martedì 30 dicembre 2008

La politica diventa un affare di famiglia e vi si accede per diritto di nascita.

Cristiano Di Pietro dunque si è dimesso, ma solo in apparenza, in realtà ha solo lasciato l'italia dei Valori, non la carica di consigliere provinciale.
Entra semplicemente nel gruppo degli indipendenti , magari pronto a una qualche forma di voto esterno al padre.
Non che vi sia nulla di male in questo, era una scelta obbligata per chi ha sempre "avuto la politica nel sangue".
Resta solo un piccolo problema sulla sfondo, sempre più spesso si diventa politici oramai per diritto di nascita.
E il destino nostro in fondo e solo quello di doverli accettare e di accontentarci delle scelte dei partiti, nell'impossibilità di sceglierli e votarli i nostri candidati.
Come si vede con sempre maggior frequenza "questi" scelgono e pescano spesso in casa , rovistano negli affetti, in modo da assicurare a tutti in famiglia, una posizione, una carriera, un avvenire.
In cambio i nostri politici ricevono fedeltà e sicurezza e si mettono anche al riparo dai franchi tiratori.
Si è politici oramai per diritto di nascita.
Il vecchio vizio di re e papi che favorivano parenti e famigliari concedendo loro incarichi ed uffici, nei tempi antichi era considerato un vizio e veniva chiamato "nepotismo", ora si vuole che questo faccia invece parte della democrazia.
E' così che figli senza arte nè parte, ragazzi come tanti, senza colpe ma anche senza qualità, seguano spesso le orme politiche dei padri.
Provate a pensare al figlio di Bossi, un ragazzo che "fatica" per davvero a terminare anche solo un anno scolastico, diventato di colpo "Delfino" del padre , al pari dei Re di francia , per diritto dinastico.
Povera "trota" se dovesse per davvero e non solo per burla, solcare le acque della politica o della vita da solo senza il sostegno del padre.
In ogni caso avendo "digerito" i padri , statene certi riusciremo a sopravvivere anche ai figli , che, pur non avendo le "doti" dei genitori a volte sono immuni anche dai difetti.
Ci resta solo da criticare questa abitudine, questo vezzo politico, questa consuetudine che si sta diffondendo anche tra chi , come Di Pietro , si sente chiamato a fondare un partito che faccia riferimento a "valori" morali.
Già dovevamo capirlo da qui , in fondo siamo italiani, e per noi non c'è valore migliore di quello della "famiglia", tanto è vero che persino la "mafia" vuole essere, e si sente, una sola grande famiglia.
Ecco perchè anche il nostro Antonio, sempre pronto a castigare i "costumi" degli altri, si sente in dovere di circondarsi di famigliari.
Perso , almeno nel partito il figlio, ha pensato bene , per non sentirsi solo e senza affetti, di portarsi al seguito il cognato, l' On. Gabriele Cimadoro.
Provate a leggervi la sua biografia e la sua scheda, scoprirete che faceva l'agente immobiliare ma oltre questo non riuscirete a sapere altro , anche continuando con ostinazione a cercare i sempre più improbabili suoi disegni di legge o le sue mozioni, i suoi interventi.
D' altronde essere il cognato o il parente di un politico ti permette anche questo, di vivere di riflesso o di rendita, per questi basta la famiglia, e si sa, la famiglia è sempre un grande "valore", quand'anche vengano a mancare gli altri.

In assenza di una politica per l'immigrazione possiamo solo sottostare ai ricatti Libici.

