mercoledì 31 ottobre 2007

Ancora il coraggio di quei monaci Birmani

Sono ritornati a sfilare silenziosamente per le strade, per la prima volta dopo la tremenda repressione del mese scorso.
I monaci hanno sfilato semplicemente recitando preghiere.
Sono partiti dalla pagoda Shwegu, a Pakokku, un centro con oltre 80 monasteri, che si trova a oltre 600 chilometri a nord ovest di Rangoon.
La manifestazione è stata pacifica e senza incidenti, hanno detto due monaci contattati telefonicamente, e nessuno ha gridato slogan propagandistici contro il regime Birmano.
La manifestazione avviene proprio nel giorno in cui l’organizzazione americana per la difesa dei diritti dell’uomo Human Rights Watch (Hrw) accusa la giunta militare birmana di arruolare bambini nelle sue forze armate.
Secondo Hrw, "i reclutatori del governo arruolano i bambini a causa del «continuo ampliamento dell’esercito, l’elevato tasso di diserzione e la mancanza di volontari".
Oggi tra l'altro, un responsabile Birmano e un diplomatico occidentale a Rangon, hanno dichiarato che il mediatore speciale dell’Onu Ibrahim Gambari sta nuovamente programmando una sua visita in Birmania alla ricerca di una mediazione.
Noi comunque non possiamo, ancora una volta, che schierarci ed essere con quei monaci
Ora però con una determinazione in più e con tanto dolore in più, quello provato vedendo le foto della repressione.
Ma assieme al dolore questa volta abbiamo anche tanta rabbia in più.
Questa continueremo a gridarla al mondo, finche avremo voce.

Il boom degli immigrati fa aumentare anche le nostre paure

Forse li avremmo già dimenticati, sono già stati cancellati dalle pagine dei giornali, già cancellati i loro volti e le loro storie, così come già sono state cancellate, da un mare in burrasca, le impronte dei loro corpi su quel bagnasciuga.
Non fosse perchè una notizia allarmante anche oggi ci obbliga a ricordarci di loro, non solo di quei morti, ma di tutti gli immigrati.
Ed ecco oggi sulle pagine dei giornali alcune fredde cifre, che come al solito divideranno gli animi e le menti.
Si scopre così, dai dati raccolta dalla Caritas, che nel 2006 gli immigrati, in Italia, sono aumentati rispetto all'anno precedente di circa 650.000 unità.
L’incidenza poi degli immigrati sulla popolazione è del 6,2%.
I dati che ne escono proiettano l'Italia, assieme alla Spagna, subito dopo la Germania tra i più grandi paesi di immigrazione dell Europa e, "per quanto riguarda l`incremento annuale, i due paesi mediterranei non hanno uguali in Europa, superando in proporzione gli stessi Stati Uniti (i quali, con una popolazione cinque volte superiore a quella italiana, registrano l`ingresso di un milione di nuovi immigrati all`anno)".
Gli immigrati nel 2006 sono aumentati poi del 21,6 % rispetto al 2005, il trend di crescita è tale che, se sarà confermato, farà arrivare fra 20-30 anni gli stranieri a 10 milioni ed oltre.
Naturalmente, sgomberiamo il campo da ogni equivoco, i dati sono riferiti al numero complesivo degli immigrati, non solo agli irregolari.
Molti sono infatti le richieste di manodopera provenienti dal nostro paese a cui si sopperisce con l'immigrazione.
Il settore più gettonato è l'assistenza alle famiglie (quasi il 49% delle domande) e quello edile (quasi il 18%).
Pe la provenienza degli immigrati, al primo posto della graduatoria troviamo la Romania (oltre 130.000 domande), seguita a grande distanza da Marocco (50.000 domande), Ucraina e Moldavia (35.000 domande ciascuno), Albania (30.000), Cina (27.000) e Bangladesh con 20.000 domande.
Gli stranieri irregolari poi intercettati nel 2006 dalle forze dell'ordine sono stati 124.383, di questi solo il 36,5% è stato rimpatriato effettivamente, quasi la metà di quelli del 1999.
Il 13% di questi irregolari sono giunti via mare, ossia 22.016 persone, quasi mille in meno rispetto al 2005. Afferma il rapporto che "il mare , da fondamentale elemento per gli scambi, continua ad essere uno sconfinato cimitero".
Si scopre però che le tragedie via terra non sono da meno, quì si viaggia e si muore nascosti nei tir, sotto i treni ed addirittura nei carrelli degli aerei.
Nel 2006, sono stati rimpatriati solo il 36,5% (45.5449) contro il 64,1% del 1999.
Dice bene La Caritas che per il problema degli irregolari "aiuta il ragionamento e non la paura".
Dobbiamo quindi partire da un dato di fatto, che non possiamo fare a meno degli immigrati, che non sono quindi un problema da risolvere ma una ricchezza da coltivare.
Serve però una seria politica dei flussi di ingresso e norme rapide e meno burocrazia , tanto per cambiare.
Ma serve anche dirci che sul problema dei "clandestini " occorre un grande progetto di aiuto e di sviluppo da parte di un'Europa ricca nei confronti dei paesi poveri dell' Africa e del Medio Oriente.
Ma servono anche, e per prima cosa, la memoria e la coscienza del problema.
Dobbiamo prendere perciò atto che in Italia manca un serio programma di integrazione per tutti. Siamo spesso pronti ad accoglierne qualcuno, salvo poi abbandonarli a se stessi. Dobbiamo imparare ad accogliere decentemente quelli che è possibile accogliere.
Spesso con gli immigrati non riusciamo ad essere sinceri nemmeno nella pietà.
Troppo spesso gli concediamo solo l'indifferenza, che ci aiuta a dimenticere il problema, a non vederlo, e sempre, quando parliamo di loro, si scorge latente la paura.
Paura di perdere, per loro colpa, i nostri privilegi di paese ricco, coscienti del fatto che questi privilegi e queste ricchezze si basano sulla negazione delle loro.
E con più siamo poveri con più abbiamo paura di perdere anche quel poco che abbiamo, e per questo a volte anche più cattivi.
Poveri nel loro paese contro i poveri provenienti dagli altri paesi.
In questa nostra cattiveria siamo pronti poi ad accettare ogni pregiudizio, e allora chi più ne ha più ne metta, le colpe, anche storicamente sono sempre state dei diversi, degli altri.
Gli immigrati sono gli ultimi poveri, quelli a cui riusciamo a dare le colpe di tutto.
La colpa di aver portato la criminalità in un paese che ha esportato la mafia in tutto il mondo, la colpa di averci consegnato al terrorismo arabo, come se fossimo vissuti fino ad ora in un paese che non ha mai conosciuto questa terribile piaga.
Ci siamo persino dimenticati dei nostri anni di piombo.
Per ultima poi la paura che tolgano il lavoro ai nostri figli , quasi non ci fossimo ancora accorti che al contrario sono proprio gli immigrati che fanno quei lavori che i nostri figli da tempo non vogliono più fare.
Su queste nostre paure poi troviamo sempre qualche politico disposto a costruire qualche cosa per sè, la fama, la carriera, il seggio in parlamento.
Quello che conta alla fine per questi politici non è risolvere il problema ma solo agitare lo spauracchio , instillare ancora più paura tra la gente, assecondarla, blandirla e fare poi a gara tra chi ne abbia espulsi in maggior numero.
Ancora una volta ragioniamo di immigrazione più con la pancia che con la testa.
Ma sono le nostre paure che ci devono inquietare, è la nostra voglia di isolamento che ci deve preoccupare.
Non siamo ancora riusciti a comprendere che non potremo per sempre vivere tra le mura fortificate del nostro castello, godendo ininterrottamente del nostro benessere e delle nostre ricchezze.
Una società moderna deve essere aperta e non chiusa, quella che molti di noi hanno in mente non è una società in crescita e in sviluppo ma solo una società ripiegata su se stessa, in declino, destinata alla fine, non appena dovremo uscire dal nostro castello dorato, o non appena, a causa del tempo, cadranno le mura che abbiamo posto a nostra difesa.




martedì 30 ottobre 2007

Le insensatezze di un Pontefice.

Non ha ancora finito di stupirci Benedetto XVI. Rivolgendosi ai partecipanti al congresso Internazionale dei Farmacisti cattolici, ricevuti in udienza, ha affermato " L’obiezione di coscienza è un diritto che va riconosciuto ai farmacisti affinché permetta di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia".
Al papa riconosciamo il diritto di manifestare il proprio pensiero, lo stesso che riconosciamo a tutti.
Ma il papa non deve dimenticare che la sua è comunque un'autorità morale e nel suo caso non ha semplicemente espresso "un pensiero", al contrario, il suo è stato un chiaro incitamento alla disobbedienza, rivolta ai farmacisti, nei confronti di una legge che prevede debbano, sempre e comunque, garantire ai cittadini i medicinali come prescritto dal medico.
Vorremmo chiedere al Pontefice se fra i medicinali "chiaramente immorali" debbano essere collocati anche i profilattici e la pillola.
La nostra è solo una domanda retorica visto che conosciamo già la risposta ed è naturalmente positiva, anche quelli diamo per scontato, secondo la concezione del pontefice, debbano essere considerati "immorali".
E se poi dovessimo estendere anche alla società ed alle varie categorie professionali il diritto all'obiezione di coscienza ? che ne so lasciando la facoltà morale ai taxisti di trasportare sui loro taxi solo le donne morigerate e con il velo, rifiutando tutte le altre ? Alle donne di facili costumi dovremmo poi rifiutare sempre e in ogni caso, per "obiezione di coscienza", qualsiasi servizio.
Ai paesi del terzo mondo dovremmo poi arrivare ad impedire il controllo delle nascite, meglio metterne al mondo il più possibile di figli e poi lasciarli morire di fame, così è più naturale.
Almeno, secondo la chiesa, è fatta salva la volontà di Dio.
Ma di che Dio parlano ? Ho il dubbio che il loro Dio sia molto distante dalla mia immaginazione.
Si tratta solo d'aspettare e questo Pontefice e le sua gerarchia, rischieranno, prima o poi, di portare gli Italiani ad uno scontro frontale senza precedenti sui diritti civili.
Se poi fossi nei vari Diliberto e Giordano farei molta attenzione a dichiarare pubblicamente, come hanno fatto recentemente, che "anche il papa è con loro".
Ci starei un po' più attento alle amicizie ed ai compagni di viaggio.
Come si può vedere, mentre il pensiero e la scienza progrediscono, la chiesa sta orribilmente regredendo a livelli non pensabili in una società moderna, e la sua invadenza nella sfera sociale e civile rischia di essere sempre più pericolosa ed oscurantista.

lunedì 29 ottobre 2007

Referendum per estendere alcuni privilegi.


