sabato 29 dicembre 2007

Immondizia ovunque si guardi

Spettacolo orrendo quello di Napoli e provincia sommerse dalla spazzatura e dai rifiuti.
Mi chiedo come sia possibile vivere in una città cosi.
Dà l'immagine di una città del terzo mondo non di una delle più popolose di un paese che è membro del G8.
La cosa più sconvolgente è che nessuno protesta neanche più, nessuno inorridisce, nessuno grida alla scandalo.
A volte ricordo con nostalgia Kennedy mentre ripeteva ai suoi connazionali che era giunto il momento di chiedersi, non quello che L'America poteva fare per loro, ma quello che loro potevano fare per l'America.
Sogno sempre di poter davvero risentire un politico che possa avere il coraggio di ripeterlo, senza arrossire e senza doversi vergognare.
Poi mi ricordo di essere in Italia, e quando vedo questi spettacoli indecorosi mi chiedo come sia possibile, per un attuale amministratore pubblico, ricandidarsi alle prossime elezioni politiche.
Ma questo è l'unico coraggio che ancora riescono ad avere, neanche li assale la vergogna, tanto diranno che la colpa era dei predecessori.
Sono sempre e solo pronti ad addossarsi colpe, difficile riuscire ad addossarsi meriti. Quando non si ha fatto nulla, l'unico argomento rimane il dir male degli altri.
Il sud è diventato oramai un'emergenza continua; un territorio ove si rischia non vi sia più nulla , nè diritto, né leggi, né stato, né speranza o avvenire.
Ed il nord, stretto tra le sue paure e l'incompetenza dei governanti, rischia di diventare sempre di più il sud d'Europa.
Mi chiedo vedendo questi spettacoli come sia possibile che rimangano al loro posto, il sindaco di Napoli , il Presidente della Regione o gli Assessori alla Sanità.
Mi risulta incomprensibile come sia semplicemente possibile essere al governo e vedere nel contempo una Napoli ridotta ad una discarica a cielo aperto e sommersa dai rifiuti.
Come è possibile governare una città, una provincia, una regione o una nazione e non chiedere, immediatamente e pubblicamente , le dimissioni dei colpevoli o rassegnare le proprie.
Mi tornano alla mente le struggenti parole che un vecchio e caro amico scrisse, in una lettera che divenne poi pubblica, proprio all'attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Diceva "quando la voce è flebile non resta che il gesto". Poi , poco dopo, ed il ricordo mi è ancora doloroso, si tolse la vita con un colpo di fucile.
Ma erano altri tempi e quelli erano altri politici ed altri uomini .
Questi non hanno nemmeno il coraggio di un gesto simbolico come rassegnare le dimissioni, che di per sé forse basterebbe ad escluderli da ogni responsabilità.
Non abbiamo più nulla da sperare se oltre a non esserci più né decoro, né civiltà, non vi è più neanche dignità e responsabilità.

La fine dell'anno prelude alla fine del governo.

Oramai sta trascorrendo anche il 2007, ancora pochi giorni ed è fatta, poi finalmente arriverà l'anno nuovo. Anche Prodi ed il governo potranno così festeggiare un anno in più, forse solo quel tanto che serve per la pensione degli onorevoli.
Ma ancora non ci è dato sapere con precisione se per Lui però sarà l'ultimo da Presidente del Consiglio.
Ho il forte sospetto che l'oroscopo non sia troppo favorevole, se per il calendario cinese credo inizi l'anno del cinghiale, per il premier sta forse arrivando l'anno del "serpente".
In tutto il mondo la politica, quella vera, è in ferie.
Unico motivo di fibrillazione e di apprensione rimane in questi giorni il Pakistan ed i terroristi.
Anche il Presidente Francese, nonostante le crisi internazionali, scorrazza tra una piramide e l'altra assieme alla Bruni, facendo dichiarazioni che con la politica poco hanno e che vedere, d' altronde come potremmo dargli torto.
Solo i nostri politici mantengono il vezzo tutto italiano di parlare di politica anche a Natale, forse perché a differenza di Sarkozy lo trascorrono in famiglia.
C'è che dice lo facciano all'insegna del motto "semel in anno", "almeno una volta all'anno".
Per tutti gli altri giorni in genere fanno gli interessi propri, ma a Natale, almeno dopo la comunione, si sentono in dovere di parlare di politica finalmente, li fa sentire migliori e più buoni, gli sembra quasi di adempiere ai loro doveri.
Ecco allora che anche Dini si prepara alla "spallata" ed avvisa Prodi che ora sarà lui a fare il programma, prendere o lasciare, altrimenti sarà crisi.
Dall'altra parte la sinistra chiede una verifica di governo per definire il programma futuro e anche lei minaccia.
Oramai tutti hanno qualcosa da dire. Una volta eravamo abituati alle dichiarazioni di partito che facevano cadere i governi, ora bastano le dichiarazione di un singolo senatore ed il governo rischia.
Basta per esempio un Mastella con la luna di traverso, basta un teodem di turno, in crisi d' astinenza, e la crisi è fatta.
E' vero il governo è stato deludente per tutti , risultati pochi, pasticci tanti, aspettative ridotte quasi allo zero.
C'è da dire però che le colpe non sono solo del premier, tutti ci hanno messo del loro e si sono impegnati a far andar male le cose ed a perdere consensi, da una parte e dall'altra dello schieramento. Ma alla fine ci si deve arrendere, quando non è più possibile continuare a combattere visto che serve solo a farci ancora più male e ad avere qualche morto in più.
Ora ci mancava anche l' Alitalia e la vendita ai Francesi di Air France.
Scelta sciagurata per il Nord, scelta politicamente disastrosa per il governo.
In pratica, con grande destrezza ed acume politico stanno consegnando quello che resta del Nord alla Lega ed al centrodestra, e ne sembrano pure orgogliosi e soddisfatti.
Almeno lo facessero nell'interesse nazionale.
Sicuramente si sceglie l'offerta economica migliore, ma è anche la scelta che alla fine danneggerà gli interessi del paese e della sua parte più produttiva, ancora una volta sacrificata agli interessi di "Roma" e del suo "partito".
Allora aspettiamo tutti con ansia l'arrivo del nuovo anno e se si dovranno sentire finalmente quei botti liberatori , ben vengano anche loro.
Le speranze oramai si sono consumate tutte nel 2007.
Molto meglio qualche petardo e qualche scoppio se poi con l'anno nuovo potremo essere più felici.
L'augurio mio è uno solo, ma lo faccio di cuore a me stesso, al paese ed a tutti gli Italiani, ed è sicuramente quello che l'anno nuovo ci regali finalmente quel governo istituzionale che ci manca per risolvere solo alcune "cosette" di poco conto, e poi si ritorni a votare, costi quel che costi.
Cosi non è possibile andare avanti, si rischia davvero di andare solo indietro.
Auguri a tutti quindi di un buon 2008 di felicità e serenità, ce lo meritiamo in fondo.

giovedì 27 dicembre 2007

La morte della Bhutto o la morte delle speranze del Pakistan ?

Benazir Bhutto, la leader dell'opposizione pakistana è morta in un attentato avvenuto al termine di un comizio a Rawalpindi.
Secondo la ricostruzione della polizia due attentatori si sono avvicinati all'auto di Benazir Bhutto e hanno sparato almeno cinque colpi con un kalashnikov, colpendo la leader dell'opposizione alla nuca.
I due pare si siano poi fatti esplodere poco lontano. La Bhutto è morta poco dopo il suo ricovero in ospedale
Nell'attentato suicida hanno perso la vita almeno altre 35 persone.
L'attentato è stato rivendicato da Al Qaeda su commissione del suo numero due, l’egiziano Ayman Al Zawahiri. È quanto ha dichiarato il portavoce dell’organizzazione terroristica in un colloquio telefonico da una località sconosciuta: «Abbiamo eliminato il più importante "asset" nelle mani degli americani», ha detto lo sceicco.
L’obiettivo di Al Qaeda e degli estremisti islamici pakistani è quello di sabotare le elezioni politiche del prossimo 8 gennaio che avrebbero dovuto rappresentare il ritorno ad un minimo di vita democratica nel paese.
Con la morte della Bhutto, al contrario, il Pakistan ripiomba nel caos; forti sono le tensioni politiche e gli scontri violenti che sono in atto in tutte le regioni del paese.
Il presidente Musharraf ha chiesto al popolo di mantenere la calma e la pace per affrontare la tragedia e continuare a combattere il terrorismo. Ma in ogni caso le forze di sicurezza sono in stato di massima allerta.
Forte la condanna degli Stati Uniti. Il presidente George W. Bush ha condannato il vile attacco ed ha sollecitato i pakistani a portare a compimento il processo democratico intrapreso da Musharraf e dalla Bhutto.
Condanna anche dalla Russia, dall' India e dalla Cina. Al Qaeda questa volta ha colpito duro ed è riuscito a vanificare, in un colpo solo, un'abile e sottile strategia degli Usa che avevano tentato, non senza difficoltà, di assicurare un successore a Musharraf che fosse in ogni caso ben visto dal resto del mondo.
Il rientro della Bhutto era stato "imposto " al presidente Pakistano in seguito a forti pressioni esercitate dall'amministrazione americana, preoccupata dopo la caduta di consensi del governo centrale, che il paese potesse cadere sotto il controllo integralista.
La scelta era condivisibile e condivisa dagli ambienti internazionali. Il Pakistan occupa una posizione importante nella regione, una sua caduta, per un qualsiasi motivo, in mano ai fondamentalisti islamici, avrebbe destabilizzato in maniera preoccupante tutta la regione. Neanche va dimenticato che il Pakistan è dotato di armi nucleari.
Oltretutto, negli ultimi anni, vaste aree del paese sono oramai sfuggite al controllo del governo centrale, sempre più mal tollerato e mal visto dalla popolazione locale.
Buona era stata, fino ad ora, la strategia americana nella regione, nel tentativo di normalizzare una situazione esplosiva. In Pakistan operano infatti terroristi di Al Qaeda, talebani, fondamentalisti religiosi e nazionalisti ; un' amalgama tale che che lo rendono uno dei paesi più instabili e più pericolosi del pianeta, in presenza anche dei suoi armamenti atomici e delle questioni territoriali irrisolte con l'India.
La corruzione regna poi sovrana nel paese in mezzo alla miseria più assoluta della popolazione costretta a vivere con un paio di dollari medi al giorno.
La stessa Bhutto fu coinvolta, negli anni in cui fu al potere, in numerosi scandali ed in atti di corruzione, tanto che oramai era più amata e rispettata all'estero, forse per la sua cultura occidentale e la sua altera bellezza, che nel suo paese.
Benazir era una donna ambiziosa a dismisura, abituata al potere ed alle ricchezze. Ma era coraggiosa e testarda ed oltretutto stranamente dotata, per essere una donna musulmana, di grandi doti politiche e di un indiscusso carisma, che potevano ancora permetterle, nonostante i trascorsi, un avvenire sicuro nel paese.
Ma il mondo non ha tenuto conto che il Pakistan è anche una regione strategica per il terrorismo internazionale, al pari e forse più in questo momento, della Palestina e della Siria.
Che cosa accadrà ora è difficile ora da valutare . Il dubbio è che in questo situazione di instabilità vengano annullate le elezioni politiche che erano già state programmate, rinviando "sine die" quel processo di democratizzazione della regione che timidamente, e con enormi difficoltà, si stava cercando dii favorire , anche da parte dell' 'amministrazione americana.
Purtroppo la morte della Bhutto creerà sicuramente qualche tentazione anche in Musharraff, costretto da poco , per una sentenza della corte pakistana e per le pressioni americane, a cedere il comando delle forze armate.
E se gli Stati Uniti stavano cercando, fino ad ora, di favorire il ritorno, almeno apparente, alla democrazia in Pakistan , di fronte all'instabilità ed al caos, alla fine, potrebbero decidere che il Pakistan vale bene anche un colpo di stato ed un regime dittatoriale.
E chi meglio di Musharraff ne potrebbe nuovamente essere il garante ? La cosa evidente e drammatica è che, costi quel che costi, il Pakistan non può essere lasciato in mano agli integralisti islamici né ai talebani, ma non può nemmeno essere lasciato in mano a sé stesso.

