lunedì 10 marzo 2008

Che Il vento impetuoso della libertà soffi sul Tibet.

Proprio oggi, nel giorno del 49° anniversario anniversario della fallita rivolta tibetana contro il governo cinese, almeno 300 monaci hanno marciato per le vie della città di Lhasa.
I monaci sono usciti dal monastero di Drepung, fuori da Lhasa, e hanno percorso circa 10 chilometri a piedi fino al centro della città, secondo Radio Free Asia.
Si sono fermati poi al Palazzo Potala, l'ex residenza dei Dalai Lama, per chiedere il rilascio dei bonzi arrestati nell'ottobre scorso, quando il leader spirituale Tenzin Gyatso ricevette la medaglia d'oro del Congresso Usa, un premio che irritò fortemente i vertici di Pechino.
Al mondo ed al Tibet viene lasciata solo la speranza, quella di un paese finalmente libero dall'occupazione e dalla repressione cinese.
Oggi la ricorrenza è stata ricordata in tutto il mondo, da Roma a Kathmandu, da Nuova Delhi a Dharamsala.
Proprio da Dharmsala, nell'India del Nord, dove si è rifugiato 49 anni fa a seguito del bagno di sangue con cui la Cina soffocò la rivolta tibetana, il Dalai Lama ha parlato della condizione vissuta dal suo popolo.
Le sue parole sono state di profonda amarezza e dolore: "La repressione aumenta fino a raggiungere enormi e inimmaginabili violazioni dei diritti dell'uomo.
Per quasi sei decenni i tibetani hanno dovuto vivere in stato di paura costante sotto la repressione cinese".
Ma se il Tibet non può "parlare", se fra quelle maestose montagne regna lo spettrale e innaturale silenzio del terrore, diamo noi voce al Tibet.
Cerchiamo di non essere anche solo involontariamente colpevoli, nel nostro disinteresse, con il governo Cinese.
Ricordiamo alla Cina che a volte dal silenzio eterno delle montagne, nei posti più nascosti del pianeta, può nascere, aiutato da favorevoli o imprevedibili condizioni, un "vento" impetuoso che soffia non solo lungo i pendii e le valli o nei luoghi più reconditi del pianeta.
E' un vento che spazza e distrugge ogni ostacolo che incontra sul suo cammino, non vi resistono gli eserciti, non le città e neanche i governi, quel vento si chiama "libertà".
Speriamo che, prima o poi, raggiunga impetuoso anche quelle lontane alture del Tibet.

1 commento:

Franca ha detto...

Speriamo...