martedì 31 luglio 2007

Muore un altro grande del cinema , Michelangelo Antonioni


Ieri Bergman, oggi muore Michelangelo Antonioni, un altro grandissimo del cinema.
Ricordiamo solo i suoi film più famosi quali "Deserto rosso", "Blow up" , "Zabriskie Point" e "Professione Reporter".
Antonioni fu spesso definito il regista dell' incomunicabilità e non gli si fece secondo me ingiustizia più grande.
La sua invece fu una "comunicabilità" continua , fatta di sguardi, di inquadrature, una comunicazione non meno spontanea e bella delle parole , ma forse per questo più adatta al cinema.
Il suo fu il cinema, modernissimo, dell'introspezione nell'uomo e nella sua natura più vera.
Strana a volte la vita, il regista definito dell'incomunicabilità, ma io preferisco dire della comunicabilità per immagini e sentimenti, fu costretto dal destino, a seguito di un ictus, a comunicare solo con lo sguardo e con i gesti, sempre però con la mente e l'anima.
Sono giorni di grande lutto e di grandi perdite per il cinema, ma non solo per il cinema.

Un saluto a Ingmar Bergman.


Nacque il 14 luglio 1918. Dapprima si dedico al teatro sopratutto drammatico, solo in un secondo tempo e per nostra fortuna, al cinema.
Muore con lui un sublime cantore dell'anima moderna, dei sentimenti schivi e riservati, ma non meno profondi della mentalità e del sentire del nord Europa.
Visse in profondità le angosce dei nostri giorni e seppe, con linearità, semplicità e grandezza rappresentarli.
Ricordo solo alcuni dei suoi film, i più famosi, che sicuramente tutti ricorderanno e che hanno accompagnato la mia giovinezza e quella di una generazioni di italiani, che si avvicinavano per la prima volta ai film di autore, proiettati nei vari "cineforum" di provincia.
Chi può dimenticare film come "Il settimo sigillo" , "il posto delle fragole" , "Il volto" o "La fontana della vergine" e ancora "Come uno specchio" , "Il silenzio" o "sussurri e grida".
In essi vivono gli affetti, i ricordi, le memorie, i drammi e le paure del 900; la vita ed i ricordi famigliari, le angoscie giornaliere assieme alla più grande angoscia moderna, la morte, per arrivare in un crescendo al sentimento religioso ed al dramma del fallimento esistenziale, tutto interiore, corale e tipico del nostro mondo.
Autore del tutto moderno Bergman che interpreta in maniera eccezionale la nostra società.
Muore con lui uno dei più grandi registi del nostro secolo, con lui se ne va parte della nostra cultura e della nostra ragione, ci lascia inalterati il suo pensiero ed i suoi valori.

lunedì 30 luglio 2007

I miei pensieri su Genova


Genova ci ha accolto sabato, con molle grazia, per ammirare il suo "The tall ships' Races 2007".
Splendida città Genova , luogo di memoria e di storia, posto da vedere, da ammirare e da assaporare interamente in tutte le sue sfumature.
Già il percorso che vi è chiesto, per poterla raggiungere, vi scoraggia, vi da l'impressione della sua complessità e della sua varietà.
Quei monti, propaggini, per ora solo accennate e rialzate di Appennino ti abituano, con la loro frastagliatura al rollio ed al beccheggio del mare. Devi per forza seguire il percorso accidentato di quella strada, scolpita con un colpo di una enorme accetta che ha causato un solco profondo in quel terreno , lasciandovi sparse, da un lato e dall'altro le sue ferite, ferite dell'uomo, rappresentate da quell'asfalto e da quelle case, e ferite della natura.
Il viaggio è stato piacevole, ma come ogni viaggio deve essere fatto con il cuore e con la mente, non solo con gli occhi, anche le valigie ed i bagagli, in fin dei conti, viaggiano sempre, ma non provano emozioni, non viaggiano nello spazio e nell'anima, non colgono mai, come si dovrebbe sempre fare, l'essenza del viaggio e del tempo.
Mentre ti guardi attorno noti già alcune differenze "temporali" del paesaggio, alcune stratificazioni essenziali delle cose.
Case antiche, solide, imponenti, inserite perfettamente nell'ambiente naturale, aggrappate solidamente a quei pendii e , al contrario, case moderne, impersonali e che paiono costruite da chi sembra costretto da necessità, ma non da voglia, a rimanere in quei luoghi; costretto solo da immediatezze, provvisorietà, come di chi fosse lì solo di passaggio, pensando e desiderando altro, indeciso se percorrere la via del mare o quella più certa della terraferma.
Poi, alla fine di quella strada, che sembra costruita più per il corpo di un gigantesco serpente marino desideroso di raggiungere il suo ambiente che per l'uomo ecco Genova.
Dall'alto cogli "la Superba", che si erge fiera dal suo mare e ti viene istintivo canticchiare "con quella faccia un po' così, con quell'espressione un po' così" e ti si allarga lo sguardo ed il cuore .
Non sai e non cogli, quando la vedi, se era il mare che voleva vedere in un colpo d'occhio unico tutte quelle case rialzate per meglio dominarle o se al contrario sono quelle case che, tutte assieme, vogliono vedere e cogliere quel mare, quasi a volerlo abbracciare tutto.
Ti accorgi però, guardando quelle onde e quella costa, del perchè per i francesi il mare è femminile, mentre per noi italiani il mare è sempre maschile.
Vedendo quei flutti infrangersi contro una costa così scoscesa ti rendi conto che per noi il mare può essere solo, a volte, piacevole compagno di viaggio e mai un mare da solcare o da "possedere" a nostro piacimento al pari di una donna.
Abbiamo una cultura marinara più antica dei francesi, conosciamo per questo meglio il carattere e la forza del mare, anche se ci piacerebbe amarlo, di quell'amore penetrante del possesso.
Lì attorno lo vedi infrangersi sugli scogli, mentre pare chiedere a quella terra, come unico favore, quello di essere contenuto tutto da quella costa e dove non è stato possibile naturalmente, vi ha provveduto l'uomo, costruendo moli e attracchi.
Se sono tutte splendide e ricche di storia le città italiane, le città di mare lo sono due volte di più, ma mai sono le une uguali alle altre.
Le differenze si fanno sentire se tu solo paragoni Venezia e Genova, la prima splendido salotto del nord, che si affaccia sul mare, elegante, ricca e sempre ricercata, simbolo di una ricchezza ostentata e di una classe mercantile elitaria ed aristocratica, espressione perfetta della ricercatezza delle grandi famiglie venete.
Guardate invece Genova , osservate da vicino e vi accorgerete di quanto sia più "popolare", con il suo centro storico fatto di case, di storie e di vite messe le une sopra le altre a casaccio, stratificate dal tempo e nello spazio.
Già l'origine del nome Genova ti da l'idea della sua "variazione", del suo essere terra e mare, l'uno e l'altro se, come è vero, pare prenda il nome da Giano, il dio a due teste, l'una rivolta al mare, l' altra ai monti che la circondano.
Anche lo sguardo dei Genovesi, così come la mente, si trova diviso tra l'aspirazione al mare e la voglia del ritorno.
Capisci allora il perchè di quelle case la in alto, che paiono voler tutto dominare.
Non è "superba questa città, vive solo l'angoscia di chi ha affidato i suoi destini e la sua gente al mare e, a sera , con ansia scruta il mare, nell'attesa di un ritorno, e tutto vuole abbracciarlo quel mare, senza lasciare zone d'ombra alla speranza ed al cuore.
Rimirate, se ne avete occasione il suo centro storico, fatto di stradine e di viuzze, uno dei più grandi di Europa, che solo i danni dl tempo e l'inerzia e la stupidità dell'uomo hanno così profondamente danneggiato.
E per una volta non ascoltate l'illuso "Sommo Poeta" Dante che, in un suo celebre scatto d'ira, così frequente in lui, si augurava che i genovesi fossero dispersi nel mondo a causa dei loro costumi e delle loro magagne.
Io , che non sono così illuso come Dante, rispetto i genovesi, forse perchè non ho mai visto mercanti mantenere una parola data, lo esige la loro natura e le loro fortune nascono sempre da questo loro adattarsi e piegarsi a tutte le nuove esigenze.
Guardate i mercanti moderni e provate ad aspettarvi da loro sempre e solo correttezza e fermezza nella parola data, saresti uomini tutti d'un pezzo come Dante, ma come lui illusi.
A proposito di "costumi" anche se di altre fatture, ricordate che qui a Genova furono fabbricati, forse proprio in quei magazzini del cotone li al porto e poi esportati in tutto il mondo quei famosi calzoni, i "jeans", forse il simbolo più vero della generazione moderna.
Nessuno è profeta in patria e non lo furono nemmeno loro, divennero famosi solo oltre oceano, all'estero.
La mia gita a Genova finisce nell'ammirare estasiato quei velieri fermi nel porto.
Se le vele sono il classico simbolo dell'avventura e della voglia di andare oltre lo spazio ed il tempo, non sono da meno quei bastimenti, pieni di storie, di avventure , di coraggio e di paura di quel mare che qui rappresenta la vita.
Ti immagini li, su quel porto e su quel molo, tutta una generazione di emigranti diretti alle "Americhe", vedi le loro angoscie, i dubbi e la nostalgia, ma anche la voglia dell'avventura e del riscatto, la stessa che ora vedi negli occhi dei moderni emigranti, extracomunitari di ogni razza e paese, che rendono la città sempre più simile ad una variegata e moderna Medina, ad una città mai così multietnica.

