giovedì 31 gennaio 2008

La Ue dà ragione a Centro Europa 7 a cui dovrebbero essere assegnate le frequenze di Rete 4

La Corte di giustizie Ue del Lussemburgo ha stabilito che il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive «è contrario al diritto comunitario e non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati».
La sentenza va riferita alla causa intentata da Centro Europa 7, società radiotelevisiva che nel 1999 aveva ottenuto dalle autorità italiane un’autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere, in mancanza di assegnazione di radiofrequenze.
Il Consiglio di Stato italiano, dinanzi al quale la causa ancora pende, ha infatti interrogato la Corte di giustizia delle Comunità europee sull’interpretazione "delle disposizioni di diritto comunitario relative ai criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni radiotelevisive".
Come tutti sanno le leggi italiane hanno semplicemente consentito agli allora occupanti delle bande radiotelevisive di continuare ad occupare le frequenze, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni, che avrebbero dovuto subentrarvi.
Le leggi che poi si sono poi susseguite hanno continuato a permetterne l'occupazione impedendo ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale.
La Corte continua, sostenendo che l’applicazione "dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi e quindi tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato».
La notizia della sentenza è passata in sordina su tutte le reti Fininvest.
Resta da fare una considerazione, ed è chiara in base alla sentenza , se anche la Corte Ue riconosce i diritti di Centro Europa 7 non restano tante alternative le frequenze di Rete 4, piaccia o non piaccia, devono essere assegnata a tale società. Non ne esistono altre da assegnare esiste solo la frequenza di Rete 4 e deve essere ceduta a Centro Europa 7.
Ma si sa come va il mondo. l'Italia è sempre stata orgogliosa di essere considerata la patria del diritto dobbiamo riconoscere che spesso è anche la patria del rovescio.
Volete scommettere con me su come andrà a finire con il prossimo governo ?

La legge mi condanna e io allora la cambio.

"La legge è uguale per tutti" troneggia in tutte le aule di tribunale, ma è anche nostra profonda convinzione.
Finalmente, a smentire ogni attacco e ogni congiura, è arrivata l'assoluzione per Silvio Berlusconi nel processo stralcio per la vicenda Sme, i giudici hanno di fatto dato ragione ai difensori di Berlusconi che avevano chiesto l’assoluzione perché il fatto non è più rubricato come reato, dopo la modifica della normativa sul falso in bilancio nell’aprile 2002.
Mai sentenza è stata più rapida, solo 5 minuti; alla faccia di chi lamenta le lentezza della giustizia.
Una cosa è certa e dimostrata ed è che alla fine la giustizia trionfa sempre ed ha ragione di tutto e di tutti.
Noi non avevamo mai avuto dubbi , a diferenza di Pier Silvio, abbiamo sempre avuto fiducia nella legge e nella giustizia.

Ora immaginiamo che io per un dato numero di anni avessi deciso di evadere le tasse e, se scoperto, rischiassi di essere condannato ad una severa pena.
Immaginiamo poi che, per un caso fortuito, o se volete per fortuna mia, io fossi Presidente del Consiglio e decidessi di cambiare la legge, voi che pensereste di me ?
Qualcuno che non possiede alcun concetto di giustizia penserebbero che sono un furbo di tre cotte, qualcun altro più onesto penserebbe che sono un lestofante indegno della pubblica stima e di ogni considerazione, qualcun altro però potrebbe penserebbe che io sono Berlusconi.


mercoledì 30 gennaio 2008

Guardiamoci attorno dovrebbero essere questi la speranza del futuro ?

Inutile nasconderlo, una sorta di pessimismo generalizzato sta calando sulla scena della politica italiana, non si trovano sbocchi ad una crisi.
Non è solo una crisi di governo, è una crisi di fiducia, di aspettative. Manca persino la speranza di una novità, la prospettiva di un futuro.
Pare evidente una constatazione, che è obiettivamente utile fare, e cioè che il governo Prodi ha deluso ogni strato sociale, non ha retto ad un programma che sembrava fatto apposta per essere lettera morta ed è imploso definitivamente.
Sarebbero bastati pochi punti programmatici da realizzare e da portare a termine, quelli veramente importanti e che sarebbero serviti a dare slancio e credibilità al governo, alle istituzioni, al paese. I veti reciproci delle forze della coalizione li hanno resi impossibili.
Sono diventati carta straccia , persi nei meandri di una politica sempre più incomprensibile ai cittadini, sempre più lontana, più distante, più odiosa.
L'esperienza di questo centro sinistra, così come è nato, è inutile nasconderlo, è finità. Non è più possibile ritentarla e chi ancora lo pensa è un illuso.
Questo paese, diciamolo, fa una certa fatica ad essere progressista, spesso e volentieri è reazionario e conservatore.
E' troppo stretto tra un pensiero comunista, idealmente innovatore ma politicamente antigovernativo per vocazione, ed un pensiero cattolico, conservatore per natura e tradizione, quasi reazionario.
Guardiamola ed osserviamola attentamente la nostra società.
La provincia italiana è assopita, vive il sogno della propria quiete, il silenzio delle idee, non ha grandi ideali e slanci, si infiamma solo a difesa della propria sicurezza , delle proprie anche misere ricchezze materiali e del proprio tranquillo mondo.
Le città, tolto rare eccezioni, non sanno essere vitali, non vivono il fervore delle innovazioni e della ricerca, non sanno proiettarsi nel futuro, sono ripiegate su se stesse e sul proprio mancato sviluppo.
Neanche le bellezze, che pure abbondano in questa nostra Italia , che la caratterizzano, e che neanche abbiamo saputo conservare, non sembrano più capaci di insegnarci nulla.
E pensare che questo paese ha dato all'umanità millenni di splendore.
Non esistono in tutta la storia del mondo che pochi secoli in cui la nostra penisola non sia stata al centro della cultura, del sapere, dell'arte.
Quale sarà il nostro futuro quando pare venir meno, non solo il sapere che abbiamo già perso, non la forza delle nostre industrie, non semplicemente la certezza e la grandezza del nostro pensiero e delle nostre idee, ma anche la speranza e la fiducia nel futuro che se ne è andata già da alcuni anni.
Chi saprà risollevare questa nazione ? Provate a guardarvi attorno, dove sono le proposte ed i programmi che ci daranno un avvenire, dove sono le idee, dove la speranza, dove la fiducia.
Se il centro sinistra è caduto vi pare che l'avvenire possa essere rappresentato da questo centro destra ?
Non sono forse bastate le precedenti esperienze ? non ci ricordiamo neanche più come hanno governato e in che condizioni avevano lasciato il paese ? Pare davvero che il riproporre quegli schemi , quei governi , quel teatrino dei litigi già sperimentati possa dare più fiducia, più speranza e sicuro avvenire ? Dove sono le novità che vengono proposte ? proviamo a paragonare, solo per un attimo, Berlusconi ad Obama e ci accorgeremo che non li differenzia solo l'età.
Non vedo per ora grandi novità in questo paese e neanche grandi speranze. Resto in attesa.
In attesa degli eventi, in attesa della politica e di chi saprà presentarsi agli italiani come novità , come speranza di un futuro, di una vita migliore da poter costruire assieme.
Forse non è possibile cadere più in basso, forse il fondo è stato raggiunto e dalle ceneri di questa Repubblica alla fine saprà risorgere , come un'Araba Fenice, anche una speranza a cui finalmente aggrapparsi.
Per ora possiamo solo sperare in una nuova legge elettorale ma poi.. io ancora riesco a sperare in qualche novità, ma sopratutto spero ancora negli italiani.

martedì 29 gennaio 2008

Google Earth riesce a scovare anche gli evasori fiscali

Quella venuta al direttore dell'agenzia delle entrate di Pisa e ai tre funzionari del gruppo "analisi e ricerca", sembra proprio una idea geniale.
Pensando a come stanare alcuni evasori fiscali hanno deciso, immaginate un po' di scaricare Google Earth, il software via Internet che permette di guardare il mondo con le foto dei satelliti, e con tali immagini digitali, di tenere sotto osservazione dalll'alto il business di alcune decine di proprietari di rimessaggi di barche e piccoli yacht alla foce dell'Arno.
Hanno così scoperto che sei di questi imprenditori, mentre avevano denunciato all'erario una media di 3 mila euro annui a testa, avevano al contrario, secondo gli accertamenti, guadagnato a molto di più, toccando punte di ben 64.000 euro accertati.
Tutto questo è potuto avvenire grazie agli occhi elettronici dei satelliti e alla Rete.
Uno dei sospettati ha fatto ricorso, sostenendo l'illegittimità degli accertamenti fiscali con Google Earth, purtroppo per lui , ha perso la causa poichè, con un pizzico di modernità , la commissione tributaria ha dato ragione all'ufficio delle entrate.
Il direttore dell'agenzia delle entrate di Pisa ha spiegato che «GoogleEarth è stato uno strumento importante per il lavoro, perché, senza far spendere un euro in più all'amministrazione, ha fatto risparmiare tempo e soprattutto ha consentito di agire con precisione».
Sicuramente GoogleEarth non riuscirà a scovare tutti gli evasori fiscali italiani, ho il dubbio non ci siano satelliti sufficienti per tenerli tutti sotto controllo, ma sicuramente c'è chi già è convinto possa essere utilizzato per monitorare, ad esempio, gli ombrelloni utilizzati negli stabilimenti balneari oppure le roulotte e le tende nei campeggi.
Tutto questo è la dimostrazione pratica che a volte basta poco, solo un po di volontà e quel tanto che serve di modernità per raggiungere importanti risultati anche nell'evasione fiscale.

