venerdì 29 febbraio 2008

Ancora violenza di gruppo.

Ancora violenza di gruppo, ancora ignobili atti di "bullismo" consumati in una scuola, questa volta nei confronti di un ragazzo affetto da «ritardo cognitivo e relazionale».
I fatti avvennero però nel 2005 in una scuola di Sassari.
Nella storia in ogni caso compaiono sempre le tradizionali riprese della violenza di gruppo tramite il cellulare e la oramai consolidata disattenzione di quegli adulti che al contrario avrebbe dovuto vigilare.
Così questa volta il tribunale per i minori non ha usato mezzi termini motivando due condanne per "violenza di gruppo su uno studente disabile" e accusando gli insegnanti, ed i compagni di scuola della vittima, di avere fatto mancare, a forze dell’ordine e magistratura, «quel minimo di leale collaborazione civica oggettivamente richiesta dalla gravità dei fatti».
Il tribunale quindi questa volta chiede tre rinvii a giudizio per falsa testimonianza.
Si è scoperto infatti che qualcuno degli adulti coinvolti, oltre a non collaborare per smascherare i responsabili, avrebbe anche mentito.
La storia parla al solito di abusi sessuali, di umiliazioni, di scherzi atroci in un crescendo stupido e continuo.
In un caso le violenze sessuali sarebbero state immortalate con i telefonini.
Pensare che quando scoppiò lo scandalo dopo una denuncia dei genitori del ragazzo, tre studenti finirono dietro le sbarre, ma tanti giurarono di non aver mai sentito nè notato nulla di strano.
Recita la sentenza in quello che può essere considerato un atto d'accusa nei confronti della scuola che si «Deve con rammarico prendere atto che scarso o addirittura nullo è stato il contributo probatorio proveniente dall’ambiente scolastico: sia i compagni di classe, sia gli operatori scolastici, sia i docenti. Differenti i rispettivi ambiti ma comune la causale, consistente nel tenere il più possibile lontano da sé sospetti di complicità o comunque di omesso o insufficiente controllo».
Resta da chiedersi se non è oramai norma e regola, nell'ambiente scolastico come nella società, l'ignoranza al posto della cultura, la stupidità in sostituzione dell'intelligenza, l'indifferenza al posto della partecipazione. Non è forse sempre più evidente che il modello di società e di cultura che trasmettiamo alle nuove generazioni ha in sé qualche cosa di sbagliato, di superficiale, di sciocco e di fatuo ?
Se a volte appaiono incomprensibili le motivazioni che spingono i giovani a compiere simili atti, ancora più incomprensibile appare il distacco degli adulti rispetto al problema.
E' questo che è veramente orrendo e tragico.
E' amara e tristissima la considerazione che una società che vive con tanta indifferenza la propria impossibilità ad educare le nuove generazioni è una società destinata al nulla.
Questa è solo una società che muore lentamente.

Liechtenstein, non vogliamo i "nomi", ci bastano i "cognomi".

Ecco il nuovo scandalo , questa volta nato dal pentimento di un archivista di una banca del Principato del Liechtenstein che fa tremare una buona parte della vecchia Europa, è l'inizio di una nuova "fiscopoli". Questa volta non è uno scandalo tutto Italiano, siamo in buona compagnia.
Per quanto ci riguarda, la lista nera dei contribuenti Italiani che hanno conti più o meno segreti nel Liechtenstein è oramai nelle mani del Ministro delle Finanze, vi si trovano i nomi di circa 150 Italiani che per non pagare le tasse hanno esportato capitali nel Principato.
Molti stanno già chiedendo la pubblicazione dei nomi.
I vecchi giustizialisti come Antonio di Pietro sono già in prima linea. Altri cominciano a mettere le mani avanti cercando di giustificarsi.
Buttiglione precisa che "avendo percepito del denaro come professore nel principato" aveva pensato bene "di allocarvi un conto".
Aggiunge solo che "non si tratta di un conto cifrato, ma di un conto come quello della povera gente che prende lo stipendio".
Stiamo freschi non ha ancora capito che gli Italiani il conto non riescono a farselo nemmeno in Italia, figuriamoci in Liechtenstein.
In ogni caso a me piacerebbe sapere come mai i soldi Buttiglione li lascia in Liechtenstein e le cazzate le "riporta" tutte e solo in Italia.
Sulla questione poi si colgono anche le diversità di approccio dei diversi stati Europei.
La Germania infatti ha già deciso di processare 4 cittadini tedeschi coinvolti nello scandalo.
Noi ancora stiamo dibattendo se sia giusto o meno divulgare i nominativi degli evasori fiscali, se sia o meno corretto metterli alla gogna. Sempre di cuore noi italiani, chissà perchè però ci facciamo sempre queste domande idiote e mai una volta che ci chiediamo davvero se sia lecito o meno evadere le tasse.
Se la risposta dovesse essere positiva dovrebbero lasciarci quantomeno la possibilità di evaderle tutti.
Abbiamo però già trovato anche in questa in questa occasione chi sostiene che in fondo i cittadini che portano i loro soldi all'estero hanno "delle ragioni", visto che l'imposizione fiscale in Italia è troppo elevata. Non abbiamo mai messo in dubbio che ci fossero delle ragioni, solo che non le condividiamo.
Il problema delle tasse esiste ne siamo consapevoli, ma restiamo convinti che se tutti le pagassero forse ne pagheremmo tutti meno e avremmo servizi migliori.
In ogni caso, visto l'avvicinarsi delle elezioni politiche, visto che nell'elenco, oramai è certo, compaiono nominativi di politici (si dice però non di grosso calibro), mi pare giusto rendere l'elenco di dominio pubblico.
Se poi non si vuole, per questioni etiche e morali, "fare i nomi" , almeno ci si decida, si facciano solo i "cognomi", ci possono bastare e ci accontenteremmo anche di questi.

giovedì 28 febbraio 2008

Laici o cattolici ?

"Le convinzioni di ciascuno si possono conciliare. Occorre trovare un punto d'incontro virtuoso che non mortifichi le convinzioni dell'uno o dell'altro".
Apre così Walter Veltroni ai cattolici, solo così dice si può "superare la contrapposizione secca tra laici e cattolici che si bollano reciprocamente come laicisti e oscurantisti", per arrivare invece ad una "laicità eticamente esigente, che sostituisca la cultura dell'aut aut con quella dell'et et'".
Mi fermo, e mi basterebbe questo per dire che si coglie nel discorso, ed era importante farlo , l'esigenza della laicità della stato. Ma poi Veltroni ha sempre il vizio di voler andare oltre e allora le cose si complicano un poco.
Solo Veltroni infatti mi pare non abbia ancora saputo cogliere le pesanti ingerenze dei cattolici e della chiesa degli ultimi periodi; solo così infatti si può da parte sua dire, con un po' di ingenuità, come "solo una visione superficiale può ridurre a ingerenza o interferenza le posizioni della Chiesa, e di chi ha fede, sui grandi temi come quello della vita, della famiglia, della scienza e dei limiti da porre alla scienza stessa".
Se a lui non sono sembrate ingerenze le posizioni dei Vescovi o del Papa, oppure i forti richiami di questi ai cattolici , io allora non saprei dire che cosa siano veramente le ingerenze. Mi chiedo che cosa si dovrebbe fare di più e di meglio per svegliare anche Veltroni dal suo "sonno".
Non gli è bastato il richiamo ufficiale di Benedetto XVI, quando ancora lui era sindaco di Roma, sul degrado della città ? Ma non è finita, e Veltroni raggiunge il massimo quando spiega ai cattolici che "con gli esponenti del partito radicale si è fatto un'operazione di coinvolgimento" e non di apparentamento.
Veltroni aggiunge poi che se i radicali fossero andati da soli "allora sì, avrebbero espresso posizioni molto più laiciste".
Avete capito bene ? Veltroni sta dicendo ai cattolici che la sua operazione di coinvolgimento dei radicali è solo una piccola furbizia elettorale per far si che questi siamo meno "laici" di quanto sono, per far si che abbandonino un poco dei loro ideali per condividere quelli dei cattolici.
E' come dire li abbiamo presi con noi così non faranno altri danni.
Ma allora, dobbiamo essere più "laici" e meno "cattolici" o più "cattolici" e meno "laici" ? dove ci dobbiamo fermare ? perché al di la delle parole e delle piccole furbizie si deve uscire alla fine con una posizione chiara sulle cose, e ci provo io con un paio di domande provocatorie, le prime che a caso mi vengono, è il partito democratico favorevole o no alla legge 194? è favorevole o meno alla contraccezione ? e con la ricerca scientifica come la mettiamo ? e sulla famiglia ?
A volte basterebbero poche e semplici risposte, che forse sarebbero molto più serie anche politicamente, basterebbe semplicemente dichiarare, a voce ben alta, che il Partito Democratico è un partito "laico", e che poi sulle questioni etiche e morali, come è normale che sia, lascerà ad ogni cittadino la libertà di scegliere secondo coscienza, ma il partito è, e resta "laico", per il bene di tutti , cattolici e non.
Si deve abbandonare l'eterno anomalia tutta italiano, qui ha ragione Veltroni , per cui si sente sempre la necessità ed il dovere di avere un partito "cattolico" o una posizione politica dei cattolici che si pretende poi di imporre all'intera società.
Ricordiamo tutti che i primi cristiani per difendere la propria fede e la propria concezione del mondo furono per secoli perseguitati ed uccisi, ma che mai uccisero e perseguitarono per imporre a chicchessia la propria fede e le proprie idee.
Fu solo molto tempo dopo, seguendo qualche avventuriero , qualche Papa e qualche Imperatore che decisero di imporre la loro fede con le crociate e con l'inquisizione.
Ma questa è storia Medioevale, noi vorremmo essere un po' più moderni e ci piacerebbe, in una società laica, lasciare liberi i cattolici di fare le loro scelte secondo coscienza.
Noi, al contrario di loro, non pretendiamo di imporre nulla, vorremmo solo godere degli stessi diritti ed avere la stessa libertà di scelta.
Non ci sono mai piaciute le crociate anche se fatte nel nome di Dio e della religione, è questa la nostra unica fede e, poichè siamo disposti anche a difenderla, vorremmo trovare "qualcuno" , magari a sinistra, che lo faccia con noi e per noi.

sabato 23 febbraio 2008

La Binetti è partita per la sua "crociata" .

