giovedì 29 novembre 2007

Presunto caso di pedofilia di un sacerdote a Brescia.

A volte sono proprio le notizie di una sonnolenta ed annoiata provincia che danno l'immagine di una realtà nascosta, spesso sottaciuta.
Notizie che giungono inaspettate o a volte anche attese, ma che non diventano caso nazionale, non riescono a guadagnarsi , chissà per quali strane coincidenze, le prime pagine dei giornali o YouTube, anche se forse lo meriterebbero.
Solo per questo motivo non sembrano "caso", non sono "notizie" se alla fine nessuno le rispolvera o le ricicla.
Io oggi ci proverò, darò la prima pagina del mio blog, cercherò di far diventare notizia, riciclando e diffondendo, la denuncia dell'ennesimo caso di pedofilia che pare coinvolgere ancora una volta un sacerdote.
Don Marco Baresi, vicedirettore del seminario diocesano di Brescia è indagato per abusi sessuali su un minore di 14 anni e per detenzione di materiale pedo-pornografico.
L'inchiesta nasce dalla denuncia presentata da un ragazzo, ora diciassettenne , ma all'epoca dei fatti quattordicenne, che ha poi lasciato il seminario e dopo varie traversie si è ritrovato in cura da uno psicologo.
E' proprio durante i colloqui con lo psicologo che sarebbero emersi i fatti " oggetto di denuncia".
A luglio a Don Marco fu consegnato un avviso di garanzia, dopo che venne posto sotto esame il suo computer, dove pare, secondo notizie dei giornali locali, che tra l'altro sia stato trovato materiale pedo-pornografico con immagini raffiguranti amplessi tra adulti e bambini.
Don Marco è ora agli arresti domiciliari e la misura cautelare è stata emessa in virtù di "gravi indizi di colpevolezza".
Già da luglio la vicenda era nota, in quel periodo infatti erano stati interrogati alcuni seminaristi. Già a luglio era stato sequestrato il computer di Don Marco con il materiale pornografico, ma ancora una volta le autorità ecclesiastiche hanno colpevolmente taciuto.
Ma la cosa ancora più grave è che don Marco se ne sia rimasto al suo posto, abbia cioè potuto continuare imperterrito nella sua opera di "educatore", senza che nei suoi confronti sia stata presa, dai suoi superiori, nessuna misura cautelare.
E' vero che un avviso di garanzia non è sinonimo di colpevolezza e che tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma almeno un periodo di riposo, il consiglio di una vacanza, una "sospensione " cautelare, potevano forse essere messi nell'ordine delle idee.
Nulla, ancora una volta sembra valere, per la caste dei religiosi, il principio che l'importante non è la denuncia ma sempre e solo il silenzio, la copertura, fino a che è possibile, fino a che è innegabile.
Sempre pronti a scagliarsi in duri giudizi morali nei confronti degli altrui "peccati", ma mai fustigatori esemplari dei propri vizi.
L'impressione che da esterni se ne coglie, è quella che il loro atteggiamento parta dalla convinzione che fatti del genere non siano "isolati" o da "isolarsi", ma che al contrario siano vizi o abitudini diffuse , da sottacere ad ogni costo ed il più a lungo possibile, proprio per non scoperchiare del tutto una "scottante" pentola, proprio per non squarciare completamente quei veli che sono il "sudario" delle loro depravazioni.
Non si accorgono nemmeno che non è a volte il peccato in se, per quanto nefando, per quanto orribile, per quanto imperdonabile, che riesce di più a stupire ognuno, ma è il silenzio su questo peccato, è l'accettazione diffusa, la complicità correa, il farlo diventare norma e consuetudine.
Allora difficilmente si riesce più a dividere, anche tra di loro, il buono dal cattivo, il giusto dall'ingiusto, il bene dal male, il colpevole dall'innocente, anche se pure vi sono.
Alla fine la condanna è generale, tutti sono colpevoli in uguale maniera, tutti sono da condannare.
Noi non vorremmo mai compiacerci di augurare a loro, predicatori di un castigo divino, di dover patire i dolori e le pene che fino ad ora hanno patito, in questo inferno tutto terreno, solo le vittime dei loro abusi, quelle che non hanno potuto fuggire dai loro "insegnamenti".
Non vorremmo mai farlo, ma a volte ci è impossibile e non ci riusciamo, e questa è una di quelle occasioni.

mercoledì 28 novembre 2007

Prostitute, ecco l'identikit dei clienti.

La Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) , con i ricercatori di Transcrime (Università di Trento e Cattolica di Milano) ha elaborato una ricerca, per conto dell'Unione Europea, che mette in risalto l'identikit dei clienti delle prostitute.
I dati evidenziati, da lunghe analisi dei forum di internet e di un questionario online, stabiliscono che i clienti "hanno un'età compresa tra 35 e 40 anni, lavorano, sono single, e hanno un livello di istruzione medio-alto.
Preferiscono in genere le ragazze dell'Est, bionde e carine, che incontrano in hotel, saune o appartamenti, con una frequenza media di una volta ogni due mesi.
Ma soprattutto gli italiani scelgono donne dell'Europa orientale o cinesi, non solo perché "costano" meno delle italiane, ma perché con loro riescono a soddisfare di più il loro "bisogno di affetto e di comprensione".
Al contrario, i dati verificati non sulla rete, ma per modo di dire "sul campo", hanno evidenziato invece che i clienti hanno un'età compresa tra i 23 ed i 50 anni , sono per lo più sposati, con un partner regolare , con figli, sempre con un livello di istruzione medio alto, ma con rapporti quasi quindicinali.
Pare che le differenze tra dati "virtuali" e dati reali, sia solo dovuta alla differente utilizzazione di internet per fasce di età.
Al di là dell'identikit, sono le "motivazioni" quelle che meritano di essere analizzate, e sulle quali mi pare utile riflettere.
La principale motivazione che spinge gli uomini alla ricerca di una prostituta sembra essere il "bisogno di affetto e comprensione", non si sa se questo viene affermato solo per darsi una giustificazione sentimentale e morale, oppure perché problema realmente e profondamente sentito.
Resta da chiedersi però come siano i loro matrimoni, e se questa "pulsione" verso il rapporto "mercenario" sia solo un sintomo di una incapacità a rapportarsi con il partner, oppure, se alla lunga, non sia semplicemente il matrimonio, che non regge più nella società moderna.
Il dato comunque che appare evidentissimo dal rapporto, è la crisi di identità dell'uomo, che da individuo, socialmente e sessualmente "predominante", vede e sente oramai messo in discussione sempre di più il suo ruolo; cerca così, nei rapporti e negli incontro occasionali, una rivalsa, una qualche forma di rivincita, non si sa se nei confronti della donna o solo di sé stesso.
Nascosto dietro queste "motivazioni" poi, si legge anche il desiderio del "dominio" e il rifiuto, chiaro e deciso, dell'emancipazione femminile, la donna viene immaginata, desiderata e voluta sempre disponibile e sottomessa.
Per ultimo emerge dalle interviste degli italiani una accusa terribile nei confronti delle connazionali.
Le prostitute italiane vengono definite sempre "sbrigative e con la sola idea fissa dei soldi".
Nemmeno le mogli, le compagne di una vita, vengono salvate, anzi sono sempre individuate dagli intervistati, come le principali colpevoli, quelle che li "costringono ad andare in cerca di sesso a pagamento perché quando ti sposano ti promettono che farai sesso tutte le volte che ne avrai voglia (e altrimenti chi si sposerebbe), poi invece usano il sesso come una risorsa, un'arma, uno strumento per ottenere quello che vogliono".
Questa ultima parte dell'indagine credo davvero non abbia bisogno di commenti, mi sembra possa essere chiaro per tutti quale sia il giudizio che gli intervistati danno sulle donne, e quali siano le loro reali aspettative e considerazioni sul matrimonio.
Io non ho morali da trarre da questa indagine statistica, la realtà scoperta è questa, questo il "giudizio generale", vero o falso, sulle donne, questo il "pensiero" degli uomini.
Una cosa sola mi pare evidente e scontata ed è che, ancora una volta il sesso viene giustamente considerato un ingrediente importantissimo della vita.
E' altrettanto vero che la nostra vita si giustifica con la "necessità", poco idilliaca, quasi banale, della conservazione della specie, in fondo anche Dio ebbe a dire alla fine "Andate e moltiplicatevi" , credo sia chiaro per tutti che cosa intendeva dire, visto che i figli poi non nascono sotto i cavoli.
Una speranza, o anche solo un consiglio, mi pare doveroso però vada lasciato a tutti , sia agli uomini che alle donne.
Agli uomini voglio solo ricordare, come fa spesso un mio grande e virtuale amico (Gigi Cogo), che anche Dante Alighieri (Inferno XXVI), ebbe a dire che "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".
Con le donne voglio essere lapidario, non do giudizi, si facciano da sole ed individualmente una breve analisi di coscienza, da parte mia voglio solo, a bassa voce, confermare che, non tutti gli uomini al mondo, ragionano sempre e solo con il "cazzo".

martedì 27 novembre 2007

Questo paese senza crescita non avrà avvenire.

