venerdì 4 aprile 2008

Lo chiamavano monnezza...

Lo chiamavano "monnezza" e poi lo picchiavano.
Aveva otto anni, la sua unica colpa era quella di essere figlio di una donna napoletana.
Alla fine i genitori hanno dovuto ritirarlo da scuola e trasferirlo in un altro istituto del Vicentino.
Come spesso succede a quell'età il ragazzo non era riuscito a confidare le sue pene nemmeno ai genitori.
Aveva affidato le sue sofferenze ed il suo disagio solo alle bianche pagine del suo diario.
"Se mi mandano ancora in quella scuola mi uccido", aveva scritto.
Gli insulti e le violenze sono continuate nel silenzio generale per molti mesi, tanto che lui non mangiava nemmeno più.
Questo avveniva a Treviso, ma non è una casualità avvenga qui, in questa parte d'Italia.
I benpensanti del nord si scandalizzino pure, si sentano offesi, denigrati, indignati se vogliono, poco importa.
Si dice che quei ragazzi lo facessero solo per gioco, per farsi due risate, per una forma di piccola cattiveria, così tipica dell'età.
No non è così, questa cattiveria e questa stupidità, non appartengono solo a quei ragazzi e neanche è tipica della loro età.
Questa cattiveria e questa stupidità sono diffuse al nord, sono "cultura" locale generalizzata, stupidità collettiva, anche e sopratutto degli adulti e dei "padri".
Cosi succede che sciocche abitudini e una stupida mentalità diventino humus per il fiorire di nuove e sempre peggiori inciviltà.
Capita così di abituarsi a ragionare, più con la pancia che con il cervello, già da piccoli e imitando i "padri".
Si comincia con le piccole battute, con le piccole intolleranze e via via si continua, nei confronti degli extracomunitari, dei meridionali, contro tutti i diversi.
Alla stupidità purtroppo non si riesce a trovare rimedio.
Ma queste violenze non vanno minimizzate sopratutto quando sono sintomo di mentalità diffuse, quando sono "vezzo" e "costume" di un' intero ambiente.
Lo chiamavano "monnezza", ma non si erano resi conto che la vera "monnezza" erano loro, le loro idee, i loro sentimenti.
Non si sono resi conto che la "monnezza" era in loro e attorno a loro, così diffusa, così presente, e ben peggiore di quella di Napoli; per quella c'è rimedio.

3 commenti:

clark kent ha detto...

"Lo chiamavano "monnezza", ma non si erano resi conto che la vera "monnezza" erano loro"
e aggiungerei che questo tipo di monnezza non si può neppure riciclare ma solo incenerire.
bel post complimenti!

Franca ha detto...

La salvaguardia della razza...

Anonimo ha detto...

Parlare sulla notizia, giudicare senza conoscere, non avere mai dubbi. Questo è ciò che contraddistingue chi si esprime con superficialità, anche se con proprietà di linguaggio. Complimenti a tutti. Un bel modo di cambiare le prospettive.