Mentre quelle vele si sciolgono al vento, come una volta si scioglievano alla speranza, in cuor tuo pensi che sempre, quelle navi, o altre simili e forse più moderne, saranno importanti finchè al mondo ci sarà qualche cosa o qualche luogo da desiderare o da cui fuggire, ma anche fino a che ci sarà al mondo un qualche cosa o un qualche luogo a cui, prima o poi, si desidererà fare ritorno.

venerdì 27 luglio 2007

San Rocco, il sesso e le colpe degli untori vecchi e nuovi



Un bell'affresco di San Rocco, situato all'interno della chiesetta del Mercato di Iseo mi è motivo, dopo averne letto in un testo la sua storia, per una breve riflessione.
San Rocco vi è raffigurato nel gesto semplice e forse impudico di chi mostra , indicandola con l'indice , una piaga infetta situata inequivocabilmente nell'angolo interno di una coscia .
Sopra l'affresco vi si legge la data dell' 11 marzo 1543.
La malattia è indiscutibilmente la sifilide detta nel Medio Evo "male di San Rocco", che provocherà, in quel tempo circa 20 milioni di morti.
Apprendiamo cosi che anche "il sesso sicuro" potrebbe forse avere un suo santo protettore, individuabile in San Rocco, anche se vediamo come la malattia, da malattia di un santo, sia diventata, nella considerazione della gente e con il tempo, una malattia di depravati, di peccatori e di viziosi.
La sifilide dunque dilagherà velocemente per tutta l'Europa e l'Italia non ne sarà immune, anzi sarà proprio uno dei territori più infetti, essendo invasa, proprio in quegli anni, dagli eserciti di Carlo VIII e come si sa, e come spesso avviene, gli eserciti hanno bisogno di divertirsi, hanno bisogno di donne e di tutti quei piaceri della vita, necessari a chi deve dimenticare la morte.
Gli effetti della malattia sono spaventosi, il corpo si copre di orrende piaghe e pustole, fortissimi sono i dolori in tutte le membra, la pazzia e la morte sono le tragiche conseguenze in una popolazione al tempo priva di difese immunitarie.
Il classico "castigo di Dio" nella mentalità comune per una malattia che, al pari dell' AIDS si diffonde con i rapporti sessuali.
L'impatto fu tremendo anche nei costumi e nelle abitudini sessuali e di vita.
La società del 500 passò rapidamente dalla gaiezza e dalla gioia di vivere del primo 500 alle cupezze sessuofobiche che si diffusero altrettanto rapidamente della malattia.
Alla chiesa non sembrò vero poter soffiare sul fuoco, diffondendo paure e sensi di colpa.
Il fatto curioso. che voglio rimarcare. è che ogni popolo diede un nome particolare e diverso alla malattia.
I Francesi la chiamarono "mal napoletano, i napoletani "mal francese".
Quando poi la malattia, non facendo differenze di fede o religione, si diffuse nel mondo arabo fu chiamata "mal cristiano" , infine venne considerata, e non poteva essere diversamente visto le loro storiche colpe, il male tipico dei peccatori per eccellenza e cioè degli ebrei.
Potremmo continuare all'infinito, ma arriveremmo comunque alle stesse conclusioni, le colpe sono sempre degli altri, dei diversi, degli stranieri.
IL mondo in fondo, nella sua sostanza, non è poi cambiato molto, basta pensare all' AIDS, colpa sicura della vita sessuale dissoluta dei gay, i nuovi untori, o dei tossicomani e delle loro famiglie, e poco importa se invece l' AIDS sia più diffuso nel mondo, proprio tra gli eterosessuali.
Di colpa in colpa arriviamo, in anni più recenti, alla distruzione degli ebrei, colpevoli di tutti i mali d'Europa.
Ai giorni nostri non ci siamo ancora liberati di questa mentalità, gli untori sono solo cambiati ora, sono gli extracomunitari, colpevoli in assoluto di tutte le violenze moderne che a ben vedere, al contrario, spesso noi abbiamo esportato con la mafia in tutto il mondo.
Tutto deve cambiare diceva il Principe Salina nel suo famoso Gattopardo affinchè tutto rimanga come prima.
Il mondo è cambiato, sono passati da allora 5 secoli , ma la mentalità si è mantenuta, i colpevoli sono sempre gli altri, i diversi, gli stranieri.

giovedì 26 luglio 2007

Oltre quel muro


Oltre quel cancello in ferro battuto si può scorgere tutta la casa, grande, imponente, incute rispetto al solo vederla, non solo perchè residenza padronale, ma proprio per il rispetto che ti suscita tanta grandezza e tanta lineare e semplice bellezza.
Le colonne del porticato sono maestose e svettano fino al tetto, dieci metri più in alto.
Al di là di quel porticato e più in basso, le dolci e sinuose colline della Franciacorta, in un susseguirsi ininterrotto di salite e di discese, una linea di interruzione dell'orizzonte a perdita d'occhio , un leggero singhiozzo morenico.
I filari di viti conferiscono al paesaggio uno spettacolare senso geometrico, si sente e si vede la mano dell'uomo. ma anche la mente dell'uomo che ha dato forma alle cose ed alla natura.
Nel giardino, al di la di quel cancello, fiori di ogni forma e colore, sparsi nelle aiuole ben curate di un classico giardino all'italiana.
Qua e là, ad interrompere la monotonia geometrica dei viali, spruzzi colorati di rose antiche; le "rugose", le " galliche" e le splendide rose "inglesi", danno un profumo antico e signorile all'ambiente.
Gli odori sono forti, sensuali e languidi; i colori danno smalto a quella tavolozza e vanno dal bianco al rosso, al rosa, lo sguardo è estasiato, i sensi inebriati, la mente stordita.
Oltre le finestre dell'abitazione, caratterizzate da quegli altissimi battenti, quasi che la casa fosse abitata da giganti, si intravedono quegli splendidi lampadari in vetro di Murano, coloriti al pari del giardino, che diffondono sprazzi di luce in ogni dove.
Oltre il portone di ingresso alla villa, rialzato e al di sopra una elegante e ampia scalinata di accesso, quasi a testimoniare una intrinseca distanza degli abitanti della dimora dal resto del mondo , si intravede il salone dei ricevimenti, più oltre ancora altre scale.
Non si può non pensare a quanti avvenimenti abbia assistito quel salone, ricevimenti susseguitesi nel tempo, per allietare le giornate, per festeggiare ricorrenze o anche così, solo per rompere una noia antica di classe.
Sembra ancora, a ben ascoltare , di sentire il suono di quelle musiche e di quei balli mentre il vento percorre, scuotendole, le fronde di quelle secolari piante che allietano e rinfrescano, ora come allora, il giardino e le passeggiate dei proprietari.
In sottofondo e se tendi l'orecchio senti il fruscio degli abiti delle signore che spazzano, volteggiando e roteando allegramente , i preziosi marmi di quel pavimento.
Ora la musica che si sente è naturale, ma non meno bella, ed è data dal canto a distesa dei merli, dal frinire delle cicale e dei grilli.
La cosa che però colpisce di più, al di là della bellezza del luogo e della sua suggestione, è un muro di cinta, che circonda tutta la casa e la proprietà e che corre a lato di una sinuosa e lunga strada di accesso, separando e dividendo l'abitazione da questa.
Questo sentiero era una volta percorso dai contadini, abitanti del luogo, che numerosi raggiungevano, per i lavori stagionali, i campi del proprietario.
A volte si trattava di mietere il biondo grano, ora si doveva rigirare con l'aratro ed i buoi quella terra nera e ricca, ora si doveva vendemmiare, in una festa degli uomini e della natura, su quelle viti antiche.
La vite, diventata il biondo oro di queste terre di Franciacorta , a volte rosso oro, tradizione e memoria, anche se a volte, abusando del suo "succo", si rischia di perderla la memoria.
Ora qui, quando ti guardi attorno, non riesci più a pensare di essere in Italia, ma ti pare, quasi per incanto, di essere trasportato in quell'America del Sud, famosa per i suoi campi di cotone, solo che là il bianco del cotone faceva stridente contrasto con il colore della pelle degli schiavi neri, qui, non più schiavi ma sempre neri, i lavoratori stagionali si mimetizzano sotto quei filari di scuri e rossi grappoli .
Dicevo di quel muro di cinta, divide due mondi, due mentalità, due culture, due società, una volta come ora. Anche ora è una linea di demarcazione, a seconda che tu guardi da una parte o dall'altra vedi due mondi e allora capisci, negli scuri e profondi occhi di quei neri, di quegli extracomunitari che guardano oltre quel muro e dentro la casa vedi la meraviglia, l'invidia del povero verso il ricco, la rabbia forse ed il desiderio di rivalsa degli umili.
Quel muro è li proprio ad impedire che questi desideri debordino e possano diventar realtà.
Se tu invece guardi da questa parte del muro verso l'esterno capisci allora le paure inconsce ed i timori di chi quel muro lo vede solo come un bastione posto a difesa dei propri privilegi.
Il destino di quel muro, fino a che resisterà, sarà quello di dividere due mondi, due coscienze, due mentalità.
Il destino di noi uomini, fino a che vivremo, sarà quello di lasciarci sempre dividere da un qualsiasi muro.

La giustizia di Padre Bossi e della chiesa non può essere di questo mondo.


Padre Bossi, il missionario tenuto prigioniero da un gruppo islamico nelle Filippine, non intende denunciare i suoi rapitori.
Una richiesta in tal senso era stata avanzata dal governo Filippino.
La risposta di padre Bossi non si è fatta attendere "si tratta di poveri pescatori che obbedivano ad ordini superiori".

Comprendiamo la sua risposta, ancora di più se pensiamo che è sua intenzione ritornare proprio negli stessi luoghi in cui è avvenuto il suo rapimento.
La comprendiamo ma non la condividiamo padre, la rispettiamo solamente, pensando sia dettata da quella pietà cristiana che la porta inevitabilmente a perdonare ogni cosa. Ogni azione umana, fossero anche le peggiori, forse per lei esige sempre il perdono.
Ma ha veramente riflettuto padre a quali conseguenze ci può portare il suo principio ?
Le faccio un esempio, anche banale se vuole, e se di fronte ai delitti ed ai rapimenti di mafia che insanguinano tanto spesso il nostro meridione adottassimo lo stesso principio ?
In genere si tratta, in origine, di poveri ragazzi di quartiere, disoccupati, senza avvenire e senza speranze che ubbidiscono sempre ad ordini superiori ed a cui spesso sembra migliore la strada del crimine di una vita fatta di miseria e di stenti per sè e per la famiglia.
Si rende conto padre che i suoi principi ed i suoi ideali sono disastrosi per ogni stato e per ogni democrazia, sono disastrosi per la giustizia stessa; se vi è un delitto vi deve essere anche un castigo.
Il sentimento del perdono è divino padre, in tutti i sensi lo è, ma lei mi insegna che accanto a questo esiste anche una giustizia divina e io padre sono costretto a ricordarle che per il bene di tutti, sopratutto di tanti innocenti, vi deve essere anche una giustizia in questo mondo e chi commette un crimine, qualsiasi esso sia, deve avere la certezza del castigo.
Discutiamo poi di tutto padre e sicuramente sarò con lei ma lei su questo rifletta e convenga.
Le condizioni di quei pescatori forse ci porteranno a combattere una identica battaglia, contro la loro povertà, contro la miseria, contro l'ignoranza, ma lei padre capisca e comprenda che dobbiamo trovare regole di vita, serenità e giustizia, anche su questo mondo, non solo nell'altro.

mercoledì 25 luglio 2007

Tiwtter amicizie o nulla ?

Due soli ragionamenti per una piccola discussione che ha animato e diviso il mondo di twitter ieri sera.
Il "twittero" mondo, su una questione nata dalla mia decisione di eliminare dal mio elenco "twitter" chi non mi aveva "accettato" come amico si è diviso in:

1) Favorevoli : molti
2) Contrari: nessuno credo
3) Mediatori: a dire il vero solo i preziosissimi (pompieri) gigicogo e daniele.