I comuni di Cortina , Livinallongo di Col di Lana e Colle Santa Lucia, hanno votato con 3.847 sì e 989 no nel referendum consultivo per il distacco dei tre comuni dal Veneto e il passaggio al Trentino Alto Adige. Il quorum per la validità del referendum era di 3.415 votanti.
Bella notizia e bella scoperta, il risultato era già scontato in partenza, tutti conoscono i diritti, anzi i privilegi, di cui godono le Regioni Autonome.
Si poteva però anche semplificare tutto, essere più chiari e diretti e porre a referendum una semplice domanda del tipo , "Preferiscono i cittadini dei tre comuni passare sotto la giurisdizione dell'Alto Adige e ricevere così dalla pubblica amministrazione 4.700 euro a testa in più, o vogliono rimanere cittadini veneti e continuare a pagare più tasse?" Voi che avreste risposto ? Io non ho dubbi.
E se estendessimo questa nuova domanda referendaria all'intero Veneto o alla Sardegna, e perché no anche alla Lombardia ed al Piemonte ?
Mi sentirei in questo caso di poter dare degli exit pool abbastanza affidabili.
Mi meraviglio comunque di quei 989 contrari, o sono tutti ricchi, o sono dipendenti comunali del Veneto, oppure è proprio il caso di dire che al cuore non si comanda.

domenica 28 ottobre 2007

La tragedia immensa dei clandestini.

Una tragedia è sempre tale, in qualunque parte del mondo avvenga. Ma ogni tragedia ha una sua storia, ti dà emozioni diverse, è più o meno sentita rispetto ad un'altra.
A volte la partecipazione è commossa e dolorosa, a volte è un profondo sentimento di rabbia, altre volte sono l'orrore e lo sdegno.
Ma inutile nascondercelo ci sono tragedie che fanno meno effetto di altre, che pur avvenendo così vicine a noi, sembrano coinvolgere il nostro paese meno di altre, danno complessivamente meno emozioni, suscitano meno sentimenti di disgusto e pietà rispetto ad altre.
Avvengono nella disattenzione più totale, e sono invece uno stillicidio continuo di morti che avviene sulle coste della nostra penisola.
E nient'altro che l'ennesima tragedia del mare è quella accaduta ieri sulle coste della Calabria e nel siracusano, in pratica due naufragi che sono costati la vita a 16 immigrati che, in due diversi episodi, cercavano di raggiungere il nostro paese.
Fino ad ora, sono infatti complessivamente 16 i cadaveri recuperati dopo i due naufragi, sette in quello avvenuto al largo delle coste di Roccella Ionica e 9 a Siracusa, ma il bilancio è destinato a crescere, sono infatti ancora 50 i dispersi.
Morti che si aggiungono a morti, una tragedia immensa se pensiamo che a tutt' oggi sono più di 10.000 i clandestini morti nel vano tentativo di raggiungere il nostro paese.
Ed è un continuo stillicidio che avviene spesso nell'indifferenza totale del paese, notizie a volte relegate a chiusura di un telegiornale.
Con sgomento se ne capisce la ragione.
In genere questa è gente che se ne muore lontano dai nostri occhi, nel buio del mare, le loro urla spesso sono coperte dal rumore del vento e delle onde.
Ci tolgono persino il fastidio di dare loro accoglienza, ci lasciano solo quello di dare loro una pietosa sepoltura.
Queste tragedie hanno in fondo il solo difetto di non avere colpevoli apparenti.
Se dovessimo cercare colpevoli forse dovremmo guardarci attorno e a volte guardare dentro di noi, nei nostri piccoli o grandi egoismi.
Nel Myanmar abbiamo qualcuno da odiare, da condannare, da maledire.
Ci liberiamo così la coscienza, ci sentiamo partecipi e migliori, ci lasciamo coinvolgere emotivamente, come è normale sia, ma non ce ne sentiamo colpevoli.
Tutto avviene, ma non per nostra colpa.
Lì abbiamo un popolo che combatte nel suo paese per affermare i suoi diritti, per proclamare la sua libertà.
Quello è un popolo che ha una speranza , una aspirazione, un sogno, e una ragione per combattere. Le loro speranze sono le nostre, i loro desideri i nostri.
Quì al contrario assistiamo alla morte di chi ha perso ogni speranza di lotta e di vita nel suo continente.
E' gente sconfitta dalla vita questa e che non riesce più ad immaginare un avvenire, nè per sè e neppure per i figli all'interno dei confini del loro paese, e che cerca, a volte invano e disperatamente, di raggiungere il nostro.
L'impossibilità ad accoglierli tutti ci fa sentire meno colpevoli, ci dà giustificazioni che non dovremmo avere, ci rende egoisti quando invece sarebbe necessario avere grandi slanci di generosità.
Per prima cosa sicuramente vanno perseguiti i criminali, che fanno del traffico del clandestini, il loro mezzo di arricchimento.
Ma questo risolve solo il nostro problema , non il loro.
Il loro problema rimane inalterato lì nel loro paese e nel loro continente, l'Africa o il medio-oriente.
E per l'Africa non nutriamo molte speranze che, da sola, riesca a risolvere i suoi gravi problemi. Quel continente che è stato la culla del genere umano e della civiltà ora è solo un continente da cui tanti vorrebbero fuggire, non più culla dell'uomo, ma solo tomba per tanti uomini.
E' per questo che meriterebbe, e questo anche nel nostro interesse, un grande progetto di sviluppo e di solidarietà da parte dell'Europa.
Resta da chiedersi amaramente, quanti clandestini riusciremo ancora ad accogliere, e quanti ne dovranno ancora morire prima di poter affrontare con serietà e responsabilità il problema.
Mantenendo però salda la speranza che il problema non venga risolto solo seguendo il principio di impedire l'immigrazione clandestina, condannando così questi diseredati a morire a casa loro, però lontani dalle nostre coste, lontani dai nostri occhi , lontani dalle nostre coscienze.

sabato 27 ottobre 2007

Veltroni e il suo convincente progetto politico.


Si è chiusa a Milano l'Assemblea Costituente del nuovo Partito Democratico, Veltroni ha ricevuto ufficialmente l'investitura a segretario, Dario Franceschini è stato nominato vice-segretario e Mauro Agostini tesoriere.
Veltroni ha poi proposto che entro il 30 novembre siano creati i gruppi del Pd a tutti i livelli istituzionali e che il 24 novembre, in ogni provincia siano eletti i coordinatori provinciali.
Il discorso di Veltroni è stato pacato, deciso e nello stesso tempo convincente, improntato alla fiducia , alla speranza nel futuro ed al rinnovamento.
Il nuovo Segretario ha saputo infiammare i cuori e parlare alle menti, proponendo un progetto politico tutto incentrato sulla rottura con il passato, attento e rivolto all'avvenire ed ai giovani.
Credo sia riuscito a convincere anche, chi come me nutriva serie perplessità sulla nuova formazione politica.
Un discorso di ampio respiro insomma, che ha affrontato tutti i grandi temi della politica italiana, proponendo soluzioni concrete.
Veltroni ha mostrato ai delegati del Partito Democratico, ma anche all'Italia un nuovo ed interessante progetto politico, che forse riuscirà a dare slancio ad un paese, per troppi anni completamente ripiegato su se stesso.
Volontariamente, con astuzia calcolata, non è andato, come era normale fosse, alla ricerca ad ogni costo delle divisioni con gli altri partiti della coalizione, ma ha avuto il dono della franchezza e della sincerità ,delimitando alcune importanti questioni come la riforma elettorale, giudicata indispensabile, e le future alleanze che saranno ritenute utili ed importanti al progetto, ma non ricercate e perseguite a tutti i costi. In questo caso ha detto il Pd potrebbe correre da solo.
A Milano si è visto il segretario, sentito il suo progetto e programma politico, al contrario è mancato il dibattito interno al partito.
Naturalmente numerose sono state anche le reazioni contrarie a Veltroni o che hanno delineato differenze e distinguo, e sono andate da Giordano (Prc) a Di Pietro , a Storace e a Mastella.
Delusioni però si sono registrate anche all'interno del nuovo partito e sono state manifestate da Rosi Bindi e da Parisi.
Resta un dato di fatto significativo ed è che Veltroni ha delineato, se la coalizione lo vorrà capire, la strada programmatica da seguire per giungere al termine della legislatura con alcuni risultati significativi, primo fra tutti la nuova legge elettorale.
Si è lasciata in tal modo aperta la strada dell'accordo e della continuità della legislatura, dando così una speranza a Prodi ed alla coalizione, se alla fine riusciranno a coglierla.
La reazione più irritata ed irritante però, Veltroni l'ha avuta da Berlusconi, che ancora , e pervicacemente, rimane convinto di essere lui la sola novità della politica italiana.
Ebbene è utile ricordarsi che per ben sette degli ultimi dodici fatidici anni questo paese è stato governato da Berlusconi .
Non è che in quegli anni l'Italia abbia fatto grossi passi in avanti.
Piaccia o non piaccia a Berlusconi la vera novità della politica italiana è Walter Veltroni e, prima o poi se continuerà sulla strada così abilmente delineata, se ne dovranno rendere conto.
Ma anche Fini e Casini, alla fine , dovranno rendersi conto che se finalmente riuscissero a liberarsi di Berlusconi, darebbero una qualche speranza in più a questo paese.