La CIA ripropone il quesito della tortura sui prigionieri

E' scontro aperto oramai tra il Congresso degli Stati Uniti e la CIA , l'intelligence americana.
La discussione verte su alcune questioni, sicuramente non di secondaria importanza; la prima riguarda i diritti umani e civili dei detenuti, la seconda la sicurezza dei cittadini, la terza il rapporto istituzionale tra la CIA stessa ed il Congresso.
Secondo autorevoli rappresentanti del Congresso infatti la CIA non consegnò , ai membri della Commissione di inchiesta, tutti i documenti in suo possesso sull'attacco terroristico alle Torri Gemellle dell' 11 settembre, che causò quasi 3000 morti.
Sembra manchino all'appello i video di circa un centinaia di ore di interrogatori di Abu Zubaydah e Abd al Rahim al-Nashiri, i due membri di Al Qaeda, catturati nel 2002 che permisero , con le loro confessioni , di assicurare alla giustizia il presunto ideatore degli attacchi dell' 11 settembre.
La CIA si difende sostenendo la tesi che quei video non furono mai specificatamente chiesti, e quindi ora sono andati distrutti.
Naturalmente si sospetta altro. Pare che i video contengano scene in cui si fa ricorso a metodi di interrogatorio, da parte di agenti del governo americano, non troppo in regola con le leggi americane e con il diritto internazionale.
Le leggi americane infatti come quelle internazionali impediscono l'uso della forza durante gli interrogatori dei prigionieri.
In particolare, sembra che durante gli interrogatori dei terroristi arabi si sia fatto spesso ricorso alla tecnica di tortura del "waterboarding".
Tale tecnica consiste nel chiudere sopra la testa del prigioniero un sacco di iuta completamente inzuppato di acqua.
L'effetto di soffocamento è graduale ma intenso, la respirazione difficoltosissima. Dicono che lo sfinimento e l'ansia del prigioniero raggiunga il parossismo in poco tempo.
Le implicazioni della vicenda, come si vede, sono notevoli, aprono dubbi ed interrogativi, di coscienza ed individuali, che rimarranno senza risposta.
Ad uno stato di diritto è evidente che non si addice per nulla il ricorso alla tortura dei prigionieri al fine di estorcerne le confessioni. Si sa dove si comincia ma non si sa mai dove si finisce.
Ma a volte la ragione di stato può dare giustificazioni a ciò che le leggi e la morale vietano.
Nello specifico si trova così chi antepone, ai diritti dei prigionieri, la sicurezza del paese e la salvaguardia della vita di centinaia di cittadini.
Sul piano del diritto credo la risposta debba essere univoca.
Ma obiettivamente, difficile mi appare ogni risposta seria e non ideologica al quesito.
Mi pare che solo la coscienza possa decidere.
Ma come si sa la coscienza è sempre individuale e non dà regole certe ed universali.

mercoledì 26 dicembre 2007

Don Gelmini e i suoi abusi.

E' nuovamente scoppiata la polemica attorno a Don Gelmini ed alla sua comunità.
Entro pochi giorni infatti, i magistrati di Terni, depositeranno tutti gli atti raccolti in questi mesi per documentare le molestie che il sacerdote avrebbe compiuto nei confronti dei tossicodipendenti assistiti nelle strutture di cui è responsabile.
È questo il primo passo che condurrà, alla fine e quasi con certezza, alla richiesta di rinvio a giudizio del sacerdote, che pare ormai scontata.
Decine e decine sembrano infatti le denunce presentate, in numerosi casi gli accertamenti avrebbero dimostrato la fondatezza delle accuse.
Don Gelmini, dalle prove raccolte sembra ormai assodato, avrebbe abusato di numerosi ragazzi e, con l'aiuto dei suoi collaboratori più stretti, avrebbe poi cercato di costringerli al silenzio.
Le accuse rivolte al sacerdote sono di una estrema gravità.
Voglio solo ora ribadire quanto già ho avuto modo di rimarcare in precedenza.
Stonate e fuori luogo mi erano sembrate le difese ad oltranza e per principio del sacerdote, emesse ancora prima di ogni inchiesta, da parte di numerosi politici del centrodestra o comunque legati al mondo cattolico.
C'era chi era pronto a giudicare don Gelmini innocente ancora prima delle indagini ; asserivano di poter tranquillamente mettere la mano sul fuoco per il sacerdote.
Il tenere le mani intasca a volte è molto meglio.
Anche in questa occasione, come in altre, non avevano capito che sarebbe stato più intelligente ed apprezzato mantenere un rigoroso silenzio sui fatti.
La difesa personale del sacerdote poi, che si era paragonato al Cristo sulla croce, era stata di una durezza e di una sfrontatezza inaudita.
Don Gelmini aveva attaccato tutto e tutti , compreso le lobby sioniste, che volevano, secondo lui e tramite la sua persona, infangare la chiesa.
Noi , oggi come allora, aspettiamo con serenità le conclusioni dell'inchiesta.
Sono sempre convinto che il giudizio su un uomo debba abbracciare tutta la sua vita.
Come spesso accade, nella vita di ognuno, vi si trova in pari misura sia il bene che il male.
Don Gelmini lo ricorderemo per quanto di bene ha fatto, ma nel contempo la giustizia lo dovrà condannare per i suoi reati.
Una cosa è certa però, Don Gelmini non può rimanere nella sua comunità, una volta rinviato a giudizio.
Ancora una volta inopportune sono le sue affermazione e le sue richieste di rimanere comunque, anche solo come laico nella comunità.
Ci auguriamo che questa volta il giudizio della chiesa sia netto e non ci siano coperture e tentennamenti.
A don Gelmini non può essere permesso di rimanere proprio nel luogo in cui sembra abbia commesso i suoi misfatti, esisterebbero fondati sospetti di reiterazione.
Ai suoi sostenitori politici invece, in questa occasione, dobbiamo ricordare un principio generale e cioè che la giustizia deve giudicare su fatti reali e non su atti di fede.

lunedì 24 dicembre 2007

Auguri a modo mio.

Era forte la tentazione di non pubblicare auguri sul blog. Poi però, una volta riconosciuta la mia debolezza, la ragione si è piegata ai sentimenti.
Poche parole in ogni caso, solo per augurare a tutti un felice e sereno Natale.
Auguri sinceri e di cuore a tutti quelli che al mondo soffrono ancora tante ingiustizie. L'augurio è che anche per loro possa esserci un Natale migliore, un Natale in cui finalmente trionfi la giustizia e la libertà.
Buon Natale quindi al Dalai Lama, ai Tibetani, ai monaci Buddisti ed al popolo Birmano, come alle popolazioni del Darfur, con l'augurio che alla fine cessi ogni oppressione e che, parole come "genocidio" e "sterminio", sopravvivano solo nei vecchi dizionari.
Auguri anche al popolo Cinese come a quello del Sudan, ma anche a tutti i popoli del mondo, perché imparino ad apprezzare la libertà e la vita degli altri al pari della propria.
Auguri di cuore a tutti gli oppressi ed agli sfruttati, con l'illusione che il Natale gli porti in dono almeno la speranza.
Auguri a chi soffre la fame, la malattia, il dolore, lo sfruttamento; vorrei un mondo che ne fosse immune; un mondo dove ad ogni essere umano venisse finalmente riconosciuto, indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle o della religione professata, uguale dignità ed uguali possibilità.
Buon natale anche a tutti i morti di ogni guerra, di tutte quelle passate, come di quelle che ancora si combattono su questo mondo.
Ma auguri di cuore anche ai caduti sul lavoro, morti per combattere la "loro guerra per il pane quotidiano", e che per questo non potranno festeggiare con i familiari.
Naturalmente un pensiero ad un augurio ai loro figli ed ai loro parenti, che possano trovare sotto l'albero, se non la gioia, almeno un poco di serenità.
Auguri anche a tutti i disoccupati, ai precari, ai sotto occupati, affinché finalmente possano sperare in un progetto di vita futura. E' grande il desiderio che si possa ritornare a pensare che ciò che conta veramente è l'uomo e la sua vita, e non solo e sempre il profitto o la ricchezza di pochi.
Auguri anche a chi era convinto di poter esportare la democrazia in Iraq, o a chi pensava, e ancora pensa, di convertire alla "civiltà" l'Afghanistan; auguri anche al popolo Iracheno ed al popolo Afghano, perché possano cominciare a credere in una vita futura, non solo nell' al di là ma anche qui, su questa terra.
Auguri di cuore a chi è convinto che alla fine si riuscirà, prima o poi, ad avere pace e prosperità anche in Palestina e nel Libano, senza bisogno per questo di annientare nè un popolo nè l'altro.
Auguri speciali li voglio fare anche a tutti i miei amici, agli amici "reali" come a quelli "virtuali", anche se il confine tra gli uni e gli altri si fa a volte talmente sottile da non essere più distinguibile e neanche percepito.
Naturalmente auguri anche a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere questo Blog quasi quotidianamente, se li meritano.
Ma per ultimo, gli auguri più sinceri e sentiti, li voglio fare a quanti ancora pensano vi possa essere la felicità per tutti in questo mondo.
A quelli che non hanno capito proprio nulla della vita e degli uomini, e che ancora si ostinano a credere ed a sperare in un mondo migliore.
Auguri di cuore a loro, che ancora aspettano fiduciosi la pace e la giustizia sociale, nel dubbio che rischieranno di aspettare per molti anni a venire e per molti altri Natali oltre questo.
Auguri a chi è capace ancora di sperare, e auguri a chi ancora sa sognare.
Naturalmente, e in ultimo, faccio gli auguri anche a me stesso, visto che rientro in quest'ultima categoria di eterni, infantili, e per questo inguaribili sognatori.
Auguri, è sottinteso, anche a tutti i miei familiari.
Auguri a tutti quindi , e anche se non ci spero, vorrei che il Natale riuscisse a realizzare i nostri sogni e ad esaudire, tutti i miei, come i vostri desideri.

domenica 23 dicembre 2007

Grillo ritorna con il suo qualunquismo.

