venerdì 6 novembre 2009

Quel crocefisso che rischia di dividere.

Berlusconi , non lo vuole proprio staccare il crocefisso dalle aule e prontamente quindi dichiara che  il crocefisso rimane dove è e  che "La decisione presa dalla Corte Strasburgo "non è vincolante" per gli Stati membri":
In ogni caso , proprio per tranquillizzare i numerosi cattolici e la chiesa, il Premier precisa che, anche se il Consiglio dei Ministri ha già deciso l'immediato ricorso alla sentenza della Corte Europea, comunque vadano le cose nessuno obbligherà gli italiani a rinunciare alla loro "croce".
Resta da chiedersi allora quale sia il motivo per cui si è deciso il ricorso se poi alla fine si stabilisce che non ce ne può fregare di meno.
Tra l'altro a tanti sarebbe sembrato strano se , indipendentemente dal motivo del contendere, a Berlusconi fosse andato a genio una sentenza qualsiasi di un tribunale qualsiasi
Pare che per lui  il principio che la Corte Europea "non è rispettosa della realtà" , nè delle tradizioni
Tradizioni che tra l'altro non provengono da molto lontano , visto come la croce sia stata introdotte nelle scuole proprio nel ventennio fascista.
D'altronde siamo in Italia e non abbiamo su queste cose il dono dell'originalità nè della correttezza e doveva per forza di cose arrivare un tribunale d' oltralpe per ricordarci persino l'evidenza delle cose.
Per prima cosa la Corte Europea ci ricorda che il crocefisso identifica solo  una religione tra tante e che la sua esposizione obbligatoria in un luogo pubblico rischia di non essere gradita a chi coltiva una diversa fede, o semplicemente è ateo.
Poi è proprio il principio della libertà religiosa di ognuno che impedisce di propagandare questa o quella fede da parte dello stato , che al contrario dovrebbe osservare il sacrosanto principio della laicità.
Va anche ricordato a quanti ora si scagliano contro la sentenza europea che non esiste alcuna legge dello stato italiano che imponga il crocifisso nelle scuole o in qualsiasi luogo pubblico.
Non è previsto nei tribunali e nemmeno negli ospedali, come non lo è negli uffici pubblici.
Ma allora quali sono le tradizioni a cui si riferisce Berlusconi ? sono quelle contenute in alcuni regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia era governata da un dittatore di destra e gli italiani venivano obbligati a vestire la camicia nera ed a esporre proprio quella croce nelle aule scolastiche.
Il regime fascista se ne è andato, spazzato dalla "resistenza" e dalla storia, lasciando dietro di se qualche nostalgico e qualche "consuetudine" spacciata ora per "tradizione".
Chi ricorda più in fondo il tradizionale scontro tra Stato e Chiesa che ha contraddistinto l'intera storia italiana anche del Risorgimento.
 Se queste però sono le tradizioni a cui si ispira il nostro Cavaliere vorremmo le tenesse solo per sè , e non pretendesse di obbligarci a condividerle ne ad approvarle, in fondo gli italiani hanno già deciso un bel po' di anni fa e non credo abbiano alcuna intenzione di tornare indietro, noi tra l'altro proprio per difendere tutte le religioni preferiamo la nostra laicità alla sua "confessionalità". 


mercoledì 4 novembre 2009

Ronda che viene, Ronda che va. Ma dove sono finite queste benedette Ronde ? Svanite nel nulla.