Paola Binetti dice di essere "perplessa, smarrita e preoccupata" per l'intesa con i Radicali decisa dal Pd. Una decisione, dice in un'intervista a 'Repubblica', che "come cattolici, non possiamo capire". La senatrice annuncia già "battaglia": "Ora che fine farà l'equilibrio raggiunto all'interno del partito tra area cattolica e riformista?", si chiede.
Aggiunge la "crociata" che mercoledì, ha votato contro la fiducia al governo Prodi per opporsi ad una norma del decreto sicurezza che poteva aprire al riconoscimento delle coppie gay. Si vede che questo è proprio la sua "battaglia", la sua fissa perpetua.
Quanto ai Radicali, la Binetti afferma che "sono portatori di una cultura totalmente opposta a quella dei cattolici. Da sempre.
Dall'aborto alla contraccezione, dall'eutanasia al valore della famiglia formata dall'unione di un uomo ed una donna. Tutto ci divide dai Radicali. E per questo, dopo questa intesa non possiamo non essere perplessi ed amareggiati".
Ma io mi chiedo dove stia la Binetti, non stava forse nel Pd ? Ma Veltroni che ne pensa di tutti questi argomenti tanto cari alla Binetti, ma anche e da diversi punti di vista, a tanti Italiani ? Fanno parte del suo programma o no ? Se sono nel programma del Pd e dei radicali che cosa ci sta a fare la Binetti ? Ha capito male lei o abbiamo capito male noi e anche i radicali ?
Continua la Binetti "Veronesi ministro? Non lo prendo in considerazione"
"Chiunque si candidi con il Pd deve rispettare la carta dei valori, il codice etico, il programma".
Una che comincia parlando così già fa saltare i nervi, già parla in tono ispirato e da visionaria clericale.
Ma mi fermo e ancora mi chiedo, ma quali sono i valori ? i suoi o i miei ? ed il programma ?
Me lo chiedo perchè anch' io come i radicali sono favorevole alla legge 194 sull'aborto, poi sono favorevole alla contraccezione, all'eutanasia, alla famiglia formata dall'unione di due persone che si amano, ma che obbligatoriamente non devono essere, per forza di cose, di sesso opposto.
Ma ora basta domande e considerazioni, mi servono solo delle risposte. Speriamo che arrivino prima o poi e puntuali.

La legge 194, secondo l'ordine dei medici, dimostra la sua modernità giuridica e morale.

Con buona pace degli antiabortisti e della Chiesa, l'Ordine dei medici si pronuncia.


"La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale.

Nello stesso documento la Federazione esorta a perfezionare l'introduzione in Italia della Ru486 (mifepristone), la pillola abortiva, "nel pieno rispetto dei criteri e delle procedure previste dalla legge 194 così da consentire l'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza".

Documento approvato a Roma dall' Ordine dei medici:

Su YouTube l'orrore della violenza.

In onda l'orrore su YouTube.
La storia è questa, una gang di adolescenti ha drogato una giovane madre inglese di 25 anni, l'ha violentata per ore, davanti ai suoi figli e poi ha mandato in onda il filmato della violenza su YouTube.
Nel filmato di tre minuti, fatto con un telefonino e ora rimosso dopo la denuncia della donna, si vedeva chiaramente la vittima con i tre ragazzini che ne abusavano.
Sullo sfondo, dice il "The Sun" , si sentono le urla di terrore ed il pianto dei suoi bambini, rispettivamente di due e quattro anni.
Alla donna, con ogni probabilità, era stato somministrato con un po' di alcool, il Ghb , la potente droga "dello stupro".
Infatti la ragazza racconta che, mentre veniva violentata, si sentiva come incosciente e paralizzata.
I tre ragazzini dopo aver approfittato della donna per tutta la notte, alle prime luci dell'alba hanno poi cominciato a girare il filmato.
E' scioccante sapere che i tre violentatori hanno un'età compresa tra i 14 ed i 16 anni.
Resta da chiedersi se sono queste le nuove generazioni a cui dovremo abituarci; ragazzi che vivono ogni fatto e ogni azione sempre e solo come virtuale.
Ragazzi che rischiano così di non avere mai coscienza della realtà, convinti come sono che ogni cosa sia gioco irreale e che la vita possa essere vissuta come un videogioco.
Superficialità, irresponsabilità, stupidità rischiano di diventare cosi doti "vissute" all'interno del "branco", elementi di distinzione da veri "leader".
Ma la vita così non è un sogno, è solo uno dei peggiori incubi che la mente umana possa costruire per la società e per le nuove generazioni, una enorme palude fangosa della ragione e della mente in cui rischiamo di sprofondare inconsciamente tutti.

venerdì 22 febbraio 2008

America America..

Si dice spesso, ed è vero, che l'America è un grande paese, in ogni senso.
Vive nella mente di ogni cittadino del mondo il grande sogno americano, irrealizzato e irrealizzabile, ma sempre presente.
Grandezza e splendore, miseria e povertà, l'America è tutto questo assieme.
L'America è il paese delle contraddizioni , di tutto e del contrario di tutto. E' però tremendamente reale l'immagine di un certo tipo d' America che viene tracciata da parte della saggista Susan Jacoby in "The Age of American Unreason".
La riporto perché l'America che vi si dipinge è anche uno spaccato modernissimo dell'Italia odierna.
Gli Stati Uniti non possono essere considerati un paese omogeneo, a fianco delle grandi ricerche scientifiche, delle grandi università e del progresso continuo e costante, vive un paese dove la cultura media degli abitanti sembra sempre più appiattita ed assopita, fatta di ignoranza, sciocchezze, conformismo.
Susan Jacoby sostiene, ad esempio, che il cittadino medio Americano ha la cultura e l'intelligenza dei bambini delle elementari e che prende le sue decisioni, civiche e politiche , sull'onda dell'emotività e del pregiudizio, che cade spesso preda dei fondamentalismi.
La saggista aggiunge poi che la diffidenza del cittadino medio verso chi si dedica a «idee, ragione, logica, dimostrazioni e linguaggio» è amplificata dall'habitat contemporaneo, e che nasce «una nuova specie di antirazionalismo semiconscio, che è alimentato e alimenta un'ignorante cultura popolare di immagini video e rumore ininterrotto, che non lascia spazio alla contemplazione e alla logica». Una nazione , in pratica, di bambini che non pensano.
La cosa più preoccupante è che il mondo occidentale si identifica sempre più con questa America, sull'onda della globalizzazione delle idee e della cultura, degli stili di vita e delle abitudini.
L'analisi mi appare ancora più corretta quando io osservo la società italiana, il suo pensiero medio, le sue idee di fondo, le sue tendenze e la costante assimilazione a questa immagine e stile di vita.
Mi pare di scoprire che noi in quella "ignorante cultura popolare fatta di immagini video e rumore ininterrotto" ci siamo già da tempo, senza avere però nel contempo tutto il resto e che fa grande, nonostante tutto, l'America.

giovedì 21 febbraio 2008

mercoledì 20 febbraio 2008

Legalizzata l'eutanasia anche in Lussemburgo.

Si allunga la lista dei paesi Europei che legalizzano l'eutanasia.
Scopro, con un misto di soddisfazione e di forte speranza, che ora è la volta del Lussemburgo.
Il parlamento del Granducato ha infatti approvato, sia pure con una maggioranza esigua, il progetto di legge.
Il provvedimento votato prevede che l'eutanasia venga autorizzata per i malati terminali e per coloro che soffrono di malattie incurabili, solo su richiesta ripetuta e col consenso di due medici e una commissione di esperti.
Il Lussemburgo ha vissuto interamente ed intensamente, le divisioni così tipiche dei paesi a maggioranza cattolica.
Nel 2002 ha iniziato l'Olanda, con grande coraggio e pietà umana, a rendere legale "la dolce morte", seguita poco dopo dal Belgio.
Il piccolo stato del Lussemburgo sta ora a dimostrare che anche nei paesi fortemente cattolici si può formare una mentalità civile, pragmatica e laica, nell'affrontare e risolvere questioni a così forte contenuto morale.
Si mette così fine anche in questo Stato a quella ipocrisia cieca che non vede come l'eutanasia venga già praticata dai medici clandestinamente e come numerosi lussemburghesi, già ora, se ne vadano in Svizzera, paese ove la depenalizzazione non è ufficiale, ma la pratica è comune, per mettere fine alle loro sofferenze.
La scienza ha saputo dare all'uomo una lunga vita ma nel contempo gli dà spesso una lunga e crudele morte, fatta di terribili sofferenze, non solo fisiche.
Facciamo sì che in tutta Europa diventi pratica comune.
Facciamo si che quando non è più "possibile" vivere divenga "immaginabile" morire, serenamente, addormentandosi come in un sogno, stringendo la mano di chi ha saputo amarti fino a quel punto, salutando così teneramente, con profondo affetto e gratitudine, i tuoi cari, il mondo e la vita.