Myanmar, le foto orribili della vergogna

Accolgo l'invito lanciato da AsiaNews di diffondere a tutto il mondo il loro articolo e le foto allegate, le foto orribili (foto 1) e (foto 2) della vergogna.
Sono le foto rubate in un obitorio e ritraggono un monaco assassinato dai militari in Myanmar.
Come lui altre centinaia e migliaia di morti, trucidati nel silenzio del mondo.
E' grande l'orrore, è grande l'indignazione, è grande il disgusto.
Ma è grande anche l'odio e la rabbia. Agli autori di questa, come di altre carneficine, voglio ricordare che la storia e gli uomini li hanno già giudicati. Non solo hanno giudicato gli autori materiali, ma anche chi, pur potendolo, non vi si è opposto o non le ha impedite.
I colpevoli non possono essere considerati uomini, sono bestie e criminali.
Non vi potrà essere pace per loro, non vi dovrà essere luogo al mondo in cui potranno rifugiarsi, prima o poi la giustizia degli uomini li raggiungerà.

venerdì 26 ottobre 2007

Si è scoperto che nascono omosessuali.

Mentre noi ci stavamo dividendo ,tra favorevoli e contrari alla campagna pubblicitaria del 'neonato omosex' , voluta dalla Regione Toscana per testimoniare che l'omosessualità è una condizione dell'uomo da rispettare e non un malattia o una deviazione, ecco giungere da uno studio su vermi una notizia a dir poco curiosa.
Si ,veramente curiosa, visto che si è scoperto che loro, i vermetti , lo hanno proprio "codificato" nel cervello il proprio orientamento sessuale e, basta accendervi un gene ed eccoli diventare 'gay', corteggiando vermi dello stesso sesso.
La scoperta è stata effettuata da Erik Jorgensen, direttore scientifico del Brain Institute presso l'Università di Utah e pubblicato in un lavoro sulla rivista Current Biology.
Gli autori sostengono così che "L'attrazione omosessuale è scritta nel sistema nervoso.
Il motivo per cui femmine e maschi si comportano in modo diverso è che una parte comune del loro cervello si orienta per un certo sesso.
Naturalmente nessuno ancora ha dimostrato che quanto sembra valere per i vermi possa valere anche per gli uomini, ma è certamente possibile che anche le nostre preferenze sessuali siano scritte nel nostro cervello.
Dice Jorgenson che "Se l'orientamento sessuale dei vermi è così deciso e geneticamente determinato la stessa cosa potrebbe valere per noi uomini".
Se cosi fosse, conclude il ricercatore, sarebbe chiaro che il cervello ha un sesso e un suo proprio orientamento sessuale, che dipende da un gene del cervello.
Possono quindi stare tranquilli i vari Onorevoli Volontè (UDC) , Polledri (Lega) e Bertolini (FI) che si sono scagliati come al solito contro la campagna pubblicitaria definita "raccapricciante" ed "offensiva" , loro non corrono rischi.
Si , perchè anche per essere omosessuali serve avere un cervello e loro da questo punto di vista possono dormire sonni tranquilli.

Quelle mani sporche di sangue.

Spettacolare e pacifica manifestazione contro Condoleezza Rice. Il segretario di Stato americano, mentre stava entrando nell'aula della commissione Esteri alla Camera per un'audizione, si è trovata di fronte una donna che, riuscita a sfuggire i controlli, le ha agitato di fronte le mani imbrattate di pittura color sangue gridandole: "Criminale di guerra!".
Il gesto è stato eclatante e significativo, ma il volto della Rice si è mantenuto di pietra.
La storia ci insegna che spesso chi ha governato potenti imperi si è ritrovato, prima o poi, con le mani profondamente grondanti sangue.
A volte anche il solo governare può far compiere, se non delitti, anche solo soprusi.
Il mondo, in queste cose, si divide spesso tra chi sostiene che il fine giustifica sempre i mezzi e chi, al contrario, afferma che nessun fine può dare giustificazione a mezzi illeciti.
Spesso però è stata la coscienza dell'uomo che per giustificare le sue azioni si è costruita fini più o meno alti e nobili.
Sarebbe sempre importante, giusto e bello, che ogni Governante al mondo potesse sempre avere le mani pulite e la coscienza tranquilla.
Il gesto di questa donna però è significativo e importante, comunque la si pensi.
E' importante proclamare e manifestare pacificamente la propria totale avversione contro ogni guerra e ogni violenza, è importante poter manifestare con ogni mezzo la propria contrarietà verso l'intera politica di uno Stato.
Ma quello che resta importante più di ogni altra cosa è il poter manifestare.
Vi sono al mondo governi e nazioni in cui non è possibile nemmeno manifestare, dissentire o proclamare le proprie idee, senza per questo correre il rischio di essere perseguitati e di versare alla fine anche il proprio di sangue.
Vi sono Nazioni e Stati in cui anche manifestare delle semplici opinioni è considerato un grave reato.

giovedì 25 ottobre 2007

Prodi bacchetta la maggioranza.

Dopo il giovedì nero della maggioranza, in cui il governo è andato sotto per ben sette volte sul decreto fiscale collegato alla Finanziaria, Prodi scende in campo e bacchetta l'intero centrosinistra.
Il richiamo è stato forte, la reazione del premier decisa e condivisibile, un slancio di orgoglio imprevisto ma che si rendeva necessario.
Ora gli alleati sono avvisati e sistemati.
Un Prodi che sembrava in questi giorni timido e pavido è ridiventato di colpo battagliero, anche se forse si è trattato dell'ultimo respiro di un agonizzante.
Il tono comunque è stato quello dei momenti difficili "È giunto il momento" dice Prodi " che tutte le forze politiche della maggioranza dicano chiaramente se vogliono continuare a sostenere il Governo o se vogliono far prevalere gli interessi di parte su quelli del Paese" e continua "Oggi non pongo la fiducia, ma esigo che tutte le forze politiche della maggioranza rispettino gli impegni che hanno assunto di fronte ai cittadini. Questo è quello che comunicherò nelle prossime ore a tutti i partiti della maggioranza".
Se qualcuno pensava, di mandare a casa questo Governo, qui e ora, si ricordi, sembra dire il Premier , che lo dovrà dire chiaramente davanti al parlamento e al paese, ognuno si dovrà assumere le sue responsabilità.
E la maggioranza ora non può non rispondere.
Volente o nolente, non può fare altro che fare quadrato attorno a Prodi.
E' evidente che nessuno, all'interno della maggioranza, vuole assumersi apertamente e pubblicamente la responsabilità della crisi, consegnando così, in queste condizioni, il paese al centrodestra e a Berlusconi.
Tutti assieme appassionatamente allora, come ai vecchi tempi in cui ci si giurava eterno amore. Arrivano pronte le dichiarazioni di solidarietà (e come potevano mancare) di Veltroni, di Fassino, di Mastella.
Persino Di Pietro, che ha votato con l'opposizione, dichiara che "il suo obiettivo era quello di rafforzare il governo e non di farlo cadere".
A dire il vero quella di Di Pietro è sembrata più la piccola vendetta di chi non era riuscito a digerire , sul caso De Magistris, la solidarietà data da Prodi a Mastella.
Per ora comunque tutto è sistemato ; è avvisato anche il Presidente della Camera Bertinotti che aveva perorato la causa del Governo istituzionale al fine di varare le necessarie riforme e la sempre più urgente riforma elettorale.
Già in serata però, un portavoce del Partito Democratico, pur giurando assolutà fedeltà a Prodi, ammetteva una volta di troppo che se, "malaugurato caso dovesse cadere Prodi.." , si dovrebbe valutare la possibilità di un governo tecnico.
Resta da chiedersi ora fino a quando riuscirà a reggere questa situazione.
Non molto purtroppo, e l'agonia ricomincerà ben presto e ben peggio di prima.
Oramai non esiste tregua che possa reggere ad oltranza.
Resterebbe solo d'augurarsi che un minimo di responsabilità e di dignità potesse convincere le forze politiche a varare un governo tecnico o istituzionale, che dir si voglia, che almeno approvi la riforma elettorale e sbrighi gli affari correnti.
Alla fine la proposta dovrà uscire e farsi strada, dovrà avere però gambe e forza.
Ma per fare questo servirebbe almeno un po' di responsabilità e mi pare che per molti dei nostri politici si stia già chiedendo troppo.

mercoledì 24 ottobre 2007

"Omosessuali si nasce " ed è subito polemica.











Questa la foto che appare nella nuova campagna pubblicitaria voluta dalla regione Toscana a sostegno dei diritti degli omosessuali.
Sulla foto la scritta "l' orientamento sessuale non è una scelta".
Personalmente , in quello che sarà il manifesto della nuova campagna pubblicitaria contro la discriminazione sessuale, non riesco a trovare nulla di "scioccante" o "indecente", semplicemente si affronta, credo in maniera civilissima , il problema dell'omosessualità.
Ancora una volta è una levata di scudi e di sciocche polemiche provenienti dal centrodestra e dagli ambienti cattolici.
Ecco entrare in campo Luca Volonté (UDC) che definisce il manifesto "raccapricciante"; ecco Massimo Polledri (Lega) e Isabella Bertolini (FI) che chiedono che la "Regione Toscana ritiri immediatamente questi manifesti definiti di "pessimo gusto".
Che cosa vi possano mai trovare di "raccapricciante" o di "offensivo" sinceramente faccio fatica a capirlo.
Forse pensano ancora che l'omosessualità sia una malattia mentale o fisica, semplicemente da curare al pari di una polmonite.
Io credo al contrario siano loro che abbiano qualche problema mentale o psicologico ancora da risolvere, forse qualche inconscia paura.
Poi alla fine si capisce , per loro l'omosessualità non è una condizione umana, per loro oltre che una malattia è una vergogna, un insulto, un'infamia.
Questa gente non ha ancora capito che saper accettare la diversità è un segno di civiltà e di intelligenza; ma ancora non ha capito che la stessa diversità è una ricchezza sociale e culturale.
Sono i loro schematismi mentali e i loro stupidi pregiudizi che al contrario sono indecenti, "raccapriccianti e di pessimo gusto".
Sono solo queste manifeste intolleranze sociali e culturali che alla fine riescono ad essere una vergogna e un insulto all'intelligenza umana.

martedì 23 ottobre 2007

Non si può rischiare la terza guerra mondiale.

