venerdì 11 aprile 2008

Non spegnete quella fiamma.

La fiamma olimpica rischia oramai di spegnersi definitivamente sotto i venti delle polemiche e sotto una montagne di proteste.
A Parigi come a Londra o come a San Francisco, il fuoco olimpico non infiamma lo sport e neppure i sentimenti di fratellanza tra i popoli, infiamma solo l'odio del mondo contro la repressione Cinese nel Tibet.
Non vi è pace e non vi sarà pace, ne sono certo, per tutto il viaggio.
Quella che i tedofori portano in giro per il mondo non è più la fiamma olimpica, al contrario sta diventando la bandiera del Tibet, il fuoco indomabile delle sue speranze di pace e di libertà. Spegnerla vorrebbe dire porre fine al sogno del Tibet.
Il lungo percorso della fiaccola non è ancora finito e sicuramente assisteremo ad altre proteste, ad altri cortei e manifestazioni di dissenso.
Ci dobbiamo rendere conto che oramai quella fiamma brucia vicinissimo a tutti noi anche se corre lontano; quella fiamma rischia di scottare le dita ai potenti della terra.
Man mano che si avvicina l’8 agosto, la data ufficiale della cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici di Pechino, le dissociazioni aumentano.
Non è ancora un boicottaggio di massa, ma la gente si sta rendendo sempre più conto che è stato un grave errore politico assegnare, nel 2001, le Olimpiadi alla Cina.
Le defezioni quindi si allungano, vanno oramai da Sarkozy a Brown e alla Merkel; ora sta vacillando persino l'arroganza di Bush mentre anche il Segretario generale dell'Onu dice no alla cerimonia.
E' poi notizia di queste giorni che anche il parlamento dell'Ue invita al boicottaggio.
E' vero alcune di queste decisioni sembrano più strappate dalle forza delle proteste popolari che dalle convinzioni, in genere arrivano un po' tardi e dopo molti tentennamenti, ma fa piacere comunque vedere che si stanno alla fine svegliando dal loro torpore.
Sono solo gli sprovveduti in fondo che pensano che i giochi Olimpici non devono avere nulla a che fare con la politica.
Non vi è nulla di più falso e di più sciocco.
Le Olimpiadi sono sempre state un fatto politico ancor prima che sportivo.
Nell'antica Grecia si sospendevano le guerre per i giochi Olimpici; in tutta la storia non vi è mai stata un' Olimpiade che non abbia avuto importanza politica o riflessi politici consistenti.
La stessa Cina ha deciso di ospitare i giochi Olimpici del 2008 per motivi politici, per mostrare al mondo ed al popolo cinese la sua potenza, la sua grandezza, il suo sviluppo economico e tecnologico.
E allora il mondo sfrutti davvero le olimpiadi.
I sostenitori ad oltranza dello svolgimento dei giochi Olimpici hanno sostenuto che questi sono una meravigliosa occasione sopratutto per il popolo cinese, per mostrare ad esso i valori della libertà e della democrazia.
Allora utilizziamo davvero queste Olimpiadi, facciamole diventare un grande fatto politico, diamo allo sport il suo vero significato, riscopriamo il valore della fratellanza tra i popoli.
Facciamo sì che assieme a quella fiamma che arde, viaggi in tutto il mondo la bandiera del Tibet, viaggino la speranza di pace e il desiderio di libertà del popolo tibetano come di tutti i popoli, a testimonianza che il mondo non dimentica, che il mondo non vuole dimenticare.
Pretendiamo che i "grandi" della terra decidano dove e con chi stare, "obblighiamoli" protestando, perchè il mondo non aspetta in eterno e per ora non ha avuto dubbi, ha già deciso da che parte schierarsi e con chi stare.
Si svolgano quindi pure le Olimpiadi in Cina, gareggino gli atleti , trionfi lo sport, si assicuri una partecipazioni di massa delle squadre di ogni paese.
Ma ogni Governo occidentale condizioni la partecipazione e la presenza dei suoi rappresentanti politici alla fine della repressione e all'inizio di trattative che devono portare all'indipendenza del Tibet.
La richiesta pare alta ? Lo è sicuramente e sarà inaccettabile per la Cina ma questa, piaccia o non piaccia, è la volontà non solo del Tibet ma dei popoli del mondo.
E' il prezzo che il mondo chiede gli venga pagato.
Queste Olimpiadi non devono servire solo alla Cina, devono servire a tutti, sono un fatto politico e tale devono restare, devono essere una enorme e corale protesta di ogni paese contro il governo Cinese, contro tutti quei paese in cui ancora vengono violati e calpestati i diritti dell'uomo.
A eterna memoria, ogni oppressore della terra dovrà sapere quale è il prezzo che dovrà pagare agli oppressi.
Quella fiamma quindi deve essere seguita in tutto il mondo, e tutto il mondo deve seguirla, ad essa debbono essere affidate, pacificamente, le nostre proteste, assieme devono viaggiare, insieme devono arrivare fino a Pechino e in ogni angolo del pianeta.
Encomiabile fino ad ora e stata l’iniziativa di Reporter senza frontiere (la stessa organizzazione che è riuscita a interrompere la cerimonia di Olimpia), che è riuscita a mobilitare migliaia di cittadini in tanti paese.
Chiediamoci noi però, qui in Italia, dove sono ancora una volta finiti i pacifisti nostrani, i fanatici dell’arcobaleno, i sindacati, i partiti, le organizzazioni cattoliche, i radicali, i benpensanti? Non mi si dica che sono tutti impegnati nella campagna elettorale, Veltroni lo è più di tutti ma almeno il suo parere lo ha dato.
Forse i monaci buddhisti possono anche aspettare qualche giorno, ma la coscienza no, quella è difficile da tacitare e poi non è possibile essere pacifisti a giorni alterni o a secondo delle convenienze, cerchiamo di svegliarci, quella fiamma arde e brucia, ma non brucerà in eterno.

1 commento:

Loreanne ha detto...

La fiaccola va ACCOMPAGNATA, non spenta.