E alla fine, sul welfare, il governo deve porre la fiducia, mentre intanto la tensione tra gli alleati si mantiene altissima.
Il Pdci parla di "passo indietro" e di "lavoratori traditi"; il Prc convoca il gruppo della Camera ma poi il segretario Franco Giordano dice che, pur votando la fiducia, si rende necessaria una "verifica a gennaio".
Anche i socialisti annunciano che da "domani - si ritengono - con le mani libere", così anche il gruppo dei Diniani.
Alla fine il governo sceglie di porre la fiducia su un testo che sostanzialmente ricalca l'accordo del 23 luglio con le parti sociali. Era inevitabile dovesse essere così non era possibile in ogni caso fare diversamente.
In pratica con il maxiemendamento proposto dal governo, alla fine non si riuscirà a soddisfare integralmente gli uni, senza scontentare totalmente gli altri.
Il classico "pasticcio" all'italiana, che alla lunga non servirà a molto, se non a concedere un po' di tempo in più al governo, che salverà però tanti dalla spada di Damocle dell'entrata in vigore dello scalone di Maroni.
Ma non credo sia questo il vero problema dell'Italia, un problema , per quanto grande sia, si risolve prima o poi.
Sono una serie infinita di problemi su tutto, sono le troppe diversità, lè impossibilità a stare assieme in un programma, che alla fine costano tanto a tutti.
In queste occasioni di colpo scopriamo che in Italia non abbiamo un governo con un programma ben credibile e definito (e ci rendiamo anche conto che non abbiamo neanche più un governo) , e questo dopo che avevamo già verificato che non esisteva più neanche un'opposizione unita.
Riescono a stare assieme, gli uni contro gli altri, solo per spartirsi il potere o lottizzare la pubblica amministrazione e i media.
Resta da chiedersi però, e nessuno ancora lo ha fatto, con quali maggioranze si penserà alla fine di poter governare il paese dopo le elezioni.
Si perché, si fa un gran parlare di elezioni e di legge elettorale, ma nessuna legge al mondo può unire partiti e programmi talmente diversi tra di loro, sia in uno schieramento che nell'altro.
Ma come spesso accade, i litigi e le divergenze non nascono a caso.
Fino a che vi è stato in Italia una qualche ricchezza da distribuire, pur nelle contrapposizioni o nei distinguo , alla fine un accordo tra politici e tra questi e società si è sempre trovato.
Il vero problema è che questo paese non cresce più, non c'è quindi più nessuna ricchezza da distribuire, e nessuna delle coalizioni che si sono susseguite al governo, né il centro destra né il centrosinistra, sono riuscite a dare una speranza o un programma di crescita.
Come accade in ogni parte del mondo in assenza di crescita si crea insoddisfazione e rabbia per quel senso di ansia per il futuro e di frustrazione, che coglie alla fine tutti quelli che non riescono ad accedere alla ricchezza , anzi si vedono diventare, o solo si sentono, tutti i giorni, un po' più poveri. Gli uni rischiano o pensano di perdere la ricchezza guadagnata, gli altri, che ancora non l'hanno raggiunta, la vedono irraggiungibile o impossibile per se e per i figli.
Il paese sembra in declino, senza più speranze , un declino dorato per alcuni, miserevole per altri, certamente problematico per una intera generazioni di giovani.
Ancora non si riesce a cogliere che tipo di legge elettorale uscirà dal cilindro dei partiti in consultazione, credo sarà alla fine sicuramente un proporzionale con sbarramento.
Ma è certo che, indipendentemente da qualsiasi legge, questo paese deve trovare e darsi un governo autorevole con un forte programma di sviluppo che dia una speranza di crescita e di futuro a chi ora non riesce a cogliere avvenire.
Solo la speranza di un ritorno alla crescita tiene ancora in vita, come una flebile fiamma, questo paese.
Con la crescita si riescono a perdonare tante cose, a volte anche la stupidità dei politici.
Con la speranza che il domani sia migliore dell'oggi e che le condizioni di tutti, con il tempo possano migliorare, si riesce ad avere un paese unito e delle classi sociali dinamiche, ma non dilaniate al loro interno.
Senza la crescita, il declino diventerà irreversibile ed inevitabile.
Finirà per trascinare nel caos forze politiche e società ; sarà l'involuzione, il regresso , la fine di un mondo, assieme ad una generazione di vecchi senza più avvenire.
Il tempo stringe, o se ne esce ora o rischiamo di non uscirne proprio più.
Il divario tra noi e l'Europa, e tra noi e il resto del mondo, sta diventando grande, non facciamo sì che diventi insormontabile, ancora qualche possibilità esiste, purché alla fine si voglia.

domenica 25 novembre 2007

L'insostenibile leggerezza di ogni decisione e di ogni missione

L'ennesima strage dei talebani ha tolto la vita al maresciallo Daniele Paladini, morto mentre lo stavano evacuando in elicottero verso Kabul, assieme ed altri tre soldati italiani rimasti feriti.
Il bilancio delle vittime afghane è molto più grave: 9 sono i morti, compresi tre o quattro bambini; una dozzina risultano i feriti.
L'attentato è avvenuto ad opera di un terrorista che aveva scelto, come luogo del suo attentato, proprio il vecchio ponte sovietico che i soldati italiani avevano deciso di ristrutturare.
Vistosi scoperto il kamikaze si è fatto saltare subito in aria, nelle vicinanze di alcuni civili, mentre il maresciallo Paladini si stava avvicinando a lui, forse proprio per fermarlo.
Non era ancora giunta in Italia la notizia della morte e del ferimento dei nostri militari che già erano, come al solito, scoppiate le prime polemiche tra i fautori dell' immediato rientro dei nostri militari dall' Afghanistan e chi, al contrario, sostiene la necessità della nostra permanenza in quel paese.
E' utile ricordare che l'impegno assunto dal nostro contingente in Afghanistan è avvenuto su mandato dell'Onu.
Come spesso accade le polemiche dividono esattamente a metà il nostro paese.
Da una parte la sinistra estrema che unita chiede il ritiro immediato del contingente , dall'altra il resto del governo e l'opposizione con Forza Italia, An e Udc che sostanzialmente dichiarano che "Chi chiede il ritiro dei militari italiani dall’Afghanistan si schiera con i kamikaze.
Prodi dice nel frattempo che a suo avviso "non si è trattato di un’offensiva contro gli italiani ma contro il popolo afgano" e , tanto per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, sostiene che "la presenza militare italiana in Afghanistan non è in discussione, ma occorre riflettere su una strategia politica di lungo periodo in quel paese".
E io credo sia sempre opportuno riflettere per le scelte fondamentali di un paese.
Lo strano è che noi italiani riflettiamo sempre e solo dopo fatti luttuosi che coinvolgono emotivamente le nostre coscienze e la nostra sensibilità.
Lo strano è anche che siamo sempre un poco stonati su queste cose, sempre fuori tempo e fuori luogo.
Non ci accorgiamo che esiste un momento delle riflessioni ed uno del silenzio.
Noi parliamo ad alta voce proprio nel momento in cui ci si aspetterebbe che tutti se ne rimanessero in rispettoso silenzio di fronte alla morte dei nostri connazionali e rimaniamo in colpevole silenzio proprio nel momento in cui dovremmo parlare e riflettere.
Ed è chiaro che la morte di Paladini ci chiede una motivazione, non può essere morto in Afganistan mentre i suoi connazionali si interrogano ancora se sia giusta la loro presenza in quel paese.
Paladini in questo caso sarebbe morto per la nostra stupidità, mentre al contrario è morto per difendere un popolo dalle atrocità dei talebani.
Ricordiamo come l'integralismo islamico aveva ridotto l' Afganistan, ricordiamoci in che condizioni si trovava il paese, in mezzo a quali crudeltà si viveva, chiediamoci se quella poteva essere considerata vita.
Ricordiamo la condizione femminile nell'Afghanistan dei talebani e pensiamo che Paladini è morto per non permettere più vengano perpetrati tanti soprusi e sopraffazioni sui civili, sui bambini e sulle donne.
Ma pensiamo anche che la nostra missione non è una passeggiata in estremo oriente.
La nostra era e rimane, una difficile missione di pacificazione di un paese diviso da odi tribali, che avrebbe richiesto e richiede ancora, non un impegno civile, ma un impegno militare di anni.
Al contrario noi Italiani siamo partiti con la falsa convinzione che la nostra permanenza sarebbe stata di breve durata.
Partiamo sempre noi Italiani con la voglia e la speranza di un immediato ritorno e con la falsa convinzione di essere sempre bene accetti, perché ci sentiamo buoni e generosi, sempre e in ogni caso. Sono sempre leggere le nostre decisioni, a volte quasi spontanee ed improvvise ma poi facciamo fatica e reggerne il peso, che ci pare alla lunga insostenibile.
Abbiamo, tra l'altro, talmente assimilato la retorica cinematografica dei liberatori Americani della seconda guerra mondiale, che siamo sempre convinti di essere accolti da trionfatori in ogni paese. Non sempre dobbiamo scontare debba essere così.
Mascheriamo poi la nostra presenza militare in mezzo mondo con i più sciocchi sentimenti umanitaristici, come se si dovessero esportare ospedali ed opere civili, per forza di cose assieme ai fucili, agli aerei ed ai cannoni. Dividiamo le cose se vogliamo esportare ospedali facciamolo ma non pretendiamo di esportare con quelli anche aerei e cannoni e carri armati
Ricordiamo e diciamo ad alta voce, ma diciamolo prima di partire, che la nostra è una presenza militare a tutti gli effetti e riconosciamo che, spesso, l'impegno in operazioni militari richiede il sacrificio di vite umane, e che quando ciò accade deve essere il paese intero che si deve stringere attorno a lui e ai suoi familiari.
Si muore per la propria patria , si muore per i propri ideali, si muore per difendere la libertà, a volte la propria o quella di altri popoli.
Ma si muore sempre per un motivo, e anche Paladino è morto per questo.
Noi abbiamo voluto che si recasse in Afganistan su mandato internazionale a difendere dei valori e delle idee, che sicuramente anche lui condivideva.
Non facciamo sì che si possa pensare che Paladino è morto per un paese che ancora si interroga se sia giusto o meno rimanere in Afghanistan, e che forse non ricorda nemmeno più perché e per ordine di chi, vi era andato.
Ma poi, cerchiamo anche di non essere talmente stupidi ed illusi di non sapere che, nel momento stesso in cui siamo partiti, ci stavamo imbarcando in una missione quasi impossibile da realizzare, difficilissima , forse anche senza grosse speranze di riuscita.
Lo dovevamo sapere prima che ci stavamo recando in un paese che non è altro che un ginepraio di culture e di mentalità tribali, talmente diverse dalle nostre che forse un qualche attimo di riflessione in più ci avrebbe consigliato maggior cautela.
Ma ora ci siamo, la decisione è stata presa, sia pure superficialmente, tanto tempo fa, e ci è costata sacrificio di mezzi e di vite umane, lì dobbiamo rimanere per ora, senza false illusioni ; senza pensare, dimenticando la nostra storia di secoli, di essere considerati per forza di cose e da tutti, un esercito di liberatori.
Ricordiamoci al contrario che per molti siamo sempre un esercito occupante, sia pure svolgendo, con onestà ed impegno, una difficilissima missione di liberazione e di ricostruzione di un paes.
Un esercito che dovrà rimanere, anche a fronte di grandi sacrifici, fino al giorno in cui avrà raggiunto un minimo di quegli obiettivi che si sono prefissati, ma che non dovrà prolungare la sua presenza in quel paese un solo giorno più del dovuto o del necessario, nella convinzione che prima ce ne andremo dall' Afghanistan e meglio sarà per tutti.

sabato 24 novembre 2007

Il popolo dei bloggers a raduno in Spagna.

Ha avuto inizio a Siviglia la seconda edizione di Evento Blog Espana.
Per i profani è il più grande appuntamento spagnolo del settore.
E' prevista la partecipazione di oltre 800 bloggers ma anche una folta presenza di curiosi e di visitatori.
Si parlerà di tutto ciò che fa tendenza nel mondo dei bloggers ; di Second Life, di You Tube, di Twitter e di molte novità come i microblogging.
Si discuterà anche di televisione on line, che molti considerano uno degli sviluppi più interessanti della rete per il futuro.
La conferenza di apertura è stata affidata a Shel Israel, considerato uno dei massimi teorici del web 2.0 negli Stati Uniti.
Molti sono stati i personaggi di rilievo che hanno aderito alla manifestazione spagnola, fra i tanti sarà presente anche Biz Stone, uno dei padri fondatori di Twitter.
Ma la cosa che sembra avere più successo in questo tipo di manifestazioni è l'opportunità, concessa ai fruitori della rete, di poter conoscere direttamente quei "bloggers" che sono stati compagni virtuali di tante loro "navigazioni" in rete.
Grande sarà sicuramente l'interesse, e grandi saranno anche le opportunità , per chi riuscirà ad essere presente.
Oltretutto Siviglia è una città splendida da visitare, non solo per la manifestazione.
Noi in Italia, solo con rammarico, dobbiamo constatare come la nostra massima manifestazione di bloggers nell'anno 2007 , sia stato il famoso "Vaffanculo Day", che avrà pure il suo fascino ed il suo seguito, ma che sul piano culturale, dobbiamo dircelo, ha dato stimoli ed opportunità diverse. Non sto a discutere dove sia il nuovo "Rinascimento", non voglio influenzare nessuno anche se mi sono fatto la mia idea, lascio perciò a voi la vostra.

venerdì 23 novembre 2007

E' iniziata la parabola discendente di Berlusconi.