lunedì 28 gennaio 2008

Le strade di Napolitano

La strada è stretta , ma forse vale la pena percorrerla. Solo Casini sembra disponibile, nel centro-destra , a valutare l'opportunità di un governo di transizione.
Casini in pratica ha detto che l'Udc preferirebbe "un governo di pacificazione fra la gente più responsabile dei due schieramenti. Solo se questo non fosse possibile, bisognerebbe andare a votare "subito". Comunque, prima di sciogliere le Camere, si dovrebbe provare a ritoccare la legge elettorale, almeno per introdurre le preferenze. Questo si potrebbe fare anche senza insediare un altro governo".
La proposta di Casini è per tanti versi interessante anche se difficile, data l'indisponibiltà dichiarata di Berlusconi, di Bossi e di Fini.
Da più parti si sarebbe voluto un governo tecnico, che portasse a compimento alcuni programmi giudicati urgenti e che spaziano dalla riforma della legge elettorale alla questione della vendita di Alitalia, dalle liberalizzazioni sempre rimandate alla risoluzione delle urgenze di Napoli, alla costruzione della Tav.
Ma un governo tecnico ha bisogno di ampie maggioranze che non sembra possibile per ora aggregare.
E pensare che un tale governo potrebbe portare a compimento proprio quelle riforme che fino ad ora sono sembrate di ostacolo al rilancio e allo sviluppo del paese.
E' sempre inutile piangere sul latte versato, ma la testardaggine dimostrata da Prodi durante la crisi , quel suo volere a tutti i costi essere sfiduciato al Senato, ha precluso le poche possibilità che sembravano essere rimaste per la formazione di un governo di transizione.
Eppure la disponibilità dimostrata da Casini lascia spazio ad una verifica aggiuntiva, non sembra una inutile perdita di tempo.
Vale forse la pena di essere verificata, magari affidando a Marini o ad Amato, come qualcuno suggerisce, un incarico esplorativo.
Se neanche questo dovesse sembrare possibile allora si ritorni con urgenza alle urne, introducendo magari nell'attuale legge elettorale il solo meccanismo delle preferenze e finalmente ci si conti.
Si dovrà dire subito però, onde smorzare qualche entusiasmo, che per quanto riguarda il centro-sinistra il ripresentarsi con una coalizione come quella uscente sarebbe catastrofico e poco credibile , oltretutto rischerebbe di essere una Waterloo anche per il nuovo Partito Democratico, che ora davvero non ha altra strada possibile se non quella di presentarsi da solo, con qualsiasi sistema elettorale.
Ho il vago sentore che questa volta , la campagna elettorale assumerà toni che neanche immaginiamo e non saprà risparmiare nulla e nessuno, sarà davvero , se non fino "all'ultimo sangue", sicuramente fino all'ultimo voto.
Ho l'impressione che, pur essendo la strada tutta in salita, ancora esista la possibiltà che non riescano ad avverarsi integralmente le previsioni di chi ora invoca, con tanta insistenza, il ritorno alle urne per convenienza personale, ed inseguendo i sondagi del momento.
Gli italiani, in parecchi cruciali momenti della loro storia, hanno spesso dimostrato di essere più maturi e razionali delle aspettative dei loro governanti.

Ora potremo chiamare "buffoni" i nostri politici lo stabilisce la Corte

Una nuova ed interessante sentenza della Quinta Sezione penale della Corte di Cassazione stabilisce che, se un politico non mantiene le promesse fatte ai propri elettori, non è reato apostrofarlo con l'epiteto di 'buffone'.
La Corte infatti ritiene che in questo caso non si tratti di offesa o di critica gratuita alla persona, bensì semplicemente al suo operato politico-amministrativo che non è stato conforme alle promesse.
Con tali motivazioni di fatto la Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per ingiuria, emessa dal tribunale di Poggio Mirteto, per un cittadino che durante un'assemblea pubblica, aveva interrotto il discorso del sindaco chiamandolo 'ridicolo e buffone'.
La notizia di colpo addolcisce una giornata di per sè abbastanza sconfortante, vuoi per la caduta delle borse, vuoi per il proseguo della crisi politico-istituzionale.
Tra l'altro abbiamo dovuto anche ascoltare le solite "sparate" (qualcuno dice cazzate) di Bossi che, ancora una volta incita il popolo Padano a scendere a Roma per l'ennesima "marcia sulla capitale", con "rivoluzione" incorporata ed annessa.
Istintivamente mi viene da pensare che i giudici abbiano deciso di loro spontanea volontà, e visto le carenze dei politici, di snellire e facilitare il lavoro di parecchi tribunali.
Le aspettative erano che si dovessero iniziare, a breve, tante milione di cause per quanti sono i cittadini italiani che in questi giorni apostrofano i nostri politici con il termine di "buffoni".
Ora finalmente gli italiani si possono almeno sfogare e, volendo, urlarlo a squarciagola davanti a Montecitorio, tanto di motivi per farlo ne hanno a iosa, addirittura potrebbe essere possibile preparare l'elenco ufficiale dei "pubblici buffoni".
E visto che sono riusciti a toglierci anche il sorriso e la spensieratezza, ringraziamo i giudizi che ci hanno dato la possibilità di questo piccolo sfogo, non so voi, ma io con infantile "crudeltà" questa "vendetta", nei confronti di qualche politico, la voglio esercitare, con soddisfazione, fino in fondo.....

domenica 27 gennaio 2008

Giorno della Memoria

Per non dimenticare

Ognuno faccia il suo mestiere.

Ognuno faccia il suo mestiere. Queste le lapidarie affermazioni di Rosa Russo Iervolino in risposta alle dure parole pronunciate dall'arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, durante la veglia di preghiera svoltasi ieri sera nel Duomo.
E ancora , in risposta al cardinale che le chiedeva come stesse, il primo cittadino ha risposto: "Il sindaco sta in piedi, nonostante le spallate".
Si capisce la rabbia e la nota polemica, appena trattenuta, delle risposte.
Quanto accade a Napoli non permette a nessuno sonni tranquilli.
A dire il vero piace anche, e lascia un po' stupiti, sopratutto perchè fatta da un cattolico , la risposta polemica del primo cittadino a quella che, forse è stata giudicata come una indebita ingerenza del Vescovo.
Ma proprio qui sta la questione Sindaco , è tutta riposta nel famoso detto "diamo a Cesare quel che è di Cesare e diamo a Dio quel che è di Dio".
Se per questo la comprendiamo e abbiamo il dubbio anche noi che dietro alcune manifestazioni di protesta ci possano essere regie occulte di vari poteri, non esclusa la Curia napoletana; tuttavia in questo momento riusciamo più a comprendere le preoccupazioni del Vescovo, intento com'è ad assicurare al suo "gregge" non solo una decente vita terrena, ma anche una vita futura.
"Ognuno faccia il suo mestiere" Lei diceva Signor Sindaco, ma consideri che il Vescovo ne sta facendo due di mestieri. Abbiamo il vago sospetto che i suoi cittadini sapranno giudicare con più indulgenza gli errori del Vescovo considerando che in fondo è impegnato su due fronti.
Ma Lei il suo di mestiere, Signora Iervolino, lo sta facendo ?
Ci perdoni Sindaco ma dette da Lei quelle parole anche a noi sono sembrate di troppo , una leggera stonatura, anche se per diversi motivi.
Forse non era la persona più indicata a pronunciarle. E allora non si offenda e Le lasci dire a noi che abbiamo, forse, più argomentazioni.
"Ognuno faccia il suo mestiere , il Vescovo faccia il Vescovo e il Sindaco faccia il Sindaco".
Ma il problema vero, è che entrammbi lo dovrebbero fare bene, accettando una differenza non secondaria, e cioè che il Vescovo ne risponderà a Dio e solo nel giorno del giudizio, Lei ne dovrà invece rispondere ai suoi cittadini alle prossime elezioni amministrative.

sabato 26 gennaio 2008

Liberi sì ma di essere censurati.

Il momento è delicato quindi se si riesce a controllare la Televisione e parte della stampa è sicuramente meglio. Non vale sicuramente la pena avere proprio ora, sul più bello, complicazioni.
Questo deve essere stato il ragionamento, e poi la famiglia-partito Mastella si sa, si offende con estrema rapidità.
Ecco allora la censura di "regime". Vale sempre il principio che la satira va fatta, ma solo nel confronti dell'avversario, non con gli amici anche se nuovi. Già si erano avuti precedenti con Fini e "famiglia" per cui era dovuto intervenire persino la Presidenza Fininvest.
Prepariamoci quindi ad avere giornalisti in linea, schierati ed ossequiosi. Questo ho il dubbio sia solo l'inizio.
La liberà è il concetto fondamentale su cui è cresciuto il mondo occidentale, è la sua essenza, la sua forza vitale, ma la libertà è un concetto talmente ampio che si sa sempre dove inizia e mai dove deve finire.
Naturalmente la stampa e l'informazione sono libertà essenziali e devono essere certamente libere, ma spesso libere anche di essere censurate se non sono gradite dalla proprietà o al regime.
Dicono che il buon giorno si veda dal mattino, allora buon giorno Italia, buon giorno italiani, in fondo vi siete appena risvegliati.

venerdì 25 gennaio 2008

I nani della politica italiana.