Un nuovo e imponente maxi sbarco a Lampedusa. Le notizie in tal senso si susseguono ininterotte, come gli sbarchi.
Dal giorno di Natale oramai sono giunti più di 1.500 extra comunitari.
Lampedusa è oramai assediata, e purtroppo la situazione è destinata a peggiorare.
Già i satelliti e le motovedette hanno avvistato o segnalato altri motoscafi e altri natanti, partiti dalle coste Libiche.
Qualcuno di questi si trova già al largo delle isole Egadi.
E non si tratta di croceristi venuti in Italia per trascorrervi il Santo Natale in italia. Sono poveri migranti spinti dalla loro grande disperazione, nonastante i rigori dell'inverno, a sfidare il mare aperto per seguire una flebile e vaga speranza di una migliore vita.
Provate solo a pensare a quanto più numerosi potranno essere con il sopraggiungere della bella stagione.
E pensare che questo era il governo che aveva promesso agli Italiani che avrebbe posto fine agli sbarchi.
In campagna elettorale si erano fatti garanti del fatto che sarebbe bastato un governo di centro destra per scoraggiare gli sbarchi dei profughi, ed a intimorire Gheddafi.
Sono stati solo dei poveri ingenui se davvero credevano alle loro parole e vivevano questa convinzione.
Come si vede, non hanno nè scoraggiato, nè intimorito nessuno. Al contrario, gli sbarchi sono aumentati, a dimostrazione della vastità del fenomeno e della pochezza delle loro convinzioni.
Questo fallimento è la testimonianza pratica che i problemi non si risolvono con le chiacchere od i proclami, e neppure con le minacce, servono progetti, programmi e risorse.
Ora Maroni ancora una volta proclama e ripete che bisogna "Intervenire con la Libia", come se fosse la prima volta, come se fosse una novità.
Maroni non ha ancora capito che è la Libia che "interviene" con noi e vuole semplicemente che il Parlamento Italiano ratifichi ed approvi, al più presto, il trattato di amicizia firmato da Berlusconi.
Questo darebbe a Gheddafi la certezza degli aiuti promessi oltechè degli investimenti previsti.
Allora, e ancora una volta , a questo governo non resta altro da fare che piegarsi al ricatto Libico. A questo solo, in fondo, lo condanna la mancanza di progetti e di idee politiche.
Forse questa volta dovremo costruire, non una ma due autostrada nel deserto, prima di accoggerci che la Libia fa solo i suoi di interessi e non gli ne importa proprio nulla dei nostri problemi.
Forse dovremo inviare altro denaro in Libia con la speranza che il Colonnello lo investa poi , acquistando quote azionarie di nostre società.
In mancanza di altro, a questo Governo, non resta che questo, al di là delle altisonanti dichiarazioni.

lunedì 29 dicembre 2008

meglio garantisti tardi che mai , ma così Violante dimostra poca lungimiranza


Occorre un maggiore rispetto delle garanzie di tutti, dagli imputati, a partire dai comuni cittadini, ma anche delle vittime.
Ma garantismo e giustizialismo sono parole deformate dal tempo: credo che tutti i partiti, a partire dal Pd, debbano essere soprattutto legalitari».
Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Camera, è in prima linea da sempre sulla giustizia, ma queste sono per lui frasi inusuali.
E' ora, forse, l’esponente del Pd che ha criticato con più chiarezza i magistrati e che chiede con maggiore forza una riforma condivisa della giustizia.
Noi siamo su queste posizioni, non da ora, ma da sempre.
E' un vero peccato però che Violante non fosse con noi già dall'inizio, già nella prima tangentopoli, quella che aveva solo lambito il suo partito.
Meglio sicuramente tardi che mai.
D'altronde non si può sempre pretendere da tutti oltre all'"intelligenza ed alla sensibilità" anche la lungimiranza.
E Violante, privo di lungimiranza ha dimostrato già di esserlo, in fondo si comporta sulla giustizia come si è comportato con il comunismo, lo ha criticato due giorni dopo che era caduto il muro ed il sistema.

Di Pietro tutto questo c'azzeccherà forse anche con l'Italia, ma per nulla con i valori.

E' di oggi la notizia che, chiamato in causa nell’inchiesta Global Service della procura di Napoli, Cristiano Di Pietro ha deciso di lasciare l’Italia dei Valori.
Molti hanno ricavato l'impressione, ascoltando le intercettazioni, che forse avrebbe fatto bene a non entrarci per nulla.
Antonio Di Pietro ha ripreso e pubblicato, sul suo sito internet, la notizia.
Si chiude così una vicenda che aveva creato notevoli polemiche anche nei sostenitori dell'ex magistrato.
Il leader dell’Idv dice di considerare “corretto e per certi versi forse eccessivo” il gesto del figlio Cristiano “visto che non è nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto”.
Dopo aver sentito questa dichiarazione, anche noi non possiamo e non vogliamo far altro che prenderne semplicemente atto.
E' pur vero che tutti hanno diritto ad una difesa, anche d'ufficio.
Ma per quanto cerchiamo di restarne distanti ed in attesa, non possiamo non considerare come tutto quello che abbiamo fino a qui sentito c'azzecchi forse qualche cosa con l' Italia , ma per nulla con i valori.