E' un dato di fatto che alla lunga i difetti caratteriali vengono sempre allo scoperto. Capita così, ed è inevitabile anche per Grillo.
Il qualunquismo è come una seconda pelle, difficile liberarsene di colpo, sopratutto quando paga in popolarità.
Eccolo Grillo che rientra alla grande sulla scena poltica Italiana.
Ora è, naturalmente e giustamente, scandalizzato della telefonata tra Berlusconi e Saccà.
Ma il guaio è che è anche scandalizzato dalla difesa delle prerogative e del diritto alla privacy del Cavaliere, fatta dal presidente della Camera Fausto Bertinotti.
E allora eccolo attaccare, con la solita veemenza , Fausto Bertinotti che si è «preoccupato—scrive Grillo — per la privacy di un signore che voleva comprare un senatore. Invece di espellere questo (basso) insulto alla democrazia dalla Camera ne tutela la privacy. Boia Faust(o)".
Continua poi prendendosela per una «Rai, servizio pubblico, che si fa bordello per far cadere il governo» e allora «non me ne frega un c...o della privacy di queste persone: le voglio fuori dal Parlamento, fuori dal servizio pubblico. È gente immorale, che della legalità ha sempre fatto carne da porco. E lei, tenera mammola (Bertinotti), pensa alla loro privacy mentre viene chiesto il trasferimento dei giudici di Mastella e di D’Alema da una Letizia Vacca qualsiasi ».
Queste le argomentazioni di Grillo, lo stile non cambia.
Ebbene io credo che come speso accade la verità stia proprio nel bel mezzo della polemica.
Bene ha fatto Bertinotti a sostenere che "difendere il garantismo è un dovere morale e per la sinistra rappresenta un valore di fondo, mentre Grillo nel suo volgare attacco conferma di saper intervenire sulla scena politica solo dal buco della serratura".
Ma in ogni caso affermato il principio , resta un dato di fatto incontrovertibile ed è quello che nessuno di noi ha voluto quelle intercettazioni, nessuno di noi le ha commissionate o ricercate ma sono lì, e qualche problema lo creano.
Il loro contenuto rappresenta la cartina di tornasole del malcostume politico Italiano e della "corruzione" dilagante ad ogni livello.
Ripropongono poi palesemente, in tutta la sua drammatica attualità , il problema del conflitto di interessi, che prima o poi dovrà trovare soluzione.
E però , da convinto sostenitore dello stato di diritto e del garantismo, una domanda viene spontanea anche a me e non solo a Grillo ; ma è mai possibile che tutte le volte che qualcuno indaga, da una parte o dall'altra , per un motivo o per l'altro, si finisca sempre per trovare o scoprire un qualche politico che intrallazza ?
E una volta scoperti, non ha per caso ragione Grillo a dire che dovrebbero essere quantomeno allontanati dalla vita politica e dal Parlamento ?.
Diamo a Bertinotti la ragioni che merita sui principi , ma facciamo sì che una qualche ragione venga riconosciuta anche alle richieste di Grillo, solo che lo vorremmo con motivazioni e modi diversi dai suoi.

sabato 22 dicembre 2007

Si muore ancora nella guerra per il pane quotidiano.

La catena ininterrotta delle morti bianche ha mietuto nuovamente le sue vittime. Nemmeno le festività ed il clima natalizio ci hanno risparmiato l'ennesima tragedia.
Tre nuovi casi di incidenti sul lavoro, due non nel nostro Paese, ma che riguardano comunque nostri connazionali.
Due muratori sardi, Christian Porcu e Emmanuel Neri, entrambi di 24 anni, sono morti schiacciati da una lastra di cemento mentre stavano lavorando in un cantiere alla periferia di Ajaccio, in Corsica.
L'incidente è accaduto proprio nel loro ultimo giorno di lavoro, prima del loro rientro in Sardegna dove intendevano trascorrere il Natale in famiglia.
La notizia, pubblicata dall'Unione Sarda, e' giunta nella tarda serata di ieri a Uras, paese dell'oristanese dove vivevano le due vittime.
Sempre nell'incidente sono rimasti feriti anche due operai francesi, ricoverati in gravi condizioni nell'ospedale Misericordia di Ajaccio, a dimostrazione che la morte non fa distinzione di nazionalità.
Un'agricoltore sessantenne poi è morto invece all'interno del deposito di fieno della sua azienda, a San Michele al Tagliamento (Venezia).
Si chiamava Lino Zanette, originario di Salice, in provincia di Pordenone. E' stato trovato con la testa incastrastra fra alcune pesanti balle di fieno.
Il corpo dell'anziano agricoltore è stato ritrovato in mattinata dagli stessi familiari, che non lo avevano visto rientrare a casa.
Notizie che passano quasi inosservate da ricercare a volte nelle pagine interne dei giornali di provincia, ma che ancora una volta testimoniano la drammaticità della sicurezza sul posto di lavoro.
Si può morire in guerra; ci si rassegna alla morte dei soldati, una volta che ci si è rasseganti alla stupidità di ogni guerra.
Ma non si può accettare che si muoia così per combattere quotidianamente la guerra del pane per sè e per la famiglia.
Dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre, sempre dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati ben 5.252.
Ricordo ancora quel dolore urlato nelle strade di Torino, quell'urlo che rompe il silenzio su tutte le sconcezze che spesso vengono consumate sui posti di lavoro.
Non voglio solo parlare della sicurezza sul posto di lavoro, ma di qualche cosa che sta un po' più a monte e prima ancora di questa.
Sono l'insicurezza del "lavoro"e la precarietà, che a volte sono i peggiori nemici della vita sul posto di lavoro.
Anche a Torino si parlava di smobilitazione, poi scontato questo, tutto passa in secondo ordine, e allora prevale il silenzio, l'indifferenza e la disattenzione, che spesso sono compagni inseparabili dell'insicurezza e delle tragedie.
Quando non si assegna più all'uomo e all'individuo la centralità della questione lavorativa, ma tutto viene misurato in base all'economia di mercato ed al profitto, non ci si deve meravigliare se quesi sono i risultati.
Tutto passa in secondo ordine allora, nelle case degli italiani come nei cantieri edili, nelle fabbriche, nei campi e nei servizi.
Nessuno è salvo ed escluso se non si ricomincia a pensare che l'uomo viene prima di ogni macchina, se non si ritorna a dare valore primario all'individuo, riconoscendo dignità, sicurezza e prospettive ad ogni uomo, nel lavoro e sul lavoro, e tutto questo prima ancora del denaro e del profitto.

venerdì 21 dicembre 2007

Impiccagioni a Teheran in risposta all'Onu

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, su proposta dell'Italia, ha votato il sì, a larghissima maggioranza, alla moratoria internazionale contro la pena di morte.
Diverse sono state le reazioni nel mondo e naturalmente non tutte di entusiasmo.
Forte è stato per esempio l'imbarazzo dell'amministrazione Americana e degli organi di stampa d'oltre oceano, dove ancora, lo ricordiamo, vige la pena di morte in molti stati.
L'Iran invece ha dato ampio risalto alla notizia, ma solo per accentuare le differenze e l'autonomia del regime dal resto del mondo.
Puntuale però è arrivata la risposta del regime Iraniano alle sollecitazioni del mondo, ed è stata una risposta dura ed inequivocabile.
Sette uomini ed una donna, rinchiusi nel carcere di Evin a Teheran, sono stati consegnati al boia per essere impiccati. Quattro condanne sono già state eseguite.
Ancora non sono stati diffusi tutti i nominativi dei prigionieri uccisi.
Se qualcuno pensava di poter contare sulla dissuasione morale è stato subito accontentato.
Un conto sono i proclami , anche se importanti ed approvati con ampie maggioranze, un conto sono poi i fatti.
Ricordiamo che in Iran la pena di morte è prevista per diversi reati, tra i quali l'omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga, la violenza carnale, l'apostasia, l'adulterio e l'omosessualità.
Quelle macabre ed orrende immagini di uomini appesi e penzolini stanno solo a dimostrare, oltreché la barbarie dei carnefici, anche la considerazione in cui vengono tenute le deliberazioni dell'Onu da parte del regime Iraniano.
Mentre la pena di morte ha oramai dimostrato la sua inutilità come deterrente al crimine, ancora però non ha finito di essere utilizzata come arma di propaganda e di monito.

mercoledì 19 dicembre 2007

I vantaggi di Pistorius.

Ricordate Oscar Pistorius ? Credo di sì e penso anche che nessuno, per tanti motivi, si possa dimenticare di lui.
In ogni caso, per chi non ne avesse mai sentito parlare, si tratta del quattrocentista sudafricano privo di parte delle gambe, costretto per tali motivi a correre con delle protesi in carbonio.
Quello che la vita e la natura hanno tolto al suo corpo hanno deciso di darlo alla sua mente sotto forma di volontà , forza e determinazione.
Credo che Pistorius possa definirsi, senza ombra di dubbio, un "grande uomo".
Pistorius aveva un solo sogno, di quelli che danno scopo ad una vita, voleva poter partecipare ai giochi olimpici di Pechino.
Ebbene, l'apposita commissione, incaricata di valutare l'eventuale sua ammissione ai giochi, è giunta alle conclusioni.
Pare che Pistorius non potrà gareggiare. Gli esperti hanno stabilito che le protesi "aiutano" troppo l'atleta sudafricano.
Il "gesto atletico" dicono "non deve essere influenzato da elementi tecnologici".
Secondo gli esperti partirebbe infatti , a causa delle protesi,"avvantaggiato" rispetto agli altri atleti.
Io resto dell'idea, indipendentemente da qualsiasi altra valutazione, che a Pistorius dovrebbe essere permesso di partecipare alle prossime Olimpiadi.
Sarei curioso di vedere quanti atleti riuscirebbero a gareggiare nelle sue condizioni.
Non credo ci sia nessuno che possa ragionevolmente dubitare ci possano essere dei grossi vantaggi nelle sue protesi.
Ma anche ammesso che così possa essere, chi deve stabilire fino a che punto deve essere tollerato tale limite ? Non potrebbero essere considerati elementi tecnologici anche le scarpe di qualsiasi atleta ? e il materiale con cui vengono costruite le aste per il salto con l'asta non potrebbe esserlo alla stessa maniera ?. In fondo lui non aggiunge nulla al suo corpo se non quello che gli manca, per "tentare" di essere uguale agli altri.
Pistorius parte avvantaggiato solo per la sua volontà , per la sua intelligenza e per il suo cuore, ma un uomo non può essere punito per questo.
E allora auguri Pistorius comunque vada non demoralizzarti, tu la tua "gara" con la vita l'hai già vinta, sei già un campione, noi non abbiamo bisogno di ulteriori dimostrazioni o di altre gare, qui siamo noi i tuoi giudici e abbiamo già deliberato.
Tu hai saputo far grande quella che dovrebbe essere la parte migliore di ogni uomo, non le sue "scarpe", ma la sua volontà, la sua determinazione, la sua ragione ed i suoi sogni.
E noi vogliamo sognare con te.

martedì 18 dicembre 2007

Unica "donna" tra tanti uomini alla fine si suicida.