Dieci impiccagioni in Iran.

In Iran, secondo l'agenzia Fars, dieci uomini sono stati impiccati nella solo giornata di ieri.
Non si ferma in alcun modo, almeno per ora, la repressione e la violenza dei governanti Iraniani.
Dei dieci uomini uccisi, sei sono stati condannati a morte per rapina a mano armata e impiccati nel carcere di Zanjan, perché erano ritenuti responsabili di un furto nel bazaar della città.
Altri quattro, riconosciuti colpevoli di omicidio, sono saliti sul patibolo nel carcere di Evin a Teheran.
Le impiccagioni odierne hanno portato ad almeno 48 il numero delle esecuzioni capitali dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica.
I governi europei, e molte organizzazioni non governative, hanno duramente criticato l'Iran per l'ondata di esecuzioni, cresciute a ritmo continuo dopo il giro di vite contro 'comportamenti immorali' lanciato dalle autorità iraniane.
In base alla sharia, in vigore nella Repubblica islamica, la pena di morte è prevista per l'omicidio, ma anche per reati minori come l'adulterio, la violenza sessuale, la rapina a mano armata, l'apostasia e il traffico di droga.
Il problema poi è anche aggravato dal fatto che spesso i processi sono una farsa, con torture e sevizie, anche psicologiche, di ogni genere.
Vittime preferite sono, come al solito, i più deboli o i diversi; donne e omosessuali.
E' una guerra quotidiana oramai, è questa la loro "guerra santa"in cui riescono ad eccellere per profusione di energie e tenacia costante, in sfregio al mondo intero.
E questo è il paese che si sta dotando di armamenti nucleari.
Questo è il paese che ha fatto della sfida al mondo ed alla società occidentale una delle sue ragioni di vita e di conservazione del potere.
Questo è anche uno dei paesi ed una delle culture che noi ci illudiamo e ci sforziamo di capire e comprendere, senza accorgerci che non vi è nulla da comprendere ma solo qualche cosa che è impossibile per noi accettare o tollerare.
Non è presunzione, non è razzismo, non è arroganza la mia , è solo la piena coscienza che tutto questo è solo il nostro medioevo, il nostro passato, non possono essere in alcun modo il nostro futuro.

martedì 19 febbraio 2008

Lapidata dal padre ragazza quattordicenne.

Solo la pazzia può rendere "ragione" ad un atto simile. E' la mostruosità di una mente perversa, di abitudini e costumi di vita orrendi.
Anche la religione e la cultura rischiano di diventare ignobili schizofrenie laddove pretendano di dare giustificazioni o coperture a simili nefandezze.
Nessun Dio lo può volere, solo falsi profeti o falsi idoli possono pretendere ancora sacrifici.
Solo i vaneggiamenti di una mente intrisa di irrazionalità, oscurata da una sorta di fede illogica, vuoi in una legge o in un Dio, poco importa, che possono essere entrambi frutto solo della pazzia umana.
La storia è di una tragica è disumana semplicità. Un uomo, un iraniano di nome Sharif, per difendere l'onore della famiglia, un bel giorno carica la figlia Mariam, una ragazza di 14 anni, sulla macchina e la porta in mezzo al deserto, nella provincia rurale di Zahedan, a pochi passi dalla frontiera afgana.
Lì l'ha lapidata con l'aiuto di alcuni amici. Questa la giustificazione "mia figlia usciva spesso e rientrava tardi. Non potevo sopportare che offendesse così l'onore della famiglia.
In macchina aveva lo sguardo terrorizzato. Credo che avesse capito cosa l'attendeva. Durante la lapidazione gridava, chiedeva pietà. Ma io non avevo scelta", ha raccontato Sharif al quotidiano iraniano Etemad.
Sharif sospettava che Mariam commettesse "atti illeciti" con un uomo e le ha dato la pena che nel mondo arabo viene spesso riservata agli adulteri e alle donne: la morte a colpi di pietra.
Non aveva scelta, queste le sue vaneggianti affermazioni, se ne sentiva obbligato, dalle sue tradizioni, dalla sua mentalità assurda, dalla "sua" legge, dalla suo pazzesca idea di Dio.
Ripensiamo per un breve attimo agli occhi terrorizzati di Mariam, alle sue preghiere, al suo dolore, alle sue urla ed ai suoi pianti, mentre la vita inspiegabilmente la abbandona.
Gli viene tolta la vita come viene tolta ad un animale, a colpi di pietra, senza nessuna pietà umana.
Ogni cultura, ogni religione, si dice, meritano rispetto e considerazione.
Ma non mi è possibile tanto, non riesco ad accettarlo.
Non meritano rispetto simili tradizioni, non meritano di sopravvivere simili culture, non possono pretendere di essere né accettate né tollerate.
Vanno solo combattute, con ogni mezzo, con lucida determinazione e ferma volontà, fino a che si ha voce e forza e fino a che non scompaiano dalla faccia della terra.

lunedì 18 febbraio 2008

Berlusconi stia almeno zitto su Biagi.

Berlusconi dice che in Rai non c'è stata un'occupazione negli anni del suo governo. Aggiunge poi che è ormai distante dal gruppo e crede che sia "fuori luogo parlare di oligopolio nel mercato di oggi" (beata ingenuità).

Berlusconi quindi ribadisce di non aver mai allontanato Biagi dalla Rai: "Avevo solo chiesto che non si facesse un uso criminale della rete pubblica".

Riusciamo a comprendere la reazione delle figlie che se ne sono uscite con un lapidario:"Berlusconi stia almeno zitto".

Cavaliere, consenta anche a noi di ricordarle che ci sono situazioni in cui è meglio tacere, è più dignitoso, ci si guadagna in rispetto, serietà e considerazione.
Lei avrà pure qualche televisione per pubblicizzare le sue affermazioni, gli italiani hanno solo la loro testa ma a volte la usano anche.

domenica 17 febbraio 2008

Il kosovo è libero; ma è anche democratico ?

Alla fine è arrivato il tanto atteso annuncio del premier Tachi: «Il Kosovo è indipendente e non sarà mai più sotto la Serbia. Ora siamo uno Stato indipendente e libero».
Subito è festa per le strade. Rabbiosa è al contrario la reazione di Belgrado che dichiara che mai il governo Serbo riconoscerà l'indipendenza di Pristina.
La Russia, da sempre protettrice della Serbia, ha richiesto invece con urgenza una convocazione del consiglio di Sicurezza dell'Onu.
La decisione era oramai inevitabile. I Serbi non sono riusciti, da Milosevic in poi , a conquistarsi nella comunità internazionale molte simpatie.
Meglio ora avrebbe fatto Belgrado a concedere con largo anticipo questa indipendenza, piuttosto che aspettarne la dichiarazione ufficiale.
In fondo si dice sia stata già pagata con anni di pulizia etnica sotto Belgrado, era semplicemente inevitabile; era impossibile ancora un rinvio.
Si può capire dal punto di vista dei Kosovari , è legittimo per loro avere uno stato definito, dopo anni di prese in giro e tante promesse da Stati Uniti e Gran Bretagna.
Si fa fatica a capire però la fretta della comunità internazionale ad affidare il Kosovo agli attuali governanti. Non si affida uno Stato proprio a quei personaggi che hanno contribuito e partecipato in prima persona allo sfacelo generale.
Ma pur inevitabile, rimane sempre da chiedersi se era giusta.
Personalmente non ne sono del tutto convinto. Credo si tratti dell'ennesimo errore di Bush, principale sostenitore del Kosovo e della Gran Bretagna, suo fedele e spesso cieca alleata.
Non più tardi di ieri il Generale Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo, si chiedeva a chi conveniva davvero l'indipendenza del Kosovo. Il generale concludeva che conveniva «certamente ai kosovari, ma non alla gente comune che non ha più fiducia nei suoi governati (hanno votato per Hashim Thaci solo il 32 per cento). No, conviene a chi comanda: allo stesso Thaci che fa affari col petrolio, a Bexhet Pacolli che ha bisogno d' un buco dove ficcare i soldi del suo mezzo impero, a Ramush Haradinaj che è sotto processo all' Aja, ad Agim Ceku che vuole diventare il generalissimo di se stesso... Del Kosovo indipendente, a questi non gliene frega niente. Come non gliene frega ai serbi. Quel che serve ai clan, d' una parte e dell' altra, è un posto in Europa che apra nuove banche. Un porto franco per il denaro che arriva dall' Est. Montecarlo, Cipro, Madeira non son più affidabili. Ecco perché pure Belgrado ci tiene tanto. Altro che terra sacra».
Il generale Mini non ha neanche, e giustamente, molta simpatia nei confronti dei nuovi dirigenti di Pristina; li definisce individui «Da lavarsi le mani, dopo avergliela stretta. Spero che la nuova generazione se ne liberi presto. L' anima nera è un signore di cui non le dico il nome, perché se lo scrive vengono lì e la ammazzano. È il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti dei capi Uck, non ha mai spiegato la fine d' un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra. A Pristina, si dice che se i pesci d' un certo lago potessero parlare...».
Queste le considerazioni del Generale, ma rimangono anche dubbi più profondi sulla giustificazione internazionale di questa dichiarazione di indipendenza.
Qui i dubbi sono ancora maggiori, almeno pari alle precedenti certezze, in fondo questo è lo stesso principio sostenuto da Milosevic e contro il quale abbiamo combattuto con tanti morti e feriti.
Già si intravede poi , sull'onda di quanto sta accadendo, l'agitarsi dei Serbi della Bosnia.
Ma poi, in un crescendo ininterrotto di probabili richieste, che potrà dire la comunità internazionale agli Irlandesi del Nord, ai baschi, ai ceceni, ai curdi, ai catalani ecc ecc.
A tutti andrebbe concessa uguale indipendenza . Io non credo sia questa la strada; non credo neanche servirà a riappacificare i Balcani, creerà solo nuovi oppressi e saranno ora i serbi che ancora vivono nel Kosovo.
Speriamo solo che il governo Italiano non cada in tentazioni ingiustificate, solo per non dispiacere ad alcuni partner europei ed agli Stati Uniti.
Non basta una comunità per fare una nazione e neanche bastano alcuni dubbi condottieri per fare degli statisti. Facciamo si che i Kosovari scelgano pure come vogliono i loro governanti, non concediamogli noi nè l'autorità, nè il rispetto che sicuramente non meritano, ma anzi pretendiamo da loro quella tolleranza nei confronti delle minoranze Serbe che non sempre hanno dimostrato di volere e perseguire. Non basta essere uno Stato libero per essere anche democratico.
E noi chiediamoci poi , come facevo io ieri, e come, molto più autorevolmente faceva Magris l'altro giorno, se non si stia troppo spesso confondendo il termine di nazione con quello di nazionalismo, e se non sia possibile essere "nazionalità" senza per questo necessariamente diventare uno stato.