Vi ricordate ancora delle Ronde Padane ? Ebbene, a poco più di tre mesi dall'approvazione del decreto Maroni sembrano del tutto sparite.
E pensare che nel periodo della loro  gestazione sembravano rappresentare un'esigenza nazionale, una richiesta prioritaria ed urgentissima di interi territori, abbandonati dallo stato all'insicurezza ed al degrado urbano.
Sembravano migliaia i volontari in attesa di essere inquadrati in piccole pattuglie e volonterosi , non di gloria o di denaro, ma solo preoccupati di assicurare sonni tranquilli ai loro concittadini.
Erano all'inizio partiti alla grande, e non senza qualche problema , non solo organizzativo, visto che , con maggior frequenza erano loro stessi ad aver bisogno di quella protezione che al contrario volevano assicurare agli altri.
A tre mesi di distanza , quando l'estate è un ricordo , e anche i leghisti più entusiasti ed intransigenti hanno scoperto i rigori del clima invernale, le ronde sono semplicemente sparite nel nulla, così come erano nate.
D'altronde come non capire chi , alle "goliardiche" ma fredde passeggiate notturne preferisce il tepore delle calde abitazioni, la comodità degli  " ovattati palazzi" , o il  dolce, molle e sognante, sprofondare su ampie e "vellutate poltrone".
Nessuna meraviglia in fondo, siamo uomini di mondo, ben sappiamo come qualsiasi forza politica, anche la più rivoluzionaria , una volta raggiunto il potere, vi si adegui, perda di smalto e di energie lungo il tragitto, si integri con il sistema ,  perdendo gran parte della carica ideale originaria.
Ecco quindi che se proprio vogliamo fare un po' di conti riassuntivi sulle Ronde, tanto per avere un'idea di come sia andata questa grande battaglia ideale e che risultati abbia sortito , non potremmo non accorgerci che sono state un vero flop, visto che le richieste di iscrizione dei volontari alle varie prefetture locali sono da parecchio tempo vicine allo zero.
Per il futuro quindi non aspettiamoci grandi cose dalle Ronde, non pensiamo ai grandi cambiamenti, semplicemente scordiamoci di loro.
Sono servite ed hanno assolto degnamente al compito per cui erano state istituite, non per risolvere il problema sicurezza , ma solo per qualche foto, per un po' di propaganda e di gratuita pubblicità in vista delle elezioni.
Erano in fondo solo un po' di fumo , che in assenza di arrosto ,doveva essere buttato ancora una volta negli occhi degli italiani, tanto per mischiare un po' le carte, solo per dare ai cittadini un'illusione ed a "loro" la speranza o la "certezza" di essere eletti.
Ora le Ronde, a tre mesi di distanza non servono più a nessuno, anche perchè non sono mai servite alla sicurezza e neppure ad assicurare tranquillità o a far dormire sonni tranquilli ai cittadini.
Le nostre strade sono in fondo identiche a prima , la sicurezza non è cresciuta per merito loro, e nemmeno sono calati gli stupri, le rapine od i furti, si dormiva male allora come si dorme male ora, sempre con un mezzo occhio aperto , mantenendo sempre un sano dubbio.
Ma poco importa, meglio così, con le Ronde a casa a dormire, forse gli italiani saranno un po' più tranquilli ed avranno meno preoccupazioni, nutriranno almeno la speranza di riuscire, come in passato ,  a chiudere almeno un occhio, invece di tenerli, proprio a causa loro , decisamente entrambi aperti.

martedì 3 novembre 2009

Crocefisso o libertà, tradizioni o democrazia ?