La Turchia di fatto ha respinto il cessate il fuoco che gli era stato offerto dal Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) passando il principio che il governo non intende aprire trattative con dei terroristi.
Il premier Turco dopo aver alzato minacciosamente la voce e i toni, nei giorni scorsi, più per motivi interni che per altro, sembra convinto a seguire la strada diplomatica ed i consigli degli Stati Uniti.
Escluso quindi per ora il cessate il fuoco, Ankara ha ribadito l'intenzione di risolvere la questione per vie diplomatiche, perchè ha affermato «non vogliamo che i nostri rapporti storici e di amicizia con l’Iraq vengano rovinati a causa di un’organizzazione terroristica».
Il premier turco Erdogan, ha sottolineato che la mozione approvata la scorsa settimana dal parlamento "autorizza il governo a colpire solo il Pkk", negando qualsiasi minaccia territoriale di Ankara sull’Iraq, ma ha ammonito il governo iracheno a intervenire, perché "non possiamo aspettare all’infinito".
Da parte sua, il presidente Iracheno Zebari ha annunciato che il suo paese intensificherà i rapporti di collaborazione con la Turchia per far fronte a quella che Ankara giudica una minaccia reale nei suoi confronti, da parte dei terroristi Kurdi ospitati in territorio Iracheno.
In ogni caso, l'opzione militare rimane sempre possibile e quindi , nel frattempo, in attesa della risoluzioni della diplomazia, si ammassano truppe e mezzi lungo il confine.
Proprio in questi giorni, ad aggravare una situazione internazionale già tesa, è giunto, a dire il vero non inaspettato, un nuovo proclama di Osama Bin Laden.
Come sempre avviene, Bin Laden sceglie tempi e modi; ed i tempi erano particolarmente propizi e dovuti anche al rientro in Pachistan della Bhuttu , fatta rientrare per a dar man forte a Musharaf nel reggere le sorti di quel paese che, strategicamente, è utile si mantenga amico dell'Occidente.
Irrisolto e ancora in alto mare il contenzioso con l'Iran, così carico di tensioni e di terrificanti prospettive. L'Occidente non arretrerà, soprattutto ora che, dopo le dimissioni del mediatore Iraniano, sembrano apparire evidenti alcune divergenze interne al regime degli ayatollah nella conduzione della crisi.
Complessivamente, il mondo Arabo è per tanti motivi in fibrillazione, e le tensioni ed i contrasti sembrano, per ora, solo sopiti sotto le ceneri dei fuochi e della sabbia dei suoi deserti.
In lontananza resta sempre irrisolto uno dei motivi cruciali di tali tensioni, il problema palestinese.
Inutile nasconderlo, il Medio Oriente rimarrà una polveriera pronta a scoppiare da un momento all'altro e ad infiammarsi, prima o poi, in un enorme incendio, fino a che non troverà soluzione il problema palestinese.
Ala fine si dovrà trovare una via d'uscita e sarà importante raggiungerla, ma da sola questa non basterà.
Da sola non potrà bastare se non riusciremo anche a rivedere, profondamente, i rapporti che questo Occidente ha mantenuto nel tempo con il mondo Arabo.
Non potremo alla lunga reggere i rapporti di forza, e dovremo accettare il principio che quel mondo e quella società non devono, per forza di cose, essere costruiti a nostra immagine e somiglianza.
Il mondo Arabo non può più essere considerato, per evidenti interessi economici, sempre e solo costituito da paesi a responsabilità limitata.
Paesi in cui è utile operare, più o meno nell'ombra, per favorire l'ascesa di quei politici che meglio sanno difendere o favorire , a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, gli interessi economici del mondo occidentale.
In questo caso rischieremmo davvero, prima o poi, quella tanto temuta terza guerra mondiale , che per ora e per nostra fortuna viene solo evocata, come apocalittica, ma non inevitabile prospettiva.

lunedì 22 ottobre 2007

Veltroni alla fine dovrà cercare di far cadere Prodi

Inutile nasconderlo la manifestazione a Roma della sinistra radicale contro il precariato è riuscita perfettamente, è un dato importante ed il governo dovrà tenerne conto.
Ma il paese, è utile ripeterlo, non si governa con le manifestazioni di piazza, né con gli striscioni , né con gli slogan, per quanto forte si possano urlare.
Il paese si governa facendo gli interessi della collettività, preparando programmi che diano risposte all'insieme degli italiani.
E' scontato debba essere cosi, ma è utile ripeterselo, anche perché vorremmo evitare di trovarci poi a dover enfatizzare altre manifestazioni al riguardo, magari organizzate dai Sindacati, dalla Confesercenti o da chi altro ancora avrà qualche cosa da reclamare.
Tutte belle le manifestazioni, tutte grandi e democratiche, tutte legittime ed importanti, tutte presentano problemi sacrosanti e sentiti dalla gente e di cui il governo deve farsi carico.
Ma poi alla fine un governo deve decidere nell'interesse generale del Paese.
Allo stato attuale, al governo Prodi, non conviene far altro che andare in Parlamento ed approvare la Finanziaria, ammesso vi riesca, visto i numerosi emendamenti che la stessa maggioranza ha presentato, e vivere quel tanto che "ancora gli concede il giorno".
Si spera che in questo lasso di tempo si riesca ad approvare una nuova legge elettorale, il tempo stringe, anche all'interno della maggioranza se ne rendono conto oramai.
Personalmente ho forti dubbi che Prodi possa sopravvivere alla Finanziaria, spero sopravviva però fino alla definizione di un accordo per una nuova legge elettorale.
Guardando la situazione politica Italiana oramai nessuno ha più interesse a che Prodi prosegua con questo Governo.
Forse solo la sinistra radicale ha ancora qualche interesse a mantenere in vita Prodi, ma con il solo obiettivo di arrostirlo sulla graticola piano piano, al fine di definire meglio la sua visibilità politica.
Il centro destra se ne sta al momento defilato, non alza i toni , non gli conviene ora, con più se ne rimane in silenzio con più ci guadagna in consensi.
A perdere voti e consensi tanto ci pensa, da solo, il centro sinistra.
Anche Berlusconi se ne rimane al momento defilato. Il cavaliere è intento a fare campagna acquista tra le fila del centro, non solo nell'UDC, ma anche tra i banchi del Governo e siatene certi alla fine ci riuscirà, qualche anima prezzolata e pronta a cambiare schieramento alla fine si trova sempre.
Tutt'al più Berlusconi cercherà di organizzare al meglio le manifestazioni già programmate per il 17 e 18 novembre in tutta Italia , così, per una prova di forza generale, per far capire che aria tira nel paese, nella speranza che qualcuno finalmente ceda.
Il governo poi potrebbe cadere anche per le beghe, oramai periodiche, tra Mastella e Di Pietro.
I due battitori liberi potrebbero creare non pochi e aggiuntivi problemi al Governo, con il caso De Magistris e l'inchiesta in corso.
La ragione è in questo caso dalla parte di Di Pietro, ma Mastella resiste e predica che se cade lui cade il governo.
La questione è talmente ingarbugliata e pericolosa che persino il Capo dello Stato ha sentito il dovere di intervenire a rassicurare un' opinione pubblica per nulla tranquillizzata sulla giustizia Italiana.
Se ci si pensa bene però alla fine gli unici davvero interessati alla caduta del governo Prodi sono Veltroni e il Partito Democratico .
Veltroni non ha alcun interesse che viva questo Governo, tanto andrà avanti sempre peggio, non farà altro che perdere ancora consenso nel paese, ammesso non ne abbia già perso a sufficienza.
Neanche può pensare di comportarsi con Prodi alla stregua della sinistra radicale, non gli sarebbe permesso dalla componente prodiana della Margherita.
Allora l'unica vera strada per aver qualche possibilità di acquisire consensi nel paese senza dover mostrare il volto definito di un partito Democratico che ancora non c'è ma che rischierebbe di sciogliersi come neve al sole, è quello che alla fine qualcuno si decida davvero a far cadere questo Governo.
Prodi, è vero, sembra molto riluttante a lasciare il suo posto, pare incollato a quella seggiola più per caparbietà che per dignità.
Ma solo mandandolo a casa, e magari dopo aver approvato una nuova legge elettorale si può portare il Partito Democratico e Veltroni alle elezioni, giocandosi tutto sulla novità e sulla voglia di cambiamento degli elettori.
L'importante è farlo al più presto possibile e magari nella forma più indolore possibile, oramai è sotto gli occhi di tutti.
Ne va degli interessi del Paese, che ha bisogno, sembra alla fine una banalità ma non lo è , di un governo che finalmente possa governare.