La notizia non ha bisogno di ulteriori commenti e neppure mi sento di doverli fare.
Per l'anagrafe era Paolo, aveva 16 anni e pur essendo di sesso maschile si faceva chiamare Loredana.
Era nato a Catania, ma già giovanissimo si considerava donna, si vestiva da donna, si truccava da donna.
Aveva salito tutti i gradini di una vita difficile e sregolata, come può esserlo la vita di chi non ha identità, nè mestiere e forse più neanche grandi sogni nel cassetto.
Dicono dormisse di giorno e che se ne uscisse la notte.
Aveva anche subito maltrattamenti dal padre.
Alla fine era intervenuto il Tribunale dei Minori di Catania.
Per "recuperarla" l'aveva assegnata a una comunità dove era costretta a vivere insieme a 35 ragazzi, tutti maschi, extracomunitari, tunisini, marocchini, algerini, tutti clandestini e tutti arrivati dalle coste nordafricane.
Era "lei" l'unica "donna" in quella comunità.
Ora finalmente Loredana è stata "recuperata", ha risolto tutti i suoi problemi ; i suoi turbamenti e le sue ansie si sono chetati e "lei" si gode finalmente quel meritato riposo che la vita sembrava negare al suo cuore ed alla sua anima.
Non disturba più nessuno ora , nessuno sente più le sue grida nè il suo dolore.
Riposa purtroppo sotto due metri di terra , gelida come i sentimenti dei suoi giudici.
Sette giorni fa Loredana si è infatti impiccata, dicono lo abbia fatto con il suo foulard prediletto. Ai suoi funerali solo la madre ed i fratelli.
Riusciamo sempre ad inorridire quando scopriamo che in qualche paese arabo gli omosessuali vengono ancora condannati alla pena di morte.
Non riusciamo mai ad inorridire quando scopriamo che ne può uccidere molti, e forse con più grandi sofferenze morali, anche la "nostra" indifferenza o la stupidità delle nostre leggi.

Sulla rete il dramma degli immigrati.

Sono state circa 400 mila le domande inviate, anche se il ministero dell’Interno aveva già comunicato che la quota da accettare sarebbe stata di 170 mila.
Il 15 dicembre infatti si è assistito ad un vero e proprio assalto alla rete ed ai computer per l'inoltro delle domande, tanto che il primo giorno di presentazione telematica delle richieste di assunzione di personale extracomunitario, è stato ribattezzato “Click day”.
Tanti i disagi ed i disservizi per chi si è trovato nella necessità di dovervi accedere.
I dati però sono sintomatici e significativi, rappresentano in maniera inequivocabile come le richieste di mano d'opera straniera nel paese siano effettivamente molto più elevate di quanto ci si potesse aspettare.
Ancora una volta si rappresenta e si testimonia che non è negando o rifiutando in maniera indiscriminata l'accesso al territorio nazionale, che si risolve il problema immigrazione; al contrario è solo con leggi adeguate che riusciremo ad avere non clandestini, ma immigrati regolari.
Il nostro paese ha un estremo bisogno di mano d'opera straniera che riesca ad integrarsi , rifuggendo in tal modo da qualsiasi forma di clandestinità e d'illegalità.
Mi sembra estremamente schizofrenico l'atteggiamento di chi da una parte sostiene la tesi del rifiuto totale dell'immigrazione clandestina e, dall'altra e nel contempo, rifiuta tutti quei provvedimenti legislativi che possono permettere ai lavoratori stranieri di uscire dall'illegalità e dalla clandestinità, a fronte di reali necessità di mano d'opera straniera del paese.
Riconosciamo tutti sicuramente che non abbiamo bisogno di immigrati clandestini, che d'altra parte non sappiamo più come ospitare ed accogliere con decenza, ma che neanche abbiamo bisogno di tribuni della plebe che agitino scioccamente tutte le irragionevoli paure del paese.
Ci servono solo leggi giuste ed adeguate alle necessità, e che poi , costi quel che costi, devono essere da tutti indistintamente rispettate e fatte proprie, siano questi cittadini stranieri oppure cittadini italiani.

domenica 16 dicembre 2007

Kosovo la polveriera a due passi dall'Italia

E' solo il silenzio, a volte qualche breve notizia qua e là e riportata su qualche giornale, ma nessuno, se non distrattamente, si preoccupa più del Kosovo.
Eppure, proprio il 14 dicembre, i leader Europei si sono accordati per mandare funzionari amministrativi e di polizia nella regione, con la speranza cosi di alleggerire una situazione fattasi di colpo pesante.
La situazione in Kosovo infatti è esplosiva, ed un nonnulla rischia di farla precipitare in ogni momento.
Si capisce il motivo per cui tutti i governi Europei, fallita ogni possibilità di accordo tra Serbi e Kosovari, hanno gli occhi puntati sulla regione, nell'attesa preoccupata di una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte dei Kosovari.
Come è noto una eventuale dichiarazione di indipendenza di questi ultimi rischierebbe di precipitare nuovamente i balcani in un aperto conflitto, il tutto esattamente a due passi da casa nostra.
La Serbia oltretutto non è isolata, ma gode dell'esplicito appoggio della Russia , ritornata potenza mondiale e, è utile ricordarlo, principale fornitrice di gas dell'Europa.
La Russia chiede infatti sulla regione il rispetto integrale della risoluzione Onu che prevedeva per il Kosovo una amministrazione provvisoria, in attesa che i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza decidessero il nuovo assetto della regione.
In pratica il Kosovo sarà indipendente se e quando lo deciderà il Consiglio di Sicurezza, e siccome la Russia per ora è contraria, non se ne parla nemmeno.
La diplomazia Europea (pare che la proposta sia proprio Italiana) ha offerto alla Serbia l'ingresso nella Ue in cambio del riconoscimento dell'indipendenza al Kosovo. Quest'ultimo invece, nello stesso momento della proclamazione della sua indipendenza verrebbe di fatto ammesso nell'Alleanza Atlantica impedendo così, per sempre, qualsiasi futura annessione Serba.
Il rischio, a questo punto possono solo essere gli atti unilaterali.
Eppure io sono ottimista, pare che il tempo abbia molto insegnato ai Kosovari che danno l'impressione di aver appreso dai loro precedenti errori ed al contrario, di aver ben compreso la difficile arte della diplomazia.
Hanno forse capito che nella fase attuale si tratta solo di pazientare.
Il mondo intero , tranne la Russia, è dalla parte del Kosovo, e neanche la Russia può schierarsi a lungo e da sola contro il mondo intero.
Si tratta solo di attendere senza forzature e, alla fine, oltre a risparmiarsi l'ennesimo bagno di sangue, il Kosovo non potrà che essere libero ed autonomo.

sabato 15 dicembre 2007

Sussurrano sia Il delirio del cavaliere.

Oramai siamo al delirio sussurrano i più, poi forse passeremo alle "visioni " nel periodo natalizio e poi chissà se ci dovremo aspettare la "stella cometa" che indica la via da seguire...
Fossi un iscritto di Forza Italia mi sentirei offeso di essere considerato un emerito "grullo" a cui si possono raccontare tutte le panzane di questo mondo.
Le ultime sparate di Berlusconi sgomentano, forse sarà stata l'eccessiva frequentazione con Bossi che ha lasciato qualche segno.
Tutti respingono con forza l'accusa pubblica di Silvio Berlusconi di pressioni giudiziarie sui senatori della Margherita, durante il difficile passaggio della Finanziaria al Senato.
Pensare che persino l' Umberto lombardo (non posso definirlo "nazionale" perché se ne risentirebbe) , farebbe fatica a sostenere, con tanta enfasi, questa bislacca teoria" del complotto.
Si riescono a capire i silenzi preoccupati di Fini, di Casini , persino lo stupore di Bossi.
Forse finalmente, e di colpo, si rendono conto di che "levatura" era il leader che si erano scelto.
Il Cavaliere in questa occasione si dimostra come il classico bambino, colto con le mani nel vaso della marmellata e con la bocca sporca, che urla al mondo , negando persino l'evidenza, la sua "innocenza", incolpando dapprima la sorte, poi il destino e poi i "suoi nemici" di sempre, che così almeno imparano e sono avvisati.
A volte quando sostiene le "sue" ragioni (mi trovo in difficoltà a definirle cosi) mi ricorda il "lupo" della favola di Fedro quando diceva che la colpa dell'acqua intorbidita fosse dell'agnello che si trovava a valle.
Qualcuno per favore avverta il Cavaliere che ha superato ogni limite, che la decenza non permette di andare oltre, non lo permette la ragione, neppure l'intelligenza.
Se è vero che Ferrara o Baget Bozzo sono consiglieri ascoltati, si facciano sentire e lo mettano in guardia, per favore lo sconsiglino a proseguire; io come italiano mi sento offeso quando mi raccontano certe cose con l'illusione possano anche essere credute.
A meno che lui, ancora una volta, non sia in possesso di dati statistici che gli confermino il fatto che gli italiani sono oramai diventati "deficienti" al 100 per cento, tanto da bersi ogni fanfaronata.
Dagli ultimi dati statistici sembrava si attestassero solo al 31,7 per cento, anche se sono convinto, qualche flessione cominceranno ad averla.

venerdì 14 dicembre 2007

Il "nano" Cinese di fronte al "grande" Dalai Lama "Tenzin Gyatso."

E alla fine, anche se il Dalai Lama non ha ufficialmente incontrato nessun rappresentate del governo italiano, ha incontrato però i presidenti di Camera e Senato.
“Ci appelliamo a voi, aiutateci, il vostro sostegno morale e concreto e' veramente necessario”ha detto Tenzin Gyatso, questo il suo vero nome.
La questione Tibetana è li presente come un macigno, come una grande muraglia che divide ancora la Cina dal resto del mondo, e con essa il problema dei diritti civili.
Nell'incontro, avvenuto alla Camera dei Deputati, con Fausto Bertinotti, il Dalai Lama ha pronunciato all'inizio, parole stranamente dure contro il governo di Pechino.
“A giugno-luglio scorsi si e' svolto l'ultimo incontro tra le delegazioni del Tibet e quelle del governo cinese e si è fatto "un ennesimo passo indietro" verso il riconoscimento dei diritti del popolo tibetano, perché il governo cinese ha detto che non esiste una questione tibetana. Ma, non esiste tanto che causa problemi fino a Roma questa questione tibetana".
Ma non viene meno la sua imperturbabilità, riprende presto il suo rassicurante sorriso parlando di concetti strani per quella dimensione politica.
Parla infatti di "amore" e di "solidarietà'", ed è stranamente emozionante sentire che si può fare politica anche così.
Lo vedi mentre tende le mani e prosegue: "la mia mano destra è tesa verso la Cina, ma finora è sempre rimasta vuota. Rivolgo un appello sincero al governo cinese. Dateci i diritti sanciti dalla Costituzione. Vogliamo solo la piena attuazione dei diritti in Tibet.
L'altra mano, quella sinistra, è invece tesa verso gli altri Paesi, oggi verso l'Italia , aiutateci, è necessario".
E di colpo è bello pensare che forse puoi fare qualche cosa per Lui ed il suo popolo.
Poi saluta e esce, ma solo fisicamente.
La sua presenza , morale e spirituale, rimane lì come un monolite.
Si scopre così come si possa essere "grandi del mondo" anche solo moralmente, e al al contrario, come si possa essere "piccoli nani" pur essendo grandissimi.
E finalmente anche l'Europa pare accorgersi del Dalai Lama e dell'esistenza del Tibet.
Proprio in questi giorni infatti il Parlamento europeo ha votato a Strasburgo una risoluzione che mette le autorità di Pechino sul banco degli imputati, ricordando tutte le violazioni dei diritti umani e condannando le pressioni della Cina agli "Stati amici" del Dalai Lama.
Il Parlamento europeo chiede al governo cinese di avviare degli autentici negoziati con il Tibet "tenendo in debita considerazione le richieste di autonomia del Tibet da parte del Dalai Lama" e ribadendo la preoccupazione dell'Europa per le notizie di continue violazioni di diritti umani che "riguardano torture, arresti arbitrari e detenzioni, repressione della libertà religiosa, limitazioni arbitrarie del libero movimento e riabilitazione attraverso i lavori forzati".
Deplorano poi "l'intensificazione della campagna di educazione patriottica" in atto dal 2005 nei monasteri e nei conventi tibetani, che obbliga "i tibetani a sottoscrivere dichiarazioni di denuncia del Dalai Lama come pericoloso separatista".
Per l'Assemblea di Strasburgo, l'Ue non ha colto "l'opportunità dell'imminenza dei giochi olimpici per affrontare i casi scottanti dei diritti umani in Cina".
Gli europarlamentari ritengono infatti che le Olimpiadi di Pechino del 2008 "dovrebbero costituire un'importante occasione per richiamare l'attenzione del mondo sulla situazione dei diritti dell'uomo in Cina". Il Parlamento europeo tra l'altro "esprime anche tutta la sua preoccupazione per il controllo e la censura dell'informazione anche via internet e invita le autorità cinesi a porre fine al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d'informazione europei".
Finalmente un'Europa che alza la testa e riafferma quelle idee che vuole a fondamento della sua civiltà.
Un'Europa che ricorda alla Cina come le relazioni commerciali dell'Ue "siano subordinate a riforme in materia di diritti dell'uomo".

