lunedì 24 marzo 2008

Il battesimo di Magdi Allam è un po' sopratono.

Benedetto XVI ha impartito, durante la veglia pasquale in San Pietro, il battesimo a sette catecumeni, due uomini e cinque donne provenienti da Italia, Camerun, Cina, Stati Uniti e Peru.
Tra di essi anche il giornalista e saggista di origine egiziana Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera. Naturalmente non sono mancate le reazioni del mondo islamico e tutte naturalmente sono state rabbiose e polemiche. L'indignazione dell'islam lascia ancora una volta trasparire un sempre latente sottofondo di illiberalità, solo una sottile e leggera nota.
Devo riconoscere che personalmente mi piace Magdi Allam, mi piace come giornalista e come uomo, lo ammiro per le sue idee, che in parte condivido, così come lo ammiro per la forza e la coerenza con cui le manifesta.
Rispetto profondamente perciò le sue convinzioni, anche questa sua scelta di fede. Mi pare superfluo perciò dire che anche in questa occasione ha dimostrato il coraggio che gli è tipico.
D'altronde ogni manifestazione di fede merita rispetto e comprensione, avvenga in umili capanne o negli sfarzi di San Pietro.
Ricordiamo che i primi cristiani professavano la loro fede e si battezzavano nel buio delle catecombe. Rischia spesso anche oggi di doverlo fare così un arabo che si converta al cristianesimo.
Nessuno naturalmente pretendeva che anche Agdi Allam lo facesse in questa maniera, è un diritto di tutti farlo alla luce del sole, in una chiesa, su un altare.
Resta però vero che non a tutti è dato di essere battezzati in San Pietro e addirittura dal Pontefice sotto gli occhi del mondo intero, in mondovisione.
Questo è sempre stato un privilegio di pochi, nel passato era riservato a re e imperatori.
Quando ciò avveniva quello che veramente contava non era l'atto di fede, ma il messaggio politico che questo rappresentava e che veniva trasmesso al mondo ed ai sudditi.
Ora, nè Agdi Allam nè Benedetto XVI, sono degli sprovveduti , entrambi credo abbiano coerentemente valutato l'importanza e le conseguenze del loro gesto.
A me personalmente non ha dato fastidio, mi è solo sembrato leggermente stonato, un poco sopra tono, un voler marciare muro contro muro, una leggera nota di integralismo di ritorno.
E stato questo voler sbandierare al mondo una conversione che mi ha colpito, il voler costruire attorno ad un fatto personale un caso "politico-religioso universale".
Ho sempre guardato con naturale diffidenza quell'agitare minaccioso di "bandiere" al vento, guardo sempre con preoccupazione sopra tutto quelle bandiere che sventolano i simboli e le croci della fede, quelle bandiere che vengono agitate nel nome di Dio. La conversione di Agdi Allam rischia di diventare una "bandiera", un simbolo.
Ho ben presente che l'integralismo non è retaggio del solo islam, ma è spesso radicato anche nella cristianità.
Non è necessario risalire al medio evo ed alle crociate per scoprirlo, basta ricordarsi della civilissima Irlanda.
Non rispolveriamo perciò le "crociate", non servono più a nessuno, nemmeno alla fede, servono solo a quell'integralismo che vorremmo combattere.
Di "simboli" come questi il mondo non ne ha più bisogno, ne fa volentieri a meno.

1 commento:

Franca ha detto...

Molto sopra tono...
Uno spot propagandistico direi...
La fede dovrebbe essere sempre qualcosa di personale