Brunetta, mi sa che per aver sentore della propria trave invece che nell'occhio bisognerebbe trovarsela nel culo

E bravo il nostro Brunetta, devo dire che il "suo" predicozzo" nei confronti della chiesa mi è risultato simpatico, anche se manca di qualche cosa.
Un po' per volta però, procediamo anche noi con ordine.
Il ministro osserva giustamente , a proposito del fondo di solidarietà da un milione di euro stanziato dal Cardinale di Milano "Mi limito a osservare - afferma - che qualcosa in più si poteva fare, dato che quei soldi la Chiesa li riceve comunque dallo Stato. Qualche volta la Chiesa sembra voler investire un po' troppo su operazioni di immagine".
Detta così in generale, la cosa è anche vera ma non riguarda solo la chiesa, resta da osservare, visto che siamo in argomento, che il pulpito da cui viene la predica non è proprio dei più indicati a farla.
Che parli e critichi proprio il Ministro che si è lanciato nella più grande operazioni di immagine tra i membri del governo dopo Berlusconi lascia scioccati per l'impudenza delle affermazioni.
Ma andiamo anche oltre e ascoltiamolo ancora ripetere che "Non è possibile che lo Stato possa essere il bersaglio di qualunque critica, come se fosse il ricettacolo di tutti i mali, e nessuno possa mai dire alcunché della Chiesa. Adottiamo un criterio di reciprocità, che è poi quello evangelico della pagliuzza e della trave" .
Vero anche questo ministro, davvero sincera e grande questa sua, sia per spregiudicatezza che per temerarietà, un piccolo segnale o un rigurgito forse del suo trascorso socialista.
Condividiamo e apprezziamo.
Ma questa sua per noi è la dimostrazione pratica di come sia altrettanto vero il fatto che qualcuno per avere un minimo sentore della propria trave, invece che nell'occhio se la dovrebbe trovare nel culo.

sabato 27 dicembre 2008

E' guerra in Palestina , la terra dove anche Dio ha fallito.