Non abbiamo alcun dubbio che Berlusconi in questi giorni abbia cercato l'ennesimo colpo di teatro e che, con la sua solita comparsata, abbia cercato di riaprire i giochi di una politica oramai quasi asfittica, rimettendo sè stesso ed il suo partito al centro dell'attenzione.
Legittimo è stato anche l'interesse che, quasi tutta l'opposizione da Veltroni a Bertinotti, ha manifestato alle sue proposte.
Ma non esiste dubbio che le proposte di Berlusconi sono quelle di chi si sente franare il terreno sotto i piedi, di chi sente imminente la resa dei conti.
Berlusconi è l'animale ferito e in un angolo, che reagisce a modo suo e cerca una qualsiasi via di fuga.
Il Cavaliere è oramai solo, le mura del castello sono cadute, gli alleati se ne sono andati; se gli avversari sapranno essere coesi assisteremo, credo anche rapidamente, alla sua parabola discendente.
Qualche colpo in canna ancora lo possiede il Cavaliere, ma si tratta di attendere, e forse finalmente questo paese riuscirà a risolvere, assieme ai suoi tanti problemi, anche il problema Berlusconi.
Perchè è indubbio che Berlusconi non è altro che un problema per questo paese, è utile ripeterlo.
Berlusconi non è stato un problema solo per il centro sinistra e per i suoi oppositori, ma Berlusconi è un problema anche per i suoi alleati.
Ecco perchè questa volta nessuno deve cedere alle sue posizioni, nessuno deve farsi illusioni che il cavaliere rinunci da solo alla battaglia, ha troppo interessi personali legati al mondo della politica. Ma ora, sia gli oppositori che gli ex alleati devono dimostrare di aver capito la lezione e di considerare maturi i tempi per la risoluzione dei problemi legati alla personaggio.
Se Veltroni e Bertinotti, al pari di Fini e Casini sono convinti che sia giusto ed opportuno portare ora a compimento tutta una serie di riforme , da quella elettorale a quelle istituzionali, ma anche risolvere i problemi legati alla legge sul conflitto di interessi e sul sistema radiotelevisivo, è questo il momento opportuno. E' questo il momento in cui il cavaliere non è più nelle condizioni di poter ricattare nessuno, né il governo, né l'opposizione, né gli alleati e nemmeno il paese.
Non si tratta di dare il colpo di grazie, si tratta solo di dimostrare che si condividono i problemi e si vogliono portare a risoluzione, nell'interesse generale dei cittadini.
Non ci si lasci soggiogare ancora una volta e tutti assieme dal personaggio, non ci si lasci nè convincere nè abbagliare dalle sue tante sirene, che imperterrite continueranno a cantarne le lodi o le gesta.
Queste continueranno ad osannarlo e ad ingigantirlo anche da morto, l'importante per questi è ricevere le loro prebende, un posto di lavoro in qualche telegiornale o in una qualche testata giornalistica.
Rendiamoci conto e pensiamo che è iniziata la parabola discendente di Berlusconi, se nessuno accorrerà, ancora una volta, in suo aiuto, gettandogli quel salvagente che, annaspando nervosamente, cerca di afferrare.
Non facciamo sì che possa nuovamente risorgere dalle sue ceneri come l'araba Fenice.
Lui oramai lo ha capito, cerchiamo di crederci anche noi e di comprenderlo.
Sarebbe un grave errore politico, l'ennesimo, e forse non ci sarebbero altre possibilità, se, ancora una volta, si sprecasse anche questa occasione.
E' esattamente da tredici anni che questo paese si trascina sulle spalle il "fardello" del conflitto di interessi , è ora che si liberiamo del suo insopportabile peso.
Non sacrifichiamolo, ancora una volta, per l'ennesimo ed imperdonabile errore di valutazione, sull'altare dell'interesse immediato della politica o dei suoi piccoli opportunismi.
In fondo Berlusconi è vissuto anche degli innumerevoli errori dei suoi avversari ma anche dei suoi alleati, pensiamo che lui non farebbe sconti a nessuno.
Ricordiamo quindi a Veltroni che quel fatidico 30 novembre, giorno in cui finalmente si svolgerà il famoso faccia a faccia, che non porterà sulle sue spalle la sola responsabilità di un accordo sulla legge elettorale, ma dovrà avere anche la responsabilità ed il coraggio di parlare chiaro e di pronunciare quelle fatidiche parole; riforma radiotelevisiva e risoluzione del problema del conflitto di interessi.
Berlusconi è isolato e non è obbligatorio nè necessario, trovare solo con lui un accordo sulla legge elettorale. Un accordo si può trovare anche semplicemente con chi ci sta. Si ricordi però Veltroni che ora il gioco è in mano sua e che gli italiani questa volta giudicheranno.
L'augurio è di non doverci, ancora una volta e per tanti anni a venire, pentire di non aver osato, di non aver saputo, di non aver creduto, magari per comodità, interesse o mancanza di coraggio politico.
Ricordiamo che un "antico saggio", che di politica sicuramente ne sapeva, era solito dire che, "chi è causa del suo mal" poi " pianga sè stesso".

mercoledì 21 novembre 2007

Quando i giornalisti sono squallidi servi del padrone.

Da un po di tempo a questa parte, in Italia non si riesce ad uscire dal polverone di una polemica che già si entra diritti in un altra.
Ora viene coinvolto, nell'ennesima polemica italiana, il mondo della televisione e dell'informazione.
Si scopre, secondo le intercettazioni sulla vicenda HDC pubblicate dal quotidiano "La Repubblica", di una presunta alleanza tra la Rai e i suoi concorrenti diretti e cioè il gruppo Fininvest.
Secondo le rivelazioni del quotidiano, l’allora direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, l’allora direttore del Tg1 Clemente Mimun e l’allora direttore del Tg5 Carlo Rossella avrebbero stipulato un patto di non aggressione sul piano dell'informazione televisiva che avrebbe coinvolto argomenti di grande "rilevanza mediatica" come gli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II o le elezioni amministrative di quella stessa primavera, in pratica avrebbero "orchestrato i resoconti della politica".
Ma vi si tratteggia anche un clima di vero e proprio inciucio secondo "La Repubblica".
Su tutto - si legge sul quotidiano - la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori che quotidianamente tessono la tela, fanno centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli".
Ma vi si coglie anche di più quando si dice che "La ragnatela avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset".
I direttori di Tg1 e Tg5 (all'epoca Mimun e Rossella) fanno, testuale, '"gioco di squadra. Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini (ex assistente personale di Berlusconi, ndr) e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata.
Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà al dottore in ogni occasione opportuna'". Queste le testuali notizie riportate dalla stampa.
Immediate sono state le reazioni.
La Rai ha predisposto una indagine interna tendente a fare chiarezza.
La Fininvest, al contrario minimizza e parla di "stupidaggini", aggiungendo che è normale che ci siano consultazioni tra direttori, come spesso avviene tra i vertici di tutti i quotidiani Italiani.
A noi tanto normale non sembra che aziende, che dovrebbero vivere di concorrenza reciproca, operino al contrario secondo accordi prestabiliti e conformemente l'una con l'altra.
Carlo Rossella, chiamato in causa, ha dal canto suo rivendicato il diritto di "essere libero anche quando parlo al telefono, ammesso che abbia detto quelle cose" di cui si parla.
La Fnsi, al contrario parla di vicenda di "assoluta gravità", se vera, e di "offesa arrecata a centinaia e centinaia di giornalisti onesti".
Reazioni anche nel mondo della politica. Per Veltroni, si deve parlare di «tv pubblica calpestata», e "di un intreccio e una commistione" che mortifica il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni , ha parlato di un «clima collusivo che affiora all’ombra del duopolio, sicuramente non edificante per il servizio pubblico e per la sua autonomia».
I fatti descritti, se veri e comprovati , mi pare rivestono una sostanziale gravità.
Ma il problema vero è che si deve, al più presto, porre mano politicamente alla riforma del sistema televisivo.
Già troppi sono i ritardi al riguardo , questo è la vera questione.
E' impensabile che in presenza di un regime di duopolio televisivo non vi sia la tentazione di operare trovando sempre un sostanziale accordo tra le parti, piuttosto che ricorrere alla libera concorrenza, il tutto a danno di una corretta e vera informazione.
Va posto fine al duopolio televisivo , ma va posto anche fine, per legge, all'anomalia tutta italiana che un Presidente del Consiglio (o un politico) sia anche proprietario di ben tre reti televisive e di una buona fetta dell'informazione italiana.
Ma anche la Rai deve essere riformata, per prima cosa liberandola da quell'abbraccio mortale della politica.
Siamo in presenza di una sostanziale lottizzazione della Rai e degli organi di informazione, molto spesso a scapito della professionalità e dell'informazione stessa.
Basta guardarsi un poco attorno per accorgersi che alcuni nostri giornalisti hanno oramai una sola grande qualità ed è quella del servilismo più ripugnante nei confronti dei potenti e dei politici di turno.
Per quei giornalisti che dimostrano spesso di non non avere professionalità o idee, si sopperisce con la fede politica.
A volte è importante non dare la notizia, a volte darla, ma solo relegata in secondo ordine.
Quanta differenza tra questi schiavi dei padroni, dei potenti o dei prepotenti di turno ed Enzo Biagi o Indro Montanelli.Quanto squallore e servilismo in quelle parole lette e riportate da "Repubblica".
Non meravigliamoci poi, se è opinione comune, che oramai anche la stampa e l'informazione siano poco credibili e che la gente consideri più attendibili le notizie lette sui blog ed in internet piuttosto che quelle sentite in televisione o lette sulla stampa ufficiale.
Decidiamoci una buona volta a mandare a casa tutti quei giornalisti, o presunti tali , che occupano impropriamente il sistema televisivo con l'unico merito, non di possedere una grande firma o una grande mente, ma di godere , molto più banalmente e solo , di grandi protezioni politiche.

Prodi è ora alle corde, stretto tra Veltroni e Berlusconi.