Il D-Day è arrivato, il governo e il parlamento, ma non solo, si sono arresi all'inevitabile. Non poteva che essere cosi. Non era possibile reggere con una coalizione talmente disomogenea. Non si tratta di un problema del solo centro-sinistra, ma una legge elettorale come la nostra crea di fatto l'ingovernabilità.
Tutti dentro per combattere "l' avversario" alla fine porta solo contrapposizioni ma non programmi e riforme , questi si dimostrano più difficili da realizzare.
Questo governo ha realizzato poi il capolavoro unico di avere scontentato un po' tutti, dal centro alla sinistra.
Neanche il botto finale è riuscito ad essere un grande spettacolo, si è solo dimostrato squallido ed indecoroso. Una farsa, una tragedia, una commedia che neanche i teatrini di periferia accetterebbero di mettere in programma.
Ha ragione Giovy , io mi vergogno come lui, così come si vergogna l'Italia intera.
Dicono poi che alla fine ognuno si merita i politici che si ritrova, sarà anche vero ma vorrei sperare e sognare che nessuno di loro sieda più nel prossimo parlamento, sogno vengano spazzati via, dal primo all'ultimo, vorrei vedere facce nuove, pulite, giovani, motivate e decenti.
Le inutili chiacchiere di questi personaggi hanno stancato il paese, oramai sono un pericolo per il paese e per la democrazia.
Non sono tutti uguali ma nel mucchio non si riesce più a distinguere.
Lo strano è che si pensano anche politici esperti, convincenti e "navigati".
Basta vedere in questi ultimi giorni, un errore dietro l'altro.
Non voglio parlare di Mastella, è indecente che chieda al Parlamento solidarietà sul suo "modo di far politica", così come è anche indecente che il Parlamento gliela conceda. Ho già detto che personaggi come Mastella è meglio perderli che trovarli.
Parlo invece delle affermazioni di Veltroni di voler correre da solo con qualsiasi sistema elettorale si dovesse adottare.
L'ingenuità non è ammessa in politica ed era evidente che questa era una bomba piazzata nel bel mezzo di Palazzo Chigi. Si possono condividere sia la scelta che l'idea, ma quando si governa si devono anche prevedere le conseguenze delle proprie decisioni.
A meno che Veltroni, non volesse accadesse proprio quello che poi è accaduto.
Tralascio il discorso su Prodi, non gli concedo come fanno ora i suoi avversari l'onore delle armi, non penso abbia dimostrato "alto senso delle istituzioni e dello stato" presentandosi in Senato per il voto di fiducia, semplicemente ha precluso, parte delle residue possibilità, di avere un governo tecnico di transizione per la realizzazione delle riforme. Non è servito neanche alla sua "parte" , ha seguito semplicemente il ragionamento se muore Sansone devono morire anche i filistei.
Ma se non riesco a sorridere del centrosinistra , certamente cado nella disperazione più assoluta con il centro destra. Ora nessuno di questi vuole più neanche la riforma elettorale che prima si diceva indispensabile , ora gridano tutti "al voto" "al voto".
Fino a pochi giorni fa al contrario erano tutti in coro, da Berlusconi a Fini a Casini, a dire che, l'attuale legge elettorale era una "porcata" indegna degli italiani, tant'è che molti di loro si erano anche spesi nella raccolta di firme per il referundum.
Non più tardi di ieri sera, in diretta ad una trasmissione televisiva, lo stesso Berlusconi ha definito l'attuale legge elettorale una "buona legge", si è dimenticato di aggiungere che è buona per i partiti ed i politici, non per gli italiani.
Già queste affermazioni sono sufficienti per cogliere la sincerità dei personaggi, già questo dovrebbe bastare a convincere tutti sulle reali intenzioni. L'importante per loro è essere eletti, niente conta l'interesse generale del paese, conta solo l'interesse personale.
Resta da chiedersi ora che fare ? Poche le speranze di cambiamento.
Sicuramente il Capo dello Stato verificherà, tramite le rituali consultazioni, la possibilità di un governo tecnico per le riforme, magari conferendo proprio l'incarico ad un personaggio come Draghi, al di sopra delle parti, proprio per riformare almeno la legge elettorale.
Non so quante saranno le speranze di riuscita, credo poche, ma spero in ugual misura. Ma poi, fatta la legge elettorale come possiamo fare i politici ?
Io nutro un sogno. Da inguaribile sognatore spero che Veltroni con il Partito Democratico, superando le divisioni interne che già si stanno facendo sentire sulla questione, decida comunque di correre da solo, con un buon programma, fatto di riforme , di progetti, di novità e di "speranze" per il futuro, qualunque sia il risultato e comunque vadano le elezioni.
Non è un obbligo governare , quello che conta è essere seri e responsabili, di questo hanno bisogno gli italiani, sono certo ci potranno mettere anche del tempo, ma alla fine capiranno, eccome capiranno.
In fondo in Italia non può mancare quel grande "riformismo" che esiste e governa spesso in tutta Europa.
Ma questo da solo non basta, io sogno che alla fine, anche uomini come Montezemolo, decidano di assumersi le loro responsabilità fondando quel "nuovo partito di centro"così malamente rappresentato fino ad ora.
Se dovesse mancare tutto questo il rischio è che il voto si trasformi in una protesta immane, lasciando spazio al qualunquismo generalizzato e a personaggi come Grillo che abilmente saprebbero distruggere quanto potrebbe essere anche doveroso e utile distruggere, ma che difficilmente saprebbero poi risistemare i cocci.
Se tutto questo però non dovesse bastare agli italiani per avere finalmente politici degni di tale nome, ebbene dovremmo proprio arrenderci al famoso detto che alla fine "ognuno ha i politici che si merita". E io, anche se non riesco ad immaginare ancora a che "giganti" della politica mi potrò affidare, neanche sono convinto di dovermi meritare tutti questi "nani".

mercoledì 23 gennaio 2008

Le cifre della nostra crudeltà, Unicef 2008.

Sembra impossibile ed impensabile, non si riesce a credere che ogni giorno ben 26 mila bambini nel mondo, con meno di cinque anni, muoiono per malattie del tutto evitabili come normalissime infezioni, curabili con blandi antibiotici, o per comuni diarree.
Sono questi i dati che emergono dal rapporto annuale del 2008 dell’Unicef sulla condizione dell’infanzia nel mondo, presentato oggi e, quest’anno, dedicato al diritto alla salute («Nascere e crescere sani»).
Snocciolando i dati si scopre così che un bambino su quattro nel mondo è sottopeso, nei paesi meno sviluppati lo è uno su tre, in Asia meridionale addirittura uno su due.
Il 50% dei decessi dei bambini con meno di cinque anni avviene per malnutrizione, in pratica sono ben cinque milioni di bambini.
Nel 2006 con un poco di fortuna si è riusciti a far scendere le morti dei bambini sotto i 10 milioni (erano 20 milioni nel 1960); 72 morti ogni mille nati vivi.
Tra le undici priorità individuate dall’Unicef per il 2008 c’è poi anche la lotta alle violenze contro i minori: quando si osservano regioni in cui 80.000 bambini perdono la vita ogni anno a causa delle violenze tra le mura domestiche, oppure quando si scopre che ancora due milioni di bambini sono sessualmente sfruttati e sei milioni lamentano abusi di vario genere, è cruciale e urgente individuare soluzioni e forme di intervento.
Purtroppo però le morti raggiungono ancora cifre impressionanti, 9,7 milioni di bambini.
Quasi la metà di questi decessi, sotto i cinque anni di vita, avviene ancora in quella terra, dimenticata da Dio e dagli uomini, che è l' Africa sub-sahariana. Una percentuale incredibile.
Fra le principali cause si possono annoverare le complicazioni neonatali (36%), la polmonite (19%), la diarrea (17%), la malaria (8%), il morbillo (4%), l’Aids (3%).
Solo di banali diarre muoiono , ad esempio, circa 2 milioni di bambini l’anno.
Rilevante anche la malnutrizione che è il principale fattore di circa la metà delle morti di bambini. A questa si aggiunge poi la mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati ,che da soli incidono sulla mortalità per un 88% circa dei decessi dovuti a malattie diarroiche, in pratica oltre 1,5 milione di morti l’anno.
Si pensi che se si migliorasse semplicemente l’accesso ai servizi - afferma l'Unicef - si ridurrebbe di un terzo la mortalità dovuta alla diarrea.
Il dossier segnala anche l'importanza che i conflitti locali e le guerre in quei territori hanno sulla mortalità e sulle condizioni generali di mortalità.
Attualmente oltre 40 paesi, per buona parte a basso reddito, sono coinvolti in conflitti.
La mortalità infantile, ed era inevitabile, risente in maniera impressionante delle condizioni di vita delle madri. Mezzo milione di donne muoiono ogni anno per motivi legati al parto o alla gravidanza. Le condizioni delle une condizianano inesorabilmente la vita degli altri. Nei paesi in via di sviluppo un quarto delle donne incinte non riceve nemmeno una visita medica prima del parto.
L'Unicef segnala anche un dato impressionate che ci lascia inorriditi, si pensi che ad esempio 12 dollari potrebbero, per la maggior parte dei casi, salvare la vita di uno di questi bimbi.
Si stima, ad esempio, che "nell’Africa sub-sahariana l’applicazione di un pacchetto di interventi essenziali, in grado di ridurre la mortalità infantile di oltre il 30% e la mortalità materna di oltre il 15% , potrebbe avere un costo aggiuntivo, rispetto ai programmi attuali, di 2-3 dollari procapite".
Sono sicuramente impressionanti le cifre dei morti e della sofferenza, ma sono più impressionanti le cifre della nostra indifferenza e del nostro disinteresse.
Le prime forse ingenuamente si potrebbero addebitare alla fatalità, le altre no, non hanno giustificazioni , non ne meritano , sono solo le cifre orrende del nostro disinteresse e della nostra crudeltà.

Vedi Napoli e poi muori.