Per me nulla di eclatante e che dipende solo dalla mia personale convinzione su che cosa sia twitter e a che mi debba servire.
So che per molti di voi eliminare un twittero è quasi come ucciderlo e quindi comprendo l' animosità della discussione.
Per tanti di voi poi i nomi che io ho eliminato so per certo rappresentano il meglio della blogosfera forse. Per me al contrario non rappresentavano nulla da quel punto di vista, forse se avessero accettato la mia "amicizia" avrei potuto scoprire in loro cose che così non sono riuscito ad apprezzare.
Dal punto di vista funzionale poi il meccanismo adottato da twitter dei "followers" così come è non mi convince, mi sembra un pochetto ipocrita, commercialmente corretto anche se furbetto e ipocrita.
Dal punto di vista "commerciale" permette e dà l'illusione, anche a chi non riesce a relazionare, di "rimanere" in twitter con qualche "speranza", riesce poi ad essere valido strumento pubblicitario di chi "sfrutta" "twitter" solo ed esclusivamente per pubblicizzarsi e pubblicizzare i propri "prodotti" anche di chi non ha alcun interesse a "relazionarsi" con altri.
Personalemente twitter non lo vivo così, ho altri strumenti per "seguire" chi "veramente" mi interessa pur non essendo mio amico, qui in twitter io mi diverto confrontando idee e pensieri con degli amici e relazionandomi con loro anche tramite i loro blog che mi danno modo di conoscere diverse esperienze di vita e diversi interessi.
Tanto sono convinto di quanto affermo che ho la certezza che, prima o poi, anche twitter deciderà di cambiare il meccanismo dei "followers".
Molto meglio per me la limpida e virile scelta dell'accettazione o del rifiuto, piu seria chiara ed evidente.
A operazione conclusa ed a conti fatti si sono salvati 127 amici. Credo, sfogliando rapidamente i loro blog, che ci sia il meglio della blogosfera che io ho trovato, magari poco conosciuti ma vi assicuro che sanno essere a volte spiritosi e divertenti, spesso intelligenti e piacevoli, in ogni caso una splendida e piacevole compagnia.

Tagliati i vitalizi di Camera e Senato e aumentati i rimborsi per le spese eletorali

Finalmente hanno deciso di intervenire per diminuire i costi della politica.
Calma però, non illudiamoci, non ora . I tagli non riguardano loro ma chi verrà e cioè i parlamentari che, nella prossima legislatura, saranno eletti per la prima volta.
Per i parlamentari in carica ora resta il trattamento vigente.
Guardando cosa è stato fatto, si scopre così che è stata fatta la proposta di tagliare i vitalizi ed i rimborsi spese per i viaggi all'estero dei Parlamentari, in totale un risparmio di 23,4 milioni di euro. C'è sempre però, guardando meglio, un piccolo inghippo quando si ha a che con i nostri molto "Onorevoli".
Con la stessa proposta il Governo ha aumentato di 40 milioni di euro la dotazione annua dei partiti per il rimborso delle spese elettorali, che passa così da 160 a 200 milioni di euro all'anno e si sa, il prossimo anno ci saranno le elezioni.
Quello che ci hanno dato con una mano ci verrà tolto, con gli interessi, dall'altra.
Fossi un severo castigatore dei costumi pubblici come Cicerone mi verrebbe istintivo dire "Per quanto tempo ancora approfitterete della nostra pazienza".
Pur non essendo Cicerone, mi chiedo lo stesso, quando cominceranno a diventare più seri e a rivedere davvero gli inutili sprechi della politica italiana a tutti i livelli.
Basterebbe cominciare a chiedersi se ha davvero senso mantenere nelle varie Società a controllo o a partecipazione statale un numero esorbitante e costosissimo di consiglieri di Amministrazione.
Personalmente poi sono convinto che l' Italia possa vivere, e forse meglio prosperare, anche senza rappresentanze politiche così capillari e spesso in sovrapposizione, del tutto inutili e sempre costosissime, che vanno dalle Circoscrizioni, alle comunità Montane, alle provincie, ai Bacini Imbriferi e chi più ne ha più ne metta.
Quando finalemente si metterà mano a questo forse capiremo che si sta facendo sul serio e che probabilmente si è imboccato la strada giusta e forse cominceremo ad avere fiducia davvero.

martedì 24 luglio 2007

Un saluto a Giovanni Nuvoli

E' morta la pietà, se ne è andata definitivamente assieme a Giovanni Nuvoli.
La sua - dicono - è stata una morte tranquilla e improvvisa, avvenuta poco dopo le 22. Ma come puo' essere tranquilla una morte così lungamente attesa e così lungamente cercata.
Solo la morte ha avuto pietà di Giovanni, nessuna pietà invece dagli uomini, dalla vita, dalle leggi, dalla chiesa o dallo stato.
Ricordo a tutti che questa morte avviene dopo che Nuvoli aveva in più occasioni manifestato la sua volontà di "morire", senza mai riuscire a trovare chi potesse esaudire questo suo desiderio e dopo che, da giorni, aveva deciso di interrompere la sua alimentazione.
Si è lasciato morire di inedia - racconta la moglie - attaccato al suo respiratore.
Lo hanno lasciato morire di inedia, aggiungo io, per non aver rispettato nemmeno la sua dignità.
L ' 11 luglio scorso era stato fatto un tentativo per raccogliere l'appello di Giovanni, ma le forze dell' ordine avevano bloccato l'intervento dell'anestesista.
All'intervento della forza pubblica applaudì il Giornale della Conferenza Episcopale Italiana e una parte della stampa anche locale.
Giovanni sì è lasciato morire lucidamente e lentamente, a nulla sono valsi i suoi appelli, nessuna pietà per l'uomo.
Ancora una volta hanno vinto gli "aguzzini" e i "torturatori" mascherati dietro il loro conformismo intellettuale o spirituale, dietro le loro convinzioni, sempre pronti a pontificare sulla vita altrui, sulle sofferenze altrui.
Personalmente considero la vita bella e sacra, ma quando per un uomo ha perso ogni sacralità, ogni ragionevole speranza ed è diventata essa stessa niente altro che dolore, sofferenza e sopportazione, allora ben venga la "dolce" morte che ha rispetto dell'uomo e della sua dignità.
La pietà non è ancora di questo mondo, non regna nella legislazione italiana, non è nel nostro ordinamento e spesso neanche nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Salutiamo Giovanni a lui va la mia preghiera di laico, a lui la mia ammirazione , per il suo coraggio, per la sua dignità, spero riposi in pace.
Ciao Giovanni, da parte mia ti prometto che cercherò con ogni mezzo, diffondendo le tue convinzioni, di far si che nell'animo di ogni cittadino italiano si incunei, si faccia strada e possa crescer e diventare matura certezza, quel sentimento di pietà che tu hai invano lungamente atteso.
A noi resta solo il rammarico di viver in una società in cui non hanno ancora significato parole come "dignità umana" "rispetto di ogni uomo" e l'umana pietà.

lunedì 23 luglio 2007

Per un magistrato formulare ipotesi di reato non è un reato.

Ritorno ancora brevemente sul problema delle intercettazioni telefoniche del giudice Forleo e alle accuse che da questa vengono ipotizzate nei confronti di alcuni importanti uomini politici.
Nel merito della questione della scalata, da parte dell'Unipol nei confronti di Bnl, valgono le questioni che già in precedenza avevo esposto e che fanno si che comunque consideri scandaloso ed inaccettabile che in Italia possa esistere una così evidente commistione di interessi pubblici e di interessi privati.
Sostenevo allora e sostengo tuttora, che nelle restanti parti del mondo la politica detta le regole del mercato ed il mercato determina il resto.
Solo in Italia la politica "fa mercato" ed il mercato tenta di imporre, con buoni risultati, le sue regole alla politica.
Il vero problema, sembra che ancora non se ne siano resi conti i politici, non sono le intercettazioni telefoniche ma sono i contenuti delle intercettazioni telefoniche che, quand'anche non siano penalmente rilevanti, sono moralmente inaccettabili.
Che poi si tenti di far passare il manifesto interesse di alcune parti politiche come un "sana tifoseria" mi pare obiettivamente offensivo nei confronti dell'intelligenza degli italiani o dei lettori.
Credo quindi che la magistratura, nella sua autonomia ed indipendenza, abbia il sacrosanto diritto e dovere, laddove possano essere palesabili o solo ipotizzabili fatti illeciti, di fare completa chiarezza.
A tutti gli italiani e non solo al giudice Forleo pare stano che, inaspettatamente, nell'estate del 2005 , l'Italia sia oggetto di operazioni finanziarie che prevedono contemporaneamente la scalata ad Antonveneta, Bnl ed Rcs.
Il passaggio di proprietà di tali poteri economici e anche di una delle maggiori testate giornalistiche italiane stava avvenendo, nel completo disinteresse o quantomeno nel "sospetto" silenzio della politica italiana, spesso cosi intenta a lanciarsi accuse reciproche.
Nelle operazioni richiamate si vedono a vario titolo coinvolti come "sani tifosi" (direbbe qualcuno) uomini di spicco della destra e della sinistra. Credo che giustamente quindi, laddove vi sia anche solo il sospetto di un concordato "disegno illecito", nell'interesse di tutti, la magistratura debba fare chiarezza.
Per questo motivo mi risultano stonate e fuori luogo, anche nella calura estiva di questa torrida estate 2007 , in cui gli italiani hanno forse fiaccato il corpo ma non la mente, le urla ed i proclami di tanti politici, tendenti ad ostacolare, intimidire o ridicolizzare, il lavoro della magistratura, a cui ancora una volta noi riconosciamo, fortunatamente, piena autonomia.
Spiace poi vedere come alcuni politici (vedi Onorevole D'Alema), sempre pronti a riconoscere indipendenza ai poteri dello stato, reagiscano questa volta in malo modo con dichiarazioni del tipo " non si può crocifiggere un cittadino formulando un giudizio che pare già sentenza", concetti sacrosanti ed importanti che mi pare di avere già sentito nella prima repubblica, anche se non nel vocabolario di chi ora li va sostenendo.
In ogni caso a tranquillità di tutti ricordo che la formulazione di una "ipotesi di reato" non è essa stessa un reato, è solo uno dei compiti della magistratura
Concludo dicendo che compito della magistratura è fare chiarezza su "ipotesi di reato" e che, non solo al giudice Forleo ma a tanti italiani, quanto è avvenuto nell'estate del 2005, è parso quanto meno "strano" e "sospetto" ci auguriamo possa esser dimostrato sia stato solo fortuito e non consapevolmente architetto da qualcuno.
Allo stato attuale in ogni caso noi, non possiamo far altro, che manifestare, come sempre, la nostra piana fiducia nei confronti della magistratura.
Il nostro pensiero al riguardo è saldo, anni addietro come ora , e non altalenante o legato ad alcun interesse personale o di appartenenza politica.