Le mosse di Berlusconi, piacciano o meno, hanno avuto il merito di scompaginare la scena politica Italiana.
Ora la trattativa sulla riforma elettorale è destinata, in un verso o nell'altro, a ripartire con una brusca accelerata.
Indietro non si può più tornare, la Casa delle Libertà pare oramai morta e sepolta. A questo punto, non resta altro che puntare tutto sul sistema proporzionale che raccoglie, oltretutto, vasti consensi nei due schieramenti.
Anche Bertinotti ha già dato il suo assenso e, siatene certi, le reti Fininvest diffonderanno, con una dovizia di particolari inusuale, tutte le dichiarazioni in materia, che il presidente della Camera rilascerà agli organi di stampa.
I veri problemi ora potranno nascere solo da Prodi.
La mossa di Berlusconi alla fine ha spiazzato anche il Premier.
Ora, se trattativa sarà, questa avverrà tra Veltroni e Berlusconi e, una volta trovato un accordo per la riforma elettorale, le tentazioni di andare al voto potranno essere tante, da entrambi gli schieramenti.
Al governo sicuramente non si potranno più fare sconti. Tra l'altro, la condizione posta da Berlusconi per iniziare la trattativa, se accettata, porta dritto alle elezioni in primavera, non appena trovato l'accordo tra le forze politiche per la legge, scaricando così Prodi al più presto possibile.
Pare che Prodi, già presagendo di poter essere sacrificato sull'altare dell'accordo, stia già ricordando che il suo mandato, era e rimane, per cinque anni e che le "elezioni le ha vinte lui e non Veltroni".
E Prodi che all'apparenza sembra tanto imperturbabile, al lato pratico poi si è sempre mostrato molto attento a queste cose, i pettegolezzi e le supposizioni hanno sempre avuto notevole influenza sul suo umore e sulle sue reazioni.
Ho il forte dubbio che cercherà di ostacolare in ogni modo un accordo diretto tra Veltroni e il Cavaliere, anche perché nell'accordo tra i due potrebbe essere incluso anche il suo avvenire. Veltroni e Berlusconi cercano di disegnare il loro futuro , Prodi cercherà di difendere il suo presente a meno che qualcuno non gli assicuri, in altro modo, un avvenire diverso.

martedì 20 novembre 2007

Berlusconi come Ramses II sconfitto a Qadesh.

Nel 1275 A.C. il Faraone Ramses II combattè a Qadesh, contro gli Ittiti, una delle sue più memorabili battaglie.
La battaglia fu per il sovrano d'Egitto una vera e propria sconfitta poichè pose termine, definitivamente, al suo progetto di riconquistare i territori Siriani persi. Ma Ramses II, ritornato in patria, riusci, con la propaganda, a trasformare una sconfitta, anzi una vera e propria disfatta, solo per poco evitata, nell'impresa eroica di un grande condottiero.
Berlusconi non ha la grandezza di Ramses II , non vi assomiglia per nulla a dire il vero, ma al pari di Ramses ha la possibilità e la capacità di trasformare una sconfitta in una vittoria. Ramses aveva dalla sua tutti gli scribi del regno che tappezzarono l'intero Egitto con immagini del Farone vittorioso, Berlusconi a sua volta "possiede" anche lui un'esercito di "scribi" , altrettanto abili, e in più possiede anche, cosa su cui Ramesse non poteva certo contare, anche alcune televisioni.
E non c'è dubbio che quella di Berlusconi è stata una sconfitta, dopo che per tanto tempo aveva puntato tutte le sue fortune sulla caduta del governo Prodi nel momento dell'appovazione della Finanziaria.
Ora il Cavaliere, isolato dai suoi stessi alleati che non gli perdonano la sconfitta, vuole cercare di salvare se stesso e "la sua dinastia".
Dopo che per mesi aveva proclamato ai quattro venti che con questo centro sinistra non vi era alcuna possibiltà di dialogo eccolo ora, con un completo voltafaccia, dichiararsi disponibile ad un accordo.
A dire il vero prima di lui avevano dichiarato la loro disponibilità sia Casini che Fini e Bossi e forse a questo punto, a Veltroni, non serviva più nemmeno l'accordo con Forza Italia, ma così comunque è stato.
Berlusconi sta seguendo, come sempre, la strategia che Letta gli ha suggerito.
Il Cavaliere ha colto tutte le sue difficoltà anche future, ha percepito l'impossibilità della creazione di un unico partito di centro destra, vista l'indisponibiltà di molti suoi alleati, ma ha colto anche che le difficoltà del governo Prodi sono state le stesse che lui ha dovuto sperimentere con Bossi o con Follini o Casini, ed è convinto che anche Veltroni senta oramai la necesssità di porvi rimedio.
Una qualche verità in queste sue convinzioni a dire il vero ci sono.
Sia il Pd ed il "nuovo" Pdl hanno interessi comuni, che possono essere coltivati. E' per questo che resto convinto che alla fine un accordo sulle riforme lo troveranno, e di certo sarà un accordo sul sistema proporzionale simile a quello Tedesco, che libererà sia Veltroni che Berlusconi dei partiti minori , ma che anche saprà metterli al riparo dei continui ricatti di alcuni alleati, almeno così pensano entrambi.
Veltroni, a dire il vero, dovrebbe fare qualche riflesione in più visto che i programmi elettorali di una nuova "Democrazia Cristiana" (così appare la nuova formazione che sembra volere Berlusconi) rischeranno di essere molto "aggreganti" anche per alcuni elettori che tradizionalmente facevano riferimento alla Margherita.
Ora però un dato di fatto certo lo abbiamo ed è la possibiltà di raggiungere a tempi brevi un accordo sulla nuova legge elettorale che eviti il referundum, il resto fa parte dei giochi della politica ed è ancora troppo presto per poter arrivare a delle conclusioni.
Per ora si sono distribite semplicemente le carte, ora aspettiamo che i giocatori aprano il gioco per poter valutare meglio.
Una cosa però rimane per me sconcertante e sulla quale credo prima o poi dovremo ragionare seriamente ed è la mancanza assoluta del concetto di "democrazia" che caratterizza la mentalità di Berlusconi.
Considero legittima qualsiasi sua decisione, compresa quella di formare o fondare un nuovo partito o di scegliere una qualsiasi diversa proposta politica, ma il Segretario di un "vero partito", un partito democratico, che goda di rappresentanza politica e di strutture periferiche organizzate, mai avrebbe potuto fare un annuncio come quello di Berlusconi senza un Congresso Nazionale di tutto il Partito, mai avrebbe potuto decidere così in un attimo una nuova linea politica senza "sentire" il partito e le sue strutture.
Questo la dice lunga sulla democrazia interna a Forza Italia, questo, ancora una volta dimostra che Berlusconi è Forza Italia e che il partito, ammesso esista veramente come tale, è una sua semplice proprietà privata e come tale viene da lui considerata e gestita.

lunedì 19 novembre 2007

Stiamo diventando il paese dei qualunquisti.

Il populismo di Berlusconi ci aveva fatto dimenticare per un attimo di Grillo.
Ma rimediamo subito, eccolo impegnato a fare la sua battaglia in Europa.
Naturalmente Grillo, come al solito, ha tante ragioni quando dice che vi è un alto livello di frodi perpetrate in Italia con i fondi europei ed ai danni dell'Europa.
Le frodi non mi piacciono sicuramente, nè in Italia, nè in Europa.
Dirò di più non mi piacciono proprio, in qualunque parte del mondo siano perpetrate.
Non mi consola neanche sapere che, in quanto a sperpero di fondi Europei, godiamo di buona compagnia anche nel resto dei paesi d'Europa.
Però possibile che Grillo faccia sempre di ogni erba un fascio ed alla fine non si accorga nemmeno dei tanti che, anche in Sicilia e nel Sud d'Italia, combattono contro il malgoverno, contro le frodi, contro il racket e contro la mafia.
Possibile che a lui, italiano, lo debba ricordare Danuta Hubner, commissaria per i fondi regionali Europei.
Possibile che per essere a tutti i costi qualunquisti non si riescono a vedere i tanti onesti che vivono anche in casa nostra e che di quei finanziamenti magari ne hanno urgente bisogno ?

Berlusconi si è lussato una spalla.

A forza di parlare di spallate, ecco che finalmente qualche cosa è successo, qualche scricchiolio di ossa, ed era ora, c'è stato.
Berlusconi, a forza di spingere per abbattere il governo Prodi, si è davvero fatto male da solo, si è lussato lui quella famosa spalla.
La casa delle Libertà era solo in attesa del voto della Finanziaria per vedere se le previsioni del Cavaliere, che davano la caduta di Prodi imminente, alla fine si sarebbero dimostrate veritiere.
Così non è stato, e come sempre, quando un leader viene sconfitto, ecco i suoi luogotenenti andare alla carica.
E Berlusconi questa volta è stato davvero sconfitto, inutile cerchi di minimizzare, aveva puntato tutte le sue fortune sulla caduta di Prodi durante le votazioni della Finanziaria.
A dire il vero Casini aveva già previsto e capito in anticipo che le spallate non sarebbero servite a nessuno se non a Prodi stesso ed ai suoi sostenitori.
Tutte le volte che si parlava di elezioni e di spallate il centrosinistra faceva quadrato.
Ora finalmente hanno capito anche Fini e Bossi ed hanno deciso così di smarcarsi per non rimanere isolati.
Berlusconi a questo punto avrebbe dovuto capire e le sue reazioni dimostrano che ha capito perfettamente.
Il fatto che si sia smarcato Bossi è il segnale che la casa scricchiola dalle fondamenta.
Tutti hanno compreso che non è più possibile solo vivere di propaganda e di show come pensa di poter fare il Cavaliere.
E' ora che si ritorni davvero alla politica. Non è pensabile poter andare alle elezioni con questa legge elettorale per esempio.
Nessuno vuole rischiare, e allora se cosi deve essere meglio che la partita venga giocata da tutti. Se ci devono essere elezioni con una nuova legge elettorale ognuno, è evidente, vuole essere della partita per dettare le regole del gioco.
Solo il Cavaliere, tanto per dimostrarsi senza macchia e senza paura, si dichiara pronto a correre da solo, sembra voler ritirarsi sul suo Aventino. Ma anche lui sta solo giocando la sua partita.
Questo dimostra che ha capito perfettamente che in gioco ora, vi è anche la sua autorità nel centrodestra.
La casa delle libertà ha bisogno di cambiare leader, oramai lo sanno tutti anche se ancora non lo possono nè vogliono dire apertamente.
Berlusconi ha fatto il suo tempo, oramai è più d'ostacolo che altro, molto meglio Letta per esempio, meglio Casini stesso, meglio Fini.
Ma attenzione il Cavaliere non mollerà, ora cominceranno davvero le sue comparsate, la sua battaglia personale.
In fondo per lui la politica , se ci si pensa bene, è sempre stata un fatto personale.
Berlusconi non riesce a capire quando è il momento del dialogo, non sa accettare il "pari e patta", pensa solo e sempre di poter vincere.
Anche i suoi giochi con Storace inseguivano questa sua voglia di controllare tutto e tutti , compresi i partiti alleati.
Berlusconi ha sempre inseguito il sogno di costruirsi spazi politici anche in formazioni non sue, di controllare in pieno il suo schieramento ed il centrodestra intero, in modo tale di evitarsi qualsiasi sorpresa.
Lui si immagina davvero come il Re Sole del centrodestra che tutto regge e governa, è facile per esempio vederselo davanti ad uno specchio che ripete "lo stato sono io", "la politica sono io" "l'Italia sono io".
In fondo si era comportato cosi anche con Follini e Casini. Non appena si era accorto che qualcuno all'interno dell'Udc si era fatto critico nei suoi confronti eccolo subito cercare alleati all'intero dell'Udc stesso, ecco subito il suo aperto sostegno, non solo a parole, a Giovanardi.
Se si guarda bene, lo stesso gioco viene fatto ora dal Cavaliere nei confronti di An.
Visto che Fini sembra tentennare , meglio giocare con Storace. Chi ha orecchie per capire capisca. Ma non solo nella destra ci possono essere suoi sostenitori fedeli è anche all'interno di An che si potrebbe pescare, ci sono ad esempio luogotenenti di Fini che sembrano pronti a nuove alleanze più dirette con il Cavaliere.
Il cavaliere si sta già coltivando Ignazio la Russa, che scalpita da anni.
Comunque ora, a finanziaria approvata e come è logico sia, è la Casa delle Libertà in fibrillazione. E' lei che si sta scomponendo e disgregando e forse alla fine si riaggregherà con nuovi leader.
Il tutto ci dovrebbe dare finalmente una nuova legge elettorale e se Berlusconi non si dimostrerà disponibile al compromesso, come sembra, forse alla definitiva sconfitta ed alla scomparsa politica del Cavaliere. E non è che questo sia da considerarsi un male per la politica italiana.
Ma alla fine mi rimane il forte dubbio che il Cavaliere, dopo aver tentato il tutto per tutto, alla fine sarà lui a mollare tutto il centrodestra e vorrà rientrare nella partita della riforma elettorale, per abbandonare definitivamente il sistema maggioritario a favore del proporzionale che solo potrebbe ricreargli quegli spazi politici che gli sono venuti meno.

venerdì 16 novembre 2007

I lupi perdono il pelo , ma non i vizi.