Sicuramente quanto sta succedendo con i rifiuti a Napoli ha colpe antiche e i napoletani, per la stragrande maggioranza, non l'hanno sicuramente voluto, lo hanno solo subito.
Le responsabilità politiche dei fatti investono uomini dell'uno come dell'altro schieramento, vanno dalla destra alla sinistra con poche distinzioni.
Non me la sento di salvare nessuno di quelli che, in qualche modo, ne sono investiti per responsabilità. Non è possibile occupare posti pubblici e non accorgersi di quanto stava accadendo in città e in provincia.
Rimango sempre convinto che almeno un gesto concreto, anche postumo, anche tardivo, e cioè il presentare le dimissioni da parte dei responsabili, anche indiretti, aiuterebbe e di molto, la situazione.
Ci auguriamo poi tutti sicuramente che la Magistratura faccia il suo dovere fino in fondo , individuando e perseguendo i colpevoli di tanto disastro.
Aggiungo, ma è oramai retorica, nel senso che ce lo siamo ripetuto più volte in questi giorni, che non si gestisce un'emergenza quattordici anni. Così diventa norma e consuetudine.
Ma detto questo dobbiamo poi essere franchi e decisi con i Napoletani. Non mi pare abbiano molte altre scelte ora, oltre a quella di rimboccarsi le maniche e di collaborare con le autorità.
Ora si che sono in emergenza, coperti come sono, a volte fino ai primi piani dei palazzi , di spazzatura.
E la "monnezza" , cari napoletani , francamente o ve la tenete così o la mettete in qualche discarica , anche provvisoriamente riaperta.
Non esistono altre scelte ora , non sono praticabili altre strade, non vi è nulla che vi possa fare, ne sognare né pensare, che in Italia troverete molta solidarietà sulla questione.
Vi deve aiutare il pensiero che in altre regioni si trovano italiani che vivono, come voi, nelle immediate vicinanze di discariche che accettano con dispiacere , a volte come un castigo della società e questi sicuramente non accetterebbero ulteriori rifiuti, oltre a quelli che già sopportano.
Non è possibile lasciarvi crogiolare nel pensiero che altri accettino quello che voi non volete accettare.
Un aiuto da altre Regioni è possibile ed auspicabile, ma nulla vi autorizza a pensare che questa possa essere la definitiva risoluzione del problema.
Ora si che siete davvero in emergenza e l'emergenza e la drammaticità della situazione vuole vengano adottate soluzioni rapide. Ascoltate un consiglio disinteressato, non fate sì che possano addossare a voi la colpa di quanto accaduto.
E nell'immediato purtroppo non esistono altre soluzioni se non riaprire le discariche individuate dal Commissario De Gennaro, con le buone o con le cattive, volenti o nolenti.
Esiste sì un'altra soluzione ed è quella che Napoli accetti di diventare come Calcutta, allora lasciamo la "monnezza" li dove è, ma poi non reclamiamo più se questa città morirà definitivamente.
Una volta era romantico e nostalgico motto il dire "vedi Napoli e poi muori", ora potrebbe davvero diventare una triste realtà.

martedì 22 gennaio 2008

Pare che la crisi di Governo si sia decisa in Piazza San Pietro.

Cadere per Mastella, cosa da non credere, sembra quasi impossibile.
Un governo si pensa sempre possa morire per qualche motivo importante, per la Finanziaria, per quanto sta accadendo a Napoli, oppure, cosa ancora più nobile, per problemi legati alla politica estera. Così quantomeno sarebbe stato serio. Una caduta "importante", degna dei personaggi.
Cadere per Mastella sembra una burla, una cosa da ridere, non è una cosa seria.
Lo abbiamo sentito non più tardi di ieri sera a "Porta a Porta" giustificare la sua uscita dal Governo.
Non si capivano bene le motivazioni, ma sembra volesse anche la solidarietà del Parlamento sul suo modo di fare politica, un posto a me e uno a te, uno al cugino di mia moglie ed uno all'altro. A un certo punto ha detto che lui solidarizzava con uno inquisito per pedofilia pare, cose da non credere.
In pratica ed in sostanza, voleva diventasse norma condivisa la lottizzazione più sfrenata dei posti pubblici.
Poi si capisce perché, invece di trovarci nei consigli di amministrazione di società pubbliche come Alitalia, Trenitalia, RFI ecc ecc, personaggi di comprovata esperienza tecnica, al massimo ci troviamo chi manda in completo fallimento le varie società, in barba ai contribuenti che pagano.
Oramai però la frittata è fatta, non è possibile tornare indietro, fosse per la perdita di Mastella non sarebbe una grande perdita per il paese, meglio perderlo che trovarlo.
Non più tardi di ieri il Financial Times chiosava sulla classe politica italiana giudicandola la peggiore di tutta Europa.
Di problemi e di motivi per cadere quindi, il Governo Prodi ne aveva a iosa. Sarà sicuramente una coincidenza, ma il Governo cade proprio poco tempo dopo lo schiaffo della "Sapienza" al Pontefice.
Non solo, dopo pochi giorni la Cei ed il cardinale Bagnasco hanno detto che il paese "è a pezzi".
Si sussurra in ambienti bene informati che le decisioni di Mastella siano state prese proprio in Piazza San Pietro, in occasione della manifestazione a sostegno del Pontefice.
Unici bene informati, in ambiente politico, sembra fossero stati Casini e Berlusconi.
Si è predicato per mesi che questo governo sarebbe caduto per la sinistra, sembra sia caduto invece, quasi per volontà o ispirazione Divina, sotto i colonnati del Bernini, tra una preghiera e l'altra, non tutte sante, anche se accolte.
Ma non mi pare che il premio possa essere la salvezza eterna, al massimo si è mercanteggiato, più banalmente, qualche poltrona in più.
E' il segno dei tempi che anche i "miracoli" sono diventati banali e poco credibili.
E' strano come in qualche modo tutti gli artefici di questa crisi appartengano al mondo politico della vecchia Democrazia Cristiana, sembrano quasi una vendetta sulla storia, sembrano voler dire che loro muoiono come Sansone assieme a tutti i filistei.
Lasciano il sospetto di una regia comune, di intenti ed interessi comuni di tutti iprotagosnisti, poco chiari, non sempre limpidi.
Neanche Prodi si salva in questo frangente, non è immune da colpe, ha voluto andare oltre le sue possibilità e anche ora sembra più che altro interessato, non alle sorti del paese, ma alle proprie.
La sua sortita e le sue esclamazioni sembrano precludere qualsiasi possibilità di un governo istituzionale, sembrano più un avvertimento a Veltroni, a Bertinotti e a D'Alema che ad altri.
La sua volontà di "farsi sfiduciare dalle camere" pare fatta apposta per mandare tutti a casa e diritti alle elezioni anticipate. Dopo di me il nulla sembra voler dire.
Tra l'altro così si eviterebbe anche il Referendum, cosa che non dispiace del tutto a tanti. Sicuramente piace a Mastella.
Qualche malizioso a questo punto potrebbe avere sicuramente il vago sospetto che proprio questo potrebbe essere l'accordo costruito da Berlusconi e Casini con Mastella, tra una preghiera e l'altra e sotto quelle sante Colonne.
Oltre all'ingresso di Mastella nel futuro Governo anche un deciso stop alla riforma della legge elettorale che penalizzava, almeno nelle intenzioni , proprio i partiti minori come L'Udeur.
Non so se questo accordo oltre ad essere stato costruito in un luogo sacro alla cristianità possa anche ambire a godere della benedizione Divina per le scelte adottate.
I bene informati dicono che sicuramente qualche sospiro di sollievo si è sentito dentro le mura di San Pietro.
In fondo questo Governo ha sfidato più volte la gerarchia della chiesa.
Ancora una volta e con l'amaro in bocca più che gli interessi generali del paese sembrano trionfare i piccoli interessi dei mercanti, anche di quelli del "tempio", poco importa se costruiti nei retrobottega, nelle sacrestie o sotto le imponenti colonne del Bernini.
Sicuramente non interpretano nè la volontà del popolo nè tanto meno quella Divina, anche se spesso se ne fanno paladini, interpreti e sostenitori.
Le uniche preghiere inascoltate, ancora una volta, sembrano essere quelle del paese, quelle di chi non arriva a fine mese, non alla fine della legislatura.

lunedì 21 gennaio 2008

Le elezioni anticipate ora rischiano davvero di diventare realtà

Riesce sempre a sorprenderci su tutto questo Governo, e non sempre le sorprese sono positive, anzi per lo più sono amare.
Una sola affermazione sembrava essere positiva ed erano le affermazioni di Veltroni che dichiarava che, con qualsiasi legge elettorale, il Partito Democratico avrebbe corso da solo alle prossime elezioni.
Vuol dire che qualcuno crede davvero e seriamente che la stagione è oramai chiusa e che le elezioni sono inevitabili.
Subito dopo queste affermazioni però sono iniziate le polemiche, per prima si dichiaravano contrariati proprio la Bindi e Parisi, che sospettavano una trappola per Prodi; ma poi anche Giordano si aggrega alla compagnia, lanciando il sospetto che il vero fattore di instabilità del Governo Prodi sia proprio il Partito Democratico. Segue il principio che le colpe sono sempre degli altri.
Alla fine però la politica italiana è di nuovo tutta in fibrillazione e, tanto hanno dato e fatto, che oramai si può avere la quasi certezza che questa settimana il governo Prodi cadrà.
Stanno facendo sul serio.
Anche il sole di Pecoraro Scanio ha smesso di ridere e se ne capiscono i motivi, i rifiuti di Napoli sono lì a memoria di tutti , anche dei posteri.
Entreranno nei manuali di storia per insegnare come sia possibile, solo con insipienza ed incapacità politica, rovinare una città, una regione ed una nazione.
Non è stato solo in questo disastro, ma ne ha forti responsabilità.
I rifiuti ci sono costati molto ma rischiano di costarci ancora tanto, dopo che hanno fatto il giro del mondo, comparendo in tutte le televisioni e su tutti i giornali del mondo.
A quelli si sono aggiunti i problemi e le malefatte di Mastella. Non sono solo i fatti personali dell'ex Ministro che vengono messi in discussione, è un' intero sistema clientelare, un modo vecchio di fare politica che rattrista e disgusta gli italiani.
Ancor di più ne risulta rattristato e deluso il centro sinistra che se ne pensava immune.
Strana ed incomprensibile ai più è stata la solidarietà data a Mastella da parte dell'intero Parlamento, la cosa dà modo di pensare.
Nulla di personale ma, ora lo possiamo dire apertamente avendola risolta, la cosa che abbiamo trovato più scandalosa è che persone come Mastella abbiano potuto diventare Ministro di Grazie e Giustizia.
Ma i problemi ancora non finiscono qui, incalza ancora anche Dini ad esempio, afferma che sicuramente non voterà la fiducia a Pecoraro Scanio e neanche l'utilizzo , da parte del Governo, di un nuovo tesoretto per ridurre le tasse. Se si dovranno ridurre le tasse (e si dovrà) lo si dovrà fare solamente con la riduzione delle spese.
Anche Di Pietro però è nuovamente polemico e continua imperterrito la sua battaglia contro Mastella , i principi sono saldi e condivisibili, lascia un po' il sospetto chieda per sè il Ministero della Giustizia.
Come si vede siamo alla frutta. Questa volta mi sa che non basteranno neanche i miracoli, non i Senatori a vita e neanche qualche santo in paradiso, per rianimare un governo che è di fatto oramai morto.
Quello che mi pare certo però è che non sia possibile andare al voto con questa legge elettorale. L'unica scelta che pare ora opportuna, non mi stancherò di dirlo, è un governo di larghe intese, come quello tedesco, che possa fare le riforme necessarie al paese ed ai cittadini.
Al di là di questo c'è proprio l'abisso ed il nulla.

venerdì 18 gennaio 2008

Rischia non più solo la legislatura ma la tenuta democratica del Paese.