giovedì 13 dicembre 2007

Un'italia sempre più comunista all'attaccco di Berlusconi

Come al solito si scoprono in Italia "giudici comunisti" all'attacco del leader del Popolo delle Libertà.
E sì, perché la Libertà Silvio la vuole dare a tutti, "persino" al popolo, ma non ai giudici, quelli in silenzio devono stare e sopratutto non devono indagare né mettere sotto controllo i telefoni di nessuno, altrimenti prima o poi, si sa, si imbattono in Berlusconi.
Non è colpa del Cavaliere, se loro sono sospettosi per natura e non riescono a capire che con interessi sparsi in ogni settore ed in tutto il mondo, per forza Silvio deve telefonare a destra e a manca, all'uno e all'altro.
Sotto sotto, cheto cheto, eccolo allora, se non "intrallazzare" che è parola brutta, almeno "fare la corte un po' a dei senatori" che pensava potessero cambiare schieramento.
Fossero stati gli uomini della sinistra a farlo si poteva parlare liberamente di corruzione o di istigazione alla corruzione, ma con Silvio no, lui si è limitato solo a fare la "corte in maniera solare e lineare".
Speriamo almeno che "Veronica", lei che è persona seria e di sani principi, questa volta non gli creda e non gli chieda "pubbliche scuse", altrimenti riderà tutta Europa.
Ma ancora una volta scopriamo , e che diamine, che è "l'armata rossa dei giudici " che spia tutto e tutti, il perché si sa , sono "comunisti" e invidiosi dei successi del Cavaliere.
Come al solito chi si permette di attaccare Berlusconi è comunista, anzi un "vetero comunista", e neanche di quelli simpatici o convertiti come Putin.
Tra l'altro esiste anche il fondato sospetto che oramai anche Fini , Casini e Bossi si stiano apprestando a richiedere la tessera del partito comunista e che come atto di fede gli sia stato richiesto di "inguaiare" e "attaccare" il Cavaliere.
Ecco perché ultimamente ne "sparlano" con tanta acrimonia.
Questa si che è istigazione a delinquere, per Fede e Rete Quattro sarebbe " lesa maestà", messa in atto dai "comunisti", non la sua.
Tra l'altro questi "comunisti" non hanno perso il cattivo vizio di origliare su tutti.
Proprio in queste loro "sporche" abitudini pare si siano imbattuti (come riportato dalla stampa) in alcune telefonate, fatte da collaboratori o a volta direttamente dal Cavaliere che , per esempio, sollecita un Dirigente Rai a mandare in onda un film sul Barbarossa perché dice "sai Bossi non fa che parlarmene".
Il dirigente Rai Sacca lo rassicura - si dice ancora - e aggiunge che il film andrà in onda in prima serata.
Sui gusti di Bossi nessuno discute , erano anche prevedibili, ma vi assicuro che il film è una fantozziana "boiata pazzesca".
Allora Cavaliere non era forse meglio e di maggior gusto regalare la cassetta registrata al solo Bossi, magari in occasione di una di quelle famose cene ad Arcore, ci avrebbe anche fatto bella figura, piuttosto che obbligare tutti i telespettatori che pagano il canone a sorbirsi il film?
Ma si sa, non sempre si riescono a dividere gli interessi privati da quelli pubblici e poi, proprietario di una televisione in più o meno, chi ci fa caso oramai, lei in Tv, si dà per scontato, può decidere ogni cosa.
In un altra intercettazione invece, si viene a sapere che, sempre riportato dalla stampa con dovizia di particolari, Berlusconi chiede a Sacca di "aiutare" quattro attricette segnalategli tra l'altro (ecco chi commette reati non lui) da senatori del centro sinistra.
Avere un occhio di riguardo per loro potrebbe "essergli utile" per far cadere il governo.
Ecco palesata la famosa "spallata" che abbiamo dovuto sorbirci per un anno e che si diceva preparata in tutte le piazze, alla luce del sole , di fronte a tutti gli italiani, maschia, ...vigorosa.
In assenza di idee, o dove non riesce la politica, si scopre che come al solito possono riuscire le donne.
D'altronde si sa che anche Troia cadde per colpa di Elena, figurati se quattro attricette in cerca di gloria, con un po' di impegno, non riescono a far cadere il Governo e Prodi che stanno in piedi a fatica da soli, pensa il Silvio.
A questo punto dicono che Sacca cominci, a "lavorare" alacremente per far cadere Prodi, incontrando il senatore Pietro Fuda, ex Forza Italia, oggi nel partito Democratico di Loiero, e "abbordando" poi il senatore Randazzo",eletto per il centro sinistra in Oceania.
Il primo " con il cuore che batte sempre a destra" (meno male non è comunista pure lui), anche se è costretto a stare a sinistra (ma chi lo obbligherà mai) " , si dichiara molto disponibile; il secondo meno.
Infatti, sarà lo stesso Randazzo, a riferire poi ai pubblici ministeri delle proposte ricevute da Silvio durante un incontro a palazzo Grazioli.
Sembra gli fosse stato promesso che, se avesse cambiato schieramento, sarebbe diventato nel prossimo governo viceministro degli Esteri.
Per avere tutto, nero su bianco, si dice che Silvio dichiari di essere pronto a sottoscrivere un vero e proprio contratto, come quello famosissimo sottoscritto con tutti gli Italiani, in televisione da Vespa, anche se questo è meglio non sia così pubblicizzato.
Anzi, questo è meglio rimanga proprio del tutto segreto e come al solito è utile a Forza Italia solo per protestare contro la fuga di notizie e le intercettazioni.
Il resto non conta. E lui Berlusconi come reagisce ?
Lapidarie e stucchevoli le sue dichiarazioni.
Si legge sia convinto di aver fatto" cose alla luce del sole di cui è orgoglioso, perché 8 milioni di persone glielo hanno chiesto e volevano una svolta".
Eccoli i veri colpevoli sono questi 8 milioni di Italiani che devono essere inquisiti dalla magistratura.
Neanche gli viene il sospetto che forse, almeno sette di questi 8 milione di persone volevano una svolta proprio su "questo modo di fare politica".
Ne tralascio un milione solo perché sono generoso e tra questi vi metto i suoi numerosi, i collaboratori ed i sostenitori come Fede, Bondi, Cicchitto, Ferrara, e gli irrecuperabili, quelli che digeriscono tutto ed accettano tutto.
Forse poi lei Cavaliere avrà anche ragione a dire che non vi è nulla di penalmente rilevante nei fatti narrati, anche se non sta a noi dirlo ma alla magistratura, ma vede a noi la cosa non piacerebbe proprio per nulla se fosse vera.
Non è questo il nuovo che volevamo in politica, anzi questa volta ha proprio ragione quell'ex comunista di Veltroni, che tra l'altro di colpo sembrava diventato suo amico, quando dice " che questa è proprio brutta politica, un esempio di quello che noi italiani non vorremmo che fosse la politica".
Se poi le non riesce neanche a vergognarsene be... sono problemi suoi, si batta le mani da solo come nella fotografia, vuol dire che non ha ancora capito, e che non tutti hanno la stessa sensibilità, io al contrario, fossi al suo posto me ne vergognerei, eccome.

mercoledì 12 dicembre 2007

Con "questi" autotrasportatori non si deve trattare.

Dalla mezzanotte di ieri è scattata la precettazione degli autotrasportatori da parte del Ministro Bianchi, ma lo sciopero ed i blocchi continuano.
I camionisti proclamano le loro ragioni, il Codacons chiede senza mezzi termini l'arresto dei "ribelli" ed il sequestro dei Tir.
In mezzo ci stanno i cittadini ed il paese.
Enormi sono stati fino ad ora i disagi che tutti hanno dovuto sopportare a causa del blocco di strade e di autostrade.
E la situazione rischia di diventare ancora più drammatica sotto il profilo degli approvvigionamenti e delle scorte dei beni e delle merci, se non si interverrà in fretta.
Grandissimo è stato il danno economico del paese per questa protesta.
Forse gli autotrasportatori avranno anche delle ragioni, ma queste risultano ininfluenti, completamente annullate di fronte ai loro schiaccianti torti.
Non è tollerabile che un paese debba sottostare ai ricatti di una "corporazione" che ricorre anche alle minacce, sia nei confronti dei colleghi più moderati, con pestaggi e "tagli di gomme" , sia nei confronti di chi non condivide la loro protesta.
Questa non è una protesta di lavoratori , questa è una protesta che ha assunto connotazioni e comportamenti degni delle peggiori squadracce fasciste. Chi le ha organizzate e sostenute dimostra di non aver ben chiaro il concetto di democrazia, e di non saper cogliere che in una nazione non esistono solo interessi privati o di categoria, ma anche interessi collettivi da salvaguardare e difendere.
Non è pensabile che per per far valere le proprie ragioni si blocchino le autostrade, si faccia mancare il carburante, il pane ed il latte stesso a vecchi e bambini, assieme a tutti i generi alimentari.
Non si devono usare mezzi termini, non si possono giustificare questi comportamenti, è finito il tempo della tolleranza , è ora di parlare chiaro e di agire.
Non si può pretendere di piegare una nazione al proprio ricatto.
Bene ha fatto quindi il governo a ricorrere alla precettazione , bene ha fatto a non cedere di fronte alle ulteriori minacce.
Personalmente sono dalla parte del Codacoms, e se la protesta dovesse continuare con questi mezzi, sarei dalla parte del governo se decidesse di procedere negli arresti e nei sequestri.
Nessuno può pensare che queste azioni alla fine paghino e che si passa passare, dai taxi ai Tir, per continuare poi magari con gli erogatori del gas e della luce.
Non si devono lasciare illusioni a nessuno, non è questa la strada.
Si prenda esempio da Sarkozy in Francia, non è obbligatorio essere di destra per doverlo fare, basta essere dalla parte del paese e dei cittadini, nonché della democrazia.

martedì 11 dicembre 2007

Dal profondo di questo paese si alza una rabbia diffusa .