domenica 22 luglio 2007

Una calda giornata di luglio e gli amici di una vita

Oggi ho deciso dovrà essere una giornata di tutto riposo, senza eccessivi pensieri, senza alcun problema.
Una giornata leggera come una foglia buttata dal vento, ma la giornata non sarà comunque nè leggera nè buttata al vento.
Alcuni amici, di quelli veri, quelli che respirano con te, quelli che hanno diviso e dividono con te la vita, quelli che anche la lontananza non ha reso forestieri, che conoscono te stesso come le loro tasche.
In fin dei conti ho sempre pensato che l'amicizia fosse importante nella vita e ancora adesso, nonostante l'età adulta, l'amicizia rimane uno dei punti fermi della mia vita, vi credo con la stessa intensità, forza e cieca fiducia di un adolescente.
Per il programma nulla di eccezionale, due parole sul futuro, nostro o dei figli, alcuni ricordi piacevoli del passato e delle passate avventure, nulla di più che una serena giornata spero.
Le preoccupazioni saranno rinviate a domani, oggi si conosceranno solo.
In fin dei conti riusciamo a conoscerle lo stesso, le sentiamo a pelle, riusciamo a leggerle negli occhi, a capirle dai pensieri, anche solo accennati.
Sono queste però le cose che rendono piacevole una giornata e sono giornate come queste che rendono in fin dei conti piacevole una vita.

sabato 21 luglio 2007

San Francesco e Angela, santi o solo "strani"

La chiamerò Angela, il nome è di pura fantasia anche se evocativo.
Bionda, occhi azzurri e profondi, simpatica e sempre allegra.
Tu la vedi passare per strada, ha sempre un sorriso per tutti , ride spesso però anche da sola .
A volte, vedendola, rimani perplesso, così uno immagina chi riesce a parlare con l'aldilà, chi dice di vedere la Madonna.
Angela prega e canta, canta e prega, mentre con la sua bicicletta o a piedi percorre le strade del paese.
Quando io penso ad una Santa, o quantomeno ad una Beata, non so perchè, ma in qualche maniera prima o poi ,il viso che mi appare o è il suo o comunque assomiglia a lei.
E' molto devota l'avrete capito, non c'è funzione religiosa a cui lei manchi, dovesse mancare un paramento in chiesa nessuno se ne accorgerebbe, mancasse lei lo noterebbero tutti subito.
L'altro giorno l'ho vista, con quel musino allegro e gentile, che parlava con un cane e quello la guardava, forse un po' perplesso, ma sembrava capire.
Poco più oltre, e dopo poco più di un attimo, mi giro e la vedo che parla con gli uccelli e ride.
Il paese però è piccolo e questi suoi innocenti comportamenti, ai più la fanno sembrare quantomeno "strana", volendo usare un termine benevolo.
Diciamo che le sue, pur essendo stranezze da poco, sono talmente evidenti che quando la gente la vede passare sorride divertita e scuote la testa.
Non saprebbe far male ad una mosca comunque, anzi.
Un paragone storico in ogni caso mi pare però balzi evidente ed è quello con San Francesco.
Non posso non pensare, che in fin dei conti anche Francesco d'Assisi pregava in continuazione e parlava con gli animali.
A dimostrazione di come la mentalità della gente cambia negli anni, di come cambia il metro di giudizio sui comportamenti dell'uomo e sulle sue idee, una semplice considerazione, un mio dubbio. Se Francesco fosse vissuto ai nostri giorni non sarebbe mai diventato probabilmente Santo credo, ma sarebbe stato giudicato cosi, come Angela una persona semplicemente "strana" al cui passaggio si scuote la testa, guardandolo con un sorriso di sufficienza.
Sarà che a me dei giudizi della gente poco me ne importa, sarà perchè mi piace pensarla così e diversamente, preferisco giralrla in altra maniera .... e se Angela fosse vissuta ai tempi di San Francesco, sarebbe per caso diventata lei una Santa ora venerata ed adorata in tutte le chiese ?

Feed your Feed

Seguo volentieri Manfrys da cui copio e incollo questa nuova catena.


<——–Copia e incolla da qui sul tuo blog——————->
1- Copia e incolla la lista che trovi qui aggiungendo in cima il tuo blog e il tuo feed RSS e eliminando l’ultimo.

2- Sfoglia i blog suggeriti. Se ti piacciono, se non li conoscevi, Clicca sugli RSS e sottoscrivi il loro feed (con Bloglines, con Google Reader, con l’aggregatore che vuoi tu…).

3- Oltre al tuo blog segnala i blog e i feed di altri 5 amici, assicurati di mettere i link ai loro blog e soprattutto i link ai loro feed RSS.

4. Diffondi, diffondi, diffondi.

Subscribe to Azzurro

5 amici di Azzurro da sottoscrivere:

Subscribe to Manfrys

Subscribe to 365 albe 364 tramonti

Subscribe to Karim's Blog

Subscribe to Blubog

Subscribe to Felter

The Original modified List:

Subscribe to Azzurro

Subscribe to Manfrys
Subscribe to Blogozine
Subscribe to JohnCowdotCom
Subscribe to BobmeetsWorld
Subscribe to LifeisRisky
Subscribe to TheKingKongBlog
Subscribe to My New Hustle
Subscribe to GadgetTastic
Subscribe to Life of Browie
Subscribe to Disregard Me
Subscribe to Everybody Go To
Subscribe to Brian Vaughan
Subscribe to Fuery
Subscribe to Sam Breadstone
Subscribe to Blog-Blond
Subscribe to Who’s Yo Mama?
Subscribe to The Art of Living and Dying
Subscribe to Way Khool Sites

Se partecipi, per favore, fammelo sapere con un commento. Vengo a vedere il tuo blog, ti leggo, sicuramente mi piacerai e ti aggiungo alla lista. Sottoscrivo il tuo feed e torno poi a leggerti con piacere!!

<————————Fine Copia/Incolla————————————–>

venerdì 20 luglio 2007

AAA cercasi internauti, magari twitteri, ambosessi, possibilmente scemi, antipatici, stronzi e testa di cavolo

Da due mesi circa frequento con una certa assiduità "Twitter" e devo dire di avervi trovato molti amici.
Per me è stata la scoperta di un mondo nuovo, per tanti versi entusiasmante e piacevole.
Da qui devo dire è nata l'idea di iniziare anche, per spirito emulativo credo, un mio blog, nato per gioco ma che con il tempo mi pare sempre più diventare, tempo permettendo, anche una cosa seria per me, a voi lascio i vostri giudizi di merito al riguardo.
Ho solo un piccolissimo problema che mi angoscia, in internet e sopratutto in twitter, io ho solo e sempre trovato gente simpatica, intelligente, cortese e ben educata, sempre disponibile a darti un consiglio o un aiuto.
Tanto che a questo punto mi viene un sospetto e mi chiedo, ma possibile che il mondo sia così cambiato, che non esistano più quei bei testa di cazzo, antipatici e presuntuosi, arroganti e scemi, che conoscevo io una volta e che ancora ritrovo, così numerosi, qui sul luogo di lavoro e più in generale in terra di Lombardia.
E allora amici twitteri eccomi a voi, a chiedervi l'ennesimo favore .

Se vi riconoscete e rispecchiate, caratterialmente ed intellettualmente, nell'annuncio, lasciatemi, per cortesia, il vostro nominativo, accetto anche messaggio privato, vorrei conoscervi meglio e capire.

Se invece non vi ritrovate nell'annuncio, ma avete , al contrario di me, la fortuna di frequentare amicizie con tali caratteristiche lasciatemi comunque una segnalazione, un elenco qui o nei vostri blog (che ne dite di un "vero" e sincero meme estivo) , fa lo stesso per me, ma vi prego, aiutatemi nella ricerca, altrimenti dovrò concludere che, o sono un uomo estremamente fortunato ad avere amici così, oppure questo mondo non è vero o comunque non è rappresentativo della società.

grazie della collaborazione.

Evviva il caldo evviva l'afa

Ieri sera un'afa insopportabile ed inusuale per casa mia, mi ha costretto, prima a considerare e poi decidere, di recarmi sul lungolago per una passeggiata.
Un doveroso saluto agli amici "twitteri", non senza dispiacere, idealmente almeno li avrei voluti portare con me, e se fosse stato possibile li avrei portati anche fisicamente.
Il problema è che proprio sentivo la necessità di uscire, ogni tanto ho bisogno di rapporti sociali "forti" e gli amici "twitteri" sono per me tutti troppo perfetti, tutti intelligenti, educati e gentili, mai sia riuscito a trovarne uno scemo o stronzo, uno che magari sia veramente "testa di cazzo", in fondo io a volte solo con questi riesco a dare il meglio di mè stesso, a volte ne sento letteralmente la mancanza, ecco perchè mi era necessario anche un tuffo nella vita reale.
Ho inforcato, accompagnato dalla mia dolce metà, la bicicletta e via, cinque minuti in piacevole discesa e siamo già in paese.
L'aria che spirava dal lago era piacevole e fresca, il lungolago era stracolmo di gente, per buona parte giovani, uscita da casa forse seguendo le mie stesse motivazioni.
Tale e tanto era il via vai di gente sul lungolago che mi pareva impossibile che lo stesso non crollasse, sapendo come sia stato costruito su palizzate.
Essendo poi , come noto, particolarmente goloso non poteva mancare il classico cono di gelato e, volendone assaporare fino in fondo il piacere, una sosta, meditativa e contemplativa, sulla ringhiera posta a protezione del lungolago.
Allora solo mi guardo attentamente attorno, il gelato è ottimo, ma oltre a quello gusti anche la gente in tua compagnia, che scopri piacevole, e vedi come tutto attorno a te la scena sia identica, gente che cammina, che beve, che dialoga e chiacchiera, serena, tranquilla, ridente e felice.
Non tutto il male allora viene per nuocere, forse può far comodo anche un po' di caldo e un po' di afa per riscoprire piacevoli abitudini della vita.
Se cosi è allora viva il caldo e ben venga l'afa, almeno fino a che ci sarà un lungolago, un gelato o una birra e sopratutto degli amici.

giovedì 19 luglio 2007

"La Noia " di Mucio

Oggi, visto che Mucio bighellonava, nulla facente in twitter , ho deciso, assecondando una sua offerta, di commissionargli un post. Più sotto potete vederne i risultati.