Alla fine si dovrà decidere, così proprio non è possibile continuare.
Fino a non molto tempo fa nel parlamento si fronteggiavano due schieramenti politici divisi su tutto.
Ora hanno trovato, finalmente per loro, un punto d'accordo che li unisce, da destra a sinistra, con pochissime e rare eccezioni, la contrapposizione alla magistratura.
Prima almeno era solo il centrodestra che periodicamente, a secondo degli inquisiti di turno, gridava al complotto ed al colpo di stato.
Qualche cosa ora sembra essere cambiato.
A dire il vero si erano già avute le prime avvisaglie con i casi Forleo e De Magistris, dove gli inquisiti di turno erano rappresentanti del centro sinistra.
Lì si era rotto quel rapporto fiduciario, a volte di convenienza, tra la sinistra e la magistratura.
Per la prima volta l'intero "Palazzo" si era sentito assaltato e aveva reagito con fastidio.
Il discorso di Mastella in parlamento ha dato il via ad un attacco alla magistratura da parte dell'intero schieramento politico di una inaudita violenza.
Mai i due poteri dello Stato erano giunti a contrapposizioni così diffuse e violente.
Entrambi i poteri sono in fibrillazione e la situazione oramai è insostenibile.
Ci sono esagerazioni, è utile riconoscerlo, da una parte e dall'altra. Il protagonismo degli uni si scontra spesso con la facilità all'"intrallazzo" ed alla corruzione degli altri.
Proviamo a ripensare solo brevemente ai casi di questi giorni, proprio oggi è stato condannato Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, Berlusconi ha ricevuto, quasi in contemporanea, l'ennesimo avviso di garanzia per il caso Rai, e ancora non sono finiti l'eco e la reazione al caso Mastella e famiglia-partito.
Così non è proprio possibile continuare, non è più in pericolo solamente la legislatura , i rischi più seri rischia di correrli ora la tenuta democratica di questo paese.

giovedì 17 gennaio 2008

Bloggare perchè sinceri può essere pericoloso.

Credo utile riprendere la notizia che leggo su Barbabianca (segnalata e proposta anche da Lia e Floria).
Lo faccio seguendo un istinto innato, ma anche la ragione e le idee.
Non so se potrà servire in qualche modo alla liberazione di Fouad Al-Farhan, ma serve ed è utile ricordarsi che esistono ancora paesi in cui la liberta di pensiero e di parola è perseguita e spesso ancora perseguitata.
La vicenda credo sia nota, Fouad, uno dei blogger più famosi dell'Arabia Saudita, si trova prigioniero in una cella di isolamento Saudita, da più di un mese.
A Fouad non è ancora stata fornita alcuna giustificazione sulle motivazioni del suo arresto , risulta però evidente che queste dipendono in maniera diretta dalla sua attività.
L'attività dei bloggers in molti paesi viene tollerata solo a condizione che si tratti , nei propri blog, di pettegolezzi, di musica, di arte se si vuole, ma mai viene tollerato l'impegno pubblico, sociale o politico.
A noi, sembra semplicemente inimmaginabile che ancora non sia possibile, e sempre libero, esprimere e diffondere, con il semplice strumento di un blog, idee e pensieri.
Ma questa è purtroppo condizione abituale ancora in troppi paesi.
La globalizazione della rete però impone, sopratutto a noi , suoi frequentatori abituali, impegni ed attenzioni che non possiamo dimenticare.
Ogni notizia importante deve assumere i connotati di un messaggio "globale", lo devono essere le idee e i pensieri , ma lo devono essere anche i diritti.
Anche le condanne, lo sdegno e le proteste devono sapere diventare tali.
Ecco quindi l'obbligo morale di rilanciare la notizia, non solo per quanto in sè già evidente ma ancor di più per quanto sottinteso.
Non abituamoci mai a pensare ogni nostra conquista o diritto come un fatto assodato, scontato ed eterno, al contrario, abituiamoci a difendere sempre con caparbietà e coraggio ogni nostro diritto, facciamolo nostro , ma pretendiamo venga esteso e riconosciuto anche ad altri.
La democrazia e la libertà non devono essere isole felici, devono essere un mondo aperto a tutti.
Non diamo per scontata sempre neanche la nostra libertà, ma stiamo attenti anche ai segnali, lo sottolinea con intelligenza ed attenzione Edoardo Vigna sul Corriere della Sera di oggi.
Dice Vigna che " in tutto il mondo (attenzione anche quello libero) si moltiplicano i tentativi di limitare e censurare il web, che lo si faccia con pretesti anti-pornografici (Tokyo) o anti-terroristici.
Il 2008 può essere l'anno dello scontro finale per la libertà della Rete.
Blogghiamo perchè siamo sinceri dice l'ultimo precetto di Fouad . Cosa c'è di più pericoloso ?"

mercoledì 16 gennaio 2008

Il dovere e l'obbligo delle dimissioni di Mastellla.

Delle due cose l'una contraddice l'altra, non si può solidalizzare con il ministro Mastella , inquisito secondo notizie di stampa di ben sette reati, e poi assicurare il proprio sostegno e una costante fiducia nell'opera della Magistratura.
Anche riconoscendo valido il principio Manzoniano che la ragione ed il torto non si dividono mai con un taglio netto, non è possibile che abbiano ragione entrambi i contendenti.
Si dice speso che il Parlamento rappresenta uno spaccato del paese, ne è la rappresentanza politica.
Se noi dovessimo valutare, dalla solidarietà espressa dai nostri parlamentari a Mastella , la "rappresentatività" dei nostri Onorevoli dovremmo ancora una volta concludere che rappresentano solo se stessi.
Non voglio entrare nel merito delle accuse rivolte al ministro, deciderà la giustizia, ma obiettivamente mi pare difficile sostenere, come fa la Finocchiaro, che il Guardasigilli ha dimostrato "un atto di grande responsabilità politica ed istituzionale" presentando le sue dimissioni.
Mi chiedo mai che dovrebbe fare un ministro della Giustizia inquisito, se non dimettersi.
Credo che le dimissioni rappresentino nulla di più che un atto dovuto.
Ma il palazzo, da Veltroni a Prodi, da Berlusconi a Fini , da Buttiglione a Casini gridano alla scandalo nei confronti dei magistrati e solidarizzano con Mastella parlando addiruttura di emergenza democratica.
L'impressione è unica, sembra quasi che il palazzo registri , da tanti segnali, un clima di imminente disastro , un'aria di caduta del regime, che alla fine li obbliga a rinchiudersi ed a barricarsi a difesa del palazzo e della propria sopravvivenza.
Non credo sarà questa la strada che potrà assicurare continuità a questa legislatura tuttal più sarà la strada certa per accellerarne la caduta.
Quanto accaduto, anche in questa occasione, non fa altro che aumentare il solco che divide il Paese ed i cittadini , dalla politica e dai suoi rappresentanti.

martedì 15 gennaio 2008

Il grande rifiuto di Benedetto XVI

La sofferta decisione è arrivata, il Papa ha annullata la sua prevista visita all' Università "La Sapienza" di Roma.
Resta il solo rammarico che, alla fine, si dovrà per forza di cose constatare che ha ragione Biagio quando sostiene che ci dobbiamo preparare al vittimismo e forse anche alle accuse ingiuriose. Sono a onor del vero già cominciate.
Quello che pare sia sfuggito è che nessuno ha mai voluto impedire al Pontefice nè di parlare, nè di esprimere liberamente le proprie convinzioni, quello di cui si discuteva era solo l'opportunità e la "congruenza" delll'invito rivolto dal Rettore.
La richiesta ci pare dovesse scontare che doveva essere preservato, quanto meno il principio che il Papa poteva essere un ospite e non "l'Ospite", un invitato e non "l'Invitato", un pensiero e un'idea di fede e non il "Pensiero" e la "Fede".
Tutto questo nel nome della laicità della cultura, della scienza, dello Stato.
Non è mai stata in discussione nè la libertà nè la facoltà del Pontefice di esprimere e sostenere liberamente le sue idee o la sua fede.
Non si parli quindi di censura, nè di intolleranza nè di scarso senso democratico.
In tali affermazioni vi si trova un poco di qualunquismo, un po' di conformismo e di ricerca di omologazione al pensiero cattolico.
Quello che trovo veramente antidemocratico e che dimostra una certa consuetudine all'intolleranza, sono le isteriche reazioni di alcuni politici , scontate quelle di parte del mondo cattolico, quasi che si volesse impedire il dissenso e le democratiche contestazioni.
E' strumentale pensare che si volesse con la forza impedire al Pontefice di intervenire, se non da parte di esigue minoranze.
Detto questo però non nascondiamoci dietro un dito, è evidente che quello che si sta vivendo è un evidente clima di contrapposizione tra il mondo laico ed il mondo cattolico, con alcune spigolose esasperazioni da un parte e dall'altra.
Questo succede quando invece di ricercare quanto ci unisce o serve ad unire, si ricerca e si riafferma solo quanto ci divide.
Non mi pare però di aver visto innalzare barricate da parte del mondo laico,s e non a difesa di quelli che vengono considerati in tutto il mondo occidentale i diritti civili inalienabili della società e dell'individuo.
Il problema è che quando si comincia ad erigere barricate, poi alla fine ognuno cerca di mantenere e difendere le proprie posizioni e la propria "fede".

lunedì 14 gennaio 2008

Annullate l'invito al Papa.