La corte europea dei diritti dell'uomo di Straburgo ha stabilito che "La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni».
La sentenza è stata emessa accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana e lo stato Italiano dovrà pagare 5.000 euro per i danni morali.
Il governo italiano ha già deciso , dopo le proteste del ministro Gelmini, di ricorrere contro la sentenza.
Se il ricorso non dovesse essere accolto , la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi.
La decisione della Corte europea è frutto della convinzione  che difficilmente sia possibile " comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, e che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana.
Come si vede, difficile controbattere le motivazioni della sentenza sul piano logico , e allora ci proveranno invocando le tradizioni ed i fondamenti cristiani della nostra società.
Tutte cose vere ma che non cambiano nè la sostanza nè il problema.
Nessuno è mai profeta in patria, ma qui è facile prevedere che nessun politico si ergerà a difesa della sentenza e della laicità dello stato.
Questa volta non lo farà  neppure Fini , il quale si augura , sono sue affermazioni, "che questa sentenza non sia la negazione laicista del cristianesimo".
Mai dichiarazione del presidente della camera fu più inutile e retorica.
Non sono molti infatti i laici che si sognerebbero di negare i valori intrinsechi nel cristianesimo.
Non lo farebbero nemmeno quanti , a spada tratta, sostengono l'intervento e la sentenza della Corte.
Quello che conta nella civiltà occidentali non è mai solo il concetto astratto di libertà delle idee, dei popoli, della fede come della religione , ma è proprio il principio che tale libertà vada estesa proprio all'individuo, ad ogni individuo.
Questa libertà non è mai solo della "maggioranza" , dei più numerosi, di quanti hanno maggiori o più antiche tradizioni, di quanti detengono il potere o controllano l'informazione; al contrario è proprio di ognuno di noi come soggetto, indipendentemente dal fatto che in "cuor suo " poi ognuno di noi possa essere cristiano, ateo, agnostico.  , buddisti o musulmani.
E' solo questo in fondo che la Corte ha stabilito, il riconoscimento delle libertà di tutti, come fondamento e valore di uno stato democratico.

Va eliminato il conflitto di interessi prima di qualsiasi legge sul par condicio.

E' già pronto il testo di una nuova legge che dovrebbe far piazza pulita della "Par Condicio" , ed oltretutto ha già anche ricevuto l'imprimatur del Premier.
Se passerà la nuova legge , già dalle prossime elezioni regionali,  non ci saranno più spazi televisivi uguali per tutti i partiti, ma al contrario questi verrebbero distribuiti su base proporzionale.
Mentre sarebbe assicurato  un diritto di tribuna pari al dieci per cento degli spazi ad ogni "formazione" partecipante al voto, verrebbero anche permessi gli spot  pubblicitari a pagamento.
Poche le resistenze nella maggioranza alla nuova legge se si tralasciano solo alcune perplessità di Fini , più sui tempi che sui contenuti.
Al contrario l'opposizione si prepara alla barricate e se ne capiscono e si condividono i motivi e le preoccupazioni.
Si tratta infatti di un nuova "legge ad personam", fatta su misura per chi , non solo essendo maggioranza partirebbe già avvantaggiata nella competizione, ma anche per chi possedendo enormi "mezzi" e risorse finanziarie da investire nella campagna elettorale potrebbe di fatto "oscurare" qualsiasi altra "presenza".  
Berlusconi infatti, non solo è ricco ,  ma controlla anche una buona fetta, tra televisioni e carta stampata, dei media di questo paese.
Il suo vantaggio sarebbe evidente ancora prima della gara.
In pratica è come voler stabilire a tavolino le regole del Gran Premio facendo partire un concorrente con una cilindrata superiore e con un buon miglio di vantaggio.
Tra l'altro il Cavaliere guadagnerebbe due volte , la prima nella competizione , e l'altra sugli spot elettorali dei concorrenti.
Oltre al danno anche la beffa, come si vede.
Ancora una volta quindi appare a tutti evidente il "problema" prioritario, che dovrebbe essere affrontato prima di ogni altra discussione in materia.
E' sempre infatti quell'irrisolto conflitto di interessi, che come un macigno periodicamente si ripresenta , ad ostacolare ed a rendere sempre più difficile ogni scelta politica di questo paese.

lunedì 2 novembre 2009

E adesso su Stefano Cucchi pretendiamo la verità.

