martedì 19 febbraio 2008

Lapidata dal padre ragazza quattordicenne.

Solo la pazzia può rendere "ragione" ad un atto simile. E' la mostruosità di una mente perversa, di abitudini e costumi di vita orrendi.
Anche la religione e la cultura rischiano di diventare ignobili schizofrenie laddove pretendano di dare giustificazioni o coperture a simili nefandezze.
Nessun Dio lo può volere, solo falsi profeti o falsi idoli possono pretendere ancora sacrifici.
Solo i vaneggiamenti di una mente intrisa di irrazionalità, oscurata da una sorta di fede illogica, vuoi in una legge o in un Dio, poco importa, che possono essere entrambi frutto solo della pazzia umana.
La storia è di una tragica è disumana semplicità. Un uomo, un iraniano di nome Sharif, per difendere l'onore della famiglia, un bel giorno carica la figlia Mariam, una ragazza di 14 anni, sulla macchina e la porta in mezzo al deserto, nella provincia rurale di Zahedan, a pochi passi dalla frontiera afgana.
Lì l'ha lapidata con l'aiuto di alcuni amici. Questa la giustificazione "mia figlia usciva spesso e rientrava tardi. Non potevo sopportare che offendesse così l'onore della famiglia.
In macchina aveva lo sguardo terrorizzato. Credo che avesse capito cosa l'attendeva. Durante la lapidazione gridava, chiedeva pietà. Ma io non avevo scelta", ha raccontato Sharif al quotidiano iraniano Etemad.
Sharif sospettava che Mariam commettesse "atti illeciti" con un uomo e le ha dato la pena che nel mondo arabo viene spesso riservata agli adulteri e alle donne: la morte a colpi di pietra.
Non aveva scelta, queste le sue vaneggianti affermazioni, se ne sentiva obbligato, dalle sue tradizioni, dalla sua mentalità assurda, dalla "sua" legge, dalla suo pazzesca idea di Dio.
Ripensiamo per un breve attimo agli occhi terrorizzati di Mariam, alle sue preghiere, al suo dolore, alle sue urla ed ai suoi pianti, mentre la vita inspiegabilmente la abbandona.
Gli viene tolta la vita come viene tolta ad un animale, a colpi di pietra, senza nessuna pietà umana.
Ogni cultura, ogni religione, si dice, meritano rispetto e considerazione.
Ma non mi è possibile tanto, non riesco ad accettarlo.
Non meritano rispetto simili tradizioni, non meritano di sopravvivere simili culture, non possono pretendere di essere né accettate né tollerate.
Vanno solo combattute, con ogni mezzo, con lucida determinazione e ferma volontà, fino a che si ha voce e forza e fino a che non scompaiano dalla faccia della terra.

5 commenti:

S.B. ha detto...

Hai ragione ! Sono pratiche atroci che devono scomparire dalla faccia della terra.

Franca ha detto...

Mi ripeterò: una cosa è il fanatismo una cosa è la religione.
Anche il cristianesimo ha avuto i suoi secoli bui: le crociate, l'inquisizione, i roghi per le streghe, poi la cultura evolve e la società cambia.
Però i fanatici (che sono sempre da condannare) purtroppo ci sono dappertutto (noi abbiamo parlamentari che portano il cilicio!)

ivan ha detto...

solo in parte sono d'accordo con te franca. Quanto dici è vero, ma ogni "fede" porta sempre in sé qualche cosa di irrazionale che prima o poi se ne esce allo scoperto.

Anonimo ha detto...

Una persona ha lasciato questa terra, per morte violenta, UNA RAGAZZINA, che non ha avuto il tempo di vivere e di sognare, di diventare grande. Vittima della legge degli uomini,una ragazzina, è morta, ed è stata uccisa da chi l'ha generata: QUESTA E' LA VERA VERGOGNA.

Vito De Santis ha detto...

Allora la chiesa deve sparire per prima.
Noi vittime dei preti pedofili

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì

Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro. L'Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: "Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi". Un'accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell'Istituto, e che ora scrivono: "Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza".

Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a 'L'espresso' le testimonianze - scritte e filmate - della loro esperienza.