Roma: disabile? Niente affitto - seconda parte

Sembrava incredibile ma scopriamo che viviamo ancora in una società che discrimina i diversamente abili. Anche i loro soldi sono considerati "diversi". Dobbiamo solo ringraziare il programma L'Altra inchiesta di Retesole che è riuscita a mostrare questa vergogna.
Io non ho parole da aggiungere, non servono, sono del tutto inutili quando parlano i fatti. Vivo solo la tristezza e la vergogna di appartenere a questa società

venerdì 15 febbraio 2008

La musica ha sfidato Al-Qaeda.

E' stato una grande sfida ad Al-Qaeda il concerto della cantante siriana Asala Nasri, tenuto ad Aden nella giornata di San Valentino.
La partecipazione dei giovani è stata eccezionale, erano infatti presenti circa 30mila spettatori, nonostante le minacce dei terroristi islamici.
La cantante siriana Asala Nasri comunque, nonostante le minacce ricevute con largo anticipo, ha deciso di recarsi comunque ad Aden, nel sud dello Yemen, per sfidare al-Qaeda.
Molti erano i giovani presenti al concerto, che così hanno voluto ricordare la festa dedicata all'amore.
I biglietti sono andati a ruba da che era stata diffusa la notizia delle minacce terroristiche.
La cantante è stata oggetto di attacchi, anche da parte di alcuni deputati islamici, che sono intervenuti contro il concerto in parlamento, e di molti Imam.
Quanto accaduto la dice lunga, ancora una volta, sugli integralisti islamici e sulla loro mentalità.
Ma questa volta la sfida proviene dal loro mondo, questa volta i giovani hanno dimostrato di non poter accettare fino in fondo quella vita che gli si vuole imporre , fatta di cupezza, di isolamento, di terrore e di morte. Questa volta hanno scelto la vita e la modernità.
La musica poi, ha ancora una volta dimostrato di parlare un linguaggio universale, un linguaggio che non fa distinzione di fede, di razza o di colore.

giovedì 14 febbraio 2008

Stati sempre più piccoli per uomini sempre più "piccoli".

Il giorno 17 febbraio, con ogni probabilità, il Kosovo dichiarerà la propria indipendenza. Come è prevedibile, buona parte delle nazioni Europee, a cominciare dalla Germania, riconosceranno il nuovo Stato.
Tutto questo provocherà nuove tensioni locali ed internazionali.
Saranno sicuramente immediate le proteste della Russia, da sempre protettrice della Serbia. Speriamo solo che alle proteste non seguano anche le minacce.
Sicuramente non voglio ora entrare nel merito delle infinite tensioni dei Balcani, queste ci hanno accompagnato, con enormi sciagure, per tutto il 900.
Ancora non è finito purtroppo il calvario di quel crogiolo di etnie e religioni.
Il risultato certo sarà ora quello di avere un nuovo Stato, il Kosovo, in cui non potrà più vivere alcun Serbo. Per uno strano destino della storia, gli oppressori Serbi sono diventati ora gli oppressi.
Se si continua così non vi sarà più fine, ogni gruppo etnico vorrà avere un suo stato, un suo piccolo fazzoletto di terrà, una sua "enclave" in cui isolarsi dagli altri e dal mondo.
Stati sempre più piccoli per uomini sempre più "piccoli", prigionieri di sè stessi e dei propri angusti confini, anche mentali.
Ma tutto questo ha un senso mi chiedo ? E' ancora pensabile che in mondo globalizzato ci sia chi vuole rinchiudersi all'interno dei propri confini piuttosto che aprirsi al mondo ?
E poi, se questo è il principio che adottiamo come Europa, quanti altri Stati dovremo riconoscere a tutela di tutte le minoranze ?
Non è più semplice adottare a principio fondamentale di ogni stato la difesa, sacrosanta e doverosa, delle minoranze, di ogni minoranza.
Rileggo con piacere le argomentazioni di Claudio Magris al riguardo.
Sono un esempio lucidissimo di razionalità ed intelligenza nell'inquadrare il problema, tanto che ho deciso di farle mie sperando le condividiate con me, come io le condivido con Magris.

"Chi ha mai detto - dice Magris - che ogni gruppo etnico deve costituire uno Stato, quale è il confine, la misura di un gruppo nazionale che voglia divenire uno Stato? I tremila queni, i duecentomila sorbi, gli ottocentoventidue cici? Non è il numero che conta; per quanto numericamente modesta, ogni comunità nazionale, ogni minoranza deve essere pienamente tutelata. Ma non per questo è possibile che diventi uno Stato. Nei micro-stati, sorti per febbre identitaria e nazionalista, le minoranze, inevitabilmente esistenti al loro interno, sarebbero esposte a pesanti oppressioni; in un eventuale Stato basco i numerosi spagnoli viventi nel suo territorio sarebbero assai meno tutelati di quanto lo siano oggi i baschi in Spagna. Se si inizia a scindere ogni comunità nelle sue componenti — etniche, religiose, di qualsiasi genere—non si finisce più o si finisce per arrivare al singolo individuo, diverso da ogni altro. Ma, come dice un'esilarante storiella di Moni Ovadia, neppure questo basta, perché pure ogni individuo è straniero a se stesso e vorrebbe tante volte espellere una parte di sé dal suo essere.
La corsa di ogni gruppo nazionale a Stato è tanto più grottesca oggi, in un’epoca nella quale la cosiddetta globalizzazione spinge tanti individui dai più diversi continenti in altri Paesi, creando situazioni in cui la fedeltà affettiva alle proprie origini — alla propria lingua, alle proprie tradizioni— può realizzarsi soltanto nell' integrazione nel nuovo Paese. Gli Stati Uniti o la Francia, il Paese per eccellenza della grande Nation, sono fortemente costituiti da cittadini provenienti da altre parti del mondo o da territori metropolitani di altra stirpe, che si sentono profondamente cittadini americani o francesi, consapevoli di preservare in tal modo la loro cultura molto meglio dei patetici separatismi. La nazionalità è un valore caldo: lingua, consuetudini, canzoni, paesaggi, cibi. Lo Stato è un valore freddo: leggi, regole, sicurezza e assistenza sociale. Si amano i valori caldi, ci si commuove per una canzone natia, non per un articolo di un codice. Ma è quest’ultimo che permette a ognuno di cantare, commuovendosi, le sue canzoni."

Claudio Magris

mercoledì 13 febbraio 2008

Walter decidi in fretta, o me o la Binetti.