Chi ha visto , anche solo in fotografia, il corpo di Stefano Cucchi non può non rimanere inorridito
Basta guardarlo per rendersi conto della triste realtà dei fatti, viso tumefatto , drammaticamente impressionante su quel corpo ischeletrito dalle vicissitudini di una vita quantomeno difficile, occhi gonfi in maniera abnorme , un occhio addirittura infossato , la mascella con evidenti fratture e tutta la dentatura rovinata.
Sono impressionanti le foto scattate al cadavere, potrebbero tristemente figurare in un Lager e al pari di quelle chiedono giustizia.
Quegli scatti invece provengono dall'Ospedale Pertini di Roma , dove il detenuto , 31enne, vi era giunto proveniente dal carcere di Regina Coeli.
Le fotografie , con ogni probabilità non sono state eseguite con l'intenzione di procedere ad alcuna successiva denuncia, ma tristemente, quasi fosse una routine, si scopre che sono solo scatti post autopsia, effettuati doverosamente dall'agenzia funebre e pubblicati poi, per espressa volontà della famiglia e con la speranza di ottenere almeno la verità sui fatti.
Il ragazzo , arrestato il 15 ottobre per droga in un parco romano, processato per direttissima il 16 ottobre a piazzale Clodio per spaccio, spedito a Regina Coeli per i suoi precedenti, è morto il 22 ottobre nel reparto destinato ai detenuti dell'Ospedale Pertini.
Sulla vicenda è già scivolato stupidamente il Governo con le dichiarazioni dei ministri La Russa ed Alfano , i quali hanno, istintivamente e poco accortamente, tentato di escludere e salvaguardare sia le Forze dell'Ordine che le Guardie Carcerarie.
La difesa d'ufficio, in sostituzione di una durissima inchiesta, è sembrata subito come una seconda e non meno grave offesa al dolore dei familiari oltre che all'intelligenza ed alla pietà degli italiani.
Come non sdegnarsi di fronte ai fatti, ai racconti, ad alcune evidenti responsabilità o reticenze.
Come è possibile non conoscere ancora la verità su questa triste vicenda, non degna di un paese civile.
In questi casi, in queste circostanze, non vi debbono essere giustificazioni.
Nemmeno quella di pensare che sì, d'accordo, si tratta di un triste caso , di una brutta storia, pietosa fin che si vuole, ma che in fondo questa è successa solo per sbaglio, per un errore , per il semplice fatto che qualcosa è andato storto o che il destino ci ha messo del suo.
No, non è possibile pensarla così , non è possibile darsi o dare alcuna giustificazione, è morto un uomo in maniera orribile, impressionate, circondato dal silenzio omertoso, incivile ed inumano ,di tanti . Un uomo che in fondo era affidato allo Stato.
A nulla sono servite le proteste dei familiari.
La verità e la pietà sono finite contro un muro di stupida ed ottusa burocrazia, di assurdi divieti, di “no, senza l’autorizzazione non si può”, che hanno dapprima impedito ai familiari di portare aiuto e conforto e forse la salvezza al loro caro, ma che ora , stanno ancora proteggendo, quelli che sono gli esecutori "materiali" della morte di Stefano Cucchi, un uomo arrestato in buona salute dai carabinieri il 15 ottobre e restituito cadavere."
E' triste dover riconoscere come la morte di Stefano possa essere la lampante ed evidente rappresentazione di un paese in cui ancora, così barbaramente, possano essere negati anche i più elementari diritti umani.
Non servirà sicuramente a consolarci nè a ridare vita a chi è già morto, ma ora non è possibile non pretendere la verità.
Non la dobbiamo solo ai familiari di Stefano ed al loro coraggio di denuncia, ma la dobbiamo proprio pretendere per noi tutti , onde evitare che ancora possano accadere fatti simili, senza che qualcuno protesti, senza che qualcuno veda, senza che qualcuno inorridisca e denunci.
E' questo in fondo che costituisce il fondamento e la forza prima di un paese civile.

venerdì 30 ottobre 2009

Stupro di Guidonia , la giustizia ingiusta ed ammalata.