Natale 2008, terra di Palestina, Israele si prepara alla guerra. Oramai la notizia non fa più neanche storia.
La storia vuole però che il Dio dei Cristiani sia nato proprio in quei territori, nella notte di Natale di 2008 anni fa, in una povera capanna, alla luce della cometa che ne annunciava la nascita al mondo.
I suoi fedeli sostengono sia nato per redimere l'uomo, per sconfiggere il male, il peccato , le guerre.
Quel Dio è morto proprio per questo, ha sacrificato la vita per un nobile scopo, per una causa degna, per far sì che finalmente regnasse nel mondo la pace, non solo nei cieli, ma anche qui sulla terra.
E' triste ed amaro , credo anche per un Dio, scoprire di essere nato e morto proprio per nulla.
Se dovessimo giudicare ora, in base ai risultati conseguiti, e paragonandoli alle sofferenze ed al sacrificio della sua vita , arriveremmo fatalmente all'inevitabile conclusione che mai uomo al mondo si sia sacrificato più inutilmente.
Non solo la pace non è ancora di questa terra, ma neppure si è sconfitta la sofferenza fisica e morale, la fame, il dolore, il male, l'odio tra le genti. Stranamente ed al contrario, questi si sono potenziati con il crescere della popolazione, e poi, modernamente, si sono globalizzati, al pari e meglio dell'economia hanno conquistato il mondo.
Quel "povero Cristo" davvero non ha avuto un minimo risultato a fronte del suo nobile sacrificio. Ha conseguito maggiori risultati la nostra umana ingratitudine.
Nascesse oggi in Palestina, a più di 2000 anni di distanza, sarebbe per necessità costretto a vedere la luce in un bunker, per proteggersi dalle bombe.
La sua nascita sarebbe illuminata non dal tenue chiarore di una stella cometa ma dall'accecante bagliore di un kalashnikof .
E sempre triste la morte, lo è quella di ogni uomo.. Ancor più triste è la morte di chi sa di morire per nulla, semplicemente per destino, o per la volontà di un Dio. Se un uomo fatica a riconoscere i propri insuccessi provate a pensare come possa sentirsi un Dio posando qui il suo sguardo 2000 anni dopo.
Che salva l'uomo dalle sue malvagità e redime spesso la sua coscienza non è la confessione o il rimorso, ma è l' esistenza stessa di un Dio da poter incolpare dei propri peccati o in nome del quale poter combattere, odiare o uccidere un nemico.
E in Palestina ancora ci si uccide , spesso non solo in nome degli uomini ma anche in nome di un Dio.
Ti assale proprio lì il vago sospetto che forse , se quel Dio non si fosse mai commosso per il nostro destino, se forse non fosse mai nato...... Non voglio nè essere blasfemo, nè disprezzare la "sua" morte, nè il suo sacrificio, ma il mondo sarebbe nè più nè meno così, sicuramente con meno ideali e valori , ma con uguali morti, con le stesse identiche guerre, combattute non in suo nome ma come sempre per nostra volontà.
Natale 2008 , terra di Palestina, terra culla di tante religioni, diverse ma simili. Palestina, terra simbolo dello spirito, della religiosità e dell'anima dell'uomo, terra della fede come della speranza, di un mondo migliore, della pace, di non sò più che cosa.
Un razzo, sparato da miliziani palestinesi contro Israele è caduto proprio oggi poco lontano dalla postazione di lancio nel villaggio di Beit Lahiya, centrando in pieno una casa e uccidendo due sorelline di 5 e 13 anni, ma queste non sono altro che le prime di molte che ne seguiranno.
La tragedia avviene alla vigilia di quello che si annuncia come un nuovo periodo difficilissimo per la Striscia di Gaza, Israele infatti, proprio in questi giorni di festa per i cristiani, si accinge a sferrare una nuova dura offensiva contro i territori palestinesi.
Israele si prepara ad una nuova guerra, all'ennesima contro i Palestinesi.
Quel Dio per nascere non avrebbe potuto scegliere territorio migliore se solo avesse voluto dimostrare al mondo la propria impotenza o la propria indifferenza.
Quell'uomo però non avrebbe potuto scegliere territorio più significativo nè morte "migliore" per poter dimostrare al mondo ed agli uomini che si deve avere il coraggio di andare sempre fino in fondo, sacrificando anche la vita, per una giusta causa, per degli ideali, nella solo speranza di poter, forse, porre fine alle guerre, alla sofferenza, al dolore, nell'illusione senza certezza di costruire un mondo migliore.
E questo va fatto comunque e sempre, anche indipendentemente dai risultati, dalle certezze, dal tornaconto, va fatto senza tregua, senza mai scoraggiarsi, senza rinunciare, neanche di fronte all'odio, neanche di fronte alle guerre od alla morte.
Basterebbe questo scopo, basterebbe questa speranza, per far sì che quell'uomo o quel Dio non fosse morto per niente , basterebbe questo per rendere grande quell'uomo, basterebbe per davvero per renderlo immortale, come Dio.
Basterebbe questo per dare ancora una speranza anche alla Palestina.

giovedì 25 dicembre 2008

Di Pietro dovrebbe sapere che in politica contano anche i comportamenti.