Oggi Veltroni è quasi riuscito a commuovermi, la mia è stata una partecipazione emotiva totale.
Il vederlo cosi emozianato gli dà quasi un valore aggiunto, ci si lascia prendere dai sentimenti e dal cuore.
Tra l'altro il suo voler andare, con testardaggine degna di altri tempi e di altri uomini, da solo incontro al mondo ed al nemico, me lo fa quasi apparire un gigante della politica.
Aspetto solo di valutare meglio il suo programma, ma oramai mi ha quasi completamente conquistato, dandomi emozioni ed entusiasmi degni di altre stagioni politiche.
Poi però , come è mia abitudine prima di ogni decisione importante, mi fermo a riflettere un attimo e un dubbio ancora mi viene. Ma è un dubbio di quelli grossi, anche se forse a qualcuno potrebbe sembrare un'inezia.
Al contrario è una di quelle questioni che rischiano di diventare fondamentali.
Non me lo sono cercato appositamente, è solo un piccolo tarlo ricorrente nella mia mente, ma che merita una risposta ufficiale e non credo interessi solo me stesso.
Voglio essere certo questo volta di scegliere davvero chi mi rappresenterà fino in fondo, e tu Walter sono certo, riusciresti a rappresentarmi appieno, mi riconosco in te, nelle tue aspettative come nei tuoi sogni.
Ma poi mi resta ancora quel mio tarlo, solo una domanda che non ha avuto riposta e che vorrei l'avesse ora, prima della mia scelta definitiva.
La domanda è questa Walter " ma che fine ha fatto la Binetti "? "E' vero che anche lei rappresenta il "nuovo Partito Democratico" ? E' vero che anche lei dovrà rappresentarmi?
Perchè vedi Walter io non mi sento per nulla rappresentato dalla Binetti , anzi, lei è quanto di più lontano possa esserci dalle mie idee.
Nemmeno mi sognerei mai di votarla.
Allora Walter vorrei avere una risposta chiara al riguardo; ma la vorrei prima delle elezioni se ti è possibile, e non dopo, almeno così riuscirei a decidere al meglio e con più argomenti.
Ma vedi di decidere prima di quella fatidica data, altrimenti mi spiace dirtelo dovrai scegliere , o la Binetti o il sottoscritto.
Non è possibile avere tutto , sicuramente non è possibile averci entrambi.
Se dovessi scegliere me Walter , non dovrai pentirti della tua scelta, molti te lo potranno confermare, sono molto meglio io della Senatrice, e tra l'altro ti darei anche meno problemi.
Poi Walter decidi tu, io non voglio in alcun modo condizionarti, ma ti assicuro che ci sono molti italiani che stanno aspettando la tua scelta e saranno molto felici se alla fine sceglierai me.

San Valentino , e-Bay vende tutte le delusioni e i tradimenti.

Si sa che il denaro ti permette di avere molte cose dalla vita, con quello è possibile soddisfare molti desideri. D'altronde sono sempre più dilatati e sbiaditi i confini di quello che è possibile avere tramite il Dio denaro, a volte oltre ad un bel "corpo" può dare l'illusione di poter acquistare anche dei sentimenti.
Molti (e siamo i più) che come me si trovano precluse queste possibilità, devono "accontentarsi" (si fa per dire) di quello che riescono a conquistarsi nella vita con altre doti e possibilità.
Ma non disperiamo, noi che non siamo ancora ricchi, ora abbiamo una possibilità in più che ci viene fornita da e-Bay.
Nella giornata di San Valentino è infatti possibile mettere in vendita, oltre agli oggetti che ricordano delusioni amorose, anche i sentimenti e le delusioni che questi ci hanno lasciato.
In pratica è un 14 febbraio alternativo per tutti coloro che vogliono disfarsi di oggetti che ricordano un amore sbagliato o un tradimento.
Siccome la vita è spesso prodiga con tutti di delusioni, penso che questa volta sicuramente si avrà il tutto esaurito.
All'asta vengono infatti messe in vendita le corna fatte dalla ex fidanzata, la giacca per la moto comprata per lei e ora inutilizzata, e anche, ma solo per scherzo, la 'lei' in carne e ossa.
In fondo il conto si pareggia sempre, e se i soldi ti danno la possibilità o l'illusione di acquistare tutto tranne la felicità, ora e-Bay ti dà finalmente l'occasione di sbarazzarti di tutto, anche dei dispiaceri.
Da domani quindi potremo, con un po' di fortuna e trovando dei buoni acquirenti interessati e ricchi, anche noi nati poveri, riuscire a sbarazzarci dei nostri tristi fardelli e avere così finalmente il nostro meritato momento di serena felicità.
Grazie e-Bay, in fondo bastava così poco per renderci tutti finalmente felici.

martedì 12 febbraio 2008

Le miopie dei politici e le visioni degli Italiani.

I nostri politici hanno una leggera miopia, credo necessitino con urgenza di una visita.
Tra l'altro non hanno mai una visione completa della realtà, riesci a leggerglielo in faccia, lo vedi in quegli occhi smarriti che vagano nel nulla dei loro pensieri.
Non si riesce a capire in che mondo vivano, né in quale mondo possano continuare a vivere se non nel loro, sempre più evanescente, irreale, astratto.
Nulla da eccepire, anche a me pare, per esempio, che la legge 194 sia una legge importante dello Stato e credo anche che, come me, ne siano convinti la maggior parte degli Italiani.
Ci deve però essere qualche cosa di insano e perverso nella mente di quei politici che, invece di lasciarla lì dove si trova, vogliono convincerci che una revisione della legge stessa rientri nelle prime necessità degli italiani.
Non hanno ancora capito che buona parte dei pensionati italiani pensa solo ad arrivare a fine mese e, visto anche l'età, pensano al massimo ad una migliore assistenza sanitaria domiciliare.
Neanche riescono a capire che il primo problema dei giovani sia quello di trovarsi un lavoro e formarsi una famiglia, avere dei figli piuttosto che abortire, e magari avere anche la fortuna di riuscire a mantenerli e di crescerli sani.
Non sanno che i nostri lavoratori sono più preoccupati della "relatività" e della "precarietà" del loro lavoro piuttosto che delle "certezze" della fede.
Gli italiani, sempre scettici e realisti per natura, non riescono proprio ad infiammarsi neanche per le dotte disquisizioni di Benedetto XVI, e quindi non le collocano tra i loro problemi primari.
Delle parole del Pontefice, in pratica, non ne fanno una questione vitale, sono più attenti ai loro problemi reali che alle astrattezze teologiche e verbali.
Loro no , i politici non vivono se non sanno giornalmente come la pensa il Papa su ogni questione, poco importa poi se quanto dice lo vogliono imporre solo a noi, nella "giusta" convinzione che "Benedetto" parla al popolo, e loro sono al di sopra del popolo.
Per quanto riguarda poi la legge elettorale qui i "nostri eroi" hanno dato il meglio di sè, qui ci stanno indottrinando da dieci anni circa, prima con la disquisizione sul maggioritario, ora ci hanno reso esperti del sistemi tedesco, francese e spagnolo. Siamo in grado di scrivere quasi un trattato sulle leggi europee in materia, peccato solo che ci abbiano lasciato la nostra.
Neanche qui hanno capito che agli italiani bastava solo toglierli dai piedi una legge che "loro" stessi hanno chiamato il "porcellum" (il nome è tutto un programma) e magari lasciargli semplicemente la possibilità di scegliersi da soli i propri rappresentanti, visto che sono convinti di vivere in una democrazia.
Ma non preoccupiamoci, questi politici non hanno risolto né risolveranno nessuno dei nostri problemi.
Le loro in fondo sono solo chiacchiere sterili e vuote, alla fine non faranno proprio nulla, vogliono solo distrarci , farci passare un po' di tempo, così tanto per intrattenerci e non farci pensare ad altro. In fondo se ci pensate bene è meglio non tocchino nulla, così non faranno ulteriori danni, ci bastano quelli già fatti.
Perciò lasciamoli parlare, le loro parole, tranne poche eccezioni, non servono proprio a nessuno, servono solo ad allargare l'enorme solco tra la politica ed i cittadini.
Intanto che loro filosofeggiano noi al contrario scopriamo , dalla crudeltà dei dati statistici, che in Europa i nostri operai sono quelli che hanno gli stipendi più bassi, che i nostri pensionati fanno la fame e faticano ad arrivare a fine mese, che i nostri alunni e i nostri docenti sono tra i più ignoranti d'Europa e che a Napoli ancora non si riesce a risolvere il problema dell'immondizia. Insomma visto che noi abbiamo una visione corretta della realtà ed una buona vista scopriamo che siamo messi proprio male.
Ma se ci manca la gioia e l'allegria nessuno ci può togliere la speranza , cerchiamo però di coltivarla bene e con realismo, speriamo solo in noi stessi o al massimo nella fortuna, non nei nostri "vecchi politici", quelle sì che sarebbero speranze vane.

"Ma Roma non era ladrona ?"

Pubblico volentieri la lettera al Direttore apparsa su Varese News a firma di Sara Bossi.
Sono lettere come queste che ancora riescono ad allietarmi ed a strapparmi un ironico sorriso.
Sono la testimonianza pratica che non si può essere ingenui per tutta una vita, le disillusioni sono sempre dietro l'angolo, bastava forse guardare con più attenzione e riflettere.
Comunque meglio tardi che mai, benvenuta tra di noi Sara.

Egregio direttore,
alle recenti elezioni provinciali, ho votato Lega e Reguzzoni.
Mai avrei immaginato di tornare alle elezioni dopo appena sei mesi! Reguzzoni si è dimesso dicendo di volersi candidare a Roma per Malpensa. Ma Roma non era ladrona? Alla nostra bella provincia chi penserà? Quanto costerà a noi contribuenti questo scherzetto?
Reguzzoni dica la verità: va a Roma per la cadrega e i dané, come tutti gli altri.
Vergogna! Non voterò mai più Lega.

Sara Bossi

domenica 10 febbraio 2008

L'orrore della pedofilia ovvero il Lupo e Cappuccetto Rosso.