Anche sul caso De Magistris ancora una volta si calpesterà la giustizia


Da qualsiasi parte la si guardi ora è diventato proprio un pasticcio. Con una decisione improvvisa la Procura Generale di Catanzaro ha avocato a sé l’inchiesta ’Why not’ di cui era titolare il PM Luigi De Magistris.
La decisione sarebbe stata assunta con la motivazione ufficiale di una presunta incompatibilità ambientale del sostituto napoletano.
Nel procedimento , lo ricordiamo, risulterebbero indagati il presidente del Consiglio Romano Prodi e , come ora si apprende, anche il guardasigilli Clemente Mastella.
La Procura generale, avocando a sè l'inchiesta, contesta il fatto che si sarebbe aspettata l’intervento del Procuratore capo di Catanzaro, per togliere il caso a De Magistris, oppure che lo stesso giudice De Magistris si astenesse dal compiere atti d’ufficio, dopo l’apertura del provvedimento disciplinare nei suoi confronti, che ne chiedeva il trasferimento.
Il provvedimento del Procuratore capo di Catanzaro è stato assunto dopo che si era improvvisamente diffusa la notizia che, nel registro degli indagati, fosse finito, oltre a Prodi, anche il ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella.
Sulla decisione del Procuratore interviene la stessa Associazione Nazionale Magistrati manifestando tutto il suo allarme e la sua preoccupazione e , aggiungendo, che l'iniziativa,"non solo rischia di produrre ulteriore confusione nell'opinione pubblica, ma rischia anche di determinare un dannoso rallentamento nella conduzione di così delicate indagini".
Oltretutto, l'A.N.M. dichiara che "L'avocazione da parte del Procuratore generale di Catanzaro non appare condivisibile per l'assenza di ragioni giuridiche idonee a sorreggerla, ed è oltremodo discutibile per i tempi e le modalità di adozione del provvedimento".
Anche lo stesso De Magistris si è detto preoccupato per le implicazioni e stupefatto della decisione presa dal Procuratore Generale Dolcino Favi di avocare la sua inchiesta «Why not».
«Non ho ricevuto alcuna notifica», ha ribadito, «se quanto riportato è vero, ci avviamo al crollo dello stato di diritto, il che significa che non si può più fare liberamente il proprio lavoro. Cosi si va verso la fine dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati, che sicuramente adesso dovranno stare attenti, ancora di più, prima di prendere una decisione perché non si può guardarsi solo dai delinquenti. Da ora in poi ci si dovrà guardare anche da altri fattori».
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, oltre a professare la sua innocenza si dice sereno e conferma di non avere alcuna intenzione di dimettersi, sulla qual cosa non avevamo dubbi di sorta a onor del vero.
Dall'alto del suo scranno il Guardasigilli urla , forse più in tono canzonatorio che altro, "L'inchiesta Why not vada avanti". Peccato lo dica solo ora che sembra destinata ad arrestarsi.
L'inchiesta , non dimentichiamolo voleva far luce su alcuni fatti che pare vedessero coinvolti anche alcuni politici tra cui Mastella e lo stesso Prodi.
I reati ipotizzati spazierebbero dal finanziamento illecito dei partiti, alla truffa e all'abuso d' ufficio.
In sostanza l'inchiesta riguarda il presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici da parte di un gruppo di esponenti politici, amministratori ed imprenditori che avrebbero fatto capo ad un comitato d'affari con base operativa e finanziaria nella Repubblica di San Marino.
Questi i fatti, l'inchiesta di per sè già difficile , le ultime decisioni assunte rischiano di complicarla ulteriormente.
E' evidente che ora l'inchiesta appare, di fronte all'opinione pubblica, sovraccaricata di tutta una serie di evidenti sospetti.
Una cosa è certa, tolta l'indagine dalle mani del magistrato, la stessa finirà per insabbiarsi e non ne sentiremo parlare più per parecchio tempo.
Comunque vada, ancora una volta, il paese rischierà di non aver giustizia, come non l'avranno eventuali presunti innocenti che fossero stati erroneamente coinvolti nel caso.
Rimarranno solo i vaghi sospetti sia per gli innocenti che per i colpevoli , e soli questi potranno tirare un sospiro di sollievo.
Ecco perchè, con una inchiesta aperta così importante, non si sarebbe mai dovuto chiedere il trasferimento di De Magistris, ecco perchè ancora una volta hanno vinto le piccole furberie di Palazzo, ecco perchè anche queste decisioni rischiano di essere un'ulteriore buccia di banana posta sulla strada di Prodi, sia che l'inchiesta venga accantonata, sia che questa prosegua.
Ancora una volta si dimostra come l'Italia, che per tradizione storica ed origini, dovrebbe essere la patria del diritto è sempre e solo la patria del rovescio.

sabato 20 ottobre 2007

Watson il grande scienziato.


Si può essere grandi scienziati, premi Nobel magari della biologia e non avere un minimo di sensibilità o umanità.
E Watson , quello della doppia elica con Crick, non è obbligatori dimostri di essere tale per forza.
Lui è solo uno scienziato, a cui importa solo la ricerca e niente altro.
Sarei comunque rimasto deluso se non lo avessi sentito ritrattare alcune sue dichiarazioni riportate dagli organi di stampa.
Resto personalmente e ingenuamente sempre convinto che l'intelligenza si debba per forza di cose accompagnare con molte altre virtù, non può esserci l'una in assenza delle altre.
Mi immagino sia così anche per Watson, ecco perchè sono sempre stato convinto che il suo pensiero fosse stato travisato o mal riportato.
Per esperienza personale so di quanto possono discostarsi dalle originali alcune dichiarazioni riportate dagli organi di stampa.
Se avesse affermato quanto riportato dai giornali la condanna di tutti sarebbe stata totale, sarebbe stato il segno che nemmeno la scienza è argine sicuro al qualunquismo ed ai pregiudizi razziali.
Convinto del contrario voglio riportare integralmente le ritrattazioni di Watson, le sue parole mi sembrano pacate, doverose e giuste, frutto di quel suo approccio scientifico alle cose.
Nulla di più nè di meno. A lui non chiedo obbligatoriamente di dare giudizi morali.
Anche perchè sono pienamente d'accordo con il Times, che afferma che "Watson resterà fra gli immortali della scienza, accanto a Darwin e a Copernico".
Sarebbe triste vederlo e ricordarlo anche tra gli immortali dei pregiudizi e del razzismo.
"Posso capire- esordisce Watson - perchè se avessi veramente detto le parole che sono state riportate, ne sarei meravigliato io stesso, dato che non avrebbero alcuna base scientifica.
Ma la scienza non deve servire a farci sentire meglio, serve a dare risposte a delle domande in nome della conoscenza e di una maggiore comprensione".
Noi spesso, al contrario, vorremmo che la scienza si adeguasse ai nostri principi morali.
E' un difetto della società e dell'uomo, è un retaggio antico di quando la scienza era affidata agli stregoni.
E' un difetto anche della religione, di tutte le religioni che cercano di adeguare la scienza alla loro idea del mondo.
Al contrario è semplicemente un'assurdità, un'aberrazione mentale, il contrario esatto della ricerca scientifica e del positivismo.
Non è così per principio, potrebbe anche essere che casualmente l'idea del mondo corrisponda al mondo e ne sia l'immagine, ma va provato scientificamente.
E' questo l'approccio scientifico al problema.
Ecco perchè Watson non può avere detto in quei termini quelle frasi, non è il pensiero di uno scienziato quello, non è quello di un uomo che è abituato alla ricerca e alla valutazione dei risultati.
Quelle affermazioni semplicemente non hanno base scientifica, sono solo preconcetti, facili pregiudizi.
Ma Watson continua, da uomo di scienza, e ci piaccia o meno, ricorda a tutti quelli che hanno gridato allo scandalo ( e se avesse fatto quelle dichiarazioni lo sarebbe stato) quali sono i limiti della ragione e quali quelli dei sentimenti, ne traccia l'esatto confine.
Ed è lo scienziato che parla e ci ricorda che al di là dei desideri, delle volontà e delle idee si trova l'oggettività della ricerca e della scienza.
Dovrebbe essere il nostro pensiero che si adegua alle scoperte scientifiche non il contrario.
E allora Watson conclude da scienziato, che "il desiderio della società di oggi è che identici poteri di ragionamento siano un'eredità universale dell'umanità: potrebbe essere così, ma semplicemente volerlo non è abbastanza, non è scienza".
Qui mi fermo, mi fermo io ma dobbiamo fermarci tutti, potremmo stare a discutere per anni per una tesi piuttosto che l'altra, ma scientificamente non abbiamo altro.
Ci possono essere solo dei preconcetti e dei pregiudizi.
Ricordo però a tutti che, ad uno scienziato, dobbiamo chiedere di non averne nè in un senso nè nell'altro, a lui dobbiamo chiedere solo di ragionare secondo i principi sopra riportati, ce ne vorremmo ricordare noi ma a conclusione vorrei ricordarlo anche a Watson.

A milano affitti a prezzi stracciati


Chi afferma che in Italia le amministrazioni comunali non abbiano a cuore il problema del rincaro degli affitti degli alloggi parla solo a vanvera e senza cognizione di causa.
Il comune di Milano è uno di quelli che è intervenuto alla grande, calmierando fortemente i prezzi se sono vere le notizie riportate da alcuni media.
Milano è una città dal cuore d'oro e quando si tratta di aiutare i bisognosi non è seconda a nessuno, basta parlare in questa metropoli ed è subito fatto, una mano al cuore ed una al portafoglio.
Lo sa, dice il "Giornale", anche il signor Montalbetti che è riuscito ad avere dal Settore Demanio e Patrimonio del Comune, a soli 5,16 euro all'anno, un appartamento al numero 43 di via Buenos Aires, si proprio la centralissima via.
Sempre i media informano che il signor Montalbetti si chiama Carlo ed è uno degli eletti in Consiglio Comunale, tra l'altro in Consiglio è il secondo più ricco in classifica, venendo prima anche del Sindaco.
E ti credo che uno poi diventa ricco, lo sarei un po di più anche io, se riuscissi a concludere sempre affari come questo.
In ogni caso i senzatetto milanesi purchè si impegnino a pagare regolarmente il dovuto senza morosità, troveranno sicuramente, facendone opportuna richiesta in Comune, altri alloggi disponibili.
Non dice la massima evangelica "chiedi e ti sarà dato"? Se ancora non lo avete è perchè non siete andati a chiedere a chi di dovere.
Ma mi raccomando, una volta chiesto ed ottenuto, cercate di concludere il contratto d'affitto alla stessa modica cifra, non siate esosi, non un soldo di meno ma neanche uno di più.
Queste potrebbero essere le facili battute, se non fosse che il problema della casa è per tanta gente e per tante città un problema serissimo.
E se spesso è una tragedia per tante persone, non sempre lo è per tutti.
I soliti furbi e furbetti, che potrebbero anche pagarsi affitti quanto meno equi, trovano sempre comode scappatoie, basta avere le conoscenze giuste.
Poco importa poi sapere se il contratto in questo caso sia stato fatto da amministrazioni di destra o di sinistra , chiunque lo abbia fatto ha offeso in un sol colpo la dignità di tanta gente, compreso la sua e quella di una intera città.