"La presidenza di Mediaset esprime una netta presa di distanza dagli eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che hanno colpito negli ultimi giorni la vita privata di Gianfranco Fini".
Questo il lapidario comunicato della Presidenza Mediaset.
Obiettivamente non avevamo bisogno di queste affermazione; in un paese normale davamo per scontato che i "media" fossero liberi ed indipendenti rispetto alla proprietà.
Al contrario, a testimonianza che il nostro non è un paese normale, e che Fini lo sa perfettamente, onde evitare che questi si possa offendere, la presidenza di Mediaset ha ravvisato la necessità di dichiarare apertamente che la questione questa volta gli era proprio sfuggita di mano.
Ma Fini non si deve preoccupare più di tanto, ecco che subito si è rimediato con queste dichiarazioni. Ora chi deve capire capisca se non vuole rischiare di suo.
Molto meglio se la satira viene indirizzata nei confronti di esponenti del centro sinistra, su quelli Ricci (il padre di Striscia la notizia) può stare tranquillo nessuna presa di posizione, nessun comunicato ufficiale, anzi può andare a ruota libera, anche su Sircana, vada tranquillo.
La satira è sempre satira si dice, e nessuno se la deve prendere, ma fino a un cero punto, e quando deve finire lo decido io, sembra dire Mediaset.
In pratica, abbiamo già capito, va bene solo se fatta nei confronti degli altri.
La nota poi continua affermando di non condividere in alcuna maniera "la derisione, che si trasforma in dileggio, nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica del Paese, e in particolare se ci sono nuove vite in arrivo".
La dichiarazione è arrivata infatti dopo uno "scoop" in cui «Striscia la notizia» aveva rivelato che il leader di Alleanza Nazionale sarebbe diventato papà "dall'attuale" compagna Elisabetta Tulliani.
Come dire, per chi non ne fosse a conoscenza, che prima vi era anche una "precedente"" compagna", visto che Fini era sposato.
Naturalmente Ricci, il padre di Striscia la notizia si difende dicendo quello che parrebbe scontato dire e cioè, che la satira è solo satira, e che loro, anche un questo caso, hanno fatto satira alla stessa stregua di come l'hanno fatta su Massimo D'Alema o Walter Veltroni.
E qui sta il punto, è Ricci che non ha ancora capito.
Naturalmente non avevamo bisogno di questa ulteriore testimonianza ufficiale per sapere che vivevamo in un paese a sovranità limitata.
Un paese in cui si può sempre essere forti con i deboli e debole con forti, un paese in cui si può fare satira ma fino a un certo punto, oltre il quale poi non si può andare, altrimenti si rischia di persona.
Oltretutto in questo periodo abbiamo anche bisogno di altri martiri nell'informazione, ne sentiamo la mancanza.
Enzo Biagi purtroppo ci ha lasciato , dobbiamo cercare in fretta di sostituirlo e forse piano piano, con un po' di fortuna e di insistenza, a forza di eliminare gli uni e gli altri, finalmente riusciremo ad avere una televisione completamente allineata.
Fini tra le altre cose dovrebbe avere esperienza di "veline", ne dovrebbe avere almeno sentito parlare, dovrebbero far parte della sua cultura giovanile, dei suoi trascorsi.
Non erano naturalmente le famose "Veline" di "Striscia la Notizia" ma bensì le comunicazioni che il governo "fascista" del trentennio inviava alla stampa, pretendendone la pubblicazione.
Questo la dice lunga anche sul concetto di libertà di stampa di qualche nostro politico.
Sulla questione poi non si voglia sostenere la tesi un poco buonista che, in fin dei conti, ogni persona ha diritto alla sua vita privata e che quindi Fini ha diritto alla sua privacy.
Il principio vale per le persone comuni ma non può valere per tutti, e solo quando fa comodo.
Non è di molto tempo fa la notizia che un senatore americano, un vecchio castigatore di costumi che aveva partecipato attivamente a tante campagne contro i gay, fu costretto a dimettersi perchè scoperto a molestare un uomo nei servizi pubblici di un locale.
Essere gay è sicuramente un fatto personale, nessuno ne discute, ma non è possibile per un politico pretendere di castigare i costumi degli altri e poi considerasi libero di adottare una sua morale privata, con la scusa che questa fa parte della sua vita personale.
Era giusto che gli elettori di quel Senatore sapessero a chi avevano dato i loro voti.
In fin dei conti era lui che aveva scelto di essere un uomo pubblico, pertanto dal pubblico poteva essere giudicato anche nelle sue scelte personali.
Non poteva pretendere di avere una morale pubblica da far rispettare agli altri, anche con le sue leggi , ed una morale privata, che , al contrario, pretendeva di non rispettare le stesse leggi che aveva contribuito a far approvare.
Fini però , a voler ben guardare, qualche problema lo crea.
Mi pare proprio fosse uno dei più strenui sostenitori della Famiglia tradizionale, quella con la "F" maiuscola, quella per tutta la vita, quella sulla quale non si scherza.
Mi pare di averlo visto in prima fila a qualche manifestazione, in buona compagnia naturalmente , assieme a Berlusconi, Casini e altri.
Ma a meno che Fini , quando parlava di famiglia, stesse facendo lui satira politica, altrimenti devo concludere che su questa ha lo stesso pensiero che nutre nel confronto della satira in generale, in pratica va bene per gli altri, non per lui.
Oppure, vuoi vedere che sotto sotto ha ragione Ricci quando dice che "vogliono talmente bene alla famiglia che sentono il bisogno di averne una nuova ogni mese".

Volevo diventare famoso e andare su youtube o flickr.

Di solito sono sempre così prodigo di consigli nei confronti degli altri.
Al contrario, e per quanto mi riguarda personalmente, anche se mi imbarazza un po' a confessarlo, a volte rasento l'incoscienza e questo nonostante l'età. Probabilmente è un fattore caratteriale.
Qui a lato, in questa fotografia scattata con il mio cellulare, vedrete sicuramente un rettile, mentre cerca di nascondersi in mezzo all'erba.
Ebbene la foto l'ho scattata un giorno di questa settimana, mentre correvo, per un breve allenamento, in quella stradina sterrata all'interno del parco delle Torbiere a Iseo.
Nulla di male in questo, ma la cosa più stupida l'ho fatta io.
Senza neanche essere certo se fosse una vipera o una semplice biscia l'ho agguantata per la coda, tirandola verso di me per fotografarla meglio.
Capite che ho fatto ? ho fatto anch'io come tanti ragazzini che cercano di immortalare le loro emozioni in una immagine.
Ho improvvisamente e istintivamente desistito solo quando il rettile si è girato verso di me, aprendo la bocca nel tentativo di mordermi.
Non dovete necessariamente darmi dello stupido, me lo sono dato da solo.

giovedì 15 novembre 2007

Le cazzate è meglio dirle a bassa voce l'europa potrebbe anche sentire.

Fra i primi interventi politici dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma vi fu quello autorevole del Vicepresidente della Commissione UE, l'On. Franco Frattini.
Frattini aveva dichiarato, ad un giornalista del Messaggero che, nel rispetto delle norme Europee, le autorità italiane avrebbero potuto tranquillamente espellere ogni nomade che non poteva dimostrare di avere mezzi di sostentamento.
La soluzione per Frattini era semplice " si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta lì si chiede "tu di che vivi?".Se quello risponde "non lo so", lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea. Semplice e senza scampo".
Le sue dichiarazioni non si dimostrarono isolate, al contrario furono subito fatte proprie da numerosi esponenti della Casa delle Libertà.
Purtroppo per loro però la direttiva europea ha stabilito all'art. 27 che gli Stati "non possono limitare la libertà di circolazione, che per motivi di ordine pubblico, sicurezza o salute pubblica e che queste ragioni non possono essere invocate per motivi economici".
Così il parlamento Europeo si è trovato costretto ad approvare una risoluzione comune sulla libera circolazione delle persone nell'Unione Europea che, contiene pesanti critiche alle affermazioni del Vicepresidente della commissione Franco Frattini.
Anche e sopratutto in Europa vale il principio che, prima di parlare, forse è meglio essere un po' più accorti e meno superficiali.
Se poi proprio si vuole a tutti i costi coltivare l'ignoranza o la superficialità, visto che tanto qui in Italia ci si sente in così numerosa compagnia, è meglio parlare a bassa voce e solo nella stretta cerchia dei propri amici, altrimenti si rischia che in Europa ci possano anche sentire.
Anche perché poi, le "cazzate", loro le devono anche smentire.

mercoledì 14 novembre 2007

I funerali del dolore e quelli della rivincita.