Ieri si è svolto il corteo dei metalmeccanici per ricordare gli operai morti nel rogo delle acciaierie ThyssenKrupp.
Circa 30.000 persone hanno attraversato una Torino, silenziosa come non mai.
Era il silenzio del cordoglio, della tragedia, della sofferta partecipazione.
Una Torino impietrita da quel grande dolore che ti impedisce di parlare , che ti serra la gola, che piega e incrina la voce al pari del cuore e dell'anima.
Ed allora il dolore si trasforma, diventa rabbia, rabbia per quello che è accaduto, rabbia per quello che si poteva fare e non si è fatto, rabbia contro chi doveva fare e non ha fatto.
Di colpo ci si sente tutti coinvolti, tutti colpevoli.
Si può morire per vecchiaia, si può morire dopo una lunga malattia, si può morire anche per degli ideali, ma non è possibile morire cosi.
Ogni padre di famiglia mentre saluta la moglie ed i figli per recarsi ogni giorno al suo lavoro deve lasciargli, non solo il suo dolce ed affettuoso saluto, ma anche la certezza di un "arrivederci".
Si capiscono le urla di quel corteo, le grida di "assassini "e di "giustizia "giustizia". Quando questa a volte manca, la si invoca a gran voce, la si urla quando si ha il fondato sospetto che non sarà nè veloce nè certa. Sono troppi i casi in cui non lo è stata.
Sono la mancata risoluzione dei problemi di questo paese che genera una rabbia crescente di fronte a tutto, è un'ansia, una voglia di giustizialismo che ti prende quando vedi preclusa ogni altra possibilità di far sentire la tua voce, di avere quell'ascolto a cui credi di aver diritto, di vedere risolti definitivamente i "tuoi problemi" e quelli dei tuoi figli.
E' la rabbia della disillusione per un mondo migliore in cui credevi ed in cui non credi più.
E' pero una rabbia crescente e pericolosa perché non ha sbocchi certi , ma che si sente e si percepisce dappertutto oramai; è la rabbia dell'impotenza che non ha ascolto, è una rabbia distruttiva contro i politici, contro i sindacati, contro una società disattenta, contro chi "doveva agire e non ha agito, contro chi doveva vedere e non ha visto, contro chi doveva capire e non ha capito".
A Torino il corteo e la giornata poi si sono sciolti mentre ancora si levavano alte le grida per "non dimenticare".
Non si è sciolto il dolore però e sopratutto non si è sciolta la rabbia. Quella rimane ed è rimasta intatta , non solo a Torino.
Se ci diciamo che non è giusto morire così, non dobbiamo e non possiamo dimenticare.
Giovedì mattina i funerali. Solo allora sapremo se sarà più grande il dolore o "quella rabbia".
Non si sa ancora se il pianto riuscirà a stemperare ed attenuare la sofferenza.
Giovedì, ognuno di noi si confronterà con quello che rimane di quei giovani.
Facciamo si che non rimangano solo quei loro corpi bruciati e quelle bare, ma operiamo tutti , in ogni luogo , in ogni posto di lavoro, perché quello che è accaduto non debba accadere più.

lunedì 10 dicembre 2007

La verginità non sempre è una virtù.

Finalmente è nata anche la "Sinistra Arcobaleno", la nuova federazione dei partiti della sinistra estrema.
I programmi , come gli ideali sono grandi (alti si direbbe), si riferiscono a tutta una tradizione culturale, libertaria e dei diritti civili, che appartiene idealmente ad una cultura di sinistra che pervade il paese e ogni mentalità progressista.
Se non ci fossero, sarei tentato di dire, bisognerebbe inventarli, anche solo per ricordarci i grandi principi che agitano le nostre coscienze, principi come "uguaglianza, giustizia e libertà", ma anche come "pace, dialogo di civiltà, valore centrale del lavoro e del sapere, la centralità dell'ambiente" e ancora la "laicità dello stato".
Ma ad una grande sinistra che nasce, si chiede subito di scegliere la strada che vuole percorrere in nome dei suoi ideali.
Allora, finita la pubertà, finita la crescita e lo sviluppo, si dovrà poi alla fine dire che cosa vuol fare da "grande" il "nuovo partito".
Puntano al 15% dicono, ma per fare che cosa ?. Resta legittima la domanda.
Con il 15% non si governa, non si va da nessuna parte se non si decide di sporcarsi in qualche modo le mani.
E tutta la loro intransigente purezza mal si concilia con il governo del paese.
La verginità portata con vanto per tutta una vita non sempre è una virtù, a volte è anche incapacità.
Il governo del paese è fatto di slanci ideali e di obiettivi, ma anche di compromessi, di accordi tra gli interessi contrastanti del paese e delle classi.
L'obiettivo deve rimanere quello dei grandi ideali, ma la gestione del potere impone mediazioni e compromessi.
Allora non resta che chiedersi a che cosa vuole condurre questa grande "aggregazione di forze di sinistra", se vogliono alla fine essere partito di governo oppure se, come sembra, vogliono essere solo e sempre grande forza di opposizione.
Il proclamare sempre e solo la propria "diversità" porta spesso all'esclusione , all'isolamento; a volte vale di più cercare quello che unisce invece di quello che sempre divide.
Quindi, se nascono per competere o collaborare con il centro sinistra per il governo del paese, ben vengano, li aspettavamo con ansia.
Se al contrario vogliono solo fare una "sana e maschia opposizione", ho l'impressione non serviranno proprio a nessuno.
Anzi a qualcuno forse rischierebbero di essere utili , sarebbero proprio utili a quelle forze che loro stessi definiscono di "reazione".
Nessun partito di opposizione nasce per restare sempre e solo tale, prima o poi deve candidarsi al potere.
La loro sottaciuta voglia di essere grande partito solo di opposizione, sarebbe un disastro per l'Italia e per la sinistra in generale, sarebbe una tragedia che porterebbe a disastri politici ancora peggiori ed inimmaginabili.
Di fatto ostacolerebbe proprio la realizzazione di quei grandi ideali di civiltà e di progresso, che a parole vengono proclamati.
Dicevo proprio qualche giorno fa che non fa paura a volte la morte quando si ha la certezza della resurrezione, se manca anche questa speranza forse sarebbe meglio l'eutanasia o l'aborto.

sabato 8 dicembre 2007

Le cazzate o le sparate di Bossi ?

Eccolo ritornato alla grande il nostro "amico" Bossi , l'uomo che meglio di tutti riesce ad incarnare l'immagine di quel padano medio, sanguigno , un poco rozzo, scarsamente colto e sbruffone.
Questa mattina Bossi ha partecipato ad una manifestazione di fronte alla Prefettura di Bergamo a sostegno dell'ordinanza di quei 43 sindaci leghisti bergamaschi, che vietano il matrimonio ai clandestini o la residenza nei loro paesi, quei sindaci che Bossi ha definiti eroi.
Le sue dichiarazioni sono state in riga con il personaggio, eccolo affermare che il suo popolo "aspetta solo il momento per "attaccare" e quel momento verra'".
Poi proseguendo nelle sbruffonate "Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare e quel momento verrà. Il popolo e' chiamato moralmente alla lotta, anche se si rischierà di lasciarci la vita".
Ma di quale vita parli non è dato sapere, e neanche sforziamoci di capire, non ne vale la pena, in ogni caso restino tranquilli anche tutti gli Italiani.
Le sue sono solo le solite parole al vento, quelle che dice tanto per richiamare l'attenzione dei media, ma a cui non crede più nessuno se non qualche imbecille; in fin dei conti non ci crede nemmeno lui.
Una volta si diceva "can che abbaia non morde", anche se rompe un po' le palle.
Allora accontentiamo Bossi e riportiamo le sue dichiarazioni, se non altro ce ne eviteremo altre, forse anche peggiori.
Accontentiamoci di queste, e diamo al leader del Carroccio il "giusto" e "meritato" risalto.
In tempi andati si diceva che la nostra gente, la gente di queste valli Bresciane e Bergamasche era come "Bertoldino , uomo con scarpe grosse e cervello "fino".
Quel "fino" allora stava a significare in tutta l' Italia colta, arguto e sottile.
Ma si sa, allora le cartina di tornasole erano al massimo "Bertoldo o Bertoldino", ora, in questi tempi moderni ci siamo evoluti, e con Bossi il significato di quel "fino" si è un poco adattato e ridotto, è sempre "sottile", ma solo come "spessore" e "misura".
Poi visto che lui non si era ancora espresso su Berlusconi e poichè oramai ha capito che il Cavaliere lo sta immolando sull'altare dell'accordo con Veltroni, eccolo aggiungere , con un sorriso beffardo, che ''Berlusconi ha esagerato, ha sbagliato. Uno si tiene gli alleati che ha, non li manda a casa. Doveva dare la spallata a Prodi e invece ha dato la spallata a Casini, agli alleati''.
Questa conclusiva è stata l'unica sensatezza detta dal leader in tutta la manifestazione, a dimostrazione di quanto lontani siano i tempi delle cene ad Arcore e di quanto profondo sia oramai il solco tra gli ex alleati della Casa della Libertà
Ora ha capito anche Bossi che il cavaliere è in caduta libera e lo sta mollando , lo strano è che il Cavaliere lo tenga in piedi oramai solo Veltroni.

venerdì 7 dicembre 2007

E' giusto rifiutarsi di applicare una legge dello stato per "obiezione di coscienza" ?