venerdì 19 ottobre 2007

Eliminiamo l'opposizione per abbattere i costi della politica

Governare si sa è arte difficile, bisogna avere programmi e progetti.
Più semplice è stare all'opposizione, se ci sono le idee tanto di guadagnato, ma se anche non ci fossero, qui possono bastare alcuni slogan, delle belle bandiere e poi in ultima analisi per opporsi basta un semplice "no".
A dire il vero può anche bastare un "si ma", che va bene per il si e lascia anche intendere un vago" no", una punta di disaccordo che non fa mai male.
E qui il nostro centro sinistra è grande, non mi dicano il contrario.
Quanto a bravura batte tutti, sa fare tutti i mestieri.
Sa stare al governo, ma sa stare anche all'opposizione, che in sè se fatto in legislature diverse sarebbe poi il normale gioco della democrazia.
No il nostro centro sinistra non fa così, lui sa fare tutto, ma tutto assieme, nello stesso tempo e nella stessa legislatura, è qui il difficile, troppo comodo il contrario.
Guardate per esempio domani, sfileranno, forse, in una bella manifestazione anche alcuni ministri, in ogni caso ci saranno i leader dei loro partiti.
La manifestazione non è una delle solite contro il governo, no questo no, anche perchè loro ne fanno parte.
Loro dicono che sfilano così per che gli piace ritornare ogni tanto ai vecchi tempi con gli amici, tanto per non perdere l'abitudine, così, tanto per dimostrare che ci sono e sanno fare tutto bene, governare e manifestare ed opporsi.
Così alle prossime elezioni sperano di raccogliere il voto di tutti.
Credo che abbiano ragione, anch'io sono convinto che riusciranno a fare capotto alle prossime elezioni se vanno avanti così.
Sul welfare hanno fatto un po' di casino ma poi hanno rimediato alla grande.
Adesso sulla finanziaria vogliono battere ogni record. Tutti sono capaci di approvarla in poco tempo se non si presentano emendamenti.
Ma loro sono talmente certi della loro maggioranza e talmente bravi che approvano la finanziaria in consiglio dei ministri e poi subito presentano emendamenti in Parlamento tanto per far veder a tutti di che tempra sono.
Non è masochismo il loro , no è solo bravura.
Ecco allora che su un totale di 1787 emendamenti presentati alla finanziaria l'Unione ne ha presentati ben 982, qualcuno in più dell'opposizione che si è fermata a 805.
Anche l'opposizione così è servita, gli è stata completamente tolto ogni visibilità, a dimostrazione che noi sappiamo fare di tutto e di più.
Siamo talmente bravi che io avrei una proposta rivoluzionaria che ci permetterebbe, se accolta, di abbattere notevolmente i costi della politica.
E semplice , invece di stare tanto a discutere se tagliare qui e là, io propongo di eliminare del tutto l'opposizione che, come si vede, non serve proprio a nulla.
Riusciamo a farcela anche da soli l'opposizione e come siamo bravi anche.

giovedì 18 ottobre 2007

Le voci del silenzio.


Ho aspettato alcuni giorni in attesa che qualcuno alla fine forse si decidesse a parlare.
Sono stato in attesa anche del più piccolo intervento, della più flebile voce, magari speravo proprio in un intervento del presidente della Camera, che a volte è così loquace anche su argomenti non di sua stretta competenza, ma nulla.
Ho atteso persino che Veltroni si insediasse definitivamente, e nel dubbio avesse ancora la scrivania da sistemare, mi sono messo in trepidante attesa.
Mi dicevo ad alta voce, "ora parla, non può tacere" e di seguito "Veltroni se ci sei batti un colpo".
Nulla, silenzio totale, nessun segno di vita.
E sì che quei monaci Birmani hanno insegnato al mondo che anche il silenzio può essere pesantissimo, a volte ha una voce tremenda.
Allora, nel silenzio totale di chi avrebbe dovuto parlare, ho deciso di parlare io e di dare rappresentanza alla mia voce.
Anche perchè a me la "cosa" non è proprio sembrata nè così naturale nè così scontata.
E' di questi giorni il durissimo attacco dell'Osservatore Romano alla sentenza della Corte di Cassazione che riconosce il diritto di staccare, su richiesta del padre , il sondino gastrico di Eluana Englaro.
Tuona l'Osservatore Romano che la sentenza della Cassazione è frutto di un "relativismo dei valori che risulta inaccettabile. Accettare, pure nel vuoto legislativo, una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia".
La prima osservazione mi porta a dire che se il concetto espresso mi pare chiaro , è anche chiaro che le stesse argomentazioni dell'Osservatore Romano, a loro volta e fatalmente, finiscano per orientare il legislatore ad assumere posizioni contrarie all'eutanasia.
Il tutto proprio in nome della morale religiosa dei soli cattolici, in contrapposizione per questo a quel principio sacrosanto della laicità dello stato, a me tanto caro.
Prosegue poi l'Osservatore Romano che" l'introduzione del concetto del pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili".
Il pensiero è in sè aberrante, è proprio il pluralismo dei "valori" che da ricchezza a una società, guai se dovessimo per dettato legislativo stabilire un "valore" in sè assoluto, arriveremmo inevitabilmente e fatalmente allo stato etico, allo stato teocratico.
Se questo può soddisfare la Chiesa e la sua gerarchia non riuscirebbe certamente a soddisfare i cittadini di questa nazione.
Ne segue poi, sempre nella nota , una disputa scientifica sul fatto che nessun esperto al mondo potrebbe, allo stato attuale, dichiarare l'irreversibilità della condizione di stato vegetativo.
Da non esperto mi fermo, ma inevitabilmente sorrido sempre quando sento l'autorità religiosa entrare in dispute scientifiche, chissà perchè mi torna alla mente Galileo Galilei.
Ma anche senza voler andare così in là nel tempo, mi accontenterei di sentire l'illustre parere della Chiesa sulla teoria dell'evoluzionismo di Darwin.
Ci potrebbe essere di che divertirsi se non fosse tremendamente tragico.
Nulla di nuovo sotto il sole, sarei alla fine tentato di dire, in fondo non è la prima volta che l'Osservatore Romano o la CEI se ne escono con tali argomentazioni, ricordiamo ancora il caso Welby per esempio.
Ma io proprio non riesco a tacere, anche perchè anch'io considero ci siano davvero alcune cose inaccettabili.
Ancora una volta è sicuramente inaccettabile la supponenza della Chiesa, ma non si può fingere che questa volta non vi sia nulla di nuovo.
Mi chiedo se i nostri politici vecchi e nuovi hanno colto l'attacco , neanche tanto velato, a loro ed alla magistratura.
Passi per il richiamo ai politici, colpevoli di non aver fatto leggi come Dio comanda ( sì le leggi devono avere proprio queste caratteristiche per l'Osservatore Romano) tanto i politici, di questi tempi, neanche se ne accorgono.
Attacco più attacco meno non è che cambi molto, è forse questo il loro ragionamento. Si tira a campare in pratica.
Ma che anche Veltroni , il neo eletto Segretario del Partito Democratico, partito che a rigore di logica dovrebbe essere fedele custode dei valori laici dello stato taccia, mi pare davvero preoccupante, segno dei tempi forse.
Possibile nessuno in Italia riesca a dire che è vero che i "confini" sono stati superati, non dalla magistratura, che in fin dei conti ha fatto solo il suo dovere, ma dall'Osservatore Romano, che ancora una volta si arroga il diritto di tracciare da solo i "confini" in cui deve operare e legiferare uno stato sovrano e la sua magistratura.
A onor del vero non è che non si siano registrate reazioni all'intervento, è solo che queste avremmo preferito non sentirle.
Livia Turco difatti se ne è uscita con la laconica affermazione che il "Vaticano ha il diritto di esprimere il proprio pensiero".
Bella cosa , e anche sicuramente vera e che nessuno contesta, ma quando anche a noi laici verrà riconosciuto lo steso diritto ? Quando anche a noi verrà riconosciuto il diritto di operare secondo i nostri valori e secondo la nostra coscienza e non sempre e solo secondo i loro valori e la loro coscienza ?
Lo strano e aberrante è che il Vice presidente della Camera abbia tuonato contro la Cassazione con frasi del tipo "il potere legislativo appartiene al Parlamento, non lo può avere la magistratura".
L'affermazione è doverosa Onorevole Castagnetti ma avremmo voluto sentirlo ricordare anche alla Chiesa ed all' Osservatore Romano.
Nello stesso tempo, e concludo, avrei però anche gradito sentire levarsi, a difesa dell'operato e dell'autonomia dei giudici, anche la voce del Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura che guarda caso è anche Presidente della Repubblica.
No signori, questo silenzio, il vostro silenzio, non è per nulla paragonabile al silenzio di quei monaci .
Quanta grandezza in quello, quanta paura e sottomissione, anche culturale, nel vostro.

mercoledì 17 ottobre 2007

Bush usa la minaccia della terza guerra mondiale.