Si sono alla fine svolti i funerali di Gabriele Sandri il tifoso della Lazio ucciso, ancora non si sa né come né perché, da un agente della Polizia Stradale forse troppo zelante.
Numerosi sono stati i tifosi ed i semplici cittadini che hanno partecipato alle esequie del giovane ragazzo.
Si è potuto vedere, era comprensibile ed anche auspicabile, la commozione degli amici ma anche la rabbia degli ultras, giunti da ogni parte d'Italia.
Ma bisogna anche dire che, alla fine della funzione e davanti alla salma di Gabriele, si è visto qualche braccio teso di troppo, che non abbiamo capito nè condiviso, e poi, abbiamo assistito ad un corteo che, al grido di "Boia chi molla", slogan di altri tempi della destra italiana, è arrivato sin sotto la curva Nord dello stadio.
Si dice fossero presenti, dalle dieci alle quindicimila persone per dare l'ultimo saluto a Gabriele. Una folla consistente, che ha voluto così rendere omaggio ad un ragazzo che ha sentito vittima inutile, forse di un tragico errore o di una valutazione sbagliata, forse di una sciocca e imprevedibile spavalderia.
Ancora non è possibile giudicare in mancanza di una versione definitiva, chiara e certa.
E come tutte le morti inspiegabili ed inutili, che doveva e poteva essere evitata, così anche questa ha creato forte partecipazione e profondi sentimenti.
Impressionante è stata anche la presenza di ultras provenienti da tutta Italia. Anche la partecipazione di noi tutti al dolore è stata grande.
Ma ora , a esequie terminate, è giunto il momento delle valutazioni. Non è possibile dimenticare quanto successo, né fare finta di non aver visto nulla.
Ha commosso sentire le dichiarazioni di dolore dei tifosi, ma ha anche fatto piacere sentire le dichiarazioni della dirigenza dell'Atalanta e dei giocatori che, finalmente senza mezzi termini, ha chiesto che vengano allontanati dagli stadi i gruppi estremistici bergamaschi.
Dichiarazione importante, ma purtroppo unica.
La cerimonia, è utile ricordarlo, è stata sentita, interrotta solo da una reazione sciocca, ma forse dovuta alla forte tensione di un tifoso, che ha gridato "polizia bastarda", ma è subito stato sommerso da un valanga di fischi.
Si sono visti, presenti alla cerimonia i vari Storace, Buontempo e Santaché, così come il sindaco di Roma e Francesco Totti. Vorremmo augurarci che il dolore eviti almeno le facili strumentalizzazioni politiche, qualche dubbio mi resta al riguardo.
Tutta quella gente sembrava voler chiedere verità e giustizia, come dovrebbe essere normale in un paese normale, come d'altronde chiede a gran voce l' Italia intera.
Però abbiamo visto anche dell'altro, che avremmo preferito non vedere, ed erano quelle braccia tese fuori dalla chiesa.
Altrettanto inquietanti sono state tutte quelle croci celtiche che abbiamo visto tappezzare i muri di Roma in questi giorni e anche quella violenza di stile fascista, memoria del peggiore squadrismo, per le vie delle città.
Non ci è piaciuto poi neanche il raduno organizzato, che si è svolto alla fine del funerale, raduno che ha portato i partecipanti fino allo Stadio Olimpico, luogo degli scontri con la polizia di domenica, quasi lo sentissero come una rivincita contro lo stato o contro le forze dell'ordine.
Alcune affermazioni le abbiamo giudicate di troppo, stonava e preoccupava quel "boia chi molla" urlato alla polizia schierata in tenuta antisommossa e anche quel "passiamo dove ci pare" .
Il dolore così sembra lasciare spazio alle strumentalizzazioni che non sembravano opportune e non avremmo voluto vedere. Bastava averlo ucciso uno volta Gabriele , non era necessario farlo anche una seconda volta uccidendo la sua memoria.
Una cosa era il cordoglio e la sacrosanta richiesta di verità e di giustizia, fatte dai familiari e dagli amici e che tutta l'Italia aveva sentito come propria.
Ma altra cosa è condividere la deriva di questo dolore, altra cosa è non accorgersi che è giunto il momento di non più accettare quanto avviene in molte curve degli stadi italiani, divenute simbolo di una ribellione e di una violenza inutile, stupida, che deve finire e va stroncata ad ogni costo.
Abbiamo visto la morte di Gabriele e il dolore, ma abbiamo visto anche il resto.
Per quella morte chiediamo rispetto, verità e giustizia, per tutti.
Per quanto abbiamo visto, poi e dopo, chiediamo vi si ponga al più presto termine.
Non abbiamo proprio bisogno di quell'odio , non ci serve nè quel rancore nè quella rabbia, non ci servono quegli odiosi slogan e non ci sentiamo nemmeno più di accettarli.
Ci pare stupido , ci pare inutile, ci pare una sciocca deriva estremistica, ci pare squadrismo, violenza, prepotenza che non serve a nulla e a nessuno.
Chiediamo. nell' interesse di tutti che, in una maniera o nell'altra, vi si ponga termine senza alcun cedimento.

Prepariamoci a spegnere il riscaldamento e le luci.

E' da pochi giorni iniziato l'inverno, qui al nord si sta già facendo pungente, non a caso si comincia proprio in questi giorni a togliere i cappotti dagli armadi.
Ma inmancabilmente, come sempre accade ad ogni inizio di inverno, inizia anche il dibattito sull'energia e sui rifornimenti energetici.
E' normale che il problema si senta maggiormamente di questo periodo, quello che non è normale è che invece ci si pensi sempre e solo quando si è costretti dalle emergenze.Al contrario il problema dell'energia dovrebbe essere il primo problema da risolvere in un paese industrializzato. Non è così in Italia. In Italia semplicemente si pensa di non correre alcun rischio energetico e che alla fine, come sempre accade, o si potrà contare sulle mitezze del clima, oppure ci sono sempre i santi a cui affidarsi, qui sono molto numerosi, uno intercederà prima o poi.
Se ci si pensa è vera l' affermazione che dice che noi Italiani seguiamo di più la legislazione europea che definisce i parametri sulla misura dei cetrioli e delle banane che le discussioni ed il dibattito che vede al centro il problema dell'energia, che fino a prova contraria, dovrebbe essere considerato strategico e di vitale importanza per i cittadini.
E non abbiamo bisogno di grandi esperti per renderci conto di quanto sia drammatico il problema energetico.
Dipendiamo, almeno in Italia, quasi completamente dal gas russo. Tutto, dal riscaldamento all'energia elettrica per la lampadina di casa, viene quasi integralemnte prodotto con gas russo. Ebbene, non fa molto piacere apprendere che, proprio in questi giorni, Gazprom, il colosso russo dell'energia, ha minacciato l'Europa sulle forniture di gas se Bruxelles modifichera' la posizione di obbligare la separazione delle reti di trasporto del gas dai produttori.
Alexander Medvedev, Presidente di Gazprom interviene al congresso mondiale dell'energia a Roma e lancia un severo avvertimento all'Unione europea. ''Noi siamo fornitori affidabili - ha detto dal palco della Nuova Fiera di Roma - ma le conseguenze potrebbero essere molto negative per le forniture a lungo termine dell'Europa'' se l'Unione Europa conferma il pacchetto di misure che stabilisce la separazione delle reti di trasporto dai produttori di gas".
Se Bruxelles non dovesse modificare l'orientamento, Gazprom potrebbe dirottare altrove il suo gas.
Credo che l'antifona ed il ricatto siano evidenti. Il dramma è che non siamo nelle condizioni di poterlo rifiutare, pena un rigidissimo inverno, e tanti altri rigidissimi inverni.
Sono evidenti le cose che andrebbero fatte, alcune nell'immediato, altre a lungo termine, ma tutte sono da farsi.
Per semplicità si possono riassumere brevemente e non servono neanche bacchette magiche , serve solo un programma serio e l'abbandono di alcuni pregiudizi.
Per prima cosa va differenziata la fornitura di gas, è sbagliata la scelta di affidarsi ad un solo fornitore per gli approvvigionamenti.
Ma per poterlo fare si devono però poter costruire i liquefattori, superando tutte le sciocche pregiudiziali campanilistiche e politiche.
Ma da solo questo non basta, e allora si dovrà contare sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili, fra le quali anche l'energia solare ed eolica. Tutto può essere utile alla differenziazione nella produzione di energia.
Ma è inutile che continuiamo ad illuderci, prima o poi anche l'Italia dovrà affrontare seriamente il problema del nucleare. Non e pensabile nè realistico prescindere da questo quando si parla di energia per il futuro.
Qui accumuliamo già decenni di ritardo rispetto, non solo all'Europa, ma anche ai paesi emergenti o del terzo mondo.
La nostra arretratezza è strutturale e ci espone a seri rischi, rientrarci sarà già di per sè difficile e costoso.
Le posizioni ideologiche non servono a nessuno, serve solo un dibattito serio per conoscere e capire sia i costi che i rischi. Non basta dire sempre e solo no.
Esiste al contrario un'altra scelta ed è quella di spegnere, per prima cosa il riscaldamento nelle nostre abitazioni e poi piano piano anche le luci delle nostre città o dei nostri ospedali.

martedì 13 novembre 2007

Chi non ha una testa non dovrebbe avere una voce.

Io spero sempre che anche Luca Casarini, il leader dei disobbedienti, alla fine possa ravvedersi e pentirsi, anche perchè le sue dichiarazioni sono di una gravità estrema.
Tutto nasce dalle dichiarazioni rilasciate a radio 19 , nelle quali Casarini afferma che "giusti sono stati gli assalti dei tifosi - dopo l'uccisione di Gabriele Sandri - ora non rimane che marciare assieme".
A radio 19 aveva poco prima dichiarato che "lui capisce quanto è successo (quello fatto dai tifosi naturalmente) perchè quello che è accaduto (l'uccisione di Gabriele) non può che far ribellare".
Vedi caro Luca io non mi considero sicuramente di destra, anzi appartengo anima e corpo al popolo della sinistra e non me ne vergogno.
Mi capita solo a volte di dovermi vergognare ed è in genere quando gente come te dice di appartenere alla "mia stessa sinistra".
Allora e solo allora vado in crisi, accorgendomi che qualche cosa non funziona nell'idea di sinistra, se c'è posto per me e per te.
Ma arrivo subito alle conclusioni e mi accorgo che è gente come te che con la sinistra non c'entra proprio nulla, guardati attorno e rifletti.
Ti sei accorto o no che tutti quelli di cui tu dici di capire le reazioni sono di estrema destra, caro il mio Luca, e non hanno nulla da spartire con la sinistra, almeno con la mia.
Hai visto in che compagnia ti sei trovato, non ti dà un po' da pensare la cosa ?
Poi vedi tu, ognuno si sceglie gli amici che meglio crede, io ne ho altri, di sinistra e di centro, come capitano, che non sono come i tuoi, ma che preferisco e capisco un po' di più.
Tu continua a predicare le tue farneticanti idee, le tue convinzioni, i tuoi ideali anche con compagni di viaggio di estrema destra, marcia con loro se vuoi, questo fallo finche vorrai o avrai voce, la cosa non mi disturba.
Al mondo esistono persone che hanno idee molto diverse tra di loro, è normale e giusto sia così, l'importante è che abbiano testa per pensarle e voce per gridarle, a volta capita di trovare solo idee e altre solo la voce.
Rimango però sempre convinto che, a gente senza testa, Dio non avrebbe dovuto concedere il privilegio di avere una voce, si sarebbe risparmiato quantomeno una fatica inutile.


Veltroni ha dato inizio alle danze.