A Berlino il regista Damian Harris affronta il problema dei bambini rapiti e violati. Il suo film "Gardens of the Night" ai più è sembrato estremamente scioccante.
Pur non contenendo alcuna scena scabrosa infatti, molti spettatori hanno abbandonato la sala.
L'infanzia è quasi sempre uno dei momenti più sereni nella vita di ognuno.
Quella della protagonista del film Leslie, finisce improvvisamente una bella mattina di sole.
Ecco la storia raccontata e recensita dal Corriere della Sera.
"Otto anni, capelli biondi, occhi chiari e fiduciosi, Leslie, va a scuola percorrendo il solito vialetto fiorito.
Ma dietro una siepe ad attenderla c'è il Lupo, un affabile signore di mezza età che finge di cercare il suo cane.
La bambina gli dà retta, per aiutarlo fa tardi e accetta un passaggio in auto.
In classe quel giorno Leslie disegna angeli sorridenti, nel pomeriggio lo sconosciuto è ancora in agguato. Ancora la invita a salire in macchina, ma stavolta il viaggio sarà verso l'inferno.
Il nuovo mondo che l'attende è quello della pedofilia, della tratta dei bambini, della violenza più atroce".
La storia del film colpisce per la sua brutalità, per una tristezza intrinseca che turba i sentimenti, coinvolge ogni sensazione, ti lascia smarrito ed inorridito.
Lo strano e inconcepibile è che questa è la storia di molti bambini nel mondo.
Ma vi è anche altro che ha turbato e colpito quegli spettatori che hanno abbandonato la proiezione. Vale la pena analizzarlo.
Dicevo che nel film non vi sono scene scabrose, ma personalmente non credo sia vero fino in fondo.
Vivrei con fastidio alcune scene del film, credo vi sia un qualche cosa di orribile, di terribilmente perverso, nel vedere un pedofilo che accarezza con "amorevoli" cure i capelli di una bimba.
Questi non sono uomini, sono bestie a cui non riesci a riconoscere la legittimità di sentimenti umani, ma bestiali e immondi desideri.
Non è possibile usare qui i normali parametri di misura.
Sono scene che mi lascerebbero scioccato, a cui non saprei dare spiegazione, che mi farebbero inorridire.
Non vi sono parole, è la perversione, è il sentirla nascosta dietro sentimenti che paiono umani, camuffata e non sempre visibile, che trae in inganno, subdolamente, sopratutto i più indifesi.
Magari fosse sempre possibile riconoscere dall'aspetto e dai sentimenti il "Lupo".
Questo al contrario, a volte ha l'aspetto rassicurante del padre di famiglia, dello zio, del nonno, del simpatico vicino di casa.
nulla da dire il tema del film è attualissimo, ma al di là dell'importante denuncia, credo che meriti di essere visto anche per i risvolti psicologici ed umani che nasconde.
E' la storia moderna dei tanti Cappuccetto Rosso dei nostri giorni, è solo il finale che cambia, sempre più difficilmente è il "Lupo" che soccombe, il peggio "tocca" sempre a Cappuccetto Rosso.

Guardare il male in faccia.

"Guardare il male in faccia e lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima che è Satana, senza scaricare il problema sugli altri, sulla società o su Dio...".

Il problema è che, per Lei Santità , il male "supremo" è rappresentato da Satana e dalle sue tentazioni, per me è solo rappresentato dall'uomo e dalle sue azioni.
Ecco perchè a volte, convinti entrambi di combattere il male, ci troviamo su posizioni diverse.

sabato 9 febbraio 2008

Fermiamo la barbarie della lapidazione

Solo la barbarie permette ancora di condannare a morte tramite lapidazione, come si fa ancora in Iran. Questa non può essere considerata giustizia.
Purtroppo ci sono ancora nove donne e due uomini che aspettano, nelle carceri Iraniane, il momento in cui la loro sentenza a morte diventerà esecutiva.
La morte per lapidazione è appositamente studiata per provocare la massima sofferenza nella vittima.
Molti Stati, e anche Amnesty International, ne stanno chiedendo l'abolizione al governo Iraniano.
Secondo l’articolo 102 del codice penale iraniano gli uomini devono essere sotterrati fino alla vita, le donne fino al petto.
Con riferimento al reato di adulterio, l’articolo 104 afferma che le pietre da usare dovrebbero essere “non così grandi da uccidere la persona con uno o due colpi, e nemmeno così piccole da non poter essere definite pietre”. L'ultimo condannato è stato Ja'far Kiani, lapidato il 5 luglio 2007 nella provincia di Qazvin.
Era stato condannato a morte per aver commesso adulterio con Mokarrameh Ebrahimi, da cui aveva avuto due figli. Anche la donna venne condannata alla lapidazione per lo stesso reato.
La condanna è stata eseguita nonostante un ordine di sospensione dell’esecuzione effettuata in evidente spregio alla moratoria del 2002.
Ora si teme nuovamente per la vita di alcuni condannati.
Amnesty International è preoccupata per otto donne e due uomini che rischiano di dover morire secondo tale barbara usanza.
Sono le donne che rischiano la lapidazione con maggior frequenza a seguito di processi farsa in cui la condanna è già decisa.
Le loro confessioni vengono in genere estorte con la violenza, in tal modo sono accusate anche di delitti mai commesi.
La maggior parte delle condanne avviene per il reato di adulterio.
Riporto , con non poca speranza, la dichiarazione di Amnesty International che asserisce che "Nonostante questa cupa realtà, ci sono fondate speranze che la morte per lapidazione venga completamente abolita in Iran".
Sforzi coraggiosi sono stati compiuti dai difensori iraniani dei diritti umani che, in seguito ai due casi del 2006, hanno lanciato la campagna “Stop alla lapidazione per sempre!”.
La loro azione ha contribuito a salvare quattro donne e un uomo: Esmailvand, Soghra Mola’i, Zahra Reza'i, Parisa A e suo marito Najaf. Inoltre, un’altra donna, Ashraf Kalhori, ha ottenuto una sospensione temporanea dell’esecuzione.
“Sollecitiamo le autorità iraniane a prestare attenzione alle nostre richieste e a quelle degli iraniani che si stanno battendo senza tregua per mettere fine a questa orrenda pratica”.
Questi sforzi, però, hanno un prezzo elevato. Gli attivisti per i diritti umani in Iran continuano a subire pressioni e intimidazioni di ogni sorta da parte delle autorità.
Non so quanto nè come possa influire la nostra denuncia e la nostra condanna, in ogni caso molto meglio questa del silenzio e dell'indefferenza.

venerdì 8 febbraio 2008

Cina 2008 gli incubi ricorrenti della storia.

La storia a volte ridisegna strani parallelismi, ricorrenti similitudini.
Nel lontano 1934 Hitler decide di affidare ad Albert Speer il compito di dare un volto imponente alla città di Berlino, in modo tale che la capitale del Terzo Reich potesse celebrare così i fasti del nazionalsocialismo.
Speer padre , per il suo progetto mai completato, fece demolire molte abitazioni, dopo aver sfrattato forzosamente migliaia di ebrei.
Oggi Albert Speer junior ridisegna Pechino, in vista delle Olimpiadi, espropriando delle loro abitazioni un milione e mezzo di abitanti del centro storico della Capitale Cinese.
Oggi come allora vengono deportati centinaia di migliaia di abitanti della capitale, una popolazione enorme e cosmopolita, per realizzare il delirante progetto di un regime totalitario.
I due progetti tra l'altro sono molto simili.
Stranamente le città di tutte le dittature hanno lo stesso volto, sono sempre simile a sè stesse ed ai loro dittatori
Provate a pensare alla bellezza dell'architettura italiana del Rinascimento, alla meraviglia ed all'armonia di quelle città a misura d'uomo.
Non reggono al paragone di tanta bellezza, quegli orribili ed impressionanti spazi vuoti dei regimi dittatoriali, senza bellezza, senza anima, senza cuore.
Pensate a Firenze o a Siena, tutto li è armonia e bellezza; misura e grandezza si mescolano in un tutto unico, lo spazio vive di prospettive inimmaginabili.
Queste città parlano all'uomo, sono esse stesse l'idea di città "dell'uomo".
L'uomo vive della sua città e questa vive per l'uomo.
Gli spazi e le città dei regimi dittatoriali sono senza anima , senza storia senza identità.
Sono calate dall'alto, sono enormi spazi vuoti come le teste dei loro ideatori e costruttori.
Sono solo impressionanti rappresentazioni della follia e della superbia, aride ed inutili, incubi ricorrenti della storia come queste dittature.

giovedì 7 febbraio 2008

Obama, il sogno dell'America.