Lo scenario politico internazionale è in forte movimento, le diplomazie anche.
I segnali che giungono da più parti minacciano l'avvicinarsi di pericolose burrasche.
Vale oramai il proverbio che a forza di seminare vento si rischia poi di raccogliere tempesta.
Forte, e pericolosamente minaccioso, l'avvertimento ed il monito lanciato dal Presidente Americano all'Iran ed ai suoi nuovi e vecchi alleati.
Proprio nel momento in cui il presidente Russo Putin sembra lanciare il suo avvertimento agli Stati Uniti e pare farsi garante dell' Iran, secca arriva la risposta di Bush, e tale da non lasciare spazio a dubbi.
"Tutti i paesi del mondo che vogliono evitare una terza guerra mondiale cerchino di fermare l'Iran" .
Poco tempo fa anche il Ministero degli esteri Francesi aveva minacciato il ricorso alle armi in Iran.
Non è però solo l'Iran la fonte di preoccupazione nell'area medio-orientale, anche se ne è per tanti motivi la principale.
Cresce nell'area la tensione tra la Siria e Israele mentre la stessa Siria sta cercando, a sua volta e pericolosamente, di dotarsi di armi nucleari.
In Turchia l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica islamico e l'approvazione ora, da parte della Commissione Esteri del Senato americano, di una mozione che riconosce il carattere di genocidio al massacro degli Armeni da parte dei Turchi negli anni dal 1916 al 1918 , ha aperto un pericoloso contenzioso tra i due Paesi.
Nonostante le dichiarazioni Americane, il parlamento Turco ha votato quasi all'unanimità la mozione che autorizza il suo esercito ad invadere i confini Iracheni per combattere i guerriglieri kurdi .
Mentre la Cina può permettersi il lusso, dopo essersi assicurata le fonti energetiche della Birmania, di alzare i toni e la voce, il mondo Occidentale e gli Stati Uniti vedono pericolosamente in fermento la zona strategica del medio Oriente.
Il rischio si sta facendo sempre più forte, ed i contendenti puntano sempre più in alto.
Da una parte gli Stati Uniti e l'Occidente minacciano e sperano che nessuno superi i limiti consentiti, dall'altra l'Iran e il mondo arabo, prima la Siria e ora la Turchia, che contano e scommettono sul fatto che l'Occidente non vorrà giocarsi il suo sviluppo ed il suo petrolio aprendo il fronte di un conflitto di vaste dimensioni, in un'area così economicamente importante.
Per ora la corda è solo tesa, mentre il costo del petrolio si infiamma e continua a salire.
In lontananza la Russia che ha già minacciato, in disaccordo con gli Stati Uniti sulle questioni dello scudo spaziale, di procedere nel riarmo del suo esercito e la Cina che sta allargando la sua nefanda influenza nel mondo.
Insomma il quadro mondiale appare, a ben guardare, tutt'altro che rassicurante e tranquillo.

L'arroganza Cinese e il boicottaggio delle Olimpiadi


Ancora una volta la Cina protesta, ancora una volta la Cina minaccia, in entrambi i casi dovrebbe essere il mondo civile a protestare e a minacciare.
Non erano bastate le minacce rivolte alla Germania ed al cancelliere tedesco Angela Merkels, colpevole e sua volta di avere ricevuto il Dalai Lama, ora la minaccia viene rinnovata nei confronti degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono colpevoli secondo Pechino di voler consegnare la medaglia d'oro del Congresso, una della massime onorificenze civili americane, al Dalai Lama.
Pronte sono arrivate le proteste del portavoce del ministero degli Esteri Cinese che ha affermato che, "Le parole e le azioni del Dalai Lama negli ultimi decenni mostrano che si tratta di un rifugiato politico impegnato in attività secessioniste sotto la copertura religiosa".
Mentre il Dalai Lama ha liquidato con una battuta e una risata l’ultima crisi diplomatica provocata dal suo passaggio negli Usa noi, al contrario, dovremmo chiederci per quanto tempo ancora il mondo civile potrà accettare l'arroganza del Governo Cinese.
Non possono, nè devono esistere compromessi sui diritti dell'uomo.
Non è neppure pensabile di doverli accettare nè in nome della diplomazia, nè in nome degli interessi commerciali.
Il silenzio del mondo su queste questioni non è tollerabile.
Tacere ora vuole dire tacere sempre ed in continuazione, in un crescendo continuo.
Nessuno si illuda che i Governanti Cinesi possano cambiare, a meno che non cambino le nostre reazioni , a meno che non si cambi tipo di Governo in Cina.
Man mano che la Cina vedrà crescere la sua influenza e la sua potenza, sia economica che politica e militare, il mondo vedrà sempre più crescere le sue pretese egemoniche e la sua arroganza.
Non illudiamoci,quello che abbiamo visto accadere in Birmania, grazie alla Cina ed alla protezione da questa concessa al Governo Birmano, lo vedremo con sempre più frequenza accadere nei paesi confinanti del Sud Est Asiatico e poi, via via, in altre parti del mondo.
Anche perchè la Cina, sempre più affamata di materie prime e di petrolio, consolidata la sua influenza in Asia, non può che rivolgere la sua attenzione al Medio Oriente e al suo petrolio.
Mi auguro che gli Stati Uniti non recedano ora dalle loro intenzioni per convenienza, e che lancino ai governati cinesi un messaggio chiaro e forte e cioè che il mondo civile non si piega, non si piega alle prepotenze e ai soprusi, sopratutto non si lascia intimidire quando in gioco ci sono i diritti dell'uomo.
Bene ha fatto quindi Bush a ricevere il Dalai Lama in nome di questi principi e in nome dei diritti del popolo Tibetano.
Non è mai stato nella storia conveniente, per nessun popolo, dimostrarsi tiepido e pauroso di fronte all'arroganza ed ai soprusi dei potenti di turno.
Non ha mai pagato accettare ogni angheria nella speranza di tempi migliori , anzi in molte occasioni rispondere con forza ha evitato ulteriori e ben più gravi conseguenze.
Il mondo civile ed i suoi governanti non devono sentirsi minimamente imbarazzati nell'incontrare a colloquio il Dalai Lama , anzi devono esprimergli tutta la solidarietà e l'aiuto possibile.
Al contrario è ora che i governanti occidentali manifestino tutto il loro imbarazzo nel ricevere gli ambasciatori cinesi.
Ricordiamo che la Cina occupa militarmente il Tibet e che il suo esercito, dal 1950 in poi ha cominciato un'opera integrale di distruzione dei monasteri tibetani ( oltre 6.000) , di cui molti secolari.
Circa 1.200.000 sono stati i tibetani che vennero uccisi nella repressione, e le stime sono approssimative, ma sicuramente in difetto.
Anche gli arrestati sono stati e sono tuttora migliaia, soprattutto monaci e monache, richiusi nelle carceri cinesi per reati politici legati alla richiesta di indipendenza o a reati di opinione.
Il Dalai Lama ha spesso denunciato la volontà del Governo Cinese di cancellare definitivamente la cultura del Tibet con la repressione.
"La situazione è talmente grave e disperata che ora neanche lo stesso Dalai Lama in esilio, non osa più richiedere l'indipendenza del Tibet, ma solo una vera autodeterminazione che possa preservare ciò che è rimasto della sua cultura e che possa garantire ai tibetani i diritti civili e umani fondamentali" - così recita Wikipedia.
Il dramma angosciante è che nazioni e governi come quello Cinese, per il semplice fatto di occupare un seggio permanente all'Onu, pretendono di avere l'autorità morale di decidere delle sorti del mondo, intervenendo come arbitri e giudici delle contese internazionali.
A queste nazioni il mondo occidentale, il mondo civile, il mondo dei diritti dell'uomo, dovrebbe avere il coraggio di manifestare in maniera totale il proprio disappunto, la propria contrarietà e la propria decisa e ferma volontà, senza dubbi, senza tentennamenti.
Ecco perchè, anche a fronte dei nuovi tentativi del Governo Cinese, che ancora una volta pretende di intervenire ed interferire nella sfera dei diritti fondamentali dell'uomo, si dovrebbe rispondere con la minaccia del boicottaggio delle prossime olimpiadi Cinesi.
Governi come quello non hanno diritto di cittadinanza nel consesso delle nazioni civili e democratiche, si dovrebbe avere il coraggio di manifestarlo apertamente, tanto per non lasciare a nessuno illusioni o false speranze.

martedì 16 ottobre 2007

I controllori di volo dormono sereni i viaggiatori un po' meno.


Sognare tra le nuvole, si dice spesso e si sa, può essere piacevole quando il sonno è dolce e sereno. Ma che dire se mentre si sogna tranquillamente a bordo di un aeroplano si scopre che anche il controllore di volo, invece di vigilare sul nostro sonno e sul nostro viaggio, se la dorme anche lui alla grande davanti agli schermi radar ?
A questo punto si passa dal sogno all'incubo. Ebbene nei cieli d' Italia può accadere anche di questo.
La notizia l'ho raccolta per prima con dovizia di particolari nell'edizione di oggi delle 12.25 di Studio Aperto ed è accaduta all'aeroporto di Linate nei primi giorni dello scorso maggio, purtroppo messa a tacere per tutta l'estate. Ora è certa e confermata.
Mentre gli aerei stavano volando nessuno rispondeva alla radio e alla fine hanno dovuto intervenire i controllori di volo un'altra regione per assistere gli aerei e allertare i colleghi di Milano con alcune telefonate.
Alla fine i voli hanno potuto finalmente atterrare.
Nonostante le rassicurazioni dell' Enav che afferma che «la sicurezza dei voli non è mai stata messa in discussione, nè ci sono state conseguenze sulla regolare gestione operativa, grazie agli esistenti sistemi tecnologici di riserva (back up) e alle previste procedure operative» noi non ci sentiamo per nulla tranquilli nè rassicurati.
Delle due cose se ne dovrà alla fine scegliere una e cioè, o i controllori di volo non servono a nulla e allora lasciamoli dormire tranquilli a casa per tutto l'anno, o se servono e dormono cambiamogli lavoro, evidentemente non è il loro mestiere.
Non è tollerabile nè pensabile che qualcuno possa così tranquillamente giocare con la vita di tante persone.

Prodi batte la ritirata di fronte alle minacce dei Sindacati.