Finalmente Walter Veltroni se ne esce con una proposta concreta sulla riforma delle riforme, la più urgente , la più "sentita" , quella che può aprire un varco serio anche all'interno della compagine del centro destra.
Veltroni ha indicato i «quattro principi» su cui invita anche l’opposizione a lavorare, questi sono: "Un sistema su base proporzionale, senza premio di maggioranza, per evitare che le alleanze siano fatte dopo il voto, un sistema che riduca la frammentazione e che dia agli elettori la possibilità di scegliere i rappresentanti".
Il leader del Pd ha poi invitato tutte le forze politiche a "cercare sulla base di questi quattro principi la soluzione migliore per il sistema italiano. Questa è la mia offerta - dice - per arrivare ad avere un vero bipolarismo, una democrazia dell’alternanza, un bipolarismo virtuoso che non nasca per costrizione e che produce alleanze basate non sul minimo comune denominatore ma sul massimo comune denominatore". Perciò Veltroni insiste: "Continueremo a offrire il dialogo e presenteremo al tavolo le tre proposte di riforme istituzionali, riforme dei regolamenti parlamentari e riforma elettorale".
Dico subito che la proposta è seria e apprezzabile, e per certo riuscirà ad accogliere molti consensi all'interno di quel vasto fronte proporzionalista che ha caratterizzato la nostra prima repubblica.
Non a caso ha già incassato pur nelle distinzioni i si di Casini, di Fini e di Bertinotti.
E' altrettanto vero che la politica è spesso l'arte di fare realisticamente non ciò che si desidera o si vuole fare, ma solo ciò che è possibile fare, non domandando mai l'impossibile o ciò che si sa in partenza non sarà mai accettato.
Aggiungo anche che personalmente sono sempre stato favorevole al sistema elettorale proporzionale, ma anche in politica però si deve avere un qualche progetto a lungo termine, qualche profonda convinzione, una qualche coerenza a volte è necessaria per non fare sempre la figura dei fessi.
Mi viene istintivo chiedermi per quale motivo gli Italiani abbiano mai battagliato per tanti anni per avere un sistema maggioritario quando ora dopo quesi 15 anni di colpo si fa dietrofront. La risposta è semplice, solo perchè c'è stato chi per tanto tempo li ha convinti che questo era il solo sistema elettorale che avrebbe eliminato definitivamente tutti gli antichi mali della politica italiana ed assicurato finalmente la governabilità del paese. Così non era e non è stato i mali sono profondi e non basta una legge elettorale.
Come pensassero poi di realizzarlo in un paese che è stato per secoli diviso quasi esattamente a metà è sempre stato per me un mistero. E' utile riflettere che oggi, gli stessi che ci ripropongono il sistema proporzionale, sono quelli che per anni ci hanno convinti al referendum ed alla legge maggioritaria. Se questa è la loro lungimiranza politica, se questa è la loro coerenza Dio ci salvi e li faccia ravvedere prima o poi.
In ogni caso rimane ferma la convinzione che non si può andare al voto con l'attuale sistema elettorale e qualsiasi cosa si possa realisticamente fare nell'immediato è comunque meglio.
La strada sembra percorribile e utile al paese, che se ne deve uscire al più presto dal tunnel dell'ingovernabiltà in cui lo hanno portato i tanti falsi profeti. Ora i giochi e le proposte sono fatte. Rimane solo da vedere se Prodi riuscirà a superare gli scogli della finanziaria.
A questo punto il dialogo con quelle forze politiche che come L'UDC e Allenza Nazionale, hanno già dato la loro disponibilità, potrà avere inizio. Ma questo scenario rischia di scompaginare non solo il centro destra, ma anche il centrosinistra che a questo punto si troverà diviso come non mai tra sostenitori del maggioritario e del proporzionale e tra grandi e piccoli partiti, soggetti al costituendo sbarramento elettorale, insito nella proposta di Veltroni.
Un accordo sulla legge elettorale potrebbe favorire il centro permettendo di eliminare la sinistra estrema e favorire il dialogo con i centristi come Casini, confidando magari, anche solo nell'immediato, in un loro appoggio. Sia pure nascosto tra le righe ma sembra essere questo il gioco neanche tanto nascosto di Veltroni.
Bertinotti approva le propste sulla riforma e per il resto tace, ma siatene certi, parlerà non appena avrà visto realizzato il suo vecchio sogno di una legge elettorale proporzionale, che favorisce di fatto l'aggregazione di schieramenti con caratteristiche simili, allora dovrà cercare di evitare ogni altro accordo tra i centristi.
I giochi sono appena all'inizio e si tratta per ora solo di aspettare gli sviluppi e l'approvazione della finanziaria se possibile, poi si vedrà.

lunedì 12 novembre 2007

Si dice abbiano gridato a Berlusconi "Duce" "Duce".

Al congresso del nuovo partito "La Destra" , Francesco Storace, leader della nuova formazione , scandisce fiero , "Il nostro nemico e' Romano Prodi" e "noi Berlusconi non ti tradiremo ".
Pare che il popolo "fascista" presente, che sa per esperienza, valutare gli uomini e dare giudizi apprezzati sugli stessi , dopo il discorso di Berlusconi, si sia alzato in piedi e nel saluto tipico, abbia scandito, in sottotono e con inconfessate, ma sentite speranze, "Duce" "Duce".
Si dice che la sala, ammutolita di colpo, sia stata attraversata da fremiti e sussulti nostalgici.

Per altri motivi e per altri ricordi, anche noi che leggiamo, siamo attraversati da fremiti e sussulti che non avremmo voluto mai più provare, ma credo e spero che questa volta gli italiani sapranno essere più attenti ed accorti.

Poniamo fine alla stupidità ed ai ricatti.

I nudi fatti che hanno scatenato le scene da guerra civile viste in alcune città, parlano di un giovane di 26 anni, Gabriele Sandri, morto dopo uno scontro tra tifosi in una area di servizio, lungo l'A1, nel comune di Arezzo.
La vittima era un tifoso laziale. Secondo quanto fino ad ora accertato, il giovane tifoso è stato raggiunto da un colpo di pistola, sparato da un agente della polizia stradale, nell'area di servizio di Badia al Pino, dove si sono scontrati ultras della Lazio, diretti a Milano, e bianconeri in viaggio verso Parma.
Pare che l'agente abbia sparato da lunga distanza e nella convinzione di aver intercettato alcuni rapinatori in azione nell'area di servizio che, neanche si sono fermati al suono delle sirene della polstrada, ma, forse inavvertitamente, si sono dati alla fuga.
I fatti tragici a volte sanno essere di una banalità scioccante. Oggi sono tutti pronti a dire che Gabriele Sandri, l'ucciso, era un ottimo e serio ragazzo, alla stessa stregua del poliziotto che ha sparato.
Allora è utile riconoscerlo tutti si è trattato solo e semplicemente di una disgrazia, di una fatalità. Si deve anche dire che nella vicenda vi sono stati alcuni evidenti errori, alcune leggerezze che hanno portato al caos successivo.
Leggerezza è stato non aver diffuso una prima ricostruzione dei fatti, leggerezza è stata senza alcun dubbio la facilità con cui giornalisti, sempre meno professionali, hanno, ancora una volta, diffuso notizie infondate, tramite stampa e televisione.
Ma, fatte queste precisazioni, nulla giustifica quanto poi abbiamo visto avvenire negli stadi o in alcune città.
Sono scene che avremmo preferito non vedere.
Qui , alcune bande di teppisti, bisogna dirlo, hanno compiuto azioni non degne di un paese civile. Si è semplicemente scordato che il calcio è uno sport e non può diventare essenza stessa della vita, non può farci odiare nè le tifoserie avversarie nè i poliziotti che si trovano, ogni domencia e loro malgrado, costretti a proteggere la nostra convivenza sempre meno civile anche in queste occasioni.
Abbiamo visto bande di ignoranti e facinorosi scorrazzare, urlare e distruggere, sciocchi superficiali abituati a dividere il mondo in "amici" e "nemici" anche per i futili motivi delllo sport. Abbiamo visto piccoli teppistelli di provincia pretendere di dettare le loro sciocche leggi e le loro presunzioni al resto dei tifosi, al resto della collettività ,al restro del paese ed alle forze dell'ordine. Convinti in questo di rappresentare una protesta collettiva forse, senza accorgersi che al contrario non rappresentano nulla se non la propria stupidità, senza accorgersi che il paese ha vergogna di loro e vorrebbe cancellarli dalla sua memoria.
Allora ben vengano tutte le decisioni conseguenti , si vietino le trasferte e se necessario si arrivi anche alle soluzioni estreme di far giocare le partite a stadi chiusi. Ma deve finire una buona volta questa insana e stupida guerra. Deve finire questo clima barricadero che accompagna le nostre domeniche, deve finire tutta questa inutile stupidità, devono finire queste scene e questi ricatti.
Non se ne può veramente più, anche se questo rischia di essere ancora una volta una sconfitta tutta italiana, anche se questa sarà la sconfitta di uno sport intero, ben vengano tutte le soluzioni che possono interrompere questa catena di sangue e di sciocca stupidità.

venerdì 9 novembre 2007

Sesso sfrenato e droga ecco Perugia , la nuova Sodoma.

E' bastato un fatto di sangue, una tragedia sicuramente, ma una come tante, in una città come tante, e subito si è scatenato il putiferio.
Perugia la dolce, non solo per "l' Eurochocolate festival " che ogni anno vi si tiene, ma anche per le tante bellezze, per la sua splendida Università e per la cultura, per la sua architettura, per le sue tante manifestazioni, di colpo si è trasformata agli occhi del mondo.
La città dei giovani, degli studenti, colta, cosmopolita, viva e aperta al nuovo, è subito e di colpo diventata la citta del sesso e della droga, il nuovo Bronx italiano, nel quale è difficile vivere.
Eccoli i giornali, con i loro inviati, pronti a scavare nel fango ed a descriverlo, a volte ad inventarlo e colorirlo, senza accorgersi che Perugia non è peggiore di tante altre città.
Sono solo loro che sono peggio di tanti altri giornalisti che, al contrario di loro, si attengono ai fatti.
Perugia non è la citta del vizio sfrenato e delle orge, solo per il semplice fatto che ve ne possano anche essere state, o solo per il fatto che vi sia stato commesso un omicidio.
Perugià è solo come tante altre città, quelle in cui l'eccessiva tolleranza delle amministrazioni e dello Stato ha creato per gli abitanti più schiavitù che libertà, ed in cui si rende necessario ripristinare, al più presto, forme e abitudini di vita accettabili per tutti, ed in cui va ripristinato, anche nelle ore serali, l'ordine pubblico e ridata la sicurezza ai cittadini.
Ma in questo non è diversa da Bologna, da Roma o da qualsiasi altra città italiana.
Non è nemmeno diversa da tutte le altre moderne città del mondo, non è diversa dalle città spagnole nè da quelle francesi, non è insomma una eccezione.
La citta del peccato e della trasgressione non esiste.
Esistono solo giornalisti di provincia che vorrebbero vedere e trovare sesso in ogni luogo, ad ogni angolo di strada, magari con la stessa frequenza con cui vedono pubblicate sui loro giornali donnine nude.
Sanno per certo che con più renderanno scabroso e pruriginoso l'argomento, con più riusciranno ad appagare la curiosità morbosa degli italiani, con più aumenteranno le loro vendite.
Eccoli allora a colorire tutto, eccoli descrivere una città in cui non si riesce più a sentire nemmeno l'odore dell'incenso delle chiese, che era una caratteristica di ogni piazza d'Italia, sostituito, secondo loro, dall'odore forte ed intenso delle droghe, della marijuana, dell'hashish.
Una Perugia che esiste solo nelle loro teste e nelle loro fantasiose penne, una Perugia che ha forse l'unica colpa di essere troppo giovane perchè loro possano capirla.
Ma non si sono dimostrati sciocchi e superficiali solo con la città, sono stati sciocchi e superficiali con tutto quello che normalmente non riescono a capire, con tutto quello che non conoscono.
Con la stessa veemenza ecco che mezza stampa italiana, subdolamente e scioccamente, insinua sospetti nei confronti della "Rete" e di Internet.
Ancora una volta eccoli pronti a sussurrare che tutti e tre gli indagati avevano un blog. Avete capito che cosa scandolosa ? I tre indagati di omicidio di Perugia si scopre con orrore, avevano un blog.
Si dimenticano di dire, al pari del 90% circa dei ragazzi Italiani o del mondo, al pari di tanti giornali, al pari di tanti giornalisti.
E nemmeno un blog professionale in questo caso, ma un semplice blog di "Windows Live Spaces", in cui magari scioccamente viene scritto "sono un buon ragazzo, ma a volte sono pazzo".
Un blog nel quale si leggono le tante banalità che si scrivono su tanti blog.
Ancora non hanno capito che quei giovani non sono assassini perchè hanno un blog o perchè vivono a Perugia, o solo perchè sono giovani.
Sono assassini perchè semplicemente hanno commesso un delitto, pare a sfondo sessuale, punto e a capo, e che per questo dovranno essere giudicati e giustamente puniti.
Ancora non hanno capito che quei giovani che abitano e frequentano Perugia hanno la stessa goliardia di tutti gli studenti del mondo, le stesse abitudini, gli stessi costumi, solo qualche vizio forse in più, e sono quei vizi, che il nostro eccessivo permissivismo gli ha fatto pensare possano essere comportamenti socialmente accettabili.
Ma il non capire mai la realtà e neppure i nostri giovani non ci aiuterà mai a farli crescere, nè a migliorare di molto questo nostro paese, continuiamo quindi nelle banalità, continuiamo nelle sciocchezze scritte e dette.
Continuaiamo ad illuderci ed a sperare che il mondo possa cambiare senza che noi cambiamo mai niente, nemmeno la nostra stupidità.

mercoledì 7 novembre 2007

la "Rete" non ha colpe per la pazzia degli uomini.

