domenica 17 febbraio 2008

Il kosovo è libero; ma è anche democratico ?

Alla fine è arrivato il tanto atteso annuncio del premier Tachi: «Il Kosovo è indipendente e non sarà mai più sotto la Serbia. Ora siamo uno Stato indipendente e libero».
Subito è festa per le strade. Rabbiosa è al contrario la reazione di Belgrado che dichiara che mai il governo Serbo riconoscerà l'indipendenza di Pristina.
La Russia, da sempre protettrice della Serbia, ha richiesto invece con urgenza una convocazione del consiglio di Sicurezza dell'Onu.
La decisione era oramai inevitabile. I Serbi non sono riusciti, da Milosevic in poi , a conquistarsi nella comunità internazionale molte simpatie.
Meglio ora avrebbe fatto Belgrado a concedere con largo anticipo questa indipendenza, piuttosto che aspettarne la dichiarazione ufficiale.
In fondo si dice sia stata già pagata con anni di pulizia etnica sotto Belgrado, era semplicemente inevitabile; era impossibile ancora un rinvio.
Si può capire dal punto di vista dei Kosovari , è legittimo per loro avere uno stato definito, dopo anni di prese in giro e tante promesse da Stati Uniti e Gran Bretagna.
Si fa fatica a capire però la fretta della comunità internazionale ad affidare il Kosovo agli attuali governanti. Non si affida uno Stato proprio a quei personaggi che hanno contribuito e partecipato in prima persona allo sfacelo generale.
Ma pur inevitabile, rimane sempre da chiedersi se era giusta.
Personalmente non ne sono del tutto convinto. Credo si tratti dell'ennesimo errore di Bush, principale sostenitore del Kosovo e della Gran Bretagna, suo fedele e spesso cieca alleata.
Non più tardi di ieri il Generale Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo, si chiedeva a chi conveniva davvero l'indipendenza del Kosovo. Il generale concludeva che conveniva «certamente ai kosovari, ma non alla gente comune che non ha più fiducia nei suoi governati (hanno votato per Hashim Thaci solo il 32 per cento). No, conviene a chi comanda: allo stesso Thaci che fa affari col petrolio, a Bexhet Pacolli che ha bisogno d' un buco dove ficcare i soldi del suo mezzo impero, a Ramush Haradinaj che è sotto processo all' Aja, ad Agim Ceku che vuole diventare il generalissimo di se stesso... Del Kosovo indipendente, a questi non gliene frega niente. Come non gliene frega ai serbi. Quel che serve ai clan, d' una parte e dell' altra, è un posto in Europa che apra nuove banche. Un porto franco per il denaro che arriva dall' Est. Montecarlo, Cipro, Madeira non son più affidabili. Ecco perché pure Belgrado ci tiene tanto. Altro che terra sacra».
Il generale Mini non ha neanche, e giustamente, molta simpatia nei confronti dei nuovi dirigenti di Pristina; li definisce individui «Da lavarsi le mani, dopo avergliela stretta. Spero che la nuova generazione se ne liberi presto. L' anima nera è un signore di cui non le dico il nome, perché se lo scrive vengono lì e la ammazzano. È il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti dei capi Uck, non ha mai spiegato la fine d' un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra. A Pristina, si dice che se i pesci d' un certo lago potessero parlare...».
Queste le considerazioni del Generale, ma rimangono anche dubbi più profondi sulla giustificazione internazionale di questa dichiarazione di indipendenza.
Qui i dubbi sono ancora maggiori, almeno pari alle precedenti certezze, in fondo questo è lo stesso principio sostenuto da Milosevic e contro il quale abbiamo combattuto con tanti morti e feriti.
Già si intravede poi , sull'onda di quanto sta accadendo, l'agitarsi dei Serbi della Bosnia.
Ma poi, in un crescendo ininterrotto di probabili richieste, che potrà dire la comunità internazionale agli Irlandesi del Nord, ai baschi, ai ceceni, ai curdi, ai catalani ecc ecc.
A tutti andrebbe concessa uguale indipendenza . Io non credo sia questa la strada; non credo neanche servirà a riappacificare i Balcani, creerà solo nuovi oppressi e saranno ora i serbi che ancora vivono nel Kosovo.
Speriamo solo che il governo Italiano non cada in tentazioni ingiustificate, solo per non dispiacere ad alcuni partner europei ed agli Stati Uniti.
Non basta una comunità per fare una nazione e neanche bastano alcuni dubbi condottieri per fare degli statisti. Facciamo si che i Kosovari scelgano pure come vogliono i loro governanti, non concediamogli noi nè l'autorità, nè il rispetto che sicuramente non meritano, ma anzi pretendiamo da loro quella tolleranza nei confronti delle minoranze Serbe che non sempre hanno dimostrato di volere e perseguire. Non basta essere uno Stato libero per essere anche democratico.
E noi chiediamoci poi , come facevo io ieri, e come, molto più autorevolmente faceva Magris l'altro giorno, se non si stia troppo spesso confondendo il termine di nazione con quello di nazionalismo, e se non sia possibile essere "nazionalità" senza per questo necessariamente diventare uno stato.

1 commento:

Franca ha detto...

Pronti ad una nuova missione di “pace”?

L’Europa sarà così pronta a riconoscere l’indipendenza di altre realtà, ad esempio i Paesi Baschi e via discorrendo?