A volte sono utili alcune considerazioni su leggi, che la mentalità comune pensa oramai definitivamente acquisite ma che mai dovremmo, al contrario, dare per definitive e scontate. Credo che tutti assieme dovremmo sempre vigilare sull'applicazione di queste leggi , sulla loro applicazione come sul loro rispetto.
Mi riferisco in particolare alla legge 194 sull'interruzione della gravidanza.
E' legge dello stato anche se da più parti se ne chiede la revisione.
I cattolici ne chiedono sostanziali modifiche restrittive, sopratutto per quanto attiene la parte che consente l'aborto se il feto risulta affetto da malformazioni ; i sostenitori della stessa, al contrario, la considerano una buona legge, rispettosa della donna, del valore della maternità e del valore della vita umana sin dal suo inizio.
Proprio questi ultimi evidenziano alcune storture che di fatto ne pregiudicano e ne ostacolano l'applicazione.
Ma mi chiedo, non è forse compito dello stato rimuovere tutte quelle motivazioni che pregiudicano l'applicazione , il rispetto, o il semplice ricorso ai benefici, delle sue stesse leggi ? Oppure lo Stato, approvata una legge, se ne deve rimanere in disparte, lavandosene le mani e concludendo che in fin dei conti lui il suo dovere lo ha fatto ?
Io non credo debba, nè possa, essere così.
Allora come non accorgersi che oramai più del 60% dei ginecologi che lavorano nel settore pubblico è obiettore di coscienza ?
La legge infatti prevede l'"obiezione di coscienza" per i medici e il personale ausiliario , esonerandoli in pratica da tutte le procedure.
Non è un caso che oramai molte donne denuncino le gravi inadempienze che hanno dovuto registrare per poter interrompere la gravidanza, iter burocratici estremamente lunghi, interlocutori non sempre disponibili, in pratica un vero calvario, non solo morale.
Si assiste a donne che devono emigrare da una regione all'altra o che si trovano costrette a fare ricorso alle cure di cliniche private, sempre disponibili.
In alcuni casi, sopratutto tra gli immigrati, si registra l'aumento vertiginoso del ricorso all'aborto clandestino, proprio quel tragico fenomeno che si voleva del tutto estirpare.
Personalmente mi chiedo se sia corretto che una legge dello stato possa prevederne la sua stessa non applicazione, sia pure nel caso "di obiezione di coscienza".
Potremmo avere ad esempio e per assurdo, se lo stesso principio dovesse essere esteso ad altre categorie, carabinieri che non erogano multe ai cittadini meno abbienti per motivi di "coscienza", giudici che non applicano le leggi per motivi di "obiezione di coscienza", militari che non combattono per motivi di "coscienza".
A meno che non sia lo stesso Stato che considera alcune sue leggi, talmente pessime da prevederne il non rispetto per questioni morali e per casi di "obiezione di coscienza".
Naturalmente non voglio dire che su questa materia non vi possano essere obiezioni di sorta. Basta vedere le reazioni di tutti i cattolici di fronte alla legge per averne una chiara idea.
Va rispettaato il pensiero dei cattolici sulla questione, ma devono essere rispettate anche le leggi dello stato ed i cittadini che ne chiedono l'applicazione.
Nessuno ha nulla da dire sul fatto, del tutto personale, che un cittadino possa decidere di non abortire mai e quindi non faccia ricorso alla legge in "caso di coscienza"; le scelte individuali, che non arrecano danno agli altri, sono sempre da rispettare sul piano personale e privato.
Quello che contesto e che mi pare di troppo è che vi siano categorie che possano di fatto impedire l'applicazione di una legge dello stato, sopratutto quando questi poi lavorano proprio in strutture pubbliche, alle strette dipendenze di quello stato di cui si rifiutano (in alcuni casi solo per comodità) di applicarne le leggi.
Basterebbe una clausola, e cioè che non debbano essere assunti in strutture pubbliche i ginecologi o i dipendenti che si rifiutino di applicare la legge 194, sarebbero salvi i cittadini, sarebbe salva la legge, sarebbero anche salve le loro coscienze.

giovedì 6 dicembre 2007

Meglio la morte se vi è speranza di resurrezione

Oramai i partiti che dovrebbero sostenere la coalizione di governo sono gli uni contro gli altri armati e schierati.
Del tutto inutili sono quindi i richiami alla coesione di Prodi, alla fine rischiano di essere solo "grida" manzoniane.
Manca un programma condiviso, mancano intendimenti e idee comuni sul da farsi.
A volte si fa fatica anche ad avere uomini che sappiano rappresentare lo stato.
Al massimo riescono a rappresentare sè stessi o il proprio partito e non gli interessi di una collettività.
Basta vedere le ultime polemiche tra il Presidente della Camera dei Deputati ed il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Sono sintomatiche di un clima. In altri periodi, una crisi istituzionale di tali proporzioni avrebbe richiesto le dimissioni del governo.
Il vero problema è che non esistono soluzioni.
Così non si può, né governare, né andare avanti, ma non si può neanche andare a votare senza una nuova legge elettorale, pena il rischio di ritrovarsi poi peggio di prima.
E allora si è condannati ad andare avanti alla belle meglio, anche in ordine sparso, come è possibile, e come ci si arriva, in attesa del "parto" di quella nuova legge elettorale, che fa paura a tanti ma che alla fine dovrà vedere la luce.
E speriamo che ancora una volta non si tratti di un "aborto".
Personalmente mi spiace solo che Veltroni abbia cercato la strada più facile di un accordo "privilegiato" con Berlusconi, piuttosto che tentare un accordo con uno schieramento più ampio di forze.
Spiace perchè a questa intesa, mi sa che dovremo sacrificare la riforma televisiva e la legge sul conflitto di interessi, che se alla fine vedranno la luce garantiranno ampiamente Berlusconi ed il suo monopolio.
Cosi però ha deciso Veltroni, e così alla fine si troverà quell'accordo su una nuova legge elettorale alla "tedesca" , con un sistema nuovamente proporzionale che permetterà, a Veltroni di potersi liberare della sinistra estrema, e a Berlusconi di poter fare a meno di qualche alleato.
Tutto questo dando per scontato che si giunga ad un accordo in tempi ragionevoli, perchè ora a creare problemi aggiuntivi vi è anche dell'altro.
Stiamo infatti assistendo alla rappresentazione, neanche tanto velata, di un fatto nuovo, qualche partito della sinistra giudica inopportuna oramai la sua presenza al governo.
Si è chiusa purtroppo una fase politica che poteva essere ricca di prospettive per il paese, e cioè è venuto meno il sostegno della sinistra estrema al governo e la possibile trasformazione di queste forze politiche, da forze di opposizione, radicali e massimaliste, a forze di governo.
L'esperimento è miseramente fallito , qui ha ragione Bertinotti , anche se da Presidente della Camera doveva tacere.
Alcuni partiti della sinistra italiana non sono riusciti a diventare forza di governo e non lo potranno più essere dopo questa esperienza.
Hanno già fatto la loro scelta, e giudicano per loro più conveniente ritornare ad essere forza di opposizione piuttosto che rimanere forza di governo.
Hanno scelto i loro interessi di partito e di "classe " piuttosto che gli interessi del paese.
E' una rinuncia in fondo la loro , che rispetto e non condivido, ma è una scelta di partito, ed essere di partito vuol sempre dire essere di "parte".
Il paese non può che prenderne atto e con questo deve anche considerare chiusa una esperienza politica ed una stagione politica.
E' anche evidente che ora a nessuno serve più una legge elettorale maggioritaria, non serve a Veltroni , non serve a Berlusconi. Tutte e due hanno avuto la dimostrazione pratica che non è possibile unire esperienze e idee cosi diverse.
Ci sia dia quindi una nuova legge elettorale proporzionale e poi al voto, di corsa; è inutile continuare con questo governo in cui qualcuno vi rimane con la sola intenzione di andarsene il prima possibile, è inutile continuare in questa agonia; molto meglio la morte a questo punto purchè ci si lasci almeno una qualche speranza di resurrezione.

mercoledì 5 dicembre 2007

Lettera "un po' incazzata" a Luca Cordero

Egregio Signor Presidente Luca Cordero di Montezemolo, chi le scrive è un suo affezionato lettore.
Ho ascoltato e letto con interesse le sue esternazioni in merito all'assenteismo nella pubblica amministrazione.
Devo dire, a onor del vero, che seguo sempre con interesse il suo pensiero e la denuncia costante dei vizi di questa Italia, cosi provinciale e sciatta, che Lei compie.
Italia splendida e grande solo in stili di vita da esportare e sbandierare in mezzo mondo oramai, ma cosi scialba poi, così qualunquista, a volte stracciona, nei pensieri come nelle idee.
Eppure io non riesco a vergognarmi di essere nato in Italia, un paese così pieno di bellezze in fondo; mi vergogno solo di qualche italiano.
Stia tranquillo non è il suo caso signor Presidente, Lei è uno di quegli italiani che in genere mi inorgogliscono, mi danno speranza, mi incitano a proseguire in quella crociata, che anch'io come Lei sto conducendo, per cercare , ognuno con i mezzi a sua disposizione, di migliorare questo benedetto o maledetto paese.
E' per questo che le scrivo, un po' "incazzato" questa volta, altre volte la seguivo con più impeto.
Comunque non si preoccupi di quello che le dirò, prosegua per la sua strada, Lei vada sempre avanti diritto nelle sue denunce , non si fermi , e vedrà che alla fine qualche risultato, da una parte o dall'altra, riusciremo ad averlo.
Questa volta abbiamo solo diverse valutazioni ma vedrà che alla fine ci si intenderà comunque, capita tra persone normalmente intelligenti e che hanno interessi comuni.
Vengo al dunque, una sola cosa spiace in fondo in quello che ha detto, ed è il qualunquismo che vi si coglie in profondità.
La facciata è buona, l'argomento di attualità, ed ha sicuramente presa nella gente, ma spiace , le dicevo, che anche Lei cominci a fare sempre di ogni erba un fascio, che anche Lei dimostri di essere un po' superficiale e di non saper distinguere.
Spiace poi ancor di più quando ci si accorgo che a commettere questo errore sono proprio le persone su cui si poteva fare più affidamento, le persone migliori.
Proprio il qualunquismo e la scarsa professionalità nelle cose dette o fatte, per me, sono i mali peggiori di questa Italia.
Credo ci costino in PIL molto più dell'assenteismo, non ci permettono di crescere, non si va da nessuna parte con le sciocchezze, si rischia sempre, come dicevo ieri commentando sempre una lettera aperta a Lei indirizzata, di gettare i pannicelli assieme all'acqua calda, e di non avere mai in mano nulla, se non le proprie chiacchiere superficiali che poi non servono a nessuno.
Non voglio a mia volta esser qualunquista sull'argomento, è inutile quindi che le faccia notare come in Italia vi siano dipendenti pubblici, a volte eccezionali, che fanno del loro dovere un puntiglio, e che sopperiscono, spesso alla meglio, alle insufficienze ed alle inadempienze di chi li dovrebbe mettere nelle condizioni di dare il meglio nel proprio ufficio.
Il più delle volte le responsabilità sono anche politiche; ma non entro nel discorso, sicuramente Lei ne è a conoscenza.
Naturalmente, di converso, non sono neanche così sciocco di fare di ogni erba un fascio, riconosco quindi con Lei che esiste un problema complessivo della pubblica amministrazione da risolvere in Italia. L'assenteismo conta eccome , come Lei , ma le assicuro come tanti pubblici dipendenti, sono d'accordo di pagare di più chi lavora e chi più è disponibile.
Però veda, non è solo questo il problema, sono troppo esperto della materia per far finta di non accorgermi che vi è anche altro e glielo voglio spiegare, se per caso questa volta fosse stato solo distratto.
In genere siamo un paese di furbi e di tolleranti. Le faccio solo qualche esempio signor presidente. Lei conoscerà sicuramente la legge 104 , grande legge di uno stato moderno , un segno inequivocabile di civiltà nei rapporti tra i cittadini, e tra questi e i diversamente abili.
Ebbene, come spesso accade le leggi sono ottime, le applicazioni un po' meno.
A volte purtroppo capita che leggi utilissime ed importanti per chi si trovi nelle necessità, rischino di diventare un peso ed un costo collettivo nelle mani dei soliti furbi se non si riesce a costruire tutta una serie di controlli successivi.
Fatta la legge quindi, trovato l'inganno, in quest' Italia di furbi , di meschini e di distratti.
E allora ecco tutto un fiorire di parenti diversamente abili , in fondo chi oggi non ha almeno un nonno, un padre, un parente che ti dia diritto a poter usufruire di un dato numero di assenze di lavoro. Anche io ne avrei diritto pur non facendovi ricorso.
Anzi siccome i benefici della legge possono essere anche cumulativi, ecco che ci ritroviamo con persone (chi ha due portatori di handicap per esempio) che riescono a farsi 8 giorni di assenze dal lavoro in un mese, che aggiunti ai normali riposi fanno 16 giorni al mese.
In teoria dovrebbero essere per assistenza a persone diversamente abili, in pratica ne usufruiscono spesso per andare magari sui campi da sci o in ferie con quella parte della famiglia che ancora è abile, lasciando in pratica ancora più soli quei disabili che in teoria si dovevano accudire.
Buona la legge , ma senza controlli effettivi un disastro.
Quindi le dico, prosegua in questa sua battaglia signor Presidente , credo che eliminando gli sprechi e le furberie alla fine si riuscirà ad aiutare, meglio e di più, chi effettivamente si trova in condizioni di necessità.
Ma le dicevo, consideriamo accuratamente ogni cosa però, non facciamo finta di non vedere o di non accorgerci del resto.
E allora, mentre ci accorgiamo del numero di assenze inferiore nelle aziende private rispetto alle pubbliche, non facciamo finta di non sapere che tra le motivazioni ci dobbiamo anche mettere una scarsa attitudine dei privati alla concessione ed al riconoscimento di tutti quei diritti stabiliti dalle leggi a tutela del lavoratore.
In Italia signor Presidente come lei sa è molto più diffusa e radicata sul territorio la piccola impresa rispetto alla grande impresa.
Nella grande impresa vi è una tendenza maggiore al riconoscimento dei diritti dei lavoratori rispetto alla piccola, è un fatto naturale quasi fisiologico ci dicono, anche se io non la ragiono cosi, io rimango sempre convinto che i diritti sono sempre tali da qualsiasi parte si lavori.
Le porto comunque qualche caso significativo e che fa parte della conoscenza comune a tanti italiani. Tutti uguali si dice di fronte alle leggi ed ai diritti.
Ebbene le leggi sulla maternità prevedono assenze dal lavoro per accudire i figli o per l'allattamento. Mi sa dire lei signor Presidente che incidenza ha l'applicazione di queste leggi complessivamente nelle aziende private che lei rappresenta rispetto a quelle pubbliche ?
Ho il dubbio ci siano sostanziali differenze percentuali, ma non perchè i dipendenti privati allattino meno o partoriscano meno.
Semplicemente perchè vi è una scarsa attitudine, nell'industria privata, al rispetto o al riconoscimento di quelle leggi sociali di cui necessita una società civile e moderna.
Quanti casi ho seguito, da ex sindacalista, di donne a cui era stato chiesto, nel momento stesso dell'assunzione, di firmare, senza data, la lettera del loro licenziamento , non si sa mai nel caso di necessità si diceva.
E la maternità a volte è una necessità per qualche datore di lavoro, per qualcuno dei suoi associati ho il dubbio lo sia anche l'allattamento, lo è sicuramente anche la legge 104 di cui prima le accennavo. Non le storture dell'applicazione delle legge , ma la legge stessa.
Lei, che è così preciso nei calcoli percentuali, mi sa dire quanto ci costano in mancanza di civiltà questi comportamenti ? mi sa dire anche quanto ci costa, in questo come in altri casi, questa assenza, cosi diffusa di senso sociale e civico tra i suoi rappresentati ?.
Naturalmente sono comportamenti individuali lei dirà, le aggiungo io, al pari di quelli che lei ha denunciato.
Perchè non dire poi che nei suoi calcoli non si tiene conto anche di una cosa e cioè che molti suoi associati ancora una volta scaricano sul pubblico anche quanto è di loro stretta competenza ? Mi indichi lei le percentuali di tutte quelle famiglie italiane in cui un individuo lavora nell'amministrazione pubblica e uno nel settore privato.
Ebbene, se qualcuno di questi deve usufruire delle agevolazioni di una qualsiasi legge stia tranquillo, la posso assicurare io, sarà solo ed esclusivamente il dipendente pubblico che ne potrà usufruire, per l'altro, il coniuge che lavora nel settore privato, difficilmente ce ne saranno le possibilità o le condizioni. Ecco perchè poi i suoi dati risultano anche tanto eclatanti e significativi, ma non sempre è colpa nostra.
Non vorrei Signor Presidente che arrivasse al risultato di chiedere agli italiani di abolire anche tutte queste leggi, nella speranza che cosi il PIL se ne potrebbe crescere magari del 2%.
In ogni caso, e concludo signor Presidente, perchè non chiede anche oltre agli incentivi per quei lavoratori più impegnati, anche disincentivi pubblici per tutte quelle aziende private che si dimostrano cosi restie e refrattarie al rispetto delle leggi dello stato che sono poste a salvaguardia dei diritti civili del cittadino ? Sarebbe un bel risparmio sul Pil anche questo non le pare ?
Quando comincia un'opera signor presidente abbia il coraggio di andare fino in fondo con impegno, come è sua consuetudine, non si fermi solo a metà con le denunce, non sia qualunquista anche lei, non le è concesso dal suo ruolo, e sicuramente non Le fa onore.
Con simpatia, un italiano qualunque.