Ricordate lo stupro di Guidonia ?
Il branco quella volta era costituito da quattro romeni che la notte del 22 gennaio scorso, solo "per divertirsi"diranno alle forze dell'ordine, derubano una coppietta che tranquillamente se ne sta appartata in auto in una isolata stradina di campagna.
Non soddisfatti, afferrano il malcapitato ragazzo lo pestano rabbiosamente, e dopo averlo legato, lo rinchiudono nel bagagliaio della sua auto.
La sorte peggiore tocca però alla ragazza , definita dai militari  che hanno raccolto le sue dichiarazioni "uno scricciolo di 21 anni".
Questa viene dapprima scaraventata sul sedile posteriore dell'auto, e poi, in rapida e drammatica successione, immobilizzata, spogliata e violentata. Non una, ma due, tre, cinque volte, dal "branco".
Poi, consumato il loro delitto , i quattro decidono di scappare e trovano anche alcuni amici che li proteggono, nonostante fossero a conoscenza dei fatti.
Ora anche la nostra "giustizia" protegge questi fiancheggiatori, visto che da ieri si trovano liberi per "scadenza dei termini".
E successo infatti che il giudice ,  dopo aver chiuso l'indagine ,  non ha ancora formalmente avanzato una richiesta di rinvio a giudizio, nè per loro , nè per gli accusati dello stupro.
Ora i fiancheggiatori sono liberi per decorrenza dei termini.
Ed anche se è uno scandalo questa loro libertà immeritata, un oltraggio ad ogni donna e ad ogni uomo di questo paese, un insulto alla " giustizia", quella vera , che si fonda sul diritto e sulla certezza delle pene, è tuttavia la triste realtà italiana. E' la nostra giustizia , purtroppo  sempre più ingiusta ed "ammalata".
Sentiamo spesso parlare di una sua riforma ma non è questo che intendono i tanti ed interessati dottori che corrono spesso al suo capezzale.
La giustizia  che questi  novelli "stregoni" inseguono e immaginano è molto simile a questa, è fatta di prescrizioni, di rinvii, di ritardi più o meno voluti , anche e proprio sui processi che vedono loro come imputati.
Questa è in fondo la negazione stessa della giustizia , è una giustizia "ingiusta" , lo è già come principio e metodo indipendentemente dal caso e dal delitto, indipendentemente dalla persona coinvolta, sia essa un extracomunitario o il Presidente del Consiglio.
Purtroppo questo è il modello a cui qualcuno ambisce ed aspira per poter risolvere, in ugual maniera, anche lui i suoi processi, i suoi casi del tutto personali, le sue numerose controverse questioni
Potrà sembrare strano ma devo riconoscere che , a differenza di tanti italiani , io riesco ancora a scandalizzarmi e ad indignarmi di questo concetto di giustizia, non so come la pensiate voi, in questo, come negli altri casi.

giovedì 29 ottobre 2009

Ci riprovano con un nuovo Lodo, quello Ghedini.