Continua il meraviglioso spettacolo delle "primarie" negli Stati Uniti.
Il grande carrozzone della politica americana entusiasma non solo l'America.
E' appena terminato il "supermartedì" delle primarie, ma in casa dei democratici ancora non è possibile tirare definitivamente le somme.
Non vale la pena, secondo me, contare ora il divario tra un candidato e l'altro, tanto sono complessi (e poco certi) i meccanismi di calcolo.
Non esiste infatti una conta precisa anche se i due candidati sembrano in sostanziale pareggio; ma come si sa, in politica i voti non si contano ma si pesano, e i voti di Obama pesano molto per un candidato che non era nessuno fino a poco tempo fa e che si confronta con un personaggio come Hillary.
Per segnalare comunque la confusione e le differenze, riportiamo alcuni dati ad esempio; il New York Time assegna a Hillary 892 delegati e a Obama 716, la CNN invece parla di 823 in sostegno dell'una e di 741 in sostegno dell'altro.
Per ora la sola differenza certa sembra essere che Obama può ancora contare su notevoli risorse economiche, mentre Hillary ha già dato fondo alle sue, pur avendo dalla sua le strutture del partito.
In ogni caso pare pare oramai scontato che il prossimo Presidente degli U.S.A., a meno di sconvolgimenti eccezionali ed imprevedibili, sarà certamente un democratico.
Piace all'America questa sfida tra quello che potrebbe essere il primo nero o la prima donna Presidente.
Nella loro sfida vi si legge anche qualche cosa di più e cioè lo scontro, tra un sorriso e l'altro, di due diverse mentalità, quella "tradizionalista" di Hillary, più rassicurante e certa, e la "novità", splendida, rappresentata da Obama.
Difficile sapere ora chi alla fine riuscirà a spuntarla. Una cosa è certa Obama è il futuro dell'America democratica.
Pensare che all'inizio della sua carriera sembrava ai più troppo nero per piacere ai bianchi e troppo bianco per piacere ai neri.
Al contrario si è scoperto che piace agli uni ed agli altri, e non solo.
Hillary rappresenta per gli americani la tranquillità e la sicurezza di una vecchia America che non esiste più, in tumultuoso sviluppo economico, sicura del suo benessere. Sembra in pratica voler continuare la politica del marito Bill, completare quello che a lui non era riuscito.
Obama è il sogno americano, è giovane e brillante, sicuramente è un abile ed accorto leader.
L'America rivede in Obama le caratteristiche e le doti di Kennedy.
E pensare che entrambi i candidati democratici sembrano non avere una chiara percezione di quello che aspetta l'America, nessuno dei due infatti sembra rendersi conto del difficile momento economico americano.
Ma l'America ha bisogno di speranze e di sogni, è essa stessa un sogno, il sogno del mondo.
E Barack Obama è un sogno. Piace per questo, è un abilissimo oratore, dà speranza e fiducia. I suoi discorsi, che a volte possono anche sembrare vaghi e generalisti, infiammano però i cuori e trascinano le menti, rappresentano il futuro e il progetto di un paese giovane che è, e si sente, forte.
Un paese che, più che mai, ha bisogno di credere in sè stesso e nel proprio avvenire, un paese che, mai come in questo momento, sembra aver bisogno di sperare nel suo "sogno".
Obama incarna perfettamente questo sogno, non solo per l'America.
Io non ho bisogno di nascondere, e neppure voglio fare mistero, delle mie simpatie per il senatore.
Sono convinto, e credo, che Barack Obama rappresenti l'incarnazione di quella politica nuova che ho sempre amato e sognato; quella politica che ha profondità di idee e di contenuti, che dà fiducia, che è concreta quel tanto che basta, ma che infonde coraggio, certezze e speranza nel futuro.
Credo, e sono convinto, che Barack Obama, se eletto, sarà un ottimo Presidente degli Stati Uniti d'America.

mercoledì 6 febbraio 2008

"La droga dello stupro"

Attenzione alla nuova moda che gira di soppiatto nelle discoteche. Nei bicchieri di alcuni giovani, sopratutto ragazze, viene messa una particolare sostanza, il Ghb, sostanza inodore, insapore ed incolore che fa perdere i freni inibitori e ogni resistenza fisica, oltre a non lasciare, spesso, nemmeno il ricordo di quanto accaduto. Non risulta neanche particolarmente difficile procurarsene buone dosi. Se si vuole si può comprare in farmacia.
Come? Nel più semplice dei modi: con una ricetta non ripetibile perché è un farmaco: c'è chi ne ha bisogno per cura. Se ne possono trovare tutte le indicazioni necessarie, per farsene quanta si vuole, nei newsgroup di discussione sulle droghe; oppure si può acquistare via internet, basta chiederla, qui prosperano le farmacie on line.
Da molti il Ghb è chiamata la droga dello stupro. In pratica si può essere drogati contro la propria volontà e senza neanche ricordarsi di quanto realmente accaduto.
Si sono già verificati più di un centinaio di casi in Italia nel 2007, per la maggior parte nelle discoteca e nei locali notturni.
Recentemente alcuni casi si sono verificati a Milano e Roma. Non a caso, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, il Ghb è stata definita la "droga dello stupro» anche se originariamente è nata come sostanza per combattere l'alcolismo.
Quindi attenzione, l'allarme è stato lanciato, sopratutto nei confronti dei molti frequentatori di discoteche e degli amanti della notte.
Il sesso è parte della vita, ma quando è cosciente e libera unione di due persone.
Il dubbio che mi rimane è che questo tipo di droga, proprio per gli obiettivi che si prefigge di raggiungere, rischierà di avere una facile e buona diffusione in molti ambienti, sopratutto giovanili, ma non solo. La sua diffusione sarà anche favorita dal fatto che, togliendo spesso anche la memoria di quanto accaduto, rende in pratica percentualmente molto elevata la possibilità di farla franca per gli eventuali somministratori.
Per questo decidiamo di parlarne e di segnalare il problema, occhio quindi ai brindisi con estranei in discoteca, occhio all'alcool , non solo per il rischio di ubriacature.

martedì 5 febbraio 2008

"Creati embrioni con due madri ed un padre"

Passa una notizia che rischierà di fare il solito scalpore, nei laboratori dell’Università britannica di Newcastle ci sono dieci embrioni umani con tre genitori ciascuno.
Ognuno di questi embrioni contiene infatti il Dna di un uomo e di due donne.
L’obiettivo dichiarato dai ricercatori è quello di arrivare alla nascita, grazie a questi embrioni , di un bebè a prova di malattie ereditarie. In pratica una creatura geneticamente modificata che potrebbe già vedere la luce tra tre anni. Sarebbe in tal modo possibile avere la certezza di arrivare alla cura di una cinquantina di gravi malattie ereditarie tra cui anche la distrofia muscolare e l’epilessia.
Come si vede le implicazioni sono enormi, già si parla di eugenetica. I detrattori più esagitati l'hanno definita una notizia terrificante.
Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, l'ha definita una ricerca "moralmente inaccettabile".
In realta la notizia in se risulta male esposta e mal presentata, questa sì è stata la vera "manipolazione".
I genitori infatti sono e restano sempre due, la tecnica utilizzata dai ricercatori inglesi prevedo solo un trapianto di mitocondri dalla seconda mamma.
L'embrione poi prosegue il suo sviluppo proprio grazie ai mitocondri sani trapiantati che gli permetteranno così di essere sano a sua volta.
In pratica una vera e propria cura dell'embrione.
Non mi pare ci sia nulla nè di scandaloso nè di moralmente inaccettabile in quanto è stato fatto.
Sarebbe al contrario veramente terrificante e moralmente inaccettabile essere in possesso di tutte quelle conoscenze scientifiche che permettono di mettere al mondo figli sani e rinunciarvi per la pratica impossibiltà della rinuncia ai propri pregiudizi.
Ma per non dare la colpa alla propria stupidità, per liberarsi anche la coscienza di scelte che la sola ragione gli imporrebbe se ne fossero dotati, cercheranno sicuramente di addossarne la colpa alla loro fede e a Dio.
Non lasciamoci trarre in inganno dalle loro affermazioni , non sono loro che amano la vita, siamo noi che la amiamo veramente e abbiamo la sola colpa di volerla, proprio per questo, il più possibile sana e felice.

lunedì 4 febbraio 2008

"Vae victis"

Marini rinuncia all'incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica.
Non esistono le condizioni per un accordo tra le forze politiche che sia finalizzato almeno alla necessità di modificare una legge elettorale che tutti, a parole, definiscono un insulto agli italiani ed alla democrazia.
Alla fine, come era prevedibile conoscendo i personaggi, sono prevalsi gli interessi di "bottega" rispetto a quelli del paese e della collettività.
La coerenza, ancora una volta, non si dimostra una virtù dell'italica politica.
Il grido che viene dal centrodestra è uno solo "al voto al voto".
Non vedono l'ora di riappropiarsi del potere.
Al diavolo gli italiani, al diavolo il paese, vadano a quel paese le riforme e la tanto declamata riappacificazione nazionale.
Un centro destra diviso e spaccato è riuscito in pochi giorni a rimettere assieme i cocci dell'intero schieramento.
Daltronde quando si pensa di poter rioccupare lo stato ed il potere ci si mette d'accordo in fretta, il difficile sarà dopo quando si dovrà trovare un accordo sui programmi, ma sulla spartizione del potere è già fatta.
Già si sente in lontananza il fragore delle armi, Berlusconi sta schierando la sua "gioiosa macchina da guerra".
Una novella "Armata Brancaleone" è già pronta al saccheggio e all'attacco finale di "Roma".
"Vae victis", sono queste le parole che pronunciò il barbaro Brenno mentre calava la sua spada sulla bilancia del tributo che gli offriva la città sconfitta.
Ma vinto, sconfitto e piegato è stato ancora una volta un paese intero che deve sottostare all'arroganza dei novelli vincitori.
Se il "Brenno" di turno ha già calato la sua minacciosa spada, ora però la parola deve passare inevitabilmente agli italiani .
Speriamo non si lascino nè intimidire nè spaventare ma sappiano rispondere forte e chiaro.

domenica 3 febbraio 2008

Abusi sessuali senza attenuanti se si è colti.