martedì 4 dicembre 2007

Siamo un popolo di ignoranti

Ci dicono che siamo un popolo di ignoranti e che siamo sempre gli ultimi della classe.
Anche quest'anno il rapporto Ocse sulla scuola boccia inesorabilmente l'Italia.
Nel rapporto, steso nell'anno 2000, era stato accertato che facevamo fatica a conoscere anche solo l'italiano; nell'anno 2003 , all'italiano si aggiungeva anche la matematica.
Nel rapporto del 2007 ci dicono che abbiamo mantenuto saldamente le "posizioni", anzi abbiamo "migliorato" solo in ignoranza.
Si avete capito bene, siamo peggiorati e oltre ad essere un po' più ignoranti rispetto alla media europea , abbiamo anche peggiorato la nostra posizione in graduatoria rispetto al 2000. Sfruttando un vecchio proverbio si potrebbe dire che andiamo "avanti" come i gamberi.
L'indagine P.i.s.a. viene condotta su un campione di quindicenni di tutti i paesi che aderiscono all'indagine, in pratica tutti i paesi Ocse più altri sparsi in tutto il mondo e verifica , mediante test, oltre alle loro conoscenze e capacità di apprendimento, anche la capacità di tradurre le cose apprese in risposte concrete.
Ebbene le indagini danno risultati sconfortanti per l'Italia.
Nelle scienze siamo al 36 posto. Complessivamente stanno meglio di noi tutti i paesi del G7 e gran parte dei paesi d'Europa con l'eccezione della Grecia, del Portogallo, della Bulgaria e della Romania.
Che la scuola italiana non brillasse, lo sapevamo di certo ma, imperterriti, continuiamo a dare alla scuola, al sapere, alla ricerca ed alla cultura in genere, pochissime delle nostre risorse.
I dati ed i risultati del rapporto meritano una approfondita lettura, si scoprono cose interessantissime.
Uno dei primi valori della scuola ad esempio è individuato nella preparazione e nelle aspettative degli insegnanti, che si dimostrano fattore importantissimi nel raggiungimento degli obiettivi.
L'ambiente familiare si rileva anche fattore spesso determinante, in quanto raggiungono migliori risultati gli studenti più abbienti, o provenienti da famiglie con più alto livello culturale.
Però le differenze individuali, determinate dalle condizioni famigliari, tendono ad azzerarsi laddove gli istituti scolastici siano con un alto profilo socio-economico complessivo.
In pratica l'ambiente scolastico, se eccellente, riduce notevolmente le differenze culturali familiari.
Il rapporto merita una lettura e un'analisi approfondita, ma naturalmente poi è ora di passare dalle parole ai fatti.
I fatti scontano che un paese moderno, e con prospettive e speranze nel futuro, deve poter contare sulla preparazione dei suoi giovani e della sua scuola e che quindi debba investire di più sugli uni e sull'altra.
Forse varrà per tutti la pena di comprendere che dovremmo riempire un po' di più le scuole, le biblioteche ed i teatri e meno le curve degli stadi, le strade e le discoteche, se alla fine si ricerca e si vuole, un paese ed una gioventù migliore.

lunedì 3 dicembre 2007

Nè con Benedetto XVI nè con l'Onu

Papa Benedetto XVI ha sferrato il suo nuovo attacco. Ora pare se la prenda con l'ONU, che ha fatto, secondo le sue affermazioni, del "relativismo morale" la sua bandiera universale.
"Le regole internazionali si basano su una ragione politica e non etica e ciò porta ad amari risultati" dice il Papa.
Subito si sono susseguiti nell'ordine, da una parte lo stupore dell'Onu, dall'altra le immediate precisazioni del direttore della sala stampa vaticana, che ha definito "forzate" le interpretazioni date dai media sul discorso del santo Padre.
Personalmente, e per la prima volta non ho trovato stonate e fuori luogo le "affermazioni" del Pontefice, c'è del vero in quanto il Papa ha detto.
Ma mentre la sua analisi è corretta, trovo sbagliate le conclusioni a cui vuole portare gli ascoltatori.
Il Pontefice non può far finta di non accorgersi che al mondo esiste anche un'etica "laica", e che etica e morale non sono solo esclusivo patrimonio dei credenti.
Il Pontefice non può neanche dimenticare a quali terribili storture e tragedie abbia portato, o porti tuttora, la "sua" logica della creazione di uno "stato etico".
Basta apra un po' le finestre del Vaticano e si affacci sul mondo Islamico per accorgersene.
Anche ammettendo il suo interessato oblio, il Papa non può pretendere che lo facciamo anche noi, dimenticando la nostra storia o disconoscendo e rifiutando i nostri diritti civili, a volte in così stridente attrito con la "morale" e con l'"etica" che proprio Lui vuole imporre, anche ai non credenti.
Nel Medio Evo l'autorità ecclesiastica ha tentato di creare Stati "etici", che agivano e perseguivano i dettami della fede e della religione; si è arrivati ai tribunali dell'inquisizione ed ai roghi.
Se poi Benedetto XVI voleva ricordare che anche le Nazioni Unite "non possono agire come se Dio non ci fosse", bene ha fatto il portavoce delle Nazioni Unite a ribadire al Pontefice che, "una delle pietre miliari dell'Onu è la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che custodisce e incarna tutti quei principi etici e morali di cui parla il Papa".
Detto questo però rimane il dato essenziale che una cosa sono le dichiarazioni di principio e una cosa diversa, a volte, sono i fatti.
E come è possibile dimenticare che non sempre questi principi etici sono cosi rigorosamente rispettati all'Onu, e che non sempre hanno valore universale ma a volte solo politico.
Come è possibile dimenticare che basta il veto di un membro del Consiglio di Sicurezza perché vengano mandati a quel paese tutte le affermazioni di principio sul rispetto della vita umana , sui diritti alla libertà ed al libero pensiero.
Come non accorgersi che in seno al consiglio di sicurezza siedono paesi che non hanno nemmeno coscienza dei diritti dell'uomo e seguono solo logiche "utilitaristiche e morali relativistiche", come dice anche il Papa.
Ci siamo così alla svelta dimenticati della Birmania (ma non solo) per poterci scandalizzare di alcune affermazioni del Pontefice ? Allora resta da chiedersi da che parte stare.
Purtroppo, in questa occasione, mi sento di dover dire che io non posso essere né con Benedetto né con l'Onu, ma , a costo di rimanere isolato, scelgo di essere dalla parte di quei valori laici universali , che sono fondamento del mio pensiero e del pensiero della cultura laica di quel mondo a cui appartengo.
Solo con questi e su questi, sono convinto, si potrà costruire un futuro diverso; purtroppo né con "l'uno" , né con gli "altri".