Per ora sono otto le vittime della sparatoria avvenuta in un liceo nel sud della Finlandia. Alcuni dei feriti però versano ancora in gravi condizioni.
Autore della strage un ragazzo diciottenne, uno studente della scuola che ha aperto il fuoco all'interno di un’aula, verso la fine della mattinata.
Secondo voci raccolte localmente il ragazzo era affascinato dalle armi ed aveva atteggiamenti violenti, diceva di essere un ammiratore di Hitler e Stalin.
Il giovane omicida si è poi gravemente ferito nel tentativo di suicidarsi.
Basterebbe leggere la dinamica di quanto successo, che descrive il giovane Pekka mentre si spostava per i corridoi bussando alle porte e poi sparando all'interno, per capire che questo è il tipico dramma della follia.
Ma siccome l'evidenza a volte è la cosa più difficile da accettare, aspettiamoci già da ora le polemiche e gli attacchi, che qualche benpensante, indirizzerà nei confronti di "internet" e della "rete", colpevoli di avere spettacolarizzato e globalizzato oramai anche le tragedie e la morte in diretta. Poco importa sapere che fino ad ora tali tragedie sono avvenute proprio in paesi in cui con molta, troppa facilità, ognuno può diventare possessore di un'arma da fuoco.
Troveremo sicuramente chi, con dovizia di particolari, cercherà di convincerci che basterebbe vedere le analogie, sempre più frequenti all'interno di questi fatti, per renderci conto della realtà che noi, difensori ad oltranza della rete, ci rifiutiamo di capire.
Tutti questi ragazzi, ci diranno, non sembrano avere altro scopo che una ricerca ossessiva di quella visibilità che solo la globalizzazione della rete sembra loro dare.
Anche Pekka-Eric Auvinen , questo il nome dell'omicida, aveva immesso dei filmati su Youtube e in altri siti , dove si era presentato, definendosi "un cinico esistenzialista, un darwinista antisociale, un uomo pronto a morire per le sue idee".
Basterebbero queste affermazioni per far capire la follia in cui già si dibatteva Pekka-Eric, che tra l'altro sembra non avesse mai fatto mistero delle sue simpatie neo-naziste per Hitler come per Stalin, accomunati per lui solo dal fatto che “sapevano come trattare l’umanità”.
La rete e internet , come si vede , non hanno colpa alcuna.
Non è la rete lo "scopo", il fine ultimo di questa tragedia, caso mai la rete è solo il mezzo con cui si sono state diffuse queste deliranti fantasie, così come una volta venivano scritte nei diari.
Dietro queste tragedie però vi si trova e si legge il disagio sociale, a volte la pazzia.
Spesso anche quella forma di alienazione che, con sempre maggior frequenza, sembra colpire i giovani nella nostra società del benessere, incapaci a darsi ideali e motivazioni di vita.
Una vita che sembra grigia ai più, monotona, sempre uguale a se stessa, apatica, priva di grandi ideali e di slanci, senza avvenire.
Forse bastava ascoltare o leggere in internet quei messaggi, quel disagio, forse bastava ascoltare quel giovane per capire, per rendersi conto e sperare così di evitare quanto successo. Ma la nostra è sempre più la società dell'individuo, chiuso in sè stesso, attento ai suoi problemi e per questo solo e sempre egoista.
Gli altri non esistono mai, non esiste il disagio dei figli, non esiste quello dei giovani, non esiste l'anziano vicino di scala che ha bisogno di noi.
Ci accorgiamo di loro solo quando è troppo tardi e leggiamo o di fatti come questi o di anziani morti nelle loro abitazioni nell' indifferenza generale.
Ma è sempre più facile per noi eliminare i problemi e le colpe che affrontarli, ecco perchè siamo pronti a dare ogni colpa a internet, ai media, a tutti e a tutto, piuttosto che riconoscere a volte l'evidenza di una società perennemente egoista e superficiale.
Si perchè dovremmo riconoscere in questo caso la nostra incapacità a raccogliere i segnali che anche questi ragazzi di solito mandano, anche, e non solo in internet.
Segnali inequivocabili, che andrebbero ascoltati con più attenzione, ma che spesso ci sfuggono o sottovalutiamo.
E anche questi di Pekka erano segnali inequivocabili di pazzia che solo la superficialità degli adulti ha impedito di scoprire.
Vediamo così che la soluzione di questi problemi a volte è lì, concreta e a portata di mano, raggiungibile forse con poco, basterebbe essere attenti e non sempre pronti a dare la responsabilità di ogni male umano e sociale a internet, alla rete o a Youtube.

martedì 6 novembre 2007

Anche i miracoli sono diventati mediocri.

Ancora un miracolo, ancora mani che grondano sangue.
Non le stimmate di Padre Pio, ma il sangue comparso sulle mani della statuetta di Maria, nella chiesa di Sant’Antonio da Padova, in via Tripoli a Grugliasco.
Si dice ci sia chi è disposto a giurare che, da martedì 28 agosto, la statuetta della Madonna della Medaglia miracolosa (apparsa a Santa Caterina Labourè nel 1830, alla quale chiese di coniare, appunto, una medaglia), abbia iniziato a sanguinare.
Ora, per precauzione, la Curia ha deciso di prelevare la statua e portarla in un luogo riservato, dove verrà sottoposta a tutti i controlli e le verifiche, necessarie a far luce sul caso.
La posizione della curia è cauta, non sembra per nulla incline ad alimentare fenomeni paranormali pur non escludendo nulla.
I fedeli, al contrario e come al solito, credono senza alcun dubbio, vogliono credere ad ogni costo, ne hanno forse bisogno.
Lungi da me l'idea di voler dubitare dei fenomeni medianici che periodicamente si registrano, da più parti, in questa benedetta (è proprio il caso di dirlo) penisola italiana, ma credo che i dubbi che manifesta la stessa Curia siano, di fatto, più che fondati.
Povera Italia quella che si accontenta sempre e solo di miracoli così banali, quando il Nuovo ed il Vecchio testamento sono pieni di miracoli veri, bellissimi, importantissimi.
In fondo anche la mediocrità di questi è un segno dei tempi.
Chi può dimenticare la grandiosità insita nei miracoli della moltiplicazione del pane e dei pesci o quello altrettanto spettacolare e gioiosa delle nozze di Cana.
E che dire poi del miracolo della resurrezione di Lazzaro, la sconfitta della morte, la vittoria della vita sulle tenebre del nulla, un miracolo ed un concetto grandissimo.
Quanta differenza tra la bellezza di quelli e la quotidianità di tutte queste statuette sanguinanti, che sembrano anche loro inseguire i media, il giornalista od il fotografo di turno.
Mi intristiscono un po' questi miracoli moderni perchè rimango convinto che il miracolo, per essere veramente tale, deve essere gioia, fede, grandiosità.
Dovrebbe essere, a volte resurrezione del corpo, come nel caso di Lazzaro, a volte rivelazione per l' anima come nel caso di San Paolo di Tarso.
Il mondo intero credo abbia voglia di miracoli, ma miracoli veri, grandiosi, quelli che dovrebbero o potrebbero renderlo veramente felice.
Vorremmo, per esempio, veder guarire gli ammalati, resuscitare i morti , vorremmo che i ciechi potessero vedere, che i sordi potessero sentissero.
Vorremmo finalmente vedere un mondo senza ingiustizie, senza sofferenze, senza guerre, un mondo in cui ogni uomo sia uguale ad un altro, ed in cui tutti possano vivere in pace e nell'amore.
Questi sono i veri miracoli che ognuno vorrebbe vedere, invece ci dobbiamo accontentare dei miracoli di madonnine che sanguinano, a ricordarci, anche loro, le sofferenze della vita.
Forse siamo noi che chiediamo troppo, e non sta a noi decidere , non è dato agli uomini farlo.
Allora, se così è, ci dobbiamo accontentare, mi devo accontentare, di questi miracoli fatti di sangue, piaghe, sofferenze senza remissione, anche se in fondo dentro di me amo, pur essendo laico, sopra ogni cosa la grandiosità di quel Cristo Redentore, il Cristo della speranza e della gioia, che giganteggia, sereno, felice ed appagato, sulla baia di Rio.
Spettacolo bellissimo, grandioso, stile di vita e di pensiero, speranza in un mondo redento e gioioso.
Quel Dio che, sceso finalmente dalla croce e con le braccia aperte, sembra dire agli uomini abbiate fede in me che vi porto, non più il dolore, non più la sofferenza, ma la gioia, la speranza e la fede in un mondo nuovo, un mondo finalmente migliore.
Mentre guardiamo queste piccole madonne italiane , che a volte sanguinano, a volte piangono, forse anche della nostra ingenuità e provincialità, aspettiamo e sogniamo, sogniamo quei miracoli veri a cui in fondo abbiamo bisogno di credere.

E' morto un grande uomo.



Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie..

G. Ungaretti



E' morto questa mattina.
A lui il mio saluto, il saluto di chi lo ha molto rispettato ed ammirato come uomo, pur non amandolo particolarmente come giornalista.
Gli va comunque riconosciuto il pregio di uno stile giornalistico semplice ed efficace, che ha saputo andare sempre dritto al cuore dei problemi, uno stile inconfondibile, in questo, molto anglosassone.
Nella vita aveva saputo sempre mantenere alti i suoi ideali ed i suoi pensieri , mai piegandosi di fronte ai potenti ed ai prepotenti, anche a costo di pagare di persona per le sue scelte e per le sue idee.
Di questo gli sarà eternamente grata quell'Italia, che anche da lui, ha imparato a non arrendersi mai.
Se è morto un grande uomo, sarei felice di sapere che vivranno ancora il suo coraggio, il suo impegno ed i suoi insegnamenti.

Ciao Enzo