Questo il testo della lettera indirizzata al Rettore da parte di un gruppo di docenti della Sapienza di Roma per evitare l'annunciata presenza del papa all'inaugurazione dell'anno accademico.

«Magnifico Rettore con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato».

Come si vede non vi espressa, come qualcuno vuole far credere, nessuna intolleranza, nè morale nè intellettuale nei confronti del Pontefice.
Vi si coglie solo la riaffermazione, sacrosanta e doverosa , del principio della laicità dello scienza e della cultura.
Qualcuno dirà, proprio perché laici vi è imposto anche l'obbligo di "tollerare"ed accettare l'invito, fatto al Pontefice dal Rettore, e poi di ascoltare le parole del Papa, senza integralismi, senza pregiudizi, ma con la tolleranza che è tipica del pensiero laico.
No, non è così, riaffermare il principi della laicità della scienza, della cultura e dello stato non ci impone in alcun modo di essere intellettualmente tolleranti.
Salvemini ricorda che la tolleranza del laico non significa mai "cedere di fronte a coloro che la pensano diversamente da noi nè essere pronti a cambiare le nostre opinioni. Noi e i nostri oppositori abbiamo lo stesso diritto di sostenere le nostre opinioni e lo stesso dovere di rispettare quel diritto. Ma non abbiamo alcun obbligo di essere intellettualmente tolleranti dei loro errori o moralmente tolleranti dei loro misfatti".
Neanche vogliamo essere intellettualmente tolleranti , ecco perchè sottoscriviamo in pieno il manifesto dei docenti della Sapienza.
Voler essere laici ci impone il rispetto di ogni individuo, ma il laicismo è una fede.
Una fede come le altre. E' la fede nell'individuo.
A differenza delle altre però, costruite spesso sul sangue, è una fede che non uccide nessuno perchè ci impone e ci obbliga a rispettare, "non la fede degli altri, ma gli altri qualunque sia la loro fede".
Ecco perchè anche noi consideriamo sbagliato ed incongruo l'invito fatto al Pontefice e, assieme ai docenti della Sapienza, speriamo possa essere ancora annullato.
Ma se così non fosse, vorremmo comunque che al Papa venisse lasciata la possibilità di parlare e di esprimere liberamente il suo pensiero, nel nome della sua fede; a noi laici però deve essere riconosciuto e lasciato il diritto di contestarlo e criticarlo, nel nome della nostra "fede".

mai più Shoah

Se è spesso difficile capire la nascita del nazismo in Germania, diventa addirittura impossibile comprendere o accettare, con i comuni strumenti della mente umana, la Shoah.
Nasce allora il dubbio e la tentazione di credere che il nazismo e la shoah siano stati solo "follia", follia criminale, a volte di alcuni uomini, a volte di un'intero popolo, di una nazione, di un continente.
L'interpretazione è semplicistica e riduttiva.
Se così fosse si dovrebbe concludere, per chi come noi pensa che alla fine la razionalità dell'uomo avrà comunque il sopravvento, che la shoah sarà per ciò stesso irripetibile, fenomeno unico nella storia di un continente o se preferite nella storia dell'uomo.
Al contrario la storia ci insegna, anche in anni recenti, che il "mostro" è sempre in agguato e che la "follia" è parte dell'uomo e della sua storia.
Ecco perché non possiamo dimenticare, ecco il valore della memoria, ecco per quale motivo noi dobbiamo tramandarne anche ai nostri figli il ricordo.
Non deve essere possibile per nessuno non sapere o dimenticare che, in pochi anni, ben sei milioni di ebrei , giovani, vecchi, neonati e adulti furono uccisi dalla violenza nazista, con pene e sofferenze indicibili.
Con essi se ne andarono anche milioni di zingari, testimoni di Geova, portatori di handicap ed omosessuali, a cui fu addebitata l'unica colpa di essere "diversi".
Sono lì quei morti, a imperitura memoria della bestialità a cui può giungere l'uomo quando l'odio ha il sopravvento sull'amore, quando la prepotenza si sostituisce al dialogo, quando la follia e la violenza prendono il posto della tolleranza, quando viene meno il rispetto dovuto ad ogni essere umano e alla vita o quando non si riesce ad accettare la diversità.
E' questo il momento della memoria, non solo per ricordare quanto accaduto ma perché alla fine , tutti assieme si debba dire "Mai più....".


E proprio perchè non se ne perda la memoria mi è occasione ricordare che, in questi giorni un carro merci, molto simile a quelli usati per l'invio nei campi di concentramento di milioni di deportati , tappezzato con immagini e foto provenienti dai lager, percorrerà la valle camonica sostando in alcune stazioni.

Sarà il 14 e 15 gennaio a Iseo, il 17 a Pisogne, dal 19 al 21 a Darfo, il 23 e 24 a Breno, dal 26 al 28 a Capo di Ponte, per terminare a Edolo ove si troverà nei giorni 30 e 31.


"La memoria conta se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro"













E sull'onda del ricordo riascoltiamo le toccanti parole di un sopravvissuto, che ci chiede di pensare se questo può ancora essere ancora considerato un uomo-
No....la risposta è univoca, non erano più uomini i carnefici, privi di qualsiasi umanità, non riuscivano più a considerarsi uomini le vittime, private oramai di ogni dignità...no...è il caso di pronunciarle quelle parole ...mai più ..mai più.

Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetelo ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Primo Levi

sabato 12 gennaio 2008

La Cina rifiuta le buste di plastica e noi ?

La Cina ha annunciato ufficialmente di voler mettere al bando, dal giugno 2008, i sacchetti di plastica.
Il motivo è evidente, le buste di plastica inquinano fortemente l'ambiente, oltretutto sono costose oltre che essere un inutile spreco di energia non rinnovabile, che al contrario si potrebbe risparmiare.
Molto meglio ritornare ai vecchi contenitori per la spesa, magari in tela o cotone, oppure in altre fibre naturali, da usarsi per 365 giorni l'anno, oltretutto per nulla inquinanti.
Si pensi alla grandezza della Cina , ai suoi milioni di abitanti, al suo enorme e tumultuoso sviluppo e allora si riescono ad immaginare le ricadute, in termini di abitudini, risparmi energetici , costi, salvaguardia dell'ambiente, che una simile decisione porta con se.
In fondo non costa poi molto metterla in pratica, spiace solo che l'Italia abbia deciso di adottarla, ancora neanche ufficialmente, sembra solo dal 2010.
Basterebbe però poco , solo un po' di volontà e di perseveranza, per far si che si possa già da subito renderla possibile su base volontaria.
In fondo pensiamoci bene, basterebbe che tutti , senza aspettare il 2010, si dotassero di una borsa in tela, ne guadagnerebbero sia la nostra bilancia commerciale, sia il nostro portafoglio.
Oltretutto non vedremmo nemmeno più quelle orribili buste colorate, bianche, rosse, azzurre , sparse in ogni luogo, nelle strade, nei campi , nelle valli come sui monti, che svolazzano al vento come panni stesi, impigliate nei rami degli alberi o sui fili spinati, e che oltretutto sono sono quasi eterne ed indistruttibili.
Pensate anche a come potrebbe essere più bello il nostro mare privo di quelle borse galleggianti, che infestano ed uccidono pesci , uccelli ed animali marini.
Immaginate la vostra spiaggia preferita senza quelle brutture, bruciacchiate e scolorite dal sole o dalla salsedine.
Non siete convinti valga la pena provare ?
Io si, e mi piace pensare di poter contribuire a convincere anche voi a farlo.
Vale sempre la pena fare un piccolo sacrificio personale per poter stare tutti meglio.
Pensate solo a quanto può essere bello vedere il cielo e il mare, i monti e le valli, che brillano solo nei loro smaglianti colori, a volte quel profondo blu o quel tranquillizzante verde, e non dei variopinti e inusuali colori di quegli odiosi sacchi, simbolo di una idea di sviluppo vecchia, che non è più sostenibile ed è da buttare oramai, al pari di quelle buste.

venerdì 11 gennaio 2008

La coscienza dell'Europa si sveglia e decide di intervenire in Darfur

L'Europa rompe gli indugi e finalmente riesce ad assumere la decisione di schierare una forza di pace in Ciad e nella Repubblica Centroafricana per la protezione dei profughi in arrivo dalla vicina regione del Darfur.
L'intervento anche se doveroso, arriva comunque sempre tardivo.
Basta ricordare che nel Darfur, nel silenzio e nell'indiffernza quasi totale del mondo, in quattro anni di feroci combattimenti, sono morti più di duecento mila uomini, e gli sfollati hanno raggiunto l'impressionante numero di due milioni di persone.
La missione Europea avrebbe dovuto partire già lo scorso dicembre, quando mancavano ancora 800 soldati e 10 elicotteri, come ricordava anche Cloney in una recente intervista.
Ora finalmente , con la messa a disposizione degli uomini e degli elicotteri , Polonia, Francia e Belgio renderanno possibile l'intervento.
Anche la Russia e l'Ucraina, stando a fonti diplomatiche, starebbero valutando l'ipotesi di partecipare al programma di aiuti.
La missione dell'Ue vedrà impiegati circa 3.500 uomini e sarà composta perlopiù da truppe francesi.
Alla fine le ragioni umanitarie hanno reso doveroso ed indispensabile un intervento, che in caso contrario, avrebbe pesato sulla coscienza di ognuno.
Di più la necessità e l'obbligo morale della scelta viene assunta proprio da quelle nazioni del vecchio continente, come la Francia, che in tal modo si fanno carico delle responsabilita che le derivano dal loro passato coloniale, che tanti guasti ha creato, e tuttora sta creando, nel continente africano.

giovedì 10 gennaio 2008

Il nostro richiamo a Benedetto XVI.