Anche un qualsiasi sciocco alla fine avrebbe immaginato che la questione si doveva concludere così. Anche io sarei riuscito sicuramente a far meglio ed a prevedere le reazioni.
Qualsiasi sciocco lo avrebbe fatto, ma non Prodi e i suoi compagni della sinistra estrema che pensavano e si illudevano potesse finire diversamente.
E attenzione non entro nel merito dei contenuti, non voglio discutere della sostanza, ma solo sulla forma.
Difatti la ragione vuole che se si firma con le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori e con Confindustria un accordo sul Welfare, questo poi sia da tutti rispettato, per primo dallo stesso governo che ne era promotore e garante stesso.
Tanto più se poi sullo stesso protocollo d'intesa si erano spesi in assemblee pubbliche tutti i sindacati e si erano pronunciati per il sì all'accordo, tramite voto, ben 5 milioni di persone.
Solo qualche sprovveduto poteva pensare che alla fine le Organizzazioni Sindacali avrebbero accettato correzioni che non fossero state da loro proposte e con loro concordate.
Nè Giordano, nè Pecoraro Scanio, nè Prodi dovevano legittimamente illudersi del contrario.
Appena battuta dalle agenzia la notizia che il Governo aveva licenziato il protocollo del welfare con alcune modificate, volute dai partiti della sinistra estrema, subito si erano alzate chiare e forti le proteste dei tre Segretari Confederali.
E non erano solo proteste formali, in pratica erano minacce e promesse.
Era la promessa di interrompere i rapporti con il Governo e la minaccia, come era scontato, di aprire un fronte unico di scontro su una serie ininterrotta di questioni che consideravano aperte, con il solo evidente scopo di dimostrare a tutti che se vi erano ancora margini di trattativa per meglio tutelare e difendere gli interessi dei lavoratori, loro erano più bravi di Giordano ad avanzare proposte concrete.
Il messaggio era chiaro o si ridiscute tutto con noi da capo ma allora sia chiaro non ci accontenteremo di quanto sottoscritto, poiché se basta minacciare per far cambiare idee al Governo, noi ora minacceremo per davvero e apriremo vertenze su più fronti compreso il fronte pensionistico e contrattuale, oppure si ritorna alla situazione antecedente al Consiglio dei Monistri e Prodi annulla ogni correzione al protocollo sottoscritto.
Uomo avvisato mezzo salvato, e visto che il messaggio era chiaro, Prodi batteva in ritirata con la sua armata Brancaleone. Ritirata strategica si dirà, anche se tardiva e poco dignitosa.
Su come se la vedrà poi in Consiglio dei Ministri ora, se lo dovesse convocare, che cosa dirà a Giordano e compagnia e neppure cosa questi faranno, non è dato sapere.
Una cosa però è certa, siccome gli attori sono ancora tutti sul palco e il teatrino della politica nostrana continua, finito il primo tempo aspettiamo di vedere e di gustarci ancora la prossima puntata.

lunedì 15 ottobre 2007

Eletto il Segretario ora si deve fare il partito


Walter Veltroni è il nuovo, oltreché il primo, segretario del Partito democratico.
I risultati erano scontati e i dati ufficiali confermano le aspettative della vigilia, Veltroni viene eletto con il 76% circa, Rosy Bindi raggiunge il 14,4 per cento, Enrico Letta il 10,8, Adinolfi e Gawronski lo 0,1.
Tra le prime reazioni Prodi, che afferma che "adesso il governo è più forte". Più che una dichiarazione sembra un'ingenua speranza.
Scontata appare anche la nota di Forza Italia che afferma che i dati sono gonfiati, se non altro questa volta non hanno parlato almeno di brogli elettorali come al solito.
Si può comunque essere favorevoli o contrari al nuovo partito ma non si può non riconoscere come i risultati, e l'affluenza al voto delle primarie del Partito Democratico, siano state un vero e proprio successo, al di là delle più ottimistiche previsioni.
Certo, ci voglio mettere tutti i dubbi che sosterranno i detrattori, e cioè che si sono fatti votare sia i 16enni che gli extracomunitari e che entrambi non avranno diritto di voto alle prossime elezioni; si dirà che qualcuno ha votato più per speranza e voglia di cambiamento che per convinzione e certezza.
Sicuramente sarà così , ma in ogni caso, detto anche questo, il risultato è comunque importante sopratutto in questi periodi in cui la fa da padrone l' antipolitica.
L'inizio è incoraggiante , però ora che si è fatto il segretario si deve fare il Partito.
Su come io la pensi non aggiungo altro rispetto a quanto già detto in precedenza.
Fare il partito non sarà una cosa semplice, si tratta in pratica di far convivere in uno stesso organismo, uomini e mentalità diverse, esperienze di vita politiche spesso antitetiche e che vanno a volte dall' integralismo cattolico, ancora presente nella Margherita , allo statalismo più acceso, retaggio nostalgico del vecchio Partito Comunista.
E' un po' come cercare di far convivere sotto lo stesso tetto il vecchio don Camillo e Peppone.
Troppe sono ancora le cose mantenute sul vago e che comunque dovranno essere affrontate.
Veltroni dovrà scegliere la linea del partito, gli elettori vogliano ora sapere se, per esempio, sarà laico, se opterà per la sanità pubblica o privata, per la scuola pubblica o privata, se procederà nella strada delle liberalizzazioni.
Non sarà ininfluente sapere poi se in Europa si collocherà assieme a tutti i partiti socialisti e laici, e poi ancora come la pensino sull' aborto, sul divorzio, sulla famiglia e sui Dico.
E gli elettori non si accontenteranno di saperlo così per sommi capi e un po' superficialmente, ma vorranno avere certezze. Il problema è che ora a Veltroni mancano risposte certe e da tutti condivise all'interno del partito, sicuramente per ora è meglio il silenzio sul programma, ma le risposte dovranno essere date quanto prima anche a costo di strappi e lacerazioni interne.
Non sarà possibile cercare di campare a lungo tra una scelta e l'altra, tra una idea e l'altra, senza mai decidere veramente.
Rimangono poi ancora in sospeso le scelte fondamentali per lo sviluppo del paese, i problemi energetici, con le timide aperture al nucleare già fatte dai DS, l'ambiente , i trasporti, la Tav, le discariche , i gassificatori, in pratica lo sviluppo di un moderno paese, e poi sicuramente la riduzione dei costi della politica, è questa una strada che non sarà possibile abbandonare e su cui gli elettori si aspettano scelte coraggiose.
Per ultimo rimangono poi da decidere quali saranno i rapporti che il nuovo partito ed il suo segretario manterranno con l'attuale Governo Prodi, e non credo che alla lunga il rapporto potrà mantenersi idilliaco.
Un Veltroni schiacciato sulle posizioni di Prodi non avrebbe grosse speranze di vittoria, e noi non avremmo grosse speranze di cambiamento.
Il partito, lo do per scontato anche dalle timide dichiarazioni di Veltroni , dovrà poi essere riformista. Resta da vedere come riuscirà in questa maniera a far digerire le sue scelte e le sue idee alla sinistra estrema della coalizione.
Ecco perché io dico che molti hanno votato più per speranza e per manifestare il loro desiderio di cambiamento che per una certezza o per convinzione.
Ma attenzione, in questo desiderio di cambiamento e in questa speranza di nuovo, vi si trova anche una forte avversione nei confronti dell'attuale governo.
Per ora abbiamo solo speranze. In ogni caso anche avere una speranza è importante , a volte fa la differenza tra la resa al vecchio ed il futuro.
E io, che non ho votato, che non ho grande fiducia nel nuovo partito ma al contrario nutro su tutta l'operazione tanti e fondati dubbi, molte e diffuse perplessità, voglio comunque sperare.
Non chiedo molto, voglio solo sperare, come mi pare abbiano fatto e vogliono fare molti italiani. Sperare in uomini migliori , sperare in un'Italia migliore, più seria, più moderna e civile e in cui i giovani possano riacquistare fiducia nella politica e nelle istituzioni e finalmente guardare con serenità allo sviluppo del loro paese ed al loro avvenire.

Blog Action Day.

Questa mattina mi sono svegliato e di colpo ho provato ad immaginarmi un mondo diverso, un'aria pulita e senza smog, un'acqua non inquinata, pura e limpida, da bere direttamente, alla fonte, un cielo stellato da guardare ogni notte, un mondo senza rumori.
Mi immaginavo poi distese enormi di campi di grano senza antiparassitari, piante e frutti senza anticrittogamici e per quanto guardassi in lontananza non riuscivo a vedere alcuna discarica.
Ma questo non è altro che un sogno, un sogno ad occhi aperti.
I sogni però sono importanti e spesso sta a noi cercare di realizzarli.
Allora proviamo assieme, e per quanto possibile rispettiamo in ogni modo l'ambiente e la natura, preserviamolo per noi e per i nostri figli.
Ma il volerli preservare impone scelte non facili.
Personalmente amo l'America, amo la sua cultura, la sua società i suoi spazi ed il suo modo di essere nazione giovane e moderna, amo il sogno americano.
Vorrei vivere in quel paese per me grandissimo, vorrei vivere come vivono gli americani.
Ma L' America non è solo un mio sogno, è spesso il sogno del mondo.
Purtroppo se tutti al mondo volessero o dovessero vivere come si vive in America, non basterebbero le risorse di cinque pianeti come la terra.
Se tutti al mondo dovessero sfruttare le risorse del pianeta come si fa in America, e come ora pensano di poter fare Cina e India, alla fine il mondo non avrebbe più risorse disponibili e si ridurrebbe ad un'enorme discarica a cielo aperto, una distesa enorme di rifiuti.
Da una parte abbiamo un consumismo sfrenato e un sviluppo che si pensa infinito, dall'altra risorse sempre più scarse e la necessità di salvaguardare quanto esistente anche per i posteri.
Le due cose difficilmente riescono a coesistere.
Ecco perchè il vero problema, sempre più urgente da risolvere prima che sia troppo tardi, è quello di trovare la via di uno sviluppo possibile, di uno sviluppo sostenibile, che sappia armonizzare le richieste di crescita del mondo con le risorse disponibili, solo così alla fine la specie umana può sperare di avere un futuro per sè e per la terra.