"Mio figlio non ha fatto niente di penalmente rilevante", anche perché altrimenti "dovremmo mettere il recinto intorno a tutto il Paese".
Così dichiara Antonio Di Pietro, in una intervista a Sky Tg24 a proposito delle intercettazioni che vedono coinvolto il figlio, Cristiano.
Non che lo si possa nè si voglia smentire, Tonino, dice la verità e infatti nessuno fino ad ora ha mai detto o dimostrato che vi siano fatti penalmente rilevanti a carico del figlio.
Ma questo non finisce nè stempera la polemica. Cesare era solito dire che "la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto".
Si capisce la difesa del padre nei confronti del figlio, vale per tutti i genitori, dovrebbe però avere dei limiti, imposti dagli incarichi pubblici o da quelli politici.
Qui non si tratta di reati, qui si tratta solo di giudicare alcuni comportamenti.
Dalle notizie diffuse traspare il fondato sospetto che questi non si possano definire del tutto trasparenti e tali da non determinare almeno un qualche piccolo rossore, una lieve imbarazzo.
Se fosse stato tutto così scontato o traparente non si sarebbe sentito il bisogno di sollecitare alcunche , nè il lavoro per amici nè interventi particolari , se fossero stati rapporti così trasparenti non si sarebbe sentito il dovere di interrromperli tanto repentinamente e bruscamente.
Fare il padre vuol dire essere spesso disponibili a perseguire l'interesse dei figli per guadagnarsi così la loro eterna gratitudine, vuol dire essere spesso costretti a perdonare anche l'imperdonabile, per affetto, per il loro bene.
Fare il politico non dovrebbe essere un "guadagno", nè un "interesse", non dovrebbe vedere coinvolti nè gli affetti, nè i familiari; a volte costa farlo proprio per questo, dovrebbe voler dire imporsi doveri e responsabilità , questo nell'interesse pubblico.
A maggior ragione quando poi si vuole essere moralisti o fustigatori di pubblici costumi ci si deve imporre qualche dovere e qualche obbligo in più, primo fra tutti la coerenza e poi una profonda onestà intellettuale.

martedì 23 dicembre 2008

Consigliere Comunale si spaccia per portatore di handicap.

"La sua auto parcheggiata in piena piazza di Spagna, davanti alla sede di Mediobanca, aveva attirato l'attenzione di molti passanti e commercianti".
Si trattava di una fiammante Porsche che aveva sul cruscotto, in bella mostra e senza ritegno, alcuni contrassegni, uno di consigliere comunale e un altro da disabile.
Non che le due cose debbano viaggiare necessariamente disgiunte , anzi , vedo già qualche maligno che abbozza un sorriso.
Ma non è questa la notizia. Dalla targa sono risaliti al proprietario; pare si trattasse di un certo Fabio Benedetti, consigliere Pdl del XVIII Municipio a Roma.
Dove sta lo strano , direte voi ? Sta nel fatto che il permesso esposto sulla Porche non era intestato a lui o alla signora che lo accompagnava, ma a un'altra persona deceduta nel 2006.
Un permesso che l'Atac aveva annullato da due anni ma che non e' mai stato restituito.
A riportare la notizia e' 'Il Messaggero'.
Spesso nella vita a volte i morti possono servire per davvero alle cause dei vivi, spesso anche tra consiglieri comunali si trovano portatori di handicap.
Difficile è trovare qualcuno che in un colpo solo sia riuscito a spacciarsi nel contempo per morto e portatore di handicap e nel contempo a mancare di rispetto ai vivi come ai morti, ai tanti portatori di handicap oltre che ai suoi concittadini.
Forse il suo comportamento è consono alla sua "casta" o al suo ambiente, a quel mondo di furbi e di approfittaori che non riesce a vergognarsi di nulla, che non arrossice mai di fronte a niente. Spero solo riescano a vergognarsi almeno i suoi elettori, a vergognarsi per lui naturalmente senza poi scordarsi di negargli il voto la prossima volta che si recheranno alle urne.

La fogna a cielo aperto del malcostume napoletano si allarga sempre più, ammorba il paese.

L'inchiesta sulla tangentopoli napoletana si sta allargando a macchia d'olio .