Il Pdl torna all'attacco della giustizia, anche se in parte diviso e con molte perplessità.
Lo scopo è sempre lo stesso fermare in qualsiasi maniera i processi del Premier.
Questa volta il ministro della Giustizia si sfila da solo dichiarando di aver già dato, di essersi già ampiamente esposto con il lodo, che tra l'altro portava il suo nome.
Ora basta , Alfano ne vuole rimanere fuori.
Tra l'altro , e la considerazione è oramai evidente, sono anni che il parlamento insegue le stesse proposte senza mai cavarci un ragno dal buco.
Ci hanno provato con la storia della Cirami, della Cirielli, della Pecorella, poi con il lodo Alfano.
Non ne è andata bene una.
Ora l'ultima spiaggia sembrava proprio essere favorevole ad introdurre la "prescrizione breve" proprio per alcuni reati ; guarda caso proprio quelli che più interessano a Berlusconi. Questi in pratica, per legge, avrebbero "dovuto" cadere anticipatamente in prescrizione.
Ma la Lega ed i Finiani sono sempre più ricalcitranti a seguire il Cavaliere su questa strada, tra l'altro non hanno proprio nessuna voglia di approvare una nuova evidente amnistia.
Solo Ghidini ed i fedelissimi ancora operano per delle proposte, anche se è una lotta estenuante contro il tempo.
Ghidini, da avvocato personale del Cavaliere, si sta trasformando oramai in un difensore a tutto campo, non solo lo difende davanti ai giudici, lo difende proprio dai giudici , cercando, in ogni modo, di evitargli qualsiasi processo.
L'ultima sua proposta è curiosa e nel contempo chiarificatrice per chi ancora non avesse capito.
Un nuovo Lodo pare stia venendo avanti , questa volta però forse porterà il nome di Ghidini , una legge che in pratica dovrebbe rendere obbligatorio il trasferimento a Roma dei processi alle alte cariche dello stato.
Solo che, per cercare di non rendere evidente quello che anche i ciechi vedrebbero , dovrebbe ora essere esteso a tutti i ministri ed ai parlamentari.
Un provvedimento ad personam , non più solo per Berlusconi, ma in pratica per tutta la "casta" che potrebbe confezionarsi una giustizia ed una legge su misura.
Questa volta speriamo che lo scontro con il Quirinale sia alto e rumoroso , tanto da poter essere udito a chilometri di distanza , molto oltre quel colle.
Non è pensabile per nessuno continuare a "tirare" la legge e la Costituzione da una parte all'altra , come più fa comodo e quasi fosse un elastico.
Si hanno tuttavia alcune speranze , e sono i tempi stretti per qualsiasi approvazione ed il fatto che nella stessa maggioranza " molti sono stanchi di immolarsi sull'altare di norme ad personam che si risolvono in continui insuccessi".
Una cosa è certa oramai, quando questi signori , parlano dei problemi della giustizia nessuno pensi intendano riferirsi alle lentezze dei processi, all'incertezza della pena, alle prescrizioni dei reati.
No , quando questi parlano di giustizia è evidente oramai che parlano della loro, quella che li insegue da tanto tempo senza mai riuscire a raggiungerli e di questa ne parlano ed operano con la speranza che anche questa volta possa giungere in ritardo o non li raggiunga affatto.
Tutto il resto che ci mettono , come discussione o proposta, è un qualche cosa in più, ma sempre finalizzato a rendere la giustizia malleabile, controllabile dal potere politico, dura magari con i deboli, ma sempre più debole con i forti.

mercoledì 28 ottobre 2009

Le bucce di banane di Berlusconi.