Benedetto XVI durante un incontro con gli amministratori degli enti locali del Lazio denuncia con forza la situazione di degrado delle periferie della Capitale.
Il Papa usa parole estremamente dure per descrivere la situazione di Roma, denunciando "l'aumento della povertà" nelle grandi periferie urbane, la "drammatica situazione" delle strutture sanitarie dell'intera regione, e torna a chiedere con forza di difendere la famiglia "tradizionale", "fondamentale realtà umana e sociale", da "attacchi e incomprensioni".
Al pontefice, Veltroni ricorda "come il Comune sia da anni impegnato per non dimenticare il dolore degli ‘invisibili', la disperazione di chi vive ai margini, ma anche le difficoltà di molte famiglie dove lo stipendio non basta ad arrivare alla fine del mese, dei giovani che devono misurare il loro sogno di sposarsi e avere dei figli con la realtà dei prezzi di una casa o con l'insufficienza dei servizi".
E' certamente sacrosanto il diritto del Pontefice a richiamare la solidarietà umana e l'intervento pubblico, anche e sopratutto , nei confronti dei deboli e dei dimenticati delle periferie urbane, come di ogni parte del mondo.
La dignità della vita ed il rispetto di ogni essere ci fanno condividere il messaggio e l'intervento, richiamano con forza la nostra attenzione alla risoluzione dei problemi legati alla povertà.
Lo strano è che anche il Pontefice a volte dimentica quale sia l'abisso che separa la sua vita e quella di tanti porporati, da quelle di tanti diseredati sparsi in tutte le grandi metropoli del mondo, le cui sorti sono speso affidate alla coscienza ed alla carità degli altri.
Stridente è il contrasto tra le ricchezze di questa chiesa e la condizione di gran parte dei poveri del mondo.
Non si dica che risulta necessaria tanta ricchezza per poter esercitare il proprio ministero, diffondere il proprio messaggio, esercitare la propria autorità morale.
San Francesco, il poverello di Assisi, esercita tutt'ora sul mondo una grande fascino e una grande influenza, ed era ricco solo in sentimenti ed amore per la vita, per ogni uomo, sopratutto se povero e diseredato.
A questo il mondo ancora riconosce inalterata la propria ammirazione ed il rispetto per le sue coerenti scelte di vita.
Facciamo però fatica a riconoscere lo stesso diritto e la stessa autorità morale a chi vive la propria vita nel lusso e nell'abbondanza, in splendidi palazzi e lussuose residenze estive, al pari dei ricchi e dei potenti della terra.
L'esempio, sopratutto quando è sofferta e intensa esperienza, è estremamente importante, trascina e coinvolge corpo ed anima, ragione e sentimenti.
Senza di esso le parole, sia pure condivise, rischiano di essere non credibili, sabbia nel deserto, goccia nel mare dell'esistenza, inutili orpelli messi ad abbellire la fatuità di un'esistenza inutile, mai credibile, mai intensamente e coerentemente vissuta in sintonia con i propri principi.
La giustizia sociale impone scelte , Santo Padre , che devono scuotere i cuori e la mente, trascinare a volte le montagne.
Non servono parole, se non sono accompagnate dai fatti, e questi devono essere in linea con quei principi di povertà e di giustizia sociale che a me sono richiesti dalle idee e dai sentimenti, a Lei vengono imposti e richiesti proprio da quel Dio che lo ha voluto suo rappresentante su questa terra.
Di quello Padre, ancora ci ricordiamo, perché dicono abbia dato volontariamente la sua vita per ogni uomo, pur essendo nato e vissuto in povertà.
Eppure le sue parole, al pari di quelle di Francesco, ancora vivono, ancora sanno trascinare il cuore e la mente degli uomini.
Le sue Padre, al contrario, rischiano di essere non credibili e non ascoltate, rischiano di essere solo sparse inutilmente al vento.
E' l'unione del corpo e dello spirito , sono il pensiero e l'azione che, uniti ed assieme, fanno grande
l'uomo, Santo Padre, non è mai l'uno disgiunto dall'altro.

Una montagna di rifiuti per le strade e nei palazzi.

Non sono bastati i ministri ed i governatori a risolvere i problemi di Napoli, ora ci devono pensare i generali e l'esercito.
La politica alza bandiera bianca, riconoscendo la sua incapacità, nel momento in cui chiama in aiuto il miglior poliziotto d'Italia, Gianni De Gennaro, e il suo braccio destro il generale Giannini.
Chissà che non riescano loro, e in poco tempo, a dirimere una questione che nessuno è mai riuscito a dipanare e che è vissuta di emergenze per ben 14 anni.
Si spera che dei tecnici riescano a fare meglio dei politici, sicuramente per fare peggio dovranno metterci molto impegno e perseveranza.
Resterà poi però da vedere se ancora sarà possibile dare un senso ed un valore alla politica ed ai politici. Io ne dubito fortemente.
Certo è che la questione dei rifiuti a Napoli va risolta nel più breve tempo possibile, non solo perchè urgentissima anche sul piano sanitario, ma anche perchè, prima o poi, continuando così, alla fine si rischia davvero che ci possa scappare il morto.
L'esasperazione oramai è al culmine da una parte e dall'altra; già questo basterebbe a testimoniare il fallimento della politica.
Qualche cosa è mancato nella rappresentatività se si è giunti a questo punto.
La cosa che però mi pare più più strana ed incomprensibile, quando vedo quelle montagne di rifiuti, è la considerazione che noi qui a Brescia con i rifiuti riusciamo a farci sì delle montagne , ma di soldi.
Mi chiedo come sia possibile, qui in Lombardia, trarre dai rifiuti energia, denaro, calore mentre a Napoli al massimo sono riusciti, anche per questo, ad accumulare miliardi di debiti.
Il primo pensiero sarebbe quello di esportare i nostri migliori tecnici, ma so già per certo che non basterebbe.
E' l'ambiente in cui si opera che conta e fa la differenza, e anche se spiace dirlo, la mentalità diffusa e le idee rischiano di essere proprio le cose più importanti, poi il resto quasi viene da se, basta volerlo assieme.
A volte basta anche semplice eresia e cioè l'essere convinti che con un minimo sforzo di ognuno alla fine si potrebbe davvero vivere meglio tutti, allora ne deriverebbe forse un maggiore impegno, vuoi dei politici, degli amministratori e dei cittadini, ne deriverebbero però anche la raccolta differenziata, così indispensabile alla fine.
Quando penso che non molto tempo fa Bassolino e la Iervolino parlavano di Rinascimento della città, se è questo, davvero è il caso che Napoli e la Campania "rinascano", così non possono continuare.
Alla fine poi faremo i conti di quanto a livello di "immagine", di perdite di denaro o di calo di esportazioni ci è costato il problema dei rifiuti a Napoli.
In un paese civile i responsabili politici di questo sfacelo, a cominciare dal ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, al governatore Bassolino e al sindaco Rosa Russo Iervolino, avrebbero , se non altro per coscienza, rassegnato le proprie dimissioni; sono semplicemente doverose e necessarie per poter ricominciare da capo.
Ma ho già avuto modo di dire che sarà più facile eliminare quella "monnezza" che deturpa le strade di Napoli piuttosto che riuscire ad eliminare quella che occupa i palazzi della politica italiana e napoletana.

martedì 8 gennaio 2008

Un italiano costretto a rapporti sessuali con due viados.

Mai fidarsi delle apparenze, è sempre stato un vecchio ed ascoltato proverbio.
Altri preferiscono, sempre seguendo la saggezza popolare, il più esplicito "la tonaca non fa il monaco".
Al caso poi, come scopriremo, si addicono anche il poetico "prendere fischi per fiaschi" o il classico "prendere lucciole per lanterne", che forse è il più stringente al caso.
Devono proprio essere parse dolci e piacevoli "lucciole" quelle ragazze incontrate, in un locale milanese, da un 26enne, tanto da accettare, con facilità e sicurezza, un passaggio verso casa.
Ma il diavolo "fa spesso le pentole e non i coperchi e neanche i manici" e quelle che sembravano "dolci fanciulle"si sono poi rivelate due "viados sudamericani" che lo avrebbero, tra l'altro, costretto a turno, ad avere con loro rapporti sessuali.
Avesse almeno ascoltato il proverbio "moglie a buoi dei paesi tuoi" forse avrebbe rifiutato il passaggio.
Se a volte non ti è di aiuto neanche la saggezza popolare è certo che proprio ci si mettono anche il destino e la malasorte a giocarti tiri mancini.
Qualcuno alla fine mi spiegherà per quale dannato scherzo del destino quei due "viados", per avere dei rapporti sessuali, abbiano deciso di ricorrere alla violenza su quel ragazzo, bastava si recassero in un qualsiasi locale notturno o lungo un viale cittadino, avrebbero ottenuto maggior fortuna e minori rischi.
Certo è che una violenza, comunque perpetrata e su chi chiunque commessa, è sempre un atto che suscita riprovazione, disgusto e condanna, ancora di più questa volta.
Nè può bastare la considerazione che sicuramente questo è l'unico caso conosciuto in cui sia costretto un italiano ad avere rapporti sessuali con dei "viados"; in genere sono molto più numerosi i "viados" costretti ad averne con degli italiani.
Ma si sa "l'eccezione non fa la regola" e questo lo dico sopratutto per tutti quelli che, sentita la storia, manifesteranno , da domani, la morbosa curiosità di verificarne l'attendibilità e la veridicità accettando con noncuranza passaggi in macchina da tutti; questa descritta, ammesso sia vera, è solo un'eccezione, non aspettatevi sia la regola, nè in un senso nè nell'altro.

Castrati chimicamente ma liberi.