Come si può vedere non sempre quelle che sono le inclinazioni giovanili perdurano in età adulta, altrimenti, visto che Mucio da piccolo era un po' sadico ed uccideva con i raudi le lucertole, ci dovremmo aspettare che ora sia diventato "un bombarolo".

Nulla di più falso, si tranquillizzino i genitori che stanno leggendo, con l'età poi si cambia e ora Mucio è diventato una persona seria.

Il post da "svolgere" era a tema ed il titolo doveva essere "la noia", logicamente, aggiunge Mucio, visto l'argomento, non poteva che essere anche un po' noioso.

A me invece piace.

Ma voi che leggete ricordate, che se in un prossimo quiz televisivo, la domanda rivolta al concorrente dovesse essere

- Mi dica l'autore con iniziale M. che scrisse "la noia "- be..., solo pochi anziani risponderebbero Moravia , i più, ed i più giovani sicuramente risponderebbero Mucio.


"La noia" di Mucio

Quando io e mio fratello eravamo piccoli ci divertivamo a catturare le lucertole, a metterle nelle bottiglie di plastica e poi infilarci dentro dei raudi e vederle esplodere. Quando siamo diventati più grandi avevamo cominciato a costruire un nave, una delle tre caravelle, ma avevamo scoperto presto che era molto più noioso di guardare la televisione. Verso i diciotto anni abbiamo perso l'abitudine ad annoiarci insieme, presi com'eravamo dalle ragazze, ma ultimamente ci siamo ritrovati insoddisfatti a guardare le nostre vite, i nostri lavori, le nostre case e tutto il resto.

Domani partiamo, abbiamo sistemato tutto, tre mesi in Australia per scoprire se è vero che i canguri sono commestibili, se i koala sono ancora specie protetta e se dall'altra parte del mondo ci si annoia come qui. Ho i miei dubbi, al più andiamo al mare a fare un tuffo con tanto di squalo bianco.

Noia

Noia? No, io no, no io.


--
Mucio

Decadenza di un mondo e di una società

Non ho ancora terminato la lettura de "La marcia di Radesky" di Joseph Roth, anche se ancora non mi manca molto e sono già in grado di poterne dare un giudizio.
Sicuramente si tratta di un libro piacevolissimo, Roth è sempre grandissimo scrittore, è per me il rappresentante più tipico di quella cultura mitteleuropea che amo fortemente.
Nel libro si narra la storia della famiglia Trotta ai tempi dell'Impero Austro-Ungarico.
L'impero, politicamente multietnico , viveva ancora integralmente il suo splendore.
Mentre la società austriaca del tempo danzava serena alle note di quei "valzer" che la rendevano ebbra di se stessa, già era iniziata la sua decadenza, già orecchi attenti sentivano in lontananza i primi scricchiolii.
L'Impero non aveva più prospettive, nulla più di unificante, i nazionalismi e le diverse identità culturali avanzavano rapidamente ed inesorabilmente, nulla vi si poteva più opporre tranne alcune tardive e deboli resistenze.
Nella società del tempo non vi erano più progetti nè slanci comuni, non più idee e neppure sentimenti ideali che potessero unificare una "nazione", cosi etnicamente varia; tutto si risolveva nella semplice ricerca della conservazione dello "status quo", di se stessa e dei propri privilegi, in osservazione, ed edonistica ammirazione, della propria grandezza e della propria piacevole, serena e tranquilla vita.
Quell'impero cadde rovinosamente su sè stesso, dimostrando che non era più possibile una società moderna, uno stato unitario, se non vi era una identità culturale unificante e comunemente accettata.
La cosa strana e preoccupante è che, mentre proseguo nella lettura del libro, mi ritrovo spesso idealmente in quella società e scopro tante analogie, tra quella cultura multietnica e multirazziale e la nostra.

mercoledì 18 luglio 2007

La sentenza di San Giuliano


La sentenza di assoluzione dei sei imputati, per il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, mi lascia personalmente perplesso e anche legittimamente dubbioso.
Per prima cosa mi chiedo come debba essere considerata una giustizia che sentenzia, nell'anno 2007, su fatti avvenuti nel lontano 2002.

Non ho risposte se non che i tempi, già troppo lunghi nella ricerca di eventuali colpe, sia già, essa stessa, una prima evidente ingiustizia.
Capisco e comprendo il dolore dei genitori e dei parenti, a cui va tutta la mia solidarietà.
Anche io nelle loro stesse condizioni griderei ai quattro venti la mia rabbia ed il mio dolore, anche io vorrei con ogni mezzo vedere assicurati alla giustizia gli eventuali colpevoli.
Non so in base a quali motivazioni il giudice abbia emesso una tale sentenza, un qualche dubbio personale mi rimane, ma è corretto che proprio per tali motivi venga qui taciuto.
Una considerazione però mi pare già assodata da parecchio tempo ed è che la legislazione italiana in campo edilizio sia spesso inadeguata ed eccessivamente permissiva.
Avessimo avuto la legislazione giapponese al riguardo, forse non avremmo negli anni assistito a tanti disastri, ambientali e non.
Chi vi scrive è un convinto assertore dl principio che non si debba pretendere di avere a tutti i costi un colpevole, comunque sia e chiunque sia, da sbattere in galera.
Questa non sarebbe giustizia ma giustizialismo, non ricerca della verità ma "costruzione di una verità".
Dobbiamo perciò avere il coraggio, secondo me, di alzare il tiro e di non fermarci, solo ed esclusivamente, a chi ha avuto, magari come unica colpa, quella di essere costretto ad operare con leggi e strumenti sbagliati. Dobbiamo perciò pretendere in campo edilizio leggi moderne e severe , leggi che considerino un terremoto non come un fatto eccezionale ma come un accadimento possibile.
Pretendiamo poi il rispetto integrale di tali leggi ed esigiamo perciò l'abbattimento immediato di tutto ciò che è stato costruito abusivamente o in sfregio a queste normative.
Non fermiamoci sempre, solo e comunque, ad additare dei facili ed immediati colpevoli, che magari lo sono anche, ma che sicuramente non sono i soli e forse neanche i maggiori.

A milano per la salute dei cittadini si dovrà proibire il lavoro

Non sono riuscito a trovare in internet la tabella riassuntiva, presentata ieri sera in un programma televisivo di Telelombardia, ove venivano riportate le percentuali dei principali fattori di rischio nell'insorgenza del cancro.
Comunque i dati erano interessanti, ho scoperto cosi che tra le principali cause scatenanti vi è, secondo Veronesi, l'alimentazione con un incidenza di più del 30%, seguita da fattori genetici.
La cosa curiosa è che sempre secondo Veronesi (che comunque è fonte attendibile) il lavoro incide sull'insorgere dei tumori per circa il 4% a fronte di una percentuale del 2% dell'inquinamento. Ora voglio vedere la Letizia Moratti ( mai nome diventerebbe più appropriato) spiegare ai milanesi che, al fine di salvaguardare la salute di cittadini, si troverà costretta a proibire il lavoro a Milano.

martedì 17 luglio 2007

Lo spendiamo il tesoretto o no ?

Forte è stato il richiamo di Draghi nei confronti del governo e della politica italiana, nei confronti di tutti quelli che ci rallegrano quotidianamente su come dilapidare il "tesoretto" e le sostanze di famiglia.
Loro però, incuranti dei moniti ricevuti, continuano per la loro strada. sempre più simili a sprovveduti giovanotti che, appena racimolati due soldi di paghetta al sabato sera, si precipitano nel primo locale disponibile e non ne escono fino a che non sono rimasti senza, tanto per dimostrare che anche loro possono spendere come vogliono.
Poco importa se poi non sanno che cosa mangeranno domani e neppure come faranno dopodomani i loro figli a sbarcare il lunario. Il " tesoretto " è li dilapidiamolo al meglio in compagnia, al domani ci penserà poi qualcun altro o al massimo sarà un problema delle generazioni future.
Poco importa se l'Europa ci sta predicando maggior rigore, e non importa nemmeno se nazioni come la Francia e la Germania, con problemi ben meno seri dei nostri, abbiano imboccato la strada del risanamento, noi siamo italiani, noi vogliamo continuare nella festa, qualche santo ci aiuterà, in fin dei conti ne abbiamo 365 nel calendario, noi continuiamo con pizza e mandolini per ora.
Non abbiamo ancora capito che con un disavanzo ed un debito pubblico come quello italiano nessuno può dire di avere un "tesoretto".
E' come se una famiglia piena di debiti e con la casa ipotecata, per il semplice fatto di aver ricevuto la quattordicesima del capofamiglia decidesse, invece di ridurre i debiti, di farne altri. L'atteggiamento è solo schizofrenico e mi convinco sempre di più che così non si possa continuare, non è questa la maggioranza che io volevo, ne sono certo oramai, pur avendoli votati.
Mi dissocio dalla loro politica, a volte non mi sento più rappresentato dalle loro posizioni, vadano all'opposizione forse è meglio cosi, forse servirà anche a loro per capire. Ma anche qui ho poche illusioni o speranze. Hanno governato fino a qui con un unico obiettivo evidente, quello di rendere ingovernabile questo paese, affidandosi a continui distinguo e puntualizzazioni; con Diliberto e Bertinotti che tirano a sinistra e Di Pietro e Mastella o Dini che tirano al centro, senza accorgersi che cosi non vanno da nessuna parte.
Non illudiamoci noi però che possano essere capaci del ben che minimo cambiamento, di una qualsiasi riforma che li possa coinvolgere per rendere più moderno e governabile questo paese.
Se non ce ne siamo accorti siamo forse al capolinea e ci arriviamo nelle condizioni peggiori, senza alcuna legge elettorale.
Consiglio che che do a me stesso ed a tutti voi, ricordiamoci che è in atto, fino al 24 luglio, la raccolta di firme per un referendum elettorale, che non rappresenterà la migliore delle scelte, che non risolverà tutti i mali della politica, non sarà il non plus ultra, ma almeno li metterà con le spalle al muro e li convincerà che gli italiani non ne possono proprio più.



Apparire o essere ?