Fa luce su un mondo fatto di intrecci politici spregiudicati ed a tutto campo, relazioni istituzionali quanto meno dubbie, interessi privati e favori che rasentano il ricatto.
I fatti penali si mescolano con gli intrallazzi ed il malaffare di una classe politica oramai squalificata.
L'inchiesta diventa uno squarcio sulla fogna a cielo aperto del malcostume e della cattiva politica Campana.
Non illudiamoci però che possa essere solo a questa circoscritta. Le ramificazioni coinvolgono più personaggi , più partiti, più Regioni e più realtà territoriali.
Si capisce ora la fretta e la voglia di vietare le intercettazioni..
L'inchiesta nata in sordina, e da tanti minimizzata, per molti versi quasi trascurata, rischia ora di scoprire fatti eclatanti di malcostume, di malgoverno, di atti illeciti, di piccoli e grandi furti a spese della ricchezza pubblica.
Molti non la pensavano per nulla simile alla vecchia tangentopoli.
E' solo diverso il clima, ma questa inchiesta rischia di essere il completamento e la continuazione della prima tangentopoli, se solo continueranno gli interrogatori e le indagini.
Il vero problema e l'unica vera differenza sta nel fatto che questa volta vi sono interessi diffusi e consolidati, in ampi settori politici e sociali, tali da far pensare ad una comune volontà di insabbiare , ostacolare o impedire le indagini e le inchieste.
Già si assiste, e via via vedrete si faranno sempre più alte le urla ad una vera levata di scudi, cominciano i distinguo e gli "io non sapevo e non pensavo" ed i "se solo avessi saputo".
E troppo presto per dirlo , ma la "reazione" è già in movimento, sta sondando il clima e gli umori, alla ricerca di leggi che possano mettere tutto a tacere nell'interesse diffuso di tanti ambienti politici. La scusa è sempre la stessa, "questo clima di sospetti " si dice "non fa bene al paese".. Sarà, ma tanti pensano come me che agli italiani fanno molto più male questi politici , nuociono molto più loro al paese di tutte le intercettazioni di questo mondo.

lunedì 22 dicembre 2008

Il Direttore di Rai Uno vuole ringiovanire la Tv e prepara il ritorno di Celentano

Mi viene in aiuto, per una breve considerazione, proprio in questo giorni una sortita di Fabrizio Del Noce , il Direttore di Rai Uno.
Non che vi sia nulla di rilevante nelle sue affermazioni, nè d'importante, è solo un argomento leggero , anche se significativo di una mentalità.
E' solo una testimonianza, anche nelle cose più piccole ed inutili, di un fatto generale, e cioè che il nostro è per tanti versi un paese arretrato e retrogrado, un paese di vecchi e per vecchi.
Del Noce, commenta in diretta i suoi programmi per la Tv pubblica e li definisce tutti all'insegna del «rinnovamento e ringiovanimento».
Per prima cosa - dice - "Tutti pazzi per amore".
All'insegna del ringiovanimeto , qualcuno comincia a dire. La fiction che ha un target medio di 50 anni.
Poi arriva di botto la chicca, la ciliegina sulla torta, il non plus ultra del rinnovamento e della sperimentazione, il ritorno di Celentano. Il Direttore lo definisce "l’evento", è lui continua, il più grande artista della televisione italiana".
In parte del Noce ha ragione, Celentano è grande , fin qui nulla da discutere.
Ma i grandi vanno presi per quello che sono, come un esempio, da imitare, da ammirare, da ascoltare una volta ogni tanto con affetto, con nostalgia e con grande piacere ma poi ci si ferma. Sono dei grandi maestri , ma il futuro non è loro.
La vita prosegue , si "rinnova" ogni giorno, e con la vita lo spettacolo e la musica cambiano tentano nuove strade.
Possibile che non ci siano sulla scena italiana cantanti o "showman" da proporre che non siano solo vecchie glorie, pezzi da museo anche se pezzi da novanta ?
Ci sono eccome ma bisogna conoscerli.
Non voglio essere impietoso, nè irriconoscente nei confronti di un grande artista, ma Celentano ha 71 anni, anche se portati benissimo. In fondo Celentano è riuscito a diventare grande proprio perchè qualcuno gliene ha dato delle possibilità ed ha avuto fiducia in lui. Sarebbe ora id fare altrettanto se vogliamo avere anche una televisione migliore.
Forse sarebbe un bene per la tv pubblica impiegare meglio le sue risorse ed i ricavi del canone, "ringiovanirsi e rinnovarsi" per davvero, non si può vivere solo di vecchie glorie.
Se poi per ringiovanirsi si deve concedere il meritato riposo a personaggi che, come Del Noce si possono definire vecchi , senza mai aver goduto nemmeno della necessaria, già questo sarebbe un buon segnale, un eccellente inizio.
Si dimostrerebbe di volere davvero il tanto sognato "rinnovamento e ringiovanimento" e che finalmente, almeno lo spettacolo, sarebbe diventato indipendente dalla lotizzazione politica.

