumano la stragrande maggioranza delle risorse disponibili ma spendono per la loro alimentazione il 10 o 20 per cento del loro reddito, al contrario i paesi poveri consumano per questo quasi il 90 per cento dei loro redditi.
La politica quindi deve ritornare a ripensare il "mondo " e la sua crescita o lo spettro della fame e delle carestie dilagherà per il pianeta e questa volta la catastrofe rischia davvero di diventare totale e di estendersi rapidamente a tutte le aree geografiche.

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