Tutto è vero si può sperimentare.
Che la sperimentazione e la ricerca siano alla base del progresso è cosa risaputa, ma a volte le sperimentazioni sono anche curiose e ti lasciano quantomeno dubbiosi se non perplessi.
Prendo spunto da questa ultima notizia , non per il fatto in sè, ma per i risultati e le implicazioni che può avere.
Come si sa i crimini a sfondo sessuale rappresentano una consistente fetta dei crimini commessi nella società moderna.
Detto per inciso credo lo fossero anche nelle società antiche, semplicemente venivano consumati all'interno delle famiglie e delle coscienze, spesso sottaciuti.
Ebbene, leggo ora che il governo britannico nel tentativo di ridurre consistentemente il numero dei crimini a sfondo sessuale ha deciso proprio di sperimentare la carta della castrazione chimica, come già stanno facendo Canada, Olanda e Germania.
Due persone in carcere per stupro hanno infatti accettato di sottoporsi all'esperimento prendendo una serie di farmaci (sotto forma di pillole e di iniezioni) che dovrebbero sensibilmente abbassare il livello di testosterone e annullare così il rischio di ricadute delinquenziali.
In cambio della "castrazione chimica" i due detenuti saranno rimessi anticipitamente in libertà.
Non è l'esperimento in sè che crea dubbi , è comunque accettabile che volontariamente qualcuno si possa sottoporre alla castrazione chimica nel tentativo di ridurre volontariamente la sua libido e , visti i suoi impulsi sessuali, anche la possibilità di delinquere e la conseguente pena.
Quello che mi pare inaccettabile è che a fronte dell'adozione volontaria della "cura chimica" vi sia un consistente sconto sulla pena.
Tra l'altro se il tutto avviene su base volontaria , e non potrebbe essere altrimenti, difficilissimi sarebbero i controlli sui soggetti sottoposti a test.
Mi pare di poter concludere che, mentre è auspicabile che alcune categorie come i pedofili, gli stupratori ed i maniaci sessuali in genere, possano volontariamente decidere di sottoporsi alla cura anche nel loro interesse, mi pare poco probabile che questo posso funzionare da vero deterrente, lasciando troppo alla soggettività ed alla volontà individuale.
Scarsi mi pare potrebbero essere i risultati, difficili i controlli. La cosa che proprio credo inopportuna e comunque rischiosa è la riduzione della pena.

lunedì 7 gennaio 2008

il Kenya non deve diventare un'altro Ruanda.

Esiste un Kenya per i turisti ed uno per i residenti, uno per i ricchi ed uno per i poveri.
I più fortunati se ne stanno asserragliati nei loro quartieri residenziali, nelle loro ricche abitazioni, ben protetti e vigilati. Riposano, sdraiati su spiagge dorate, attenti solo a non essere colpiti dai raggi di un sole troppo cocente.
I secondi vivono, con un dollaro al giorno, il dramma della povertà, ora anche l'incertezza di una guerra civile sempre più sanguinosa e devono solo essere attenti a non essere colpiti da palle di fucile o da frecce.
Lo scontro politico è scoppiato tra il presidente in carica Kibaki e l'opposizione guidata dallo sfidante Odinga.
Motivo del contendere i risultati delle elezioni politiche in cui entrambi i candidati si sono proclamati vincitori; e che sembra possano essere inficiati a causa dei gravi brogli elettorali.
Il Kenya è una democrazia estremamente giovane in cui ogni scontro politico rischia di diventare, come spesso accade nei paesi africani, scontro etnico tribale.
Tafferugli iniziali tra opposte fazioni si stanno ora trasformando , sopratutto nel nord del paese, in scontri sanguinosi tra etnie diverse.
Il mondo civile al contrario tace, non attonito , semplicemente indifferente; non un intervento politico o umanitario, non un proclama, non una richiesta di cessate il fuoco, semplicemente il nulla.
Il mondo occidentale tace, preoccupato forse che qualcuno possa rovinargli la serenità di un periodo, destinato dalla tradizione, ai soli festeggiamenti.
Neanche sono bastati i più di mille morti accertati in pochi giorni o i centomila sfollati.
Nessuno si è ancora accorto che questo conflitto rischia giorno dopo giorno, di assomigliare sempre di più alla "pulizia etnica" che avevamo visto in azione nel Ruanda, e che una volta palesata riusci a inorridire il mondo.
E' veramente scandaloso il silenzio dell'Europa, altrettanto e di più l'indifferenza dell'Onu e delle grandi potenze; tutti scarsamente interessati al Kenya ed alle sue vite umane.
Come sempre nessuno si interessa all'Africa , questa è il continente dimenticato, quella da cui ebbe origine l'uomo ma in cui nessun uomo vorrebbe più ritornare o vivere.
Da qui si può e si vuole solo fuggire, questo è il continente nero, come l'oblio ed il nulla.
Non è possibile però tacitare anche le coscienze, non possiamo rifuggire dalle nostre responsabilità e per questo va chiesto con urgenza e con forza un intervento politico dell'Onu e dell'unione Europea che si faccia carico almeno del tentativo di riappacificare il paese.
Se questi primi scontri vengono lasciati a se stessi, se scoppia veramente la guerra civile in Kenya, assisteremo ben presto e ancora una volta ad un enorme dramma , non solo per il Kenya , ma per tutta l' Africa centro orientale.
Sarebbe veramente colpevole permetterlo , sarebbe immorale tollerarlo, sarebbe inumano tacerlo.


domenica 6 gennaio 2008

Per le vittime dei preti pedofili non basta una preghiera.

No, anche se appreziamo le intenzioni, non può bastare un preghiera, non ne bastano mille.
Ogni colpa chiede di essere espiata, vuole la sua giusta pena; ad ogni delitto deve seguire il castigo.
E' strano il senso del peccato nella mentalità cattolica, sembra che possa bastare un atto di contrizione, un Padre Nostro, un'Ave Maria , e come per miracolo si assiste alla remissione di ogni peccato.
Si espiano così le colpe, e così si intercede per le vittime, si dà finalmente a loro la pace, così si pensa di poter riparare agli abusi.
Poi, espiato il peccato con la preghiera, liberata l'anima da ogni senso di colpa, si può ritornare alla vita di ogni giorno, alle sue tentazioni , ai suoi peccati.
In un mondo fatto di demoni tentatori viene facile pensare che il peccato ed il male siano sempre estranei all'uomo, in fondo Satana ha tentato anche Dio nel deserto.
Ci si libera così la coscienza, ci si sente meno colpevoli.
Mai li assale il dubbio che il male sono loro e che questo è innato in loro.
No non può bastare una preghiera, non serve per liberarsi la coscienza, servono solo la condanna, la punizione ed il castigo.
Per troppi anni abbiamo assistito al silenzio delle preghiere, nelle sacrestie e nei confessionali, ora non servono nè rosari e neppure novene, servono solo condanne, chiare ed esplicite se neanche sono servite a fermarli le terribili parole del Vangelo “Guai a chi scandalizza uno di questi piccoli... guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo” (Matteo 18).
Proprio loro che dovrebbero maggiormente temere, se non la giustizia degli uomini, almeno quella del loro Dio.
Neanche ci bastano i dati statistici che ci vengono forniti. Sono solo la punta dell'iceberg, sono una piccola parte di quelli consumati nel silenzio e nel dolore delle vittime.
Proprio oggi si viene a conoscenza di un'ultimo caso perpetrato tra Brescia ed Arezzo.
Le vostre preghiere non possano bastare alle vittime.
A queste va dato il giusto risarcimento per i danni morali e materiali subiti, anche se rimane sempre qualche cosa che non ha prezzo.
Il dolore non ne ha mai, e nulla può bastare a risarcirlo.
Allora ascoltate voi le nostre preghiere, siamo noi che vi preghiamo di non tollerare più nel silenzio, di non fornire colpevoli coperture e di consegnare, voi per primi, i colpevoli alla giustizia degli uomini e di non attendere sempre e solo quella futura di Dio.
Non siamo più nel medioevo , noi ne siamo coscienti, ed è per questo che non vogliomo roghi , ma neanche possono bastare le vostre preghiere, ascoltate voi al contrario le nostre e ne siamo certi forse avremo qualche vittima e qualche preghiera in meno.

sabato 5 gennaio 2008

"monnezza" da esportazione.

Stiamo diventando famosi in tutto il mondo.
Questa volta non sono i nostri monumenti a darci fama, non i nostri capolavori, non le bellezze paesaggistiche che ancora si preservano intatte.
Queste sono cose che ci hanno resi , giustamente famosi, nei secoli scorsi .
Ora con l'avvento della società dei consumi siamo diventati famosi per altro.
E' la "monnenza" di Napoli ora che ci fa fare il giro del mondo.
Non esiste quotidiano a tiratura nazionale, in ogni parte del mondo, che non ci abbia dedicato un articolo.
Si comincia dal New York Times per passare a Le Monde e a El Pais , solo per elencarne qualcuno a titolo di esempio, tanto per citare quelli più familiari.
Ma basterebbe consultare anche i giornali o i siti web di altri continenti e la cosa non cambia.
C'è ancora chi pensa di poter esportare lo stile di vita italiano, eccolo lì sotto gli occhi di tutto il mondo il "nostro" stile, quello che , con una botta di culo eccezionale, abbiamo esportato in ogni angolo del pianeta.
Non la cultura italiana in tutto in tutto il mondo , ma il terzo mondo finalmente in Italia con le sue grandi discariche a cielo aperto.
Qualcuno poi parla ancora di emergenza rifiuti, si sa le emergenze italiane durano sempre una vita, questa dura oramai da una quindicina di anni.
Sempre e solo emergenze , sempre e solo "monnenza"; per le vie ma anche nei palazzi.
Quella per le strade alla fine sarà prima o poi rimossa, quella che cresce e si annida nei palazzi del potere sembra inamovibile.
I nostri amministratori , i nostri politici, ancora una volta ci hanno fatto un'ottimo servizio, nulla da dire, un'eccellente campagna pubblicitaria, così sui due piedi, senza scomodare neanche un'agenzia.
Fatta in fondo solo di poche cose, con pochi soldi , con poco impegno, ma come al solito con grande fantasia ; ci sono riusciti facendola solo con i rifiuti, solo un po' di "monnezza", di quella ne abbiamo da esportare.