Sarebbe ridicolo se non fosse stato patetico lo sproloquio di Berlusconi ieri sera  a Ballaro.
Nel giorno della sentenza d'appello del processo Mills , ove detto per inciso è stata confermata la condanna all'avvocato inglese, attacca a tutto campo, e come al solito, dapprima "i pm comunisti che sono la vera opposizione nel nostro Paese", poi il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Con lui è tornato il Pci", per giungere poi alla tv pubblica e in particolare alla trasmissione di Giovanni Floris, che descrive come  "il festival della calunnia, della falsità pagato con i soldi dei contribuenti".
Divertono in fondo questi vaneggiamenti da "Premier", mostrano quanto sia livido di rabbia e di rancore il  Cavaliere contro quelli che considera i suoi nemici. Ma sino a qui non vi è nulla di nuovo o che non si conosca del carattere dei modi di Berlusconi.
Ma anche ieri il Cavaliere è riuscito a fatica a rimanere in piedi, nonostante le sue buone intenzioni, ed è scivolato , forse per colpa delle zeppe, su più di una buccia di banana.
Per prima cosa lo ha fatto quando, volendo attestare la sua "disinteressata umanità" nei confronti di Marrazzo ha dichiarato di averlo avvertito " che c'era in circolazione un video  contro di lui" e lo ha consigliato di mettersi in contatto  con i "ricattatori" e di aggiustare le cose, mettendo magari mano al portafoglio e ritirando la merce dal mercato.
In un paese normale un Presidente del Consiglio pienamente cosciente del suo ruolo, venuto a conoscenza di un ricatto non avrebbe dovuto avere dubbi nè tentennamenti nel consigliare al ricattato di rivolgersi immediatamente alla magistratura.
Ma Berlusconi prosegue , incurante dell'intelligenza e della memoria di un buon numero di italiani, e dichiara di essere stato informato dei fatti dalla figlia  Marina, presidente di Mondadori.
E qui casca l'asino per la seconda volta, poichè si apprende finalmente dalla sua bocca come funzionano le cose in casa Mondadori.
 Si scopre così che i quattro carabinieri arrestati si erano rivolti a Signorini , direttore di Chi, per vendere il filmato.
Questi  aveva immediatamente avvisato i vertici del gruppo i quali  avevano deciso di non pubblicare la notizia.
Ma come, vi chiederete, se fino a pochi giorni fa, nel bel mezzo dell'attacco ad Avvenire ed al suo direttore, il Cavaliere si era sempre difeso dichiarando di non avere alcuna possibilità di "indirizzare" o "influenzare" le sue testate giornalistiche .
Questa tesi era stata tra l'altro ribadita anche in occasione degli attacchi  a Fini.
Dalla descrizione dei fatti e dalle parole del Presidente ancora una volta non ne esce una bella immagine dell'Italia. Anche l'immagine del premier ne esce a pezzi, un po' di più intorbidita e ancora più preoccupante , se solo per un attimo ci soffermiamo a pensare al potere di interdizione o di controllo sulle notizie del nostro Cavaliere.
Da quanto sentito si scopre l'immagine di un "povero" paese, una piccola Italietta dei furbi e dei disonesti, fatta da chi ignora o disprezza la legge, da chi la deride, privatamente o pubblicamente, da chi corrompe e ricatta e da chi si mette nelle condizioni di essere ricattato.
Questo paese ancora una volta dimostra di essere governato da gente che non crede, come ad ogni occasione sempre dichiara, non solo ai giudici, ma nemmeno alla legge o allo Stato, nemmeno al loro ruolo e neanche alla loro responsabilità .
Gente qualunque come si vede, senza molti principi, che casualmente, forse per uno strano caso del destino o semplicemente perchè non si era voluto approvata una legge sul conflitto di interessi, è riuscita a farsi "eleggere" dagli italiani.
Ora gli sproloqui del nostro Cavaliere, se non sanno essere  ridicoli è perchè sono farneticanti.
Non ci dobbiamo in fondo preoccupare per lui, per la sua salute , per i suoi processi o per le condanne di risarcimento della Fininvest, come potrebbe esserlo o come lo è stata la moglie Veronica o la figlia Marina.
Ora per davvero mi pare giunto il momento di doverci preoccupare per quei dati che verso la fine e con orgoglio, Berlusconi riporta e che secondo lui confermano come "L'ultimo sondaggio dica che il governo è al 54% e il presidente del Consiglio è al 68%" . Se ancora veri sono davvero preoccupanti.
Chi e cosa avrà formato , costruito o plasmato le opinioni di così tanti italiani ?
I discorsi e le intenzioni di Berlusconi o le notizie diffuse e fatte passare ad arte dai suoi giornali e dalle sue televisioni ? A me ancora una volta pare questo il problema, visto che mi sembra del tutto impossibile che un così grande numero di italiani possa approvare simili comportamenti.

martedì 27 ottobre 2009

Rutelli decide di uscire dal Pd; speriamo non chiuda subito la porta dietro di sè.