E' un vezzo del tutto inglese quello di vedere sempre la pagliuzza nell'occhio del vicino piuttosto che la trave ben conficcata nel proprio.
Spesso poi agli inglesi non sembra neppure vero di poter, per un motivo o per l'altro, parlare male degli italiani che a volte, è vero, ci mettono del proprio affinchè qualcuno lo faccia.
Rimane poi il detto che a forza di parlar male a volte ci si azzecca anche.
Ma questa volta non condivido per nulla l'accusa che ci ha fatto il Finalcial Times.
O meglio non credo che tale accusa possa essere rivolta alle sole donne italiane, nè tanto meno esclusivamente alle donne in generale.
Non credo sia vera la notizia che solo l'Italia possa essere considerata il paradiso delle veline.
Basta vedere quanto succede in America, nei paesi nordici o nella stessa Inghilterra.
Spesso, è vero, si assiste in Tv, sui giornali, nei media in generale, ad una esibizione ostentata delle nudità femminili al solo scopo di aumentare le vendite di una crema, di un abbronzante o di un profumo, ma credo che questa volta il Finalcial Times sbagli il tiro.
Il problema non è solo la donna o il suo corpo. La mercificazione riguarda il corpo punto e basta, sia esso femminile, maschile e a volte anche di adolescenti.
E' il corpo "tout court" al centro dell'attenzione in tutti i popoli occidentali ed in tutta la sua cultura.
E' una società allegra e permissiva la nostra, gaudente e godereccia che fa del corpo, del piacere, del sesso uno dei centri della sua attenzione.
Il fenomeno è forse accentuato nella donna, per una certa cultura maschilista ancora imperante o per ragioni di mercato pure e semplici, ma non ascritto ne ascrivibile solo alla donna o solo all'Italia.
Non è giusto nè corretto colpevolizzare solo la donna o solo la donna italiana, giudicata superficiale, sciocca e vanesia.
Le colpe vanno ascritte a mio giudizio al mondo occidentale, ad una intera società, ad una mentalità, ad una cultura che ha oramai reso più importante l'apparire, in tutte le sue forme, che l'essere.

Con Saddam erano migliori le condizioni di vita dei ragazzi Iracheni


Molto brevemente voglio sottolineare una notizia di agenzia appena uscita.
Il direttore dell' Unicef , Daniel Toole, ha pubblicamente denunciato le attuali tragiche condizioni di vita dei piccoli iracheni che, paradossalmente, se la passavano meglio quando Saddam Hussein era al potere.

Nelle denuncia si dice esplicitamente che " in termini di nutrizione, salute ed educazione la situazione è molto peggiore ora rispetto a prima dell'invasione del marzo 2003".


Attualmente - si rimarca- i due terzi della popolazione irachena non ha accesso all'acqua potabile e le violenze quotidiane hanno incrementato in maniera esorbitante il tasso di abbandono scolastico.

Quanto dichiarato ci dimostra ancora una volta, se ce ne fosse la necessità, che mai con una guerra si è riuscito a risolvere alcunchè e che spesso, in tali situazioni, le fasce più deboli della popolazione sono quella che ne pagano le conseguenze peggiori, ne sono le vittime innocenti.
Per questa e per altre guerre dimenticate teniamo alta l'attenzione dell'opinione pubblica.

lunedì 16 luglio 2007

Rispetto delle tradizioni

Ancora una volta non vorrei sentirmi dire che, sopratutto noi popolo della sinistra, dobbiamo essere tolleranti e comprensivi.
Il caso scoppiato è estremamente semplice e riguarda Monia Mzonghi, moglie di Trabels, ex Imam della moschea di Cremona, condannato per terrorismo internazionale, che è stata rinviata a giudizio per aver indossato il velo islamico integrale in pubblico.
La donna verrà processata in base all'art. 5 della legge 152 del 1975 perchè, senza giustificato motivo, indossava in pubblico, un velo che ne rendeva difficile il riconoscimento.

Io, lo dico subito, sono fra quanti si augurano che i giudici non riconoscano, come giustificati motivi al non rispetto della legge, la motivazione etico-religiosa della Signora Monia.
I principi e gli ordinamenti dello stato italiano devono valere anche per chi si trova, a qualsiasi titolo, ospitato in tale paese, anche e sopratutto in questi casi, ove non viene proclamato dalla Signora incriminata il solo principio individuale ma si ha poi la pretesa, secondo i dettami della legge islamica, di rendere universali e di imporre e di estendere tali principi anche a chi islamico non è.
Ha ragione Magdi Allam quando, dalle pagine del Corriere della Sera, ricorda a questo Occidente sempre più in crisi di identità e di valori, sempre più tollerante e distratto, che alla fine il suo relativismo culturale lo porterà alla distruzione, minandone la civiltà dalle radici e cioè dalla sua stessa identità.
L' integrazione tra i popoli comincia proprio da qui, dal rispetto delle leggi del paese che ti ospita e dal rispetto della sua cultura, dei suoi valori e delle sue tradizioni.
Lo dobbiamo noi a tutti i popoli ma nello stesso lo dobbiamo anche pretendere per gli stessi motivi.

La vita continua

Ieri Renato mi ha accompagnato nella solita passeggiata serale.
Due passi sul lungolago tanto per respirare un poco di aria fresca; due parole tanto per non sentirsi del tutto soli in mezzo a tanta gente.
Renato mi dice che suo figlio se ne va da casa a fine mese e che, sia pure la cosa fosse già stata annunciata con largo anticipo, tuttavia non ci aveva ancora pensato fino in fondo.
Nulla di grave nè di traumatico, semplicemente il figlio ha deciso di andare a convivere con la sua ragazza.
Be capita a tanti prima o poi - gli rispondo - di vedere un figlio che si sposa o che se ne va per la sua strada, è naturale, e credo ogni genitore lo debba vivere con la serenità di chi considera di aver fatto il possibile per il figlio, come in fin dei conti ha fatto lui.
Renato mi ascolta sì, non reagisce alle mie parole, sembra capire e forse capisce anche , ma in fondo una piccola punta di tristezza gli rimane.
Insisto io dicendogli che penso che il compito di ogni genitore sia solo quello di insegnare ad un figlio le cose essenziali della vita, di dargli quei valori che credeva fossero importanti, di abituarlo a ragionare sulle cose, sugli uomini, sulle idee, ad insegnargli il valore della libertà, dell'uomo e del pensiero; in fin dei conti ad insegnargli a poter finalmente vivere da solo, a permettergli di affrontare serenamente la vita, a poter - gli dico con una frase sempre ad effetto- volare con le sue ali.
Renato sa di aver fatto tutto questo, come ogni genitore forse, ed è convinto di averlo fatto al meglio , a volte avrà anche sbagliato, a volte gli sarà scappata la famosa frase avrei fatto meglio, capita a tutti, ma poi può vedere, come vedo io, che i risultati non sono stati poi così male.
Ma Renato tentenna, non si lascia del tutto convincere da quello che gli dico, gli puoi vedere negli occhi quel sottile sottofondo di malinconia, sentimento tipico di tutti gli abbandoni.
Non so più che dire a Renato per convincerlo che dovrebbe essere semplicemente contento e felice perchè suo figlio è cresciuto e ora ha deciso di formarsi una famiglia sua, che questo è un segno di maturità.
Renato sorride, lo vedi che sotto sotto è felice, capisce la cosa, ma in fondo anche un sorriso ha tante sfumature, può essere anche amaro, e quello di Renato lo è , non solo perchè forse si sente un po' più vecchio ed un po' meno utile di prima.
Non so più che dire a Renato per convincerlo, per allietargli la cosa, punto e basta.
Allora rinuncio, non ho più argomenti se non dirgli che è un maledetto testone e che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e che forse è meglio rinunciare al ragionamento e prenderci un buon caffè.
Rinuncio anche con voi al discorso tanto so già che chi mi legge, per buona parte, è d'accordo con me, credo.
Rinuncio si, ma non posso lasciarvi andare senza avervi prima detto che non è il figlio di Renato che se ne va da casa ma è il mio.

sabato 14 luglio 2007

E Raffaella balla.....

E Raffaella balla..... No non è il tormentone dell'estate, no, questa non è la stessa Raffaella, questa non balla più da tanto tempo, non ne ha più voglia.
Se ne sta seduta al bar di fronte, con lei alcuni balordi.
Immobile, lo sguardo spento e fisso nel nulla , invecchiata e distrutta dall'alcool e dalla droga.
I suoi occhi non ridono più, eppure erano cosi dolci, così profondi ed azzurri, non hanno più speranze nè illusioni, o almeno così credono, vedono solo il fallimento del passato e non riescono ad intravedere un futuro.
Spesso quando la incontri la vedi impaurita, vergognosa della sua condizione, che in fin dei conti ha solo subito, non avendo la forza nè di agire nè di reagire, la guardi e sembra supplicarti di perdonarla.
Il mondo non perdona e non ha pietà dei deboli, ma io non sono il mondo, io ho pietà di lei.
Rispondo allora al suo saluto, alla sua supplica di un dialogo, di una parola, alla sua voglia di sentirsi accettata ed in confidenza con qualcuno, a lei forse pare strano, abituata oramai all'indifferenza della gente.
A te allora Raffaella do un po' del mio tempo, a te l'augurio di trovare un amico, un compagno e poi finalmente e ancora, la fiducia in te stessa e nel mondo.
In fin dei conti ti basta una sola speranza di vita per continuare, una sola, per poter ricominciare a ballare.
E allora si, balla Raffaella.....

Chi non ha memoria non ha futuro

Proprio in questi giorni tutti i "Media" stanno ripetendo all'unisono, parlando della riforma pensionistica, che è notevolmente aumentata la speranza di vita per la gente.
Paradossalmente, pur riconoscendo che la premessa sia vera, vorrei però aggiungere che non ci accorgiamo di quanto sia aumentata, di pari grado, la disperazione, la sofferenza e la solitudine degli anziani. Non ci accorgiamo di quanto sia più difficile la loro vita.
Siamo riuscita ad allungare la vita, ma non siamo riusciti a sconfiggere la vecchiaia ed il dolore.
Nel contempo osserviamo come il mondo sia sempre più fatto per i giovani e nello stesso tempo sempre più popolato da anziani.
In un mondo sempre più veloce, sempre più dinamico, non vi è posto per la vecchiaia, nessuno vuole invecchiare e quando capita di doverlo fare si considera la vecchiaia alla stregua di una malattia.
La tecnologia e le conoscenze, il mondo del lavoro, spesso ti vanno sentire e ti considerano già vecchio a 40 anni.
Allora la vecchiaia viene rimossa, nascosta o non accettata, non si ha tempo spesso, di affrontare i problemi degli anziani in una famiglia, presi come siamo dalla frenesia della vita odierna.
Facciamo finta di non accorgerci di loro, vorremmo che non esistessero, in fondo non ci danno che problemi a cui non abbiamo tempo di pensare, vorremmo dimenticarli e vivere spensierati, ma non ci accorgiamo che così facendo siamo noi che perdiamo cose importanti, persone importanti, ricordi importanti.
Non mi pare possibile, nè auspicabile per nessuno, rinunciare all'esperienza o alla memoria della loro storia e della loro vita.
Vale per me il principio che chi non ha memoria non potrà mai avere un futuro.

venerdì 13 luglio 2007

Ecco un "UOMO"


Ecco in foto Oscar Pistorius , 21 anni, sudafricano, che correrà Al Golden Gala di Roma i 400 metri sognando i Mondiali di Osaka.
Io voglio sognare con lui e per lui. L'ho visto oggi, correre con quegli arti artificiali in gara con altri atleti, sembrava volare.
Ho visto in lui un "UOMO" nel vero senso della parola, uno che ama la sfida, che adora la gara e la competizione e che ha dato se stesso alla sua passione.
Sembra irreale tanto è vero. La forza e la gioia che gli si legge in viso mentre gareggia ti fanno sussultare, sono una scarica elettrica a cui non riesci a resistere.
Credo ci dobbiamo inchinare all'uomo che ha saputo lottare contro il destino con tanta serenità, con tanta forza e con tanta voglia di vivere. A lui l'augurio di realizzare i suoi sogni e che questi possano essere migliori di quanto li abbia pensati, noi già sogniamo con lui, il nostro cuore già batte per quel grande "Cuore".