Berlusconi non tesse le lodi di Santoro nè dei "processi" lui dice di preferire i "lodi" come quello di Alfano.

«Basta con i processi mediatici», queste, dicono, siano state le parole usate da Berlusconi per attaccare la ricostruzione delle intercettazioni del caso "Why Not" fatta da "Annozero", la trasmissione televisiva di Santoro.
Non si tratta, secondo Berlusconi, solo di accelerare la riforma della giustizia, ma è ancora più urgente mettere freno al "circuito mediatico-giudiziario".
Il premier, al pranzo degli Eurodeputati, secondo alcuni presenti, ha citato al riguardo proprio l'esempio della trasmissione di Santoro, dedicata alla guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno e alla questione morale.
«Ho guardato in tv la trasmissione '"Annozero" e ho visto che addirittura hanno simulato una sorta di "fiction" su fatti che non sono ancora andati a processo».
Berlusconi ha spiegato di aver visto che un attore impersonava un giudice, un altro un imputato. «Una ricostruzione avvenuta soltanto attraverso i testi delle intercettazioni», sottolinea il Cavaliere.
Poi dicono sia sbottato «Bisogna finire con questi processi mediatici».
Non credo sfugga a molti quale sia il vero problema per il nostro Premier.
Al cavaliere non solo non piacciono i processi mediatici, ma , senza potergli dare torto, semplicemente non ama i processi, di qualsiasi tipo.
Come ne sente parlare gli viene l'orticaria, gli si rizzano di colpo i radi capelli.
Poco importa se le accuse non sembrano riguardarlo direttamente. Il problema è che lui sa che, gira e rigira, prima o poi un qualche magistrato "comunista" riesce sempre a trovare una qualche intercettazione che lo coinvolge.
Non solo perchè il "nostro" è per sua natura molto ciarliero , ma anche perchè ha interessi economici in tante attività e ancora è del tutto irrisolto il conflitto di interessi.
Questo accade naturalmente non per colpa nostra o dei giudici , ma solo per colpe sue, visto che ancora non si decide a partorire una legge qualsiasi, anche appena decente.
Qui non può proprio dire, come sulla crisi finaziaria, che tutto dipende da noi, qui deve assumersi le sue responsabiltà.
Daltronde ognuno nella vita ha le proprie debolezze, le proprie piccole e grandi fobie.
Non serve a molto, come si sa, dirgli o ricordargli che chi ha la coscienza tranquilla in fondo potrebbe attendere serenamente il giudizio, non solo della storia ma anche dei tribunali, senza nulla temere.
Si va bene , lo so che sono le solite frasi di rito, si fà alla svelta a dire le cose, il difficile è poi prendere sul serio le affermazioni di rito.
Qualcuno dirà che i processi e la giustizia per il Cavaliere sono una vera e propria idiosincrasia, quasi patologica, una fissa.
Ma come si sa, ed ha ampiamente dimostrato, il Cavaliere è un tenacie ed disposto a tutto per porre dei limiti, naturalmente nell'interesse degli italiani, a quella che considera una malattia, non sua, ma del sistema.
Quindi non aspettatevi da lui, anche in clima natalizio "lodi" nei confronti della giustizia, dei tanti giudici che rischiano la vita per difendere lo stato e la legalità o per combattere la mafia. No signori oramai lo sapete e lo sappiamo che non ci saranno per questi "lodi".
Da lui al massimo aspettiamoci un qualche "lodo" , sul tipo proprio di quelli di "Alfano".