La cultura e l'intelligenza a volte precludono anche le attenuanti, la pensa così anche la Corte di Cassazione che non ha concesso le circostanze attenuanti a una dottoressa di Imola, chirurgo geriatrico molto agiato, che per circa una decina di anni non aveva preso alcun provvedimento per porre fine alle violenze che il marito esercitava in continuazione nei confronti delle figlie minorenni.
La donna, seppure non direttamente responsabile , non avendo mai assistito ai rapporti completi che l'uomo aveva con le bambine mentre lei era all'ospedale, lasciava che il marito le "invitasse" nel lettone matrimoniale per il "rituale della domenica" durante il quale le toccava mentre si congiungeva con lei.
Inutilmente le sorelline avevano a più riprese raccontato alla mamma il loro inferno, la donna aveva fatto finta di niente. Per questo motivo la donna ha ricevuto dalla corte una condanna senza sconti (sentenza 4730) a sei anni di reclusione per abusi e per non aver tutelato l'integrità psicofisica delle figlie.
Il marito è stato condannato a dieci anni.
Il ragionamento della Corte è ineccepibile la cultura e l'intelligenza, danno maggiori possibilità alla risoluzione di problemi anche complessi, queste avrebbero dovuto essere d'aiuto alla madre nella risoluzione del problema delle figlie.
I fatti non potevano avvenire a sua totale insaputa e neanche era preclusa alla donna la possibilità "culturale" di avvedersi dei fatti e di risolverli in maniera opportuna, tutelando le figlie e la loro vita.
Al contrario la Corte asserisce che proprio per tali motivi quanto denunciato era solo frutto di "un volontario e scellerato legame che univa marito e moglie in modo indissolubile, anche a scapito delle primarie esigenze di salvaguardia della integrita' fisica e morale delle figlie".
Ogni violenza nasconde dentro di se dolore e sofferenza, in genere non ha nè può avere mai giustificazioni. A volte paiono semplicemente attenuanti la miseria , l'ignoranza e condizioni di vita degradate. La cultura dà giustamente maggiori responsabilità sia sociali che morali e per questo, in presenza di questa, non si possono in alcun modo concedere attenuanti.

Non siamo assassini per il semplice motivo che difendiamo la legge 194

Ancora una volta, si legge su ogni quotidiano, Benedetto XVI fa sentire la sua voce a difesa della vita umana.
Come laico mi sento di accettare serenamente la sfida.
Anche io difendo la vita, al pari e come i cattolici. Se un solo punto di differenza esiste è che io mi sento in dovere di difendere, fino alla sua fine naturale, una vita che valga la pena di essere vissuta e che non sia solo sopravvivenza, sofferenza, dolore e interminabile e crudele accanimento terapeutico.
Il nuovo intervento del Pontefice avviene esattemente nel bel mezzo della polemica seguita ad un documento, sottoscritto da un gruppo di cattedratici delle facoltà di medicina romane (due delle quali cattoliche), i quali asseriscono che "Un neonato vitale, anche in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente".
E qui, inevitabilmente il mondo scientifico, e non solo, si divide. Anche le coscienze, come è inevitabile, si dividono.
Il nodo ed il problema sono ancora una volta lì in quella legge, la legge 194 e il limite entro il quale è possibile praticare l’aborto terapeutico.
Questa resta ancora una domanda alla quale nessuno sembra voler dare risposta, troppo presi, come spesso succede, dai contrasti e dalle divergenze ideologiche.
La domanda diventa prepotente, si devono rianimare i feti che mostrino segni di vitalità oppure ci si deve astenere da ogni cura perchè la sopravvivenza in questi casi è molto ridotta ?
Ora il problema come si vede non è più solo quello dell'aborto ma si rischia di riproporre inalterato anche una seconda questione mai risolta, quella del problema dell'accanimento terapeteutico.
Una soluzione equilibrata del problema impone ancora una volta che non ci si debba affidare nè alla fede e neanche ai pregiudizi, ma solo ed esclusivamente alla scienza.
La scienza ha statisticamente provato che la mortalità dei feti sotto le 22 settimane è del 96%, in pratica i casi di sopravvivenza sono vere eccezioni; alla 23/diventa del 70%; alla 24/ma del 45% e alla 25/ma del 28%.
Questo significa che un feto di 23 settimane ha il 30% di possibilità di sopravvivere, buone anche se non grandissime.
Ora poichè sono semplicemente un laico e non un assassino considero che, se non sussistono altri impedimenti come la possibiltà che la vita del nascituro rischi di diventare insopportabile, vada umanamente tentata la rianimazione di un feto che presenta segni di vitalità e buone possibilità di sopravvivenza.
Ma la legge 194 non ha mai stabilito il contrario anzi, stabilisce che, in presenza di segni vitali, il feto vada rianimato.
Tranquillamente come laico quindi sottoscrivo in pieno il documento di quei cattedratici delle facoltà di medicina romane i quali sostengono che un neonato vitale, anche in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente. Aggiungo però con loro e sottoscrivo anche la seconda parte del documento, laddove si asserisce che "bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico" e qui purtroppo ho il dubbio che ancora una volta siano i cattolici a non essere d'accordo con me.
Il problema è che per me la legge 194 è un segno di civiltà a tutela della donna ,che può anche essere adeguata in alcune sue parti, ma che va comunque difesa, per altri la legge 194 va solo strumentalmente utilizzata con il solo scopo ed obiettivo di riuscire finalmente ad abrogarla.

venerdì 1 febbraio 2008

Non si salvano neanche i docenti siamo proprio un paese di ignoranti

Avevamo scoperto di avere gli studenti più ignoranti d'Europa, ora almeno la cosa diventa un po' più spiegabile ed equilibrata, anche se qualche vago sospetto già lo avevamo.
Questa volta è stata l'Università di Bergamo che ha pensato, tramite un'indagine appositamente commissionata e finanziata dal ministero dell'Università, di mettere sotto esame i professori valutando la loro preparazione.
Pare che i risultati siano davvero penosi ed allarmanti , si parla già di "cultura assente".
Come campione di esame sono stati presi in considerazione tutti i docenti della Lombardia, in totale 130.386 unità (dalla scuola dell’infanzia agli istituti superiori, pubblici e privati).
Di questi, alla fine hanno dato la loro disponibilità solo 387 docenti, non possiamo sapere se fossero quelli più sicuri della loro preparazione o meno.
Pare però che a fondamento del rifiuto vi fosse anche un motivo ideologico poiché il progetto proveniva dal ministero dell'Istruzione durante il governo del centrodestra. Qualche malizioso di sicuro sosterrà che i 387 docenti esaminati fossero tutti docenti di centrodestra.
Ai docenti è stato sottoposto il test di ammissione ai corsi universitari di odontoiatria, lo stesso previsto per le aspiranti matricole.
Agli insegnati di scuola elementare e materna invece un test dato anche agli alunni di prima media.
Agli insegnanti delle medie è stato affidato un compito riservato agli studenti di terza media, a quelli del liceo una serie di quesiti destinati agli studenti di prima liceo.
Il risultato è stato giudicato un vero e proprio disastro, cose da far rabbrividire si dice, "un docente su due non sarebbe ammesso all’università e nel 20 per cento dei casi gli insegnati non sanno neppure svolgere i compiti dati ai loro alunni". Si cita solo un dato impressionante, gli insegnati del liceo (tutti laureati) hanno dato solo il 37 per cento di risposte esatte.
I dati raccolti hanno impressionato perfino la curatrice Giuliana Sandrone che ha affermato che «Senza mettere nessuno alla gogna, si ha la sensazione che ci si trovi di fronte a un grave handicap di preparazione degli insegnanti, ma soprattutto di cultura generale.
I docenti, quando va bene, hanno una formazione prettamente settoriale. E, sottolineo, quando va bene. Sanno molto o tutto della loro disciplina, ma poco o niente di tutto il resto. Non hanno una cultura che permetta loro di tenere insieme il sapere generale che normalmente occorre per lavorare in una scuola. Alcuni insegnanti hanno dimostrato di non sapere con precisione il significato di patogeno o di cura palliativa".
Ma non basta, si scopre per esempio che il 10 per cento degli insegnanti di scuola elementare non sa calcolare «1/6 di 48 caramelle.
Sempre il 10 per cento non riesce a risolvere un semplice problema dato da svolgere agli studenti di prima media e cioè «Un salame pesa 1 chilo e costa 12 euro. Quanto si spende per comperarne 250 grammi?.
Neanche per quanto riguardano materie umanistiche sembra che le cose siano andate meglio, scarse sono state le percentuali di risposte esatte anche a fronte di domande del tipo "che cosa successe il 25 luglio 1943 (l’arresto di Benito Mussolini).
Ora finalmente abbiamo alcune certezze, la prima è senz'altro quella che esiste una importante correlazione tra la riconosciuta ignoranza degli studenti e quella dei loro insegnati.
Una volta si diceva che non sempre è facile per un alunno raggiungere il maestro.
Ora abbiamo le idee più chiare, da quando abbiamo scoperto che, in questa occasione, sono i "maestri" che per via di ignoranza non sono secondi a nessuno, neppure ai loro alunni.