Le vie del Signore sono infinite, quelle della politica anche

Oggi è stato superato lo scoglio dell' approvazione della legge sulla Giustizia, sia pure con una maggioranza risicatissima e con i voti determinanti dei Senatori a vita.
Nessuno creda però che ora, per la maggioranza di governo, possa essere finita la fibrillazione e inizi un tranquillo cammino legislativo, di solito così assonnato nella periodo della calura estiva.
Rimane sul tappeto lo spinosissimo problema dello "Scalone Previdenziale" sul quale, ancora una volta, si potrebbe rischiare lo scivolone, in assenza di proposte che possano accontentare gli opposti schieramenti interni alla maggioranza stessa.
Non è possibile non rivedere nulla sullo "Scalone", era contenuto nel programma elettorale, ma non può essere concesso molto, non lo permettono i conti pubblici, non lo permetterebbe l'Europa, non sarebbe interesse del Paese.
Si profila così un percorso ad ostacoli in cui saltare troppo alto potrebbe voler dire andare a sbattere contro il muro, saltare troppo corto potrebbe voler dire inciampare sull'ostacolo.
In teoria nessuno dei partiti che compongono la maggioranza di governo ha interesse immediato allo scioglimento del Parlamento.
Prodi deve rimanere sulla graticola e friggere e rosolarsi piano piano sotto i colpi della sinistra, oppure di Mastella o di Di Pietro, ma nessuno ha interesse ad andare oltre, si deve solo cercare di intimorirlo o di ostacolarlo in vario modo nel suo programma una volta dalla sinistra ed una volta dal centro, ma con "giudizio", fermandosi se necessario.
Nesun partito della compagine governativa ha interesse alle elezioni anticipate, non l'ha il nascente Partito Democratico, ancora alla ricerca di una sua identità ed alle prese con le sue prime difficoltà, non l'ha la sinistra estrema, che in caso di elezioni anticipate rischierebbe di vedere il suo gradimento ai minimi storici.
Solo una buccia di banana, lasciata sul percorso parlamentare o qualche cerebroleso completamente obnubilato e disposto a vendersi poi al miglior offerente potrebbe far cadere questa maggioranza ora, in assenza di una qualsiasi legge elettorale.
Ma le vie del signore sono infinite, quasi al pari di quelle della politica.
Se poi si tratta di politica italiana ci siamo abituati a qualche via in piu e considerando che anche Paolo di Tarso fu disarcionato sulla via di Damasco, nonostante potesse contare sulla protezione Divina , figuriamoci se non possiamo assistere al "disarcionamento" ed alla caduta di Prodi , che non sappiamo piu nemmeno se puo contare sull'approvazione , non dico di Dio, ma anche solamente della sua chiesa.

Modernità e tradizioni, ragione e preconcetti

Questa mattina, mentre mi recavo in ufficio, ancora assonnato e non del tutto presente al mondo, mi sono lasciato colpire da una piccola scena che avevo dinanzi. Su una nuova e fiammeggiante mercedes blu una donna araba, vestita di tutto punto nel tipico costume tradizionale, stava telefonando con un nuovissimo modello di cellulare Nokia.
La scena strideva, e non perchè il tutto avveniva in evidente sfregio del codice stradale, ma solo perchè mi faceva un certo effetto vedere in un colpo solo tanta modernità unita ad un rispetto integrale di tante tradizioni.
Mi chiedo come sia possibile per la mente accettare così indifferentemente l'una e le altre, mi sembra quasi un gioco di equilibrio, impossibile anche per l'intelligenza umana , che rischia così di dividersi esattamente a metà, strattonata da una parte all'altra della scatola cranica in due direzioni esattamente opposte ed inconciliabili.
Allora credo di capire, non è la ragione che permette di conciliare l'inconciliabile, questo non ha spiegazione, la ragione ti direbbe che non è possibile conciliare modernità e tradizione in maniera tanto integrale, ma sono i sentimenti, i preconcetti, a volte i pregiudizi, le idee radicate nel profondo di ognuno, sono queste che permettono ad una persona di accettare, così passivamente, una moltitudine di pensieri, tanto diversi e divaricati, che non potrebbero esistere assieme se dettati solo dalla razionalità umana.
La ragione e l'intelligenza uniscono le cose e le idee, ne fanno regola e stile di vita univoco ed uniforme, i sentimenti ed i pregiudizi possono anche divergere e coesistere contemporaneamente.
Mi rendo conto, solo osservando per pochi attimi quella donna, come a volte sia difficile dare spiegazioni logiche universali ai comportamenti umani che spesso sono dettati solo dalle "logiche" dei sentimenti e si sa che i sentimenti, in genere, sono un fatto individuale e soggettivo.

giovedì 12 luglio 2007

Se ne vanno in silenzio

Anche loro sono destinati a sparire. La morte è un fatto naturale, si sa che è sempre in attesa e prima o poi colpisce tutti, nessun essere vivente riesce a sfuggirle.
Ma sapere così che quei platani non riescono più a resistere all' inquinamento ed alle condizioni di vita che gli abbiamo creato mi turba non poco.
Se ne stanno andando, colpiti da varie malattie patogene, uno ad uno; è quasi una epidemia.
Provo a fare mente locale, zoommando a ritroso nei ricordi della mia memoria ma per quanto indietro negli anni io possa giungere li ho sempre visti lì, immobili guardiani di quel lido che non a caso è stato chiamato "lido dei platani".
La loro scomparsa e l'inutilità della loro sostituzione non creerà problemi solo ai miei ricordi ma anche alla toponomastica del luogo, che in loro assenza non potrà che fregiarsi del solo nominativo di "Lido".
Non voglio lasciarmi andare a facili sentimentalismi ma mi ricordo piccolo seduto su quella rada erba che riusciva a germogliare ed a farsi strada sotto la loro ombra.
Più in là negli anni mi hanno allietato quando, a cavalcioni della mia bicicletta, zizzagavo correndo tra i loro tronchi, quasi fossero un ideale percorso ad ostacoli appositamente predisposto.
Adolescente mi vedo seduto con gli amici su quelle fresche e nude panchine di pietra bianca, collocate a delimitare un percorso per una passeggiata ideale.
Su quelle nude pietre sfregavamo in continuazione i nostri jeans fino a renderli lisi e scoloriti, inseguendo ed adeguandoci ad una moda del tempo.
Per tante generazioni di Iseani quei platani hanno costituito un punto di riferimento e di ritrovo . Impossibile sapere, credo con precisione, quante possano essere state le coppiette, legali od illegali a loro poco importava, che nel corso degli anni hanno avuto occasione di sdraiarsi in quei prati o di sedersi su quelle panchine.
Quegli alberi sono stati i muti testimoni delle loro effusioni e dei loro amori e, quando sembravano sussurrare, era solo per un colpo di vento e non per abbandonarsi ad un facile pettegolezzo, così frequente nei piccoli paesi di provincia.
Ma ora se ne stanno andando, forse impauriti dalla ressa del luogo in alcune giornate o forse offesi per vedersi costretti già in quella bara di cemento che gli abbiamo costruito attorno.
A volte spazzati dal vento sembra urlino il loro dolore, loro che negli anni 60 hanno avuto modo di sentire e conoscere i migliori "urlatori" del periodo.
Credo ricordino ancora Mina, visto che hanno accompagnato emozionati con il loro stormire per alcune ore quella splendida voce.
Ma forse non urlano il loro dolore, forse è solo un effetto della nostra immaginazione sapendoli in agonia, loro se ne vanno silenziosi come sono vissuti, lasciando a noi il dolore della perdita del loro ricordo e della nostra memoria.


lunedì 9 luglio 2007

Il dono della vita


Domenica l' acqua della piscina era splendida, sapeva di pulito, non solo per quel retrogusto di cloro, ma per quella freschezza che sprigionava in odori e sapori.
Il nuotare a rana, in ampia volute, mi dava, sia pure in un ambiente a me non consono, quel senso di leggerezza, di "galleggiamento" e di assenza di gravità tanto difficile da provare ma cosi piacevole.
Lo sciabordio dell'acqua, che tracimava dai bordi, allietava e dava musicalità ai miei sensi.
I balestrucci, ad ali spiegate e tese in vibrazione come le ali di un aereo, si lasciavano trasportare, non dall'acqua ma dall'aria, in quel volo caratteristico, cosi veloce e potente per animali di dimensioni cosi ridotte, quasi volessero farti intuire la loro attitudine ad attraversare acque ben più ampie e profonde di quelle.
In picchiata ed a volo raso si tuffavano velocemente ad una dissetante e necessaria abbeverata, incuranti delle urla di mio cognato, geloso del biancore della "sua" acqua.
Scherzosamente mi veniva istintivo ricordargli che era diventato mentalità comune di tanti uomini e recente slogan delle sinistre, che forse interpretano anche la volontà di quei balestrucci, "che l' acqua sia un bene di tutti" e non possa essere una proprietà privata.
Figuriamoci se riuscirà mai a far cambiare idea a quegli animali.
Ad un tratto, proprio al centro di quella piscina, a rompere con cerchi concentrici appena accennati, l'immobilità di quell' ambiente liquido, ecco la più insignificante creatura di questa terra, un moscone, brutto, nero, grosso e peloso e tale da non suscitarmi la minima istintiva compassione, che lotta tra la vita e la morte.
La mia prima reazione, forse anche per quel senso di disgusto che mi dava, fu quella di accorciargli, in un colpo solo, l'agonia e la vita.
Poi invece mi fermai e lo osservai più attentamente, le zampe alzate, la schiena aderente all'acqua da cui non riusciva affannosamente a staccarsi; per una legge fisica impedito ad andare subito a fondo ed a annegare, cosi come impedito, per naturale legge fisica, a liberarsi da quel liquido e continuare a vivere.
Si dibatteva affannosamente, se avesse avuto dei sentimenti, se avesse posseduto delle sensazioni credo si sarebbe reso conto, con terrore, che quelli erano i suoi ultimi attimi di vita, lo pensavo intento a chiedere, in quei momenti, la compassione e l'aiuto del suo dio.
Il caso o una probabilità o la volontà di Dio, che tutto governa e vuole, aveva fatto sì che lui potesse cadere in acqua. Non mi è dato sapere a chi addebitarne le colpe.
Io dò grande importanza in genere alla vita, anche se nello specifico non ho mai amato particolarmente gli insetti.
Sò che la vita è unica e sacra ma ho anche capito che non è possibile senza la morte e allora forse era giusto e naturale che anche quel moscone morisse.
Se era certo fosse arrivata la sua ora allora era logico che anche io mi uniformassi a quella volontà fosse essa naturale o divina.
Ma poi una piccola intuizione, un pensiero improvviso e rapido, sicuramente malizioso, no, non posso, non era da mè accettare così passivamente il fato anche in questo piccolo ed insignificante frangente.
Stesi la mano, in questo gesto molto simile al Dio della cappella Sistina che concede la vita e la ragione all'uomo, io ridiedi la vita a quel moscone che, o Dio o la natura, vedete voi, volevano morto.
Il mio fu un atto cosciente di ribellione alla morte, all' ineluttabile, al destino.
Allungai la mano, lo presi, lo sollevai e lo riposi sulla terra, consegnandolo al suo ambiente.
Si lisciò e si asciugò le ali bagnate, le stese al calore del sole e dopo poco ripartì in volo, forse ad infastidire altre persone od animali.
Per mè e per voi una considerazione, o io, con quel piccolo, insignificante ma volontario gesto , ho sconfitto il destino e la sorte di quell'animale o, ammesso che il mio gesto fosse voluto o predestinato da una qualche entità superiore, per una volta, salvando da morte certa quella mosca, non volendo credere di essere, anche solo nei confronti di un animale più buono di Dio,
ho obbligato però Dio stesso ad occuparsi di mè e di quel moscone.
Vedete voi, o l'un caso o l'altro , traetene le vostre personali convinzioni, a me piace pensare alla seconda possibilità.