Rutelli  ora, dopo aver appreso la notizia dell'elezione di Bersani alla Segreteria , sembra deciso ad abbandonare il Pd alla ricerca di "nuove alleanze" e di "nuove strade. Che cosa ci sia di nuovo nell'allearsi con Casini ancora mi sfugge.
La decisione comunque era già nell'aria, ed il suo avvicinamento all' UDC già programmato e scontato da tempo.
Ora , con una circonvoluzione di parole ed un discorso incomprensibile ed apocalittico, che ha davvero molto da invidiare al sintetico "alea iacta est" di Giulio Cesare mentre attraversava il suo Rubicone, cerca di spiegare le sue intenzioni e le sue motivazioni, tra l'altro senza minimamente riuscirci.
"'Serve una risposta che non possiamo affidare al percorrere i binari gia' tracciati perche' sappiamo gia' dove fanno a finire', dice , "dobbiamo iniziare un tragitto differente, unendo persone diverse, che hanno culture diverse, che hanno capacita' di mettersi al servizio operosamente che, per citare Aldo Bonomi, e' l'Italia operosa e non l'Italia del rancore'." Molto bene , auguri anche a lei Onorevole, un gran bel discorso, ma sono solo parole senza senso che ci ripetete da anni.
Nulla di nuovo sotto il sole dunque , direbbe qualcuno, solo un po più retorica.
Non sarà certamente Rutelli il vero innovatore della politica italiana, anche lui è un qualche cosa di estremamente vecchio in quanto ad idee.
Con l'uscita di Rutelli dal partito forse il Pd conquisterà finalmente una sua vera identità.
L'importante è che quando Rutelli deciderà di uscire dalla sua "vecchia casa", non chiuda subito la porta alle sue spalle, almeno non prima di aver fatto uscire con lui anche qualche suo vecchio amico, la Binetti gli potrebbe essere più utile nella sua nuova "casa".
Chissà che così non cambi un po' anche il vento della politica italiana e che si cominci per davvero a respirare una "fresca" e "pura" aria di laicità anche nel Pd.

Il gruppo di facebook "Uccidiamo Berlusconi" cambia nome, credo di indovinare che cosa farà Maroni.

Difficile fare desistere i sostenitori , ora per loro è diventata una sorte di crociata; da una parte (loro) i sostenitori  della libertà della rete, dall'altra tutti gli altri , con in testa il ministro Maroni.
Il gruppo di Facebook che era nato con il titolo di "Uccidiamo Berlusconi" non molla la presa, anche a seguito dell'altissimo numero di adesioni, 36mila nel giro di poco tempo.
Semplicemente ha cambiato nome, non le motivazioni che lo hanno fatto nascere e  che erano in fondo quelle di creare un gruppo di opposizione "dura" al Cavaliere, non come pensava Maroni quello di ucciderlo per davvero.
 D' accordo il titolo era un'idiozia , una goliardata sciocca, puerile ed inutile, per qualcuno un "casus belli" , ideale e ricercato , messo lì, ad uso del Ministro dell'Interno e della maggioranza, su un piatto d'argento proprio nel momento in cui poteva essere più utile.
Ora le cose sono un po' migliorate, il "gruppo" si fregia del nome, sicuramente più consono, di "Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione... Rispondi alle nostre domande" .
L'azienda di Palo Alto che gestisce il popolare social network non ha infatti deciso di accogliere le richieste del Ministro Italiano, si è limitata  a chiedere la modifica del nome, ma i messaggi sono gli stessi e lo stesso dicasi per le foto.
In fondo Facebook , verificato che il contenuto e le discussioni presenti all’interno del gruppo non violano le condizioni d’uso dello stesso, ad eccezione del nome, non hanno fatto altro che contattare gli amministratori del gruppo richiedendone immediatamente il cambiamento del titolo, in fondo dichiarano di comportarsi allo stesso modo con tutti i gruppi presenti. In fondo bastava che Maroni leggesse un po' per accorgersi che lì non vi erano feroci assassini e che forse valeva la pena fare quello che poi ha fatto Facebook, fargli semplicemente cambiare nome.
Resta da capire però perchè il Ministro dell'Interno si sia accanito su questo gruppo, e perchè poi solo su questo quando bastava cercare in Facebook   la parola ‘uccidiamo’ per scoprire che la stessa si trova affiancata ai romeni, agli zingari, a Travaglio, a Santoro e anche ai comunisti.
Forse i veri scopi del ministro non erano quelli di porre un freno all'odio , ma solo quelli di zittire una serie di oppositori di Berlusconi già sul nascere, o forse utilizzare pretestuosamente la scoperta.
Ora attendiamo le ulteriori mosse del Ministro,  ma io sarei disposto a scommetterei anche una sostanziosa cifra che si ritornerà ben presto a parlare di regolamentazione della rete, magari rispolverando quell'obbrobrio di proposta di legge che porta il nome della Carlucci e che la maggioranza sembra voler fare propria.