Al servizio dello stato e non dei partiti

La notizia è sicuramente piacevole, di quelle che danno il segnale di un qualche cambiamento anche nella pubblica amministrazione; su proposta del Ministro degli Esteri D'Alema, Giampiero Massolo è stato nominato nuovo Segretario Generale della Farnesina.
Massolo, al di là della sua brillante carriera come diplomatico, venne nominato nel 1994, mentre a capo del governo vi era Silvio Berlusconi, capo della Segreteria del Presidente del Consiglio, successivamente, nel 1996 divenne Capo del Servizio Stampa di Lamberto Dini ed infine, nel 2005, venne nominato Capo di Gabinetto del Ministero degli Esteri da Gianfranco Fini.
Giampiero Massolo è un esempio di quei funzionari statali a cui vengono universalmente riconosciuti, oltre a competenza, professionalità e capacità anche una forte coscienza civica delle proprie responsabilità sociali.
Egli è il rappresentanti tipico di quella " burocrazia ", tanto rara finora in Italia, ma che auguriamo sempre più numerosa, che sa rendersi conto di essere al servizio dello stato e non di questo o quel partito, di questo o quel padrone.

venerdì 6 luglio 2007

I giustizieri della notte

Otto carabinieri nel bergamasco sono indagati per peculato, ricettazione, associazione a delinquere, violenza e favoreggiamento.
I fatti raccontano che, non sapendo come trascorrere in allegria i loro venerdì sera, predisponessero, utilizzando una macchina rubata, posti di blocco con perquisizioni e sequestri abusivi di materiale vario tra cui cellulari, droga e denaro.
In alcuni casi, si dice ancora, si sarebbero resi responsabili di aggressioni e pestaggi. Il tutto avveniva sopratutto a danno di cittadini extracomunitari.
La notizia è di quelle che ti lasciano perplessi anche se da parecchio tempo vige, in terra lombarda ma non solo, il vezzo di organizzare ronde notturne che dovrebbero, in teoria, prevenire il perpetrarsi di atti criminosi.
Il becero qualunquismo leghista è riuscito a far presa in queste grasse terre, proprio tra quegli strati sociali abituati a ragionare più di stomaco che di testa.
Il fatto poi che ancora una volta le notizie che vedono coinvolti come vittime i cittadini extracomunitari passino, nei giornali e telegiornali, quasi in sordina; che ancora una volta le categorie più deboli della società abbiano subìto e sopportato in silenzio e rassegnazione soprusi e malversazioni ; che il tutto sia stato commesso poi, proprio da chi avrebbe dovuto reprimere questo tipo di crimine in nome della legge, no, non è questo che mi meraviglia, oramai a queste cose sono assuefatto anche se non riesco a rassegnarmi.
Mi meraviglia però apprendere che i militari coinvolti non sono stati licenziati o sospesi dal servizio, no, sono stati, si apprende, semplicemente trasferiti in altra sede.
L' Italia si dice sia la patria del diritto, aggiungo io che spesso lo è anche del rovescio.

mercoledì 4 luglio 2007

Poniamo un limite alla stupidità

Non esiste limite all'immaturità ed alla stupidità. Leggo, con un vero e proprio senso di scoramento le notizie dei tre studenti diciottenni che in un istituto superiore della provincia di Rovigo hanno danneggiato il crocefisso in un aula, riprendendo il tutto con un telefono cellulare e riversando poi le riprese, come al solito su YouTube.
Sulla parete, al posto del Cristo, un foglietto con scritto "torno subito" , mentre il crocefisso, appoggiato su un banco, viene distrutto a colpi di bastone.
Credo che inutili e facili siano i commenti, chi parla di stupidità e chi di bullismo.
Sicuramente non si tratta solo di goliardia, questa è altra cosa.
La mia non è, e non vuole essere, una condanna definitiva dei tre giovani. Spero e mi auguro che, finita l'euforia, abbiano ridefinito il senso della loro azione e ridato importanza alle cose. Non è solo la loro incoscienza che ci deve preoccupare ma la loro mancanza di valori.
Non siamo probabilmente riusciti a trasmettere ai nostri giovani quelli che sono, e mi auguro possano essere per anni, i valori della nostra società e che ci differenziano spesso da quell'integralismo islamico che combattiamo sovente solo a parole.
Parole e concetti come tolleranza, rispetto di ogni fede e di ogni credo religioso, di ogni uomo e di ogni sua idea, comunque professata, e ancora, amore per la libertà e per la giustizia, rispetto per la vita e fiducia nell'uomo e nella sua ragione.
Valori universali dello spirito e dell'uomo, pervasivi della nostra civiltà e che a nessuno dovrebbe essere permesso calpestare.
Mi auguro che quei giovani si rendano conto che su questi principi abbiamo costruito una civiltà, sono essi stessi i valori fondamentali del nostro spirito e della nostra intelligenza, quand'anche non lo siano della fede.
Ed allora anche un non credente come me condivide il rispetto per la grandezza di quella croce e dell'uomo in essa raffigurato. Forse quella croce non rappresenta Dio, poco importa, ma quella croce è grande comunque per il mondo occidentale e per l'umanità intera.
In esso vediamo rappresentata e raffigurata non solo la grandezza divina ma la divinità e la grandezza dell'uomo e per essa chiediamo rispetto.

martedì 3 luglio 2007

Il treno dei desideri

Con piacere mio cognato mi comunica che è in viaggio su un comodo treno, lindo, pulito ed in orario, e dove il personale, appena salito a bordo, gli ha augurato il buon viaggio ed anche, udite udite, cortesemente il buon giorno.
Solo come ultima notizia mi dice di trovarsi in Inghilterra.

lunedì 2 luglio 2007

Una corsa tra la natura

Domenica è stata una magnifica giornata ad Iseo. Il sole già dal mattino stendeva i suoi raggi, dalle montagne al lago e alle paludi delle Torbiere.
Si rifletteva in quello specchio, centuplicando i raggi e diffondendo in ogni dove una luce intensissima.
Lo spettacolo infondeva gioia ed allegria, voglia di vivere e forza.
Il corpo e la mente ne erano presi, finalmente entrambi ed insieme appagati.
La giornata meritava una corsa, sarebbe stato appagante un tuffo in quella luce diffusa.


Allora via, classico Ipod ed auricolari nelle orecchie, scarpe da ginnastica, calzoncini corti e tanta voglia di correre. Per prima cosa bisognava raccogliere tutta l'aria possibile dentro ai polmoni e non era difficile tanto era leggera in quell'ora. Sembrava quasi che i polmoni ne potessero contenere anche una scorta aggiuntiva. Correre era facile , lontano la solita ed ininterrotta distesa di viti, caratteristiche della Franciacorta e cosi familiari ai miei occhi.
Un angolo di natura attorno a me, cosi intimo e cosi bello, da avere pochi uguali. Il correre nel parco delle torbiere, su quelle assi che attraversano tutta la palude, è un'esperienza fantastica; assapori le sensazione della levitazione, ti sembra d'essere più leggero, di non aver peso e di correre nel nulla.

Attorno il bianco fiorire delle ninfee, a distesa d'occhio. Sotto di esse l'azzurro profondo delle acque che riflettono i colori del cielo e del sole. Da qualsiasi parte tu guardi i colori sono identici, azzurro, bianco, verde e giallo.
Ti sembra di correre, non sopra degli assiti sospesi sull'acqua, ma direttamente su questa. Attorno e ovunque libellule sospese sull'acqua, ricordi di altri tempi e di altre ere geologiche, immobili, come sembra essere il tempo e lo spazio che le circondano. In lontananza annoiati ed indolenti cigni, aironi e svassi, che solcano l'acqua o che da essa si fanno trasportare.

Allora vedi un disegno unico nella natura, ti accorgi che tutto è governato da forme geometriche e che la geometria è in ogni cosa li attorno. Ma non è solo la natura il tuo pensiero, mentre guardi e ammiri un paesaggio molto simile a quello che forse anche Monet ha visto e dipinto.



Ti accorgi allora delle diverse emozioni che sanno darti, da un parte la natura vera e dall'altra l'interpretazione culturale della stessa, l'immagine che il pensiero fa della natura e la sua essenza.

Entrambe ti danno sensazioni profonde, la bellezze dell'una e la profondità e i sentimenti dell'altra.


Ma la corsa è ora importante, e dopo un'ultimo sguardo, ad ampie falcate, arrivi al magnifico monastero Cluniacense di Provaglio, ultimo baluardo a difesa di quei silenzi e di quelle emozioni, oltre e da lì in poi, lo spettacolo scema nella quotidianità, l'incantesimo finisce e con esso le emozioni e la corsa.